
Hanno detto sulle Cronache di ACL:
Spoiler
Quote
Le Cronache di Simone alleviano i miei reumatismi e tolgono il warn agli utenti!
Quote
Io avevo altro da fare e non le ho lette, sapete, gli esami...
Quote
Io le ho lette e da quel giorno pwno il mondo a mario kart e SSBB!
Quote
Io le ho lette ed è già tanto per via della lunghezza, molti termini non li capivo. Simone banned.
Quote
Cm si apre un topik?
Mi parevano motivi sufficienti per scrivere qualcos'altro; qualcosa di nuovo in verità, dato che le vecchie cronache come ricorderanno alcuni sono rimaste incomplete. Non potevo continuarle, sono cambiate troppe cose, non avrei saputo da dove riprenderle.
Quindi da zero, con un episodio regalato a Ginevra e Ale in occasione del meeting, e che si svilupperà in nuove vicende che riguardano Acl, ecc..., si insomma leggete.
I personaggi!
Ginevra è x__GwenApple
Davide è Cimarra
Fabio è scorpion
Veronica è Mollie
Alessio è Stray
Letizia è Leti
3D_Riky è Riccardo
BrendaBrodo Ciardi è la sorella di x__GwenApple
Pasqualino Sinagoga è un personaggio di fantasia
La Morte è Simone93
Roberta è Roberta (anche ovvio, no?)
L'Un è una delle tre divinità, personaggio di fantasia
La Dea della Maremma, o Maremma è una delle tre divinità, personaggio di fantasia
A puntate, che fa suspance.
Parte Prima
Spoiler
L'Infanzia della giovane Ginevra, parte prima.
L'Infanzia della giovane Ginevra, parte prima.
Spoiler
L'infanzia della giovane Ginevra, parte secondaC’era un tempo in cui il mondo era felice e privo di ogni malvagità. Un mondo in cui la gente conduceva esistenze pacifiche e tranquille all’insegna della saggezza e di una virtuosa rettitudine.
Poi nacque Ginevra. Son cose che succedono.
Era una notte del luglio del ’93 e il cielo era solcato dalla cometa di Halley, che ferì il velo nero, che immaginiamo nasconda la felicità. Io ti dico addio, tu mi dici ciao. Nei pressi di un villaggio sperduto in provincia di Firenze, la città d’arte e delle hannuccie horte, vedeva la luce una tenera bimbetta. Quel luogo era Carmignano, dopo quel giorno uno dei luoghi più magici della Terra dopo Atlantide e Rennes le Chateau, come sentii in seguito annunciare da Voyager.
Dicevo, in quel luogo nacque Ginevra, che è ombra oziosa, e con essa giunge l’ombrosa inerzia; badate di non dimenticare. Com’ella emise il primo respiro, la madre Veronica, scombussolati i suoi molti biondi ricci, esclamò con gran forza:
-Guarda oh marito, la nostra bambina e rallegrati, poiché è sana e robusta-.
E il marito, Alessio de Bellucci, aristocratico e stimato uomo di politica, che d’estate allevava le vongole nel laghetto d’acqua salata della sua magione, rispose: -Lo vedo oh moglie mia- e parlando, com’era modo e uso in quei tempi, e pare che la tradizione sia perdurata, aspirava le “c” di ogni parola, sembrando paraplegico. Prk l’abrzzese pwa, ngulo1!
-Ma non ti avvedi che qualcosa di strano ha questa bambina? Ecco: un’aura nera avvolge il suo corpo e da molto non mi drogo più ormai; mi pare pertanto una cosa assai preoccupante-
Irruppe in quel momento nella stanza ospedaliera un vecchio cieco che per molto tempo aveva vissuto isolato dal mondo, nella lontana e sperduta landa di Alghero. Il suo nome era Davide, della stirpe dei Calvi, e per questo veniva chiamato “Calvia”.
Il vecchio si gettò ai piedi d’Alessio proferendo profetiche parole: -Lungi da quella bambina, o Belluccio, che incarna il male che viene nel mondo!-
E Giulia Coco, ch’era presente e scriveva sui muri dell’ospedale “Mirko ti amo, tvb, ti violento” in tutte le lingue del mondo più due inventate al momento, disse intristita: -Certo, rubatemi la parte, non pensate ai sentimenti delle persone! Mirko ti amo!-
Ed io, fugace comparsa, citando un link di face book: -Giulia, datti fuoco!-
Ma Davide Calvia continuò imperterrito, dopo aver scatarrato per terra a causa della sua veneranda età: -Prestami ascolto Alessio: da quella bambina non otterrai altro che guai e, io ti dico, sarà lei la causa della tua morte!-
E Bellucci, lasciando per una attimo la sua partita ad “indovina chi” con la moglie Veronica, di rimando: -Vecchio, mi sfiorano le tue false parole, smettila di proferire sciagurati auspici, maremma maiala! E ora esci da questa stanza!-
Si aprì allora il cielo e si udì gridare la dea Maremma: -Non nominare la maremma invana, bischero!-
Poi più nulla.
Nel vero senso della parola, poiché il vecchio fu cacciato e tornò ad Alghero a coltivare erba sintetica, e lì finì la sua vita dopo non molti mesi; Veronica e Alessio tornarono alla loro magione che dominava dall’alto di una collina la città di Carmignano.
Parve nei primi anni di vita della fanciulla ch’ella fosse stata davvero oggetto di false accuse da parte del vecchio. Non faceva infatti altro, come del resto tutti i bambini, che mangiare e dormire. La particolarità era che poteva dormire anche per due giorni consecutivi con il risultato che, al suo risveglio, prendeva a morsi il cibo, la madre e anche la mobilia. All’età di un anno, era convinta che la sua fosse una casa di marzapane, e quando il padre riceveva ospiti, doveva trovare le più assurde scuse per giustificarsi.
-Trovo oltremodo assurdo- gli disse un giorno Elvis degli Angelacci, celebre uomo politico anch’esso, -che la poltrona, l’armadio e anche il tavolinetto, tutti di legno assai pregiato, rechino segni di ripetute azzannate, come se qualcuno li avesse sbocconcellati-
Rispose Alessio: -Non ho motivo di vergognarmene, poiché va di moda quest’anno allevare le… ehm… tarme mannare-
Ed Elvis a lui: -E’ la cosa più ridicola che io abbia mai sentito dopo aver visto il nick di Pregnolato mutare in scorpioncino_Love_TUNZ_TUNZ. Ti aspetti che ci creda?-
E giunse in quel momento Ginevra dall’esterno, mostrando tutta felice al padre Alessio una tarma mannara morta che teneva nella piccola manina.
-Oh babbo, guarda che ho trovato in giardino, diahane- Ginevra.
-A solo un anno riesce già a camminare e parlare perfettamente. Ed era vero quello che dicevi, oh Bellucci, poiché ella davvero reca una tarma mannara- Elvis.
E il padre stette in silenzio, perché non riusciva a capacitarsi di tutto ciò.
Quando aveva all’incirca tre anni, la madre Veronica Ricci ogni sera, prima di recarsi a un lavoro non troppo virtuoso con diversi uomini, era solita raccontare delle fiabe alla piccola Ginevra prima che essa s’addormentasse. Inizialmente le leggeva libri presi dalla biblioteca paterna, letture leggere quali il “Decameron” di Boccaccio, “I Malavoglia”, “I Promessi Sposi: versione estesa con 35 finali alternativi e biografie di tutti i personaggi + dvd”.
Ma avvedendosi che la bambina, invece di addormentarsi, iniziava frustrata a prendere a testate la parete, decise di comprarle un libro adatto alla sua età.
Si era recata la mattina a un negozio di giocattoli chiedendo al commesso, un certo Fabio che pareva spendesse la sua vita a inventare nuove ed atroci bestemmie:
-Non è che avete un libro di favole per una bambina di tre anni adatta probabilmente a conquistare il mondo?-
-Sciocco da parte tua chiedermi un libro simile stanotte, Veronica. Gli auror stanno arrivando- Fabio
-Per allora me ne sarò già andata… e tu, sarai morto! E’ mattina comunque… - Veronica
Fabio alzò le imposte della finestra e dato che un omino giù in piazza allungava un braccio fino a raggiungere un sole sorridente cantando “He comes the sun, turuturu”, dovette convincersi che era effettivamente mattina.
-Sta bene- disse a Veronica, -mi segua- .
La condusse nel reparto dei libri proibiti dove salutarono Hermione Granger che cercava informazioni su Nicholas Flamel e Simone che leggeva un libro nero dal titolo “Farmville: come donare la propria anima al diavolo per ottenere 15 taniche di benzina”.
Fabio si avvicinò allo scaffale dedicato ai libri per bambine di 3 anni adatte probabilmente a conquistare il mondo e prese un libro intitolato “Canicamion”.
-Prenda questo. E si ricordi: terza stella a destra- Fabio.
-Prego?- Veronica; ma quello era già svanito in un camino nell’angolo con la metro polvere.
Pertanto ora Ginevra, in un modo o nell’altro, si sarebbe dovuto addormentare, contando che la madre aveva speso ben dieci minuti della sua vita per trovarle quel libro, dieci minuti che avrebbe potuto sfruttare per sfogliare il nuovo catalogo dei burrocacai.
-E’ ora di andare a dormire Gine- Veronica.
-Non mi piace prendere ordini. Mi da’ noia. Dormo la maggior parte del tempo, la sera voglio giocare a Flyff- Ginevra.
-Sei troppo piccola per stare al pc, hai solo 3 anni- Veronica.
-Ma se mi son fatta pure il profilo su facebook truccando la data di nascita, così posso chiedere l’amicizia agli afrihani- Ginevra.
-Logico. Non mi importa quello che fai, dato che sei così intelligente ti assegnerò un precettore. Io e tuo padre siamo sempre molto occupati- Veronica.
Ad Alessio, che stava giocando ad Okami al piano di sopra mentre sorseggiava del the al limòòne, corse un brivido lungo la schiena.
-E ora- continuò Veronica, -prendi questo libro e leggilo; poi dormi-.
E se ne andò.
La piccola Ginevra fece appena in tempo a urlargli dietro “mi fa fatiha” prima che la porta si richiudesse e si ritrovasse al buio.
Poi nacque Ginevra. Son cose che succedono.
Era una notte del luglio del ’93 e il cielo era solcato dalla cometa di Halley, che ferì il velo nero, che immaginiamo nasconda la felicità. Io ti dico addio, tu mi dici ciao. Nei pressi di un villaggio sperduto in provincia di Firenze, la città d’arte e delle hannuccie horte, vedeva la luce una tenera bimbetta. Quel luogo era Carmignano, dopo quel giorno uno dei luoghi più magici della Terra dopo Atlantide e Rennes le Chateau, come sentii in seguito annunciare da Voyager.
Dicevo, in quel luogo nacque Ginevra, che è ombra oziosa, e con essa giunge l’ombrosa inerzia; badate di non dimenticare. Com’ella emise il primo respiro, la madre Veronica, scombussolati i suoi molti biondi ricci, esclamò con gran forza:
-Guarda oh marito, la nostra bambina e rallegrati, poiché è sana e robusta-.
E il marito, Alessio de Bellucci, aristocratico e stimato uomo di politica, che d’estate allevava le vongole nel laghetto d’acqua salata della sua magione, rispose: -Lo vedo oh moglie mia- e parlando, com’era modo e uso in quei tempi, e pare che la tradizione sia perdurata, aspirava le “c” di ogni parola, sembrando paraplegico. Prk l’abrzzese pwa, ngulo1!
-Ma non ti avvedi che qualcosa di strano ha questa bambina? Ecco: un’aura nera avvolge il suo corpo e da molto non mi drogo più ormai; mi pare pertanto una cosa assai preoccupante-
Irruppe in quel momento nella stanza ospedaliera un vecchio cieco che per molto tempo aveva vissuto isolato dal mondo, nella lontana e sperduta landa di Alghero. Il suo nome era Davide, della stirpe dei Calvi, e per questo veniva chiamato “Calvia”.
Il vecchio si gettò ai piedi d’Alessio proferendo profetiche parole: -Lungi da quella bambina, o Belluccio, che incarna il male che viene nel mondo!-
E Giulia Coco, ch’era presente e scriveva sui muri dell’ospedale “Mirko ti amo, tvb, ti violento” in tutte le lingue del mondo più due inventate al momento, disse intristita: -Certo, rubatemi la parte, non pensate ai sentimenti delle persone! Mirko ti amo!-
Ed io, fugace comparsa, citando un link di face book: -Giulia, datti fuoco!-
Ma Davide Calvia continuò imperterrito, dopo aver scatarrato per terra a causa della sua veneranda età: -Prestami ascolto Alessio: da quella bambina non otterrai altro che guai e, io ti dico, sarà lei la causa della tua morte!-
E Bellucci, lasciando per una attimo la sua partita ad “indovina chi” con la moglie Veronica, di rimando: -Vecchio, mi sfiorano le tue false parole, smettila di proferire sciagurati auspici, maremma maiala! E ora esci da questa stanza!-
Si aprì allora il cielo e si udì gridare la dea Maremma: -Non nominare la maremma invana, bischero!-
Poi più nulla.
Nel vero senso della parola, poiché il vecchio fu cacciato e tornò ad Alghero a coltivare erba sintetica, e lì finì la sua vita dopo non molti mesi; Veronica e Alessio tornarono alla loro magione che dominava dall’alto di una collina la città di Carmignano.
Parve nei primi anni di vita della fanciulla ch’ella fosse stata davvero oggetto di false accuse da parte del vecchio. Non faceva infatti altro, come del resto tutti i bambini, che mangiare e dormire. La particolarità era che poteva dormire anche per due giorni consecutivi con il risultato che, al suo risveglio, prendeva a morsi il cibo, la madre e anche la mobilia. All’età di un anno, era convinta che la sua fosse una casa di marzapane, e quando il padre riceveva ospiti, doveva trovare le più assurde scuse per giustificarsi.
-Trovo oltremodo assurdo- gli disse un giorno Elvis degli Angelacci, celebre uomo politico anch’esso, -che la poltrona, l’armadio e anche il tavolinetto, tutti di legno assai pregiato, rechino segni di ripetute azzannate, come se qualcuno li avesse sbocconcellati-
Rispose Alessio: -Non ho motivo di vergognarmene, poiché va di moda quest’anno allevare le… ehm… tarme mannare-
Ed Elvis a lui: -E’ la cosa più ridicola che io abbia mai sentito dopo aver visto il nick di Pregnolato mutare in scorpioncino_Love_TUNZ_TUNZ. Ti aspetti che ci creda?-
E giunse in quel momento Ginevra dall’esterno, mostrando tutta felice al padre Alessio una tarma mannara morta che teneva nella piccola manina.
-Oh babbo, guarda che ho trovato in giardino, diahane- Ginevra.
-A solo un anno riesce già a camminare e parlare perfettamente. Ed era vero quello che dicevi, oh Bellucci, poiché ella davvero reca una tarma mannara- Elvis.
E il padre stette in silenzio, perché non riusciva a capacitarsi di tutto ciò.
Quando aveva all’incirca tre anni, la madre Veronica Ricci ogni sera, prima di recarsi a un lavoro non troppo virtuoso con diversi uomini, era solita raccontare delle fiabe alla piccola Ginevra prima che essa s’addormentasse. Inizialmente le leggeva libri presi dalla biblioteca paterna, letture leggere quali il “Decameron” di Boccaccio, “I Malavoglia”, “I Promessi Sposi: versione estesa con 35 finali alternativi e biografie di tutti i personaggi + dvd”.
Ma avvedendosi che la bambina, invece di addormentarsi, iniziava frustrata a prendere a testate la parete, decise di comprarle un libro adatto alla sua età.
Si era recata la mattina a un negozio di giocattoli chiedendo al commesso, un certo Fabio che pareva spendesse la sua vita a inventare nuove ed atroci bestemmie:
-Non è che avete un libro di favole per una bambina di tre anni adatta probabilmente a conquistare il mondo?-
-Sciocco da parte tua chiedermi un libro simile stanotte, Veronica. Gli auror stanno arrivando- Fabio
-Per allora me ne sarò già andata… e tu, sarai morto! E’ mattina comunque… - Veronica
Fabio alzò le imposte della finestra e dato che un omino giù in piazza allungava un braccio fino a raggiungere un sole sorridente cantando “He comes the sun, turuturu”, dovette convincersi che era effettivamente mattina.
-Sta bene- disse a Veronica, -mi segua- .
La condusse nel reparto dei libri proibiti dove salutarono Hermione Granger che cercava informazioni su Nicholas Flamel e Simone che leggeva un libro nero dal titolo “Farmville: come donare la propria anima al diavolo per ottenere 15 taniche di benzina”.
Fabio si avvicinò allo scaffale dedicato ai libri per bambine di 3 anni adatte probabilmente a conquistare il mondo e prese un libro intitolato “Canicamion”.
-Prenda questo. E si ricordi: terza stella a destra- Fabio.
-Prego?- Veronica; ma quello era già svanito in un camino nell’angolo con la metro polvere.
Pertanto ora Ginevra, in un modo o nell’altro, si sarebbe dovuto addormentare, contando che la madre aveva speso ben dieci minuti della sua vita per trovarle quel libro, dieci minuti che avrebbe potuto sfruttare per sfogliare il nuovo catalogo dei burrocacai.
-E’ ora di andare a dormire Gine- Veronica.
-Non mi piace prendere ordini. Mi da’ noia. Dormo la maggior parte del tempo, la sera voglio giocare a Flyff- Ginevra.
-Sei troppo piccola per stare al pc, hai solo 3 anni- Veronica.
-Ma se mi son fatta pure il profilo su facebook truccando la data di nascita, così posso chiedere l’amicizia agli afrihani- Ginevra.
-Logico. Non mi importa quello che fai, dato che sei così intelligente ti assegnerò un precettore. Io e tuo padre siamo sempre molto occupati- Veronica.
Ad Alessio, che stava giocando ad Okami al piano di sopra mentre sorseggiava del the al limòòne, corse un brivido lungo la schiena.
-E ora- continuò Veronica, -prendi questo libro e leggilo; poi dormi-.
E se ne andò.
La piccola Ginevra fece appena in tempo a urlargli dietro “mi fa fatiha” prima che la porta si richiudesse e si ritrovasse al buio.
Spoiler
L'UnA un anno circa da quando le era stato regalato il libro dei canicamion, Ginevra era finalmente riuscita a finirlo; la fortuna era che erano solo dieci pagine, di cui otto illustrate e una con i ringraziamenti, altrimenti la bambina avrebbe impiegato molto più tempo a concluderlo.
Il 356esimo giorno, quando appoggiò il libro sul letto soddisfatta, si udì un “grazie a Dio” di sottofondo pronunciato da una voce non meglio precisata.
Fu allora che vide il grande camion con la faccia da cane in copertina muoversi lentamente.
La prima cosa che pensò fu “che noia, ora iniziano a darmi fastidio anche le copertine dei libri”. La seconda fu “forse ho le traveggole”, ma si ricordò di non sapere cosa fossero le traveggole.
Il cane si sporse dal libro dicendo: -Oh Ginevra, che sei avversa alla dea della Maremma, mi mandò il mio signore a parlarti-.
Ed ella a lui: -Icchè tu voi, cane, non so di cosa parli-. Poi, ripensandoci, citando una canzone di Eros: -Parla con mee, parlami del tuo signoree, io ti ascolteròò-.
-Rispondi a questa domanda, essere umano dalle vaghe forme femminili: ritieni tu di essere una bambina come tutte le altre o qualcosa di speciale?- canecamion.
-Tutti siamo speciali, perché ognuno di noi è diverso dall’altro- Ginevra.
- … - canecamion.
-Oh vabbò l’ho letto dietro una confezione di wurstel tedeschi- Ginevra.
-Da quando sai il tedesco?- canecamion.
-Già, sono curioso di saperlo anch’io- Hitler.
-Infatti ho fatto una traduzione un po’ libera, ma continua il discorso che stavi facendo- Ginevra.
-Ti ho chiesto se ti senti di essere una bambina come le altre o speciale, devo farti un disegno?- canecamion.
Ginevra fissò le sue membra illuminate di nero, avvertì l’aura terribile che l’avvolgeva, osservò i piccioni morti ai suoi piedi, il piccolo Billy Elliot che in un angolo gridava -Basta, ti prego, basta, non ballerò più!- e Vegeta che diceva -It’s over 9000 !11!-.
-Mi sembra di essere una bambina normale- Ginevra.
E mentre il canecamion dava istruzioni dalla copertina del libro per fare partire la risata registrata di sottofondo, disse: -Non è la risposta esatta Ginevra. Oltre a dimezzare il tuo montepremi dovrò tornare dal mio signore per riferire che non sei ancora a conoscenza della tua vera natura. Basta così che dopo è spoiler. I tempi non sono maturi-.
-i miei alberi su farmville si però- Simone.
-Oh signore, ma sei un esibizionista pazzesco, vuoi andartene?- Ginevra.
-Solo se mi mandi un osso per il cucciolo di cane- Simone.
La piccola Ginevra lo cacciò dalla magione e tornando nella sua stanza si accorse che il libro era tornato ad essere un normalissimo, altissimo, levissimo e purissimo libro. Il canecamion sulla copertina la osservava inanimato.
Passarono numerosissime lune invernali, cioè parecchi anni. No, non è vero, ne passarono abbastanza da concedere a Ginevra di arrivare all’età di dieci anni. Fatevi il conto tornando a leggere quanti ne aveva prima.
In quel periodo il padre Alessio aveva iniziato a parlare alla figlia di un espediente molto usato dai genitori per terrorizzare i figli: l’uomo nero. Dato che la piccola Ginevra si comportava spesso male, metteva a soqquadro il maniero, guidava i trattori nell’orto, sparava a vista ai visitatori, si tingeva i capelli di viola e molto altro, si cercava di tenerla a bada con la scusa del mostro notturno.
-Se non ti comporti bene l’uomo nero questa notte verrà a prenderti- Alessio.
-Che venga, io non mi muovo da qui che sono pigra, basta che se ne sta buono e zitto- Ginevra.
-Fila in camera tua!- Alessio.
-Con calma, ora vado a pettinare i pony. My little pony, mi little pony, lalala- Ginevra.
-Sequestrati tutti, Dianacagna!- Alessio.
I pony dal piano di sopra lo sentirono e fuggirono in Normandia, dove non furono più perseguitati dai fiorentini: il secondo sbarco in Normandia è ricordato nel celebre testo di un utente del forum “Animalcrossinglife”: “Tia Sinnai, gioca con me dai!”.
Ginevra venne chiusa a chiave in camera sua, immersa nel buio, mentre fuori imperversava la tempesta e su Flyff c’era il doppio dell’esperienza guadagnata per tutto il weekend.
Dato che non aveva sonno si mise a fare un puzzle della Via degli Uffizi, ma notò che le sue già non molto elevate capacità logico-riflessive non erano amplificate dal buio. Notò allora un’ombra che si muoveva sul muro, quasi impercettibile, e una sensazione di gelo e infelicità che le stringeva lo stomaco.
“S’è rotto il climatizzatore”, pensò; invece era un dissennatore che, avvicinatosi, mosse una scheletrica mano verso di lei da sotto il mantello nero mormorando: -Sirius Black-.
-No guarda- rispose lei, -prenda la passaporta a cento metri da qui, porta dritto alla foresta proibita-.
Il dissennatore le lasciò cinque dracme per il disturbo, mentre Simone e Fabio correvano fuori dall’armadio per raggiungere la passaporta.
-Sta casa diventa troppo affollata la notte- Ginevra.
In quel momento qualcosa di nero la strattonò da dietro, ed era il vero uomo nero.
-Ittù che voi mo, Abdullà- disse Ginevra, fondendo abruzzese, turco e fiorentino.
-Io sono l’uomo nero- Uomo Nero.
-Sei afrihano?- Ginevra.
-Battuta vecchia. Non hai paura di me?- Uomo Nero.
-Sai che potrei chiederti la stessa cosa?- Ginevra.
Ginevra fece prigioniero l’uomo nero nascondendolo ai genitori nel suo armadio; ogni tanto la bimba contattava Saruman con il palantir per chiedere consigli sull’allevamento del suo nuovo amico mostruoso.
Da quel giorno l’uomo nero smise di importunare i bambini; i bambini firmarono una petizione contro Ginevra ma il tutto finì con una bomba a casa di ogni bambino seccatore.
Un anno più tardi accadde uno dei tanti eventi che avrebbe potuto sconvolgere la vita della giovane fiorentina. Mentre faceva colazione con i cereali Cheerios, “semplicemente irresistibili” secondo una spastica ape parlante e, fissando il monitor del pc esclamava: -Sì, ho finalmente classato su Flyff, ora sono una betoniera idraulica al 70!- , arrivò qualcosa volando dalla finestra.
La madre Veronica, che era impegnata nello scegliere una colorazione per lo smalto delle unghie fra porpora, viola sbrillantinoso, nero fade to black e un altro color porpora ma di una confezione più costosa, sollevò appena lo sguardo per vedere una civetta obesa che planava nella tazza di Ginevra, decorata con immagini delle Winx ‘n Roses, il nuovo gruppo che roxava quell’anno.
-C’è una telecamera nascosta per tutto questo?- Ginevra.
-Ma soprattutto dov’è finito il grifone di guardia?- Veronica.
-Il babbo l’ha portato a fare il check-up- Ginevra.
Lo scrittore, che sono io, si alza un momento, si affaccia alla finestra osservando il cielo buio di Pescara pensando quanto sia stato difficile per lui scrivere “babbo” al posto di “papà”.
Ginevra sollevò dalla tazza la civetta, disgustata.
-Una colazione persa. Facciamo un minuto di silenzio- Ginevra.
-Ingorda, guarda piuttosto, ha una lettera con se- Veronica.
-Non sarà mica di Maria De Filippi?- Ginevra.
-E se anche fosse?- Maria De Filippi.
Presa dalla forte curiosità, la fiorentina afferrò la busta sul cui retro era stato inciso a fuoco:
“Ginevra Ciardi,
4 Privet Drive
Carmignano, Firenze”
-A quanto pare è per te- Veronica.
-Mi fa fatica leggerla, fallo tu per me- Ginevra.
-Che ci sta a fare la serva allora? Chiama la serva!- Veronica.
-Ma nel 2000 c’è ancora la servitù?- Ginevra.
-Ti hanno mai parlato di invenzione letteraria?- Veronica.
-In che anno si studia a scuola?- Ginevra.
-Secondo liceo- Veronica.
-Allora no- Ginevra. Poi si voltò a fissare in modo bieco Simone.
-Non ho… ma io, cioè: uno, non sono presente nel racconto, due, non ho detto niente adesso!- Simone.
Alla fine fu Veronica a chiamare la serva, una certa Letizia di Senigallia, esperta di magie, pozioni, riti satanici e disegni a mano libera.
-Io volevo Pampinea, chi sei tu?- Veronica.
-Chi esser tu?- Brucaliffo.
-La serva numero due, che subentra alla prima in caso di morte- Letizia.
-Hai ucciso Pampinea per avere il suo posto!- Veronica.
-Certo che no!- disse Letizia nascondendo dietro la schiena una fiaschetta verde.
-Devo aspettare di essere in età da marito o leggete quella lettera?- Ginevra.
-Leggo, leggo- fece Letizia aprendo la busta. -“Gentile Ginevra Ciardi, lei è stata ammessa alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts”!-
-Quella in Inghilterra?- Ginevra.
-No quella di Prato- Letizia.
-Ma tuo padre non ha compilato nessun modulo d’iscrizione- Veronica.
-Forse era quel coupon trovato dentro la busta di patatine di ieri- Ginevra.
-Avrai un futuro nella casa di Serpeverde. O di Dugongorosa- Letizia.
-Ridicolo. Non ho voglia di finire in quel posto, mi sembra tanto una casa di cura mascherata… - Ginevra.
Il padre Alessio, appostato nei pressi della magione, lasciò il binocolo ordinando alla truppa: -Il trucco della lettera pare non funzionare. Pronti all’azione, risparmiate mia moglie. Ginevra deve finire in una casa di cura, di correzione, in carcere, quello che è. O mi rovinerà la vita. Al mio via scatenate l’inferno!-
-Questa è sparta?- soldato.
-No, peggio: questa è Ginevra!- Alessio.
-Ma dobbiamo ucciderla? E’ sua figlia dopotutto!- soldato.
-Sparate quei proiettili alla camomilla concentrata- Alessio.
- … e inoltre- continuava intanto Ginevra all’interno dell’abitazione, -non ho interesse per la magia. L’è una cosa inutile-.
-Non esiste quella robaccia, la magia!- Vernon Dursley.
-The same- Ginevra.
Dato che il viaggio della civetta non doveva comunque andare sprecato, la fiorentina se la mangiò, poi fece per uscire in giardino. Fu allora che venne aperto il fuoco sulla bambina.
Ma avvenne una cosa imprevista: l’aura nera si condensò all’improvviso aderendo alla sua pelle, proteggendola dai colpi; Alessio restò sgomento.
-Ma come diavolo ha fatto! E’ un demone!- soldato.
-Sarei dovuto andare a quelle recite dell’asilo, maledetta istruzione prescolastica finalizzata alla protezione da nobili e legittime fucilazioni paterne- Alessio.
Il soldato lo guardò senza capire.
-Nulla- concluse il nobile discendente dei Bellucci. –Rientriamo in casa, fate finta di nulla voi-.
Ginevra passò accanto ai soldati salutandoli allegramente, e loro risposero mostrando disinvolti i fucili.
Lei non sospettò nulla naturalmente; ma da quel giorno l’aura nera si fece più pesante.
Il 356esimo giorno, quando appoggiò il libro sul letto soddisfatta, si udì un “grazie a Dio” di sottofondo pronunciato da una voce non meglio precisata.
Fu allora che vide il grande camion con la faccia da cane in copertina muoversi lentamente.
La prima cosa che pensò fu “che noia, ora iniziano a darmi fastidio anche le copertine dei libri”. La seconda fu “forse ho le traveggole”, ma si ricordò di non sapere cosa fossero le traveggole.
Il cane si sporse dal libro dicendo: -Oh Ginevra, che sei avversa alla dea della Maremma, mi mandò il mio signore a parlarti-.
Ed ella a lui: -Icchè tu voi, cane, non so di cosa parli-. Poi, ripensandoci, citando una canzone di Eros: -Parla con mee, parlami del tuo signoree, io ti ascolteròò-.
-Rispondi a questa domanda, essere umano dalle vaghe forme femminili: ritieni tu di essere una bambina come tutte le altre o qualcosa di speciale?- canecamion.
-Tutti siamo speciali, perché ognuno di noi è diverso dall’altro- Ginevra.
- … - canecamion.
-Oh vabbò l’ho letto dietro una confezione di wurstel tedeschi- Ginevra.
-Da quando sai il tedesco?- canecamion.
-Già, sono curioso di saperlo anch’io- Hitler.
-Infatti ho fatto una traduzione un po’ libera, ma continua il discorso che stavi facendo- Ginevra.
-Ti ho chiesto se ti senti di essere una bambina come le altre o speciale, devo farti un disegno?- canecamion.
Ginevra fissò le sue membra illuminate di nero, avvertì l’aura terribile che l’avvolgeva, osservò i piccioni morti ai suoi piedi, il piccolo Billy Elliot che in un angolo gridava -Basta, ti prego, basta, non ballerò più!- e Vegeta che diceva -It’s over 9000 !11!-.
-Mi sembra di essere una bambina normale- Ginevra.
E mentre il canecamion dava istruzioni dalla copertina del libro per fare partire la risata registrata di sottofondo, disse: -Non è la risposta esatta Ginevra. Oltre a dimezzare il tuo montepremi dovrò tornare dal mio signore per riferire che non sei ancora a conoscenza della tua vera natura. Basta così che dopo è spoiler. I tempi non sono maturi-.
-i miei alberi su farmville si però- Simone.
-Oh signore, ma sei un esibizionista pazzesco, vuoi andartene?- Ginevra.
-Solo se mi mandi un osso per il cucciolo di cane- Simone.
La piccola Ginevra lo cacciò dalla magione e tornando nella sua stanza si accorse che il libro era tornato ad essere un normalissimo, altissimo, levissimo e purissimo libro. Il canecamion sulla copertina la osservava inanimato.
Passarono numerosissime lune invernali, cioè parecchi anni. No, non è vero, ne passarono abbastanza da concedere a Ginevra di arrivare all’età di dieci anni. Fatevi il conto tornando a leggere quanti ne aveva prima.
In quel periodo il padre Alessio aveva iniziato a parlare alla figlia di un espediente molto usato dai genitori per terrorizzare i figli: l’uomo nero. Dato che la piccola Ginevra si comportava spesso male, metteva a soqquadro il maniero, guidava i trattori nell’orto, sparava a vista ai visitatori, si tingeva i capelli di viola e molto altro, si cercava di tenerla a bada con la scusa del mostro notturno.
-Se non ti comporti bene l’uomo nero questa notte verrà a prenderti- Alessio.
-Che venga, io non mi muovo da qui che sono pigra, basta che se ne sta buono e zitto- Ginevra.
-Fila in camera tua!- Alessio.
-Con calma, ora vado a pettinare i pony. My little pony, mi little pony, lalala- Ginevra.
-Sequestrati tutti, Dianacagna!- Alessio.
I pony dal piano di sopra lo sentirono e fuggirono in Normandia, dove non furono più perseguitati dai fiorentini: il secondo sbarco in Normandia è ricordato nel celebre testo di un utente del forum “Animalcrossinglife”: “Tia Sinnai, gioca con me dai!”.
Ginevra venne chiusa a chiave in camera sua, immersa nel buio, mentre fuori imperversava la tempesta e su Flyff c’era il doppio dell’esperienza guadagnata per tutto il weekend.
Dato che non aveva sonno si mise a fare un puzzle della Via degli Uffizi, ma notò che le sue già non molto elevate capacità logico-riflessive non erano amplificate dal buio. Notò allora un’ombra che si muoveva sul muro, quasi impercettibile, e una sensazione di gelo e infelicità che le stringeva lo stomaco.
“S’è rotto il climatizzatore”, pensò; invece era un dissennatore che, avvicinatosi, mosse una scheletrica mano verso di lei da sotto il mantello nero mormorando: -Sirius Black-.
-No guarda- rispose lei, -prenda la passaporta a cento metri da qui, porta dritto alla foresta proibita-.
Il dissennatore le lasciò cinque dracme per il disturbo, mentre Simone e Fabio correvano fuori dall’armadio per raggiungere la passaporta.
-Sta casa diventa troppo affollata la notte- Ginevra.
In quel momento qualcosa di nero la strattonò da dietro, ed era il vero uomo nero.
-Ittù che voi mo, Abdullà- disse Ginevra, fondendo abruzzese, turco e fiorentino.
-Io sono l’uomo nero- Uomo Nero.
-Sei afrihano?- Ginevra.
-Battuta vecchia. Non hai paura di me?- Uomo Nero.
-Sai che potrei chiederti la stessa cosa?- Ginevra.
Ginevra fece prigioniero l’uomo nero nascondendolo ai genitori nel suo armadio; ogni tanto la bimba contattava Saruman con il palantir per chiedere consigli sull’allevamento del suo nuovo amico mostruoso.
Da quel giorno l’uomo nero smise di importunare i bambini; i bambini firmarono una petizione contro Ginevra ma il tutto finì con una bomba a casa di ogni bambino seccatore.
Un anno più tardi accadde uno dei tanti eventi che avrebbe potuto sconvolgere la vita della giovane fiorentina. Mentre faceva colazione con i cereali Cheerios, “semplicemente irresistibili” secondo una spastica ape parlante e, fissando il monitor del pc esclamava: -Sì, ho finalmente classato su Flyff, ora sono una betoniera idraulica al 70!- , arrivò qualcosa volando dalla finestra.
La madre Veronica, che era impegnata nello scegliere una colorazione per lo smalto delle unghie fra porpora, viola sbrillantinoso, nero fade to black e un altro color porpora ma di una confezione più costosa, sollevò appena lo sguardo per vedere una civetta obesa che planava nella tazza di Ginevra, decorata con immagini delle Winx ‘n Roses, il nuovo gruppo che roxava quell’anno.
-C’è una telecamera nascosta per tutto questo?- Ginevra.
-Ma soprattutto dov’è finito il grifone di guardia?- Veronica.
-Il babbo l’ha portato a fare il check-up- Ginevra.
Lo scrittore, che sono io, si alza un momento, si affaccia alla finestra osservando il cielo buio di Pescara pensando quanto sia stato difficile per lui scrivere “babbo” al posto di “papà”.
Ginevra sollevò dalla tazza la civetta, disgustata.
-Una colazione persa. Facciamo un minuto di silenzio- Ginevra.
-Ingorda, guarda piuttosto, ha una lettera con se- Veronica.
-Non sarà mica di Maria De Filippi?- Ginevra.
-E se anche fosse?- Maria De Filippi.
Presa dalla forte curiosità, la fiorentina afferrò la busta sul cui retro era stato inciso a fuoco:
“Ginevra Ciardi,
4 Privet Drive
Carmignano, Firenze”
-A quanto pare è per te- Veronica.
-Mi fa fatica leggerla, fallo tu per me- Ginevra.
-Che ci sta a fare la serva allora? Chiama la serva!- Veronica.
-Ma nel 2000 c’è ancora la servitù?- Ginevra.
-Ti hanno mai parlato di invenzione letteraria?- Veronica.
-In che anno si studia a scuola?- Ginevra.
-Secondo liceo- Veronica.
-Allora no- Ginevra. Poi si voltò a fissare in modo bieco Simone.
-Non ho… ma io, cioè: uno, non sono presente nel racconto, due, non ho detto niente adesso!- Simone.
Alla fine fu Veronica a chiamare la serva, una certa Letizia di Senigallia, esperta di magie, pozioni, riti satanici e disegni a mano libera.
-Io volevo Pampinea, chi sei tu?- Veronica.
-Chi esser tu?- Brucaliffo.
-La serva numero due, che subentra alla prima in caso di morte- Letizia.
-Hai ucciso Pampinea per avere il suo posto!- Veronica.
-Certo che no!- disse Letizia nascondendo dietro la schiena una fiaschetta verde.
-Devo aspettare di essere in età da marito o leggete quella lettera?- Ginevra.
-Leggo, leggo- fece Letizia aprendo la busta. -“Gentile Ginevra Ciardi, lei è stata ammessa alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts”!-
-Quella in Inghilterra?- Ginevra.
-No quella di Prato- Letizia.
-Ma tuo padre non ha compilato nessun modulo d’iscrizione- Veronica.
-Forse era quel coupon trovato dentro la busta di patatine di ieri- Ginevra.
-Avrai un futuro nella casa di Serpeverde. O di Dugongorosa- Letizia.
-Ridicolo. Non ho voglia di finire in quel posto, mi sembra tanto una casa di cura mascherata… - Ginevra.
Il padre Alessio, appostato nei pressi della magione, lasciò il binocolo ordinando alla truppa: -Il trucco della lettera pare non funzionare. Pronti all’azione, risparmiate mia moglie. Ginevra deve finire in una casa di cura, di correzione, in carcere, quello che è. O mi rovinerà la vita. Al mio via scatenate l’inferno!-
-Questa è sparta?- soldato.
-No, peggio: questa è Ginevra!- Alessio.
-Ma dobbiamo ucciderla? E’ sua figlia dopotutto!- soldato.
-Sparate quei proiettili alla camomilla concentrata- Alessio.
- … e inoltre- continuava intanto Ginevra all’interno dell’abitazione, -non ho interesse per la magia. L’è una cosa inutile-.
-Non esiste quella robaccia, la magia!- Vernon Dursley.
-The same- Ginevra.
Dato che il viaggio della civetta non doveva comunque andare sprecato, la fiorentina se la mangiò, poi fece per uscire in giardino. Fu allora che venne aperto il fuoco sulla bambina.
Ma avvenne una cosa imprevista: l’aura nera si condensò all’improvviso aderendo alla sua pelle, proteggendola dai colpi; Alessio restò sgomento.
-Ma come diavolo ha fatto! E’ un demone!- soldato.
-Sarei dovuto andare a quelle recite dell’asilo, maledetta istruzione prescolastica finalizzata alla protezione da nobili e legittime fucilazioni paterne- Alessio.
Il soldato lo guardò senza capire.
-Nulla- concluse il nobile discendente dei Bellucci. –Rientriamo in casa, fate finta di nulla voi-.
Ginevra passò accanto ai soldati salutandoli allegramente, e loro risposero mostrando disinvolti i fucili.
Lei non sospettò nulla naturalmente; ma da quel giorno l’aura nera si fece più pesante.
Spoiler
La MorteArrivò l’estate del sedicesimo anno d’età; Ginevra andava a scuola e conduceva una vita tranquilla all’insegna della pigrizia, ma non era felice, perché i suoi compagni si sentivano straniti quando si avvicinava e avevano paura di lei per via sia dell’atteggiamento sia dell’aura nera che la avvolgeva costantemente.
La ragazza prese a passare gran parte del suo tempo in giardino, fissando il grande cartello di legno che aveva fatto suo padre per tenere alla larga gli intrusi dalla magione: c’era scritto “Attenti a Gine!” con un awesome dissanguato.
Ginevra si sentiva triste, incompresa, sola e affamata.
-Perché- pensava ad alta voce, -gli altri miei coetanei non sanno fare questo?-; nel dirlo tese il palmo della mano verso un sasso, e scaturì una fiammata nera che lo consumò all’istante. -E’ proprio strano, anche se figo-.
-Io posso darti le risposte che cerchi-.
Ginevra tornò a fissare il cartello dal quale sembrava provenire la voce, pensando “chi sei, Gerry Scotti?”; ma si accorse che la voce non proveniva da lì, bensì da un enorme obelisco dietro di esso, che non aveva mai notato fino ad allora.
Di qui una preziosa lezione di vita: se osservate, ovunque vi troviate, troppo a lungo i cartelli, vi perderete gli obelischi che in realtà essi celano.
La fiorentina s’avvide che ai piedi dell’obelisco era apparso un piccolo canecamion.
-Oh, di nuovo tu. Sei quello dell’altra volta? Bada non mi seccare troppo che ho ucciso per molto meno- Ginevra.
-Ragazza arrogante che aspiri le “c” quando parli- rispose il canecamion, -sono passati diversi anni dal nostro primo incontro, non vorrai farmi credere di essere ancora una ragazza normale-.
-Non ho nulla di strano- mentì lei mentre le fiamme nere che emetteva consumavano il terreno attorno.
-Vedo… se ancora neghi l’evidenza… - canecamion.
-Cos’è l’evidenza?- Ginevra.
-Qualcosa che risulta palese a una prima occhiata- canecamion.
-Che significa palese?- Ginevra.
-Ma che scuola frequenti?- canecamion.
-Primo superiore all’alberghiero- Ginevra.
-Mi stai dicendo che indossi i tacchi e le gonne nere?- canecamion.
-Manco morta, io sono originale, chi vive original veste original- Ginevra.
-Fai il primo superiore e non conoscevi quelle parole?- canecamion.
-Ma non la faccio quasi mai educazione fisica. Mio padre invece è bravo nel terzo tempo di basket- Ginevra.
-Ma anche no- Simone.
-Ma anche crepa, ri-rompiti un dito- Alessio.
-Ma anche andatevene, Diana!- Ginevra.
Rimasero di nuovo soli, lei e il canecamion.
-Che stavi dicendo prima? Non fare discorsi troppo complicati che mi perdo- Ginevra.
-Dicevo, se anche adesso che i tuoi primi poteri si manifestano non vuoi credere ai tuoi occhi, mi costringi a compiere un gesto estremo- canecamion.
-Oddio, ti suicidi? Metti Purogelo amministratore?- Ginevra.
-Ma anche no. Sta a guardare- canecamion.
Il canecamion emise un fischio prolungato, doveva trattarsi di un segnale convenuto perché di lì a poco qualcuno bussò al citofono della magione.
Era un fioraio.
L’uomo entrò sfoggiando un gran mazzo di tulipani.
-Scusate- chiese, -abita qui Veronica Ricci? C’è un regalo da parte di un ammiratore-.
Poi accadde.
Il fioraio fissò Ginevra.
Ginevra fissò il fioraio.
Io presi un crodino per gustarmi il tutto; Fabio non c’era perché era rimasto a piedi con l’autobus mentre cercava le sfere del drago.
Qualcosa nel profondo di Ginevra si mosse, qualcosa di oscuro e terribile che fino ad allora era rimasto sepolto. Si sentì di colpo malvagia e perversa, le sue statistiche di combattimento s’impennarono più di quelle di un pokèmon evsato. L’action replay pianse vedendola, non riuscendo a capire quel trucco.
La fiorentina divenne una sagoma nera con occhi rossi e mani artigliate; la sua maglietta recitava la frase “La gufaia, dove se non pagate dormirete nell’aia”.
-Oh, ehm, magari ripasso- fioraio.
-Magari non ne avrai l’occasione- rispose Ginevra, con la voce da transformers; e mentre Roberto Giacobbo pregustava già una nuova puntata di Voyager dove si sarebbe recato a studiare la camera di Ginevra, quella divorò il fioraio. Dopodichè tornò dal canecamion, mentre tornava ad essere lentamente nella sua forma normale, mormorando “Mmmadre, quant’era buono”; e il tizio della pubblicità di Granigel, la vera granita siciliana, corse verso lo scaffale e, abbracciandolo, gridò: -MMMMMADRE!”
Ma questa è un’altra commovente storia, che non ci riguarda.
-Hai visto ora cosa sei- canecamion.
-Se mi trasformo in quel modo una gran figa- Ginevra.
-Che lessico volgare- canecamion.
-Icchè voi. Tuttavia, seriamente, la vista di quel fioraio mi ha… boh, mi sono trasformata all’improvviso sentendo che diventavo malvagia- Ginevra.
-E perversa- canecamion.
-Anche, si- Ginevra.
-Quella creatura malvagia sei tu in negativo. O forse in positivo. Capisci ora cosa intendevo anni fa? Capisci perché tutti ti stanno lontani? Tu sei diversa dagli altri!- canecamion.
-Guarda laggiù, un bianconiglio!- Ginevra.
-Ma mi stai ascoltando?!- canecamion.
-Certo, i mondiali 2010. L’Italia vince di nuovo?- Ginevra.
-Non posso creare un simile effetto speciale, temo- Spielberg.
-Ad ogni modo- e dicendo questo, Ginevra divenne particolarmente seria, -adesso tu, piccolo cane su quattro ruote, mi dici cosa vuoi davvero da me: sei venuto la prima volta anni fa per avvertirmi, torni ora per mostrarmi dei poteri a me sconosciuti che escono a random. Chi sei davvero? Cosa cerchi? Per quanto ancora abuserai della nostra pazienza, Catilina?- Ginevra.
-PLAGIO, PLAGIO!- Cicerone.
Il canecamion restò sbalordito da tanta eloquenza rimasta fino ad allora sopita.
-Mi hai stupito davvero stavolta- canecamion.
-Mi sono stupita da sola, ma rispondi- Ginevra.
-Io sono solo l’umile servitore di qualcuno che viene prima di me, ed è più di me- canecamion.
-Ah, certo, ora è chiaro. Cioè manco Simone si esprime in modi così complicati- Ginevra.
-Mandami un regalo su farmville- Simone.
-MAI PIUUUUU’ (cit)- Ginevra.
-Se per una volta mi lasciassi finire magari… - riprese il canecamion; -Io sono mandato da una delle tre grandi divinità: colui che regna sulle restanti due. Colui che ha un solo nome-.
-Chuck Norris?- Ginevra.
-No vabè, non esageriamo ora- canecamion.
-Chi allora?- Ginevra.
-Un- canecamion.
-Un?- Ginevra.
-Un. Proprio l’Un- canecamion.
-Ok sono su scherzi a parte dai- Ginevra.
-Non mi stupisce che tu in questa casa non conosca la più grande divinità esistente, vista la devozione di tuo padre per la dea della Maremma. Ebbene sì, è stato proprio l’Un a mandarmi: leggi questo volantino, è tipo il suo biglietto da visita- canecamion.
-E se non sapessi leggere?- scherzò lei.
-Brima di andare, dabbi un libro che finisgo di insegnardi a leggere- fece il canecamion, imitando la barista del videogioco di Woodruf..
-No vabè, scherzo, so leggere un poco. Nno ho saltato proprio tutte le lezioni di educazione fisica. Vediamo: “Divinità suprema, blabla, salvò il mondo durante la guerra dei noob… si, mi ricordo, la combattè la mia antenata, Ginevra la Fulminatrice, alleata degli dei antichi. Ah, ecco qua: “L’Un, divinità suprema di dubbia provenienza, salverà secondo il calendario dei Maya fiorentini il mondo durante l’estate 2010, forse in data… salvezza soggetta a cambiamenti”. Ma è domani!- Ginevra.
-Fail, seriamente?!- canecamion.
-Ma il volantino è tuo, non l’hai neppure letto?- Ginevra.
-Non hai il diritto di fare domande- canecamion.
-Qui c’è scritto pure che sarà aiutato da un messia. Non sarà mica qualche presidente del pd? Oppure Goku?- Ginevra.
-L’Un non parla di queste cose con i suoi dipendenti- canecamion.
-Ma da me cosa volete?- Ginevra, -io sono molto occupata a non fare nulla-.
-La tua forza-.
Ginevra e il canecamion si volsero di scatto verso il luogo da cui era giunta la voce; l’obelisco era illuminato di una luce viola fra il truzzo e il tamarro, che per fortuna si trasformò presto in un bianco brillante; alla sua base sedeva una figura che sembrava emettere luce propria.
-Sei l’incarnazione del neon?- Ginevra.
-Io sono Un- Un.
-Uno qualunque o uno in particolare?- Ginevra.
-Devo ridere?- Un.
Ginevra si girò verso il canecamion, che nel frattempo si era inginocchiato in segno di rispetto, sempre che i camion possano inginocchiarsi, dicendo: -Mi piace questo tizio-.
-“Questo tizio” è una delle tre grandi divinità- canecamion.
-Pinolo; cioè, pignolo- Ginevra. Poi si volse a me, anche se non ero presente: -E tu Simone, ovunque tu sia, sappi che sei una noce di cocco. Bravone-.
-Prenditi un sedativo che devo parlarti un momento, donna fiorentina mortale- Un.
-Avrei dovuto segnare sulla data odierna del calendario “cambiare la mia vita”- Ginevra.
-Ti spiegherò brevemente come stanno le cose- Un.
-Bada chi, devo pure andare in piscina- Ginevra.
-Allora, tutto iniziò quando il mondo era vuoto… - Un.
-Saltiamo 2-3 tappe- Ginevra.
-… e così arriviamo al 2020, dove… -Un.
-Una tappa indietro- Ginevra.
-Cammini al contrario?- Un.
-Cosa… ?- fece Ginevra; poi capì che era una pesante battuta sulla sua statura e scaracchiò all’Un in un occhio.
-Tornando seri per il tempo che basta, temo di doverti dare una terribile rivelazione, Ginevra Ciardi. Forse due- Un.
-Finchè sono due è ok- Ginevra.
-Potrebbero diventare tre- Un.
-Non esageriamo ora- Ginevra.
-Prima di tutto vorrai sapere il perché del tuo potere- Un.
-Se chiudi gli occhi vedi il drago, CiardiBall, e senti tutto il suo poteree, CiardiBall- canecamion.
Lo fissarono con sguardo assassino e il servitore dell’Un sparì spaventato.
-Dunque- proseguì l’Un, -quel potere oscuro viene chiamato, secondo alcune leggende, “setussebuhodillo”. E’ proprio di pochissimi esseri umani, che sono nati nei pressi di uno scivolo con un ananas sopra-.
-Ma pensi davvero che io possa credere a una cosa del genere?- Ginevra.
-Guarda alle tue spalle, un drago a pois!- Un.
-Dove, dove?- Ginevra, girandosi di scatto.
-Sì, secondo me puoi crederci senza problemi; se così non fosse guarda cos’hai sul tuo braccio destro- Un.
Ginevra fissò il suo braccio contrariata, anche un po’ spaventata all’idea di poterci trovare sopra un moscone peloso; forse si aspettava che iniziasse a parlare (il braccio, non l’ipotetico moscone), ma l’unica cosa che vide fu una bizzarra immagine di un ananas sorridente su uno scivolo.
-Ma allora è vero- fece lei mordendo un arrosticino di fioraio; -perché non mi sono mai accorta di averlo?-
-Spunta verso il sedicesimo anno d’età- Un.
-Diventerò un cavaliere dei draghi e il mio drago sarà un pony rosa?- Ginevra.
-Temo di no- Un.
-Ma i miei genitori come prenderanno la cosa?- Ginevra.
-I tuoi genitori lo sanno già- Un.
-COLPO DI SCENA, WOW!- Simone.
-Come lo sanno già?- chiese Ginevra ignorando il pescarese.
-Vedi, mangiafiorai, coloro che nascono con quel simbolo sono predestinati. Era scritto e previsto che nascessero- Un.
-Ma i miei genitori sono persone normali- Gine.
-Veronica e Alessio? Ma li hai visti?- Giulia Coco.
-Ma ti dai fuoco!- Ginevra.
-Ma io amo Mirko- Giulia Coco.
-L’ho in mezzo al cuore quel poveraccio- Ginevra.
Giulia Coco corse via mentre l’Un riprendeva il discorso.
-I tuoi genitori sono persone normali per quanto riguarda Veronica, l’appartenente al casato dei Ricci. Ma tuo padre… - Un.
-Mio padre? Si fa le canne?- Ginevra.
-Non proprio. Tuo padre… - Un.
-Tu parli troppo, seconda divinità-.
L’Un e Ginevra si voltarono: Alessio dei Bellucci, che si tagliò i lunghi capelli piastrati per il fastidio, colui che possedeva un semaforo appeso in camera sua, si avvicinava lentamente.
-Si è fatto tardi, figlia. Rientra in casa, cucina e guadagnati la wi-fi che pago mensilmente- Alessio.
-Babbo, ti rivolgi così a una divinità?- Ginevra.
-Ma senti chi parla poi- Un.
-Una divinità quella? Non farmi ridere, torna in casa o ti costringerò a farlo- Alessio.
-Oioia, calmino né- Ginevra.
-Arte del Pedobear, n.1: Army of 13 Children!- Un.
Un gigantesco orso sbavante apparve alle spalle dell’Un e prese a lanciare bambine tredicenni contro Alessio.
-Che diavolo, questo mi terrà occupato per un minuto al massimo- Alessio.
L’Un si rivolse velocemente a Ginevra: -Ascoltami ora che lo tengo buono: tuo padre è il servitore e generale della dea della Maremma, la terza dea: ella gli ha concesso un grande potere con il quale potrà conquistare Carmignano, Firenze e il mondo-.
-Questo mette a rischio il mio poltrire- Ginevra.
-Tuttavia per riuscire nel suo intento e creare un mondo in cui la dea della Maremma regni sovrana, Alessio Dei Bellucci deve prima eliminare un ultimo ostacolo, l’ultima forza che gli si possa opporre- Un.
-La prima divinità?- Ginevra.
-No, è in vacanza- Un.
-Allora chi?- Ginevra.
-La Morte- Un.
-La Morte? Un teschio ammantato di nero con una falce?- Ginevra.
-Qualcosa del genere- Un. –Tu, Ginevra, puoi usare il setussebuhodillo per aiutare la morte a vincere questa battaglia; se perdete, tutto è finito-.
-Ma avrei dei compiti da fare per domani- Ginevra.
-Ti firmo la giustificazione- Un.
-No vabè, non li avrei fatti lo stesso- Ginevra.
-Corri allora, la Morte abita su quel palazzo laggiù, al numero 45 di questa stessa via. La Collina del Pianto- Un.
-Vado, vado, con calma- Ginevra; -Andate sempre tutti troppo di fretta-.
Fu così che, mentre l’Un svaniva, Ginevra fuggiva dalla sua magione diretta verso la residenza della Morte; anche l’incantesimo dell’arte del pedobear era cessato e Alessio restò solo nel suo giardino.
-Tsk, ridicoli. Non hanno nessun potere con cui fermarmi, la Maremma li spazzerà via!-
Poi il fiorentino fissò un albero su cui era scritto “Mirko ti amo”.
-Datti fuoco, donna… - mormorò.
La ragazza prese a passare gran parte del suo tempo in giardino, fissando il grande cartello di legno che aveva fatto suo padre per tenere alla larga gli intrusi dalla magione: c’era scritto “Attenti a Gine!” con un awesome dissanguato.
Ginevra si sentiva triste, incompresa, sola e affamata.
-Perché- pensava ad alta voce, -gli altri miei coetanei non sanno fare questo?-; nel dirlo tese il palmo della mano verso un sasso, e scaturì una fiammata nera che lo consumò all’istante. -E’ proprio strano, anche se figo-.
-Io posso darti le risposte che cerchi-.
Ginevra tornò a fissare il cartello dal quale sembrava provenire la voce, pensando “chi sei, Gerry Scotti?”; ma si accorse che la voce non proveniva da lì, bensì da un enorme obelisco dietro di esso, che non aveva mai notato fino ad allora.
Di qui una preziosa lezione di vita: se osservate, ovunque vi troviate, troppo a lungo i cartelli, vi perderete gli obelischi che in realtà essi celano.
La fiorentina s’avvide che ai piedi dell’obelisco era apparso un piccolo canecamion.
-Oh, di nuovo tu. Sei quello dell’altra volta? Bada non mi seccare troppo che ho ucciso per molto meno- Ginevra.
-Ragazza arrogante che aspiri le “c” quando parli- rispose il canecamion, -sono passati diversi anni dal nostro primo incontro, non vorrai farmi credere di essere ancora una ragazza normale-.
-Non ho nulla di strano- mentì lei mentre le fiamme nere che emetteva consumavano il terreno attorno.
-Vedo… se ancora neghi l’evidenza… - canecamion.
-Cos’è l’evidenza?- Ginevra.
-Qualcosa che risulta palese a una prima occhiata- canecamion.
-Che significa palese?- Ginevra.
-Ma che scuola frequenti?- canecamion.
-Primo superiore all’alberghiero- Ginevra.
-Mi stai dicendo che indossi i tacchi e le gonne nere?- canecamion.
-Manco morta, io sono originale, chi vive original veste original- Ginevra.
-Fai il primo superiore e non conoscevi quelle parole?- canecamion.
-Ma non la faccio quasi mai educazione fisica. Mio padre invece è bravo nel terzo tempo di basket- Ginevra.
-Ma anche no- Simone.
-Ma anche crepa, ri-rompiti un dito- Alessio.
-Ma anche andatevene, Diana!- Ginevra.
Rimasero di nuovo soli, lei e il canecamion.
-Che stavi dicendo prima? Non fare discorsi troppo complicati che mi perdo- Ginevra.
-Dicevo, se anche adesso che i tuoi primi poteri si manifestano non vuoi credere ai tuoi occhi, mi costringi a compiere un gesto estremo- canecamion.
-Oddio, ti suicidi? Metti Purogelo amministratore?- Ginevra.
-Ma anche no. Sta a guardare- canecamion.
Il canecamion emise un fischio prolungato, doveva trattarsi di un segnale convenuto perché di lì a poco qualcuno bussò al citofono della magione.
Era un fioraio.
L’uomo entrò sfoggiando un gran mazzo di tulipani.
-Scusate- chiese, -abita qui Veronica Ricci? C’è un regalo da parte di un ammiratore-.
Poi accadde.
Il fioraio fissò Ginevra.
Ginevra fissò il fioraio.
Io presi un crodino per gustarmi il tutto; Fabio non c’era perché era rimasto a piedi con l’autobus mentre cercava le sfere del drago.
Qualcosa nel profondo di Ginevra si mosse, qualcosa di oscuro e terribile che fino ad allora era rimasto sepolto. Si sentì di colpo malvagia e perversa, le sue statistiche di combattimento s’impennarono più di quelle di un pokèmon evsato. L’action replay pianse vedendola, non riuscendo a capire quel trucco.
La fiorentina divenne una sagoma nera con occhi rossi e mani artigliate; la sua maglietta recitava la frase “La gufaia, dove se non pagate dormirete nell’aia”.
-Oh, ehm, magari ripasso- fioraio.
-Magari non ne avrai l’occasione- rispose Ginevra, con la voce da transformers; e mentre Roberto Giacobbo pregustava già una nuova puntata di Voyager dove si sarebbe recato a studiare la camera di Ginevra, quella divorò il fioraio. Dopodichè tornò dal canecamion, mentre tornava ad essere lentamente nella sua forma normale, mormorando “Mmmadre, quant’era buono”; e il tizio della pubblicità di Granigel, la vera granita siciliana, corse verso lo scaffale e, abbracciandolo, gridò: -MMMMMADRE!”
Ma questa è un’altra commovente storia, che non ci riguarda.
-Hai visto ora cosa sei- canecamion.
-Se mi trasformo in quel modo una gran figa- Ginevra.
-Che lessico volgare- canecamion.
-Icchè voi. Tuttavia, seriamente, la vista di quel fioraio mi ha… boh, mi sono trasformata all’improvviso sentendo che diventavo malvagia- Ginevra.
-E perversa- canecamion.
-Anche, si- Ginevra.
-Quella creatura malvagia sei tu in negativo. O forse in positivo. Capisci ora cosa intendevo anni fa? Capisci perché tutti ti stanno lontani? Tu sei diversa dagli altri!- canecamion.
-Guarda laggiù, un bianconiglio!- Ginevra.
-Ma mi stai ascoltando?!- canecamion.
-Certo, i mondiali 2010. L’Italia vince di nuovo?- Ginevra.
-Non posso creare un simile effetto speciale, temo- Spielberg.
-Ad ogni modo- e dicendo questo, Ginevra divenne particolarmente seria, -adesso tu, piccolo cane su quattro ruote, mi dici cosa vuoi davvero da me: sei venuto la prima volta anni fa per avvertirmi, torni ora per mostrarmi dei poteri a me sconosciuti che escono a random. Chi sei davvero? Cosa cerchi? Per quanto ancora abuserai della nostra pazienza, Catilina?- Ginevra.
-PLAGIO, PLAGIO!- Cicerone.
Il canecamion restò sbalordito da tanta eloquenza rimasta fino ad allora sopita.
-Mi hai stupito davvero stavolta- canecamion.
-Mi sono stupita da sola, ma rispondi- Ginevra.
-Io sono solo l’umile servitore di qualcuno che viene prima di me, ed è più di me- canecamion.
-Ah, certo, ora è chiaro. Cioè manco Simone si esprime in modi così complicati- Ginevra.
-Mandami un regalo su farmville- Simone.
-MAI PIUUUUU’ (cit)- Ginevra.
-Se per una volta mi lasciassi finire magari… - riprese il canecamion; -Io sono mandato da una delle tre grandi divinità: colui che regna sulle restanti due. Colui che ha un solo nome-.
-Chuck Norris?- Ginevra.
-No vabè, non esageriamo ora- canecamion.
-Chi allora?- Ginevra.
-Un- canecamion.
-Un?- Ginevra.
-Un. Proprio l’Un- canecamion.
-Ok sono su scherzi a parte dai- Ginevra.
-Non mi stupisce che tu in questa casa non conosca la più grande divinità esistente, vista la devozione di tuo padre per la dea della Maremma. Ebbene sì, è stato proprio l’Un a mandarmi: leggi questo volantino, è tipo il suo biglietto da visita- canecamion.
-E se non sapessi leggere?- scherzò lei.
-Brima di andare, dabbi un libro che finisgo di insegnardi a leggere- fece il canecamion, imitando la barista del videogioco di Woodruf..
-No vabè, scherzo, so leggere un poco. Nno ho saltato proprio tutte le lezioni di educazione fisica. Vediamo: “Divinità suprema, blabla, salvò il mondo durante la guerra dei noob… si, mi ricordo, la combattè la mia antenata, Ginevra la Fulminatrice, alleata degli dei antichi. Ah, ecco qua: “L’Un, divinità suprema di dubbia provenienza, salverà secondo il calendario dei Maya fiorentini il mondo durante l’estate 2010, forse in data… salvezza soggetta a cambiamenti”. Ma è domani!- Ginevra.
-Fail, seriamente?!- canecamion.
-Ma il volantino è tuo, non l’hai neppure letto?- Ginevra.
-Non hai il diritto di fare domande- canecamion.
-Qui c’è scritto pure che sarà aiutato da un messia. Non sarà mica qualche presidente del pd? Oppure Goku?- Ginevra.
-L’Un non parla di queste cose con i suoi dipendenti- canecamion.
-Ma da me cosa volete?- Ginevra, -io sono molto occupata a non fare nulla-.
-La tua forza-.
Ginevra e il canecamion si volsero di scatto verso il luogo da cui era giunta la voce; l’obelisco era illuminato di una luce viola fra il truzzo e il tamarro, che per fortuna si trasformò presto in un bianco brillante; alla sua base sedeva una figura che sembrava emettere luce propria.
-Sei l’incarnazione del neon?- Ginevra.
-Io sono Un- Un.
-Uno qualunque o uno in particolare?- Ginevra.
-Devo ridere?- Un.
Ginevra si girò verso il canecamion, che nel frattempo si era inginocchiato in segno di rispetto, sempre che i camion possano inginocchiarsi, dicendo: -Mi piace questo tizio-.
-“Questo tizio” è una delle tre grandi divinità- canecamion.
-Pinolo; cioè, pignolo- Ginevra. Poi si volse a me, anche se non ero presente: -E tu Simone, ovunque tu sia, sappi che sei una noce di cocco. Bravone-.
-Prenditi un sedativo che devo parlarti un momento, donna fiorentina mortale- Un.
-Avrei dovuto segnare sulla data odierna del calendario “cambiare la mia vita”- Ginevra.
-Ti spiegherò brevemente come stanno le cose- Un.
-Bada chi, devo pure andare in piscina- Ginevra.
-Allora, tutto iniziò quando il mondo era vuoto… - Un.
-Saltiamo 2-3 tappe- Ginevra.
-… e così arriviamo al 2020, dove… -Un.
-Una tappa indietro- Ginevra.
-Cammini al contrario?- Un.
-Cosa… ?- fece Ginevra; poi capì che era una pesante battuta sulla sua statura e scaracchiò all’Un in un occhio.
-Tornando seri per il tempo che basta, temo di doverti dare una terribile rivelazione, Ginevra Ciardi. Forse due- Un.
-Finchè sono due è ok- Ginevra.
-Potrebbero diventare tre- Un.
-Non esageriamo ora- Ginevra.
-Prima di tutto vorrai sapere il perché del tuo potere- Un.
-Se chiudi gli occhi vedi il drago, CiardiBall, e senti tutto il suo poteree, CiardiBall- canecamion.
Lo fissarono con sguardo assassino e il servitore dell’Un sparì spaventato.
-Dunque- proseguì l’Un, -quel potere oscuro viene chiamato, secondo alcune leggende, “setussebuhodillo”. E’ proprio di pochissimi esseri umani, che sono nati nei pressi di uno scivolo con un ananas sopra-.
-Ma pensi davvero che io possa credere a una cosa del genere?- Ginevra.
-Guarda alle tue spalle, un drago a pois!- Un.
-Dove, dove?- Ginevra, girandosi di scatto.
-Sì, secondo me puoi crederci senza problemi; se così non fosse guarda cos’hai sul tuo braccio destro- Un.
Ginevra fissò il suo braccio contrariata, anche un po’ spaventata all’idea di poterci trovare sopra un moscone peloso; forse si aspettava che iniziasse a parlare (il braccio, non l’ipotetico moscone), ma l’unica cosa che vide fu una bizzarra immagine di un ananas sorridente su uno scivolo.
-Ma allora è vero- fece lei mordendo un arrosticino di fioraio; -perché non mi sono mai accorta di averlo?-
-Spunta verso il sedicesimo anno d’età- Un.
-Diventerò un cavaliere dei draghi e il mio drago sarà un pony rosa?- Ginevra.
-Temo di no- Un.
-Ma i miei genitori come prenderanno la cosa?- Ginevra.
-I tuoi genitori lo sanno già- Un.
-COLPO DI SCENA, WOW!- Simone.
-Come lo sanno già?- chiese Ginevra ignorando il pescarese.
-Vedi, mangiafiorai, coloro che nascono con quel simbolo sono predestinati. Era scritto e previsto che nascessero- Un.
-Ma i miei genitori sono persone normali- Gine.
-Veronica e Alessio? Ma li hai visti?- Giulia Coco.
-Ma ti dai fuoco!- Ginevra.
-Ma io amo Mirko- Giulia Coco.
-L’ho in mezzo al cuore quel poveraccio- Ginevra.
Giulia Coco corse via mentre l’Un riprendeva il discorso.
-I tuoi genitori sono persone normali per quanto riguarda Veronica, l’appartenente al casato dei Ricci. Ma tuo padre… - Un.
-Mio padre? Si fa le canne?- Ginevra.
-Non proprio. Tuo padre… - Un.
-Tu parli troppo, seconda divinità-.
L’Un e Ginevra si voltarono: Alessio dei Bellucci, che si tagliò i lunghi capelli piastrati per il fastidio, colui che possedeva un semaforo appeso in camera sua, si avvicinava lentamente.
-Si è fatto tardi, figlia. Rientra in casa, cucina e guadagnati la wi-fi che pago mensilmente- Alessio.
-Babbo, ti rivolgi così a una divinità?- Ginevra.
-Ma senti chi parla poi- Un.
-Una divinità quella? Non farmi ridere, torna in casa o ti costringerò a farlo- Alessio.
-Oioia, calmino né- Ginevra.
-Arte del Pedobear, n.1: Army of 13 Children!- Un.
Un gigantesco orso sbavante apparve alle spalle dell’Un e prese a lanciare bambine tredicenni contro Alessio.
-Che diavolo, questo mi terrà occupato per un minuto al massimo- Alessio.
L’Un si rivolse velocemente a Ginevra: -Ascoltami ora che lo tengo buono: tuo padre è il servitore e generale della dea della Maremma, la terza dea: ella gli ha concesso un grande potere con il quale potrà conquistare Carmignano, Firenze e il mondo-.
-Questo mette a rischio il mio poltrire- Ginevra.
-Tuttavia per riuscire nel suo intento e creare un mondo in cui la dea della Maremma regni sovrana, Alessio Dei Bellucci deve prima eliminare un ultimo ostacolo, l’ultima forza che gli si possa opporre- Un.
-La prima divinità?- Ginevra.
-No, è in vacanza- Un.
-Allora chi?- Ginevra.
-La Morte- Un.
-La Morte? Un teschio ammantato di nero con una falce?- Ginevra.
-Qualcosa del genere- Un. –Tu, Ginevra, puoi usare il setussebuhodillo per aiutare la morte a vincere questa battaglia; se perdete, tutto è finito-.
-Ma avrei dei compiti da fare per domani- Ginevra.
-Ti firmo la giustificazione- Un.
-No vabè, non li avrei fatti lo stesso- Ginevra.
-Corri allora, la Morte abita su quel palazzo laggiù, al numero 45 di questa stessa via. La Collina del Pianto- Un.
-Vado, vado, con calma- Ginevra; -Andate sempre tutti troppo di fretta-.
Fu così che, mentre l’Un svaniva, Ginevra fuggiva dalla sua magione diretta verso la residenza della Morte; anche l’incantesimo dell’arte del pedobear era cessato e Alessio restò solo nel suo giardino.
-Tsk, ridicoli. Non hanno nessun potere con cui fermarmi, la Maremma li spazzerà via!-
Poi il fiorentino fissò un albero su cui era scritto “Mirko ti amo”.
-Datti fuoco, donna… - mormorò.
Spoiler
Brothers' warNormalmente per una persona che cammini a passo sostenuto il viaggio dalla magione di Bellucci alla Collina del Pianto avrebbe preso una decina di minuti; a passo di Ginevra ci si impiega un pochino di più, tanto che la fiorentina festeggiò Natale lungo il tragitto.
-Che noia, sembra allontanarsi invece di farsi più vicina- Ginevra.
-Facciamo una gara- tartaruga.
-No, partirei svantaggiata- Ginevra.
Dopo interminabili altri minuti la fiorentina raggiunse un enorme cancello nero che dava sulla collina, tanto estesa che ci si sarebbe potuto accampare un esercito.
-Non scavalco neppure se dietro c’è una bancarella di arrosticini- Ginevra.
-Il Nero Cancello! Prendiamo l’altra strada, il padrone è nostro amico, nostro amico- Gollum.
-No, basta camminare, suono al citofono- Ginevra.
-Il citofono no! Non l’avevo considerato!- Gollum.
Ginevra suonò davvero al citofono; era un suono molto simile a un uovo messaggio istantaneo su msn.
-Identificati-
-Ginevra Ciardi, 16 anni, single, cerco nuove amicizie in rete e mangio i fiorai- Ginevra.
-Il padrone sarà lieto di riceverla-.
-Padrone è arrivata una che aspira le “c”, e chiede di lei-
-Dille che sto vedendo beach in questo momento-
-Ne ha ancora per molto?-
-Dai, solo altre trenta puntate da 20 minuti l’una-
-Ma penso sia urgente-
-Non ti pago per pensare-
-Lei non mi paga affatto-
-C’è il bankai di Ichigo, aria-
-Ma quindi gli shinigami tengono il denaro nella filiale bankai 121?-
- … -
-Va beh, quindi che devo dirle a quella ragazza?-
-“Ritenta, sarai più fortunata”-
Il servo si recò a riferire alla fiorentina che il padrone non ne voleva sapere di riceverla: la trovò nell’atrio che stava scassinando un distributore di gomme americane.
-Maremma maiala, tu guarda se ne esce una!- Ginevra.
-Tanto sono alla frutta-
-Ma tu chi sei poi?- Ginevra.
-La Morte in seconda: ma mi conoscono come Pasqualino Sinagoga-
-Pa… Pasqualino Sinagoga?- Ginevra.
-Sì, perché?-
-No, nulla… ricordi dal passato. Comunque non me ne importa nulla: se la Morte non vuole ricevermi, andrò io dalla Morte- Ginevra.
Mentre la Morte era intenta a fissare gli episodi di beach sub ita, sentì un’esplosione alle sue spalle.
-Ma che diavolo?-, poi vide Ginevra che usciva, ammantata dell’aura nera, dalle macerie di quello che una volta era il muro che separava l’ufficio dal corridoio.
-Bada chie! Salve, Morte!- Ginevra.
-Non ho tempo, donna, sto vedendo… -, ma quella scaraventò i pc in un pozzo senza fondo, poi fece saltare in aria il Giappone urlando “basta anime e manga!”.
-Non c’era bisogno di essere così violenti- Morte.
-Se chiami quella violenza non mi conosci per niente. E togliti il cappuccio che voglio guardare in faccia il mio intercu… intercol… - Ginevra.
-Interlocutore- Morte.
-Eh. Si. Togliti il cappuccio, anche se so già chi sei, perché c’è una sola persona che si comporta in tale modo- Ginevra.
-Capisco- disse la Morte, e si tolse il cappuccio; gli occhiali scintillarono nell’oscurità.
-Lo sapevo che eri ScimScem- Ginevra.
-Simone, è Simone! Anzi per te è Simone93- Morte.
-Simby!- Ginevra.
-NON CHIAMARMI IN QUEL MODO, DANNATA VERONICA CHE SI INVENTA SOPRANNOMI ASSURDI!- Morte.
-Sei puccioso- Ginevra.
La Morte prese una falce lunga due Ginevre e mezzo, quindi circa un metro e quaranta.
-Oddio no, mi ti sei messo alla testa con quella falce- Ginevra.
-Ma guarda quant’è bella! Eh, Gine? Non è bella ‘sta falce?- Morte.
-Oioia- Ginevra, -dovremmo parlare di cose più serie-.
-Detto da te fa ridere, waka waka eh eh- Morte.
-Lo so, ma è in ballo il destino del mondo. Alessio de Bellucci, generale della Maremma, nonché mi padre, ti farà guerra per sconfiggerti e non avere rivali sulla sua strada- Ginevra.
-Avvincente, una cosa simile potrebbe anche divertirmi, ma ho un pc di riserva e devo finire di vedere beach, poi devo mandarmi alcuni regali su farmville con i miei ottocentomila fake, poi devo scrivere un poema che tu leggerai, poi… - Morte.
-Ma se Alessio conquista il mondo, tutte queste cose non le potrai fare più. E per quanto riguarda il poema, non sarebbe neanche un peccato- Ginevra.
La Morte si girò a fissarla con sguardo truce.
-Questa non è la mia guerra-
-Nessuno vorrebbe una guerra, tranne quelli che desiderano il potere spinti dalla crescente follia, ma dato che incombe, tanto vale limitarne i danni e salvare il mondo- Ginevra.
-Quella frase l’hai letta da qualche parte, dai- Morte.
-Io sono qui per aiutarti- disse Ginevra mostrando la spalla con il marchio; -sono nata sotto il segno di ScivoloAnanas-
La Morte mostrò il dorso della mano sinistra.
-Non mi va l’idea di assomigliarti in qualcosa, ma… - Simone.
-Oddio, ma lo hai pure tu?- Ginevra.
-E non è uno di quei tatuaggi che escono coi polaretti- Simone.
-Ma tu non hai l’aura nera; lo puoi usare il setussebuhodillo?- Ginevra.
-No. I poteri dei predestinati variano, io ho ottenuto quelli da Morte, e in omaggio c’era la mia bellissima falce- Simone.
-Figo- Ginevra.
-Dai facciamo la guerra, che domani sera ho piscina- concluse la Morte, facendo strada nella sua residenza.
-Che noia, sembra allontanarsi invece di farsi più vicina- Ginevra.
-Facciamo una gara- tartaruga.
-No, partirei svantaggiata- Ginevra.
Dopo interminabili altri minuti la fiorentina raggiunse un enorme cancello nero che dava sulla collina, tanto estesa che ci si sarebbe potuto accampare un esercito.
-Non scavalco neppure se dietro c’è una bancarella di arrosticini- Ginevra.
-Il Nero Cancello! Prendiamo l’altra strada, il padrone è nostro amico, nostro amico- Gollum.
-No, basta camminare, suono al citofono- Ginevra.
-Il citofono no! Non l’avevo considerato!- Gollum.
Ginevra suonò davvero al citofono; era un suono molto simile a un uovo messaggio istantaneo su msn.
-Identificati-
-Ginevra Ciardi, 16 anni, single, cerco nuove amicizie in rete e mangio i fiorai- Ginevra.
-Il padrone sarà lieto di riceverla-.
-Padrone è arrivata una che aspira le “c”, e chiede di lei-
-Dille che sto vedendo beach in questo momento-
-Ne ha ancora per molto?-
-Dai, solo altre trenta puntate da 20 minuti l’una-
-Ma penso sia urgente-
-Non ti pago per pensare-
-Lei non mi paga affatto-
-C’è il bankai di Ichigo, aria-
-Ma quindi gli shinigami tengono il denaro nella filiale bankai 121?-
- … -
-Va beh, quindi che devo dirle a quella ragazza?-
-“Ritenta, sarai più fortunata”-
Il servo si recò a riferire alla fiorentina che il padrone non ne voleva sapere di riceverla: la trovò nell’atrio che stava scassinando un distributore di gomme americane.
-Maremma maiala, tu guarda se ne esce una!- Ginevra.
-Tanto sono alla frutta-
-Ma tu chi sei poi?- Ginevra.
-La Morte in seconda: ma mi conoscono come Pasqualino Sinagoga-
-Pa… Pasqualino Sinagoga?- Ginevra.
-Sì, perché?-
-No, nulla… ricordi dal passato. Comunque non me ne importa nulla: se la Morte non vuole ricevermi, andrò io dalla Morte- Ginevra.
Mentre la Morte era intenta a fissare gli episodi di beach sub ita, sentì un’esplosione alle sue spalle.
-Ma che diavolo?-, poi vide Ginevra che usciva, ammantata dell’aura nera, dalle macerie di quello che una volta era il muro che separava l’ufficio dal corridoio.
-Bada chie! Salve, Morte!- Ginevra.
-Non ho tempo, donna, sto vedendo… -, ma quella scaraventò i pc in un pozzo senza fondo, poi fece saltare in aria il Giappone urlando “basta anime e manga!”.
-Non c’era bisogno di essere così violenti- Morte.
-Se chiami quella violenza non mi conosci per niente. E togliti il cappuccio che voglio guardare in faccia il mio intercu… intercol… - Ginevra.
-Interlocutore- Morte.
-Eh. Si. Togliti il cappuccio, anche se so già chi sei, perché c’è una sola persona che si comporta in tale modo- Ginevra.
-Capisco- disse la Morte, e si tolse il cappuccio; gli occhiali scintillarono nell’oscurità.
-Lo sapevo che eri ScimScem- Ginevra.
-Simone, è Simone! Anzi per te è Simone93- Morte.
-Simby!- Ginevra.
-NON CHIAMARMI IN QUEL MODO, DANNATA VERONICA CHE SI INVENTA SOPRANNOMI ASSURDI!- Morte.
-Sei puccioso- Ginevra.
La Morte prese una falce lunga due Ginevre e mezzo, quindi circa un metro e quaranta.
-Oddio no, mi ti sei messo alla testa con quella falce- Ginevra.
-Ma guarda quant’è bella! Eh, Gine? Non è bella ‘sta falce?- Morte.
-Oioia- Ginevra, -dovremmo parlare di cose più serie-.
-Detto da te fa ridere, waka waka eh eh- Morte.
-Lo so, ma è in ballo il destino del mondo. Alessio de Bellucci, generale della Maremma, nonché mi padre, ti farà guerra per sconfiggerti e non avere rivali sulla sua strada- Ginevra.
-Avvincente, una cosa simile potrebbe anche divertirmi, ma ho un pc di riserva e devo finire di vedere beach, poi devo mandarmi alcuni regali su farmville con i miei ottocentomila fake, poi devo scrivere un poema che tu leggerai, poi… - Morte.
-Ma se Alessio conquista il mondo, tutte queste cose non le potrai fare più. E per quanto riguarda il poema, non sarebbe neanche un peccato- Ginevra.
La Morte si girò a fissarla con sguardo truce.
-Questa non è la mia guerra-
-Nessuno vorrebbe una guerra, tranne quelli che desiderano il potere spinti dalla crescente follia, ma dato che incombe, tanto vale limitarne i danni e salvare il mondo- Ginevra.
-Quella frase l’hai letta da qualche parte, dai- Morte.
-Io sono qui per aiutarti- disse Ginevra mostrando la spalla con il marchio; -sono nata sotto il segno di ScivoloAnanas-
La Morte mostrò il dorso della mano sinistra.
-Non mi va l’idea di assomigliarti in qualcosa, ma… - Simone.
-Oddio, ma lo hai pure tu?- Ginevra.
-E non è uno di quei tatuaggi che escono coi polaretti- Simone.
-Ma tu non hai l’aura nera; lo puoi usare il setussebuhodillo?- Ginevra.
-No. I poteri dei predestinati variano, io ho ottenuto quelli da Morte, e in omaggio c’era la mia bellissima falce- Simone.
-Figo- Ginevra.
-Dai facciamo la guerra, che domani sera ho piscina- concluse la Morte, facendo strada nella sua residenza.
Spoiler
Era notte fonda quando il cancella della Collina del Pianto venne abbattuto; la Morte e Ginevra erano sulla terrazza e lo videro chiaramente. O almeno lo vide la Morte, perché l’attenzione di Ginevra era volata via quando aveva visto dei fuochi d’artificio in lontananza.
-Presta attenzione che cavolo, m’hanno appena abbattuto il cancello- Morte.
-Ma laggiù ci sono i fuochi d’artificio!- Ginevra.
-Ti ripeto che hanno abbattuto il cancello. Non penso che l’assicurazione me lo ripagherà- Morte.
-E’ solo?- Ginevra.
-Chi affronterebbe da solo la Morte?- Morte.
-Boh, Pelly- Ginevra.
-Ha un esercito- Morte.
-Ma chi, Pelly?- Ginevra.
-Alessio, stolta!- Morte.
-Goblin? Orchi? Aibatt? Giulia Coco? Cavalli di Cernobyl a tre zampe e 4 occhi?- Ginevra.
-Peggio. Mudkip. Sono almeno mille mudkip- Morte.
-Got to chech em all!- Ginevra.
-Essì, il pokèmarket diventa ricco se compri mille sfere pokè- Morte.
-Ogni 10 c’è una premier ball in regalo- Ginevra.
-Miao, proprio così!- Meowth del Team Rocket.
-Bah, andiamo va- disse la Morte lanciandosi nel vuoto.
-Sono parecchi metri d’altezza, forse dovevo fare educazione fisica quella volta che ci si esercitava nel salto in alto- Ginevra.
-La Morte sta arrivando- Alessio.
-Non porti sfiga, comandante- luogotenente.
-A quanto pare Ginevra è davvero venuta a sostenere il nemico. Avrei dovuto ucciderla quando ne ho avuto la possibilità- Alessio.
-Ma è pur sempre vostra figlia- luogotenente.
-Ma è malvvvvagia e pervvversa- Alessio.
-Comandante, mi occupo io di sua figlia, lei pensi alla morte che non è alla mia portata- luogotenente.
-Sta bene: prendi un manipolo di mudkip e la Maremma sia con te- Alessio.
-Per la Maremma!- esclamò il luogotenente, e si avviò.
L’appartenente al casato dei Bellucci restò fermo a pensare per un po’ su quando avrebbero ripreso a trasmettere host club, quindi volse lo sguardo verso la fortezza; una sagoma incappucciata si avvicinava rapida.
“E’ veloce” pensò, “sarà lo shunpo”.
-Salve fiorentino- disse la Morte giungendo dinanzi a lui in un tripudio di linee cinetiche.
-Ti ho detto centocinquanta volte che odio essere chiamato così. Io ti warno- Alessio.
-Tsk, warnare tuo fratello, suvvia- Morte.
-Tu non sei più mio fratello- Alessio.
-Questo dovrei dirlo io, fiorentino. L’ultima volta che ci siamo visti non eri ancora caduto così in basso, allearsi con la Maremma! Non ridevo così, quando l’ho saputo, da quella volta che Gine disse “afrihano” su skype. Davide stava collassando- Morte.
-Tu hai ricevuto il potere da un ananas su uno scivolo, io me lo sono conquistato- Alessio.
-Servendo una divinità falsa e con molto poco stile- Morte.
-Non è che io ci stia facendo una bellissima figura, ma se avete intenzione di continuare fate pure- Maremma.
-Le parole sono inutili, guarda il mio potere: ho creato io questi mudkip!- Alessio.
-Sei sempre stato fissato con quei cosi d’acqua- Morte.
-Il fuoco fa schifo- Alessio.
-Questo non dovevi dirlo, prenderò la tua anima- Morte.
I mudkip a un cenno del loro padrone attaccarono con bollaraggio; la Morte cercò di districarsi fra quella infinità di bolle cantando “bobobolle mille bolle blu, bobobolle vedo spumeggiar”, ma poi decise di liberarsene sguainando la falce.
-Mieti la sua anima, Karitori-ki- Morte.
Un lampo bianco tranciò l’attacco nemico per poi dissolversi nel crepuscolo.
-I tuoi poteri di ScivoloAnanas non ti basteranno, li conosco troppo bene e quelli di mia figlia sono immaturi. Tiè, Simò, sei spacciato!- Alessio.
-Dici? Guardati attorno- Morte.
Alessio si avvide che era circondato da falci spirituali rotanti, una mossa anche troppo graziosa per quelli che erano i gusti di suo fratello.
-Questa tecnica non la conosco!- Alessio.
-E’ un just as planned pazzesco- Aizen.
-Karitori-ki, numero 4: girogirotondo, falcia il mondo!- Morte.
-<img src='http://animalcrossinglife.com/forum/public/style_emoticons/<#EMO_DIR#>/omg.gif' class='bbc_emoticon' alt='OMG' />, sei un cheater!1!1- Alessio.
-Avrai salva la vita se mi mandi un mistery gift su farmville- Morte.
-Piuttosto muoio- Alessio.
-Si vive delle proprie scelte- Morte, -tu ne morirai-.
Le falci si abbatterono sul generale della Maremma con una violenta esplosione, più altri effetti speciali che potete inventare a vostra discrezione per ritenervi soddisfatti. La Morte si rimise la falce in spalla rischiando di tranciarsela e fece per andarsene, ma fu richiamato dalla voce del suo avversario.
-Non… così in fretta- Alessio.
-Budda porchetta, non sei più in grado di combattere. Questa guerra è già finita- Morte.
-Non ti sembra strano che i miei potere siano tutti qui?- Alessio.
-In effetti è un po’ strano, ma oggi qua è tutto strano- rispose la Morte vedendo il mostro di Lochness che spiegava la storia del 2012 a un ufo proveniente dalla cintura di Orione.
-Ebbene- fece l’appartenete al casato dei Bellucci, -io avevo solo il compito di trattenerti. La Maremma ha infiniti piani- Alessio.
-E’ una grande musicista; ma i generali li compra a Lidl, fammi capire… - Morte.
-Ah! Ma vedi, io non sono il vero generale: è il mio luogotenente il generale- Alessio.
-Ma questo è un twist finale pazzesco! Non ho fatto in tempo a vederlo, chi è il tuo generale, qual è il suo nome?- Morte.
-E’ una lei… il suo nome rintrona nel Sottomondo, sulla Thriller Bark e nelle Miniere di Moria… lei è… - Alessio.
-Brenda Brodo, sono qui per ucciderti sorellina!- Brenda.
-Badachieee, ma non eri in tedescolandia? VOGLIA MIA DI VITA, VOGLIA DI SILENZIO, VOGLIA DI CALORE UMANOOO, NEL MIO VIAGGIO HO SOLO POSTO PER MEEE!- Ginevra.
-Germania, si chiama Germania! QUESTA RAGAZZA OCCHI CIELO HA CONQUISTATO ANCHE MEE!- Brenda.
-Ma lo volete capire prima o poi che non faccio mai educazione fisica a scuola? Che ne so della geografia- Ginevra.
-Ma a scuola tua tutte le materie convergono in educazione fisica? In Germania è diverso- Brenda.
-Vabè sai, la riforma, i camaleonti spagnoli- Ginevra.
-Camaleonti spagnoli?- Brenda.
-Era un momento di noonsense full power, mi capita. Comunque non sapevo di avere una sorella, un’altra Ciardi!- Ginevra.
-Escono fuori dalle fottute pareti tutte ‘ste Ciardi- fioraio.
Ginevra mangiò il fioraio come pacman mangia i fantasmini quando prende il pacdot di potenziamento, ovvero spalancando la bocca a 120 gradi.
-Buono, un po’ salato; e quindi tu sei la vera generalessa della Maremma?- Ginevra.
-Tuo padre era un diversivo per tenere ferma la Morte e lasciare che io mi occupassi di te. La nostra famiglia ha sempre ottenuto un grande prestigio dalla Maremma- Brenda.
-Spiega velocemente che inizio già ad annoiarmi- Ginevra.
-Non c’è molto altro. Sei nata tu, sotto quello stupido segno di ScivoloAnanas, i soliti predestinati che arrivano a rompere l’anima quando un onesto cattivo decide di conquistare il mondo. Sapevamo che l’Un ti avrebbe contattato, per mettere in guardia anche la Morte- Brenda.
-Come facevate a saperlo?- Ginevra.
-Ce l’ha detto lo Schnibble, perché in questa città u Buzuk sono sfruttati e oppressi. La villa invece appartiene al professor Azimuth, uno scienziato di valore, stimato per i suoi studi sul tempo- Brenda.
-Ah, capisco- Ginevra.
-Veramente nulla di tutto ciò aveva un senso- Alessio.
-Siete arrivati pure voi due?- Ginevra.
-Comunque il senso c’era, tutto ha senso, tutto scorre, phanta rei- Morte.
Poi si ricordarono che erano in guerra gli uni contro gli altri e si separarono, Ginevra e la Morte da un lato, Brenda e Alessio dall’altro. I mudkip accorsero per eseguire gli ordini della generalessa della Maremma.
-Mi dispiace sorellina, ma i nemici della Maremma vanno eliminati- disse Brenda prendendo un enorme martello di guerra a due mani.
-WHACK A GINE!-
-No vabò non ci credo- Morte.
Ma prima che la colpisse facendole fare “boing” come quel video su facebook, un fascio di luce irruppe dal cielo portando fra le mani della fiorentina un gatto panciuto.
-Mi prenda un colpo se non è Birra!- Ginevra.
-E se poi te ne penti?- Morte; -comunque voglio vedere come fai a batterla con un gatto. Usa il setussebuhodillo piuttosto-.
-Tu non comprendi il potere del mio gatto- rispose Ginevra, voltandosi verso la sorella.
-Ma l’hai visto oggi per la prima volta questo gatto, io mi oppongo!- Morte.
-Respinta. Quando la usi tu l’invenzione letteraria va bene, se la uso io no?- Ginevra.
-E fai come ti pare- Morte.
Ginevra si rivolse a Brenda.
-Tu sarai più grande sorella, vivrai anche in tedescolandia, avrai fatto un sacco di educazione fisica e quindi sarai più intelligente; ma se combatti per una dea sfigata che vuole conquistare il mondo per i suoi scopi invece di proteggerlo dalle minacce esterne, se ti riduci a uno strumento, non vali più di me. Adesso sparisci che a casa ho lasciato msn acceso e si starà illuminando tutto il computer per i messaggi istantanei- Ginevra.
La Morte guardò verso la magione dei Bellucci, dove dalla stanza di Ginevra partiva un fascio di luce abbagliante. “Ma quanta gente la sta chiamando su msn?” pensò.
-Ridicolo, addio sorellina: whack a Gine!- annunciò Brenda scagliandosi all’attacco.
-Vai, gatto volante!- rispose Ginevra lanciando Birra.
-Secondo me l’Un non voleva che tu l’usassi esattamente in questo modo- Morte.
-Stai zitto, l’ha mandato a me, è il mio gatto, lo uso come dico io… tutto mio, il mio tessssoro- Ginevra.
La Morte si mise a piangere in un angolo chiamando Puchi disperatamente, ma non arrivò.
Quando il gatto giunse a uno sputo da Brenda, accadde l’impensabile. No, Fabio non smise di bestemmiare, per motivi legati alla sua natura illogica ed irriverente, però il gatto si trasformò in una tigre grande quanto un palazzo, con due zanne da cui colava della birra.
-Che birra è? Haineken?- Alessio.
-Macchè, Peroni- Morte.
-Ma cosa diavolo è diventato quel gatto?- Brenda.
-Non puoi fermare Berserk Birra, il gatto che una volta conoscevi è digievoluto!- Ginevra.
-Secondo me tu non sapevi cosa sarebbe accaduto lanciandolo, sei stata solo fortunata- Morte.
-Sht, che ti sentono- Ginevra.
-Non c’è scelta- esclamò Brenda tirando Alessio per un braccio, -ci ritiriamo, non siamo attrezzati per combatterlo. La missione è fallita-.
-Forse dovremmo fermarli- Morte.
-Mi fa fatiha, hai idea di quante cose sono successe oggi? E non ho ancora mangiato neppure un arrosticino- Ginevra.
Brenda Brodo Ciardi aprì un portale con i suoi poteri, a forma di mudkip tanto per restare in tema.
-Arrivederci, sorellina. La prossima volta che ci incontreremo sarà l’ultima. Maremma is the best!-
-L’Un ftw- Ginevra.
Alessio si volse a fissare suo fratello un ultima volta prima che il portale si richiudesse: nel suo sguardo c’erano sia rancore che rammarico, oltre che un’evidente voglia di gelato al cioccolato.
Quando i due svanirono, i mudkip si dissolsero e sulla collina del Pianto tornò la calma.
-Ce la siamo cavata con poco, tu sei illesa e io sono stato solo sfiorato da quei bollaraggio. Va bene così- Morte.
-Ma Alessio ci ha raggiunti che pareva illeso, anche se ti ho visto chiaramente colpirlo a morte- Ginevra.
-Gli ho dato un senzu subito dopo; sai, quei fagioli di Balzar che ripristinano le forze- Morte.
-Fai il duro, ma alla fine sei buono pure tu- Ginevra.
-Zitta- Morte.
-ScimScem è puccioso, simbysimbysimby- Ginevra.
La Morte non fece in tempo ad insultarla che quella cadde al suolo; si avvide che la malvvvagia e pervvversa, stremata pure avendo fatto poco o niente, si era messa a dormire per terra improvvisando un cuscino con la condensazione della sua aura nera.
-Questa non cambierà mai-.
Il gigantesco Berserk Birra si avvicinò provocando movimenti eccessivi della crosta terrestre, facendo le fusa. -Mi piacerebbe sapere cosa farmene adesso di questo coso- disse fissandolo.
Raccattando la fiorentina, gatto gigante e falce, la Morte si avviò verso la fortezza, chiedendosi quante puntate mancassero a beach per il rilascio di Grimmjow GigerJacques.
-Presta attenzione che cavolo, m’hanno appena abbattuto il cancello- Morte.
-Ma laggiù ci sono i fuochi d’artificio!- Ginevra.
-Ti ripeto che hanno abbattuto il cancello. Non penso che l’assicurazione me lo ripagherà- Morte.
-E’ solo?- Ginevra.
-Chi affronterebbe da solo la Morte?- Morte.
-Boh, Pelly- Ginevra.
-Ha un esercito- Morte.
-Ma chi, Pelly?- Ginevra.
-Alessio, stolta!- Morte.
-Goblin? Orchi? Aibatt? Giulia Coco? Cavalli di Cernobyl a tre zampe e 4 occhi?- Ginevra.
-Peggio. Mudkip. Sono almeno mille mudkip- Morte.
-Got to chech em all!- Ginevra.
-Essì, il pokèmarket diventa ricco se compri mille sfere pokè- Morte.
-Ogni 10 c’è una premier ball in regalo- Ginevra.
-Miao, proprio così!- Meowth del Team Rocket.
-Bah, andiamo va- disse la Morte lanciandosi nel vuoto.
-Sono parecchi metri d’altezza, forse dovevo fare educazione fisica quella volta che ci si esercitava nel salto in alto- Ginevra.
-La Morte sta arrivando- Alessio.
-Non porti sfiga, comandante- luogotenente.
-A quanto pare Ginevra è davvero venuta a sostenere il nemico. Avrei dovuto ucciderla quando ne ho avuto la possibilità- Alessio.
-Ma è pur sempre vostra figlia- luogotenente.
-Ma è malvvvvagia e pervvversa- Alessio.
-Comandante, mi occupo io di sua figlia, lei pensi alla morte che non è alla mia portata- luogotenente.
-Sta bene: prendi un manipolo di mudkip e la Maremma sia con te- Alessio.
-Per la Maremma!- esclamò il luogotenente, e si avviò.
L’appartenente al casato dei Bellucci restò fermo a pensare per un po’ su quando avrebbero ripreso a trasmettere host club, quindi volse lo sguardo verso la fortezza; una sagoma incappucciata si avvicinava rapida.
“E’ veloce” pensò, “sarà lo shunpo”.
-Salve fiorentino- disse la Morte giungendo dinanzi a lui in un tripudio di linee cinetiche.
-Ti ho detto centocinquanta volte che odio essere chiamato così. Io ti warno- Alessio.
-Tsk, warnare tuo fratello, suvvia- Morte.
-Tu non sei più mio fratello- Alessio.
-Questo dovrei dirlo io, fiorentino. L’ultima volta che ci siamo visti non eri ancora caduto così in basso, allearsi con la Maremma! Non ridevo così, quando l’ho saputo, da quella volta che Gine disse “afrihano” su skype. Davide stava collassando- Morte.
-Tu hai ricevuto il potere da un ananas su uno scivolo, io me lo sono conquistato- Alessio.
-Servendo una divinità falsa e con molto poco stile- Morte.
-Non è che io ci stia facendo una bellissima figura, ma se avete intenzione di continuare fate pure- Maremma.
-Le parole sono inutili, guarda il mio potere: ho creato io questi mudkip!- Alessio.
-Sei sempre stato fissato con quei cosi d’acqua- Morte.
-Il fuoco fa schifo- Alessio.
-Questo non dovevi dirlo, prenderò la tua anima- Morte.
I mudkip a un cenno del loro padrone attaccarono con bollaraggio; la Morte cercò di districarsi fra quella infinità di bolle cantando “bobobolle mille bolle blu, bobobolle vedo spumeggiar”, ma poi decise di liberarsene sguainando la falce.
-Mieti la sua anima, Karitori-ki- Morte.
Un lampo bianco tranciò l’attacco nemico per poi dissolversi nel crepuscolo.
-I tuoi poteri di ScivoloAnanas non ti basteranno, li conosco troppo bene e quelli di mia figlia sono immaturi. Tiè, Simò, sei spacciato!- Alessio.
-Dici? Guardati attorno- Morte.
Alessio si avvide che era circondato da falci spirituali rotanti, una mossa anche troppo graziosa per quelli che erano i gusti di suo fratello.
-Questa tecnica non la conosco!- Alessio.
-E’ un just as planned pazzesco- Aizen.
-Karitori-ki, numero 4: girogirotondo, falcia il mondo!- Morte.
-<img src='http://animalcrossinglife.com/forum/public/style_emoticons/<#EMO_DIR#>/omg.gif' class='bbc_emoticon' alt='OMG' />, sei un cheater!1!1- Alessio.
-Avrai salva la vita se mi mandi un mistery gift su farmville- Morte.
-Piuttosto muoio- Alessio.
-Si vive delle proprie scelte- Morte, -tu ne morirai-.
Le falci si abbatterono sul generale della Maremma con una violenta esplosione, più altri effetti speciali che potete inventare a vostra discrezione per ritenervi soddisfatti. La Morte si rimise la falce in spalla rischiando di tranciarsela e fece per andarsene, ma fu richiamato dalla voce del suo avversario.
-Non… così in fretta- Alessio.
-Budda porchetta, non sei più in grado di combattere. Questa guerra è già finita- Morte.
-Non ti sembra strano che i miei potere siano tutti qui?- Alessio.
-In effetti è un po’ strano, ma oggi qua è tutto strano- rispose la Morte vedendo il mostro di Lochness che spiegava la storia del 2012 a un ufo proveniente dalla cintura di Orione.
-Ebbene- fece l’appartenete al casato dei Bellucci, -io avevo solo il compito di trattenerti. La Maremma ha infiniti piani- Alessio.
-E’ una grande musicista; ma i generali li compra a Lidl, fammi capire… - Morte.
-Ah! Ma vedi, io non sono il vero generale: è il mio luogotenente il generale- Alessio.
-Ma questo è un twist finale pazzesco! Non ho fatto in tempo a vederlo, chi è il tuo generale, qual è il suo nome?- Morte.
-E’ una lei… il suo nome rintrona nel Sottomondo, sulla Thriller Bark e nelle Miniere di Moria… lei è… - Alessio.
-Brenda Brodo, sono qui per ucciderti sorellina!- Brenda.
-Badachieee, ma non eri in tedescolandia? VOGLIA MIA DI VITA, VOGLIA DI SILENZIO, VOGLIA DI CALORE UMANOOO, NEL MIO VIAGGIO HO SOLO POSTO PER MEEE!- Ginevra.
-Germania, si chiama Germania! QUESTA RAGAZZA OCCHI CIELO HA CONQUISTATO ANCHE MEE!- Brenda.
-Ma lo volete capire prima o poi che non faccio mai educazione fisica a scuola? Che ne so della geografia- Ginevra.
-Ma a scuola tua tutte le materie convergono in educazione fisica? In Germania è diverso- Brenda.
-Vabè sai, la riforma, i camaleonti spagnoli- Ginevra.
-Camaleonti spagnoli?- Brenda.
-Era un momento di noonsense full power, mi capita. Comunque non sapevo di avere una sorella, un’altra Ciardi!- Ginevra.
-Escono fuori dalle fottute pareti tutte ‘ste Ciardi- fioraio.
Ginevra mangiò il fioraio come pacman mangia i fantasmini quando prende il pacdot di potenziamento, ovvero spalancando la bocca a 120 gradi.
-Buono, un po’ salato; e quindi tu sei la vera generalessa della Maremma?- Ginevra.
-Tuo padre era un diversivo per tenere ferma la Morte e lasciare che io mi occupassi di te. La nostra famiglia ha sempre ottenuto un grande prestigio dalla Maremma- Brenda.
-Spiega velocemente che inizio già ad annoiarmi- Ginevra.
-Non c’è molto altro. Sei nata tu, sotto quello stupido segno di ScivoloAnanas, i soliti predestinati che arrivano a rompere l’anima quando un onesto cattivo decide di conquistare il mondo. Sapevamo che l’Un ti avrebbe contattato, per mettere in guardia anche la Morte- Brenda.
-Come facevate a saperlo?- Ginevra.
-Ce l’ha detto lo Schnibble, perché in questa città u Buzuk sono sfruttati e oppressi. La villa invece appartiene al professor Azimuth, uno scienziato di valore, stimato per i suoi studi sul tempo- Brenda.
-Ah, capisco- Ginevra.
-Veramente nulla di tutto ciò aveva un senso- Alessio.
-Siete arrivati pure voi due?- Ginevra.
-Comunque il senso c’era, tutto ha senso, tutto scorre, phanta rei- Morte.
Poi si ricordarono che erano in guerra gli uni contro gli altri e si separarono, Ginevra e la Morte da un lato, Brenda e Alessio dall’altro. I mudkip accorsero per eseguire gli ordini della generalessa della Maremma.
-Mi dispiace sorellina, ma i nemici della Maremma vanno eliminati- disse Brenda prendendo un enorme martello di guerra a due mani.
-WHACK A GINE!-
-No vabò non ci credo- Morte.
Ma prima che la colpisse facendole fare “boing” come quel video su facebook, un fascio di luce irruppe dal cielo portando fra le mani della fiorentina un gatto panciuto.
-Mi prenda un colpo se non è Birra!- Ginevra.
-E se poi te ne penti?- Morte; -comunque voglio vedere come fai a batterla con un gatto. Usa il setussebuhodillo piuttosto-.
-Tu non comprendi il potere del mio gatto- rispose Ginevra, voltandosi verso la sorella.
-Ma l’hai visto oggi per la prima volta questo gatto, io mi oppongo!- Morte.
-Respinta. Quando la usi tu l’invenzione letteraria va bene, se la uso io no?- Ginevra.
-E fai come ti pare- Morte.
Ginevra si rivolse a Brenda.
-Tu sarai più grande sorella, vivrai anche in tedescolandia, avrai fatto un sacco di educazione fisica e quindi sarai più intelligente; ma se combatti per una dea sfigata che vuole conquistare il mondo per i suoi scopi invece di proteggerlo dalle minacce esterne, se ti riduci a uno strumento, non vali più di me. Adesso sparisci che a casa ho lasciato msn acceso e si starà illuminando tutto il computer per i messaggi istantanei- Ginevra.
La Morte guardò verso la magione dei Bellucci, dove dalla stanza di Ginevra partiva un fascio di luce abbagliante. “Ma quanta gente la sta chiamando su msn?” pensò.
-Ridicolo, addio sorellina: whack a Gine!- annunciò Brenda scagliandosi all’attacco.
-Vai, gatto volante!- rispose Ginevra lanciando Birra.
-Secondo me l’Un non voleva che tu l’usassi esattamente in questo modo- Morte.
-Stai zitto, l’ha mandato a me, è il mio gatto, lo uso come dico io… tutto mio, il mio tessssoro- Ginevra.
La Morte si mise a piangere in un angolo chiamando Puchi disperatamente, ma non arrivò.
Quando il gatto giunse a uno sputo da Brenda, accadde l’impensabile. No, Fabio non smise di bestemmiare, per motivi legati alla sua natura illogica ed irriverente, però il gatto si trasformò in una tigre grande quanto un palazzo, con due zanne da cui colava della birra.
-Che birra è? Haineken?- Alessio.
-Macchè, Peroni- Morte.
-Ma cosa diavolo è diventato quel gatto?- Brenda.
-Non puoi fermare Berserk Birra, il gatto che una volta conoscevi è digievoluto!- Ginevra.
-Secondo me tu non sapevi cosa sarebbe accaduto lanciandolo, sei stata solo fortunata- Morte.
-Sht, che ti sentono- Ginevra.
-Non c’è scelta- esclamò Brenda tirando Alessio per un braccio, -ci ritiriamo, non siamo attrezzati per combatterlo. La missione è fallita-.
-Forse dovremmo fermarli- Morte.
-Mi fa fatiha, hai idea di quante cose sono successe oggi? E non ho ancora mangiato neppure un arrosticino- Ginevra.
Brenda Brodo Ciardi aprì un portale con i suoi poteri, a forma di mudkip tanto per restare in tema.
-Arrivederci, sorellina. La prossima volta che ci incontreremo sarà l’ultima. Maremma is the best!-
-L’Un ftw- Ginevra.
Alessio si volse a fissare suo fratello un ultima volta prima che il portale si richiudesse: nel suo sguardo c’erano sia rancore che rammarico, oltre che un’evidente voglia di gelato al cioccolato.
Quando i due svanirono, i mudkip si dissolsero e sulla collina del Pianto tornò la calma.
-Ce la siamo cavata con poco, tu sei illesa e io sono stato solo sfiorato da quei bollaraggio. Va bene così- Morte.
-Ma Alessio ci ha raggiunti che pareva illeso, anche se ti ho visto chiaramente colpirlo a morte- Ginevra.
-Gli ho dato un senzu subito dopo; sai, quei fagioli di Balzar che ripristinano le forze- Morte.
-Fai il duro, ma alla fine sei buono pure tu- Ginevra.
-Zitta- Morte.
-ScimScem è puccioso, simbysimbysimby- Ginevra.
La Morte non fece in tempo ad insultarla che quella cadde al suolo; si avvide che la malvvvagia e pervvversa, stremata pure avendo fatto poco o niente, si era messa a dormire per terra improvvisando un cuscino con la condensazione della sua aura nera.
-Questa non cambierà mai-.
Il gigantesco Berserk Birra si avvicinò provocando movimenti eccessivi della crosta terrestre, facendo le fusa. -Mi piacerebbe sapere cosa farmene adesso di questo coso- disse fissandolo.
Raccattando la fiorentina, gatto gigante e falce, la Morte si avviò verso la fortezza, chiedendosi quante puntate mancassero a beach per il rilascio di Grimmjow GigerJacques.
Parte Seconda
Spoiler
Here is the enemy
I ricordi tormentano il cuore
I ricordi tormentano il cuore... ma il cuore continua a guardare al passato
Here is the enemy
Spoiler
Cena movimentata - Commemorazione meeting Bologna 2010 insideLa Morte sedeva pensierosa nel suo ufficio, mentre giocava al ds ad animalcrossing wild world; era palese che non stesse prestando troppa attenzione al gioco, perchè Tom Nook era morto e gli scarafaggi nell'abitazione del personaggio, disabitata da troppo tempo, avevano indetto un referendum contro la serie vimini, impedendo l'accesso alla stanza superiore dove si trovava il letto del crosser per salvare i dati di gioco.
-Scarafaggi folli, datevi fuoco, voglio salvare il gioco!- Simone.
Sullo schermo superiore apparve un messaggio degli scarafaggi: "Abbasso il tiranno, la Nintendo ci fece liberi!"
-Dannati, questa scheda di gioco è regolarmente comprata, non ho messo la rom sul...- Simone.
Ginevra si schiantò sulla Morte cadendo dal soffitto, esclamando "WAAAAAAAAREEEEEZ".
-Non stavi dormendo? Mi distruggerai l'ufficio, diana! Ho già fatto ricostruire il muro con la porta- Simone.
-Lascia stare quei piattoloni- Ginevra.
-Piattocosa?- Simone.
-Massì, gli scarafaggi, a Firenze si chiamano così; e poi sei troppo tirchio, era solo un muro, che ti costa rifarlo- Ginevra.
-Io tirchio? Ma quannn mai, ma che vai dicieeennnn- Simone.
-Non è che abbia tutti i torti, ci sarebbero quegli 80 centesimi di Bologna, al meeting- Riccardo.
-CAVERNA, HO FATTO CAVERNA, GIRA LA RUOTA!- Ginevra.
-Fuori tutti!- Simone.
-Oggi sei nevrastenico, dovresti chetarti; vado in cucina intanto- Ginevra.
Le serve della cucina la sentirono, firmarono un biglietto di scuse e fuggirono dai sotterranei, che però non erano presenti e furono costruiti al momento.
La Morte, ovvero Simone, penso che dopo millemila pagine abbiate capito che sono la stessa persona, tornò a sedersi. Lanciò il ds perchè tanto gli scarafaggi erano fuggiti e sarebbe uscito entro un anno il 3ds, così ci sarebbe stato un nuovo capitolo di animalcrossing, e nuovi scarafaggi in 3ds.
-Pensano tutti al titolo del gioco nuovo; per alcuni sarà "animalcrossing: fuck you tortimer", dato che il personaggio principale sarà anche sindaco. Nessuno pensa agli scarafaggi- Simone.
Poi si portò una mano al torace.
-Maledizione, sento una cosa qua, qua, in mezzo al petto. Com'è che si chiama?- Simone.
-Polmone?- personaggiochenonesisteehoinventatoioalmomentoperrisparmiarmilaseccaturadiinventarmiunnome.
-Ma no, con quello ci si respira. Ad essere oppreso è il, oddio, lo linguo sulla punta!- Simone.
-Vuoi dire che lo hai sulla punta della lingua? E' il cuore comunque, poi che ne so, apri un topic con un sondaggio- personaggiochenonesisteehoinventatoioalmomentoperrisparmiarmilaseccaturadiinventarmiunnome.
-Il cuore, ecco, sì- Simone.
-Io il cuore non ce l'ho, yohohohoh- Brook.
Poi la Morte ci ripensò, immaginandosi Veronica che gli diceva "simby puccioso!", ed esclamò: -No, ma il cavolo, io non ho il cuore, io..
Ma non c'era nessuno nella stanza, solo lui.
Rivide l'immagine di Alessio che varcava il portale con Brenda, rispettivamente luogotenente e generalessa della Maremma.
Sferrò un pugno contro il muro, ma non riuscì a colprirlo perchè esso si spostò; colpa dell'incantasimo di protezione che aveva applicato alla stanza, e un po' ovunque nella magione, per difendere gli oggetti da Ginevra
Rivide lo sguardo di Alessio, indecifrabile, e il portale che si chiudeva.
Rivide il primo episodio di asdfmovie nella sua mente, ripendanso al parchimetro che salutava.
-Fa male lo stesso, con o senza cuore- Simone.
-Dillo a me- fece un paziente che stava morendo per arresto cardiaco.
Il portale si riaprì su una vasta zona verdeggiante dove si inseguivano, sgradevoli alla vista, dei pony diversamente abili; non erano pony su sedie a rotelle, ma cavallini in grado di volare perchè dotati di ali, altri con pinne sul dorso potevano nuotare, altri ancora in grado di sparare palle di lava se prendevano un fiore di fuoco con una faccina sorridente sullo stelo.
-Super Mario si lamenterà di nuovo se li vede- fece Alessio De Bellucci indicandoli, -lo ha già fatto per i funghi 1-up-.
-Che sono, funghi che uppano i topic? E comunque quella volta avevamo preso anche la principessa, era diverso. Quei fiori ci appartengono di diritto- Brenda.
-Stanno appiccando fuoco ad alcuni pony- Alessio.
-Tanto la Maremma può crearne a centinaia; andiamo ora, lei ci sta aspettando- Brenda.
La generalessa fece strada al luogotenente fino a un gazebo posto su una piattaforma rialzata, che svettava dall'alto di una montagna dominante i giardini, e molti fiumi scorrevano di qua e di la conferendo a quel luogo il colorito verde di cui necessitava; il sole era alto, le nuvole bianche, e per rovinare il tutto alcuni bambini in lontananza venivano fucilati senza motivo.
Una figura sedeva sul trono al centro del gazebo, immersa in un'ombra che non poteva stare lì, per ovvi motivi derivanti dalla posizione solare, ma c'era comunque.
-E' arrivata la serie completa di dvd di voyager?-
-Veramente siamo BrendaBrodo Ciardi e Alessio de Bellucci, di ritorno dal mondo reale. Dai pressi di carmignano precisamente- Brenda.
-Ah, capisco, non è la posta-. Per un istante sembrò che la figura piangesse, poichè desiderava ardentemente quei dvd di voyager.
-Beh, allora, com'è andata la missione?-
-Mission, complete!- Tarma, Marco, Eri e Fio di metal slug in coro.
-Si ma voglio saperlo dai miei dipendenti se permettete-
-Abbiamo fallito- Brenda; poi si rivolse ad Alessio: -E' "abbiamo fallito" o "siamo fallito"?-
-"Abbiamo fallito" ovviamente- Alessio, pensando che nel loro caso avrebbe avuto abbastanza senso anche "siamo fallito".
-Quando torno a Firenze la uccido Ginevra, altro che studio fotografico insieme- Brenda.
-Deduco che non siete riusciti a batterli-
-La forza di Simone da quando è diventato un Predestinato con i poteri di Morte è notevolmente migliorata. Per il resto li avremmo certamente battuti se non fosse intervenuto l'Un- Alessio.
-La seconda divinità è intervenuta nello scontro? O stai semplicemente rosicando?-
-Ha mandato alla fiorentina un gatto capace di digievolversi in una bestia assurda- Brenda.
-L'Un e i suoi canicamion la pagheranno cara molto, molto presto-
Poi la figura si alzò dal trono con uno scrocchio della schina molto poco promettente.
-Chiamate i Decaduti e portatemi una pomata! Quella fiorentina è potenzialmente pericolosa. Ogni rivale, Ginevra, Morte, o Un che sia verrà tolto di mezzo, parola della Dea della Maremma!-
-Chiedo il permesso di andare a fare la prima versione di latino delle vacanze estive- Alessio.
-Chiedo il permesso di andare con lui e di fare di tutto per distrarlo e impedirglielo- Brendo.
-Concesso a entrambi- Dea della Maremma.
-Scarafaggi folli, datevi fuoco, voglio salvare il gioco!- Simone.
Sullo schermo superiore apparve un messaggio degli scarafaggi: "Abbasso il tiranno, la Nintendo ci fece liberi!"
-Dannati, questa scheda di gioco è regolarmente comprata, non ho messo la rom sul...- Simone.
Ginevra si schiantò sulla Morte cadendo dal soffitto, esclamando "WAAAAAAAAREEEEEZ".
-Non stavi dormendo? Mi distruggerai l'ufficio, diana! Ho già fatto ricostruire il muro con la porta- Simone.
-Lascia stare quei piattoloni- Ginevra.
-Piattocosa?- Simone.
-Massì, gli scarafaggi, a Firenze si chiamano così; e poi sei troppo tirchio, era solo un muro, che ti costa rifarlo- Ginevra.
-Io tirchio? Ma quannn mai, ma che vai dicieeennnn- Simone.
-Non è che abbia tutti i torti, ci sarebbero quegli 80 centesimi di Bologna, al meeting- Riccardo.
-CAVERNA, HO FATTO CAVERNA, GIRA LA RUOTA!- Ginevra.
-Fuori tutti!- Simone.
-Oggi sei nevrastenico, dovresti chetarti; vado in cucina intanto- Ginevra.
Le serve della cucina la sentirono, firmarono un biglietto di scuse e fuggirono dai sotterranei, che però non erano presenti e furono costruiti al momento.
La Morte, ovvero Simone, penso che dopo millemila pagine abbiate capito che sono la stessa persona, tornò a sedersi. Lanciò il ds perchè tanto gli scarafaggi erano fuggiti e sarebbe uscito entro un anno il 3ds, così ci sarebbe stato un nuovo capitolo di animalcrossing, e nuovi scarafaggi in 3ds.
-Pensano tutti al titolo del gioco nuovo; per alcuni sarà "animalcrossing: fuck you tortimer", dato che il personaggio principale sarà anche sindaco. Nessuno pensa agli scarafaggi- Simone.
Poi si portò una mano al torace.
-Maledizione, sento una cosa qua, qua, in mezzo al petto. Com'è che si chiama?- Simone.
-Polmone?- personaggiochenonesisteehoinventatoioalmomentoperrisparmiarmilaseccaturadiinventarmiunnome.
-Ma no, con quello ci si respira. Ad essere oppreso è il, oddio, lo linguo sulla punta!- Simone.
-Vuoi dire che lo hai sulla punta della lingua? E' il cuore comunque, poi che ne so, apri un topic con un sondaggio- personaggiochenonesisteehoinventatoioalmomentoperrisparmiarmilaseccaturadiinventarmiunnome.
-Il cuore, ecco, sì- Simone.
-Io il cuore non ce l'ho, yohohohoh- Brook.
Poi la Morte ci ripensò, immaginandosi Veronica che gli diceva "simby puccioso!", ed esclamò: -No, ma il cavolo, io non ho il cuore, io..
Ma non c'era nessuno nella stanza, solo lui.
Rivide l'immagine di Alessio che varcava il portale con Brenda, rispettivamente luogotenente e generalessa della Maremma.
Sferrò un pugno contro il muro, ma non riuscì a colprirlo perchè esso si spostò; colpa dell'incantasimo di protezione che aveva applicato alla stanza, e un po' ovunque nella magione, per difendere gli oggetti da Ginevra
Rivide lo sguardo di Alessio, indecifrabile, e il portale che si chiudeva.
Rivide il primo episodio di asdfmovie nella sua mente, ripendanso al parchimetro che salutava.
-Fa male lo stesso, con o senza cuore- Simone.
-Dillo a me- fece un paziente che stava morendo per arresto cardiaco.
Il portale si riaprì su una vasta zona verdeggiante dove si inseguivano, sgradevoli alla vista, dei pony diversamente abili; non erano pony su sedie a rotelle, ma cavallini in grado di volare perchè dotati di ali, altri con pinne sul dorso potevano nuotare, altri ancora in grado di sparare palle di lava se prendevano un fiore di fuoco con una faccina sorridente sullo stelo.
-Super Mario si lamenterà di nuovo se li vede- fece Alessio De Bellucci indicandoli, -lo ha già fatto per i funghi 1-up-.
-Che sono, funghi che uppano i topic? E comunque quella volta avevamo preso anche la principessa, era diverso. Quei fiori ci appartengono di diritto- Brenda.
-Stanno appiccando fuoco ad alcuni pony- Alessio.
-Tanto la Maremma può crearne a centinaia; andiamo ora, lei ci sta aspettando- Brenda.
La generalessa fece strada al luogotenente fino a un gazebo posto su una piattaforma rialzata, che svettava dall'alto di una montagna dominante i giardini, e molti fiumi scorrevano di qua e di la conferendo a quel luogo il colorito verde di cui necessitava; il sole era alto, le nuvole bianche, e per rovinare il tutto alcuni bambini in lontananza venivano fucilati senza motivo.
Una figura sedeva sul trono al centro del gazebo, immersa in un'ombra che non poteva stare lì, per ovvi motivi derivanti dalla posizione solare, ma c'era comunque.
-E' arrivata la serie completa di dvd di voyager?-
-Veramente siamo BrendaBrodo Ciardi e Alessio de Bellucci, di ritorno dal mondo reale. Dai pressi di carmignano precisamente- Brenda.
-Ah, capisco, non è la posta-. Per un istante sembrò che la figura piangesse, poichè desiderava ardentemente quei dvd di voyager.
-Beh, allora, com'è andata la missione?-
-Mission, complete!- Tarma, Marco, Eri e Fio di metal slug in coro.
-Si ma voglio saperlo dai miei dipendenti se permettete-
-Abbiamo fallito- Brenda; poi si rivolse ad Alessio: -E' "abbiamo fallito" o "siamo fallito"?-
-"Abbiamo fallito" ovviamente- Alessio, pensando che nel loro caso avrebbe avuto abbastanza senso anche "siamo fallito".
-Quando torno a Firenze la uccido Ginevra, altro che studio fotografico insieme- Brenda.
-Deduco che non siete riusciti a batterli-
-La forza di Simone da quando è diventato un Predestinato con i poteri di Morte è notevolmente migliorata. Per il resto li avremmo certamente battuti se non fosse intervenuto l'Un- Alessio.
-La seconda divinità è intervenuta nello scontro? O stai semplicemente rosicando?-
-Ha mandato alla fiorentina un gatto capace di digievolversi in una bestia assurda- Brenda.
-L'Un e i suoi canicamion la pagheranno cara molto, molto presto-
Poi la figura si alzò dal trono con uno scrocchio della schina molto poco promettente.
-Chiamate i Decaduti e portatemi una pomata! Quella fiorentina è potenzialmente pericolosa. Ogni rivale, Ginevra, Morte, o Un che sia verrà tolto di mezzo, parola della Dea della Maremma!-
-Chiedo il permesso di andare a fare la prima versione di latino delle vacanze estive- Alessio.
-Chiedo il permesso di andare con lui e di fare di tutto per distrarlo e impedirglielo- Brendo.
-Concesso a entrambi- Dea della Maremma.
Spoiler
SeparazioneGinevra entrò tutta contenta in cucina, durante la giornata c'erano solo tre eventi che potevano renderla così felice: la colazione, il pranzo e la cena. Iniziò a rivoltare a terra le sedie che la servitù della magione aveva accuratamente predisposto, minando la perfezione di quella tavola apparecchiata.
-Potrebbe smettere di lanciare le sedie?- Pasqualino Sinagoga.
-Mi stanno fissando! E poi tu non eri la Morte in Seconda?- Ginevra.
Pasqualino ci pensò un po' su, poi estrasse un quintale di bigliettini dalla tasca e lesse impacciatamente: -Certo che sono la Morte in Seconda, non sto nascondendo nulla e il mio comportamento non maschera celate intenzioni nè fa presagire nulla di strano-.
-Ah, ok- Ginevra.
-Beh, a me il suo atteggiamento pare palesemente sospetto- Riccardo.
-Riccardo? La prossima comparsa mi farà morire di infarto, quando sei arrivato?- Ginevra.
-Simone mi ha invitato a cena perchè ho fatto la guida a Bologna- Riccardo.
-Forse vuole ripagarti di quegli 80 centesimi- Ginevra.
Poi la serietà della fiorentina tornò a farsi benedire e lei ricominciò a saltare come un'invasata urlando "we have dinner, dinner, dinner!"
-La prego, un po' di contegno- Pasqualino.
-Non insultare mia mamma, diana!- Ginevra.
Riccardo si mise in un angolo a studiare un volume da ottocento pagine e passa per l'università, intitolato "mille motivi per mettere un advance thread ad accesso limitato sui forum", il classico tomo le cui pagine, nel corso dello sstudio, tendono a moltiplicarsi e riprodursi al ritmo del possessore, tanto che Riccardo prese a prenderlo a testate.
Era più o meno questa, quindi, la situazione generale: Ginevra che correva per la stanza cantando e mettendola a soqquadro, Riccardo che tentava di studiare senza riuscirci, Pasqualino Sinagoga che lanciava educatamente maledizioni inseguendo la fiorentina nell'intento di placarla, e la servitù che piangeva nell'angolo spaventata; il diavolo mostrava tutto questo a Giulia Coco, sussurrando malevolo: -Vedi, avrai tutto questo e molto altro se rinuncerai a Mirko-.
Ma lei rispondeva: -No, stfu Satana, Mirko ti amo!1!-.
-Bruciaaaa- Ginevra.
-Dovrei dirlo io- Diavolo.
Poi la porta principale si spalancò ed entrò Simone, si diresse sul piano rialzato dei professori accanto alla Mc Granitt e Piton e parlò dicendo: -Benvenuti, ragazzi e ragazze, procediamo allo smistamento nelle quattro case con il cappello parlante-.
-Voglio essere assegnata a DugongoAzzurro- Ginevra.
Sul cappello parlante apparve una scritta: "Warning: the house you are looking for doesn't exist, please refresh your brain!"
-Ho detto Dugongo!- Ginevra.
Poi Simone tornò serio, urlò un po', e con l'aiuto di mercenari sottopagati costrinse la fiorentina, Pasqualino e Riccardo a sedersi; Riccardo veramente si era già seduto, conoscendo le buone maniere, ma questo non è rilevante per la nostra storia. La servitù era fuggita da tempo.
-Finalmente la calma, santapaletta!- Simone.
-Conosco bestemmie più brutte, come ad esempio...- Ginevra.
-Sta zitta o brucerai!- Simone.
-Tu soffri lo stress, tu soffri lo stress, sei stanco e fuori forma, nanana- Ginevra.
-Nana, per l'appunto- Simone.
-Ti picchio- Ginevra.
-Potrei sapere perchè io devo cenare con voi? Di solito sto con la servitù- Pasqualino.
Simone gli passò una pistola dicendo: -Perchè tu ormai fai parte della famigghia, e devi uccidere Don Calogero-.
-Ma vuoi fare il serio?- Ginevra.
-Ma parli tu?- Simone.
-Io non posso fare troppo tardi che fra due giorni devo dare l'esame universitario sull'advance thread e...- Riccardo.
-Si, si, ho capito, ora ceniamo. Tanto prendi 30 e lode come sempre, secchione- Simone.
-Ti faccio notare che tu sei stato promosso con la media del 9 e passa in terzo liceo scientifico eh- Ginevra.
-Se questa non è pubblicità scolastica occulta...- Pasqualino.
-CAMERIERE, CAMERIERE!- Simone.
-Sta urlando come a Bologna- Riccardo.
-E' solo un caso, non penso che sia una cena per ricordarci quell'evento... ehi, ridammi quel bicchiere viola o t'ammazzo!- Ginevra.
-No, l'ho preso e me lo tengo, tu tieni quello rosa. Ci sputo dentro, così non hai il coraggio di riprendertelo- Simone.
-Guarda che piango!- Ginevra.
-Anche a Bologna ti rubò il bicchiere, sono sempre più convinto che questo sia un dejavù- Riccardo.
-Che è, un nuovo gestore telefonico? Comunque mi convincerò alla terza coincidenza- Ginevra.
Arrivò in quel momento il cameriere portando le lasagne alla bolognese.
-Ok, convinta- Ginevra.
-Un altro brillante caso è stato risolto, mi fa bene giocare al professor layton- Riccardo. Mentre il detective Conan lo minacciava di morte, si alzò per uscire di scena teatralmente, ma gli fecero notare che non erano per nulla impressionati.
-Perchè si sono solo due porzioni di lasagne alla bolognese se noi siamo in tre?- Ginevra.
-Siamo rimasti in tre, tre somari e tre briganti; comunque grazie per avermi contato fra di voi eh- Pasqualino.
La Morte guardò stupito Ginevra, come se avesse affermato qualcosa di ridicolmente ovvio.
-Tu mangi la frutta- Simone.
-Cosa? Ma sei pazzo?- Ginevra.
-Guarda che non l'ha deciso lui, è scritto sul menù- Riccardo.
In effetti sul menù del giorno vi era scritto "Le Ginevre mangiano la frutta".
-Ma il menù è firmato da te!- esclamò la fiorentina fissando la Morte.
-E' un caso- Riccardo.
-Finiscila di difenderlo!- Ginevra.
-Adesso basta, c'è gente che non ha tutte le cose buone che hai tu, mangia o te ne vai a in camera tua!- Simone.
Ginevra richiamò indietro il cameriere furibonda.
-Desidera?- cameriere.
-To', riprenditi la frutta, inviala in Africa dai bambini poveri e portami un fioraio- Ginevra.
-Sarà fatto, riverisco- rispose quello, scomparendo nell'ombra.
-Perchè tutti quelli che lavorano per te sono inquietanti?- Ginevra.
-E' solo una discriminante impressione- ribattè Simone porgendo il piatto vuoto a un vampiro che grondava sangue dai lunghi canini appuntiti.
-Già- ammise Ginevra, ma sentiva di non esserne convinta.
-Bene, allora buon appetito- Riccardo.
-Quoto- Pasqualino. Poi ripensò che lui non aveva da mangiare e prese in considerazione l'idea di andare a fare la Morte in Seconda in Africa, dai bambini poveri.
-Si, ok, ma io non ho nulla da mangiare, mi sto innervosendo- Ginevra.
-Ha ragione, il suo livello di combattimento sale vertiginosamente- Pasqualino.
-Se fai la brava prima di andare a dormire ti racconto di nuovo la favola di Jack lo Squartatore- Simone.
-Davvero lo farai?- Ginevra.
-Certo- Simone.
-Leggo menzogna nei tuoi occhi; ma intendi Jack del forum?- Riccardo.
-Ho detto "Jack lo Squartatore", non "Jack il Trollatore"- Simone.
-Oddio, come nel video di quel cantante russo: trolololololollololò trolololololllll- Ginevra.
Dopo qualche minuto di simili colte conversazioni, tornò il cameriere, che per tutte le ferite che aveva sembrava essere stato in guerra; porse a Ginevra un vassoio con un fioraio stecchito che recava in bocca un'arancia.
-Fioraio all'arancia!- esclamò felice il cameriere; -è incredibile quanto scarseggi simile selvaggina-.
-Felice giorno del ringraziamento!- Ginevra.
-Posso dirti con sicurezza che si mangia tacchino il giorno del ringraziamento, ho già dato un esame in "costumi e baldracche usanze americane"- Riccardo.
-YOu are insulting my paese?- Bianca.
-Ma questo è il giorno del ringraziamento per i valorosi camerieri e da oggi per ogni anno fino alla fine dei secoli verrà celebrato con fiorai all'arancia- Ginevra.
-Amen- Pasqualino.
La Morte iniziò a minacciare Ginevra di rompere il bicchiere viola se non si fosse sbrigata a mangiare, ma si accorse che il vassoio era già vuoto.
-Ma ti resta sullo stomaco!- Pasqualino.
-Ho dato un esame in "pasti e cene speciali", non può aver mangiato quel fioraio così in fretta- Riccardo.
-Avrà a che fare con la cintura di Orione?- Simone.
-Lo chiederò ai cerchi nel grano- Roberto Giacobbo.
-Ittù cosa ne sai di un campo di grano, che ne sai di un amore lontano, che ne sai che ne sai che ne sai!- Ginevra.
Poi la Morte si fece incredibilmente seria e ordinò di spegnere alcune candele per creare atmosfera.
-Seduta spiritica?- Ginevra.
-No, ora devo parlarti seriamente- Simone.
-No, dai- Ginevra.
-Riguarda li eventi accaduti recentemente- Simone.
-La battaglia contro Brenda e Alessio? Beh, grazie, è stato l'altro giorno- Ginevra.
-Tre giorni fa veramente- Simone.
-The saaaaame!- Ginevra.
-L'Un ti aveva dato il compito di aiutare la Morte, perchè, se fosse stata sconfitta, la Maremma avrebbe conquistato Carmignano, poi Firenze, poi il mondo, no?- Simone.
-Esatto, Carmignano caput mundi!- Ginevra.
-La presenza di Simone ti fa imparare il latino?- Riccardo.
-No grazie, sto cercando di smettere- Ginevra.
-Li abbiamo sconfitti quei due, no? Anche se non siamo riusciti a ucciderli- Simone.
-Ovvìa, sono sempre mia sorella e tuo fratello- Ginevra.
-Alessio De Bellucci non è più mio fratello- Simone.
-Allora perchè ti porti appeso al collo l'album fotografico di quando eravate piccoli?- Ginevra.
-E' un caso!- Simone.
-Si certo, e io sono admin su ACL- Ginevra.
-Ma tu lo sei- Riccardo.
-Dici seriamente?- Ginevra.
-Ad ogni modo io esco fuori da questa storia, non ho più nulla a che fare con loro. Sono la Morte e vivo da decenni in questa magione con Pasqualino Sinagoga...- Simone.
-Senza pagare l'affitto vorrei precisare- Pasqualino.
-Senza pagare l'affitto, sì. Tu sei ancora giovane, vai, corri, svagati, divertiti, salva il mondo- Simone.
-Ma abbiamo entrambi 17 anni!- Ginevra.
-INVENZIONE LETTERARIA LA MIA- Simone.
-ScimScem, tu possiedi sul palmo della mano il simbolo di ScivoloAnanas, no? Vuol dire che sei un predestinato e hai a che fare con la vicenda. Giusto Riccardo?- Ginevra.
-Certo, certo, tutto giusto, tutto molto bello- rispose Riccardo continuando a leggere il suo libro.
-Vedi, lo dice anche lui- Ginevra.
-Ma se non ti ascolta neanche- Simone.
-Smettila di voler fare per forza la parte del cattivo, mi da' noia salvare il mondo da sola- Ginevra.
-Sono cattivo; lascerai la magione domani mattina all'alba- Simone.
Ginevra tentò di trattenerlo scaracchiandogli in un occhio.
-Ma che diavolo!- Simone.
-Si, mi hai chiamata?- Giulia Coco.
-Simo, pensavo che tu fossi davvero una brava persona, invece sei un egoista senza cuore che costringe la gente a mangiare la frutta e che gioca a farmville- Ginevra.
Era palese che stesse per piangere, ma la Morte non si commosse, anzi si trattenne dall'impugnare la falce perchè la fiorentina aveva insultato farmville.
-Senza cuore. E' la prima cosa sensata che dici in vita tua. Buonanotte-.
E se ne andò, mentre Ginevra gli urlava dietro: -La prima fu "ho fame! Ma buona notte sti due...!-
-Niente volgarità per carità- Riccardo.
-Mi fa innervosire quando fa così, lo so che ha una voglia matta di falciare tutti i nemici, però no, deve fare bella figura e farsi desiderare!- Ginevra.
-Fa sempre così, l'hanno fabbricato male, non c'era neppure la garanzia- Pasqualino.
-Non hai visto i suoi occhi mentre diceva quelle cose- Riccardo.
-Se ha sempre quel dannato cappuccio sul viso!; gli tirerei du schianti negli occhi a volte- Ginevra.
-Se combattesse dovrebbe riaffrontare suo fratello prima o poi. Tu vorresti rischiare di uccidere tuo fratello?- Riccardo.
-Se non tifa la Fiorentina, beh si- Ginevra.
-Sarebbe doloroso. Quindi preferisce nascondere i suoi sentimenti e lasciare andare te, fuggendo il suo destino e le sue paure. Sa che te la caveresti bene anche senza di lui- Riccardo.
-Mi dispiace di averlo trattato male. No, ok, non è vero. Aspetta, ma tu queste cose come fai a dirle con sicurezza? E' perchè lo conosci da più tempo di me, vero?- Ginevra.
-Guarda che stanno scritte su quel muro lì, ai cui piedi giaciono i cadaveri di Red e Toby nemici amici volpino e cagnolino ftw- rispose Riccardo indicando una parete della stanza, mentre la sua mente iniziava a dare i primi segni di cedimento mentale dovuto allo studio eccessivo e ai chissà quali ingredianti usati per le lasagne alla bolognese.
Ginevra fissò la parete, accorgendosi che diceva il vero.
-Perchè queste cose io non le noto mai?- chiese; e, ora più affranta che innervosita, se ne andrò a dormire.
-Potrebbe smettere di lanciare le sedie?- Pasqualino Sinagoga.
-Mi stanno fissando! E poi tu non eri la Morte in Seconda?- Ginevra.
Pasqualino ci pensò un po' su, poi estrasse un quintale di bigliettini dalla tasca e lesse impacciatamente: -Certo che sono la Morte in Seconda, non sto nascondendo nulla e il mio comportamento non maschera celate intenzioni nè fa presagire nulla di strano-.
-Ah, ok- Ginevra.
-Beh, a me il suo atteggiamento pare palesemente sospetto- Riccardo.
-Riccardo? La prossima comparsa mi farà morire di infarto, quando sei arrivato?- Ginevra.
-Simone mi ha invitato a cena perchè ho fatto la guida a Bologna- Riccardo.
-Forse vuole ripagarti di quegli 80 centesimi- Ginevra.
Poi la serietà della fiorentina tornò a farsi benedire e lei ricominciò a saltare come un'invasata urlando "we have dinner, dinner, dinner!"
-La prego, un po' di contegno- Pasqualino.
-Non insultare mia mamma, diana!- Ginevra.
Riccardo si mise in un angolo a studiare un volume da ottocento pagine e passa per l'università, intitolato "mille motivi per mettere un advance thread ad accesso limitato sui forum", il classico tomo le cui pagine, nel corso dello sstudio, tendono a moltiplicarsi e riprodursi al ritmo del possessore, tanto che Riccardo prese a prenderlo a testate.
Era più o meno questa, quindi, la situazione generale: Ginevra che correva per la stanza cantando e mettendola a soqquadro, Riccardo che tentava di studiare senza riuscirci, Pasqualino Sinagoga che lanciava educatamente maledizioni inseguendo la fiorentina nell'intento di placarla, e la servitù che piangeva nell'angolo spaventata; il diavolo mostrava tutto questo a Giulia Coco, sussurrando malevolo: -Vedi, avrai tutto questo e molto altro se rinuncerai a Mirko-.
Ma lei rispondeva: -No, stfu Satana, Mirko ti amo!1!-.
-Bruciaaaa- Ginevra.
-Dovrei dirlo io- Diavolo.
Poi la porta principale si spalancò ed entrò Simone, si diresse sul piano rialzato dei professori accanto alla Mc Granitt e Piton e parlò dicendo: -Benvenuti, ragazzi e ragazze, procediamo allo smistamento nelle quattro case con il cappello parlante-.
-Voglio essere assegnata a DugongoAzzurro- Ginevra.
Sul cappello parlante apparve una scritta: "Warning: the house you are looking for doesn't exist, please refresh your brain!"
-Ho detto Dugongo!- Ginevra.
Poi Simone tornò serio, urlò un po', e con l'aiuto di mercenari sottopagati costrinse la fiorentina, Pasqualino e Riccardo a sedersi; Riccardo veramente si era già seduto, conoscendo le buone maniere, ma questo non è rilevante per la nostra storia. La servitù era fuggita da tempo.
-Finalmente la calma, santapaletta!- Simone.
-Conosco bestemmie più brutte, come ad esempio...- Ginevra.
-Sta zitta o brucerai!- Simone.
-Tu soffri lo stress, tu soffri lo stress, sei stanco e fuori forma, nanana- Ginevra.
-Nana, per l'appunto- Simone.
-Ti picchio- Ginevra.
-Potrei sapere perchè io devo cenare con voi? Di solito sto con la servitù- Pasqualino.
Simone gli passò una pistola dicendo: -Perchè tu ormai fai parte della famigghia, e devi uccidere Don Calogero-.
-Ma vuoi fare il serio?- Ginevra.
-Ma parli tu?- Simone.
-Io non posso fare troppo tardi che fra due giorni devo dare l'esame universitario sull'advance thread e...- Riccardo.
-Si, si, ho capito, ora ceniamo. Tanto prendi 30 e lode come sempre, secchione- Simone.
-Ti faccio notare che tu sei stato promosso con la media del 9 e passa in terzo liceo scientifico eh- Ginevra.
-Se questa non è pubblicità scolastica occulta...- Pasqualino.
-CAMERIERE, CAMERIERE!- Simone.
-Sta urlando come a Bologna- Riccardo.
-E' solo un caso, non penso che sia una cena per ricordarci quell'evento... ehi, ridammi quel bicchiere viola o t'ammazzo!- Ginevra.
-No, l'ho preso e me lo tengo, tu tieni quello rosa. Ci sputo dentro, così non hai il coraggio di riprendertelo- Simone.
-Guarda che piango!- Ginevra.
-Anche a Bologna ti rubò il bicchiere, sono sempre più convinto che questo sia un dejavù- Riccardo.
-Che è, un nuovo gestore telefonico? Comunque mi convincerò alla terza coincidenza- Ginevra.
Arrivò in quel momento il cameriere portando le lasagne alla bolognese.
-Ok, convinta- Ginevra.
-Un altro brillante caso è stato risolto, mi fa bene giocare al professor layton- Riccardo. Mentre il detective Conan lo minacciava di morte, si alzò per uscire di scena teatralmente, ma gli fecero notare che non erano per nulla impressionati.
-Perchè si sono solo due porzioni di lasagne alla bolognese se noi siamo in tre?- Ginevra.
-Siamo rimasti in tre, tre somari e tre briganti; comunque grazie per avermi contato fra di voi eh- Pasqualino.
La Morte guardò stupito Ginevra, come se avesse affermato qualcosa di ridicolmente ovvio.
-Tu mangi la frutta- Simone.
-Cosa? Ma sei pazzo?- Ginevra.
-Guarda che non l'ha deciso lui, è scritto sul menù- Riccardo.
In effetti sul menù del giorno vi era scritto "Le Ginevre mangiano la frutta".
-Ma il menù è firmato da te!- esclamò la fiorentina fissando la Morte.
-E' un caso- Riccardo.
-Finiscila di difenderlo!- Ginevra.
-Adesso basta, c'è gente che non ha tutte le cose buone che hai tu, mangia o te ne vai a in camera tua!- Simone.
Ginevra richiamò indietro il cameriere furibonda.
-Desidera?- cameriere.
-To', riprenditi la frutta, inviala in Africa dai bambini poveri e portami un fioraio- Ginevra.
-Sarà fatto, riverisco- rispose quello, scomparendo nell'ombra.
-Perchè tutti quelli che lavorano per te sono inquietanti?- Ginevra.
-E' solo una discriminante impressione- ribattè Simone porgendo il piatto vuoto a un vampiro che grondava sangue dai lunghi canini appuntiti.
-Già- ammise Ginevra, ma sentiva di non esserne convinta.
-Bene, allora buon appetito- Riccardo.
-Quoto- Pasqualino. Poi ripensò che lui non aveva da mangiare e prese in considerazione l'idea di andare a fare la Morte in Seconda in Africa, dai bambini poveri.
-Si, ok, ma io non ho nulla da mangiare, mi sto innervosendo- Ginevra.
-Ha ragione, il suo livello di combattimento sale vertiginosamente- Pasqualino.
-Se fai la brava prima di andare a dormire ti racconto di nuovo la favola di Jack lo Squartatore- Simone.
-Davvero lo farai?- Ginevra.
-Certo- Simone.
-Leggo menzogna nei tuoi occhi; ma intendi Jack del forum?- Riccardo.
-Ho detto "Jack lo Squartatore", non "Jack il Trollatore"- Simone.
-Oddio, come nel video di quel cantante russo: trolololololollololò trolololololllll- Ginevra.
Dopo qualche minuto di simili colte conversazioni, tornò il cameriere, che per tutte le ferite che aveva sembrava essere stato in guerra; porse a Ginevra un vassoio con un fioraio stecchito che recava in bocca un'arancia.
-Fioraio all'arancia!- esclamò felice il cameriere; -è incredibile quanto scarseggi simile selvaggina-.
-Felice giorno del ringraziamento!- Ginevra.
-Posso dirti con sicurezza che si mangia tacchino il giorno del ringraziamento, ho già dato un esame in "costumi e baldracche usanze americane"- Riccardo.
-YOu are insulting my paese?- Bianca.
-Ma questo è il giorno del ringraziamento per i valorosi camerieri e da oggi per ogni anno fino alla fine dei secoli verrà celebrato con fiorai all'arancia- Ginevra.
-Amen- Pasqualino.
La Morte iniziò a minacciare Ginevra di rompere il bicchiere viola se non si fosse sbrigata a mangiare, ma si accorse che il vassoio era già vuoto.
-Ma ti resta sullo stomaco!- Pasqualino.
-Ho dato un esame in "pasti e cene speciali", non può aver mangiato quel fioraio così in fretta- Riccardo.
-Avrà a che fare con la cintura di Orione?- Simone.
-Lo chiederò ai cerchi nel grano- Roberto Giacobbo.
-Ittù cosa ne sai di un campo di grano, che ne sai di un amore lontano, che ne sai che ne sai che ne sai!- Ginevra.
Poi la Morte si fece incredibilmente seria e ordinò di spegnere alcune candele per creare atmosfera.
-Seduta spiritica?- Ginevra.
-No, ora devo parlarti seriamente- Simone.
-No, dai- Ginevra.
-Riguarda li eventi accaduti recentemente- Simone.
-La battaglia contro Brenda e Alessio? Beh, grazie, è stato l'altro giorno- Ginevra.
-Tre giorni fa veramente- Simone.
-The saaaaame!- Ginevra.
-L'Un ti aveva dato il compito di aiutare la Morte, perchè, se fosse stata sconfitta, la Maremma avrebbe conquistato Carmignano, poi Firenze, poi il mondo, no?- Simone.
-Esatto, Carmignano caput mundi!- Ginevra.
-La presenza di Simone ti fa imparare il latino?- Riccardo.
-No grazie, sto cercando di smettere- Ginevra.
-Li abbiamo sconfitti quei due, no? Anche se non siamo riusciti a ucciderli- Simone.
-Ovvìa, sono sempre mia sorella e tuo fratello- Ginevra.
-Alessio De Bellucci non è più mio fratello- Simone.
-Allora perchè ti porti appeso al collo l'album fotografico di quando eravate piccoli?- Ginevra.
-E' un caso!- Simone.
-Si certo, e io sono admin su ACL- Ginevra.
-Ma tu lo sei- Riccardo.
-Dici seriamente?- Ginevra.
-Ad ogni modo io esco fuori da questa storia, non ho più nulla a che fare con loro. Sono la Morte e vivo da decenni in questa magione con Pasqualino Sinagoga...- Simone.
-Senza pagare l'affitto vorrei precisare- Pasqualino.
-Senza pagare l'affitto, sì. Tu sei ancora giovane, vai, corri, svagati, divertiti, salva il mondo- Simone.
-Ma abbiamo entrambi 17 anni!- Ginevra.
-INVENZIONE LETTERARIA LA MIA- Simone.
-ScimScem, tu possiedi sul palmo della mano il simbolo di ScivoloAnanas, no? Vuol dire che sei un predestinato e hai a che fare con la vicenda. Giusto Riccardo?- Ginevra.
-Certo, certo, tutto giusto, tutto molto bello- rispose Riccardo continuando a leggere il suo libro.
-Vedi, lo dice anche lui- Ginevra.
-Ma se non ti ascolta neanche- Simone.
-Smettila di voler fare per forza la parte del cattivo, mi da' noia salvare il mondo da sola- Ginevra.
-Sono cattivo; lascerai la magione domani mattina all'alba- Simone.
Ginevra tentò di trattenerlo scaracchiandogli in un occhio.
-Ma che diavolo!- Simone.
-Si, mi hai chiamata?- Giulia Coco.
-Simo, pensavo che tu fossi davvero una brava persona, invece sei un egoista senza cuore che costringe la gente a mangiare la frutta e che gioca a farmville- Ginevra.
Era palese che stesse per piangere, ma la Morte non si commosse, anzi si trattenne dall'impugnare la falce perchè la fiorentina aveva insultato farmville.
-Senza cuore. E' la prima cosa sensata che dici in vita tua. Buonanotte-.
E se ne andò, mentre Ginevra gli urlava dietro: -La prima fu "ho fame! Ma buona notte sti due...!-
-Niente volgarità per carità- Riccardo.
-Mi fa innervosire quando fa così, lo so che ha una voglia matta di falciare tutti i nemici, però no, deve fare bella figura e farsi desiderare!- Ginevra.
-Fa sempre così, l'hanno fabbricato male, non c'era neppure la garanzia- Pasqualino.
-Non hai visto i suoi occhi mentre diceva quelle cose- Riccardo.
-Se ha sempre quel dannato cappuccio sul viso!; gli tirerei du schianti negli occhi a volte- Ginevra.
-Se combattesse dovrebbe riaffrontare suo fratello prima o poi. Tu vorresti rischiare di uccidere tuo fratello?- Riccardo.
-Se non tifa la Fiorentina, beh si- Ginevra.
-Sarebbe doloroso. Quindi preferisce nascondere i suoi sentimenti e lasciare andare te, fuggendo il suo destino e le sue paure. Sa che te la caveresti bene anche senza di lui- Riccardo.
-Mi dispiace di averlo trattato male. No, ok, non è vero. Aspetta, ma tu queste cose come fai a dirle con sicurezza? E' perchè lo conosci da più tempo di me, vero?- Ginevra.
-Guarda che stanno scritte su quel muro lì, ai cui piedi giaciono i cadaveri di Red e Toby nemici amici volpino e cagnolino ftw- rispose Riccardo indicando una parete della stanza, mentre la sua mente iniziava a dare i primi segni di cedimento mentale dovuto allo studio eccessivo e ai chissà quali ingredianti usati per le lasagne alla bolognese.
Ginevra fissò la parete, accorgendosi che diceva il vero.
-Perchè queste cose io non le noto mai?- chiese; e, ora più affranta che innervosita, se ne andrò a dormire.
Spoiler
Il vecchio della montagnaEra scesa la notte sui Giardini della Maremma e la divinità era in piedi dinanzi il trono con lo sguardo vigile, ovvero uno sguardo che regolava il traffico cittadino.
La generalessa saltò l'ultimo gradino della lunga scala di pietra che portava sulla collina rialzata, poi esaminò il pokèwalker per controllare quanti passi aveva fatto.
-Diecimila passi! Provo a prendere il pikachu con volo nel bosco giallo- Brenda.
-Quel coso bippa più fastidiosamente di un allarme antincendio, ti si possano scaricare le batterie- Maremma.
-Tanto va a criceti- Brenda.
-E io dovrei crederci?- Maremma.
-Oh, ma fuck- rispose un criceto uscendo per un istante dal pokèwalker.
-Tanto potrà anche essere alimentato da criceti, resta il fatto che i pikachu non possono volare e tu non ne troverai mai uno- Maremma.
-Ne hai uno alle spalle- Brenda.
La divinità si accorse che diceva il vero, e fece abbattere quel pikachu che svolazzava lì attorno.
-Basta essere contraddetta stasera!- Maremma.
-Ad ogni modo, perchè mi hai fatta chiamare?- Brenda.
-Certo non per farti aumentare il numero di passi nel pokèwalker. Ho intenzione di mandare qualcuno a finire la missione che voi avete fallito- Maremma.
-Io e il pokèwalker?- Brenda.
-Tu e Alessio- Maremma.
-Ah. Invierà veramente i Decaduti?- Brenda.
-Si, ma non so ancora quali- Maremma.
-Mandi i numeri Due e Tre, che stanno qui per grattarsi dalla mattina alla sera, tanto gli altri sono in missione- Brenda.
-Non sono sicura, non è un buon motivo per decidere. Bisogna usare il metodo scientifico- Maremma.
-Se rovinate i miei anni di studi faccio causa a tutti i personaggi- Galileo Galilei.
-Stfu Galileo, userò la moneta a tre facce- Brenda.
-La usasti anche per la scorsa missione ed è stata un fiasco- Maremma.
-Un fiasco? Perbacco- Bacco, dio del vino.
-Ho un'idea- concluse la generalessa prendendo tre bicchieri di carta e tre foglietti, -ecco, ora disegno la faccia dei decaduti numero Due e Tre su questi due foglietti, e su quest'altro foglietto la faccia di Giulia Coco-.
-Quindi? Sento che mi piace questo gioco- Maremma.
-Ora nascondo i foglietti, ciascuno sotto un bicchiere, e faccio roteare vorticosamente i bicchieri provocando crisi epilettiche, conati di vomito e malaria a chiunque li guardi. Ecco, ora non si riconoscono più rispetto a prima, scelga un bicchiere- Brenda.
-Il primo a destra- Maremma.
BrendaBrodo sbirciò, poi riabbassò il bicchiere contrariata.
-No, questo no, ne scelga un altro- Brenda.
-Perchè?- Maremma.
-Perchè c'è la faccia di Coco, e se esce è game over- Brenda.
-Com'è possibile che quel bicchiere stia sanguinando?- Maremma.
-Non faccia domande cui non possiamo trovare risposta in questa vita, scelga altri due bicchieri- Brenda.
-Ma è un gioco illogico! Comunque scelgo per forza i due accanto- Maremma.
-Bene, sono i Decaduti numero Due e Tre, quindi può legittimamente mandare loro in missione. Ha anche vinto un pieno di benzina all'Agip- Brenda.
-Tutto questo è illogico!- Galileo Galilei; ma venne un energumeno vestito di nero che, messagli una mano sulla spalla, sussurrò "la prego di seguirmi".
Arrivarono due sagome nere a inginocchiarsi davanti alla Maremma.
-Il destino mi ha imposto di mandare voi due. Sapete cosa dovete fare, voglio le loro teste qui entro tre giorni per giocare a "Viva pinatta"; vi è permesso di usare la vostra potenza al cento per cento, anche se non credo che ce ne sia il bisogno- Maremma.
Una delle due figure aprì un portale, poi scomparvero entrambe.
-Qualcuno mi ha copiato l'idea- Urahara Kisuke.
Tornò nuovamente l'energumeno, questa volta un po' seccato, suggerendogli di seguirlo, anche lui, e specificando che un portale non è come un garganta, anche se in verità mentiva.
-Mi scusi, potente Maremma, ma perchè non si siede sul trono stasera?- Brenda.
-Non vedi? C'è un procione sul trono!- Maremma.
-E' un segno divino! Questo è il giorno Gioiglorioso!- Brenda; ma quando la generalessa iniziò a vaneggiare di Ciciarampa, Bigralace e una nuova nintendo wii in alta definizione, la Maremma impose il silenzio, indicando un televisore poco lontano dove stava iniziando la centoventottesima serie di Don Matteo, dove il famoso sacerdote scopriva di essere un super sayan e salvava la Terra.
Pasqualino Sinagoga irruppe nella camera da letto della Morte, particolarmente di buon umore, iniziando ad alzare le tapparelle cantando sulle note del Barbiere di Siviglia.
-Lalalalaaa, donne ed anziani, vecchi e fanciulle, le tapparelle vado ad alzareee, e voi mio signore le dovreste imitareeee- Pasqualino.
-Santo Dio, è prestissimo, non ancora canta il gallo- Simone.
-Non abbiamo più un gallo da quando lo falciò per dimostrarmi che gli organi interni dei galli non vanno a carbone- Pasqualino.
-Concesso, ma neppure la sveglia ha suonato- Simone.
-Si sarà rotta- Pasqualino.
La Morte controllò, eclamando contrariata: -Poffarbacco...-
-Cos'è, la parola magica del 2010 per dire "apriti sesamo?"- Pasqualino.
-... è un'esclamazione. Comunque sì, è rotta, segna l'orario del pianeta Namecc, due ore di differenza- Simone.
-Namecc è più vicino dell'America, che porta sei ora?- Pasqualino.
-Sì, poichè sono stato io a volerlo- Chuck Norris.
-Capisco- Pasqualino.
-Io no, ma mi sono rassegnato da anni. Che noia, era una sveglia nuova, comprata a Troni, "non ci sono paragoni"- Simone.
-Beh, in questo caso può farli eccome i paragoni, io l'ho comprata a Ferri e funziona ancora- Pasqualino.
-Ma ora cosa me ne faccio?- Simone.
-Puoi aggiustarla, sì con Bob!- Bob l'aggiustatutto.
-Puoi aggiustare anche Purogelo?- Simone.
-No, in quel caso ruberei il lavoro allo sfasciacarrozze- Bob.
Poi la Morte tornò a rivolgersi a Pasqualino, che si era emozionato da solo e, ancora convinto di essere Figaro, mentre puliva si rivolgeva ai granelli di polvere cantando "uno alla volta, uno alla volta, per caritààà".
-Se n'è andata la fiorentina?- Simone.
-Non è il sogno di ogni bambino? Comunque no, sta preparando i bagagli- Pasqualino.
-Ma se non aveva nulla quando è arrivata!- Simone.
-Nulla- acconsentì Pasqualino iniziando a svanire con il volto enigmatico; -nulla!-.
La Morte si portò una mano sul viso alla "facepalm" iniziando a pensare che molte cose in quella casa non andavano come dovevano andare, o semplicemente erano prive di senso; come gli ospedali italiani, insomma.
Nel frattempo Pasqualino Sinagoga si rimaterializzava al piano terra della magione, dove Ginevra aveva preparato cinque valige enormi, in aggiunta ad uno zainetto sulle spalle dove aveva infilato Birra, il gatto donatole dall'Un, che dormiva.
-Ma cosa ci hai messo in tutte quelle valige?- Pasqualino.
-Hai paura che abbia rubato qualcosa?- chiese Ginevra tentando di nascondere un lampadario sotto la gonna, anche se non amava indossare gonne.
-Ci entra mezza magione di roba- Pasqualino.
-Sai qual è la differenza fra una valigia e una porta?- Ginevra.
-La valigia si porta, ma la porta non si valigia- Pasqualino.
-Mangi anche tu i gelati "cucciolone"? Sono deprimenti quelle barzellette- Ginevra.
Arrivò un enorme cucciolo di cane fatto interamente di gelato.
-Si, ma non quel gelato cucciolone... cioè, io intendevo il nome del gelato, il biscotto... -Ginevra.
-Si ok, ho capito, facciamo il gioco del silenzio!- Pasqualino.
-Mi fa fatiha- Ginevra.
-Ma se devi solo stare zitta!- Pasqualino.
-La Morte non viene a salutarmi?- Ginevra.
-Porti sfiga?- Pasqualino.
-Guarda che intendo Simone. Che poi sono la stessa persona- Ginevra.
-Aaah, ora capisco- Pasqualino.
-E tu sei pure la Morte in Seconda, bah, qua dentro la manodopera viene dalla caritas- Ginevra.
-Cos'hai contro la caritas?- Caritas.
-Chi, io? Niente, parlavo con le valige- Ginevra.
-Con l'otto per mille alla chiesa cattolica, avete fatto molto, per tanti- Caritas.
-Sento che arriva il bestemmione- Fabio.
-Silenzio tutti, arriva la Morte!- Pasqualino.
-Ma arriva tua madre, poi che sono io a portare sfiga!- Ginevra.
-Simone intendo!- urlò brusco Pasqualino, e per dimostrare che intendeva veramente entrò nella tenda. Perchè, come dice un proverbio inventato da San Mao Metto (che non è un gatto, come si può facilmente essere ingannati dal nome): "Chi vuol intendere, intenda. Tutti gli altri nel camper".
La Morte arrivò nella hall della magione, dove il portinaio chiese:
-Desidera?-
-Questo non è un albergo, è casa mia; e da quel che ricordo fino a ieri sera non c'è mai stato un portinaio- Simone.
-Le cose cambiano- portinaio.
-Dimmelo: chi sei veramente?- Simone.
-L'uomo che usciva la gente!- portinaio.
-No! Herbert Ballerina!- Simone.
-Già, papà mi costrinse a fare il ballerina, ma ero più bravo ad uscire la gente- portinaio.
-Ma parla una lingua tutta sua?- Ginevra.
-Sal'am mk saddam nafis- musulmano.
-Sì, ma se dici così qualcuno potrebbe rimanerci male- Ginevra.
-Ma capisco cosa dice?- Pasqualino.
-Solo i giorni pari- Ginevra.
-Oggi è 7- Pasqualino.
-Eh, allora no, non lo capisco- Ginevra.
-Sei una cosa incredibile!- Pasqualino.
-No- disse Flash arrivando con la supervelocità mentre teneva per mano Superman e Lanterna Verde, -noi siamo incredibili!-
Ginevra si mise la maschera di Iron Man urlando: -Io sarà Iron Gwen allora!-
La Morte li uccise tutti, anche il portinaio, che alla fine del suo precedente patetico discorso aveva mostrato un foglio con su scritto "vi prego, ho famiglia, due mogli, quattro figli, cinque mariti, datemi qualcosa".
-Sei troppo violento- Ginevra.
-Ha ragione lei- acconsentì un orco grosso due volte la porta digrignando le zanne e mostrando una mazza ferrata insanguinata.
-Sei ancora qui?- chiese la Morte rivolta alla fiorentina, -ti avevo detto di lasciare la magione entro l'alba-.
-Albaaa azzurraaa, alba chiaraaa- Pasqualino.
-Ho dovuto preparare le valige- Ginevra.
-Cosa contengono?- Simone.
-Bastoncini di arrosticini- Ginevra.
-Cinque valige piene di quella roba inutile? E cosa te ne fai?- Simone.
Ginevra abbracciò i bagagli piangendo: -abbiamo passato così poco tempo insieme-.
-Ha ragione, è così commovente- assentì Pasqualino senza riuscire a trattenere le lacrime.
-SONO SOLTANTO ARROSTICINI, MALEDIZIONE!- Simone.
-Si calmi o diventerà super sayan di ottocentesimo livello- Pasqualino.
-E poi, donna sciagurata, dove e quando li hai comprati- volle sapere la Morte cercando di calmarsi.
-Stanotte ho fatto venire l'arrosticciere- Ginevra.
-Arrosticciere?- Pasqualino, mentre ancora piangeva.
-Oddio, prima la fruttivendola, poi il falegname, ora l'arrosticciere, indicatemi la casa di cura mentale più vicina- Roberta.
-Ribadisco che non esiste quella robaccia...- Vernon Dursley.
-La magia?- Ginevra.
-L'arrosticceria- Vernon.
-Ammesso che esista un simile lavoro, come li hai pagati?- Simone.
-Con la carta di credito della Morte, che ti è caduta l'altro giorno mentre combattevamo- Ginevra.
-Io la distruggo!- esclamò Simone avventandosi sulla ragazza, ma Pasqualino lo trattenne.
-Si calmi, si calmi- Pasqualino.
-Sempre detto che sei tirchio Scim. Tirchio e senza cuore- Ginevra.
-Fuori di casa mia, aspira "c" che crede di avere la pensione completa in casa altrui!- Simone.
-Con piacere, pescarese puccioso con una calcolatrice al posto del cuore!- rispose Ginevra, ed uscì di casa portandosi dietro le valige, Birra, e un palloncino ad elio rubato a un bambino non senza sforzi. Questo spiega che il detto "facile come rubare una caramella a un bambino" è appunto ristretto al solo campo dei dolciumi.
-Sono davvero tirchio secondo te?- chiese Simone a Pasqualino una volta che fu uscita.
Pasqualino ripensò al suo stipendio, dimezzato otto volte con otto scuse diverse, una delle quali il fatto che avesse stretto amicizia con una caffettiera.
-No, non lo credo- mentì.
La generalessa saltò l'ultimo gradino della lunga scala di pietra che portava sulla collina rialzata, poi esaminò il pokèwalker per controllare quanti passi aveva fatto.
-Diecimila passi! Provo a prendere il pikachu con volo nel bosco giallo- Brenda.
-Quel coso bippa più fastidiosamente di un allarme antincendio, ti si possano scaricare le batterie- Maremma.
-Tanto va a criceti- Brenda.
-E io dovrei crederci?- Maremma.
-Oh, ma fuck- rispose un criceto uscendo per un istante dal pokèwalker.
-Tanto potrà anche essere alimentato da criceti, resta il fatto che i pikachu non possono volare e tu non ne troverai mai uno- Maremma.
-Ne hai uno alle spalle- Brenda.
La divinità si accorse che diceva il vero, e fece abbattere quel pikachu che svolazzava lì attorno.
-Basta essere contraddetta stasera!- Maremma.
-Ad ogni modo, perchè mi hai fatta chiamare?- Brenda.
-Certo non per farti aumentare il numero di passi nel pokèwalker. Ho intenzione di mandare qualcuno a finire la missione che voi avete fallito- Maremma.
-Io e il pokèwalker?- Brenda.
-Tu e Alessio- Maremma.
-Ah. Invierà veramente i Decaduti?- Brenda.
-Si, ma non so ancora quali- Maremma.
-Mandi i numeri Due e Tre, che stanno qui per grattarsi dalla mattina alla sera, tanto gli altri sono in missione- Brenda.
-Non sono sicura, non è un buon motivo per decidere. Bisogna usare il metodo scientifico- Maremma.
-Se rovinate i miei anni di studi faccio causa a tutti i personaggi- Galileo Galilei.
-Stfu Galileo, userò la moneta a tre facce- Brenda.
-La usasti anche per la scorsa missione ed è stata un fiasco- Maremma.
-Un fiasco? Perbacco- Bacco, dio del vino.
-Ho un'idea- concluse la generalessa prendendo tre bicchieri di carta e tre foglietti, -ecco, ora disegno la faccia dei decaduti numero Due e Tre su questi due foglietti, e su quest'altro foglietto la faccia di Giulia Coco-.
-Quindi? Sento che mi piace questo gioco- Maremma.
-Ora nascondo i foglietti, ciascuno sotto un bicchiere, e faccio roteare vorticosamente i bicchieri provocando crisi epilettiche, conati di vomito e malaria a chiunque li guardi. Ecco, ora non si riconoscono più rispetto a prima, scelga un bicchiere- Brenda.
-Il primo a destra- Maremma.
BrendaBrodo sbirciò, poi riabbassò il bicchiere contrariata.
-No, questo no, ne scelga un altro- Brenda.
-Perchè?- Maremma.
-Perchè c'è la faccia di Coco, e se esce è game over- Brenda.
-Com'è possibile che quel bicchiere stia sanguinando?- Maremma.
-Non faccia domande cui non possiamo trovare risposta in questa vita, scelga altri due bicchieri- Brenda.
-Ma è un gioco illogico! Comunque scelgo per forza i due accanto- Maremma.
-Bene, sono i Decaduti numero Due e Tre, quindi può legittimamente mandare loro in missione. Ha anche vinto un pieno di benzina all'Agip- Brenda.
-Tutto questo è illogico!- Galileo Galilei; ma venne un energumeno vestito di nero che, messagli una mano sulla spalla, sussurrò "la prego di seguirmi".
Arrivarono due sagome nere a inginocchiarsi davanti alla Maremma.
-Il destino mi ha imposto di mandare voi due. Sapete cosa dovete fare, voglio le loro teste qui entro tre giorni per giocare a "Viva pinatta"; vi è permesso di usare la vostra potenza al cento per cento, anche se non credo che ce ne sia il bisogno- Maremma.
Una delle due figure aprì un portale, poi scomparvero entrambe.
-Qualcuno mi ha copiato l'idea- Urahara Kisuke.
Tornò nuovamente l'energumeno, questa volta un po' seccato, suggerendogli di seguirlo, anche lui, e specificando che un portale non è come un garganta, anche se in verità mentiva.
-Mi scusi, potente Maremma, ma perchè non si siede sul trono stasera?- Brenda.
-Non vedi? C'è un procione sul trono!- Maremma.
-E' un segno divino! Questo è il giorno Gioiglorioso!- Brenda; ma quando la generalessa iniziò a vaneggiare di Ciciarampa, Bigralace e una nuova nintendo wii in alta definizione, la Maremma impose il silenzio, indicando un televisore poco lontano dove stava iniziando la centoventottesima serie di Don Matteo, dove il famoso sacerdote scopriva di essere un super sayan e salvava la Terra.
Pasqualino Sinagoga irruppe nella camera da letto della Morte, particolarmente di buon umore, iniziando ad alzare le tapparelle cantando sulle note del Barbiere di Siviglia.
-Lalalalaaa, donne ed anziani, vecchi e fanciulle, le tapparelle vado ad alzareee, e voi mio signore le dovreste imitareeee- Pasqualino.
-Santo Dio, è prestissimo, non ancora canta il gallo- Simone.
-Non abbiamo più un gallo da quando lo falciò per dimostrarmi che gli organi interni dei galli non vanno a carbone- Pasqualino.
-Concesso, ma neppure la sveglia ha suonato- Simone.
-Si sarà rotta- Pasqualino.
La Morte controllò, eclamando contrariata: -Poffarbacco...-
-Cos'è, la parola magica del 2010 per dire "apriti sesamo?"- Pasqualino.
-... è un'esclamazione. Comunque sì, è rotta, segna l'orario del pianeta Namecc, due ore di differenza- Simone.
-Namecc è più vicino dell'America, che porta sei ora?- Pasqualino.
-Sì, poichè sono stato io a volerlo- Chuck Norris.
-Capisco- Pasqualino.
-Io no, ma mi sono rassegnato da anni. Che noia, era una sveglia nuova, comprata a Troni, "non ci sono paragoni"- Simone.
-Beh, in questo caso può farli eccome i paragoni, io l'ho comprata a Ferri e funziona ancora- Pasqualino.
-Ma ora cosa me ne faccio?- Simone.
-Puoi aggiustarla, sì con Bob!- Bob l'aggiustatutto.
-Puoi aggiustare anche Purogelo?- Simone.
-No, in quel caso ruberei il lavoro allo sfasciacarrozze- Bob.
Poi la Morte tornò a rivolgersi a Pasqualino, che si era emozionato da solo e, ancora convinto di essere Figaro, mentre puliva si rivolgeva ai granelli di polvere cantando "uno alla volta, uno alla volta, per caritààà".
-Se n'è andata la fiorentina?- Simone.
-Non è il sogno di ogni bambino? Comunque no, sta preparando i bagagli- Pasqualino.
-Ma se non aveva nulla quando è arrivata!- Simone.
-Nulla- acconsentì Pasqualino iniziando a svanire con il volto enigmatico; -nulla!-.
La Morte si portò una mano sul viso alla "facepalm" iniziando a pensare che molte cose in quella casa non andavano come dovevano andare, o semplicemente erano prive di senso; come gli ospedali italiani, insomma.
Nel frattempo Pasqualino Sinagoga si rimaterializzava al piano terra della magione, dove Ginevra aveva preparato cinque valige enormi, in aggiunta ad uno zainetto sulle spalle dove aveva infilato Birra, il gatto donatole dall'Un, che dormiva.
-Ma cosa ci hai messo in tutte quelle valige?- Pasqualino.
-Hai paura che abbia rubato qualcosa?- chiese Ginevra tentando di nascondere un lampadario sotto la gonna, anche se non amava indossare gonne.
-Ci entra mezza magione di roba- Pasqualino.
-Sai qual è la differenza fra una valigia e una porta?- Ginevra.
-La valigia si porta, ma la porta non si valigia- Pasqualino.
-Mangi anche tu i gelati "cucciolone"? Sono deprimenti quelle barzellette- Ginevra.
Arrivò un enorme cucciolo di cane fatto interamente di gelato.
-Si, ma non quel gelato cucciolone... cioè, io intendevo il nome del gelato, il biscotto... -Ginevra.
-Si ok, ho capito, facciamo il gioco del silenzio!- Pasqualino.
-Mi fa fatiha- Ginevra.
-Ma se devi solo stare zitta!- Pasqualino.
-La Morte non viene a salutarmi?- Ginevra.
-Porti sfiga?- Pasqualino.
-Guarda che intendo Simone. Che poi sono la stessa persona- Ginevra.
-Aaah, ora capisco- Pasqualino.
-E tu sei pure la Morte in Seconda, bah, qua dentro la manodopera viene dalla caritas- Ginevra.
-Cos'hai contro la caritas?- Caritas.
-Chi, io? Niente, parlavo con le valige- Ginevra.
-Con l'otto per mille alla chiesa cattolica, avete fatto molto, per tanti- Caritas.
-Sento che arriva il bestemmione- Fabio.
-Silenzio tutti, arriva la Morte!- Pasqualino.
-Ma arriva tua madre, poi che sono io a portare sfiga!- Ginevra.
-Simone intendo!- urlò brusco Pasqualino, e per dimostrare che intendeva veramente entrò nella tenda. Perchè, come dice un proverbio inventato da San Mao Metto (che non è un gatto, come si può facilmente essere ingannati dal nome): "Chi vuol intendere, intenda. Tutti gli altri nel camper".
La Morte arrivò nella hall della magione, dove il portinaio chiese:
-Desidera?-
-Questo non è un albergo, è casa mia; e da quel che ricordo fino a ieri sera non c'è mai stato un portinaio- Simone.
-Le cose cambiano- portinaio.
-Dimmelo: chi sei veramente?- Simone.
-L'uomo che usciva la gente!- portinaio.
-No! Herbert Ballerina!- Simone.
-Già, papà mi costrinse a fare il ballerina, ma ero più bravo ad uscire la gente- portinaio.
-Ma parla una lingua tutta sua?- Ginevra.
-Sal'am mk saddam nafis- musulmano.
-Sì, ma se dici così qualcuno potrebbe rimanerci male- Ginevra.
-Ma capisco cosa dice?- Pasqualino.
-Solo i giorni pari- Ginevra.
-Oggi è 7- Pasqualino.
-Eh, allora no, non lo capisco- Ginevra.
-Sei una cosa incredibile!- Pasqualino.
-No- disse Flash arrivando con la supervelocità mentre teneva per mano Superman e Lanterna Verde, -noi siamo incredibili!-
Ginevra si mise la maschera di Iron Man urlando: -Io sarà Iron Gwen allora!-
La Morte li uccise tutti, anche il portinaio, che alla fine del suo precedente patetico discorso aveva mostrato un foglio con su scritto "vi prego, ho famiglia, due mogli, quattro figli, cinque mariti, datemi qualcosa".
-Sei troppo violento- Ginevra.
-Ha ragione lei- acconsentì un orco grosso due volte la porta digrignando le zanne e mostrando una mazza ferrata insanguinata.
-Sei ancora qui?- chiese la Morte rivolta alla fiorentina, -ti avevo detto di lasciare la magione entro l'alba-.
-Albaaa azzurraaa, alba chiaraaa- Pasqualino.
-Ho dovuto preparare le valige- Ginevra.
-Cosa contengono?- Simone.
-Bastoncini di arrosticini- Ginevra.
-Cinque valige piene di quella roba inutile? E cosa te ne fai?- Simone.
Ginevra abbracciò i bagagli piangendo: -abbiamo passato così poco tempo insieme-.
-Ha ragione, è così commovente- assentì Pasqualino senza riuscire a trattenere le lacrime.
-SONO SOLTANTO ARROSTICINI, MALEDIZIONE!- Simone.
-Si calmi o diventerà super sayan di ottocentesimo livello- Pasqualino.
-E poi, donna sciagurata, dove e quando li hai comprati- volle sapere la Morte cercando di calmarsi.
-Stanotte ho fatto venire l'arrosticciere- Ginevra.
-Arrosticciere?- Pasqualino, mentre ancora piangeva.
-Oddio, prima la fruttivendola, poi il falegname, ora l'arrosticciere, indicatemi la casa di cura mentale più vicina- Roberta.
-Ribadisco che non esiste quella robaccia...- Vernon Dursley.
-La magia?- Ginevra.
-L'arrosticceria- Vernon.
-Ammesso che esista un simile lavoro, come li hai pagati?- Simone.
-Con la carta di credito della Morte, che ti è caduta l'altro giorno mentre combattevamo- Ginevra.
-Io la distruggo!- esclamò Simone avventandosi sulla ragazza, ma Pasqualino lo trattenne.
-Si calmi, si calmi- Pasqualino.
-Sempre detto che sei tirchio Scim. Tirchio e senza cuore- Ginevra.
-Fuori di casa mia, aspira "c" che crede di avere la pensione completa in casa altrui!- Simone.
-Con piacere, pescarese puccioso con una calcolatrice al posto del cuore!- rispose Ginevra, ed uscì di casa portandosi dietro le valige, Birra, e un palloncino ad elio rubato a un bambino non senza sforzi. Questo spiega che il detto "facile come rubare una caramella a un bambino" è appunto ristretto al solo campo dei dolciumi.
-Sono davvero tirchio secondo te?- chiese Simone a Pasqualino una volta che fu uscita.
Pasqualino ripensò al suo stipendio, dimezzato otto volte con otto scuse diverse, una delle quali il fatto che avesse stretto amicizia con una caffettiera.
-No, non lo credo- mentì.
Spoiler
La Terza DemoderatriceCon un sonoro "Bzaaap" che avrebbe fatto invidia a quelli con i quali Majin Bu trasformava i nemici in cioccolatini, il portale si aprì all'improvviso su una vasta distesa desertica. I due decaduti si spintonarono perchè avevano scommesso una caramella gommosa a forma di orsetto come premio per quello che fosse uscito per primo.
-Sì, ok, eri già fuori prima di uscire praticamente, cheater!- protestò il decaduto numero Tre.
-Ma se mi hai pure lanciato quel guscio blu per rallentarmi! Semplicemente non sai perdere- decaduto numero Due.
Indossavano entrambi abiti adornati di mantelli neri ed erano visibili solo gli occhi mediante un piccolo spiraglio.
-Dove siamo? Fa un freddo della miseria- decaduto numero Tre.
-Eh, grazie, il portale si è aperto a un chilometro da terra- decaduto numero Due.
-Oddio stiamo galleggiando in aria!- decaduto numero Tre.
-Ti emozioni ogni volta per la stessa cosa, è solo arte di levitazione e quando l'abbiamo appresa eri quello che sapeva usarla di meno- decaduto numero Due.
-A me piaceva fare le torte, ero più brave nell'arte della lievitazione- decaduto numero Tre.
-Quel che è; chiedi informazioni a qualcuno- decaduto numero Due.
-E chi ci trovo a un chilometro da terra? Vegeta?- decaduto numero Tre.
-Il freddo e l'altezza stanno portando ad un inusuale fenomeno atmosferico per il deserto- decaduto numero Due.
-Neve? Grandine? Noci di cocco? Noci di Coco?- decaduto numero Tre.
-EHI- Coco.
-Una pioggia di pinguini- decaduto numero Due.
E in effetti stavano iniziando a piovere pinguini.
-Tutto ciò mi ricorda un film, la marcia dei pinguini, così noioso che non arrivai mai alla fine. Uno dei più grandi scrupoli della mia vita- decaduto numero Tre.
-Era un documentario, no? Non c'era una trama- decaduto numero Due.
-Forse alla fine si scopriva che un pinguino era più cattivo degli altri e cercava di conquistare il mondo, non lo so- concluse il decaduto numero Tre e, parlando, afferrò un pinguino particolarmente brutto ma che evidentemente aveva destato in lui un particolare interesse.
-Cosa devi farci con quel pinguino, lascialo stare- decaduto numero Due.
-Lo chiamerò Pingu e sarà il mio nuovo migliore amico- decaduto numero Tre.
-Come ti pare, ma vai a chiedere informazioni- decaduto numero Due.
Il compagno annuì e scese di quota con il pinguino sulle spalle, fino a toccare terra sulla cima di un'alta montagna. Più che la terra toccò la sabbia, poichè la cima ne era cosparsa, e in deserto uno si sarebbe anche stupito del contrario, ma questi sono dettagli che trovate tutti riassunti in un pratico volumetto da mille pagine in appendice alle cronache, scritto in ebraico arcaico per facilitarvi la vita.
Sulla cima della montagna vi era un vecchio che, seduto, meditava.
-Ehi vecchio, ciao!- lo salutò il decaduto numero Tre.
Ma il vecchio non rispose.
-Dvntiamo amicci 4ever! 5 stelline nel profilo!- decaduto numero Tre.
Nessuna risposta.
Iniziando a inquietarsi, il sicario prese a prendere a testate il vecchio, ora più per accertarsi se non fosse morto che per avere la risposta che cercava; non ottenne nessuna delle due cose. Poi pensò di aver trovato la soluzione ed esclamò:
-Sono Re Purogelo!-
A quelle parole il vecchio si alzò imbizzarrito, coperto solo di quei pochi stracci che possedeva, urlando: -Ti prego, ti prego, non ho nulla, non farmi male!-
-Era solo un tentativo di risvegliarti, vecchio. Qual è il tuo nome?- decaduto numero Tre.
-Me chiamare Leon Ardo, poichè un giorno bruciai leone. Altri chiamano me Guru- Guru.
-E chi dei due ha ragione? Leonardo o Guru? Ti ho chieso un nome, non due- decaduto numero Tre.
-Esserci anche terzo veramente, il "vero" nome, ma me non dice, perchè poi Galbatorix può ucciderlo con il solo pensiero, e controlla lui come il fratello di Eragon, Murtagh- Guru.
-Vabbene, sì, allora scelgo Guru- decaduto numero Tre.
-Me non essere un pokèmon, non sperare che esca saltellando da una pokèmon solo perchè tu dice "vai Guru, scelgo te!"- Guru.
Ma il decaduto numero Tre, ignorandolo, continuò:
-Usa tuononda su Clara, l'amica di Heidi!- decaduto numero Tre.
-Quella sulla sedia a rotelle? Tuononda non ha effetto, perchè Clara è già paralizzata- Guru.
-Giusto. Bene, basta perdere tempo, se mi dici dov'è Carmignano ti lascio in vita- decaduto numero Tre.
-Carmignano essere città fiorentina, io conosco. Molto lontana, qui essere in deserto- Guru.
-Fino a questa consapevolezza c'ero arrivato da solo. Ma quale deserto?- decaduto numero Tre.
-Deserto Toscano- Guru.
-Ma non esiste nessun deserto in Toscana, o anche in Italia!- decaduto numero Tre.
-O forse sì, e le autorità lo tengono nascosto?- Roberto Giacobbo.
-Come fai a tenere nascosto un deserto?!- decaduto numero Tre.
-Allo stesso modo in cui proteggono l'area 75: i pan di stelle!- Roberto Giacobbo.
-Non era l'area 51?- decaduto numero Tre.
-I tempi passano, e non si evolvono solo i pokèmon, ma anche cellulari, sistemi operativi e aree segrete dove conducono esperimenti segreti su ufo segreti- Roberto Giacobbo.
Il vecchio della montagna prese un pennarello e scrisse 51 in aria.
-Ora me protegge Aria 51, stfu americani gradassi- Guru; poi tornò a rivolgersi alla figura vestita di nero: -comunque, me può dare te utile congegno, congegno donato da dio a uomo!-.
-Una sorta di pelapatate? E cosa dovrei farmene?- decaduto numero Tre.
-Non insultare! Lui porta te dove tu vuole, se tu chiede- Guru.
-Come un taxi insomma- decaduto numero Tre.
-Quasi- Guru; poi il vecchio druido mostrò il magico oggetto donato dal dio ed esclamò al cielo, inginocchiatosi, con aria di devozione: -Navigatore satellitare!-
-Dove devo firmare per non fare più parte di questo romanzo?- decaduto numero Tre.
-Qui, qui, una firmetta qui- Giulia Coco.
-Ma quello è un contratto di matrimonio!- decaduto numero Tre.
-Ah, ma non sei Mirko? Beh potresti andare all'anagrafe- Giulia Coco; e, delusa, fuggì.
-Sempre stata così affollata la cima di questa montagna?- chiese il decaduto al vecchio.
-NO, anche peggio, a volte me attaccato da bot spammer, bot spammer cattivi!- Guru.
-Hulk arrabbiato, Hulk distrugge- Hulk.
-Ho preso un bot spammer!- esclamò Viviana indicando Simone.
-Beh, insomma- concluse Guru porgendo il navigatore satellitare al decaduto, -tu prende oggetto divino, però tu prima ammette che la sony migliore di nintendo; poi tu compra accendino a 5 euro-.
-Non dirò mai che la sony è migliore della nintendo- decaduto numero Tre.
-Tu ammette, o niente navigatore- Guru.
-Oh, andiamo!- marinaio.
-Non sei tu il navigatore che mi interessa, ragazzo- decaduto numero Tre; poi, con uno scatto alla matrix, prese il navigatore satellitare dalla mano del vecchio, sostituendolo con una banconota da 5 euro, e si lanciò nuovamente verso il cielo con il pinguino in spalla.
-Io maledico te e tua progenie, porco Peloponneso! Tu morirai entro tre giorni e, prima di ciò, verrai rinnegato tre volte!- esclamò Guru alzando i pugni verso il fuggiasco.
-Contaci- rispose quello tranquillamente.
-Cosa stava strillando quel vecchio? Si sentiva fino a qui- decaduto numero Due.
-Se si sentiva cosa diavolo me lo chiedi a fare- decaduto numero Tre.
-Volevo solo un po' di attenzione!- decaduto numero Due.
-Non urlava niente di importante- concluse il decaduto numero Tre, poi gli porse il navigatore satellitare e insieme, non senza difficoltà, settarono "Carmignano" come destinazione.
Per essere il più coerente possibile al luogo geografico, la voce del gps era fiorentina, e aspirava le "c" quando richiesto mediante una leggera pressione del pollice sullo schermo: prodigi della tecnologia touch.
-Te tu vai a diritto seicento metri, poi tu giri a destra sennò tussè grullo, maremma buhaiola- navigatore satellitare.
-E' perfetto, andiamo!- esclamò felice il decaduto numero Due, e si avviarono in volo.
-Sì, ok, eri già fuori prima di uscire praticamente, cheater!- protestò il decaduto numero Tre.
-Ma se mi hai pure lanciato quel guscio blu per rallentarmi! Semplicemente non sai perdere- decaduto numero Due.
Indossavano entrambi abiti adornati di mantelli neri ed erano visibili solo gli occhi mediante un piccolo spiraglio.
-Dove siamo? Fa un freddo della miseria- decaduto numero Tre.
-Eh, grazie, il portale si è aperto a un chilometro da terra- decaduto numero Due.
-Oddio stiamo galleggiando in aria!- decaduto numero Tre.
-Ti emozioni ogni volta per la stessa cosa, è solo arte di levitazione e quando l'abbiamo appresa eri quello che sapeva usarla di meno- decaduto numero Due.
-A me piaceva fare le torte, ero più brave nell'arte della lievitazione- decaduto numero Tre.
-Quel che è; chiedi informazioni a qualcuno- decaduto numero Due.
-E chi ci trovo a un chilometro da terra? Vegeta?- decaduto numero Tre.
-Il freddo e l'altezza stanno portando ad un inusuale fenomeno atmosferico per il deserto- decaduto numero Due.
-Neve? Grandine? Noci di cocco? Noci di Coco?- decaduto numero Tre.
-EHI- Coco.
-Una pioggia di pinguini- decaduto numero Due.
E in effetti stavano iniziando a piovere pinguini.
-Tutto ciò mi ricorda un film, la marcia dei pinguini, così noioso che non arrivai mai alla fine. Uno dei più grandi scrupoli della mia vita- decaduto numero Tre.
-Era un documentario, no? Non c'era una trama- decaduto numero Due.
-Forse alla fine si scopriva che un pinguino era più cattivo degli altri e cercava di conquistare il mondo, non lo so- concluse il decaduto numero Tre e, parlando, afferrò un pinguino particolarmente brutto ma che evidentemente aveva destato in lui un particolare interesse.
-Cosa devi farci con quel pinguino, lascialo stare- decaduto numero Due.
-Lo chiamerò Pingu e sarà il mio nuovo migliore amico- decaduto numero Tre.
-Come ti pare, ma vai a chiedere informazioni- decaduto numero Due.
Il compagno annuì e scese di quota con il pinguino sulle spalle, fino a toccare terra sulla cima di un'alta montagna. Più che la terra toccò la sabbia, poichè la cima ne era cosparsa, e in deserto uno si sarebbe anche stupito del contrario, ma questi sono dettagli che trovate tutti riassunti in un pratico volumetto da mille pagine in appendice alle cronache, scritto in ebraico arcaico per facilitarvi la vita.
Sulla cima della montagna vi era un vecchio che, seduto, meditava.
-Ehi vecchio, ciao!- lo salutò il decaduto numero Tre.
Ma il vecchio non rispose.
-Dvntiamo amicci 4ever! 5 stelline nel profilo!- decaduto numero Tre.
Nessuna risposta.
Iniziando a inquietarsi, il sicario prese a prendere a testate il vecchio, ora più per accertarsi se non fosse morto che per avere la risposta che cercava; non ottenne nessuna delle due cose. Poi pensò di aver trovato la soluzione ed esclamò:
-Sono Re Purogelo!-
A quelle parole il vecchio si alzò imbizzarrito, coperto solo di quei pochi stracci che possedeva, urlando: -Ti prego, ti prego, non ho nulla, non farmi male!-
-Era solo un tentativo di risvegliarti, vecchio. Qual è il tuo nome?- decaduto numero Tre.
-Me chiamare Leon Ardo, poichè un giorno bruciai leone. Altri chiamano me Guru- Guru.
-E chi dei due ha ragione? Leonardo o Guru? Ti ho chieso un nome, non due- decaduto numero Tre.
-Esserci anche terzo veramente, il "vero" nome, ma me non dice, perchè poi Galbatorix può ucciderlo con il solo pensiero, e controlla lui come il fratello di Eragon, Murtagh- Guru.
-Vabbene, sì, allora scelgo Guru- decaduto numero Tre.
-Me non essere un pokèmon, non sperare che esca saltellando da una pokèmon solo perchè tu dice "vai Guru, scelgo te!"- Guru.
Ma il decaduto numero Tre, ignorandolo, continuò:
-Usa tuononda su Clara, l'amica di Heidi!- decaduto numero Tre.
-Quella sulla sedia a rotelle? Tuononda non ha effetto, perchè Clara è già paralizzata- Guru.
-Giusto. Bene, basta perdere tempo, se mi dici dov'è Carmignano ti lascio in vita- decaduto numero Tre.
-Carmignano essere città fiorentina, io conosco. Molto lontana, qui essere in deserto- Guru.
-Fino a questa consapevolezza c'ero arrivato da solo. Ma quale deserto?- decaduto numero Tre.
-Deserto Toscano- Guru.
-Ma non esiste nessun deserto in Toscana, o anche in Italia!- decaduto numero Tre.
-O forse sì, e le autorità lo tengono nascosto?- Roberto Giacobbo.
-Come fai a tenere nascosto un deserto?!- decaduto numero Tre.
-Allo stesso modo in cui proteggono l'area 75: i pan di stelle!- Roberto Giacobbo.
-Non era l'area 51?- decaduto numero Tre.
-I tempi passano, e non si evolvono solo i pokèmon, ma anche cellulari, sistemi operativi e aree segrete dove conducono esperimenti segreti su ufo segreti- Roberto Giacobbo.
Il vecchio della montagna prese un pennarello e scrisse 51 in aria.
-Ora me protegge Aria 51, stfu americani gradassi- Guru; poi tornò a rivolgersi alla figura vestita di nero: -comunque, me può dare te utile congegno, congegno donato da dio a uomo!-.
-Una sorta di pelapatate? E cosa dovrei farmene?- decaduto numero Tre.
-Non insultare! Lui porta te dove tu vuole, se tu chiede- Guru.
-Come un taxi insomma- decaduto numero Tre.
-Quasi- Guru; poi il vecchio druido mostrò il magico oggetto donato dal dio ed esclamò al cielo, inginocchiatosi, con aria di devozione: -Navigatore satellitare!-
-Dove devo firmare per non fare più parte di questo romanzo?- decaduto numero Tre.
-Qui, qui, una firmetta qui- Giulia Coco.
-Ma quello è un contratto di matrimonio!- decaduto numero Tre.
-Ah, ma non sei Mirko? Beh potresti andare all'anagrafe- Giulia Coco; e, delusa, fuggì.
-Sempre stata così affollata la cima di questa montagna?- chiese il decaduto al vecchio.
-NO, anche peggio, a volte me attaccato da bot spammer, bot spammer cattivi!- Guru.
-Hulk arrabbiato, Hulk distrugge- Hulk.
-Ho preso un bot spammer!- esclamò Viviana indicando Simone.
-Beh, insomma- concluse Guru porgendo il navigatore satellitare al decaduto, -tu prende oggetto divino, però tu prima ammette che la sony migliore di nintendo; poi tu compra accendino a 5 euro-.
-Non dirò mai che la sony è migliore della nintendo- decaduto numero Tre.
-Tu ammette, o niente navigatore- Guru.
-Oh, andiamo!- marinaio.
-Non sei tu il navigatore che mi interessa, ragazzo- decaduto numero Tre; poi, con uno scatto alla matrix, prese il navigatore satellitare dalla mano del vecchio, sostituendolo con una banconota da 5 euro, e si lanciò nuovamente verso il cielo con il pinguino in spalla.
-Io maledico te e tua progenie, porco Peloponneso! Tu morirai entro tre giorni e, prima di ciò, verrai rinnegato tre volte!- esclamò Guru alzando i pugni verso il fuggiasco.
-Contaci- rispose quello tranquillamente.
-Cosa stava strillando quel vecchio? Si sentiva fino a qui- decaduto numero Due.
-Se si sentiva cosa diavolo me lo chiedi a fare- decaduto numero Tre.
-Volevo solo un po' di attenzione!- decaduto numero Due.
-Non urlava niente di importante- concluse il decaduto numero Tre, poi gli porse il navigatore satellitare e insieme, non senza difficoltà, settarono "Carmignano" come destinazione.
Per essere il più coerente possibile al luogo geografico, la voce del gps era fiorentina, e aspirava le "c" quando richiesto mediante una leggera pressione del pollice sullo schermo: prodigi della tecnologia touch.
-Te tu vai a diritto seicento metri, poi tu giri a destra sennò tussè grullo, maremma buhaiola- navigatore satellitare.
-E' perfetto, andiamo!- esclamò felice il decaduto numero Due, e si avviarono in volo.
Spoiler
Memories torment the heart - (Chapter 11)Era passata tutta una notte da quando Ginevra aveva lasciato la magione della Morte e la Collina del Pianto su cui essa sorgeva, e ora stava spuntando l'alba e, come accade nel film "Il Re Leone", uscivano ovunque elefanti, zebre, cormorani, tucani, babbuini che effettuavano battesimi tribali con noci di cocco, esclamando strani versi quali "mazzifregnaavambèlìdebasual".
-Non ho mai capito cosa volesse dire quell'urlo d'apertura ne "Il Re Leone"- diceva la fiorentina parlando da sola, -sarà perchè era la lingua afrihana-.
-Sarà perchè io dondolo, saranno gli occhi tuoi che brillano- Leenk.
-Tu chi sei, perchè rotei la spada facendo "eah!", perchè indossi una maglia verde con un cappello da elfo handicappato come Link?- Ginevra.
-E' vietato mettere link in tag!1!1- Purogelo.
-Promisi a Simone un regalo su farmville se mi avesse inserito o citato nelle cronache- Leenk.
-Quel ragazzo sta cadendo in basso- Ginevra.
-Può cadere in basso quanto vuole, sarà sempre più altro di te- rispose quello fuggendo via impazzito verso le Terre di ACL, gridando: -Zelda ti amo!-, mentre Ginevra estraeva una mazza ferrata da una valigia.
Quel ragazzo, che ahimè morì dopo pochi mesi finendo sotto un treno di spirit tracks, pur avendogli sua madre più volte detto di non giocare sui binari, si chiamava Alessandro; si diceva puzzasse come uno scafandro, ma neppure Voyager riuscì mai a scoprire la verità, troppo intento a capire se i gamberi camminassero all'indietro per via di qualche influenza aliena.
-In questa pianura ci sono tipi strani, e fa pure cardo, anche se è l'alba- Ginevra.
-Caaaardo? Ma coma pirl, ma chi t'impazzit?- abruzzese.
-Icchè voi, a Firenze si dice "cardo" per "caldo"- Ginevra.
-Che criterio c'è? Se uno deve dire "leggi il libro" e fa "reggi il libro", quel poveraccio dell'interlocutore non sa se leggerlo o reggerlo- abruzzese.
-Lehati, o ti tiro du schianti nivviso- Ginevra.
-Bulla!- Fabio (citazione meeting).
-Quoto!- pescarese.
Ginevra tirò loro le valigie per costringerli ad andarsene, e rimase solo con Birra nello zainetto sulla spalle e la sua stecca di arrosticino più fidata, che era anche la sua migliore amica, chiamata Gwendy.
-Noi resteremo insieme per sempre, vero Gwendy?- le chiese Ginevra, e mentre tentava di capire perchè la stecca non le rispondesse, con suo enorme disappunto fra l'altro, arrivarono dal cielo due figure ammantate di nero.
Ricordò le parole di Gandalf alla taverna di Granbummone, la sua taverna elfica preferita a Carmignano, dove il vecchio le aveva detto quando aveva appena nove anni, tre settimane, due giorni e ventitre ore di vita: "stanno cercando l'anello, travestiti da spazzacamini neri". In effetti era indecisa sul fatto che avesse detto "cavalieri neri" o "spazzacamini neri", ma si trattava pur sempre di un evento molto lontano nel tempo e per lei i vocaboli erano pressocchè identici.
-L'abbiamo trovata!- decaduto numero Tre.
-Lo so, la vedo anche io eh- decaduto numero Due.
-Salva i dati di gioco presto, che se perdiamo ricominciamo da qui- decaduto numero Tre.
Il decaduto compagno (non nel senso che era morto) l'afferrò per il mantello esclamando: -ascolta, non possiamo perdere neppure se ci impegnassimo nel farlo, vai tu che mi fa male un capello stamane-.
-Che ha detto? "Stamane"? Gli attacchi della quinta generazione di pokèmon ci porteranno a vendere lattine vuote nei manicomi- Ginevra.
-Ook- decaduto numero Tre, -e il gps? Lo rivendiamo?-.
Il decaduto numero Due in tutta risposta fissò la fiorentina malizioso.
-Ehi, ragazza malvvvaggia e pervvversa, lo vuoi un navigatore satellitare a due euro?- decaduto numero Due.
-Ma io l'ho pagato cinque!- decaduto numero Tre.
-Zitto, è l'affare della mia vita- decaduto numero Due.
Un senegalese che passava di lì pronunciò sdegnato le sue rimostranze sul fatto che ora anche gli italiani tentassero di fregare loro il lavoro di venditori ambulanti, ma nessuno gli prestò attenzione e tornò a vendere sabbia sulle spiagge, a buon prezzo.
-Un lo voglio quel coso, so orientarmi da sola- Ginevra.
-Si? Hai viaggiato tutta una notte e sei poco lontana dalla magione, hai speso quattro ore a girare attorno a un sasso- decaduto numero Due.
-Quel sasso era messo lì per confondere, ero molto indecisa- Ginevra.
-Indecisa senza sapere neppure dove stai andando, immagino- decaduto numero Tre.
-Io posso- Ginevra.
-Io posso volare- Buzz Lightyear.
-Sei solo un balocco per bambini, quello non è volare, è cadere con stile- Woodye.
E Buzz pianse molto quel giorno, pur essendo le sue lacrime di plastica.
-Abbiamo perso fin troppo tempo- concluse il decaduto numero Due sedendosi a terra poco distante dal compagno e da Ginevra; -pensaci tu-.
-Sì, sì, ho capito, ma sarà una cosa noiosa- decaduto numero Tre.
-Chi sei tu? Ma che noia, santa maremma cagna, non mi va di combattere- Ginevra.
-Non riconosci il suono della mia voce?- decaduto numero Tre.
Dicendo questo, il nemico si tolse gli abiti neri che erano ovviamente solo un ulteriore adornamento di quelli veri (non trattandosi di un libro porno questo), che recavano l'effige della maremma toscana e un sontuoso numero 3 stampato in bella vista; i lunghi capelli castani ricadevano sulle spalle tipiche degli abitanti delle Marche, mentre qualche ciuffo velava gli occhi di un grazioso viso.
-Tu sei... aspetta, non me lo dire, ce l'ho sulla punta della lingua- Ginevra.
-Letizia, Terza Demod, del gruppo dei leggendari Decaduti al servizio della Maremma- Letizia.
-Un gruppo di reietti che adorano la Maremma, vero?- Ginevra.
-No, un gruppo di collezionisti di margherite toscane! Ma suvvia, è ovvio, siamo i sicari della Dea della Maremma- Letizia.
-Cosa vuol dire Demod?- Ginevra.
Lo sguardo del nemico si velò di rabbia mista a rammarico nel dire: -un tempo facemmo parte della nobile, angelica stirpe dei Moderatori, nel Regno di Animalcrossinglife; fummo creati ed eravamo i prescelti dell'Essere, che è il Founder, e benedetti dal Noob-Balrog-.
-E poi?- chiese curiosa Ginevra, che evidentemente si era appassionata alla storia e mangiava voracemente un sacchetto di patatine; sì, proprio così, le patatine erano finite e lei mangiava anche il sacchetto.
-I tempi cambiano, i posti di lavoro in Italia sono pochi, la politica non esiste più. Fummo colpiti dal germe della Corruzione, almeno una buona parte di noi, e passammo al servizio della Maremma- Letizia.
-Penso che abbiate perso i vostri precedenti poteri, però- Ginevra.
-E' giusto. L'hai pensato da sola o ti hanno aiutata ad arrivarci?- Letizia.
-Da sola, da sola- mentì la fiorentina nascondendo il suggeritore, che era un opossum.
-Perdemmo i nostri poteri da Mod, ma la Maremma ci donò una forza ancora più grande!- Letizia.
-L'aspirapolvere azzurro dei teletubbies!- Ginevra.
-No, sciocca aspiratrice di "c"- rispose quella evocando una sfera d'energia corrotta sul palmo della mano, -il Darkwarn!-.
Purogelo corse impazzito per tutta la pianura a quelle parole, temendo di venire warnato nuovamente.
-Pensavo che tu fossi una brava serva, lavoravi in casa mia ed eravamo amiche, ti davo sempre i miei cosci di pollo da rosicchiare durante i banchetti- Ginevra.
-Era una copertura, quella della serva era una copertura, per quanto ripugnante e sgradevole, che mi permetteva di spiare i tuoi movimenti- Letizia.
-Mio padre è proprio un imbecille per non essersene mai accorto- Ginevra.
-Tuo padre è il Luogotenente della Maremma, te ne sei scordata?- Letizia.
-Non posso ricordarmi sempre tutto, non mi ricordo neppure cos'ho mangiato ieri sera, figurati- Ginevra.
Letizia si avvicinò estraendo alcune fiale dalla cintura dei pantaloni, un accessorio che prima non ho citato non per creare ora un colpo di scena, ma perchè prima si leggeva la marca e sarebbe stata pubblicità occulta. Era poi palese che un abitante delle Marche avesse la cintura marcata.
-Che sono, i test per la prostata che ti fanno in ospedale?- Ginevra.
-Sono pozioni! Io sono la strega fra i Demoderatori!- Letizia.
-Tipo Doremì?- Ginevra.
-Eh, tipo... ma per un risultato migliore, tieni a mente Jedis- Letizia.
-Il canale di sky?- Ginevra.
-Quello è jetix, io intendo la regina di Narnia. Ora muori!- Letizia, e dicendo ciò scagliò un'ampolla contenente un liquido scarlatto, che Ginevra evitò esclamando: -continuiamo a parlare di Doremì, dai!-.
-Non ho mai capito cosa volesse dire quell'urlo d'apertura ne "Il Re Leone"- diceva la fiorentina parlando da sola, -sarà perchè era la lingua afrihana-.
-Sarà perchè io dondolo, saranno gli occhi tuoi che brillano- Leenk.
-Tu chi sei, perchè rotei la spada facendo "eah!", perchè indossi una maglia verde con un cappello da elfo handicappato come Link?- Ginevra.
-E' vietato mettere link in tag!1!1- Purogelo.
-Promisi a Simone un regalo su farmville se mi avesse inserito o citato nelle cronache- Leenk.
-Quel ragazzo sta cadendo in basso- Ginevra.
-Può cadere in basso quanto vuole, sarà sempre più altro di te- rispose quello fuggendo via impazzito verso le Terre di ACL, gridando: -Zelda ti amo!-, mentre Ginevra estraeva una mazza ferrata da una valigia.
Quel ragazzo, che ahimè morì dopo pochi mesi finendo sotto un treno di spirit tracks, pur avendogli sua madre più volte detto di non giocare sui binari, si chiamava Alessandro; si diceva puzzasse come uno scafandro, ma neppure Voyager riuscì mai a scoprire la verità, troppo intento a capire se i gamberi camminassero all'indietro per via di qualche influenza aliena.
-In questa pianura ci sono tipi strani, e fa pure cardo, anche se è l'alba- Ginevra.
-Caaaardo? Ma coma pirl, ma chi t'impazzit?- abruzzese.
-Icchè voi, a Firenze si dice "cardo" per "caldo"- Ginevra.
-Che criterio c'è? Se uno deve dire "leggi il libro" e fa "reggi il libro", quel poveraccio dell'interlocutore non sa se leggerlo o reggerlo- abruzzese.
-Lehati, o ti tiro du schianti nivviso- Ginevra.
-Bulla!- Fabio (citazione meeting).
-Quoto!- pescarese.
Ginevra tirò loro le valigie per costringerli ad andarsene, e rimase solo con Birra nello zainetto sulla spalle e la sua stecca di arrosticino più fidata, che era anche la sua migliore amica, chiamata Gwendy.
-Noi resteremo insieme per sempre, vero Gwendy?- le chiese Ginevra, e mentre tentava di capire perchè la stecca non le rispondesse, con suo enorme disappunto fra l'altro, arrivarono dal cielo due figure ammantate di nero.
Ricordò le parole di Gandalf alla taverna di Granbummone, la sua taverna elfica preferita a Carmignano, dove il vecchio le aveva detto quando aveva appena nove anni, tre settimane, due giorni e ventitre ore di vita: "stanno cercando l'anello, travestiti da spazzacamini neri". In effetti era indecisa sul fatto che avesse detto "cavalieri neri" o "spazzacamini neri", ma si trattava pur sempre di un evento molto lontano nel tempo e per lei i vocaboli erano pressocchè identici.
-L'abbiamo trovata!- decaduto numero Tre.
-Lo so, la vedo anche io eh- decaduto numero Due.
-Salva i dati di gioco presto, che se perdiamo ricominciamo da qui- decaduto numero Tre.
Il decaduto compagno (non nel senso che era morto) l'afferrò per il mantello esclamando: -ascolta, non possiamo perdere neppure se ci impegnassimo nel farlo, vai tu che mi fa male un capello stamane-.
-Che ha detto? "Stamane"? Gli attacchi della quinta generazione di pokèmon ci porteranno a vendere lattine vuote nei manicomi- Ginevra.
-Ook- decaduto numero Tre, -e il gps? Lo rivendiamo?-.
Il decaduto numero Due in tutta risposta fissò la fiorentina malizioso.
-Ehi, ragazza malvvvaggia e pervvversa, lo vuoi un navigatore satellitare a due euro?- decaduto numero Due.
-Ma io l'ho pagato cinque!- decaduto numero Tre.
-Zitto, è l'affare della mia vita- decaduto numero Due.
Un senegalese che passava di lì pronunciò sdegnato le sue rimostranze sul fatto che ora anche gli italiani tentassero di fregare loro il lavoro di venditori ambulanti, ma nessuno gli prestò attenzione e tornò a vendere sabbia sulle spiagge, a buon prezzo.
-Un lo voglio quel coso, so orientarmi da sola- Ginevra.
-Si? Hai viaggiato tutta una notte e sei poco lontana dalla magione, hai speso quattro ore a girare attorno a un sasso- decaduto numero Due.
-Quel sasso era messo lì per confondere, ero molto indecisa- Ginevra.
-Indecisa senza sapere neppure dove stai andando, immagino- decaduto numero Tre.
-Io posso- Ginevra.
-Io posso volare- Buzz Lightyear.
-Sei solo un balocco per bambini, quello non è volare, è cadere con stile- Woodye.
E Buzz pianse molto quel giorno, pur essendo le sue lacrime di plastica.
-Abbiamo perso fin troppo tempo- concluse il decaduto numero Due sedendosi a terra poco distante dal compagno e da Ginevra; -pensaci tu-.
-Sì, sì, ho capito, ma sarà una cosa noiosa- decaduto numero Tre.
-Chi sei tu? Ma che noia, santa maremma cagna, non mi va di combattere- Ginevra.
-Non riconosci il suono della mia voce?- decaduto numero Tre.
Dicendo questo, il nemico si tolse gli abiti neri che erano ovviamente solo un ulteriore adornamento di quelli veri (non trattandosi di un libro porno questo), che recavano l'effige della maremma toscana e un sontuoso numero 3 stampato in bella vista; i lunghi capelli castani ricadevano sulle spalle tipiche degli abitanti delle Marche, mentre qualche ciuffo velava gli occhi di un grazioso viso.
-Tu sei... aspetta, non me lo dire, ce l'ho sulla punta della lingua- Ginevra.
-Letizia, Terza Demod, del gruppo dei leggendari Decaduti al servizio della Maremma- Letizia.
-Un gruppo di reietti che adorano la Maremma, vero?- Ginevra.
-No, un gruppo di collezionisti di margherite toscane! Ma suvvia, è ovvio, siamo i sicari della Dea della Maremma- Letizia.
-Cosa vuol dire Demod?- Ginevra.
Lo sguardo del nemico si velò di rabbia mista a rammarico nel dire: -un tempo facemmo parte della nobile, angelica stirpe dei Moderatori, nel Regno di Animalcrossinglife; fummo creati ed eravamo i prescelti dell'Essere, che è il Founder, e benedetti dal Noob-Balrog-.
-E poi?- chiese curiosa Ginevra, che evidentemente si era appassionata alla storia e mangiava voracemente un sacchetto di patatine; sì, proprio così, le patatine erano finite e lei mangiava anche il sacchetto.
-I tempi cambiano, i posti di lavoro in Italia sono pochi, la politica non esiste più. Fummo colpiti dal germe della Corruzione, almeno una buona parte di noi, e passammo al servizio della Maremma- Letizia.
-Penso che abbiate perso i vostri precedenti poteri, però- Ginevra.
-E' giusto. L'hai pensato da sola o ti hanno aiutata ad arrivarci?- Letizia.
-Da sola, da sola- mentì la fiorentina nascondendo il suggeritore, che era un opossum.
-Perdemmo i nostri poteri da Mod, ma la Maremma ci donò una forza ancora più grande!- Letizia.
-L'aspirapolvere azzurro dei teletubbies!- Ginevra.
-No, sciocca aspiratrice di "c"- rispose quella evocando una sfera d'energia corrotta sul palmo della mano, -il Darkwarn!-.
Purogelo corse impazzito per tutta la pianura a quelle parole, temendo di venire warnato nuovamente.
-Pensavo che tu fossi una brava serva, lavoravi in casa mia ed eravamo amiche, ti davo sempre i miei cosci di pollo da rosicchiare durante i banchetti- Ginevra.
-Era una copertura, quella della serva era una copertura, per quanto ripugnante e sgradevole, che mi permetteva di spiare i tuoi movimenti- Letizia.
-Mio padre è proprio un imbecille per non essersene mai accorto- Ginevra.
-Tuo padre è il Luogotenente della Maremma, te ne sei scordata?- Letizia.
-Non posso ricordarmi sempre tutto, non mi ricordo neppure cos'ho mangiato ieri sera, figurati- Ginevra.
Letizia si avvicinò estraendo alcune fiale dalla cintura dei pantaloni, un accessorio che prima non ho citato non per creare ora un colpo di scena, ma perchè prima si leggeva la marca e sarebbe stata pubblicità occulta. Era poi palese che un abitante delle Marche avesse la cintura marcata.
-Che sono, i test per la prostata che ti fanno in ospedale?- Ginevra.
-Sono pozioni! Io sono la strega fra i Demoderatori!- Letizia.
-Tipo Doremì?- Ginevra.
-Eh, tipo... ma per un risultato migliore, tieni a mente Jedis- Letizia.
-Il canale di sky?- Ginevra.
-Quello è jetix, io intendo la regina di Narnia. Ora muori!- Letizia, e dicendo ciò scagliò un'ampolla contenente un liquido scarlatto, che Ginevra evitò esclamando: -continuiamo a parlare di Doremì, dai!-.
I ricordi tormentano il cuore
Spoiler
Memories torment the heart... but the heart continues to look to the past - (Chapter 12)Facciamo ora un passo indietro nel tempo, se Dialga ce lo permette, per vedere cosa accadeva la sera precedente l'incontro di Ginevra con i sicari della Maremma nella magione della Morte. Quest'ultima era intenta a vedere in televisione il suo programma preferito, "Morente in fiera", una versione macabra del mercante in fiera in cui tutte le carte erano uguali, così come tutti i premi della piramide: si vinceva la morte in ogni caso. Alla fin fine forse agli occhi di chiunque il vincitore sarebbe stato chi fosse riuscito a perdere, ma per Simone come andasse andasse quel programma era uno spasso, e avrebbe preferito che vincessero tutti, a costo di finanziare lui stesso la trasmissione.
Entrò in quel mentre Pasqualino Sinagoga, che stava così mogio da sembrare depresso; cercava palesemente l'attenzione del suo signore, e dato che questi era troppo preso dalla televisione, andò in cantina, prese un voltorb e con un gesto teatrale gliela mandò in corto circuito.
-Infame, ero sul più bello, stavano ghigliottinando il vincitore! E stasera devo pure hostare per il torneo di pesca, spiegami come faccio adesso- Morte.
-Il torneo si bloccherà! Mi sento male, un defibrillatore presto!- Fabio.
-Era un gesto indispensabile- Pasqualino.
La Morte schioccò le dita facendo accorrere il paggio, che era impacciato e lavorava alla Piaggio per sbarcare il lunario.
-Ha chiamato signore?- paggio.
-Comunica al mondo che da oggi la parola "indispensabile" sarà bandita dalla Toscana- Morte.
-Non sarebbe meglio comunicarlo solo alla Toscana allora? Perchè dovrebbe importare al resto del mondo?- paggio.
-Adoro le esagerazioni- concluse la Morte; dopo che il paggio fu scomparso, una volta che ebbe annuito rispettosamente, Simone tornò a rivolgersi a Pasqualino.
-Dicevamo?- Morte.
-Sono preoccupato per quella ragazza, lì...- Pasqualino.
-Ginevra- precisò la Morte.
-Mi stupisce, nell'ultimo decennio in cui ho avuto l'onore di stare al suo fianco come Morte in seconda, non ha ricordato nessun nome- Pasqualino.
-Perchè nessuno di quelli che ho ucciso o con cui ho lavorato portava un nome così strano; dove l'hai mai sentito "Ginevra". E comunque, il tuo me lo ricordo, Picasso- Morte.
-E' "Pasqualino", signore- Pasqualino.
-Fa lo stesso. Da oggi lo ricorderò pensando a quella malsana pubblicità che fanno nel periodo dell'epifania- Morte.
-Quale?- Pasqualino.
-Massì, quella della scatola piena di giocattoli: super pasqualoneeeeee- Morte.
Entrò in quel momento anche Riccardo, giulivo; nel senso che era felice oltremodo, non che scendesse da una pianta d'ulivo.
-Eccone un altro, cosa cerchi a quest'ora?- Morte.
-Ho dato l'esame sugli ornitorinchi neozelandesi per l'università, mi hanno dato 45 e lode e una bustina di figurine panini per l'album dei calciatori 2010- Riccardo.
-Ah, bene, pensavo fossi anche tu qui per farmi la predica su Ginevra, ecc...- Morte.
-E' il terzo motivo per cui sono qui- Riccardo.
-Io sono Quo, lui è Qua- nipote di Paperino.
-Mi è sfuggito il secondo evidentemente- Morte.
A quelle parole un piatto di insalata, credendo di non essere visto, saltò giù dal tavolo ed evase dalla finestra.
-Oltre al secondo le è sfuggito anche il contorno- scherzò Pasqualino.
-Molto divertente- Morte.
Riccardo si portò davanti alla televisione, che emanava fumo cancerogeno per via del cortocircuito, e spiccò un salto per poi ricadere sul posto. Tornò quindi dalla Morte.
-Secondo motivo della visita adempiuto- Riccardo.
-Il buonsenso ci ha abbandonati da tempo- Morte.
-Forse il buonsenso si, ma il sesto senso ce l'ho ancora, io, e sento che Ginevra presto si caccerà nei guai- Pasqualino.
-A parte il fatto che tu hai il sesto senso e manchi degli altri cinque fondamentali, quella ragazza se la caverà benone- Morte.
-Allora perchè è da stamattina che ti porti dietro tutti i santini che hai trovato nel raggio di ottocento chilometri lanciando scongiuri?- Riccardo.
-Sto per falciarvi- Morte.
-Sarebbe espulsione diretta- arbitro di calcio.
Alessandra Amoroso indicò una finestra, cantando: -Sta per grandinareeeee, e io non so tremareeee, più...-
-Se vuoi ti ricordo io come si fa, sottospecie di falsa conduttrice di previsioni meteorologiche- Morte.
Mentre quella fuggiva, Simone affermava di essere stanco e di voler andare a letto. Riccardo allora scagliò profetiche parole contro di lui, e per farlo il più concretamente possibile le scrisse sui cocci di un vaso greco e glieli lanciò.
-Simone, il gallo cedrone d'Abruzzo pagherà l'arroganza ricevendo la visita di tre spiriti!- Riccardo.
-Eh?- Simone.
-Niente. Volevo un po' di attenzione- Riccardo.
La Morte andò quindi a dormire.
O meglio, la Morte provò ad andare a dormire, ma fra il dire e il fare, oltre che a mezzo dizionario della lingua italiana, c'era la mancanza del letto.
-Eppure lo avevo lasciato qui stamattina- Simone.
-Eppure li avevo lasciati qui stamattina- concordò Hansel cercando disperatamente i sassolini fosforescenti per ritrovare la strada di casa.
-Sta bene, userò il potere della Morte- Simone.
Puntò la lama della falce verso il pavimento, esclamando: -karitori-ki, numero 5: make a bed for the death!-
In uno sfavillare di nuvolette nere apparve qualche demone, e soprattutto il tanto desiderato letto.
-Bellissimo, coi teschi incisi sulla testata e coperte funebri- Simone.
-I tuoi gusti fanno schifo- Riccardo.
Un gelataio che passava di lì mostrò il cartello del suo carretto contrariato, esclamando: -bischero, che dici, abbiamo nutella, limone, pesca, tamarindo e cavolfiore-.
-Signore, mi dai un gelato?- chiese una bambina.
Il gelataio indossò una maschera da orso, proponendo: -se ti do il gelato ci vieni dietro il cespuglio con me?-.
-Ma com'è, al limòòòne?- bambina.
Poi notarono la falce, gli occhi di Simone, il libro che reggeva Riccardo, quindi nuovamente la falce.
Fuggirono.
-Cos'è quel libro?- fece Simone indicandolo.
-Per l'università, si tratta di...-, ma prima che potesse finire la frase, la Morte glielo sfilò di mano lanciandolo dalla finestra; effettuò un volo di centocinquanta metri finendo contro un negozio di elettrodomestici poco distante.
Il commesso uscì furibondo indicando la magione.
-Ti possino ammazzà, disgraziato!-.
-Sono già morto, arrogante commesso- rispose Simone; poi alzò la falce e il negozio prese fuoco, con gli elettrodomestici che fuggivano impazziti.
-Bene- disse la Morte distaccandosi dalla finestra e tornando verso Riccardo, -ascoltami tu, ora, norditalico: ti accettai in casa mia quattro anni fa per via del tuo valore come segretario, consigliere e soprattutto stratega, nonchè per la tua brillante intelligenza-.
-E le mazzete- puntualizzò Riccardo.
-E le mazzette- ammise Simone; -oltre che alle arance su animalcrossing. Ma se speri che io vada ad aiutare quella ragazza...- Simone.
-Roberta lo avrebbe voluto- Riccardo.
Evidentemente non avrebbe dovuto dirlo, perchè la Morte gli puntò la falce alla gola, rischiando di scatenare flame e di far intervenire i moderatori, ammesso che ai moderatori importasse cosa accadeva in casa sua.
-Non ti scaldare- Riccardo.
-Ci sono io per quello- termosifone.
Tuttavia gli occhi del pescarese ribollivano d'ira mentre sussurrava, cercando di mantenere un certo contegno: -cosa ne sai tu di quella ragazza. Quattro anni fa hai insistito per sapere qualche aneddoto sulla mia vita; questo non ti da' nessun diritto di rinfacciarmi qualcosa- Simone.
-Non ti sto rinfacciando niente, sto solo dicendo quale sarebbe la cosa più giusta da fare adesso, quella che almeno ti avrebbe consigliato lei; non quella che avresti dovuto fare allora- Riccardo.
La Morte allontanò l'arma dalla gola dell'amico.
-E' un caso chiuso. Ricaccia ancora la faccenda e ti faccio il tatuaggio dell'Indonesia sul collo, a sangue- Simone.
Riccardo si chiese se fosse il caso di continuare, mentre misurava a mente quanto potesse essere ipoteticamente grande un tatuaggio dell'Indonesia. Troppo, forse, per il suo collo.
-Mi dispiace davvero doverlo fare, ma capisci che non resta altra scelta- affermò Riccardo nel posare con decisione la sua mano sul cappuccio che celava il volto delle Morte.
-Mi misuri la febbre?- chiese Simone.
-Non esattamente, hanno inventato i termometri per quello- rispose Riccardo.
-Noi in Africa non ne abbiamo- si lagnò un bambino africano.
-Potete usare le vuvuzela e renderle utili una volta tanto- Riccardo.
-Riccardo, non vorrai mica...- Simone.
Il palmo della mano di Riccardo emanò una densa luce grigia mentre gridava: -Ricorda!-
La Morte fece appena in tempo a replicare stizzita: -Quando torno sei licenziato!-, poi cadde a terra priva di sensi.
L'amico si sedette sul pavimento, dovendo ammettere che anche un incantesimo di livello medio come quello gli richiedeva fin troppe energie.
Un uomo che si trovava lì per caso gli offrì del gatorade per recuperare le forze, ma Riccardo, da uomo retto e onesto qual'era, rifiutò dicendo che non gradiva la pubblicità occulta, nè le bevande colorate; poi iniziò già a richiamare mentalmente gli annunci di lavoro che aveva letto sul giornale quella mattina prima di andare all'università. Uno di essi recitava: "cercasi un Mirko tuttofare, paga ottima", ma non aveva ben capito in cosa consistesse.
Entrò in quel mentre Pasqualino Sinagoga, che stava così mogio da sembrare depresso; cercava palesemente l'attenzione del suo signore, e dato che questi era troppo preso dalla televisione, andò in cantina, prese un voltorb e con un gesto teatrale gliela mandò in corto circuito.
-Infame, ero sul più bello, stavano ghigliottinando il vincitore! E stasera devo pure hostare per il torneo di pesca, spiegami come faccio adesso- Morte.
-Il torneo si bloccherà! Mi sento male, un defibrillatore presto!- Fabio.
-Era un gesto indispensabile- Pasqualino.
La Morte schioccò le dita facendo accorrere il paggio, che era impacciato e lavorava alla Piaggio per sbarcare il lunario.
-Ha chiamato signore?- paggio.
-Comunica al mondo che da oggi la parola "indispensabile" sarà bandita dalla Toscana- Morte.
-Non sarebbe meglio comunicarlo solo alla Toscana allora? Perchè dovrebbe importare al resto del mondo?- paggio.
-Adoro le esagerazioni- concluse la Morte; dopo che il paggio fu scomparso, una volta che ebbe annuito rispettosamente, Simone tornò a rivolgersi a Pasqualino.
-Dicevamo?- Morte.
-Sono preoccupato per quella ragazza, lì...- Pasqualino.
-Ginevra- precisò la Morte.
-Mi stupisce, nell'ultimo decennio in cui ho avuto l'onore di stare al suo fianco come Morte in seconda, non ha ricordato nessun nome- Pasqualino.
-Perchè nessuno di quelli che ho ucciso o con cui ho lavorato portava un nome così strano; dove l'hai mai sentito "Ginevra". E comunque, il tuo me lo ricordo, Picasso- Morte.
-E' "Pasqualino", signore- Pasqualino.
-Fa lo stesso. Da oggi lo ricorderò pensando a quella malsana pubblicità che fanno nel periodo dell'epifania- Morte.
-Quale?- Pasqualino.
-Massì, quella della scatola piena di giocattoli: super pasqualoneeeeee- Morte.
Entrò in quel momento anche Riccardo, giulivo; nel senso che era felice oltremodo, non che scendesse da una pianta d'ulivo.
-Eccone un altro, cosa cerchi a quest'ora?- Morte.
-Ho dato l'esame sugli ornitorinchi neozelandesi per l'università, mi hanno dato 45 e lode e una bustina di figurine panini per l'album dei calciatori 2010- Riccardo.
-Ah, bene, pensavo fossi anche tu qui per farmi la predica su Ginevra, ecc...- Morte.
-E' il terzo motivo per cui sono qui- Riccardo.
-Io sono Quo, lui è Qua- nipote di Paperino.
-Mi è sfuggito il secondo evidentemente- Morte.
A quelle parole un piatto di insalata, credendo di non essere visto, saltò giù dal tavolo ed evase dalla finestra.
-Oltre al secondo le è sfuggito anche il contorno- scherzò Pasqualino.
-Molto divertente- Morte.
Riccardo si portò davanti alla televisione, che emanava fumo cancerogeno per via del cortocircuito, e spiccò un salto per poi ricadere sul posto. Tornò quindi dalla Morte.
-Secondo motivo della visita adempiuto- Riccardo.
-Il buonsenso ci ha abbandonati da tempo- Morte.
-Forse il buonsenso si, ma il sesto senso ce l'ho ancora, io, e sento che Ginevra presto si caccerà nei guai- Pasqualino.
-A parte il fatto che tu hai il sesto senso e manchi degli altri cinque fondamentali, quella ragazza se la caverà benone- Morte.
-Allora perchè è da stamattina che ti porti dietro tutti i santini che hai trovato nel raggio di ottocento chilometri lanciando scongiuri?- Riccardo.
-Sto per falciarvi- Morte.
-Sarebbe espulsione diretta- arbitro di calcio.
Alessandra Amoroso indicò una finestra, cantando: -Sta per grandinareeeee, e io non so tremareeee, più...-
-Se vuoi ti ricordo io come si fa, sottospecie di falsa conduttrice di previsioni meteorologiche- Morte.
Mentre quella fuggiva, Simone affermava di essere stanco e di voler andare a letto. Riccardo allora scagliò profetiche parole contro di lui, e per farlo il più concretamente possibile le scrisse sui cocci di un vaso greco e glieli lanciò.
-Simone, il gallo cedrone d'Abruzzo pagherà l'arroganza ricevendo la visita di tre spiriti!- Riccardo.
-Eh?- Simone.
-Niente. Volevo un po' di attenzione- Riccardo.
La Morte andò quindi a dormire.
O meglio, la Morte provò ad andare a dormire, ma fra il dire e il fare, oltre che a mezzo dizionario della lingua italiana, c'era la mancanza del letto.
-Eppure lo avevo lasciato qui stamattina- Simone.
-Eppure li avevo lasciati qui stamattina- concordò Hansel cercando disperatamente i sassolini fosforescenti per ritrovare la strada di casa.
-Sta bene, userò il potere della Morte- Simone.
Puntò la lama della falce verso il pavimento, esclamando: -karitori-ki, numero 5: make a bed for the death!-
In uno sfavillare di nuvolette nere apparve qualche demone, e soprattutto il tanto desiderato letto.
-Bellissimo, coi teschi incisi sulla testata e coperte funebri- Simone.
-I tuoi gusti fanno schifo- Riccardo.
Un gelataio che passava di lì mostrò il cartello del suo carretto contrariato, esclamando: -bischero, che dici, abbiamo nutella, limone, pesca, tamarindo e cavolfiore-.
-Signore, mi dai un gelato?- chiese una bambina.
Il gelataio indossò una maschera da orso, proponendo: -se ti do il gelato ci vieni dietro il cespuglio con me?-.
-Ma com'è, al limòòòne?- bambina.
Poi notarono la falce, gli occhi di Simone, il libro che reggeva Riccardo, quindi nuovamente la falce.
Fuggirono.
-Cos'è quel libro?- fece Simone indicandolo.
-Per l'università, si tratta di...-, ma prima che potesse finire la frase, la Morte glielo sfilò di mano lanciandolo dalla finestra; effettuò un volo di centocinquanta metri finendo contro un negozio di elettrodomestici poco distante.
Il commesso uscì furibondo indicando la magione.
-Ti possino ammazzà, disgraziato!-.
-Sono già morto, arrogante commesso- rispose Simone; poi alzò la falce e il negozio prese fuoco, con gli elettrodomestici che fuggivano impazziti.
-Bene- disse la Morte distaccandosi dalla finestra e tornando verso Riccardo, -ascoltami tu, ora, norditalico: ti accettai in casa mia quattro anni fa per via del tuo valore come segretario, consigliere e soprattutto stratega, nonchè per la tua brillante intelligenza-.
-E le mazzete- puntualizzò Riccardo.
-E le mazzette- ammise Simone; -oltre che alle arance su animalcrossing. Ma se speri che io vada ad aiutare quella ragazza...- Simone.
-Roberta lo avrebbe voluto- Riccardo.
Evidentemente non avrebbe dovuto dirlo, perchè la Morte gli puntò la falce alla gola, rischiando di scatenare flame e di far intervenire i moderatori, ammesso che ai moderatori importasse cosa accadeva in casa sua.
-Non ti scaldare- Riccardo.
-Ci sono io per quello- termosifone.
Tuttavia gli occhi del pescarese ribollivano d'ira mentre sussurrava, cercando di mantenere un certo contegno: -cosa ne sai tu di quella ragazza. Quattro anni fa hai insistito per sapere qualche aneddoto sulla mia vita; questo non ti da' nessun diritto di rinfacciarmi qualcosa- Simone.
-Non ti sto rinfacciando niente, sto solo dicendo quale sarebbe la cosa più giusta da fare adesso, quella che almeno ti avrebbe consigliato lei; non quella che avresti dovuto fare allora- Riccardo.
La Morte allontanò l'arma dalla gola dell'amico.
-E' un caso chiuso. Ricaccia ancora la faccenda e ti faccio il tatuaggio dell'Indonesia sul collo, a sangue- Simone.
Riccardo si chiese se fosse il caso di continuare, mentre misurava a mente quanto potesse essere ipoteticamente grande un tatuaggio dell'Indonesia. Troppo, forse, per il suo collo.
-Mi dispiace davvero doverlo fare, ma capisci che non resta altra scelta- affermò Riccardo nel posare con decisione la sua mano sul cappuccio che celava il volto delle Morte.
-Mi misuri la febbre?- chiese Simone.
-Non esattamente, hanno inventato i termometri per quello- rispose Riccardo.
-Noi in Africa non ne abbiamo- si lagnò un bambino africano.
-Potete usare le vuvuzela e renderle utili una volta tanto- Riccardo.
-Riccardo, non vorrai mica...- Simone.
Il palmo della mano di Riccardo emanò una densa luce grigia mentre gridava: -Ricorda!-
La Morte fece appena in tempo a replicare stizzita: -Quando torno sei licenziato!-, poi cadde a terra priva di sensi.
L'amico si sedette sul pavimento, dovendo ammettere che anche un incantesimo di livello medio come quello gli richiedeva fin troppe energie.
Un uomo che si trovava lì per caso gli offrì del gatorade per recuperare le forze, ma Riccardo, da uomo retto e onesto qual'era, rifiutò dicendo che non gradiva la pubblicità occulta, nè le bevande colorate; poi iniziò già a richiamare mentalmente gli annunci di lavoro che aveva letto sul giornale quella mattina prima di andare all'università. Uno di essi recitava: "cercasi un Mirko tuttofare, paga ottima", ma non aveva ben capito in cosa consistesse.
I ricordi tormentano il cuore... ma il cuore continua a guardare al passato
Spoiler
Quattro anni prima, prima dell'incontro con Ginevra, prima ancora dell'arrivo di Riccardo nella sua magione, persino prima che il mondo venisse a sapere dell'iniqua presenza di Purogelo su questa terra, la Morte scagliava saette e lampi ardenti contro un'orda di nemici.
Era ancora tutto nitido nella sua mente, se lo ricordava meglio della trama di star wars; quella sì che era impossibile da comprendere o memorizzare, soprattutto quando si era indecisi nel porre i film IV, V e VI prima o dopo la trilogia iniziale. Creare una serie così complicata era stata una malvagità peggiore di quella posseduta da un qualsiasi Darth Vader.
Alla destra della Morte c'era Roberta Dei Musmeci, discendente del celebre clan di stregoni-guerrieri siciliani, i medesimi che avevano conosciuto la fama, e placato la fame, grazie a Granigel, l'unica e autentica granita siciliana, mmmmadre. Veniva chiamata anche Strauss (Roberta, non la granita), in parte per via del bizzarro viale in cui risiedeva durante le ferie (che erano decennali), in parte perchè costantemente schizzofrenica. Nonostante tutti questi nomi che nessuno di voi, anche se li ha appena letti, già più si ricorda, vi basti sapere che per via dei lunghi e fluenti capelli viola, veniva anche soprannominata, ma soprattutto denigrata, con l'appellativo di Roberta dai Capelli Violati.
Roberta si girò verso la Morte, parlando con un tono di venti milioni di decibel nonostante fossero a mezzo millimetro di distanza, e questo spiega perchè ora a Simone le cose bisogna ripetergliele più di una volta: -Signore, i Troll Truzzi sono troppi, per quanto lei ne insista a massacrare spinto dal proprio appagamento personale-.
-Non mi urlare in un orecchio, il cappuccio lo tengo per impersonare meglio il ruolo, ma ci sento benissimo Pasqualino- Morte.
-Sono Roberta, lo vedi che sei sordo, togliti quel cappuccio Viviana cagna!- Roberta.
-Ha ragione signore, io sono qui alla sua sinistra- confermò timidamente Pasqualino Sinagoga ascoltando i discorsi dei due.
-Sì, sì, ho capito- concesse la Morte, e si tirò su il cappuccio con le termiti che volavano via dalla stoffa e pezzi di tiramisù che cadevano a terra.
-Però avverti quando fai così, per poco non ci resto secca, devi usare gli anabbaglianti agli occhiali per quanto sono spessi- Roberta.
-Non è colpa mia se mi mancano tremila gradi per occhio- Simone.
-Non solo non ha il terzo occhio come Tensing, ma anche gli altri due fanno le bizze- Roberta.
-Ha ragione signore, mi sanguinano gli occhi- Pasqualino.
-Volete decidere per me anche quante volte devo andare in bagno nel corso della giornata? Fate fuori quanti più troll truzzi potete piuttosto- Simone.
Pasqualino vibrò un fendente sul cranio di un troll vestito con una camicia a quadri, che indossava degli occhiali rayban troppo grossi per lui. Sembrava una copia di Fabio insomma, se non addirittura più bella.
-Non ricordo bene come siamo finiti in questa situazione, in effetti- Pasqualino.
-Sinagoga, io sarò sordo, ma tu hai l'alzheimer eh!- Simone.
-Invece di lagnarti sempre dei tuoi problemi personali, che non importano a nessuno, spiegagli, no?- Roberta.
-Ragazza, non credere di potermi parlare con quel tono solo perchè hai i capelli viola, o sarai la prima ad assaggiare questa falce! E ti degrado!- la minacciò la Morte; poi, mentre Roberta si stava chiedendo se la falce potesse avere un retrogusto di fragola o se valesse la pena ricordare che solo una ciocca di capelli era viola, e il resto castano, prima che lui stesso la costringesse a tingerli, spiegò per l'ennesima volta a Pasqualino: -tienilo a mente, perchè è l'ultima volta che te lo rispiego, e se domani ti interrogo e fai scena muta sei un Sinagoga morto...-
-Sinagoga è femminile- puntualizzò Roberta, mentre tentava di ricacciare fuori la spada che si era incastrata fra due rocce mentre combatteva.
-Ma il suo nome è maschile, FailRobb!- Morte.
-Non chiamarmi così- Roberta.
-Dicevo- tornò a rivolgersi Simone a Pasqualino ignorandola deliberatamente, -siamo sulle Montagne Degli Admin, la seconda delle due catene montuose principali di Animalcrossinglife, perchè uno dei Grandi Monarchi Noob dell'antichità è riuscito a fuggire dalla dimensione del Permaban e ha radunato un esercito di Troll Truzzi, una razza quasi estinta che fra l'altro finora non aveva dato problemi. E tra poco viene a piovere, normale amministrazione-.
-Si, il cavolo, la missione era etichettata col bollino celesteazzurrotendenteall'indaco. E il grado quasi massimo di pericolosità- Roberta.
-E quale sarebbe il simbolo del grado massimo in assoluto?- Simone.
-Ma questo non dovrebbe saperlo lei, signore?- Pasqualino.
-E tu lo vuoi lo stipendio a fine mese?- Simone.
-Ma non me lo darebbe comunque- Pasqualino.
-Il simbolo di massimo pericolo è neromarronegrigio con le giraffe gialle- Roberta.
-E quindi noi siamo qui per fermare uno dei Grandi Monarchi Noob ed evitare che faccia troppi danni, ho capito- Pasqualino.
-Ci stiamo provando almeno. Ad ogni modo evitate di scontrarvi faccia a faccia con li Monarca, perchè non avreste scampo, limitatevi a massacrare i troll truzzi e...- Simone.
-Sono appena stata catturata dal Monarca!- esclamò Roberta in lontananza.
-Ti pareva- Pasqualino.
-Ma se ho appena detto... non posso girarmi un momento a parlare che uno di voi si caccia nei guai- Simone.
In tutta risposta, Pasqualino era finito in una trappola per volpi, nonostante non vi fossero volpi ad Animalcrossinglife, e stava cercando lentamente di liberarsi convincendo con le buone maniere la rete a collaborare.
Mietendo i nemici e le crops su farmville, gioco che già da quegli anni si era impossessato del cuore della Morte, Simone arrivò alla fine dinanzi il Monarca Noob, che reggeva Roberta per il collo. Se i vostri bambini stanno leggendo, mandateli a dormire o a vedere un rituale che presenti sacrifici umani, perchè quanto segue è abbastanza traumatizzante.
-Ciao Morte, 5 stelle nel profilo :))))- Monarca Noob.
-Lungi da me, essere ripugnante. Ti conosco di fama, eri con Arnò il giorno della sua caduta, e non mi riferisco a quella in bicicletta dove erano presenti i presidenti mondiali e tre che si spacciavano per tali: sei Desi l'Abbreviatrice- Simone.
-Brv! Hai vnto mezz'ora di flood intnto- Desi.
-Sto per piangere- scorpion. Scorpion è Fabio, non c'è nessun criterio con il quale scelgo di scrivere l'uno o l'altro, come non c'è nessun criterio per il fatto che stiate leggendo tutto ciò. O forse lo sapremo in un'altra vita dove i bagni negli autogrill saranno puliti.
-Ridammi Roberta, anche se sono tentato di lasciartela, e mi limiterò a sterminare te, la tua famiglia, il tuo clan e il tuo paese, ma lascerò integro questo sasso che sta ai miei piedi- Simone.
-6 un uomo gneroso, ma esigo di +!- Desi.
-Cosa?- Simone.
-Voglo sapr cm si manda un mp a Elvis, prk voglio dvntare amministrtrice e riempire il frum di fiori e glitter!! Come i vampiri di Eclipse xDxDXD- Desi.
-Non dirglielo!- Roberta.
-Quoto, non farlo ti prego, povera la mia inbox di mp- Elvis.
-Scegli, Morte: la tua bst friend x smpr o l'mp di Elvis- Desi.
-Passaparola- Simone.
-Non possiamo accettarla stasera- Gerry Scotti.
-Venduto!- Simone.
Gerry Scotti annuì fuggendo con un sacco di denaro che recava il tanfo di nabbo.
-Non ci sono più i presentatori televisivi di una volta- commentò amareggiato Simone.
-Io ti sarò fedele fino alla morte- Roberto Giacobbo.
-Io sono la Morte- Simone.
-Allora fino al 2012- Roberto Giacobbo.
Desi mostrò alla Morte la sua leggendaria lancia che terminava con una punta a forma di K, mentre i suoi occhi brillavano della luce della follia propria di tutti i membri della sua razza.
-Preferire sbarzzarsi di un nemiko piuttosto ke salvare un amiko, sei spietato cm si raccnta. Dunque di lei non me ne faccio più nulla- Desi.
Accadde tutto in un secondo, e ovviamente non stiamo parlando del torneo di pesca del forum, o sarebbe un sogno; tra l'altro la Morte non aveva fatto granchè, e aveva sottovalutato il noob ritenendo che fosse abbastanza furbo da aspettare che il nemico scendesse a patti.
Accadde troppo in fretta.
La Morte che trafiggeva con la falce Desi, Desi che non trovava ostacolo nel passare Roberta da parte a parte con la lancia, per via della totale strategia offensiva di Simone. C'era sangue ovunque, tanto che Ginevra si sarebbe messa a cantare "It's raining Blood, alleluja, it's raining blood!".
Rivide gli occhi di Desi che si spegnevano, la spia della benzina che invece si accendeva, e quelli della fidata amica che iniziavano a farlo, perdendo vitalità.
Si inginocchiò accanto a lei, mentre il corpo floddoso di Desi veniva scagliato lontano senza vita con una rotazione rapida della falce; si inginocchiò con Pasqualino che arrivava portando del thè e la buona notizia che il resto dei troll truzzi si era disperso, probabilmente perchè privato della guida del monarca.
-Hai fatto la cosa giusta- affermò Roberta con un filo di voce, ma la Morte non sembrava se stessa, teneva lo sguardo basso, immobile; Roberta ricordava di averla vista così solo quella volta che aveva perso il suo peluche di Jack Skeletron con cui dormiva la notte, parecchi anni prima.
-Ho lasciato che ti ferisse a morte pur di fermarla- Simone.
-Naturale, non fa parte del tuo lavoro avere sentimenti. E poi sei freddo di tuo. Oh, ma andiamo, hai eliminato un Monarca Noob, che era riuscito ad evadere dalla dimensione del Permaban! Dovresti essere fiero di...- Roberta, ma la Morte non le lasciò finire la frase, gridando -non me ne frega niente dei monarchi, dei troll truzzi e di quelli che dovrebbero essere i miei doveri...-
-Oh perfetto, questa mi servirà- affermò Pasqualino registrando quelle parole e meditando atroci ricatti.
-... non me ne importa nulla, quando la riuscita del mio compito mette in pericolo i miei amici!- Simone
Alzò la falce al cielo, che iniziò ad illuminarsi rubando energia a tutto quello che aveva attorno, e fu già un'impresa impedire che finisse ad uccidere Roberta con quella pratica; -Karitori-ki, numero...!-, ma Pasqualino lo trattenne prendendolo per il braccio, affermando timidamente ciò che pensava.
-Mio signore, se lei ora impedisce a Roberta di morire, cosa che deve accadere, per quanto ingrata...- Sinagoga.
-Beh?- Morte.
-Diventerà ufficialmente rinnegata dal Concilio Delle Morti Unite D'Italia- concluse lui.
-E questo chi lo dice, Bill Gates?- Morte.
-E' scritto nel contratto che ha firmato quando assunse i poteri di Morte in qualità di predestinato da ScivoloAnanas- Pasqualino.
-Non ho firmato nessun contratto, per ercole!- Morte.
-No, dai- Ercole.
-Che devo dirle, mistero della fede- Pasqualino.
Roberta nel frattempo con le ultime forze che le erano rimaste aveva allacciato fra di loro i lacci delle scarpe di Simone, che cadde a terra come voluto.
-Robbè, ma ti possino ammazzà!- Simone.
-Già fatto come vedi- rispose lei amara.
-Sdrammatizzavo, adesso ti curo- Simone.
-No, se lo fai non ti rivolgerò mai più la parola- Roberta.
-Se non lo faccio morirai, e non potrai farlo ugualmente- Simone.
-Ha più stile. Ho scelto io di combattere oggi, è solo colpa mia; non puoi impedire la mia Morte, o violeresti le regole del mondo- Roberta.
La Morte abbassò lo sguardo.
-Addio Simo, ti voglio bene. E Resterò per sempre imbattuta sulla Punta Koopa. E' stato un piacere lavorare per te, e per quei venti stipendi che mi devi non fa niente. Non importa se sei...- Roberta.
-Tirchio- concluse lui senza riuscire a fissarla in volto.
Quando rialzò lo sguardo si accorse che era morta; di certo non per la sorpresa che lui avesse ammesso di essere tirchio, una volta tanto. O almeno, lo sperava.
-Pasqualino- Morte.
-Si?- domandò Pasqualino senza riuscire a frenare le lacrime.
-Sei ufficialmente promosso a Morte in Seconda; non lascerò il posto vacante- Morte.
Poi ripensò al significato delle parole della compagna, e a quando alle sfide di mario kart con Roberta lui le diceva: "Pista degli aceri, ora arrivo primo"; e lei rispondeva "fidati". Non era mai arrivato primo, perchè l'altra truccava e faceva uscire sempre Punta Koopa.
Non avrebbe potuto mai più arrivare primo contro di lei.
La Morte si risvegliò sul pavimento della sua camera da letto, temendo da un lato che Riccardo avesse approfittato del fatto per violentarlo, dall'altro che il pavimento fosse stato costruito con ossa di eschimesi morti per quanto era freddo.
Per sua fortuna non era vera nessuna delle due ipotesi; o meglio, qualche osso di eschimese nella magione lo si sarebbe anche trovato con un po' di voglia di cercarlo, ma a chi sarebbe importato del resto.
Riccardo aiutò l'amico a rialzarsi.
-Devo iniziare a cercare un altro lavoro?- chiese, un po' preoccupato anche se non lo dava a vedere.
-Quanto costa la tassa annuale per l'università?- Morte.
-1200 euro circa, noce di cocco più, noce di cocco meno- Riccardo.
-Ringrazia che l'università contribuisce a tenerti lontano da qui, continui a lavorare per me solo per questo- Morte.
L'amico sorrise.
-Ha dei programmi per la nottata?- Riccardo.
-Devo leggerci un doppiosenso che non finisce più o cosa?- Simone.
-Intendo, cos'ha intenzione di fare ora?- Riccardo.
La Morte soppesò la falce mentre si decideva, rimpiangendo di non avere a portata di mano una monetina.
-Io volevo giocare a Uno con i non morti stanotte, è da un mese che glielo prometto. Tuttavia...- Simone.
-Tuttavia?- incentivò Riccardo con falso interesse, perchè stava osservando una lumaca bavosa che saliva lentamente una parete.
-Se non hai intenzione di restare a fissare quella lumaca per altri due secoli e mezzo, andiamo da Ginevra- Simone.
-Alla buon'ora- Riccardo.
-Semplicemente ho soppesato la situazione: mio fratello Alessio De Bellucci è attualmente luogotenente della Maremma; non so nè che fine abbia fatto nè se mi va di lasciarlo in mano nemica. Certamente non voglio combattere contro di lui- Simone.
-E per quanto riguarda la fiorentina?- Riccardo.
-Ho già lasciato morire inutilmente una ragazza in passato. Errare è umano, perseverare è diabolico- Simone.
-E Giulia Coco?- Riccardo.
-Giulia Coco è ancora peggio, se possibile- concluse la Morte; e, impugnando la falce, fece strada all'universitario fuori dalla stanza.
Era ancora tutto nitido nella sua mente, se lo ricordava meglio della trama di star wars; quella sì che era impossibile da comprendere o memorizzare, soprattutto quando si era indecisi nel porre i film IV, V e VI prima o dopo la trilogia iniziale. Creare una serie così complicata era stata una malvagità peggiore di quella posseduta da un qualsiasi Darth Vader.
Alla destra della Morte c'era Roberta Dei Musmeci, discendente del celebre clan di stregoni-guerrieri siciliani, i medesimi che avevano conosciuto la fama, e placato la fame, grazie a Granigel, l'unica e autentica granita siciliana, mmmmadre. Veniva chiamata anche Strauss (Roberta, non la granita), in parte per via del bizzarro viale in cui risiedeva durante le ferie (che erano decennali), in parte perchè costantemente schizzofrenica. Nonostante tutti questi nomi che nessuno di voi, anche se li ha appena letti, già più si ricorda, vi basti sapere che per via dei lunghi e fluenti capelli viola, veniva anche soprannominata, ma soprattutto denigrata, con l'appellativo di Roberta dai Capelli Violati.
Roberta si girò verso la Morte, parlando con un tono di venti milioni di decibel nonostante fossero a mezzo millimetro di distanza, e questo spiega perchè ora a Simone le cose bisogna ripetergliele più di una volta: -Signore, i Troll Truzzi sono troppi, per quanto lei ne insista a massacrare spinto dal proprio appagamento personale-.
-Non mi urlare in un orecchio, il cappuccio lo tengo per impersonare meglio il ruolo, ma ci sento benissimo Pasqualino- Morte.
-Sono Roberta, lo vedi che sei sordo, togliti quel cappuccio Viviana cagna!- Roberta.
-Ha ragione signore, io sono qui alla sua sinistra- confermò timidamente Pasqualino Sinagoga ascoltando i discorsi dei due.
-Sì, sì, ho capito- concesse la Morte, e si tirò su il cappuccio con le termiti che volavano via dalla stoffa e pezzi di tiramisù che cadevano a terra.
-Però avverti quando fai così, per poco non ci resto secca, devi usare gli anabbaglianti agli occhiali per quanto sono spessi- Roberta.
-Non è colpa mia se mi mancano tremila gradi per occhio- Simone.
-Non solo non ha il terzo occhio come Tensing, ma anche gli altri due fanno le bizze- Roberta.
-Ha ragione signore, mi sanguinano gli occhi- Pasqualino.
-Volete decidere per me anche quante volte devo andare in bagno nel corso della giornata? Fate fuori quanti più troll truzzi potete piuttosto- Simone.
Pasqualino vibrò un fendente sul cranio di un troll vestito con una camicia a quadri, che indossava degli occhiali rayban troppo grossi per lui. Sembrava una copia di Fabio insomma, se non addirittura più bella.
-Non ricordo bene come siamo finiti in questa situazione, in effetti- Pasqualino.
-Sinagoga, io sarò sordo, ma tu hai l'alzheimer eh!- Simone.
-Invece di lagnarti sempre dei tuoi problemi personali, che non importano a nessuno, spiegagli, no?- Roberta.
-Ragazza, non credere di potermi parlare con quel tono solo perchè hai i capelli viola, o sarai la prima ad assaggiare questa falce! E ti degrado!- la minacciò la Morte; poi, mentre Roberta si stava chiedendo se la falce potesse avere un retrogusto di fragola o se valesse la pena ricordare che solo una ciocca di capelli era viola, e il resto castano, prima che lui stesso la costringesse a tingerli, spiegò per l'ennesima volta a Pasqualino: -tienilo a mente, perchè è l'ultima volta che te lo rispiego, e se domani ti interrogo e fai scena muta sei un Sinagoga morto...-
-Sinagoga è femminile- puntualizzò Roberta, mentre tentava di ricacciare fuori la spada che si era incastrata fra due rocce mentre combatteva.
-Ma il suo nome è maschile, FailRobb!- Morte.
-Non chiamarmi così- Roberta.
-Dicevo- tornò a rivolgersi Simone a Pasqualino ignorandola deliberatamente, -siamo sulle Montagne Degli Admin, la seconda delle due catene montuose principali di Animalcrossinglife, perchè uno dei Grandi Monarchi Noob dell'antichità è riuscito a fuggire dalla dimensione del Permaban e ha radunato un esercito di Troll Truzzi, una razza quasi estinta che fra l'altro finora non aveva dato problemi. E tra poco viene a piovere, normale amministrazione-.
-Si, il cavolo, la missione era etichettata col bollino celesteazzurrotendenteall'indaco. E il grado quasi massimo di pericolosità- Roberta.
-E quale sarebbe il simbolo del grado massimo in assoluto?- Simone.
-Ma questo non dovrebbe saperlo lei, signore?- Pasqualino.
-E tu lo vuoi lo stipendio a fine mese?- Simone.
-Ma non me lo darebbe comunque- Pasqualino.
-Il simbolo di massimo pericolo è neromarronegrigio con le giraffe gialle- Roberta.
-E quindi noi siamo qui per fermare uno dei Grandi Monarchi Noob ed evitare che faccia troppi danni, ho capito- Pasqualino.
-Ci stiamo provando almeno. Ad ogni modo evitate di scontrarvi faccia a faccia con li Monarca, perchè non avreste scampo, limitatevi a massacrare i troll truzzi e...- Simone.
-Sono appena stata catturata dal Monarca!- esclamò Roberta in lontananza.
-Ti pareva- Pasqualino.
-Ma se ho appena detto... non posso girarmi un momento a parlare che uno di voi si caccia nei guai- Simone.
In tutta risposta, Pasqualino era finito in una trappola per volpi, nonostante non vi fossero volpi ad Animalcrossinglife, e stava cercando lentamente di liberarsi convincendo con le buone maniere la rete a collaborare.
Mietendo i nemici e le crops su farmville, gioco che già da quegli anni si era impossessato del cuore della Morte, Simone arrivò alla fine dinanzi il Monarca Noob, che reggeva Roberta per il collo. Se i vostri bambini stanno leggendo, mandateli a dormire o a vedere un rituale che presenti sacrifici umani, perchè quanto segue è abbastanza traumatizzante.
-Ciao Morte, 5 stelle nel profilo :))))- Monarca Noob.
-Lungi da me, essere ripugnante. Ti conosco di fama, eri con Arnò il giorno della sua caduta, e non mi riferisco a quella in bicicletta dove erano presenti i presidenti mondiali e tre che si spacciavano per tali: sei Desi l'Abbreviatrice- Simone.
-Brv! Hai vnto mezz'ora di flood intnto- Desi.
-Sto per piangere- scorpion. Scorpion è Fabio, non c'è nessun criterio con il quale scelgo di scrivere l'uno o l'altro, come non c'è nessun criterio per il fatto che stiate leggendo tutto ciò. O forse lo sapremo in un'altra vita dove i bagni negli autogrill saranno puliti.
-Ridammi Roberta, anche se sono tentato di lasciartela, e mi limiterò a sterminare te, la tua famiglia, il tuo clan e il tuo paese, ma lascerò integro questo sasso che sta ai miei piedi- Simone.
-6 un uomo gneroso, ma esigo di +!- Desi.
-Cosa?- Simone.
-Voglo sapr cm si manda un mp a Elvis, prk voglio dvntare amministrtrice e riempire il frum di fiori e glitter!! Come i vampiri di Eclipse xDxDXD- Desi.
-Non dirglielo!- Roberta.
-Quoto, non farlo ti prego, povera la mia inbox di mp- Elvis.
-Scegli, Morte: la tua bst friend x smpr o l'mp di Elvis- Desi.
-Passaparola- Simone.
-Non possiamo accettarla stasera- Gerry Scotti.
-Venduto!- Simone.
Gerry Scotti annuì fuggendo con un sacco di denaro che recava il tanfo di nabbo.
-Non ci sono più i presentatori televisivi di una volta- commentò amareggiato Simone.
-Io ti sarò fedele fino alla morte- Roberto Giacobbo.
-Io sono la Morte- Simone.
-Allora fino al 2012- Roberto Giacobbo.
Desi mostrò alla Morte la sua leggendaria lancia che terminava con una punta a forma di K, mentre i suoi occhi brillavano della luce della follia propria di tutti i membri della sua razza.
-Preferire sbarzzarsi di un nemiko piuttosto ke salvare un amiko, sei spietato cm si raccnta. Dunque di lei non me ne faccio più nulla- Desi.
Accadde tutto in un secondo, e ovviamente non stiamo parlando del torneo di pesca del forum, o sarebbe un sogno; tra l'altro la Morte non aveva fatto granchè, e aveva sottovalutato il noob ritenendo che fosse abbastanza furbo da aspettare che il nemico scendesse a patti.
Accadde troppo in fretta.
La Morte che trafiggeva con la falce Desi, Desi che non trovava ostacolo nel passare Roberta da parte a parte con la lancia, per via della totale strategia offensiva di Simone. C'era sangue ovunque, tanto che Ginevra si sarebbe messa a cantare "It's raining Blood, alleluja, it's raining blood!".
Rivide gli occhi di Desi che si spegnevano, la spia della benzina che invece si accendeva, e quelli della fidata amica che iniziavano a farlo, perdendo vitalità.
Si inginocchiò accanto a lei, mentre il corpo floddoso di Desi veniva scagliato lontano senza vita con una rotazione rapida della falce; si inginocchiò con Pasqualino che arrivava portando del thè e la buona notizia che il resto dei troll truzzi si era disperso, probabilmente perchè privato della guida del monarca.
-Hai fatto la cosa giusta- affermò Roberta con un filo di voce, ma la Morte non sembrava se stessa, teneva lo sguardo basso, immobile; Roberta ricordava di averla vista così solo quella volta che aveva perso il suo peluche di Jack Skeletron con cui dormiva la notte, parecchi anni prima.
-Ho lasciato che ti ferisse a morte pur di fermarla- Simone.
-Naturale, non fa parte del tuo lavoro avere sentimenti. E poi sei freddo di tuo. Oh, ma andiamo, hai eliminato un Monarca Noob, che era riuscito ad evadere dalla dimensione del Permaban! Dovresti essere fiero di...- Roberta, ma la Morte non le lasciò finire la frase, gridando -non me ne frega niente dei monarchi, dei troll truzzi e di quelli che dovrebbero essere i miei doveri...-
-Oh perfetto, questa mi servirà- affermò Pasqualino registrando quelle parole e meditando atroci ricatti.
-... non me ne importa nulla, quando la riuscita del mio compito mette in pericolo i miei amici!- Simone
Alzò la falce al cielo, che iniziò ad illuminarsi rubando energia a tutto quello che aveva attorno, e fu già un'impresa impedire che finisse ad uccidere Roberta con quella pratica; -Karitori-ki, numero...!-, ma Pasqualino lo trattenne prendendolo per il braccio, affermando timidamente ciò che pensava.
-Mio signore, se lei ora impedisce a Roberta di morire, cosa che deve accadere, per quanto ingrata...- Sinagoga.
-Beh?- Morte.
-Diventerà ufficialmente rinnegata dal Concilio Delle Morti Unite D'Italia- concluse lui.
-E questo chi lo dice, Bill Gates?- Morte.
-E' scritto nel contratto che ha firmato quando assunse i poteri di Morte in qualità di predestinato da ScivoloAnanas- Pasqualino.
-Non ho firmato nessun contratto, per ercole!- Morte.
-No, dai- Ercole.
-Che devo dirle, mistero della fede- Pasqualino.
Roberta nel frattempo con le ultime forze che le erano rimaste aveva allacciato fra di loro i lacci delle scarpe di Simone, che cadde a terra come voluto.
-Robbè, ma ti possino ammazzà!- Simone.
-Già fatto come vedi- rispose lei amara.
-Sdrammatizzavo, adesso ti curo- Simone.
-No, se lo fai non ti rivolgerò mai più la parola- Roberta.
-Se non lo faccio morirai, e non potrai farlo ugualmente- Simone.
-Ha più stile. Ho scelto io di combattere oggi, è solo colpa mia; non puoi impedire la mia Morte, o violeresti le regole del mondo- Roberta.
La Morte abbassò lo sguardo.
-Addio Simo, ti voglio bene. E Resterò per sempre imbattuta sulla Punta Koopa. E' stato un piacere lavorare per te, e per quei venti stipendi che mi devi non fa niente. Non importa se sei...- Roberta.
-Tirchio- concluse lui senza riuscire a fissarla in volto.
Quando rialzò lo sguardo si accorse che era morta; di certo non per la sorpresa che lui avesse ammesso di essere tirchio, una volta tanto. O almeno, lo sperava.
-Pasqualino- Morte.
-Si?- domandò Pasqualino senza riuscire a frenare le lacrime.
-Sei ufficialmente promosso a Morte in Seconda; non lascerò il posto vacante- Morte.
Poi ripensò al significato delle parole della compagna, e a quando alle sfide di mario kart con Roberta lui le diceva: "Pista degli aceri, ora arrivo primo"; e lei rispondeva "fidati". Non era mai arrivato primo, perchè l'altra truccava e faceva uscire sempre Punta Koopa.
Non avrebbe potuto mai più arrivare primo contro di lei.
La Morte si risvegliò sul pavimento della sua camera da letto, temendo da un lato che Riccardo avesse approfittato del fatto per violentarlo, dall'altro che il pavimento fosse stato costruito con ossa di eschimesi morti per quanto era freddo.
Per sua fortuna non era vera nessuna delle due ipotesi; o meglio, qualche osso di eschimese nella magione lo si sarebbe anche trovato con un po' di voglia di cercarlo, ma a chi sarebbe importato del resto.
Riccardo aiutò l'amico a rialzarsi.
-Devo iniziare a cercare un altro lavoro?- chiese, un po' preoccupato anche se non lo dava a vedere.
-Quanto costa la tassa annuale per l'università?- Morte.
-1200 euro circa, noce di cocco più, noce di cocco meno- Riccardo.
-Ringrazia che l'università contribuisce a tenerti lontano da qui, continui a lavorare per me solo per questo- Morte.
L'amico sorrise.
-Ha dei programmi per la nottata?- Riccardo.
-Devo leggerci un doppiosenso che non finisce più o cosa?- Simone.
-Intendo, cos'ha intenzione di fare ora?- Riccardo.
La Morte soppesò la falce mentre si decideva, rimpiangendo di non avere a portata di mano una monetina.
-Io volevo giocare a Uno con i non morti stanotte, è da un mese che glielo prometto. Tuttavia...- Simone.
-Tuttavia?- incentivò Riccardo con falso interesse, perchè stava osservando una lumaca bavosa che saliva lentamente una parete.
-Se non hai intenzione di restare a fissare quella lumaca per altri due secoli e mezzo, andiamo da Ginevra- Simone.
-Alla buon'ora- Riccardo.
-Semplicemente ho soppesato la situazione: mio fratello Alessio De Bellucci è attualmente luogotenente della Maremma; non so nè che fine abbia fatto nè se mi va di lasciarlo in mano nemica. Certamente non voglio combattere contro di lui- Simone.
-E per quanto riguarda la fiorentina?- Riccardo.
-Ho già lasciato morire inutilmente una ragazza in passato. Errare è umano, perseverare è diabolico- Simone.
-E Giulia Coco?- Riccardo.
-Giulia Coco è ancora peggio, se possibile- concluse la Morte; e, impugnando la falce, fece strada all'universitario fuori dalla stanza.
Parte Terza
Spoiler
Leviatan Leti - (Chapter 13)
Non lasciare che lei muoia
Leviatan Leti - (Chapter 13)
Spoiler
L'Ombra o il Leviatano? - (Chapter 14)Pasqualino Sinagoga stava giocando da solo ad "acchiappa la talpa", famoso gioco per bambini decerebrati che consisteva nel colpire delle talpe con un martelletto di plastica. Gli era stato regalato dalla Morte lo scorso Natale, con qualche piccola modifica per movimentare il gioco, dato che di solito i bambini finivano con l'addormentarsi sopra le talpe: queste ultime uscivano tutte insieme (cosicchè fosse tecnicamente impossibile vincere, a meno che uno non avesse più mani di Nico Robin di One Piece o del dio indu Vishnu) e potevano anche loro attaccare il giocatore, non con martelli di plastica però, bensì con mitragliatrici pesanti; il pegi del gioco indicava 150+, per via della pericolosità.
-Sto cominciando a capire perchè sulla scatola c'era scritto "tenere fuori dalla portata di chiunque"- Pasqualino.
-Una simile scritta dovrebbero imprimerla a fuoco sulla schiena di Purogelo- Simone.
-Siete troppo cattivi con lui- li biasimò Riccardo.
Pasqualino e la Morte si voltarono a guardare l'universitario, assieme al Papa e i capi di stato del mondo, della marina, della Flotta dei Sette e dei Draghi Celesti. Anche l'intera Digiworld era incredula.
-Non si può neanche fare una battuta ora?- Riccardo.
-Fortunatamente scherzava, prendo lo spumante- Pasqualino.
-Non c'è tempo Enrico- lo fermò Simone.
-Mi chiamo Pasqualino, che diavolo!- Pasqualino.
-Fa lo stesso- Simone.
-Pensa alla Sinagoga per ricordartelo: "Pasqualino Sinagoga", se lo ricorda persino Ginevra- Pasqualino.
-Ormai l'avrà già dimenticato- Simone.
La Morte in seconda si mise a piangere in un angolo.
-Hai ferito i suoi sentimenti- Riccardo.
-Ma se la falce sta là sul tavolino!- Simone.
-A volte bastano le parole- Riccardo.
-Dammi tre parole- Simone.
-Sole, cuore, amore- Riccardo.
-Vedi, hai sbagliato di nuovo; è: "Giulia, Coco, muore"- Simone.
-Perchè dovrebbe?- Riccardo.
-Disegna le illustrazioni per le cronache con ritardi discutibili. Quelle della serie corrente le potremo vedere alla prossima, per farla breve- Simone.
-Ad ogni modo, ho dato un esame su canzoni perdute dall'alba dei tempi e...- Riccardo; ma la Morte non l'ascoltava già più.
Pasqualino invece aveva deciso di sfogare la sua frustrazione sui più deboli, come fa Ginevra di solito, che dopo essersi fatta cadere il sapone negli occhi sotto la doccia mentre porta le lenti, esce a prendere a calcio i piccioni.
Pasqualino però, essendo più spavaldo, aveva puntato una pistola contro una patata trovata a terra, intimando sadicamente: -Die, potato!-; quella in tutta risposta aveva indossato degli occhiali da sole spessi quanto un carro armato mesopotamico, impugnato una baionetta e replicato: -Not today-.
-Simone, le patate mi minacciano- si lagnò Pasqualino.
-Tu lasciale in pace- Simone.
-Ha iniziato lei!- Pasqualino.
-Not really, i'm an english, kind potato- Patata.
-Non fatemi intervenire- Simone.
Pasqualino, prima di lasciar perdere, lanciò un'occhiata di sfida al tubero, affermando, sicuro di sè: -Ci rivediamo davanti al giudice-.
La Morte intanto aveva finito i preparativi.
-Bene- disse mettendo una mano in spalla alla Morte in seconda, -Ruggero, vado a vedere se hanno già ammazzato la Cargmignanica o se si può salvare il salvabile- Simone.
-E' Pasqualino, e poi che vuol dire "carmignanica"?- Pasqualino.
-Abitante di Carmignano, suppongo- Riccardo.
-Dovresti supporre più spesso, consigliere- Simone.
-Lo faccio già, ma tu mi ignori più volte di quante respiri- Riccardo.
-Anche questo dovrei farlo più spesso- Simone.
La Morte porse al fido Pasqualino una chiave da 200 chili.
-E' di cioccolato?- chiese lui.
-Ti piacerebbe; è marmo- Simone.
-Marmo, marmo italiano, el marmooo- esclamò Riccardo iniziando a ballare.
-Quello è il mambo- Simone.
-Sono le chiavi di casa vero?- Pasqualino.
-Certo, le custodisci tu, non posso mica portarmele in tasca o appenderle alla cintura- Simone.
-Come fai ad avere una cintura se indossi la tunica della Morte?- Riccardo.
-Molti misteri sono e resteranno irrisolti- Simone.
-Per tutto il resto c'è Voyager- Riccardo.
-Bene, ci rivediamo a cena- Pasqualino.
La Morte tolse la mano dalla spalla di Pasqualino, che non so per quale motivo fosse rimasta lì per tutto quel tempo.
-Amico mio, non so se ci rivedremo. La Maremma è insidiosa- Simone.
-Ma tu sei la Morte- Pasqualino.
-Non interessa proprio a nessuno che io sia il suo consigliere nonchè stratega?- fece speranzoso Riccardo.
Simone fissò il soffitto, sembrando un deficiente, perchè per ottenere l'aspetto di un condottiero avrebbe dovuto fissare l'orizzonte, o quantomeno qualcosa oltre la finestra.
-Ehm signore, le è andato in crash il sistema? Perchè sta fissando il soffitto?- Pasqualino.
-Osservandolo meglio, devo dire che è proprio un bel soffitto, e io ne ho visti di soffitti- constatò Riccardo.
-La Morte è l'unica cosa che non può essere fermata o controllata. E' grazie all'essere un predestinato di ScivoloAnanas che sono la Morte; ricordi?- Simone.
Mostrò loro il simbolo dell'ananas sullo scivolo, impresso sul dorso della mano.
-Ricordo- Pasqualino.
-Questo non vuol dire che io non possa morire- Simone.
-Tutto questo non lo sapevo neppure. Quanti predestinati ci sono oltre te?- Riccardo.
-C'è Ginevra che può usare l'aura nera per via della sua pervvvversione e malvvvvagità, scatenando il Setussebuhodillo- Simone.
-Solo voi due?- Simone.
-Dopo scrivo su Google "predestinati attuali Italia e dintorni" e controllo- Pasqualino.
-Bene- concluse la Morte afferrando Riccardo per un braccio; -andiamo, là c'è il camino, useremo la metropolvere-.
-L'hai finita per fare con i Weasley a chi faceva per primo cento volte di seguito Pescara-Diagon Alley- Riccardo.
-Allora useremo le briciole dei pandistelle- Simone.
-I biscotti? Ma funzionano lo stesso?- Riccardo.
-Boh- Simone.
La Morte lanciò le briciole nel camino mentre esclamava "Ginevra!" come destinazione, sperando di raggirare il mondo magico e di far passare la fiorentina come un luogo vero e proprio. Prima di scomparire fece un cenno a Pasqualino verso il tavolino, che si era incurvato per il peso di un'altra chiave, questa volta al titanio, da duecento chili.
C'era un foglietto con su scritto "questa è del garage, occhio alla batmobile =D".
La Morte in seconda quella sera ebbe un nuovo motivo per dar vita ad un torrente di lacrime.
Imperversava intanto lo scontro fra Ginevra e Letizia, Terza Demoderatrice nonchè Decaduta, mentre a Narnia Susan, Peter, Edmund e Lucy aiutavano il principe Caspian. Da circa mezz'ora si ripetevano sempre le stesse azioni: la decaduta lanciava le pozioni, la fiorentina le schivava; dopo i primi trenta minuti era subentrata la noia e avevano deciso di darsi il cambio, Letizia aveva prestato le pozioni a Ginevra e lei gliele tirava, ma il tutto era ancor meno avvincente perchè la fiorentina riusciva a mancare una montagna da mezzo metro di distanza.
Il secondo decaduto, che era ancora avvolto di nero e non aveva rivelato la sua identità, si era seduto poco distante a giocare a prato fiorito: non al computer, aveva trovato una distesa verdeggiante piena di fiori, sotterrato mine qua e là e ora si divertiva come meglio poteva.
-Giochi innocenti per bambini deficienti- commentò Letizia riprendendo a lanciare pozioni contro Ginevra.
-Zitta, devo pur intrattenermi in qualche modo- Decaduto numero Due.
-Mi dà noia tutto ciò, vorrei tornare a vagare da sola senza una meta- Ginevra.
-Se ti lasciassi uccidere sarebbe tutto più facile- cercò di convincerla Letizia.
-I morti possono mangiare?- Ginevra.
-Certo che no- Letizia.
-Allora vivo- Ginevra.
Una pozione esplose tre metri dietro Ginevra, dato che Letizia, seccata, l'aveva scagliata con una foga immane (con una foga, non con una foca), generando trenta cammelli che iniziarono a gironzolare qua e là.
-Di alcune pozioni non mi spiego l'utilità- affermò Ginevra pensierosa.
-Quelle di Simone il pozionomane sono migliori- ammise Letizia.
-Eh?- Ginevra.
-No, niente- Letizia.
Poi la demod puntò il palmo della mano destra contro la fiorentina, dicendo: -Darkwarn, 20%!- e partì un raggio di un azzurro scolorito verso di lei. Ginevra lo evitò per caso, solo perchè poco distante a terra aveva scambiato un ramoscello per la stecca di un arrosticino e ci si era tuffata sopra. Dove si trovava un secondo prima ora c'era un buco di un metro di diametro.
-Diana! Era un attacco potente- Ginevra.
-Il prossimo non ti mancherà- promise Letizia.
-Non mi affeziono ai raggi così facilmente- Ginevra.
-Intendo dire che ti colpirò certamente- Letizia.
-Quel colore azzurro spento è da sfigati- Ginevra.
-Un tempo il mio warn era di un azzurro rigoglioso!- Letizia.
-Dicono tutti così- Ginevra; poi arrivò il postino che le consegnò una cartolina.
-E' la cartolina di Scim dai fiordi, bene, quest'inverno avrò bisogno di un ciocco di meno per il camino. O è da Fiordoropoli? Non leggo bene. Vabè, è sempre un ciocco in meno- Ginevra.
-Pensa che fortuna- Pinocchio.
-L'ha mandata anche a me?- Letizia.
-La cartolina dai fiordi dici? Non penso, quando al meeting ti ha fatto lo scherzo telefonico hai fatto sprofondare Atlantide- Ginevra.
-Un metodo vale l'altro- Poseidone.
La Demoderatrice iniziò a prendere a testate il terreno, giustificandosi dicendo: -ma io che ne sapevo che era lui!-
-Rialzati e sbrigati che non la finiamo più altrimenti- intimò da lontano il Decaduto numero Due.
-So io cosa devo fare, non darmi ordini- rispose Letizia scocciata mentre si rialzava; -maledetta gerarchia-.
-Gerarchia?- Ginevra.
-Quel tipo laggiù è il Decaduto numero Due, io sono il numero Tre. Devo dargli retta perchè è più forte di me. O almeno, dovrei dargli retta- Letizia.
-Ma io non te l'ho chiesto, solo non conoscevo la parola "gerarchia"- Ginevra.
-Dettagli. Ad ogni modo, c'è una cosa che non sai- Letizia.
-Un'altra?- Ginevra.
-Una sola?- postino.
-Tu sei ancora qui? Vattene via finchè sei in tempo e ringrazia che non sei un fioraio!- lo cacciò via Ginevra.
-La Maremma ha autorizzato i Decaduti, o Demoderatori, o come ti pare, a utilizzare la piena potenza- Letizia.
-Il mio interesse sta calando rapidamente, completa il discorso- Ginevra.
-Ogni Demod ha una forma umana e una "a piena potenza"; trasformandosi diventa praticamente invincibile, soprattutto per una come te che non sarà neppure controllare i poteri da predestinata- Letizia.
-Stavo nuovamente dimenticando di averli; e comunque ScivoloAnanas ftw- Ginevra.
-Ovviamente ai tempi della tua antenata, Ginevra la Fulminatrice, i moderatori non avevano questo ulteriore livello di potere- Letizia.
-L'hai trovato negli ovetti kinder?- Ginevra.
-Gentile concessione della Maremma. Lei può tutto- Letizia.
-Può fermare Giulia Coco?- chiese Ginevra speranzosa.
-Ora non esageriamo- Letizia; poi la Demoderatrice, in tutta la bellezza che le ha conferito il non troppo accettato soprannome "Barbie", scattò in piedi urlando al cielo: -Letizia, terza dei nobili cinque, maremmadigievolveeee!-
Ci fu un'esplosione, un po' di fumo, qualche toast bruciacchiato qua e là, poi Ginevra si ritrovò davanti un gigantesco Leviatano, citato anche in qualche mitologia sconosciuta e poco interessante. Il mostro trasudava malvagità, tanta che avrebbe fatto invidia a Simone, su un fianco aveva qualche pubblicità degli hotel di Senigallia, che in quel paese non vanno a stelle, bensì a comete; per cui lì non sentirete mai dire "c'è un hotel a cinque stelle", ma piuttosto "c'è una pensioncina ad otto comete". Recenti studi stanno indagando su quale dei due simboli abbia il valore maggiore. Dato che la virtù è nel mezzo, probabilmente le supernove.
Il volto del leviatano era quello di Letizia, con gli occhi che faceva intuire, come da pronostico, che ogni conversazione che sarebbe stata affrontata avrebbe avuto quattro doppisensi ogni due parole.
-Sento puzza di action replay, io il massimo che ho fatto finora con i miei poteri è disintegrare un sasso a casa- Ginevra.
-Teppista!- urlò il Decaduto numero Due da lontano, rivolto alla fiorentina.
Il mostro ringhiò al cielo: -Io sono Leviatan Leti!-
-Il nome è bello, te lo concedo, cinque stelle nel profilo e aggiunta gli amici, dai- Ginevra.
-Mi prendi in giro?- Leviatan Leti.
-Ma quando mai- rispose Ginevra, che già iniziava a stampare volantini con immagini buffe di leviatani svedesi sbronzi.
-Lo scontro inizia ora- Leviatan Leti.
-Veramente è iniziato quarantacinque minuti fa- precisò Ginevra fissando l'orologio; -e adesso quarantasei-.
Mentre la Demoderatrice si scagliava all'attacco alla massima potenza, Ginevra lanciava lontano lo zaino che conteneva Birra, il suo gatto, pensando che tutto quel casino l'avrebbe certamente svegliato; pensò anche che schivare un attacco da un simile colosso avrebbe rasentato l'inverosimile, ma che valeva la pena provare.
-Sto cominciando a capire perchè sulla scatola c'era scritto "tenere fuori dalla portata di chiunque"- Pasqualino.
-Una simile scritta dovrebbero imprimerla a fuoco sulla schiena di Purogelo- Simone.
-Siete troppo cattivi con lui- li biasimò Riccardo.
Pasqualino e la Morte si voltarono a guardare l'universitario, assieme al Papa e i capi di stato del mondo, della marina, della Flotta dei Sette e dei Draghi Celesti. Anche l'intera Digiworld era incredula.
-Non si può neanche fare una battuta ora?- Riccardo.
-Fortunatamente scherzava, prendo lo spumante- Pasqualino.
-Non c'è tempo Enrico- lo fermò Simone.
-Mi chiamo Pasqualino, che diavolo!- Pasqualino.
-Fa lo stesso- Simone.
-Pensa alla Sinagoga per ricordartelo: "Pasqualino Sinagoga", se lo ricorda persino Ginevra- Pasqualino.
-Ormai l'avrà già dimenticato- Simone.
La Morte in seconda si mise a piangere in un angolo.
-Hai ferito i suoi sentimenti- Riccardo.
-Ma se la falce sta là sul tavolino!- Simone.
-A volte bastano le parole- Riccardo.
-Dammi tre parole- Simone.
-Sole, cuore, amore- Riccardo.
-Vedi, hai sbagliato di nuovo; è: "Giulia, Coco, muore"- Simone.
-Perchè dovrebbe?- Riccardo.
-Disegna le illustrazioni per le cronache con ritardi discutibili. Quelle della serie corrente le potremo vedere alla prossima, per farla breve- Simone.
-Ad ogni modo, ho dato un esame su canzoni perdute dall'alba dei tempi e...- Riccardo; ma la Morte non l'ascoltava già più.
Pasqualino invece aveva deciso di sfogare la sua frustrazione sui più deboli, come fa Ginevra di solito, che dopo essersi fatta cadere il sapone negli occhi sotto la doccia mentre porta le lenti, esce a prendere a calcio i piccioni.
Pasqualino però, essendo più spavaldo, aveva puntato una pistola contro una patata trovata a terra, intimando sadicamente: -Die, potato!-; quella in tutta risposta aveva indossato degli occhiali da sole spessi quanto un carro armato mesopotamico, impugnato una baionetta e replicato: -Not today-.
-Simone, le patate mi minacciano- si lagnò Pasqualino.
-Tu lasciale in pace- Simone.
-Ha iniziato lei!- Pasqualino.
-Not really, i'm an english, kind potato- Patata.
-Non fatemi intervenire- Simone.
Pasqualino, prima di lasciar perdere, lanciò un'occhiata di sfida al tubero, affermando, sicuro di sè: -Ci rivediamo davanti al giudice-.
La Morte intanto aveva finito i preparativi.
-Bene- disse mettendo una mano in spalla alla Morte in seconda, -Ruggero, vado a vedere se hanno già ammazzato la Cargmignanica o se si può salvare il salvabile- Simone.
-E' Pasqualino, e poi che vuol dire "carmignanica"?- Pasqualino.
-Abitante di Carmignano, suppongo- Riccardo.
-Dovresti supporre più spesso, consigliere- Simone.
-Lo faccio già, ma tu mi ignori più volte di quante respiri- Riccardo.
-Anche questo dovrei farlo più spesso- Simone.
La Morte porse al fido Pasqualino una chiave da 200 chili.
-E' di cioccolato?- chiese lui.
-Ti piacerebbe; è marmo- Simone.
-Marmo, marmo italiano, el marmooo- esclamò Riccardo iniziando a ballare.
-Quello è il mambo- Simone.
-Sono le chiavi di casa vero?- Pasqualino.
-Certo, le custodisci tu, non posso mica portarmele in tasca o appenderle alla cintura- Simone.
-Come fai ad avere una cintura se indossi la tunica della Morte?- Riccardo.
-Molti misteri sono e resteranno irrisolti- Simone.
-Per tutto il resto c'è Voyager- Riccardo.
-Bene, ci rivediamo a cena- Pasqualino.
La Morte tolse la mano dalla spalla di Pasqualino, che non so per quale motivo fosse rimasta lì per tutto quel tempo.
-Amico mio, non so se ci rivedremo. La Maremma è insidiosa- Simone.
-Ma tu sei la Morte- Pasqualino.
-Non interessa proprio a nessuno che io sia il suo consigliere nonchè stratega?- fece speranzoso Riccardo.
Simone fissò il soffitto, sembrando un deficiente, perchè per ottenere l'aspetto di un condottiero avrebbe dovuto fissare l'orizzonte, o quantomeno qualcosa oltre la finestra.
-Ehm signore, le è andato in crash il sistema? Perchè sta fissando il soffitto?- Pasqualino.
-Osservandolo meglio, devo dire che è proprio un bel soffitto, e io ne ho visti di soffitti- constatò Riccardo.
-La Morte è l'unica cosa che non può essere fermata o controllata. E' grazie all'essere un predestinato di ScivoloAnanas che sono la Morte; ricordi?- Simone.
Mostrò loro il simbolo dell'ananas sullo scivolo, impresso sul dorso della mano.
-Ricordo- Pasqualino.
-Questo non vuol dire che io non possa morire- Simone.
-Tutto questo non lo sapevo neppure. Quanti predestinati ci sono oltre te?- Riccardo.
-C'è Ginevra che può usare l'aura nera per via della sua pervvvversione e malvvvvagità, scatenando il Setussebuhodillo- Simone.
-Solo voi due?- Simone.
-Dopo scrivo su Google "predestinati attuali Italia e dintorni" e controllo- Pasqualino.
-Bene- concluse la Morte afferrando Riccardo per un braccio; -andiamo, là c'è il camino, useremo la metropolvere-.
-L'hai finita per fare con i Weasley a chi faceva per primo cento volte di seguito Pescara-Diagon Alley- Riccardo.
-Allora useremo le briciole dei pandistelle- Simone.
-I biscotti? Ma funzionano lo stesso?- Riccardo.
-Boh- Simone.
La Morte lanciò le briciole nel camino mentre esclamava "Ginevra!" come destinazione, sperando di raggirare il mondo magico e di far passare la fiorentina come un luogo vero e proprio. Prima di scomparire fece un cenno a Pasqualino verso il tavolino, che si era incurvato per il peso di un'altra chiave, questa volta al titanio, da duecento chili.
C'era un foglietto con su scritto "questa è del garage, occhio alla batmobile =D".
La Morte in seconda quella sera ebbe un nuovo motivo per dar vita ad un torrente di lacrime.
Imperversava intanto lo scontro fra Ginevra e Letizia, Terza Demoderatrice nonchè Decaduta, mentre a Narnia Susan, Peter, Edmund e Lucy aiutavano il principe Caspian. Da circa mezz'ora si ripetevano sempre le stesse azioni: la decaduta lanciava le pozioni, la fiorentina le schivava; dopo i primi trenta minuti era subentrata la noia e avevano deciso di darsi il cambio, Letizia aveva prestato le pozioni a Ginevra e lei gliele tirava, ma il tutto era ancor meno avvincente perchè la fiorentina riusciva a mancare una montagna da mezzo metro di distanza.
Il secondo decaduto, che era ancora avvolto di nero e non aveva rivelato la sua identità, si era seduto poco distante a giocare a prato fiorito: non al computer, aveva trovato una distesa verdeggiante piena di fiori, sotterrato mine qua e là e ora si divertiva come meglio poteva.
-Giochi innocenti per bambini deficienti- commentò Letizia riprendendo a lanciare pozioni contro Ginevra.
-Zitta, devo pur intrattenermi in qualche modo- Decaduto numero Due.
-Mi dà noia tutto ciò, vorrei tornare a vagare da sola senza una meta- Ginevra.
-Se ti lasciassi uccidere sarebbe tutto più facile- cercò di convincerla Letizia.
-I morti possono mangiare?- Ginevra.
-Certo che no- Letizia.
-Allora vivo- Ginevra.
Una pozione esplose tre metri dietro Ginevra, dato che Letizia, seccata, l'aveva scagliata con una foga immane (con una foga, non con una foca), generando trenta cammelli che iniziarono a gironzolare qua e là.
-Di alcune pozioni non mi spiego l'utilità- affermò Ginevra pensierosa.
-Quelle di Simone il pozionomane sono migliori- ammise Letizia.
-Eh?- Ginevra.
-No, niente- Letizia.
Poi la demod puntò il palmo della mano destra contro la fiorentina, dicendo: -Darkwarn, 20%!- e partì un raggio di un azzurro scolorito verso di lei. Ginevra lo evitò per caso, solo perchè poco distante a terra aveva scambiato un ramoscello per la stecca di un arrosticino e ci si era tuffata sopra. Dove si trovava un secondo prima ora c'era un buco di un metro di diametro.
-Diana! Era un attacco potente- Ginevra.
-Il prossimo non ti mancherà- promise Letizia.
-Non mi affeziono ai raggi così facilmente- Ginevra.
-Intendo dire che ti colpirò certamente- Letizia.
-Quel colore azzurro spento è da sfigati- Ginevra.
-Un tempo il mio warn era di un azzurro rigoglioso!- Letizia.
-Dicono tutti così- Ginevra; poi arrivò il postino che le consegnò una cartolina.
-E' la cartolina di Scim dai fiordi, bene, quest'inverno avrò bisogno di un ciocco di meno per il camino. O è da Fiordoropoli? Non leggo bene. Vabè, è sempre un ciocco in meno- Ginevra.
-Pensa che fortuna- Pinocchio.
-L'ha mandata anche a me?- Letizia.
-La cartolina dai fiordi dici? Non penso, quando al meeting ti ha fatto lo scherzo telefonico hai fatto sprofondare Atlantide- Ginevra.
-Un metodo vale l'altro- Poseidone.
La Demoderatrice iniziò a prendere a testate il terreno, giustificandosi dicendo: -ma io che ne sapevo che era lui!-
-Rialzati e sbrigati che non la finiamo più altrimenti- intimò da lontano il Decaduto numero Due.
-So io cosa devo fare, non darmi ordini- rispose Letizia scocciata mentre si rialzava; -maledetta gerarchia-.
-Gerarchia?- Ginevra.
-Quel tipo laggiù è il Decaduto numero Due, io sono il numero Tre. Devo dargli retta perchè è più forte di me. O almeno, dovrei dargli retta- Letizia.
-Ma io non te l'ho chiesto, solo non conoscevo la parola "gerarchia"- Ginevra.
-Dettagli. Ad ogni modo, c'è una cosa che non sai- Letizia.
-Un'altra?- Ginevra.
-Una sola?- postino.
-Tu sei ancora qui? Vattene via finchè sei in tempo e ringrazia che non sei un fioraio!- lo cacciò via Ginevra.
-La Maremma ha autorizzato i Decaduti, o Demoderatori, o come ti pare, a utilizzare la piena potenza- Letizia.
-Il mio interesse sta calando rapidamente, completa il discorso- Ginevra.
-Ogni Demod ha una forma umana e una "a piena potenza"; trasformandosi diventa praticamente invincibile, soprattutto per una come te che non sarà neppure controllare i poteri da predestinata- Letizia.
-Stavo nuovamente dimenticando di averli; e comunque ScivoloAnanas ftw- Ginevra.
-Ovviamente ai tempi della tua antenata, Ginevra la Fulminatrice, i moderatori non avevano questo ulteriore livello di potere- Letizia.
-L'hai trovato negli ovetti kinder?- Ginevra.
-Gentile concessione della Maremma. Lei può tutto- Letizia.
-Può fermare Giulia Coco?- chiese Ginevra speranzosa.
-Ora non esageriamo- Letizia; poi la Demoderatrice, in tutta la bellezza che le ha conferito il non troppo accettato soprannome "Barbie", scattò in piedi urlando al cielo: -Letizia, terza dei nobili cinque, maremmadigievolveeee!-
Ci fu un'esplosione, un po' di fumo, qualche toast bruciacchiato qua e là, poi Ginevra si ritrovò davanti un gigantesco Leviatano, citato anche in qualche mitologia sconosciuta e poco interessante. Il mostro trasudava malvagità, tanta che avrebbe fatto invidia a Simone, su un fianco aveva qualche pubblicità degli hotel di Senigallia, che in quel paese non vanno a stelle, bensì a comete; per cui lì non sentirete mai dire "c'è un hotel a cinque stelle", ma piuttosto "c'è una pensioncina ad otto comete". Recenti studi stanno indagando su quale dei due simboli abbia il valore maggiore. Dato che la virtù è nel mezzo, probabilmente le supernove.
Il volto del leviatano era quello di Letizia, con gli occhi che faceva intuire, come da pronostico, che ogni conversazione che sarebbe stata affrontata avrebbe avuto quattro doppisensi ogni due parole.
-Sento puzza di action replay, io il massimo che ho fatto finora con i miei poteri è disintegrare un sasso a casa- Ginevra.
-Teppista!- urlò il Decaduto numero Due da lontano, rivolto alla fiorentina.
Il mostro ringhiò al cielo: -Io sono Leviatan Leti!-
-Il nome è bello, te lo concedo, cinque stelle nel profilo e aggiunta gli amici, dai- Ginevra.
-Mi prendi in giro?- Leviatan Leti.
-Ma quando mai- rispose Ginevra, che già iniziava a stampare volantini con immagini buffe di leviatani svedesi sbronzi.
-Lo scontro inizia ora- Leviatan Leti.
-Veramente è iniziato quarantacinque minuti fa- precisò Ginevra fissando l'orologio; -e adesso quarantasei-.
Mentre la Demoderatrice si scagliava all'attacco alla massima potenza, Ginevra lanciava lontano lo zaino che conteneva Birra, il suo gatto, pensando che tutto quel casino l'avrebbe certamente svegliato; pensò anche che schivare un attacco da un simile colosso avrebbe rasentato l'inverosimile, ma che valeva la pena provare.
Spoiler
La Seconda Demoderatrice - (Chapter 15)La falce cadde a terra su di una strada ingombra di passanti, seguita dalla Morte e dal suo consigliere, nonchè stratega, che si rimaterializzarono dietro di essa rapidamente.
-Porca miseria, ti sei fatta male piccolina?- chiese preoccupato Simone mentre la raccoglieva.
-Mi sei caduto addosso e ti preoccupi della falce?- Riccardo.
-La mia falce è bellissima- rispose Simone mostrandogliela compiaciuto senza neppure aver ascoltato le sue parole.
-Sì, ma dove siamo? E soprattutto, la metropolvere non univa due camini una volta? Siamo riapparsi in mezzo a una strada- Riccardo.
-Abbiamo usato la polvere di pan di stelle, sul retro della confezione era chiaramente scritto "effetti imprevedibili, consultare il foglio illustrativo"- Simone.
-E allora cosa l'hai usata a fare!- Riccardo.
-Suvvia, scommetto che siamo a due passi da quella dannata fiorentina- affermò sicura la Morte, e si diresse verso un passante per chiedere informazioni. Riccardo vide chiaramente il passante che rimaneva sorpreso, quasi non capisse la lingua di Simone, poi Simone che falciava il passante per il nervoso.
-Qualcosa non va?- chiese Riccardo avvicinandosi.
-Intuito o ti ha insospettito il fatto che l'abbia ammazzato?- chiese a sua volta la Morte indicando contrariata il cadavere.
-Uccideresti anche chi non ti manda un regalo su farmville- Riccardo.
A Simone vennero in mente al riguardo alcune conversazioni con Roberta e Ginevra; tuttavia rispose: -Ma no, cosa dici-.
-E quindi?- Riccardo.
Simone indicò un cartello lì vicino, sul quale era scritto "Ginevra".
-Siamo in effetti arrivati a Ginevra, ma è la Ginevra che si trova in Svizzera. Per questo il passante non ti capiva- capì Riccardo sentendo il bisogno di doverlo spiegare ad alta voce sia a se stesso che a tutti gli altri passanti.
-Già. Ad ogni modo, resto qui, tanto una Ginevra vale l'altra, e non ho altro pan di stelle per ripartire- Simone.
-Dammi dei soldi che vado a comprarne al supermercato- Riccardo.
-Pagali tu, no?- Simone.
-Ma secondo te uno parte per una missione di salvataggio e si porta dietro i soldi?- Riccardo.
-E pretendi che ne abbia portati io?- Simone.
-Ti ho visto io prendere dieci euro prima di avviarci-; le parole di Riccardo, seguite da una foto compromettente dove Simone riponeva dieci euro nel portafoglio, furono una stoccata per l'impolverato cuore di quest'ultimo.
La Morte, messa alle strette, estrasse i dieci euro da un borsellino per vecchie signore semimorenti, sussurrando: -Vedi di non comprarne una quantità industriale, basta un solo biscotto. Altrimenti mi mandi sul lastrico-.
-Ma non vendono i biscotti singolarmente!- protestò Riccardo.
-Insomma, gira tutti i negozi svizzeri se necessario, ma trova quello più conveniente in cui comprarli- Simone.
Mentre Riccardo era già lontano, gli urlò dietro:
-Ah, Riccardo!-
-Che c'è ancora?- Riccardo.
-Non azzardarti a trattenere dal resto quegli ottanta centesimi di Bologna- Simone.
-Tirchio- Riccardo.
E mentre spariva dietro un angolo, Simone prese una carta di yugioh, evocò un drago gigantesco e impartì un ultimo ordine a quest'ultimo: -Drago Nero Occhi Rossi, pedinalo e controlla che non mi giochi brutti scherzi-.
Per una qualche strana coincidenza astrale, Ginevra riuscì a evitare il mastodontico colpo di Leviatan Leti, rotolando di lato.
-Per la gufaia, se mi beccava quello mi faceva la bua- Ginevra.
-Col prossimo ti faccio saltare una spalla- Leviatan Leti.
-Dopo però rimettila come stava prima, che mia madre fa le storie- Ginevra.
-Tua madre ruba il lavoro a Simone?- Leviatan Leti.
-Diomio, non in quel senso- Ginevra.
Il gigantesco leviatano levò un arto contro la mangiafiorai, e si sentì la possente voce di Letizia rintronare per la radura: -Darkwarn, 30%!-; il lampo azzurro scolorito illuminò il cielo, ma accadde qualcosa che neppure Nostradamus aveva previsto.
Ginevra parò e disperse il colpo con una mano.
Il suo corpo era interamente avvolto di un'aura nera, le dita erano artigliate, i capelli si muovevano senza vento (anche se quest'ultimo fenomeno accade anche nella realtà in genere). Gli occhi erano talmente rossi che nessuna macchinetta col flash avrebbe potuto ottenere risultati così profondi.
I cavalieri neri, che passavano di lì sui loro cavalli, fuggirono via terrorizzati preferendo lasciar perdere la ricerca dell'anello, ma la fiorentina ne afferrò uno e gli staccò un braccio con un poderoso morso.
-Uhm, ha il sapore di Sauron, non è buono come un fioraio, e l'armatura si incastra nei denti- Ginevra.
Lanciò il resto della povera vittima contro il Decaduto numero Due, che si era appisolato per la noia, facendolo svegliare.
-Ma che diavolo, non si può neppure...- esordì quello; poi vide Ginevra nel suo attuale stato e aggiunse: -ho visto in Avatar effetti speciali migliori-.
Steven Spielberg gli consegnò un pacco di cioccolatini, mentre la fiorentina avanzava verso Leviatan Leti, perdendo lentamente il controllo.
-Bene, bene, adesso vediamo se i leviatani hanno anche loro spalle da far saltare- Ginevra.
-Che razza di potere è mai quello? A Senigallia incontrai un tizio che infliggeva un sacco di danni facendo le combo con i piccioni, ma tu lo batti- Leviatan Leti.
-Si chiama Setussebuhodillo, un nome che ti fa passare già la voglia di spiegarlo all'avversario per quanto è lungo. E' la mia capacità ottenuta in quanto predestinata, altro che la Maremma- Ginevra.
-I poteri di chi nasce sotto ScivoloAnanas sono ridicoli, così come i prescelti dell'Un. Hai solo fermato un mio attacco, relativamente debole, non penserai seriamente di...- Leviatan Leti.
Ginevra staccò una pinna al leviatano con un sorriso folle stampato sul volto, poi la gettò lì vicino creando una casa per una giovane famiglia di tassi.
-I tassi!- esclamò felice vedendola, poi iniziò a cantare la canzoncina di un video demenziale: -Badgers, badgers, badgers, badgers-.
-No, quel video no, ti prego, piuttosto commento le foto di Rachelona, sennò continua a postarne- Leviatan Leti.
-Ormai il topic foto è per Rachelona, alias la Recy- Fabio.
-2012 is coming!- Roberto Giacobbo guardando le foto in questione.
Ginevra indicò un fungo poco distante: -Mushroom, mushroom!-.
Leviatan Leti le sferzò una codata con la possente coda, ma non ebbe alcun effetto; il Decaduto numero Due infatti lesse chiaramente in un enorme pannello fotovoltaico vicino a dove stavano combattendo: "Leviatan Leti usa Colpodicoda. Non ha effetto sui rivali di tipo toscano!"
-Non è possibile, quel colpo avrebbe dovuto stenderti! Chi diavolo sei tu?- Leviatan Leti.
-Chi esser tu?- Brucaliffo, insistentemente.
-Oh, sky...- Ginevra.
-Skype- precisò Leviatan Leti.
-Perfetto, lo dirò in italiano così non sbaglierò- Ginevra, ma neppure lei ci credeva veramente; -Oh, cielo, sono solo un'innocua fanciulla da un metro e qualcosa-.
Poi lanciò una saetta nera e trapassò Leviata Leti colpendola al cuore.
-Ma malvvvagia e pervvvversa. E soprattutto, per la Vigna di mio nonno, non sottovalutare mai, mai, una Ciardi dalle apparenze. Se però dicessi questa frase riverita a Simone, farebbe ridere, perchè verrebbe "non giudicare mai un pettine dalle apparenze"-.
Leviatan Leti crollò al suolo, ansimando: -Ebbene, non hai torto ragazza. Per non parlare del mio cognome, con cui si chiude la trilogia de "ai confini della serietà": Ciardi-Pettine-Cicetti-.
-Non era Ciccetti?- Ginevra.
-No, mai, è "Cicetti"; e poi, sono a dieta- Leviatan Leti.
Poi Letizia tornò ad avere l'aspetto di un essere umano, e rimase sdraiata senza proferire parola. La fiorentina si avvicinò, l'aura nera che la sembrava consumare si dissolveva nell'aria disegnando spire oscure, tanto che vennero le guardie della forestale allarmate per un possibile incendio.
-Ma è solo quella ragazza- fece deluso uno di loro.
-Yum, forestale- rispose Ginevra impugnando una forchetta.
Il capo della forestale, tal Carlo Maria di Teramo, poi fatto Santo, riconobbe nella ragazza la già troppo temuta dai fiorai "Ginevra Ciardi".
-Fuggite, sciocchi!- Carlo.
-Li mangerò tutti- Ginevra.
-Lady Gaga ci assista- Carlo.
-Sono alquanto occupataaaah- Lady Gaga.
Scese allora dal cielo Alejandro a fare da copertura; mentre tutti fuggivano, tranne il Decaduto numero Due che non si era neppure scomodato ad alzare lo sguardo verso i nuovi arrivati, Ginevra urlò dietro a Carlo: -True Blood fa schifo!-
-Ci rivedremo un giorno, e per quello che hai detto me la pagherai- Carlo.
-Cosa dici? Non posso risponderti con un drink in mano, alquanto occupataaah- Ginevra.
Rimasero nuovamente soli, la fiorentina, Letizia riversa al suolo e il Decaduto numero Due che prendeva il the con i tassi, poichè era evidentemente molto socievole e faceva amicizia facilmente; oppure perchè fra bestie ci si capisce, come me, Gine e Fabio. Sarebbe difficile, in quest'ultimo caso, capire chi dei tre sia la bestia e i restanti le persone normali.
Ginevra si avvicinò al corpo riverso di Letizia.
-Pensavo stesse prendendo il sole. Invece mi sa che è morta- constatò.
-Mi pare ovvio, l'hai colpita al cuore- Decaduto numero Due.
Il decaduto sospirò analizzando il decesso della compagna, osservando il battito del polso che non andava più al ritmo de "la cucaracha".
-Come lo racconterò alla Maremma? La terza dei Cinque Demoderatori sconfitta per un colpo di deretano da una ragazzina di diciassette anni- Decaduto numero Due.
-Digiàsette? Pensavo di averne di meno. E comunque, anche lei aveva diciassette anni!- Ginevra.
-Ma li portava peggio- Decaduto numero Due.
-La terza dei Cinque Demoderatori?- chiese l'altra, che era rimasta al discorso precedente.
Il nemico avvolto di nero sospirò: un sospiro di rassegnazione, anche se avrebbe fatto sospettare un attacco d'asma.
-Non l'hai ancora capito? Siamo tutti demod, per questo veniamo chiamati decaduti-; mentre parlava, si tolse il soprabito nero e quella specie di burka che lasciava visibili solo gli occhi.
-Diana... ma tu sei... -Ginevra.
-Porca miseria, ti sei fatta male piccolina?- chiese preoccupato Simone mentre la raccoglieva.
-Mi sei caduto addosso e ti preoccupi della falce?- Riccardo.
-La mia falce è bellissima- rispose Simone mostrandogliela compiaciuto senza neppure aver ascoltato le sue parole.
-Sì, ma dove siamo? E soprattutto, la metropolvere non univa due camini una volta? Siamo riapparsi in mezzo a una strada- Riccardo.
-Abbiamo usato la polvere di pan di stelle, sul retro della confezione era chiaramente scritto "effetti imprevedibili, consultare il foglio illustrativo"- Simone.
-E allora cosa l'hai usata a fare!- Riccardo.
-Suvvia, scommetto che siamo a due passi da quella dannata fiorentina- affermò sicura la Morte, e si diresse verso un passante per chiedere informazioni. Riccardo vide chiaramente il passante che rimaneva sorpreso, quasi non capisse la lingua di Simone, poi Simone che falciava il passante per il nervoso.
-Qualcosa non va?- chiese Riccardo avvicinandosi.
-Intuito o ti ha insospettito il fatto che l'abbia ammazzato?- chiese a sua volta la Morte indicando contrariata il cadavere.
-Uccideresti anche chi non ti manda un regalo su farmville- Riccardo.
A Simone vennero in mente al riguardo alcune conversazioni con Roberta e Ginevra; tuttavia rispose: -Ma no, cosa dici-.
-E quindi?- Riccardo.
Simone indicò un cartello lì vicino, sul quale era scritto "Ginevra".
-Siamo in effetti arrivati a Ginevra, ma è la Ginevra che si trova in Svizzera. Per questo il passante non ti capiva- capì Riccardo sentendo il bisogno di doverlo spiegare ad alta voce sia a se stesso che a tutti gli altri passanti.
-Già. Ad ogni modo, resto qui, tanto una Ginevra vale l'altra, e non ho altro pan di stelle per ripartire- Simone.
-Dammi dei soldi che vado a comprarne al supermercato- Riccardo.
-Pagali tu, no?- Simone.
-Ma secondo te uno parte per una missione di salvataggio e si porta dietro i soldi?- Riccardo.
-E pretendi che ne abbia portati io?- Simone.
-Ti ho visto io prendere dieci euro prima di avviarci-; le parole di Riccardo, seguite da una foto compromettente dove Simone riponeva dieci euro nel portafoglio, furono una stoccata per l'impolverato cuore di quest'ultimo.
La Morte, messa alle strette, estrasse i dieci euro da un borsellino per vecchie signore semimorenti, sussurrando: -Vedi di non comprarne una quantità industriale, basta un solo biscotto. Altrimenti mi mandi sul lastrico-.
-Ma non vendono i biscotti singolarmente!- protestò Riccardo.
-Insomma, gira tutti i negozi svizzeri se necessario, ma trova quello più conveniente in cui comprarli- Simone.
Mentre Riccardo era già lontano, gli urlò dietro:
-Ah, Riccardo!-
-Che c'è ancora?- Riccardo.
-Non azzardarti a trattenere dal resto quegli ottanta centesimi di Bologna- Simone.
-Tirchio- Riccardo.
E mentre spariva dietro un angolo, Simone prese una carta di yugioh, evocò un drago gigantesco e impartì un ultimo ordine a quest'ultimo: -Drago Nero Occhi Rossi, pedinalo e controlla che non mi giochi brutti scherzi-.
Per una qualche strana coincidenza astrale, Ginevra riuscì a evitare il mastodontico colpo di Leviatan Leti, rotolando di lato.
-Per la gufaia, se mi beccava quello mi faceva la bua- Ginevra.
-Col prossimo ti faccio saltare una spalla- Leviatan Leti.
-Dopo però rimettila come stava prima, che mia madre fa le storie- Ginevra.
-Tua madre ruba il lavoro a Simone?- Leviatan Leti.
-Diomio, non in quel senso- Ginevra.
Il gigantesco leviatano levò un arto contro la mangiafiorai, e si sentì la possente voce di Letizia rintronare per la radura: -Darkwarn, 30%!-; il lampo azzurro scolorito illuminò il cielo, ma accadde qualcosa che neppure Nostradamus aveva previsto.
Ginevra parò e disperse il colpo con una mano.
Il suo corpo era interamente avvolto di un'aura nera, le dita erano artigliate, i capelli si muovevano senza vento (anche se quest'ultimo fenomeno accade anche nella realtà in genere). Gli occhi erano talmente rossi che nessuna macchinetta col flash avrebbe potuto ottenere risultati così profondi.
I cavalieri neri, che passavano di lì sui loro cavalli, fuggirono via terrorizzati preferendo lasciar perdere la ricerca dell'anello, ma la fiorentina ne afferrò uno e gli staccò un braccio con un poderoso morso.
-Uhm, ha il sapore di Sauron, non è buono come un fioraio, e l'armatura si incastra nei denti- Ginevra.
Lanciò il resto della povera vittima contro il Decaduto numero Due, che si era appisolato per la noia, facendolo svegliare.
-Ma che diavolo, non si può neppure...- esordì quello; poi vide Ginevra nel suo attuale stato e aggiunse: -ho visto in Avatar effetti speciali migliori-.
Steven Spielberg gli consegnò un pacco di cioccolatini, mentre la fiorentina avanzava verso Leviatan Leti, perdendo lentamente il controllo.
-Bene, bene, adesso vediamo se i leviatani hanno anche loro spalle da far saltare- Ginevra.
-Che razza di potere è mai quello? A Senigallia incontrai un tizio che infliggeva un sacco di danni facendo le combo con i piccioni, ma tu lo batti- Leviatan Leti.
-Si chiama Setussebuhodillo, un nome che ti fa passare già la voglia di spiegarlo all'avversario per quanto è lungo. E' la mia capacità ottenuta in quanto predestinata, altro che la Maremma- Ginevra.
-I poteri di chi nasce sotto ScivoloAnanas sono ridicoli, così come i prescelti dell'Un. Hai solo fermato un mio attacco, relativamente debole, non penserai seriamente di...- Leviatan Leti.
Ginevra staccò una pinna al leviatano con un sorriso folle stampato sul volto, poi la gettò lì vicino creando una casa per una giovane famiglia di tassi.
-I tassi!- esclamò felice vedendola, poi iniziò a cantare la canzoncina di un video demenziale: -Badgers, badgers, badgers, badgers-.
-No, quel video no, ti prego, piuttosto commento le foto di Rachelona, sennò continua a postarne- Leviatan Leti.
-Ormai il topic foto è per Rachelona, alias la Recy- Fabio.
-2012 is coming!- Roberto Giacobbo guardando le foto in questione.
Ginevra indicò un fungo poco distante: -Mushroom, mushroom!-.
Leviatan Leti le sferzò una codata con la possente coda, ma non ebbe alcun effetto; il Decaduto numero Due infatti lesse chiaramente in un enorme pannello fotovoltaico vicino a dove stavano combattendo: "Leviatan Leti usa Colpodicoda. Non ha effetto sui rivali di tipo toscano!"
-Non è possibile, quel colpo avrebbe dovuto stenderti! Chi diavolo sei tu?- Leviatan Leti.
-Chi esser tu?- Brucaliffo, insistentemente.
-Oh, sky...- Ginevra.
-Skype- precisò Leviatan Leti.
-Perfetto, lo dirò in italiano così non sbaglierò- Ginevra, ma neppure lei ci credeva veramente; -Oh, cielo, sono solo un'innocua fanciulla da un metro e qualcosa-.
Poi lanciò una saetta nera e trapassò Leviata Leti colpendola al cuore.
-Ma malvvvagia e pervvvversa. E soprattutto, per la Vigna di mio nonno, non sottovalutare mai, mai, una Ciardi dalle apparenze. Se però dicessi questa frase riverita a Simone, farebbe ridere, perchè verrebbe "non giudicare mai un pettine dalle apparenze"-.
Leviatan Leti crollò al suolo, ansimando: -Ebbene, non hai torto ragazza. Per non parlare del mio cognome, con cui si chiude la trilogia de "ai confini della serietà": Ciardi-Pettine-Cicetti-.
-Non era Ciccetti?- Ginevra.
-No, mai, è "Cicetti"; e poi, sono a dieta- Leviatan Leti.
Poi Letizia tornò ad avere l'aspetto di un essere umano, e rimase sdraiata senza proferire parola. La fiorentina si avvicinò, l'aura nera che la sembrava consumare si dissolveva nell'aria disegnando spire oscure, tanto che vennero le guardie della forestale allarmate per un possibile incendio.
-Ma è solo quella ragazza- fece deluso uno di loro.
-Yum, forestale- rispose Ginevra impugnando una forchetta.
Il capo della forestale, tal Carlo Maria di Teramo, poi fatto Santo, riconobbe nella ragazza la già troppo temuta dai fiorai "Ginevra Ciardi".
-Fuggite, sciocchi!- Carlo.
-Li mangerò tutti- Ginevra.
-Lady Gaga ci assista- Carlo.
-Sono alquanto occupataaaah- Lady Gaga.
Scese allora dal cielo Alejandro a fare da copertura; mentre tutti fuggivano, tranne il Decaduto numero Due che non si era neppure scomodato ad alzare lo sguardo verso i nuovi arrivati, Ginevra urlò dietro a Carlo: -True Blood fa schifo!-
-Ci rivedremo un giorno, e per quello che hai detto me la pagherai- Carlo.
-Cosa dici? Non posso risponderti con un drink in mano, alquanto occupataaah- Ginevra.
Rimasero nuovamente soli, la fiorentina, Letizia riversa al suolo e il Decaduto numero Due che prendeva il the con i tassi, poichè era evidentemente molto socievole e faceva amicizia facilmente; oppure perchè fra bestie ci si capisce, come me, Gine e Fabio. Sarebbe difficile, in quest'ultimo caso, capire chi dei tre sia la bestia e i restanti le persone normali.
Ginevra si avvicinò al corpo riverso di Letizia.
-Pensavo stesse prendendo il sole. Invece mi sa che è morta- constatò.
-Mi pare ovvio, l'hai colpita al cuore- Decaduto numero Due.
Il decaduto sospirò analizzando il decesso della compagna, osservando il battito del polso che non andava più al ritmo de "la cucaracha".
-Come lo racconterò alla Maremma? La terza dei Cinque Demoderatori sconfitta per un colpo di deretano da una ragazzina di diciassette anni- Decaduto numero Due.
-Digiàsette? Pensavo di averne di meno. E comunque, anche lei aveva diciassette anni!- Ginevra.
-Ma li portava peggio- Decaduto numero Due.
-La terza dei Cinque Demoderatori?- chiese l'altra, che era rimasta al discorso precedente.
Il nemico avvolto di nero sospirò: un sospiro di rassegnazione, anche se avrebbe fatto sospettare un attacco d'asma.
-Non l'hai ancora capito? Siamo tutti demod, per questo veniamo chiamati decaduti-; mentre parlava, si tolse il soprabito nero e quella specie di burka che lasciava visibili solo gli occhi.
-Diana... ma tu sei... -Ginevra.
Spoiler
Non giocare con il fuoco - (Chapter 16)Nei Giardini della Maremma, il luogotenente correva come un matto facendo lo slalom fra i pony diversamente abili, e nel frattempo cercava di finire l'ultima versione di latino delle vacanze.
-Per Ercole, venticinque righe di Cicerone con perifrastiche passive e congiuntivi esortativi, potevano anche aumentare la difficoltà imponendo di tradurla in Alaska sotto una tenda circondata da lupi- Alessio.
Arrivò davanti la zona in cui fino al giorno prima c'era la collina rialzata con il gazebo, dove usava raccogliersi in meditazione la terza divinità.
-Beh? Dov'è finito il Gazebo del Trono?- Alessio.
-Te l'ho detto che sarebbe suonato ridicolo dire "Il Gazebo del Trono"- fece la generalessa BrendaBrodo da dietro le sue spalle; -sarebbe stato meglio costruirla la "Sala del Trono"-.
-Non uscirmi alle spalle in quel modo. E dove diavolo è finito il gazebo rialzato? Sono in preda ad una crisi isterica!- Alessio.
-Ricordi quando in "Harry Potter e la pietra filosofale" Hermione dice ad Harry: "alle scale piace cambiare"? Beh, anche al gazebo piace cambiare, e la collina s'è spostata laggiù- Brenda.
-Voglio un'assicurazione sull'ulcera- Alessio; poi si avviò verso il posto indicato, ma prima si rivolse un'ultima volta alla Generalessa.
-La numero Tre è morta- affermò.
Brenda sputò ovunque la granita alla menta tedesca che stava mangiando, rischiando di soffocarsi; era una Deutesch Granit, alla faccia di Ginevra che sostiene non esista il termine "deutesch", nonostante sia stato io ad inventarlo.
-Whattafuck?- Brenda.
-Già. A quanto pare abbiamo sottovalutato la mangiafiorai- ammise Alessio.
-La Maremma lo sa?- Brenda.
-Sto andando a riferire- Alessio.
-Auguri, sei stato un ottimo sottoposto- Brenda.
-Grazie, eh, vorrei sapere perchè non glielo dici tu, che sei il suo braccio destro- Alessio.
-Ma io... ehm... sto mangiando la granita! E poi la pigrizia è una cosa che ho in comune con mia sorella- Brenda.
-Ad ogni modo- troncò quello il discorso, non avendo voglia di discutere e desiderando una granita anche lui, verde senza piombo, -la numero Due è già sul posto, accompagnava Letizia. Non c'è nessun pericolo-.
E se ne andò.
Brenda fissò il nintendo ds.
-Toh, un fossile di Cranidos-. E da quel giorno lavorò alla cartuccia "Pokèmon Cranidos", senza che la Nintendo la scoprisse, sfruttando i ricercatori del museo di Mineropoli per riportare in vita i fossili a tempo di record.
Dopo neanche dodici secondi il luogotenente era in cima al gazebo, senza fiato e in preda a un arresto cardiaco.
-Hai pagato la tassa sull'utilizzo del suolo pubblico?- Dea della Maremma.
-Ha giocato di nuovo a "Woodruf and the Schnibble of Azimuth"?- Alessio.
-Chissà. E la tassa su Giulia Coco?- Maremma.
-Non credo la paghi nessuno, spaventa i bambini- Alessio.
-La tassa o la Coco?- Maremma.
-Tutto ciò che reca quella ragazza nel nome- Alessio.
-Triste verità- Maremma.
-Ho una notizia altrettanto triste da riferirle- Alessio.
-Non dirmelo, shoutbox senza controllo con la festa di compleanno di Desi che ha invitato Speri e Princess- Maremma.
-Non così tragica, ma ci siamo vicini- Alessio.
-Nuovo concerto dei Tokyo Hotel?- Maremma.
-Diomio, no, fortunatamente si sono sciolti qualche tempo fa- rispose il luogotenente nascondendo una tanica di acido.
-Allora cosa, strage di utenti che hanno usato la skin gialla con conseguente emorragia oculare?- Maremma.
-No- Alessio.
Il luogotenente sospirò, prendendo dei giocattoli: un pupazzo a forma di mostro marino e uno a forma di fiorentina di Carmignano, roba che si trova con un po' di fortuna anche su ebay.
-Glielo spiegherò come posso. Ecco, vede, questa bambolina qui è Ginevra, la chiameremo Gwenny dato che le dà fastidio, e questo mostro è... ehm, era, Letizia in forma massima potenza. Ecco, guardi qui, patapùm, Gwenny salta su Letizia e...- Alessio.
-GINEVRA HA UCCISO LEVIATAN LETI?- Maremma.
-Beh- fece Alessio temendo di dover scontare lui l'ira della terza divinità, -io non ho detto questo, stavo solo giocando con dei pupazzi che casualmente richiamano alla mente le fattezze di loro due... però... forse... tiasinnaigiocaconmedai!- Alessio.
E il luogotenente fuggì via ruzzolando per i trecento scalini di pietra che portavano in cima alla collina; quando fu abbastanza lontano scrisse utilizzando i pony, a caratteri giganti, affinchè la sua signora potesse leggerlo distintamente: "Chiedo congedo".
La Dea della Maremma di alzò dal trono.
-Risolverò personalmente questa faccenda. It's Maremma's show time- dichiarò.
-Powa- Solid Snake.
-Tu sei...- Ginevra.
-Penso che come suspance possa bastare, quindi o lo dici tu, o lo dico io- Decaduto numero Due.
-Capelli biondi... faccia conosciuta...- Ginevra.
-L'alzheimer è una brutta bestia- Decaduto numero Due.
-Eh lo so, un'amica di Simone, Roberta Musmeci, non facciamo i nomi perchè non si parla degli assenti, ne soffre assai, anche se lui insiste nel dire che è solo lenta a capire le battute- Ginevra.
-Roberta chi?- Roberta.
-Tipo l'uomo invisibile- Decaduto numero Due.
-Esatto- rispose Ginevra, ma non stava realmente capendo il discorso, come sempre; afferrò lo specchio della regina di Biancaneve, pieno di muffa e licheni, pensando che era riprovevole come nessuno si fosse degnato di andare a recuperarlo dopo la morte della regina cattiva.
-Specchio, specchio delle Diahane, quella lì è mia madre o sono scherzi della fame?- Ginevra.
-No fiorentina, non sei affamata- specchio.
-Qui potrebbe sorgere un interessante dibattito, ma concludi pure- Ginevra.
-...quella lì è tua madre, e Veronica viene chiamata- concluse lo specchio compiaciuto per la rima riuscita.
Ginevra urlò contro il gatto che era ancora nello zaino, fingendo di essere in preda ai lamenti: -Tu lo sapevi, l'hai sempre saputo!-
Veronica avrebbe potuto farle notare che era una scenata inutile, ma era troppo occupata a fissare disgustata il cadavere di Letizia, l'ex terza demoderatrice.
-Dieci anni di accademia buttati al vento- commentò amareggiata Veronica, -ma almeno ora sono io la più bella del reame-.
Biancaneve fece per dire qualcosa, ma Veronica la fulminò con lo sguardo sibilando: -Non ci provare-; quindi la povera sguattera riprese lo specchio e se ne andò.
La bionda dai molti ricci, che poi i capelli ricci non erano, ma lo era solo il suo cognome, tornò a fissare la compagna.
-Si! Come stavo dicendo, ora nessuno può più competere con me in bellezza!- Veronica.
La mano di Letizia l'afferrò alla caviglia, e questo è un colpo di scena non da poco dato che tutti la credevano morta e che le mani di solito non hanno una propria personalità.
-Col... cavolo- disse con un filo di voce.
-Sei ancora viva!- esclamò Veronica sorpresa; poi fissò Ginevra, urlandole contro come se fosse colpa sua: -Non vedi che è ancora viva?-
-Eh, vabbò. Se tu la lasciassi in pace magari; tanto è stata colpita al cuore- Ginevra.
La terza demoderatrice cercò di guardare la compagna Veronica negli occhi negli ultimi istanti della sua vita, ricordandosi le profetiche parole del vecchio della montagna: "Prima di morire, verrai rinnegata tre volte".
-Ve... Vera- Letizia.
-Non ti conosco- Veronica.
-Ve... Vera- Letizia.
-Non ti conosco- Veronica.
-Ve... Vera- Letizia.
-Non ti conosco- Veronica.
-Che fai, mi rinneghi tre volte?- Letizia; poi morì, ma non si fece buio su tutta la Terra, anzì un uscì un sole che "spaccava le pietre", un detto che forse in pochi conoscono, e sinceramente quei pochi li stimo. Anche se a pensarci bene, è un detto un poco violento.
Veronica tornò a rivolgersi a Ginevra.
-Ora dacci libero Barabba- le disse.
-Per chi mi hai presa, per Ponzio Pilato?- Ginevra.
-Mi fa venire in mente quel gioco di parole per bambini dell'asilo: ponte ponente ponte pìì- canticchiò Veronica.
-L'hai lasciata morire in quel modo... credevo fosse una tua amica- Ginevra.
Veronica sorrise malevola facendo risplendere gli occhi di fuoco.
-Ha perso una battaglia per la Maremma. E' stata uccisa dal nemico. Perchè avrei dovuto trattarla da pari? E' una fallita- Veronica.
-Ti dava fastidio che fosse più bella di te- Ginevra.
-Quoto- Biancaneve.
-Non ci sono prove che fosse più bella di me- Veronica. In quel momento arrivò un gruppo di turchi che volevano riportarsi a casa il cadavere di Letizia per farlo impagliare.
-Ok, forse qualche indizio c'è- ammise Veronica.
Ginevra lanciò qualche saetta oscura mettendoli in fuga.
-Maremma... anche tu in quel gruppo di pazzi che parteggia per la Maremma. Oddio, l'ho detto due volte- Ginevra.
-Gruppo di pazzi noi? Sei al servizio dell'Un, che ti si è mostrato solo quando aveva bisogno di te, solo quando dovevi avvertire la Morte. Perchè l'Un aveva paura della Maremma!- Veronica.
La bionda, seconda dei cinque decaduti, alzò i pugni al cielo, colpendo un condor negli occhi e preparandosi per disintegrarla.
-Dov'è ora, Ginevra, dov'è l'Un? Ti ha forse aiutata? No, perchè non gli importa niente di te!- Veronica.
-Per Ercole, venticinque righe di Cicerone con perifrastiche passive e congiuntivi esortativi, potevano anche aumentare la difficoltà imponendo di tradurla in Alaska sotto una tenda circondata da lupi- Alessio.
Arrivò davanti la zona in cui fino al giorno prima c'era la collina rialzata con il gazebo, dove usava raccogliersi in meditazione la terza divinità.
-Beh? Dov'è finito il Gazebo del Trono?- Alessio.
-Te l'ho detto che sarebbe suonato ridicolo dire "Il Gazebo del Trono"- fece la generalessa BrendaBrodo da dietro le sue spalle; -sarebbe stato meglio costruirla la "Sala del Trono"-.
-Non uscirmi alle spalle in quel modo. E dove diavolo è finito il gazebo rialzato? Sono in preda ad una crisi isterica!- Alessio.
-Ricordi quando in "Harry Potter e la pietra filosofale" Hermione dice ad Harry: "alle scale piace cambiare"? Beh, anche al gazebo piace cambiare, e la collina s'è spostata laggiù- Brenda.
-Voglio un'assicurazione sull'ulcera- Alessio; poi si avviò verso il posto indicato, ma prima si rivolse un'ultima volta alla Generalessa.
-La numero Tre è morta- affermò.
Brenda sputò ovunque la granita alla menta tedesca che stava mangiando, rischiando di soffocarsi; era una Deutesch Granit, alla faccia di Ginevra che sostiene non esista il termine "deutesch", nonostante sia stato io ad inventarlo.
-Whattafuck?- Brenda.
-Già. A quanto pare abbiamo sottovalutato la mangiafiorai- ammise Alessio.
-La Maremma lo sa?- Brenda.
-Sto andando a riferire- Alessio.
-Auguri, sei stato un ottimo sottoposto- Brenda.
-Grazie, eh, vorrei sapere perchè non glielo dici tu, che sei il suo braccio destro- Alessio.
-Ma io... ehm... sto mangiando la granita! E poi la pigrizia è una cosa che ho in comune con mia sorella- Brenda.
-Ad ogni modo- troncò quello il discorso, non avendo voglia di discutere e desiderando una granita anche lui, verde senza piombo, -la numero Due è già sul posto, accompagnava Letizia. Non c'è nessun pericolo-.
E se ne andò.
Brenda fissò il nintendo ds.
-Toh, un fossile di Cranidos-. E da quel giorno lavorò alla cartuccia "Pokèmon Cranidos", senza che la Nintendo la scoprisse, sfruttando i ricercatori del museo di Mineropoli per riportare in vita i fossili a tempo di record.
Dopo neanche dodici secondi il luogotenente era in cima al gazebo, senza fiato e in preda a un arresto cardiaco.
-Hai pagato la tassa sull'utilizzo del suolo pubblico?- Dea della Maremma.
-Ha giocato di nuovo a "Woodruf and the Schnibble of Azimuth"?- Alessio.
-Chissà. E la tassa su Giulia Coco?- Maremma.
-Non credo la paghi nessuno, spaventa i bambini- Alessio.
-La tassa o la Coco?- Maremma.
-Tutto ciò che reca quella ragazza nel nome- Alessio.
-Triste verità- Maremma.
-Ho una notizia altrettanto triste da riferirle- Alessio.
-Non dirmelo, shoutbox senza controllo con la festa di compleanno di Desi che ha invitato Speri e Princess- Maremma.
-Non così tragica, ma ci siamo vicini- Alessio.
-Nuovo concerto dei Tokyo Hotel?- Maremma.
-Diomio, no, fortunatamente si sono sciolti qualche tempo fa- rispose il luogotenente nascondendo una tanica di acido.
-Allora cosa, strage di utenti che hanno usato la skin gialla con conseguente emorragia oculare?- Maremma.
-No- Alessio.
Il luogotenente sospirò, prendendo dei giocattoli: un pupazzo a forma di mostro marino e uno a forma di fiorentina di Carmignano, roba che si trova con un po' di fortuna anche su ebay.
-Glielo spiegherò come posso. Ecco, vede, questa bambolina qui è Ginevra, la chiameremo Gwenny dato che le dà fastidio, e questo mostro è... ehm, era, Letizia in forma massima potenza. Ecco, guardi qui, patapùm, Gwenny salta su Letizia e...- Alessio.
-GINEVRA HA UCCISO LEVIATAN LETI?- Maremma.
-Beh- fece Alessio temendo di dover scontare lui l'ira della terza divinità, -io non ho detto questo, stavo solo giocando con dei pupazzi che casualmente richiamano alla mente le fattezze di loro due... però... forse... tiasinnaigiocaconmedai!- Alessio.
E il luogotenente fuggì via ruzzolando per i trecento scalini di pietra che portavano in cima alla collina; quando fu abbastanza lontano scrisse utilizzando i pony, a caratteri giganti, affinchè la sua signora potesse leggerlo distintamente: "Chiedo congedo".
La Dea della Maremma di alzò dal trono.
-Risolverò personalmente questa faccenda. It's Maremma's show time- dichiarò.
-Powa- Solid Snake.
-Tu sei...- Ginevra.
-Penso che come suspance possa bastare, quindi o lo dici tu, o lo dico io- Decaduto numero Due.
-Capelli biondi... faccia conosciuta...- Ginevra.
-L'alzheimer è una brutta bestia- Decaduto numero Due.
-Eh lo so, un'amica di Simone, Roberta Musmeci, non facciamo i nomi perchè non si parla degli assenti, ne soffre assai, anche se lui insiste nel dire che è solo lenta a capire le battute- Ginevra.
-Roberta chi?- Roberta.
-Tipo l'uomo invisibile- Decaduto numero Due.
-Esatto- rispose Ginevra, ma non stava realmente capendo il discorso, come sempre; afferrò lo specchio della regina di Biancaneve, pieno di muffa e licheni, pensando che era riprovevole come nessuno si fosse degnato di andare a recuperarlo dopo la morte della regina cattiva.
-Specchio, specchio delle Diahane, quella lì è mia madre o sono scherzi della fame?- Ginevra.
-No fiorentina, non sei affamata- specchio.
-Qui potrebbe sorgere un interessante dibattito, ma concludi pure- Ginevra.
-...quella lì è tua madre, e Veronica viene chiamata- concluse lo specchio compiaciuto per la rima riuscita.
Ginevra urlò contro il gatto che era ancora nello zaino, fingendo di essere in preda ai lamenti: -Tu lo sapevi, l'hai sempre saputo!-
Veronica avrebbe potuto farle notare che era una scenata inutile, ma era troppo occupata a fissare disgustata il cadavere di Letizia, l'ex terza demoderatrice.
-Dieci anni di accademia buttati al vento- commentò amareggiata Veronica, -ma almeno ora sono io la più bella del reame-.
Biancaneve fece per dire qualcosa, ma Veronica la fulminò con lo sguardo sibilando: -Non ci provare-; quindi la povera sguattera riprese lo specchio e se ne andò.
La bionda dai molti ricci, che poi i capelli ricci non erano, ma lo era solo il suo cognome, tornò a fissare la compagna.
-Si! Come stavo dicendo, ora nessuno può più competere con me in bellezza!- Veronica.
La mano di Letizia l'afferrò alla caviglia, e questo è un colpo di scena non da poco dato che tutti la credevano morta e che le mani di solito non hanno una propria personalità.
-Col... cavolo- disse con un filo di voce.
-Sei ancora viva!- esclamò Veronica sorpresa; poi fissò Ginevra, urlandole contro come se fosse colpa sua: -Non vedi che è ancora viva?-
-Eh, vabbò. Se tu la lasciassi in pace magari; tanto è stata colpita al cuore- Ginevra.
La terza demoderatrice cercò di guardare la compagna Veronica negli occhi negli ultimi istanti della sua vita, ricordandosi le profetiche parole del vecchio della montagna: "Prima di morire, verrai rinnegata tre volte".
-Ve... Vera- Letizia.
-Non ti conosco- Veronica.
-Ve... Vera- Letizia.
-Non ti conosco- Veronica.
-Ve... Vera- Letizia.
-Non ti conosco- Veronica.
-Che fai, mi rinneghi tre volte?- Letizia; poi morì, ma non si fece buio su tutta la Terra, anzì un uscì un sole che "spaccava le pietre", un detto che forse in pochi conoscono, e sinceramente quei pochi li stimo. Anche se a pensarci bene, è un detto un poco violento.
Veronica tornò a rivolgersi a Ginevra.
-Ora dacci libero Barabba- le disse.
-Per chi mi hai presa, per Ponzio Pilato?- Ginevra.
-Mi fa venire in mente quel gioco di parole per bambini dell'asilo: ponte ponente ponte pìì- canticchiò Veronica.
-L'hai lasciata morire in quel modo... credevo fosse una tua amica- Ginevra.
Veronica sorrise malevola facendo risplendere gli occhi di fuoco.
-Ha perso una battaglia per la Maremma. E' stata uccisa dal nemico. Perchè avrei dovuto trattarla da pari? E' una fallita- Veronica.
-Ti dava fastidio che fosse più bella di te- Ginevra.
-Quoto- Biancaneve.
-Non ci sono prove che fosse più bella di me- Veronica. In quel momento arrivò un gruppo di turchi che volevano riportarsi a casa il cadavere di Letizia per farlo impagliare.
-Ok, forse qualche indizio c'è- ammise Veronica.
Ginevra lanciò qualche saetta oscura mettendoli in fuga.
-Maremma... anche tu in quel gruppo di pazzi che parteggia per la Maremma. Oddio, l'ho detto due volte- Ginevra.
-Gruppo di pazzi noi? Sei al servizio dell'Un, che ti si è mostrato solo quando aveva bisogno di te, solo quando dovevi avvertire la Morte. Perchè l'Un aveva paura della Maremma!- Veronica.
La bionda, seconda dei cinque decaduti, alzò i pugni al cielo, colpendo un condor negli occhi e preparandosi per disintegrarla.
-Dov'è ora, Ginevra, dov'è l'Un? Ti ha forse aiutata? No, perchè non gli importa niente di te!- Veronica.
Spoiler
Do not let her die - (Chapter 17)Ginevra sapeva che la madre stava solo cercando di farla dubitare delle proprie certezze, anche se non c'erano mai state delle vere e proprie certezze, a parte quell'idea "fermiamo la Maremma, la Maremma è cattiva, la Maremma mangia i bambini", che era sempre risuonata nella sua mente a intervalli regolari, come uno slogan pubblicitario.
-La mia famiglia è composta da canaglie: mio padre Alessio ha tentato di uccidermi, mia sorella Brenda ha tentato di uccidermi, tu tenti di uccidermi. Anche il mio gatto, Birra, laggiù poco fa ha tentato di uccidermi- commentò amaramente la fiorentina.
Veronica vide il gatto legato ad un albero con una corda, mentre impugnava ancora la motosega.
-Beh, l'hai gettato via con tutto lo zaino, svegliandolo. Ad ogni modo, forse hai ragione, noi saremo anche un tantino "cattivi" ai vostri occhi...- Veronica.
-Noo, ma figurati, pace e bene- Ginevra.
-... ma almeno siamo un gruppo di cattivi omogeneo e compatto. Dove sono i tuoi compagni?- Veronica.
Ginevra si guardò attorno come se sperasse di vederli davvero, come i folletti quella volta che aveva preso una strana pasticca in discoteca, che assomigliava ad una tic tac. Abbassò lo sguardo, ricordandosi di aver troncato i rapporti con la Morte, Pasqualino e Riccardo qualche giorno fa. Il volto di Riccardo, poi, svaniva sempre più velocemente dalla sua mente, e ormai la fiorentina lo associava ad un libro universitario.
-Capisco- concluse la seconda demoderatrice sorridendo; -ti hanno lasciata anche loro-.
-Non sono fatti che ti riguardano, mmmmadre- Ginevra.
-Accetta di servire la Maremma! Con i tuoi poteri di predestinata, dopo un lungo allenamento ovviamente, potresti...- Veronica.
Ginevra la fracassò a terra con un pugno avvolto di nero, esclamando: -Setussebuhodillo, colpo primo: Pugno Schiacciafiorai!-
Veronica si rialzò in un istante, massaggiandosi la mascella, mentre si levava una nuvola di polvere a causa dell'impatto.
-Una messa in piega rovinata- fece triste.
-Pensavo di farti danni più seri, diahanavacca- Ginevra.
-Una che non è seria vuole fare danni seri?- Veronica.
-Che tristezza- Ginevra.
-Accipigna- le diede ragione Tonio Cartonio.
Veronica mostrò il numero "2" stampato sulla maglietta in un vivo arancione, il colore che andava di moda quell'anno ad Animalcrossinglife, forse anche per colpa della skin estiva; che però, come qualcuno potrebbe far notare, è gialla, non arancione, ma si sa, le mode sono strane.
-Non sottovalutarmi troppo, figlia. Io sono la numero Due. Vuol dire che sono la seconda demoderatrice più potente!- Veronica.
Poi si ficcò le mani in tasca e scagliò degli oggetti contro la fiorentina, cercando di somigliare ad una ninja.
-Burrocacai-kunai!- Veronica.
Uno di essi ferì Ginevra ad una gamba, convincendola che non fossero coriandoli addomesticati.
-Fanno male questi cosi- Ginevra.
-Sono i burrocacai più affilati della Terra di Mezzo, la dogana fa sempre storie quando li vado a comprare- spiegò Veronica.
La fiorentina scattò alle spalle della demoderatrice, usando la velocità del setussebuhodillo, senza che lei potesse fermarla.
-Setussebuhodillo, colpo secondo: Calcio Canecamion!-
Veronica fu colpita alla schiena e si schiantò contro una collinetta, segno che la sua difesa faceva acqua da tutte le parti, anche se poi non subiva veri e propri danni; la fiorentina la sentì imprecare.
-L'aveva detto l'oroscopo che non era giornata per combattere- Veronica.
-Cosa faremo questa sera, prof?- Mignolo.
-Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo: tentare di conquistare il mondo!- Prof.
-Posso venire?- Ginevra.
Veronica lanciò via i topi, poi puntò una mano contro Ginevra, nera in volto (la demoderatrice, anche se nera in volto per via dell'aura oscura lo era anche Ginevra).
Senza capire bene come, la ragazza pervvversa e malvvvagia crollò a terra immobilizzata.
-Ma... perchè non riesco a muovermi!- Ginevra.
-Perchè non fai mai educazione fisica a scuola- Veronica.
-Se riesco a liberarmi ti mordo, sappilo- Ginevra.
-Stavo scherzando; è una delle abilità dei Demoderatori, e si chiama "Post Preview"- Veronica.
-Liberami, maledizione! Così non vale, cheater, cheater!- Ginevra.
-Eh?- chiese un ragazzo il cui veicolo in super mario kart bruciava la partenza partendo con il razzo mentre attorno cadevano dal cielo funghi dorati e gusci blu che colpiva i giocatori dietro di lui.
La bionda decaduta si fece vicina mentre la fiorentina era costretta a terra dall'incantesimo.
-Prima di morire, figlia mia, guarda qual è la piena potenza della seconda dei cinque decaduti...- Veronica.
-No, chiudo gli occhi- Ginevra.
-Daii, per favore- Veronica.-
-Uff, ok- acconsentì Ginevra.
L'energia spirituale iniziò a crescere a dismisura mentre la demoderatrice esclamava: -Veronica Ricci, Seconda dei Cinque, Maremmadigievolveee!-
-Fantasia portami via, tutti la stessa frase- Ginevra; poi pensò che se ci fosse stato Simone, l'avrebbe certamente richiamata in malo modo, perchè faceva cattiva pubblicità al racconto. Se tu non sei contro questa storia, manda un sms al 52352598458 per donare 34 euro allo scrittore.
Mentre il suo cervello ragionava ancora sfruttando appieno la potenza dei fantastici 3 mega di ram di cui disponeva, la fiorentina iniziò a sentire caldo. Troppo caldo.
-Qualcuno ha acceso la fornacella per cuocere gli arrosticini, sì che siamo in estate, ma qui si esagera- disse.
Poi, sollevando a fatica i bulbi oculari, ancora paralizzata dal post preview, agognando quei 50 messaggi per scrivere in shout, vide sua madre, totalmente avvolta dalle fiamme, gli occhi che erano due carboni ardenti.
-Oh... mio... dio...- Ginevra.
-A... chi... lo... dici...- Dio.
Veronica soffiò sulle sue dita, facendo salire in cielo ulteriori fiammelle.
-Il mio nome ora è PyroVeronica,e sono la Fiamma Infernale della Maremma- PyroVeronica.
-Con tutte quelle fiamme fra poco torna la forestale per proteggere i boschi vicini- Ginevra.
-No grazie, ci tengo a vivere, ho famiglia. Alejandro- Carlo.
PyroVeronica lanciò un fiume di fiamme contro Carlo, che probabilmente non avrebbe più rivisto la sua famiglia se non da spiedino, poi contro Ginevra, gridando: -Sei finita, e con te parte dei nostri problemi, figlia!-
La fiorentina chiuse gli occhi, pensando che prima di morire avrebbe voluto mangiare il suo ultimo arrosticino e veder crescere un figlio tutto suo chiamato Jadsifk, come promesso tempo prima a Simone. Anzi, solo l'arrosticino, così avrebbe risparmiato un sacco di fatica.
E i suoi amici, dopotutto li avrebbe rivisti volentieri, anche se avevano litigato.
Le fiamme impattarono contro l'oscura ragazza, spegnendo quelle nere del setussebuhodillo che già l'avvolgevano come ultima protezione, bruciando, dilaniando, ma senza riuscire ad ucciderla.
-Pfui- ansimò lei cercando di non pensare al dolore, -mi ha cotta, dovevo mettere la crema solare-.
E si accorse che solo la metà delle lingue di fuoco scagliate dal nemico l'avevano colpita, capendo per quale motivo fosse ancora viva, anche se a stento.
Una falce scintillante aveva deviato quella metà del colpo, forse più per fortuna che abilità.
-Scimbienz?- chiese Ginevra con un filo di voce.
-Eh? Simby Piastra, caso mai- Veronica.
-Entrambe in errore-.
Il nuovo arrivato gettò via la tunica col cappuccio e fece roteare la falce mentre si avvicinava a Ginevra.
-Ma tu sei Riccardo!- esclamò lei.
-La mia famiglia è composta da canaglie: mio padre Alessio ha tentato di uccidermi, mia sorella Brenda ha tentato di uccidermi, tu tenti di uccidermi. Anche il mio gatto, Birra, laggiù poco fa ha tentato di uccidermi- commentò amaramente la fiorentina.
Veronica vide il gatto legato ad un albero con una corda, mentre impugnava ancora la motosega.
-Beh, l'hai gettato via con tutto lo zaino, svegliandolo. Ad ogni modo, forse hai ragione, noi saremo anche un tantino "cattivi" ai vostri occhi...- Veronica.
-Noo, ma figurati, pace e bene- Ginevra.
-... ma almeno siamo un gruppo di cattivi omogeneo e compatto. Dove sono i tuoi compagni?- Veronica.
Ginevra si guardò attorno come se sperasse di vederli davvero, come i folletti quella volta che aveva preso una strana pasticca in discoteca, che assomigliava ad una tic tac. Abbassò lo sguardo, ricordandosi di aver troncato i rapporti con la Morte, Pasqualino e Riccardo qualche giorno fa. Il volto di Riccardo, poi, svaniva sempre più velocemente dalla sua mente, e ormai la fiorentina lo associava ad un libro universitario.
-Capisco- concluse la seconda demoderatrice sorridendo; -ti hanno lasciata anche loro-.
-Non sono fatti che ti riguardano, mmmmadre- Ginevra.
-Accetta di servire la Maremma! Con i tuoi poteri di predestinata, dopo un lungo allenamento ovviamente, potresti...- Veronica.
Ginevra la fracassò a terra con un pugno avvolto di nero, esclamando: -Setussebuhodillo, colpo primo: Pugno Schiacciafiorai!-
Veronica si rialzò in un istante, massaggiandosi la mascella, mentre si levava una nuvola di polvere a causa dell'impatto.
-Una messa in piega rovinata- fece triste.
-Pensavo di farti danni più seri, diahanavacca- Ginevra.
-Una che non è seria vuole fare danni seri?- Veronica.
-Che tristezza- Ginevra.
-Accipigna- le diede ragione Tonio Cartonio.
Veronica mostrò il numero "2" stampato sulla maglietta in un vivo arancione, il colore che andava di moda quell'anno ad Animalcrossinglife, forse anche per colpa della skin estiva; che però, come qualcuno potrebbe far notare, è gialla, non arancione, ma si sa, le mode sono strane.
-Non sottovalutarmi troppo, figlia. Io sono la numero Due. Vuol dire che sono la seconda demoderatrice più potente!- Veronica.
Poi si ficcò le mani in tasca e scagliò degli oggetti contro la fiorentina, cercando di somigliare ad una ninja.
-Burrocacai-kunai!- Veronica.
Uno di essi ferì Ginevra ad una gamba, convincendola che non fossero coriandoli addomesticati.
-Fanno male questi cosi- Ginevra.
-Sono i burrocacai più affilati della Terra di Mezzo, la dogana fa sempre storie quando li vado a comprare- spiegò Veronica.
La fiorentina scattò alle spalle della demoderatrice, usando la velocità del setussebuhodillo, senza che lei potesse fermarla.
-Setussebuhodillo, colpo secondo: Calcio Canecamion!-
Veronica fu colpita alla schiena e si schiantò contro una collinetta, segno che la sua difesa faceva acqua da tutte le parti, anche se poi non subiva veri e propri danni; la fiorentina la sentì imprecare.
-L'aveva detto l'oroscopo che non era giornata per combattere- Veronica.
-Cosa faremo questa sera, prof?- Mignolo.
-Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo: tentare di conquistare il mondo!- Prof.
-Posso venire?- Ginevra.
Veronica lanciò via i topi, poi puntò una mano contro Ginevra, nera in volto (la demoderatrice, anche se nera in volto per via dell'aura oscura lo era anche Ginevra).
Senza capire bene come, la ragazza pervvversa e malvvvagia crollò a terra immobilizzata.
-Ma... perchè non riesco a muovermi!- Ginevra.
-Perchè non fai mai educazione fisica a scuola- Veronica.
-Se riesco a liberarmi ti mordo, sappilo- Ginevra.
-Stavo scherzando; è una delle abilità dei Demoderatori, e si chiama "Post Preview"- Veronica.
-Liberami, maledizione! Così non vale, cheater, cheater!- Ginevra.
-Eh?- chiese un ragazzo il cui veicolo in super mario kart bruciava la partenza partendo con il razzo mentre attorno cadevano dal cielo funghi dorati e gusci blu che colpiva i giocatori dietro di lui.
La bionda decaduta si fece vicina mentre la fiorentina era costretta a terra dall'incantesimo.
-Prima di morire, figlia mia, guarda qual è la piena potenza della seconda dei cinque decaduti...- Veronica.
-No, chiudo gli occhi- Ginevra.
-Daii, per favore- Veronica.-
-Uff, ok- acconsentì Ginevra.
L'energia spirituale iniziò a crescere a dismisura mentre la demoderatrice esclamava: -Veronica Ricci, Seconda dei Cinque, Maremmadigievolveee!-
-Fantasia portami via, tutti la stessa frase- Ginevra; poi pensò che se ci fosse stato Simone, l'avrebbe certamente richiamata in malo modo, perchè faceva cattiva pubblicità al racconto. Se tu non sei contro questa storia, manda un sms al 52352598458 per donare 34 euro allo scrittore.
Mentre il suo cervello ragionava ancora sfruttando appieno la potenza dei fantastici 3 mega di ram di cui disponeva, la fiorentina iniziò a sentire caldo. Troppo caldo.
-Qualcuno ha acceso la fornacella per cuocere gli arrosticini, sì che siamo in estate, ma qui si esagera- disse.
Poi, sollevando a fatica i bulbi oculari, ancora paralizzata dal post preview, agognando quei 50 messaggi per scrivere in shout, vide sua madre, totalmente avvolta dalle fiamme, gli occhi che erano due carboni ardenti.
-Oh... mio... dio...- Ginevra.
-A... chi... lo... dici...- Dio.
Veronica soffiò sulle sue dita, facendo salire in cielo ulteriori fiammelle.
-Il mio nome ora è PyroVeronica,e sono la Fiamma Infernale della Maremma- PyroVeronica.
-Con tutte quelle fiamme fra poco torna la forestale per proteggere i boschi vicini- Ginevra.
-No grazie, ci tengo a vivere, ho famiglia. Alejandro- Carlo.
PyroVeronica lanciò un fiume di fiamme contro Carlo, che probabilmente non avrebbe più rivisto la sua famiglia se non da spiedino, poi contro Ginevra, gridando: -Sei finita, e con te parte dei nostri problemi, figlia!-
La fiorentina chiuse gli occhi, pensando che prima di morire avrebbe voluto mangiare il suo ultimo arrosticino e veder crescere un figlio tutto suo chiamato Jadsifk, come promesso tempo prima a Simone. Anzi, solo l'arrosticino, così avrebbe risparmiato un sacco di fatica.
E i suoi amici, dopotutto li avrebbe rivisti volentieri, anche se avevano litigato.
Le fiamme impattarono contro l'oscura ragazza, spegnendo quelle nere del setussebuhodillo che già l'avvolgevano come ultima protezione, bruciando, dilaniando, ma senza riuscire ad ucciderla.
-Pfui- ansimò lei cercando di non pensare al dolore, -mi ha cotta, dovevo mettere la crema solare-.
E si accorse che solo la metà delle lingue di fuoco scagliate dal nemico l'avevano colpita, capendo per quale motivo fosse ancora viva, anche se a stento.
Una falce scintillante aveva deviato quella metà del colpo, forse più per fortuna che abilità.
-Scimbienz?- chiese Ginevra con un filo di voce.
-Eh? Simby Piastra, caso mai- Veronica.
-Entrambe in errore-.
Il nuovo arrivato gettò via la tunica col cappuccio e fece roteare la falce mentre si avvicinava a Ginevra.
-Ma tu sei Riccardo!- esclamò lei.
Non lasciare che lei muoia
Spoiler
Gli angeli arginano le fiamme - (Chapter 18)Riccardo fissò la fiorentina distesa a terra dall'alto, brandendo la falce.
-Eh sì, sei proprio Riccardo- Ginevra.
-Capitan Ovvio colpisce ancora- PyroVeronica.
-Se non ti sta bene il prossimo colpo posso sempre evitare di deviarlo- fece Riccardo risentito.
-Deviarlo? Ma se mi ha quasi preso in pieno, che razza di salvatore sfigato sei- Ginevra.
-E' la prima volta che uso questa falce, non essendone il padrone è ovvio che non funzioni perfettamente. Ad ogni modo, ho dato un esame in "falci e mietiture fuori stagione", quindi qualcosina la so fare- Riccardo.
Puntò la falce contro Ginevra.
-Ah, senti, già mezzo mondo mi vuole morta, se ti ci metti anche tu...- Ginevra.
-Ma che dici. Oddio, come aveva detto che si chiamava, Simone? Ah, sì- Riccardo.
-Non è che ci sia un timer per lo scontro, però mi portavo il lavoro a maglia se sapevo di tutte queste interruzioni- PyroVeronica.
-Faccio subito. Karitori-ki, numero cinque: Svincolatore Awesome!- Riccardo.
Una gigantesca faccina gialla sorridente che le leggende conoscevano come Awesome prese vita dalla falce e si posò leggiadramente sulla fiorentina, per poi svanire in uno scoppiettio di luci.
-Ehi, riesco a muovermi- Ginevra.
-Alzati e cammina- la esortò Riccardo, pensando di parlare con Lazzaro.
-Eh, non esageriamo ora- Ginevra.
-Hai ragione, sei mezza bruciata, resta pure dove sei- Riccardo.
-Quel potere che hai usato ha rotto il vincolamento del Post Preview, umano, ma non ti appartiene, ho già sentito parlare di quella falce e del suo possessore- PyroVeronica.
-Riccà, ma perchè sei venuto tu?- Ginevra.
-Ha detto Simone che se fosse entrato in scena qualcuno vestito come lui, ma che non fosse lui, avrebbe fatto effetto- Riccardo.
-E' solo perchè non voleva essere lui a salvarmi- Ginevra.
-Forse. Ma se non gliene importasse nulla di te, non mi avrebbe detto cosa fare e come farlo- Riccardo.
Ginevra abbassò lo sguardo, anche se fu molto difficile, dato che stava già fissando il terreno.
-In realtà, non è tutto- annunciò Riccardo.
-Eh, vabè, buonanotte- fece seccata PyroVeronica che aveva finalmente sperato che il discorso fosse concluso e di poter tornare all'azione.
-Cosa?- Ginevra.
-Simone è andato a...- Riccardo.
-Farsi fottere- completò la demoderatrice.
-A comprare gli snack- concluse la Morte camminando tranquillamente dalle spalle di PyroVeronica fino al luogo poco distante in cui si trovavano Riccardo e Ginevra; il dramma fu passare accanto alla Demoderatrice senza bruciarsi.
-Ho preso i biscotti a forma di libro che ti piacciono tanto- disse Simone rivolto a Riccardo.
-Stupendi! Li hai trovati i salatini a forma di falce? Quelli da cui escono le medagliette con i teschi che collezioni- Riccardo.
La Morte indicò una collina distante venticinque metri, dov'era parcheggiato un camioncino.
-Quarantacinque confezioni, formato nazione. La più grande dopo il formato famiglia- Simone.
Poi fissò Ginevra, fino ad allora appositamente ignorata.
-Ciao Gine- Simone.
La fiorentina fece finta di osservare una cavalletta che in mezzo all'erba compiva acrobazie.
-Ti ho preso una confezione di arrosticini, ma a quanto pare nei negozi non c'è molta richiesta di gusti al fioraio- Simone.
Ginevra si mise a giocare ad "affonda la flotta" con la cavalletta, ignorandolo ancora; a quel punto Simone non ci vide più, non perchè gli fossero caduti gli occhiali, ma per il nervoso, e tirò in testa all'amica la confezione di spiedini.
-E santa paletta, mi dispiace per l'altro giorno, sono venuto qui col genio per salvarti!- Simone.
-Beh, io, ecco, così mi fai arrossire- Riccardo.
Ginevra si voltò a fissare la Morte sorridendo.
-Sei proprio uno ScimoScemo- disse.
-Già meglio di Scimbienz- rispose lui ricambiando il sorriso e facendo risplendere i denti in modo che la gente capisse che mentadent è meglio di Az, in fatto di qualità. Poi fissò il corpo semicarbonizzato della fiorentina.
-Ora sembri proprio una bistecca alla fiorentina- Simone.
-Aspetta che chiedo il permesso di ridere- Riccardo.
-Ti sembra divertente? E' colpa tua, scordati il disegno che ti avevo promesso- Ginevra.
La Morte sfilò di mano a Riccardo la falce, tornando seria, e disse: -Questo lo so, ora facciamo i conti-.
-Ti presto la mia testa come calcolatrice?- chiese speranzoso Riccardo.
-Ridammi anche la tunica- Simone.
-Ma mi ci stavo affezionando- si lamentò Riccardo.
-QUando torniamo a casa te ne compro una uguale- Simone.
-Indo vai?- Ginevra.
-A picchiare una donna- Simone.
-Vigliacco, un se po' miha; e poi, dai, te lo faccio lo stesso il disegno- Ginevra.
-Ha ragione lei, vigliacco- Riccardo.
-MI STATE FACENDO SALTARE I NERVI VOI TUTTI- Simone.
Mentre i suoi nervi saltavano allegramente attorno a lui per dargli fastidio, passò un africano che vendeva accendini, porgendone uno a Simone, di colore rosa.
-Accendino?- africano.
-Sei morto- Simone.
-Tirchio, che ti costa comprargli un accendino- Ginevra.
-Ma mi ha offerto l'unico di colore rosa!- si lamentò la Morte.
-Conosce i tuoi desideri reconditi- Ginevra.
-Tu puccioso, tu compra accendino, io affamato- africano.
-E' un figo sto afrihano- Ginevra.
La Morte lo lanciò via in malo modo, rischiando di scatenare l'ira di un esercito di africani armati di vuvuzela.
PyroVeronica si avvicinò mostrando delle carte che reggeva in mano.
-Popopopoker face- PyroVeronica.
-E quindi?- Simone.
-Niente, volevo sapere se vuoi combattere o posso mettermi l'anima in pace e andare via- PyroVeronica.
La Morte le puntò contro la falce.
-Chi ti dice che io abbia intenzione di lasciarti andare dopo aver abbrustolito una mia amica?- Simone.
-L'altro giorno un bambino mi ha tirato un calcio mentre raccoglievo le zucche, e tu non gli hai detto nulla!- Riccardo.
-Avevi iniziato tu!- Simone.
-Menti!- Riccardo.
-Lo so!- Simone.
PyroVeronica rise sguaiatamente facendo tremare la terra con la sua area infiammata.
-Sottospecie di Morte pucciosa, la tua amica ha i minuti contati. E' stata colpita parzialmente dal mio Lanciafiamme Infernale, ma è stata colpita. Non credere che gli effetti siano unicamente superficiali, presto il mio fuoco la brucerà da dentro- PyroVeronica.
La Morte si girò a fissare Riccardo e Ginevra con il volto di uno che è stato svegliato dal colpo di un gong nel bel mezzo della notte.
-Eh, beh- fece la fiorentina per sdrammatizzare, -mi sa che il disegno non te lo posso fare davvero così-.
-Tu avrai sicuramente studiato medicina- gridò la Morte contro Riccardo come se fosse sua la colpa di tutto ciò che era accaduto di brutto nelle ultime quarantotto ore, -saprai sicuramente come salvarla-.
-Goha! Mi sento come se avessi una piadina in fiamme nello stomaco!- urlò Ginevra ancora riversa a terra; poi, mentre iniziavano a spuntare delle fiammelle sulla sua pelle, aggiunse: -ora ho anche voglia di una piadina-.
Riccardo scosse la testa.
-E' arte demoniaca della Maremma, mi dispiace, non so come salvarla- disse.
-Uh, di questo passo le restano circa cinque minuti di vita, prima di morire in una tremenda agonia bruciata dalle fiamme- PyroVeronica.
-Cinque minuti! Neanche il tempo di loggare su flyff e salutare i miei pupazzetti- Ginevra.
-Sembri Biagio quando parli così- Simone.
-Quattro minuti, ragazzi- Riccardo.
-Smettila, non ti mettere a fare il timer che mi viene l'ansia!- Ginevra.
La Morte gettò a terra la falce, riuscendo a trattenere le lacrime grazie a duri allenamenti effettuati nel corso degli anni con migliaia di cipolle, perchè la gente non avrebbe mai sopportato la vista di una Morte che piange.
-E' colpa mia, maledizione, se fossi arrivato prima, se non mi fossi fermato a comprare gli snack! Ma erano così allettanti!- Simone.
-Ah, a proposito, gli arrosticini li ho già finiti. La prossima volta non essere tirchio e comprane di più- Ginevra.
-Non ci sarà una prossima volta, hai solo tre minuti di vita- le fece notare PyroVeronica.
-Sempre a correggermi, diomio, lasciatemi morire con qualche soddisfazione, anche se falsa- Ginevra.
La Morte raccolse la falce con uno sguardo indecifrabile anche per il protagonista del Codice da Vinci, battuta che forse ho già usato, ma sicuramente non ve la ricorderete, ed è cosa buona e giusta.
-A quanto pare non c'è molto altro da fare- Simone.
-Ti leggo nella mente, e sai di non poterlo fare- Riccardo.
-Non ne lascio morire un'altra- Simone.
-Evidentemente mi sono persa un passaggio importante, perchè non sto capendo- Ginevra.
Riccardo alzò le mani al cielo nel dire: -Lo sai che sono tuo amico, quindi non puoi chiedermi di non essere sincero fino alla fine. Anni fa non salvasti Roberta dai Capelli Violati-.
-Capelli Violati?- Ginevra.
-Mi piaceva come neologismo, vuol dire "dai capelli di colore viola". Dicevo, lasciasti morire lei, ed era la tua migliore amica nonchè Morte in seconda, pur di non usare quella cosa, non puoi farlo, viola le regole della natura!- Riccardo.
-A volte le regole vanno violate- Simone.
-Sul contratto c'è scritto che non puoi farlo!- Riccardo.
-E io lo strappo- Simone.
-Sei un bambino e ti metterai nei guai!- Riccardo.
-Scim, non ho idea di cosa tu voglia fare, già il fatto che implichi l'uso della falce non mi piace per niente. Se vuoi avere l'onore di ammazzarmi tu, fa' pure, tanto mancherò giusto un minuto prima che io diventi un tizzone ardente; se invece vuoi salvarmi violando qualche regola importante di qualche regolamento che io non conosco al quale sei legato, fermati, che non ne vale la pena- Ginevra.
-Ha ragione lei, anche se le dici sempre che è una bambina- Riccardo.
La Morte afferrò la fiorentina per i capelli, mentre le fiamme iniziavano a ricoprire la maggior parte del suo corpo.
-Mi fai male, ora bestemmio così ti arrabbi!- Ginevra.
-Ginevra- Simone.
-Eh, presente- rispose lei alzando con fatica una mano.
-Ricordi la dedica che ti ho messo nel profilo il giorno del tuo compleanno?- Simone.
-Uhm... sì, è una delle poche cose che ricordo da quando sono nata, assieme alle ricette di Nonna Papera per gli zabaioni alla menta- Ginevra.
La Morte la lasciò ricadere a terra, facendo attenzione a non ammazzarla ella stessa.
-Allora non osare chiedermi di non salvarti-.
La luna brillò, alta contro la falce che splendeva in cielo. Cioè, no, il contrario, la falce brillò contro la luna che brillava in cielo.
-Un giorno ti pentirai di averlo fatto- Riccardo.
-Amen- Simone.
-Riccardo, inizio a pensare che tu mi voglia morta- Ginevra.
Per un attimo tutti fissarono la falce, che iniziò a vibrare nella mano del possessore, poi tornarono a pensare ai fatti loro.
-Karitori-ki, numero due: Tick Tock on the clock, but Ginevra don't stop- Simone.
Un fascio di luce imbizzarrito partì dalla lama bianca per avvolgere la fiorentina, il cui corpo restò celato alla vista di tutti per qualche secondo, mentre gli altri pensavano che i nomi degli attacchi di Karitori-ki dovessero essere stati inventati da Simone in persona per essere così brutti.
-Questo è addirittura peggio dell'altra tecnica, "giro giro tondo falcia il mondo"- Riccardo.
-Non li scrivo mica io i nomi delle tecniche, poi questa non l'ho neppure mai usata, ma dovrebbe funzionare- Simone.
-Questo è il punto, nessuno l'ha mai usata! Ci sarà un motivo- Riccardo.
-Zitto, guarda, la luce scompare- Simone.
Agli occhi di tutti riapparve Ginevra illesa, come se non avesse mai combattuto.
-Uhm, mi sento benissimo- Ginevra.
-E' come fare il defrag e la pulitura disco al pc, dopo è come nuovo- Simone.
-Ma cos'è che mi hai fatto, e spiega in modo che io possa capirti- Ginevra.
-Allora rinuncio in partenza- rispose la Morte mettendosi a sedere massaggiandosi il braccio che reggeva la falce. Aveva il fiatone.
-Lo spiegò a me anni fa, Gine. In parole povere, le prime due tecniche di Karitori-ki, la falce mieti anime, sono vietate dal Consiglio Supremo delle Morti Unite, perchè hanno poteri spaventosi. La numero due, che ha appena sperimentato sul tuo corpo, può impedire la Morte, fermarla, ma funziona una volta sola per la vita di ciascuna persona- Riccardo.
-Ah. E perchè è vietata?- Ginevra.
-Ma è ovvio, no? La Morte uccide, uccide soltanto, non ha il diritto di donare la vita, o salvare quella delle persone, e quelle due tecniche violano i principi della natura. Si tratta di crimini molto gravi per il Consiglio- Riccardo.
-Vabè, almeno non sono più carbonizzata- Ginevra.
-Certo, la tua scarsa bellezza non ha subito miglioramenti, ma neanche io faccio miracoli- Simone.
-Ti ammazzo adesso- Ginevra.
-Ad ogni modo, quel che è fatto è fatto- concluse Riccardo fissando Simone, -ma tu sai cosa accadrà per ciò che hai fatto-.
-Oh, andiamo, quando sarà vedremo; pensiamo alla bionda infuocata ora- Simone.
-Ce la fai a sconfiggerla?- Riccardo.
La Morte lo fissò incupita, replicando: -Non sono Mandrake; la tecnica numero due è pur sempre proibita e mi ha prosciugato tre quarti della forza. Attualmente, non posso sconfiggere un Demod del calibro del primo o secondi dei cinque-.
-Quindi avevo visto bene, lei è Veronica, la seconda più forte- Riccardo.
-In pratica solo io la conoscevo per quella che era: mia madre- Ginevra.
Simone e Riccardo la guardarono stupefatti.
-Tua madre?!- esclamarono in coro.
-Oh, uno i genitori mica se li sceglie- si giustificò Ginevra.
-Spero che mettano questa opzione in futuro, come a The Sims- Riccardo; -ad ogni modo, solo tu potevi non conoscere i demoderatori: sono gli esseri più temuti al mondo dopo la Maremma e Giulia Coco-.
PyroVeronica si avvicinò aumentando la dimensione delle fiamme che l'avvolgevano.
-Senti, io capisco che tu stimi la torcia umana dei Fantastici Quattro, però non ce la faccio proprio adesso a combattere- Simone.
-Ho aspettato tutto questo tempo, e voi avete salvato anche la ragazza che dovevo uccidere. Così non vale! Ora vi uccido tutti e la faccio finita!- PyroVeronica.
Riccardo avanzò oltre i compagni sorridendo.
-Accidenti, non mi piace combattere, non mi piace proprio, ma non posso mica permetterti di fare del male ai miei amici- Riccardo.
-Sentimenti nobili, ti ricorderemo con onore- affermò Simone con il gesto del saluto.
-Riccardo, ma tu puoi combattere?- fece Ginevra scettica.
-Non ho la forza di prenderlo a cocciate, fermalo tu- Simone.
-Sciocchezze, sciocchezze- tagliò corto Riccardo, voltandosi a guardarli con una faccia così seria da far venire voglia alla fiorentina di chiedergli come si facesse ad ottenerne una così; -vi farò vedere qualcosa che neanche immaginate-.
-Teletubbies, ti fanno ciao!- lo salutarono i Teletubbies, che si erano già rassegnati all'idea di fargli cambiare intento.
-Eh sì, sei proprio Riccardo- Ginevra.
-Capitan Ovvio colpisce ancora- PyroVeronica.
-Se non ti sta bene il prossimo colpo posso sempre evitare di deviarlo- fece Riccardo risentito.
-Deviarlo? Ma se mi ha quasi preso in pieno, che razza di salvatore sfigato sei- Ginevra.
-E' la prima volta che uso questa falce, non essendone il padrone è ovvio che non funzioni perfettamente. Ad ogni modo, ho dato un esame in "falci e mietiture fuori stagione", quindi qualcosina la so fare- Riccardo.
Puntò la falce contro Ginevra.
-Ah, senti, già mezzo mondo mi vuole morta, se ti ci metti anche tu...- Ginevra.
-Ma che dici. Oddio, come aveva detto che si chiamava, Simone? Ah, sì- Riccardo.
-Non è che ci sia un timer per lo scontro, però mi portavo il lavoro a maglia se sapevo di tutte queste interruzioni- PyroVeronica.
-Faccio subito. Karitori-ki, numero cinque: Svincolatore Awesome!- Riccardo.
Una gigantesca faccina gialla sorridente che le leggende conoscevano come Awesome prese vita dalla falce e si posò leggiadramente sulla fiorentina, per poi svanire in uno scoppiettio di luci.
-Ehi, riesco a muovermi- Ginevra.
-Alzati e cammina- la esortò Riccardo, pensando di parlare con Lazzaro.
-Eh, non esageriamo ora- Ginevra.
-Hai ragione, sei mezza bruciata, resta pure dove sei- Riccardo.
-Quel potere che hai usato ha rotto il vincolamento del Post Preview, umano, ma non ti appartiene, ho già sentito parlare di quella falce e del suo possessore- PyroVeronica.
-Riccà, ma perchè sei venuto tu?- Ginevra.
-Ha detto Simone che se fosse entrato in scena qualcuno vestito come lui, ma che non fosse lui, avrebbe fatto effetto- Riccardo.
-E' solo perchè non voleva essere lui a salvarmi- Ginevra.
-Forse. Ma se non gliene importasse nulla di te, non mi avrebbe detto cosa fare e come farlo- Riccardo.
Ginevra abbassò lo sguardo, anche se fu molto difficile, dato che stava già fissando il terreno.
-In realtà, non è tutto- annunciò Riccardo.
-Eh, vabè, buonanotte- fece seccata PyroVeronica che aveva finalmente sperato che il discorso fosse concluso e di poter tornare all'azione.
-Cosa?- Ginevra.
-Simone è andato a...- Riccardo.
-Farsi fottere- completò la demoderatrice.
-A comprare gli snack- concluse la Morte camminando tranquillamente dalle spalle di PyroVeronica fino al luogo poco distante in cui si trovavano Riccardo e Ginevra; il dramma fu passare accanto alla Demoderatrice senza bruciarsi.
-Ho preso i biscotti a forma di libro che ti piacciono tanto- disse Simone rivolto a Riccardo.
-Stupendi! Li hai trovati i salatini a forma di falce? Quelli da cui escono le medagliette con i teschi che collezioni- Riccardo.
La Morte indicò una collina distante venticinque metri, dov'era parcheggiato un camioncino.
-Quarantacinque confezioni, formato nazione. La più grande dopo il formato famiglia- Simone.
Poi fissò Ginevra, fino ad allora appositamente ignorata.
-Ciao Gine- Simone.
La fiorentina fece finta di osservare una cavalletta che in mezzo all'erba compiva acrobazie.
-Ti ho preso una confezione di arrosticini, ma a quanto pare nei negozi non c'è molta richiesta di gusti al fioraio- Simone.
Ginevra si mise a giocare ad "affonda la flotta" con la cavalletta, ignorandolo ancora; a quel punto Simone non ci vide più, non perchè gli fossero caduti gli occhiali, ma per il nervoso, e tirò in testa all'amica la confezione di spiedini.
-E santa paletta, mi dispiace per l'altro giorno, sono venuto qui col genio per salvarti!- Simone.
-Beh, io, ecco, così mi fai arrossire- Riccardo.
Ginevra si voltò a fissare la Morte sorridendo.
-Sei proprio uno ScimoScemo- disse.
-Già meglio di Scimbienz- rispose lui ricambiando il sorriso e facendo risplendere i denti in modo che la gente capisse che mentadent è meglio di Az, in fatto di qualità. Poi fissò il corpo semicarbonizzato della fiorentina.
-Ora sembri proprio una bistecca alla fiorentina- Simone.
-Aspetta che chiedo il permesso di ridere- Riccardo.
-Ti sembra divertente? E' colpa tua, scordati il disegno che ti avevo promesso- Ginevra.
La Morte sfilò di mano a Riccardo la falce, tornando seria, e disse: -Questo lo so, ora facciamo i conti-.
-Ti presto la mia testa come calcolatrice?- chiese speranzoso Riccardo.
-Ridammi anche la tunica- Simone.
-Ma mi ci stavo affezionando- si lamentò Riccardo.
-QUando torniamo a casa te ne compro una uguale- Simone.
-Indo vai?- Ginevra.
-A picchiare una donna- Simone.
-Vigliacco, un se po' miha; e poi, dai, te lo faccio lo stesso il disegno- Ginevra.
-Ha ragione lei, vigliacco- Riccardo.
-MI STATE FACENDO SALTARE I NERVI VOI TUTTI- Simone.
Mentre i suoi nervi saltavano allegramente attorno a lui per dargli fastidio, passò un africano che vendeva accendini, porgendone uno a Simone, di colore rosa.
-Accendino?- africano.
-Sei morto- Simone.
-Tirchio, che ti costa comprargli un accendino- Ginevra.
-Ma mi ha offerto l'unico di colore rosa!- si lamentò la Morte.
-Conosce i tuoi desideri reconditi- Ginevra.
-Tu puccioso, tu compra accendino, io affamato- africano.
-E' un figo sto afrihano- Ginevra.
La Morte lo lanciò via in malo modo, rischiando di scatenare l'ira di un esercito di africani armati di vuvuzela.
PyroVeronica si avvicinò mostrando delle carte che reggeva in mano.
-Popopopoker face- PyroVeronica.
-E quindi?- Simone.
-Niente, volevo sapere se vuoi combattere o posso mettermi l'anima in pace e andare via- PyroVeronica.
La Morte le puntò contro la falce.
-Chi ti dice che io abbia intenzione di lasciarti andare dopo aver abbrustolito una mia amica?- Simone.
-L'altro giorno un bambino mi ha tirato un calcio mentre raccoglievo le zucche, e tu non gli hai detto nulla!- Riccardo.
-Avevi iniziato tu!- Simone.
-Menti!- Riccardo.
-Lo so!- Simone.
PyroVeronica rise sguaiatamente facendo tremare la terra con la sua area infiammata.
-Sottospecie di Morte pucciosa, la tua amica ha i minuti contati. E' stata colpita parzialmente dal mio Lanciafiamme Infernale, ma è stata colpita. Non credere che gli effetti siano unicamente superficiali, presto il mio fuoco la brucerà da dentro- PyroVeronica.
La Morte si girò a fissare Riccardo e Ginevra con il volto di uno che è stato svegliato dal colpo di un gong nel bel mezzo della notte.
-Eh, beh- fece la fiorentina per sdrammatizzare, -mi sa che il disegno non te lo posso fare davvero così-.
-Tu avrai sicuramente studiato medicina- gridò la Morte contro Riccardo come se fosse sua la colpa di tutto ciò che era accaduto di brutto nelle ultime quarantotto ore, -saprai sicuramente come salvarla-.
-Goha! Mi sento come se avessi una piadina in fiamme nello stomaco!- urlò Ginevra ancora riversa a terra; poi, mentre iniziavano a spuntare delle fiammelle sulla sua pelle, aggiunse: -ora ho anche voglia di una piadina-.
Riccardo scosse la testa.
-E' arte demoniaca della Maremma, mi dispiace, non so come salvarla- disse.
-Uh, di questo passo le restano circa cinque minuti di vita, prima di morire in una tremenda agonia bruciata dalle fiamme- PyroVeronica.
-Cinque minuti! Neanche il tempo di loggare su flyff e salutare i miei pupazzetti- Ginevra.
-Sembri Biagio quando parli così- Simone.
-Quattro minuti, ragazzi- Riccardo.
-Smettila, non ti mettere a fare il timer che mi viene l'ansia!- Ginevra.
La Morte gettò a terra la falce, riuscendo a trattenere le lacrime grazie a duri allenamenti effettuati nel corso degli anni con migliaia di cipolle, perchè la gente non avrebbe mai sopportato la vista di una Morte che piange.
-E' colpa mia, maledizione, se fossi arrivato prima, se non mi fossi fermato a comprare gli snack! Ma erano così allettanti!- Simone.
-Ah, a proposito, gli arrosticini li ho già finiti. La prossima volta non essere tirchio e comprane di più- Ginevra.
-Non ci sarà una prossima volta, hai solo tre minuti di vita- le fece notare PyroVeronica.
-Sempre a correggermi, diomio, lasciatemi morire con qualche soddisfazione, anche se falsa- Ginevra.
La Morte raccolse la falce con uno sguardo indecifrabile anche per il protagonista del Codice da Vinci, battuta che forse ho già usato, ma sicuramente non ve la ricorderete, ed è cosa buona e giusta.
-A quanto pare non c'è molto altro da fare- Simone.
-Ti leggo nella mente, e sai di non poterlo fare- Riccardo.
-Non ne lascio morire un'altra- Simone.
-Evidentemente mi sono persa un passaggio importante, perchè non sto capendo- Ginevra.
Riccardo alzò le mani al cielo nel dire: -Lo sai che sono tuo amico, quindi non puoi chiedermi di non essere sincero fino alla fine. Anni fa non salvasti Roberta dai Capelli Violati-.
-Capelli Violati?- Ginevra.
-Mi piaceva come neologismo, vuol dire "dai capelli di colore viola". Dicevo, lasciasti morire lei, ed era la tua migliore amica nonchè Morte in seconda, pur di non usare quella cosa, non puoi farlo, viola le regole della natura!- Riccardo.
-A volte le regole vanno violate- Simone.
-Sul contratto c'è scritto che non puoi farlo!- Riccardo.
-E io lo strappo- Simone.
-Sei un bambino e ti metterai nei guai!- Riccardo.
-Scim, non ho idea di cosa tu voglia fare, già il fatto che implichi l'uso della falce non mi piace per niente. Se vuoi avere l'onore di ammazzarmi tu, fa' pure, tanto mancherò giusto un minuto prima che io diventi un tizzone ardente; se invece vuoi salvarmi violando qualche regola importante di qualche regolamento che io non conosco al quale sei legato, fermati, che non ne vale la pena- Ginevra.
-Ha ragione lei, anche se le dici sempre che è una bambina- Riccardo.
La Morte afferrò la fiorentina per i capelli, mentre le fiamme iniziavano a ricoprire la maggior parte del suo corpo.
-Mi fai male, ora bestemmio così ti arrabbi!- Ginevra.
-Ginevra- Simone.
-Eh, presente- rispose lei alzando con fatica una mano.
-Ricordi la dedica che ti ho messo nel profilo il giorno del tuo compleanno?- Simone.
-Uhm... sì, è una delle poche cose che ricordo da quando sono nata, assieme alle ricette di Nonna Papera per gli zabaioni alla menta- Ginevra.
La Morte la lasciò ricadere a terra, facendo attenzione a non ammazzarla ella stessa.
-Allora non osare chiedermi di non salvarti-.
La luna brillò, alta contro la falce che splendeva in cielo. Cioè, no, il contrario, la falce brillò contro la luna che brillava in cielo.
-Un giorno ti pentirai di averlo fatto- Riccardo.
-Amen- Simone.
-Riccardo, inizio a pensare che tu mi voglia morta- Ginevra.
Per un attimo tutti fissarono la falce, che iniziò a vibrare nella mano del possessore, poi tornarono a pensare ai fatti loro.
-Karitori-ki, numero due: Tick Tock on the clock, but Ginevra don't stop- Simone.
Un fascio di luce imbizzarrito partì dalla lama bianca per avvolgere la fiorentina, il cui corpo restò celato alla vista di tutti per qualche secondo, mentre gli altri pensavano che i nomi degli attacchi di Karitori-ki dovessero essere stati inventati da Simone in persona per essere così brutti.
-Questo è addirittura peggio dell'altra tecnica, "giro giro tondo falcia il mondo"- Riccardo.
-Non li scrivo mica io i nomi delle tecniche, poi questa non l'ho neppure mai usata, ma dovrebbe funzionare- Simone.
-Questo è il punto, nessuno l'ha mai usata! Ci sarà un motivo- Riccardo.
-Zitto, guarda, la luce scompare- Simone.
Agli occhi di tutti riapparve Ginevra illesa, come se non avesse mai combattuto.
-Uhm, mi sento benissimo- Ginevra.
-E' come fare il defrag e la pulitura disco al pc, dopo è come nuovo- Simone.
-Ma cos'è che mi hai fatto, e spiega in modo che io possa capirti- Ginevra.
-Allora rinuncio in partenza- rispose la Morte mettendosi a sedere massaggiandosi il braccio che reggeva la falce. Aveva il fiatone.
-Lo spiegò a me anni fa, Gine. In parole povere, le prime due tecniche di Karitori-ki, la falce mieti anime, sono vietate dal Consiglio Supremo delle Morti Unite, perchè hanno poteri spaventosi. La numero due, che ha appena sperimentato sul tuo corpo, può impedire la Morte, fermarla, ma funziona una volta sola per la vita di ciascuna persona- Riccardo.
-Ah. E perchè è vietata?- Ginevra.
-Ma è ovvio, no? La Morte uccide, uccide soltanto, non ha il diritto di donare la vita, o salvare quella delle persone, e quelle due tecniche violano i principi della natura. Si tratta di crimini molto gravi per il Consiglio- Riccardo.
-Vabè, almeno non sono più carbonizzata- Ginevra.
-Certo, la tua scarsa bellezza non ha subito miglioramenti, ma neanche io faccio miracoli- Simone.
-Ti ammazzo adesso- Ginevra.
-Ad ogni modo, quel che è fatto è fatto- concluse Riccardo fissando Simone, -ma tu sai cosa accadrà per ciò che hai fatto-.
-Oh, andiamo, quando sarà vedremo; pensiamo alla bionda infuocata ora- Simone.
-Ce la fai a sconfiggerla?- Riccardo.
La Morte lo fissò incupita, replicando: -Non sono Mandrake; la tecnica numero due è pur sempre proibita e mi ha prosciugato tre quarti della forza. Attualmente, non posso sconfiggere un Demod del calibro del primo o secondi dei cinque-.
-Quindi avevo visto bene, lei è Veronica, la seconda più forte- Riccardo.
-In pratica solo io la conoscevo per quella che era: mia madre- Ginevra.
Simone e Riccardo la guardarono stupefatti.
-Tua madre?!- esclamarono in coro.
-Oh, uno i genitori mica se li sceglie- si giustificò Ginevra.
-Spero che mettano questa opzione in futuro, come a The Sims- Riccardo; -ad ogni modo, solo tu potevi non conoscere i demoderatori: sono gli esseri più temuti al mondo dopo la Maremma e Giulia Coco-.
PyroVeronica si avvicinò aumentando la dimensione delle fiamme che l'avvolgevano.
-Senti, io capisco che tu stimi la torcia umana dei Fantastici Quattro, però non ce la faccio proprio adesso a combattere- Simone.
-Ho aspettato tutto questo tempo, e voi avete salvato anche la ragazza che dovevo uccidere. Così non vale! Ora vi uccido tutti e la faccio finita!- PyroVeronica.
Riccardo avanzò oltre i compagni sorridendo.
-Accidenti, non mi piace combattere, non mi piace proprio, ma non posso mica permetterti di fare del male ai miei amici- Riccardo.
-Sentimenti nobili, ti ricorderemo con onore- affermò Simone con il gesto del saluto.
-Riccardo, ma tu puoi combattere?- fece Ginevra scettica.
-Non ho la forza di prenderlo a cocciate, fermalo tu- Simone.
-Sciocchezze, sciocchezze- tagliò corto Riccardo, voltandosi a guardarli con una faccia così seria da far venire voglia alla fiorentina di chiedergli come si facesse ad ottenerne una così; -vi farò vedere qualcosa che neanche immaginate-.
-Teletubbies, ti fanno ciao!- lo salutarono i Teletubbies, che si erano già rassegnati all'idea di fargli cambiare intento.
Spoiler
Un piccolo scuolabus si fermò su una collinetta nei pressi del luogo in cui si trovavano la Morte, Ginevra, Riccardo e PyroVeronica, e degli allegri bambini, guidati dalla maestra, presero a sedersi ordinatamente con la visuale dello scontro sotto gli occhi.
-Ora, cari bambini, vedremo Riccardo combattere- annunciò la maestra.
-Uooooo- fecero i bambini in coro.
-E' una truffa, non ci credo neanche se lo vedo- bambino scettico.
-Vero, vero, ma tanto sono pieno di soldi, comprerò la vittoria se necessario- accordò il bambino sceicco, amico del bambino scettico.
-Dopo voglio la relazione, quindi silenzio e osservate- maestra.
Ginevra iniziò a tirare la Morte per la tunica, rischiando di farla impalare da sola sulla falce su cui si era appoggiata per recuperare le forze.
-Oh, ma che cavolo ti tiri!- Simone.
-Questa scena mi ricorda il carnevale scorso, quando dei bambini napoletani vestiti da Zorro mi accusavano senza motivo, perchè secondo loro li stavo facendo cadere da una panchina. Come stai facendo tu ora- Ginevra.
-Tu molesti i bambini- Simone.
-Sì, ma quella volta ero innocente- si discolpò Ginevra, poi indicò la collina con la scolaresca; -guarda, hanno fatto una gita scolastica per vedere Riccardo che combatte-.
-Chissà cosa si aspettano- Simone.
-Quello che ci aspettiamo noi- Ginevra.
-E noi cosa ci aspettiamo, scusa?- Simone.
-Personalmente altri arrosticini, collettivamente che Riccardo vinca- Ginevra.
-Se solo non avessi usato tutta la mia forza per salvarti la vita...- Simone.
-Sta a vedere che è colpa mia!- protestò Ginevra.
-Ginevra- concluse la Morte prendendo un libro teologico ricopiato in due copie dagli amanuensi del 1300, intitolato "Farmville attraverso i secoli, amen", -comunque vadano le cose, sarà sempre colpa tua-.
-Ringrazia che non sei nato fioraio- Ginevra.
-Lo sto facendo da almeno sette giorni- Simone.
-Ma ci conosciamo da meno tempo- Ginevra.
-Sono sempre stato una Morte previdente- Simone.
-Beh, allora prega con più convinzione- rantolò un fioraio senza alcuni arti, in parte dissanguato, che era ai piedi di Ginevra.
-Ti ho detto di non parlare agli sconosciuti- lo richiamò lei.
Riccardo intanto era arrivato al cospetto della seconda demoderatrice, che stava staccando petali da una margherita sussurrando con convinzione, alternativamente per ogni petalo, "li brucio", "non li brucio", "li brucio", "non li brucio", eccetera.
-Ti è andato in panne il conteggio, milady- Riccardo.
-Ho sbagliato qualcosa... o beh, vorrà dire che vi brucerò lo stesso, a prescindere- concluse lei carbonizzando lo stelo della margherita.
-Una volta con le margherite si faceva "m'ama, non m'ama"- Riccardo.
-Tanto Paolo non m'ama, e quell'altro neppure- PyroVeronica.
-Eh?- Riccardo.
-Nulla. Sei il primo dei tre che vuole passare a miglior vita?- PyroVeronica.
-Potrei passare anch'io a miglior vita?- straccione che chiedeva l'elemosina nelle vicinanze.
-Va all'inferno!- PyroVeronica.
-Ok- acconsentì mesto quello prendendo una scala mobile che portava sotto il livello del suolo.
-Te l'ho detto, a me non piace combattere, solo che non ho scelta- Riccardo.
-Posso capire il tuo amico che ha la falce, posso capire mia figlia che ha il Setussebuhodillo, ma tu...- PyroVeronica.
-Io- proseguì per lei Riccardo, -reggo il Potere Ancestrale-.
Il cielo allora si squarciò e un fulmine bianco colpì il ragazzo.
-Ances... che cosa? E' una nuova marca di torroni? Sono buoni i torroni- Ginevra.
-Ha detto ancestrale. Dev'essere qualcosa di grosso. Comunque se con quel fulmine s'è ucciso da solo, è un fail vivente- Simone.
-Simone, aiuto- fece Ginevra, che si stava strangolando con delle corde di energia spirituale emanata dal Setussebuhodillo.
-Tu sei peggio però, eh- Simone.
-Guarda Riccardo quant'è figo ora!- Ginevra.
La Morte si voltò e vide il suo amico come non l'aveva mai visto prima d'ora, un po' per via degli occhiali 3D, un po' perchè adesso indossava una lunga toga bianca, impugnava uno scettro dorato e aveva delle enormi, candide ali piumate sulla schiena.
-Bene, Riccardo è il mio nuovo Dio- affermò convinta Ginevra; ma la Morte non la stava ascoltando, perchè era troppo intenta a fissare il disegno raffigurato in uno stile arcaico sulla parte posteriore della tunica, il piccolo drappo di tessuto che si trovata nell'intervallo libero fra le due ali.
-Quello è...- biascicò Simone.
-Un angelo- Ginevra.
-Sì, ma intendo il disegno, guarda il disegno sulla schiena!- Simone.
E la fiorentina, che stava già finendo di autografarsi da sola il libro "Un Angelo mi ha salvato" di Marco Palmisano, fu costretta ad esclamare: -Porca Maremma, dove l'ho già visto?-
-Sulla tua spalla, e io ce l'ho sul dorso della mano- Simone.
-MangoAltalena! Certo!- Ginevra.
-No, è ScivoloAnanas! Non vedi che è l'Ananas sullo scivolo?!- Simone.
-Mi sono confusa, non ti stressare. Questo vuol dire che anche lui è come noi- Ginevra, pensando che detto così sembrava una minaccia.
-Sì- concluse la Morte. -Anche lui è un predestinato dall'Un-.
Riccardo fece oscillare le ali, da una delle quali cadde un nido di cicogna.
-Ecco cosa succede a tenere sopito il proprio potere per così tanto tempo- Riccardo.
-Che bello, fallo di nuovo- PyroVeronica.
Riccardo le fece oscillare nuovamente e dall'altra ala cadde un rinoceronte.
- ... - PyroVeronica.
-Sì, ok, questo è strano- Riccardo.
-Insomma, chi diavolo sei tu? Nessun rapporto cita un angelo fra i nemici della Maremma- PyroVeronica.
Riccardo si erse in tutta la sua magnificenza, risplendendo un poco per il candore di tutto quel bianco, un poco per la luce dorata che emanava lo scettro, segno del fatto che probabilmente era composto da pannelli fotovoltaici notturni.
Le nubi si squarciarono e una voce esclamò: -Questi è il figlio mio prediletto, ascoltatelo!-
-E' pure raccomandato- commentò Ginevra.
-Se è anche capace di separare le acque del Mar Rosso siamo a cavallo- Simone.
-Perchè non del Mar Nero?- Ginevra.
-Perchè sono razzista- Simone.
-Non lo so fare, Simò- Riccardo.
-QUando torniamo a casa sei licenziato, poi ti riassumo e ti licenzio di nuovo- Simone.
Riccardo tornò a rivolgersi a PyroVeronica: -Io sono uno dei prescelti dall'Un, nato sotto il leggendario segno di ScivoloAnanas, e reggo il Potere Ancestrale-.
-Quindi? Cosa usi per combattere? Pistole? Fiamme? Raggi Congelanti? Lama? Ramarri?- PyroVeronica.
Riccardo si portò una mano sul volto, sconsolato.
-Io uso la conoscenza- disse.
-Bene, abbiamo perso- Simone.
-Eh? Cosa? Mi ero appisolata- Ginevra.
La Demoderatrice rise di gusto bruciando tutto nel raggio di mezzo metro attorno a lei.
-La conoscenza? A meno che non sia il nuovo nome di qualche bazooka ipersofisticato, non hai alcuna speranza. Conosco quelli come te, sono racconti leggendari: la stirpe degli angeli è caduta tre millenni fa, era già una leggenda all'epoca della Guerra dei Noob!- PyroVeronica.
-L'Un mi ha scelto per ereditare la loro saggezza, e mi basterà per annientarti- Riccardo.
PyroVeronica levò una mano contro il prescelto.
-Razza di colomba uscita male, sei troppo arrogante per i miei gusti. Lanciafiamme Infernale!- PyroVeronica.
Un torrente di fiamme si scagliò contro Riccardo, a cui bastò far roteare lo scettro per disperderle, con tanto di coro di "oooooh" proveniente dalla collina dove sostava la scolaresca.
La Demoderatrice si accigliò.
-Come diavolo hai fatto. Neanche l'acqua può spegnere quelle fiamme- PyroVeronica.
Riccardo si voltò a mostrare il pollice a Simone, tutto contento, esclamando: -visto?-
-Bra... bravo- rispose la Morte senza riuscire a crederci.
-Riccardo sei un grande, sai dove devi ficcarglielo quello scettro a mia madre...- Ginevra.
-Niente volgaritàààà- esclamò Simone dandogli una bastonata in testa col manico della falce.
-Volevo dire- si corresse Ginevra sputandogli in un occhio, -bene così Riccardo, tifiamo per te-.
-Noi invece lebbriamo per te- si esaltarono un gruppo di lebbrosi.
-Eh?- Ginevra.
-Beh, tu hai il tifo, noi la lebbra- gruppo di lebbrosi.
-Ah, capisco- Ginevra.
Mentre la Morte si struggeva sul dubbio circa il chiamare o meno una casa di cura, PyroVeronica esclamava furibonda: -Credi di essere alla mia altezza? Sono la seconda demod più forte!; Fiamme Del Purgatorio!-
Cinque colonne ardenti alte quanto palazzi irruppero dal terreno verso l'altro, con un boato assordante, circondando l'angelo avvolto di bianco.
-Sei imprigionato, quelle non puoi disperderle!- continuò PyroVeronica levando nuovamente la mano verso di lui, -e ora ti faccio pure una combo; in aggiunta alle Fiamme del Purgatorio, PyroDragoon!-
Dall'aura infuocata della demoderatrice partì un drago di fuoco gigantesco, che si schiantò contro la gabbia in cui si trovava Riccardo, in un turbinio di colori rossi e arancioni.
-Ahia- Simone.
-Si mette male- Ginevra.
-Non ricordo esattamente quando sia andata bene, però sì, quel colpo l'ha sentito- Simone.
-L'ho sentito pure io, siamo a dieci metri di distanza- Ginevra.
-Intendo dire che avrà subito parecchi danni!- Simone.
Poco a poco le fiamme si diradarono, e dal fumo emerse la figura di Riccardo, le ali bianche bruciacchiate un po' ovunque, come la tunica, ma per il resto incolume.
-Sei vivo!- Ginevra.
-Essì- le diede ragione Riccardo massaggiandosi il braccio che reggeva lo scettro, -però mi ha fatto un po' male-.
-Un po' male?! Doveva ucciderti!- PyroVeronica.
-Se avessi colpito loro due in quel modo- continuò lui indicando la Morte e Ginevra, -li avresti sicuramente uccisi. Te l'ho detto, non posso permetterti di fare del male ai miei amici-.
-La mia autostima sta calando- Simone.
-Io non l'ho mai avuta, figurati- Ginevra.
Riccardo mostrò una cintura che aveva sotto la tunica, dove erano appesi molti libri voluminosi.
-Come fai a non farli cadere mentre combatti?- PyroVeronica.
-Ma soprattutto, cosa te ne fai di libri in battaglia?- Simone.
-Dopo voglio un autografo, tra poco si scoprirà anche che nelle scarpe ha le mattonelle del bagno- Ginevra.
-Bene, allora le tolgo e ci togliamo il pensiero- fece Riccardo togliendosi delle pesanti mattonelle dalle scarpe.
-Sono uguali a quelle che compaiono alle tue spalle quando sei in webcam- affermò Ginevra fissando la Morte con un sorriso molto eloquente.
-Ti avrò detto almeno sei volte che io sto sempre in cucina con la webcam, in cucina ho delle mattonelle identiche!- Simone.
-Sese- Ginevra.
Riccardo staccò un libro dalla cintura.
-Oh, wow, vuoi prendermi a librate?- PyroVeronica.
-Voglio mostrarti cosa intendevo quando ti ho detto che ti avrei sconfitta con la conoscenza- Riccardo.
-Ma l'ha detto? Non l'ho sentito- Ginevra.
-Eri distratta- Simone.
-Dammi dell'acqua, ho sete- Ginevra.
-Ma ti sembro una fontana, scusa?!- Simone.
-Che tirchio- Ginevra.
La Morte afferrò la fontana tascabile che aveva nascosto nella tunica, sussurrando senza farsi vedere: -tranquilla, piccola, non ti avrà-.
Riccardo aprì il libro, mentre lo teneva con una mano, quella sinistra, rivolgendo il lato con le pagine verso la demoderatrice; nella destra reggeva invece ancora lo scettro.
-Beh?- PyroVeronica.
-Riesci a leggere?- Riccardo.
-Non conosco quella scrittura- PyroVeronica.
-Esatto. Nessuno la conosce su questa terra: è la lingua della perduta stirpe celeste, neppure le Tre Divinità la conoscono del tutto- Riccardo.
-Non mi verrai a dire che tu sai leggere quella roba, se non ci riescono neppure l'Un e la Maremma- PyroVeronica.
Riccardo sorrise compiaciuto.
-Mi metti alla prova? Fa parte dei miei poteri. L'Un non sa leggere questa lingua, non sa neppure usare il Setussebuhodillo, e non è neppure la Morte: è una divinità dona la forza ai predestinati con uno scopo, proteggere questo mondo, nei limiti del possibile- Riccardo.
-E' una tua stupida teoria! Gloria alla Maremma!- PyroVeronica.
-Sarà anche una teoria, poichè io non conosco nè la seconda nè la terza divinità, ma è anche vero che raramente mi trovo in errore- Riccardo.
-Tranne quando su msn scambi comuni link per virus, vedi virus ovunque- Simone.
Riccardo rise, poi recitò: -Sferzi il vento, ma nessun lamento; Tremi la terra, ma cessi la guerra; leggendario potere ancestrale, sesto libro: Isolamento Perpetuo!-
Alle spalle di PyroVeronica si aprì un cerchio proporzionale alla sua statura, che dava su una dimensione totalmente nera; prima che potesse rendersene conto e opporsi, venne risucchiata all'interno, facendo appena in tempo ad urlare: -Un giorno me la pagherai, prescelto!-
Po il portale si richiuse, Riccardo ripose il libro sulla cintura e si sedette a terra riacquistando il suo aspetto consueto, sempre con il sorriso stampato sul volto.
-Un giorno ti pentirai di essere diventata una Demoderatrice. Fino ad allora, vivi nella Tenebra- Riccardo.
-Ehi, ehi, quella dimensione tutta nera era una cosa pazzescamente bella! Mandaci anche me- lo pregò Simone.
-Sei matto? C'è solo una notte eterna, nient'altro, non si muore ma neanche si vive, e, soprattutto, non si può uscire- Riccardo.
-Bene, non ci vado più- Simone.
-Eddai Scìm, avevo iniziato a sperarci- Ginevra.
La Morte la ignorò e si rivolse invece all'amico: -da quanto sei un predestinato? E perchè non ce l'hai mai detto?-
-Un paio di anni, dato che sono diciottenne e che i poteri di ScivoloAnanas si manifestano verso i sedici anni; a Ginevra questo lo spiegò l'Un una volta- Riccardo.
-Sì... me lo ricordo- mentì la fiorentina per non fare brutta figura.
-Potevi dirmelo!- Simone.
-Non c'era motivo di farlo, e poi non me l'hai mai chiesto- Riccardo.
I tre si distesero per terra, stanchi e indolenziti per le fatiche degli ultimi giorni.
-Grazie comunque per avermi salvata- Ginevra.
-Normale amministrazione- risposero la Morte e Riccardo in coro.
-Ora che si fa?- Ginevra.
-Si dorme- impose la Morte prendendo dei sacchi a pelo da una tasca della tunica.
-Che bello! Ma quanta roba ci entra lì dentro?- domandò Ginevra indicando il vestito.
-Abbastanza- rispose Simone cercando di rificcare dentro un'orca che stava uscendo fuori.
-Ma ci sono solo due sacchi a pelo!- Ginevra.
-Certo, per me e per Riccardo- Simone.
-Ti odio!- Ginevra.
E mentre Riccardo tentava di mettere pace per l'ennesima volta, si addormentarono sotto la luce della luna, che si era ormai levata in cielo, in quella zona di campagna che appariva ora un devastato campo di battaglia.
-Ora, cari bambini, vedremo Riccardo combattere- annunciò la maestra.
-Uooooo- fecero i bambini in coro.
-E' una truffa, non ci credo neanche se lo vedo- bambino scettico.
-Vero, vero, ma tanto sono pieno di soldi, comprerò la vittoria se necessario- accordò il bambino sceicco, amico del bambino scettico.
-Dopo voglio la relazione, quindi silenzio e osservate- maestra.
Ginevra iniziò a tirare la Morte per la tunica, rischiando di farla impalare da sola sulla falce su cui si era appoggiata per recuperare le forze.
-Oh, ma che cavolo ti tiri!- Simone.
-Questa scena mi ricorda il carnevale scorso, quando dei bambini napoletani vestiti da Zorro mi accusavano senza motivo, perchè secondo loro li stavo facendo cadere da una panchina. Come stai facendo tu ora- Ginevra.
-Tu molesti i bambini- Simone.
-Sì, ma quella volta ero innocente- si discolpò Ginevra, poi indicò la collina con la scolaresca; -guarda, hanno fatto una gita scolastica per vedere Riccardo che combatte-.
-Chissà cosa si aspettano- Simone.
-Quello che ci aspettiamo noi- Ginevra.
-E noi cosa ci aspettiamo, scusa?- Simone.
-Personalmente altri arrosticini, collettivamente che Riccardo vinca- Ginevra.
-Se solo non avessi usato tutta la mia forza per salvarti la vita...- Simone.
-Sta a vedere che è colpa mia!- protestò Ginevra.
-Ginevra- concluse la Morte prendendo un libro teologico ricopiato in due copie dagli amanuensi del 1300, intitolato "Farmville attraverso i secoli, amen", -comunque vadano le cose, sarà sempre colpa tua-.
-Ringrazia che non sei nato fioraio- Ginevra.
-Lo sto facendo da almeno sette giorni- Simone.
-Ma ci conosciamo da meno tempo- Ginevra.
-Sono sempre stato una Morte previdente- Simone.
-Beh, allora prega con più convinzione- rantolò un fioraio senza alcuni arti, in parte dissanguato, che era ai piedi di Ginevra.
-Ti ho detto di non parlare agli sconosciuti- lo richiamò lei.
Riccardo intanto era arrivato al cospetto della seconda demoderatrice, che stava staccando petali da una margherita sussurrando con convinzione, alternativamente per ogni petalo, "li brucio", "non li brucio", "li brucio", "non li brucio", eccetera.
-Ti è andato in panne il conteggio, milady- Riccardo.
-Ho sbagliato qualcosa... o beh, vorrà dire che vi brucerò lo stesso, a prescindere- concluse lei carbonizzando lo stelo della margherita.
-Una volta con le margherite si faceva "m'ama, non m'ama"- Riccardo.
-Tanto Paolo non m'ama, e quell'altro neppure- PyroVeronica.
-Eh?- Riccardo.
-Nulla. Sei il primo dei tre che vuole passare a miglior vita?- PyroVeronica.
-Potrei passare anch'io a miglior vita?- straccione che chiedeva l'elemosina nelle vicinanze.
-Va all'inferno!- PyroVeronica.
-Ok- acconsentì mesto quello prendendo una scala mobile che portava sotto il livello del suolo.
-Te l'ho detto, a me non piace combattere, solo che non ho scelta- Riccardo.
-Posso capire il tuo amico che ha la falce, posso capire mia figlia che ha il Setussebuhodillo, ma tu...- PyroVeronica.
-Io- proseguì per lei Riccardo, -reggo il Potere Ancestrale-.
Il cielo allora si squarciò e un fulmine bianco colpì il ragazzo.
-Ances... che cosa? E' una nuova marca di torroni? Sono buoni i torroni- Ginevra.
-Ha detto ancestrale. Dev'essere qualcosa di grosso. Comunque se con quel fulmine s'è ucciso da solo, è un fail vivente- Simone.
-Simone, aiuto- fece Ginevra, che si stava strangolando con delle corde di energia spirituale emanata dal Setussebuhodillo.
-Tu sei peggio però, eh- Simone.
-Guarda Riccardo quant'è figo ora!- Ginevra.
La Morte si voltò e vide il suo amico come non l'aveva mai visto prima d'ora, un po' per via degli occhiali 3D, un po' perchè adesso indossava una lunga toga bianca, impugnava uno scettro dorato e aveva delle enormi, candide ali piumate sulla schiena.
-Bene, Riccardo è il mio nuovo Dio- affermò convinta Ginevra; ma la Morte non la stava ascoltando, perchè era troppo intenta a fissare il disegno raffigurato in uno stile arcaico sulla parte posteriore della tunica, il piccolo drappo di tessuto che si trovata nell'intervallo libero fra le due ali.
-Quello è...- biascicò Simone.
-Un angelo- Ginevra.
-Sì, ma intendo il disegno, guarda il disegno sulla schiena!- Simone.
E la fiorentina, che stava già finendo di autografarsi da sola il libro "Un Angelo mi ha salvato" di Marco Palmisano, fu costretta ad esclamare: -Porca Maremma, dove l'ho già visto?-
-Sulla tua spalla, e io ce l'ho sul dorso della mano- Simone.
-MangoAltalena! Certo!- Ginevra.
-No, è ScivoloAnanas! Non vedi che è l'Ananas sullo scivolo?!- Simone.
-Mi sono confusa, non ti stressare. Questo vuol dire che anche lui è come noi- Ginevra, pensando che detto così sembrava una minaccia.
-Sì- concluse la Morte. -Anche lui è un predestinato dall'Un-.
Riccardo fece oscillare le ali, da una delle quali cadde un nido di cicogna.
-Ecco cosa succede a tenere sopito il proprio potere per così tanto tempo- Riccardo.
-Che bello, fallo di nuovo- PyroVeronica.
Riccardo le fece oscillare nuovamente e dall'altra ala cadde un rinoceronte.
- ... - PyroVeronica.
-Sì, ok, questo è strano- Riccardo.
-Insomma, chi diavolo sei tu? Nessun rapporto cita un angelo fra i nemici della Maremma- PyroVeronica.
Riccardo si erse in tutta la sua magnificenza, risplendendo un poco per il candore di tutto quel bianco, un poco per la luce dorata che emanava lo scettro, segno del fatto che probabilmente era composto da pannelli fotovoltaici notturni.
Le nubi si squarciarono e una voce esclamò: -Questi è il figlio mio prediletto, ascoltatelo!-
-E' pure raccomandato- commentò Ginevra.
-Se è anche capace di separare le acque del Mar Rosso siamo a cavallo- Simone.
-Perchè non del Mar Nero?- Ginevra.
-Perchè sono razzista- Simone.
-Non lo so fare, Simò- Riccardo.
-QUando torniamo a casa sei licenziato, poi ti riassumo e ti licenzio di nuovo- Simone.
Riccardo tornò a rivolgersi a PyroVeronica: -Io sono uno dei prescelti dall'Un, nato sotto il leggendario segno di ScivoloAnanas, e reggo il Potere Ancestrale-.
-Quindi? Cosa usi per combattere? Pistole? Fiamme? Raggi Congelanti? Lama? Ramarri?- PyroVeronica.
Riccardo si portò una mano sul volto, sconsolato.
-Io uso la conoscenza- disse.
-Bene, abbiamo perso- Simone.
-Eh? Cosa? Mi ero appisolata- Ginevra.
La Demoderatrice rise di gusto bruciando tutto nel raggio di mezzo metro attorno a lei.
-La conoscenza? A meno che non sia il nuovo nome di qualche bazooka ipersofisticato, non hai alcuna speranza. Conosco quelli come te, sono racconti leggendari: la stirpe degli angeli è caduta tre millenni fa, era già una leggenda all'epoca della Guerra dei Noob!- PyroVeronica.
-L'Un mi ha scelto per ereditare la loro saggezza, e mi basterà per annientarti- Riccardo.
PyroVeronica levò una mano contro il prescelto.
-Razza di colomba uscita male, sei troppo arrogante per i miei gusti. Lanciafiamme Infernale!- PyroVeronica.
Un torrente di fiamme si scagliò contro Riccardo, a cui bastò far roteare lo scettro per disperderle, con tanto di coro di "oooooh" proveniente dalla collina dove sostava la scolaresca.
La Demoderatrice si accigliò.
-Come diavolo hai fatto. Neanche l'acqua può spegnere quelle fiamme- PyroVeronica.
Riccardo si voltò a mostrare il pollice a Simone, tutto contento, esclamando: -visto?-
-Bra... bravo- rispose la Morte senza riuscire a crederci.
-Riccardo sei un grande, sai dove devi ficcarglielo quello scettro a mia madre...- Ginevra.
-Niente volgaritàààà- esclamò Simone dandogli una bastonata in testa col manico della falce.
-Volevo dire- si corresse Ginevra sputandogli in un occhio, -bene così Riccardo, tifiamo per te-.
-Noi invece lebbriamo per te- si esaltarono un gruppo di lebbrosi.
-Eh?- Ginevra.
-Beh, tu hai il tifo, noi la lebbra- gruppo di lebbrosi.
-Ah, capisco- Ginevra.
Mentre la Morte si struggeva sul dubbio circa il chiamare o meno una casa di cura, PyroVeronica esclamava furibonda: -Credi di essere alla mia altezza? Sono la seconda demod più forte!; Fiamme Del Purgatorio!-
Cinque colonne ardenti alte quanto palazzi irruppero dal terreno verso l'altro, con un boato assordante, circondando l'angelo avvolto di bianco.
-Sei imprigionato, quelle non puoi disperderle!- continuò PyroVeronica levando nuovamente la mano verso di lui, -e ora ti faccio pure una combo; in aggiunta alle Fiamme del Purgatorio, PyroDragoon!-
Dall'aura infuocata della demoderatrice partì un drago di fuoco gigantesco, che si schiantò contro la gabbia in cui si trovava Riccardo, in un turbinio di colori rossi e arancioni.
-Ahia- Simone.
-Si mette male- Ginevra.
-Non ricordo esattamente quando sia andata bene, però sì, quel colpo l'ha sentito- Simone.
-L'ho sentito pure io, siamo a dieci metri di distanza- Ginevra.
-Intendo dire che avrà subito parecchi danni!- Simone.
Poco a poco le fiamme si diradarono, e dal fumo emerse la figura di Riccardo, le ali bianche bruciacchiate un po' ovunque, come la tunica, ma per il resto incolume.
-Sei vivo!- Ginevra.
-Essì- le diede ragione Riccardo massaggiandosi il braccio che reggeva lo scettro, -però mi ha fatto un po' male-.
-Un po' male?! Doveva ucciderti!- PyroVeronica.
-Se avessi colpito loro due in quel modo- continuò lui indicando la Morte e Ginevra, -li avresti sicuramente uccisi. Te l'ho detto, non posso permetterti di fare del male ai miei amici-.
-La mia autostima sta calando- Simone.
-Io non l'ho mai avuta, figurati- Ginevra.
Riccardo mostrò una cintura che aveva sotto la tunica, dove erano appesi molti libri voluminosi.
-Come fai a non farli cadere mentre combatti?- PyroVeronica.
-Ma soprattutto, cosa te ne fai di libri in battaglia?- Simone.
-Dopo voglio un autografo, tra poco si scoprirà anche che nelle scarpe ha le mattonelle del bagno- Ginevra.
-Bene, allora le tolgo e ci togliamo il pensiero- fece Riccardo togliendosi delle pesanti mattonelle dalle scarpe.
-Sono uguali a quelle che compaiono alle tue spalle quando sei in webcam- affermò Ginevra fissando la Morte con un sorriso molto eloquente.
-Ti avrò detto almeno sei volte che io sto sempre in cucina con la webcam, in cucina ho delle mattonelle identiche!- Simone.
-Sese- Ginevra.
Riccardo staccò un libro dalla cintura.
-Oh, wow, vuoi prendermi a librate?- PyroVeronica.
-Voglio mostrarti cosa intendevo quando ti ho detto che ti avrei sconfitta con la conoscenza- Riccardo.
-Ma l'ha detto? Non l'ho sentito- Ginevra.
-Eri distratta- Simone.
-Dammi dell'acqua, ho sete- Ginevra.
-Ma ti sembro una fontana, scusa?!- Simone.
-Che tirchio- Ginevra.
La Morte afferrò la fontana tascabile che aveva nascosto nella tunica, sussurrando senza farsi vedere: -tranquilla, piccola, non ti avrà-.
Riccardo aprì il libro, mentre lo teneva con una mano, quella sinistra, rivolgendo il lato con le pagine verso la demoderatrice; nella destra reggeva invece ancora lo scettro.
-Beh?- PyroVeronica.
-Riesci a leggere?- Riccardo.
-Non conosco quella scrittura- PyroVeronica.
-Esatto. Nessuno la conosce su questa terra: è la lingua della perduta stirpe celeste, neppure le Tre Divinità la conoscono del tutto- Riccardo.
-Non mi verrai a dire che tu sai leggere quella roba, se non ci riescono neppure l'Un e la Maremma- PyroVeronica.
Riccardo sorrise compiaciuto.
-Mi metti alla prova? Fa parte dei miei poteri. L'Un non sa leggere questa lingua, non sa neppure usare il Setussebuhodillo, e non è neppure la Morte: è una divinità dona la forza ai predestinati con uno scopo, proteggere questo mondo, nei limiti del possibile- Riccardo.
-E' una tua stupida teoria! Gloria alla Maremma!- PyroVeronica.
-Sarà anche una teoria, poichè io non conosco nè la seconda nè la terza divinità, ma è anche vero che raramente mi trovo in errore- Riccardo.
-Tranne quando su msn scambi comuni link per virus, vedi virus ovunque- Simone.
Riccardo rise, poi recitò: -Sferzi il vento, ma nessun lamento; Tremi la terra, ma cessi la guerra; leggendario potere ancestrale, sesto libro: Isolamento Perpetuo!-
Alle spalle di PyroVeronica si aprì un cerchio proporzionale alla sua statura, che dava su una dimensione totalmente nera; prima che potesse rendersene conto e opporsi, venne risucchiata all'interno, facendo appena in tempo ad urlare: -Un giorno me la pagherai, prescelto!-
Po il portale si richiuse, Riccardo ripose il libro sulla cintura e si sedette a terra riacquistando il suo aspetto consueto, sempre con il sorriso stampato sul volto.
-Un giorno ti pentirai di essere diventata una Demoderatrice. Fino ad allora, vivi nella Tenebra- Riccardo.
-Ehi, ehi, quella dimensione tutta nera era una cosa pazzescamente bella! Mandaci anche me- lo pregò Simone.
-Sei matto? C'è solo una notte eterna, nient'altro, non si muore ma neanche si vive, e, soprattutto, non si può uscire- Riccardo.
-Bene, non ci vado più- Simone.
-Eddai Scìm, avevo iniziato a sperarci- Ginevra.
La Morte la ignorò e si rivolse invece all'amico: -da quanto sei un predestinato? E perchè non ce l'hai mai detto?-
-Un paio di anni, dato che sono diciottenne e che i poteri di ScivoloAnanas si manifestano verso i sedici anni; a Ginevra questo lo spiegò l'Un una volta- Riccardo.
-Sì... me lo ricordo- mentì la fiorentina per non fare brutta figura.
-Potevi dirmelo!- Simone.
-Non c'era motivo di farlo, e poi non me l'hai mai chiesto- Riccardo.
I tre si distesero per terra, stanchi e indolenziti per le fatiche degli ultimi giorni.
-Grazie comunque per avermi salvata- Ginevra.
-Normale amministrazione- risposero la Morte e Riccardo in coro.
-Ora che si fa?- Ginevra.
-Si dorme- impose la Morte prendendo dei sacchi a pelo da una tasca della tunica.
-Che bello! Ma quanta roba ci entra lì dentro?- domandò Ginevra indicando il vestito.
-Abbastanza- rispose Simone cercando di rificcare dentro un'orca che stava uscendo fuori.
-Ma ci sono solo due sacchi a pelo!- Ginevra.
-Certo, per me e per Riccardo- Simone.
-Ti odio!- Ginevra.
E mentre Riccardo tentava di mettere pace per l'ennesima volta, si addormentarono sotto la luce della luna, che si era ormai levata in cielo, in quella zona di campagna che appariva ora un devastato campo di battaglia.
Parte Quarta
Spoiler
Dreaming on the hills - Fuori controllo (Chapter 19)
Nuvole di tempesta per il Cristallo
L'ascesa della Maremma
Dreaming on the hills - Fuori controllo (Chapter 19)
Spoiler
Dreaming on the hills 2 - Le due Ginevre (Chapter 20)Era notte fonda nella radura dove era stata combattuta la battaglia contro i Demoderatori, e una pallida luna rischiarava debolmente le colline. Non c'era alcun suono a disturbare il sonno della Morte e di Riccardo, che dormivano nei lori sacchi a pelo, almeno finchè Ginevra non salì sulla collina più alta, scelta con il suo indiscutibile criterio rispetto alle altre, con il risultato che ora la sua altezza più quella della collina la rendevano di statura pari a un metro e settanta, e prese ad urlare con un megafono: -WOHAAAAAAAAA!-
Naturalmente ogni vostra speranza circa un inizio per una volta tanto normale è stata demolita prima del tempo.
Riccardo si mosse appena aprendo gli occhi, perchè aveva il sonno pesante, mentre la Morte, se avesse avuto un cuore, probabilmente l'avrebbe perso in quell'occasione a causa dell'infarto.
-Yawn, Simo, vedi che ha Ginevra mentre io cerco di riaddormentarmi. E' ancora buio- Riccardo.
-E l'albaaaaa, è l'albaaaaa, sta per spuntare il soleeee- continuava intanto ad urlare la fiorentina in preda a qualche strana sostanza stupefacente non ancora scoperta.
-Un defibrillatore presto, mi s'è fermato il cuore. Ma che sia la versione più economica sul mercato- implorò Simone.
-Da quando hai un cuore?- Riccardo.
La Morte mostrò un cuore umano, sostenendo convinto: -Beh, tutta la gente che ho conosciuto finora ne aveva uno... sai, per non sentirmi diverso...-
-Come pretendi che batta? Non è certo colpa di Ginevra, anzi, per quanto è grosso quello a me sembra più un cuore di mucca- Riccardo.
-Lo è!- continuò Simone indicando una vacca sventrata poco distante; -non funziona come i giocattoli, non vince il possessore di quello più grande?-
-Lasciami dormire, ti prego, è notte- Riccardo.
La Morte prese la falce, ancora sdraiata, e mediante la leggera pressione di un tasto nascosto lesse i led luminosi sulla lama, uniti a formare dei numeri.
-Diomio, sono appena le 4, io la ammazzo- Simone.
-La tua falce è anche un orologio digitale?- Riccardo.
-Fai prima a chiederti cosa riesce a non essere, la mia falce- asserì Simone stringendola a sè in modo protettivo.
-MAGARI TI CHIAMERO', TROTTOLINO TROTTANTE TRUTTU' TRATTATA'- Ginevra.
-Quella continua a strillare però, dille qualcosa- insistette Riccardo.
-Ma a me non darà ascolto, perchè invece non...- protestò Simone, ma si accorse che, nonostante tutto quel baccano, Riccardo si era riaddormentato; si alzò allora impugnando la falce, borbottando: -non capisco se dorme così perchè ha il sonno pesante per natura, o perchè ha usato tutto quel potere appena ieri-.
Poi notò un Pichu Spunzorek con l'orecchio dentellato che lo fissava curioso, tenendo stretto fra le zampe un cartello con su scritto "è fatto così".
-Cosa vuoi tu, fuori dai piedi o ti decapito! Tra l'altro sei femmina, e di quelli speciali come te non esistono esemplari maschi, Nintendofail- Simone.
Il pokèmon fuggì via terrorizzato, mentre la Morte si voltava a fissare la collina dove sostava la fiorentina, col fuoco negli occhi.
-Veniamo a te, ora- Simone.
-BADA CHIEEE!- esclamò al megafono Ginevra di rimando.
Arrivò in cima alla collina facendo a gara con Sonic il porcospino, finendo col doverlo ammazzare perchè aveva vinto lui, tra l'altro riuscendo anche a recuperare cento anelli d'oro, uccidere venti animali robot del Dottor Eggman e salvare il mondo, e tirò molto galantemente una bastonata in testa a Ginevra con la falce.
-Lo sai che c'è gente che dorme la notte? Non siamo come i vampiri glitterati di Twilight- Simone.
-Jacob ti amo!- Giulia Coco.
-Bene, addio- Mirko.
-NO!- Coco.
La Morte li afferrò entrambi, lanciandoli a quindici metri di distanza col vento contrario (tanto che si prese in considerazione l'idea di fare una nuova edizione delle paraolimpiadi con l'innovativa competizione del lancio del GiavelloCoco, dove il giavellotto era la Coco), minacciandoli di risolvere in altra sede i loro problemi; Ginevra intanto lo fissava con gli occhi sbarrati, che sembravano non vedere nulla.
-Beh?- fece Simone prendendo a fissare la fiorentina ora un po' preoccupato, -mica ti ho rotto qualche meccanismo con quella botta?-
Poi sulla testa della Morte si accese una lampadina coperta di polvere, tanto per avere un'aria un po' tetra a tema con il personaggio, e si rese conto che Ginevra, da quando l'aveva fissata per la prima volta quella notte era sempre stata avvolta dall'aura nera del Setussebuhodillo.
-Ehm, ogni tanto dovresti spegnerlo quel potere, penso... ti surriscaldi a quanto vedo- Simone.
Ginevra sorrise, alzò un braccio e senza alcun preavviso gli tirò un pugno nello stomaco sussurrando come una persona che si trovi in coma (sempre che le persone in coma parlino ogni tanto del più e del meno): -Setussebuhodillo-.
La Morte fu scagliata all'indietro e, giusto perchè ebbe il buonsenso di puntare la lama della falce a terra per riuscire a fermarsi, finì di nuovo accanto a Riccardo, una distanza notevole rispetto alla cima della collina per essere percorsa colpiti una sola volta.
Riccardo per essere gentile e far finta che ciò che accadeva gli interessasse anche in minima parte, aprì un occhio, e anche solo questo gesto gli richiese uno sforzo colossale.
-Ti avevo detto di farla smettere, non di farti picchiare- mormorò con la voce impastata dal sonno.
-Dì un'altra parola e dormirai per sempre- lo minacciò Simone.
-Mica male l'idea... ah, ma poi chi aprirebbe il topic del prossimo torneo di Mario Kart- Riccardo.
Con l'occhio aperto, l'amico vide la Morte che si massaggiava lo stomaco, e solo allora si fece serio.
-Ti ha colpito con forza-.
-Più di quanta ne avesse quando l'ho conosciuta, questo è certo- Simone.
-Sei sicuro che sia tutto ok?- Riccardo.
-Certo- mentì la Morte; -ma che tu sappia, è possibile che i poteri di predestinato vadano in tilt?-
-ScivoloAnanas è una brutta bestia a volte- rispose annuendo Riccardo, mentre sfilava dal sacco a pelo un foglietto.
-Dove lo tenevi quello?- chiese Simone con riluttanza.
-Oh, andiamo, ce l'avevo in tasca- rispose seccato Riccardo ficcandoglielo nella mano libera.
La Morte lo lesse, chiedendosi se il giorno prima non avesse notato tasche sui pantaloni del compagno per disattenzione o perchè non ve ne fossero proprio, il che significava che gli aveva appena mentito e che era meglio non sapere da dove provenisse realmente quel foglietto. Poi decise che l'aver avuto la sua mente l'idea di porgersi simile quesito avrebbe significato l'impiego di verbi complessi e di proposizioni subordinate intrecciate e lunghe, e optò per non chiedersi più nulla e di leggere solamente.
Spero che il tutto sia chiaro, sennò ve lo rispiego.
Il foglietto era un manuale di istruzioni sui poteri donati a coloro che nascono sotto il segno di ScivoloAnanas, uno di quelli malefici che sembrano sottili e da una sola pagina, ma che quando poi li si va a dispiegare sono più grandi della piantina di una città.
-"Il possesso recente del potere di predestinato, unito a un uso prolungato e smodato, può provocare sonnambulismo, perdita di conoscenza e di sensazione. Può indurre a colpire i propri amici, compagni, familiari e suocere, è un medicinale leggere attentamente il foglio illustrativo (non incluso nella confezione, venduto solo in Corea del Nord-Ovest), se i malfunzionamenti mentali e articolari persistono consultare un'agenzia di pompe funebri"- lesse Simone sconvolgendosi da solo, a poco a poco, mentre procedeva nella lettura.
-Sì... sì, bellissimo, domani anch'io- vaneggiò Riccardo riaddormentandosi.
La Morte si mise la falce in spalla facendo attenzione a non sgozzarsi da sola.
-A quanto pare- disse fra sè e sè, -Ginevra è andata in tilt, probabilmente perchè ha usato troppo sconsideratamente i suoi poteri contro Letizia e Veronica... me lo stava raccontando ieri sera, ma poi mi sono addormentato-.
Prese a risalire la collina, mentre concludeva sicuro: -beh, non pensavo che l'avrei mai detto, ma in quello stato è ancora peggio del normale. Vediamo di "ripararla", non posso lasciarla in "versione spastica" per sempre-.
-Elementare Watson, elementare- Sherlock Holmes.
-Senza che ti fai lo svelto, se era così elementare potevi dirlo subito e magari evitavo di farmi fracassare lo stomaco- Simone; ma l'ispettore, accortosi della tunica, del mantello e della falce, avendoli associati alla figura identificata dall'immaginario popolare come "Morte", era già fuggito. Di Watson nessuno seppe più nulla, e a nulla valsero le inchieste del misconosciuto programma televisivo "Chi l'ha visto", così come non riuscirono a trovarlo i postini di "C'è posta per te", che morirono tutti trucidati nel tentativo.
Naturalmente ogni vostra speranza circa un inizio per una volta tanto normale è stata demolita prima del tempo.
Riccardo si mosse appena aprendo gli occhi, perchè aveva il sonno pesante, mentre la Morte, se avesse avuto un cuore, probabilmente l'avrebbe perso in quell'occasione a causa dell'infarto.
-Yawn, Simo, vedi che ha Ginevra mentre io cerco di riaddormentarmi. E' ancora buio- Riccardo.
-E l'albaaaaa, è l'albaaaaa, sta per spuntare il soleeee- continuava intanto ad urlare la fiorentina in preda a qualche strana sostanza stupefacente non ancora scoperta.
-Un defibrillatore presto, mi s'è fermato il cuore. Ma che sia la versione più economica sul mercato- implorò Simone.
-Da quando hai un cuore?- Riccardo.
La Morte mostrò un cuore umano, sostenendo convinto: -Beh, tutta la gente che ho conosciuto finora ne aveva uno... sai, per non sentirmi diverso...-
-Come pretendi che batta? Non è certo colpa di Ginevra, anzi, per quanto è grosso quello a me sembra più un cuore di mucca- Riccardo.
-Lo è!- continuò Simone indicando una vacca sventrata poco distante; -non funziona come i giocattoli, non vince il possessore di quello più grande?-
-Lasciami dormire, ti prego, è notte- Riccardo.
La Morte prese la falce, ancora sdraiata, e mediante la leggera pressione di un tasto nascosto lesse i led luminosi sulla lama, uniti a formare dei numeri.
-Diomio, sono appena le 4, io la ammazzo- Simone.
-La tua falce è anche un orologio digitale?- Riccardo.
-Fai prima a chiederti cosa riesce a non essere, la mia falce- asserì Simone stringendola a sè in modo protettivo.
-MAGARI TI CHIAMERO', TROTTOLINO TROTTANTE TRUTTU' TRATTATA'- Ginevra.
-Quella continua a strillare però, dille qualcosa- insistette Riccardo.
-Ma a me non darà ascolto, perchè invece non...- protestò Simone, ma si accorse che, nonostante tutto quel baccano, Riccardo si era riaddormentato; si alzò allora impugnando la falce, borbottando: -non capisco se dorme così perchè ha il sonno pesante per natura, o perchè ha usato tutto quel potere appena ieri-.
Poi notò un Pichu Spunzorek con l'orecchio dentellato che lo fissava curioso, tenendo stretto fra le zampe un cartello con su scritto "è fatto così".
-Cosa vuoi tu, fuori dai piedi o ti decapito! Tra l'altro sei femmina, e di quelli speciali come te non esistono esemplari maschi, Nintendofail- Simone.
Il pokèmon fuggì via terrorizzato, mentre la Morte si voltava a fissare la collina dove sostava la fiorentina, col fuoco negli occhi.
-Veniamo a te, ora- Simone.
-BADA CHIEEE!- esclamò al megafono Ginevra di rimando.
Arrivò in cima alla collina facendo a gara con Sonic il porcospino, finendo col doverlo ammazzare perchè aveva vinto lui, tra l'altro riuscendo anche a recuperare cento anelli d'oro, uccidere venti animali robot del Dottor Eggman e salvare il mondo, e tirò molto galantemente una bastonata in testa a Ginevra con la falce.
-Lo sai che c'è gente che dorme la notte? Non siamo come i vampiri glitterati di Twilight- Simone.
-Jacob ti amo!- Giulia Coco.
-Bene, addio- Mirko.
-NO!- Coco.
La Morte li afferrò entrambi, lanciandoli a quindici metri di distanza col vento contrario (tanto che si prese in considerazione l'idea di fare una nuova edizione delle paraolimpiadi con l'innovativa competizione del lancio del GiavelloCoco, dove il giavellotto era la Coco), minacciandoli di risolvere in altra sede i loro problemi; Ginevra intanto lo fissava con gli occhi sbarrati, che sembravano non vedere nulla.
-Beh?- fece Simone prendendo a fissare la fiorentina ora un po' preoccupato, -mica ti ho rotto qualche meccanismo con quella botta?-
Poi sulla testa della Morte si accese una lampadina coperta di polvere, tanto per avere un'aria un po' tetra a tema con il personaggio, e si rese conto che Ginevra, da quando l'aveva fissata per la prima volta quella notte era sempre stata avvolta dall'aura nera del Setussebuhodillo.
-Ehm, ogni tanto dovresti spegnerlo quel potere, penso... ti surriscaldi a quanto vedo- Simone.
Ginevra sorrise, alzò un braccio e senza alcun preavviso gli tirò un pugno nello stomaco sussurrando come una persona che si trovi in coma (sempre che le persone in coma parlino ogni tanto del più e del meno): -Setussebuhodillo-.
La Morte fu scagliata all'indietro e, giusto perchè ebbe il buonsenso di puntare la lama della falce a terra per riuscire a fermarsi, finì di nuovo accanto a Riccardo, una distanza notevole rispetto alla cima della collina per essere percorsa colpiti una sola volta.
Riccardo per essere gentile e far finta che ciò che accadeva gli interessasse anche in minima parte, aprì un occhio, e anche solo questo gesto gli richiese uno sforzo colossale.
-Ti avevo detto di farla smettere, non di farti picchiare- mormorò con la voce impastata dal sonno.
-Dì un'altra parola e dormirai per sempre- lo minacciò Simone.
-Mica male l'idea... ah, ma poi chi aprirebbe il topic del prossimo torneo di Mario Kart- Riccardo.
Con l'occhio aperto, l'amico vide la Morte che si massaggiava lo stomaco, e solo allora si fece serio.
-Ti ha colpito con forza-.
-Più di quanta ne avesse quando l'ho conosciuta, questo è certo- Simone.
-Sei sicuro che sia tutto ok?- Riccardo.
-Certo- mentì la Morte; -ma che tu sappia, è possibile che i poteri di predestinato vadano in tilt?-
-ScivoloAnanas è una brutta bestia a volte- rispose annuendo Riccardo, mentre sfilava dal sacco a pelo un foglietto.
-Dove lo tenevi quello?- chiese Simone con riluttanza.
-Oh, andiamo, ce l'avevo in tasca- rispose seccato Riccardo ficcandoglielo nella mano libera.
La Morte lo lesse, chiedendosi se il giorno prima non avesse notato tasche sui pantaloni del compagno per disattenzione o perchè non ve ne fossero proprio, il che significava che gli aveva appena mentito e che era meglio non sapere da dove provenisse realmente quel foglietto. Poi decise che l'aver avuto la sua mente l'idea di porgersi simile quesito avrebbe significato l'impiego di verbi complessi e di proposizioni subordinate intrecciate e lunghe, e optò per non chiedersi più nulla e di leggere solamente.
Spero che il tutto sia chiaro, sennò ve lo rispiego.
Il foglietto era un manuale di istruzioni sui poteri donati a coloro che nascono sotto il segno di ScivoloAnanas, uno di quelli malefici che sembrano sottili e da una sola pagina, ma che quando poi li si va a dispiegare sono più grandi della piantina di una città.
-"Il possesso recente del potere di predestinato, unito a un uso prolungato e smodato, può provocare sonnambulismo, perdita di conoscenza e di sensazione. Può indurre a colpire i propri amici, compagni, familiari e suocere, è un medicinale leggere attentamente il foglio illustrativo (non incluso nella confezione, venduto solo in Corea del Nord-Ovest), se i malfunzionamenti mentali e articolari persistono consultare un'agenzia di pompe funebri"- lesse Simone sconvolgendosi da solo, a poco a poco, mentre procedeva nella lettura.
-Sì... sì, bellissimo, domani anch'io- vaneggiò Riccardo riaddormentandosi.
La Morte si mise la falce in spalla facendo attenzione a non sgozzarsi da sola.
-A quanto pare- disse fra sè e sè, -Ginevra è andata in tilt, probabilmente perchè ha usato troppo sconsideratamente i suoi poteri contro Letizia e Veronica... me lo stava raccontando ieri sera, ma poi mi sono addormentato-.
Prese a risalire la collina, mentre concludeva sicuro: -beh, non pensavo che l'avrei mai detto, ma in quello stato è ancora peggio del normale. Vediamo di "ripararla", non posso lasciarla in "versione spastica" per sempre-.
-Elementare Watson, elementare- Sherlock Holmes.
-Senza che ti fai lo svelto, se era così elementare potevi dirlo subito e magari evitavo di farmi fracassare lo stomaco- Simone; ma l'ispettore, accortosi della tunica, del mantello e della falce, avendoli associati alla figura identificata dall'immaginario popolare come "Morte", era già fuggito. Di Watson nessuno seppe più nulla, e a nulla valsero le inchieste del misconosciuto programma televisivo "Chi l'ha visto", così come non riuscirono a trovarlo i postini di "C'è posta per te", che morirono tutti trucidati nel tentativo.
Spoiler
Dreaming on the hills 3 - Placare la furia (Chapter 21)Mentre alla Morte e Riccardo spettava il brusco risveglio (nel caso del secondo individuo, anche ripetuto nel corso dei minuti per vari fattori, ma momentaneo almeno perchè era poi tornato a dormire), Ginevra sognava, nonostante la confusione che aveva provocato.
Era un sogno che rispecchiava l'ordine mentale e la compostezza della ragazza, naturalmente: era seduta sotto una mela gigante, nel paese dei frutti selvaggi, non delle creature selvagge, anzi quel film lo riservo ad anziani non vedenti, e vedeva una serie di elementi da macedonia che sfilavano davanti a lei salutandola allegramente: cocomeri, banane, pesche, mandarini.
Un kiwi gigante le porse un piatte di piccoli kiwi, sorridendo; probabilmente si trattava di cannibalismo sotto qualche punto di vista, ma pareva non saperlo.
-Ohè!- esclamò lei tirandogli un calcio e facendolo fracassare contro una banana, -mi fa schifo la frutta, tutta, ogni tipo, ogni sorta! E poi, se della frutta mi offre altra frutta, non dovrebbe essere cannibalismo?-
In tutta risposta i frutti animati presero a mordersi fra di loro, mentre Fabio arrivava su un motorino portando con sè un cammello, entrambi dotati di casco, e imboccavano una strada rialzata che in realtà era l'arcobaleno; poi attorno a Ginevra apparvero tanti flaconi di detersivo, cantando in coro: -chicchichicchi pulisce più di chanteclear, ahaaah!-, tanto per dimostrare come ai giorni nostri la pubblicità riesca ad arrivare ovunque, anche nei sogni.
-Certo che questo sogno fa proprio schifo- commentò la fiorentina amaramente prendendo uno dei flaconi canterini, giusto per constatare se fosse pieno e valesse la pena portarselo a casa.
-E' pure vuoto. Delusione totale- Ginevra.
-E' il sogno della tua mente, oh, ma datti fuoco- rispose il flacone offeso.
-Che è tutta 'sta confidenza, Diana babbana- esclamò Ginevra lanciandolo lontano, non tollerando quell'atteggiamento da un detersivo; i suoi compagni fuggirono spaventati, e anche della frutta animata non vi era rimasta traccia: la fiorentina era sola, nella piccola radura che stava sognando, rischiarata da un sole che sembrava tanto un limone, contornato da delle nuvolette di zucchero filato.
-Vada per le nuvolette zuccherose- constatò fissando il cielo, -ma quel limone lassù mi disgusta-.
-Non è che tu sia esattamente una bellezza per gli occhi- limone solare (nome assegnato per non doverlo chiamare sole-limone).
-Se vengo lì ti pesto!- lo minacciò Ginevra.
-E che fai? Voli? Non farmi ridere!- limone solare.
-Se avessi una red bull, quella mette le ali!- si innervosì Ginevra desiderando ardentemente una lattina della bibita in questione.
-Anche tante malattie ancora da scoprire- annunciò una voce alle sue spalle.
La fiorentina iniziò a girarsi a rallentatore, dicendo annoiata: -so che ora devo voltarmi a vedere chi sei, ma mi costa una fatica immane, diana!-
Quando si fu girata, con tanto di esclamazioni e felicitazioni da parte dei fans, e potè vedere chi aveva parlato, decise che avrebbe preso qualche cura per non sognare più di notte, ammesso che ne esistessero; pensò anche che Simone ne facesse frequentemente uso per evitare di sognare ogni notte teschi, scheletri e demoni, anche se a lui quelle cose in fondo piacevano.
-Chi sei tu?- chiese.
-Non è ovvio? A te chi sembro?-
-A me sembri me... cioè, mi sembri io, tu; OH ANDIAMO NON CI RIESCO A DIRLO MA HAI CAPITO!- Ginevra.
La figura era identica a Ginevra, la sua copia, ma totalmente avvolta dell'aura nera, e sembrava lei stessa fatta di ombra o di qualcosa che la fiorentina identificò come petrolio solidificato me relativamente fumogeno; prova che quando avevano spiegato gli stati di aggregazione della materia a scuola, lei era in bagno. A srotolare per terra i rotoli di carta igienica.
-Capelli, abiti, lineamenti del viso... sei me, ma nera. Non sarai mica mia cugina afrihana?- Ginevra.
-Perchè, in Africa hai una cugina identica a te?- domandò di rimando l'altra.
-Macchè, era solo un'apoteosi- Ginevra.
-Solo io posso scendere al cielo e diventare un Dio- affermò Cesare facendosi il gradasso, mentre da dietro Bruto e Cassio sventolavano uno striscione con su scritto "Fidati, Idi Di Marzo coming soon".
-Ipotesi, caso mai; l'apoteosi è un'altra cosa. Ad ogni modo, io sono GwenApple- GwenApple.
-L'ho già sentito da qualche parte!- esclamò Ginevra pensierosa, fissando negli occhi totalmente bianchi quella figura che risplendeva di fiamme nere, che per qualche strano motivo le richiamava alla mente una gift animata gotica creata da qualcuno che non aveva idea di cosa fosse un computer; come i programmatori di facebook, insomma.
-Sai perchè stai sognando tutto ciò?- chiese GwenApple sorridendo con la solita espressione da "Ginevra pervvvversa e malvvvagia".
-Non mi piace l'idea che esista qualcuno identico a me. Comunque no, e vorrei svegliarmi se non chiedo troppo- Ginevra.
-Questo non è un semplice sogno, sei in una specie di trance- GwenApple.
-Ma trans ci sei te!- Ginevra.
-Oh, andiamo, ok, dato che per te è difficile definirlo in altri modi, questo è un sogno- GwenApple.
-Che mente geniale, eh!- Ginevra.
-La tua! E' la tua mente all'opera qui!- esclamò GwenApple, prima di aggiungere facendosi seria: -oltre a un pizzico di manipolizzazione mentale dell'Un-.
-L'Un?- Ginevra.
-Esatto, la seconda divinità. La Maremma è la terza, ed è anche nemica tua e dei tuoi compagni- GwenApple.
-Questo me lo ricordavo- mentì Ginevra; -ma l'Un che c'entra?-
-Io per qualche assurdo motivo di uno scrittore senza talento c'entro sempre, anche quando preferirei starmene per i fatti miei- affermò una figura che emetteva luce propria, impedendo così di vedere il suo aspetto, facendosi avanti accanto a GwenApple da dietro un albero di liquirizia.
-Perchè finora non ti avevo notato, con tutta quella luce che ti adorna?- Ginevra.
-Ero in risparmio energetico- spiegò l'Un.
-Capisco- Ginevra.
-Questo lo dici ora, ma aspetta, che il bello delle spiegazioni deve ancora venire- Un.
-Ho portato il ds, fate pure- annunciò GwenApple tirandosi in disparte sotto un mandarino gigante.
La seconda divinità si rivolse allora a Ginevra, mettendola a sedere, a proprio agio, su di un riccio morto, accuratamente ribaltato; lei si adagiò invece ai piedi di un obelisco, come aveva fatto tempo prima nella villa materna della fiorentina.
-Ma te li porti dietro per fare scena, gli obelischi?- Ginevra.
-Mi piacerebbe, ma non sono ancora stati inventati gli obelischi portatili. Ricordati che per certi versi questo è un sogno, e probabilmente la tua mente mi associa ad un obelisco dopo l'ultima volta che ci siamo visti- Un.
-Da allora non ti sei più fatto sentire, bel tipo che sei- Ginevra.
-Non avevo il tuo numero di cellulare- si giustificò l'Un.
-Da quando ad una divinità serve un mezzo tecnologico per contattare gli alleati? Potevi usare la via dei sogni, come stai facendo ora- Ginevra.
-Hai idea di quanto mi costi lo scatto alla risposta se uso mezzi come quello di adesso? Ad ogni modo, bella definizione "la via dei sogni", ci faccio un libro- Un.
-Sono seria, e anche seccata- Ginevra.
-Dei due stati d'animo sono propenso a dare per scientificamente attendibile il secondo- Un; ma in realtà anche la seconda divinità si era fatta seria; -hai ragione ragazza- disse reggendosi il luminoso volto con una mano, -ma è proprio per questo che ora sono qui, per semplificarti la vita-.
Era un sogno che rispecchiava l'ordine mentale e la compostezza della ragazza, naturalmente: era seduta sotto una mela gigante, nel paese dei frutti selvaggi, non delle creature selvagge, anzi quel film lo riservo ad anziani non vedenti, e vedeva una serie di elementi da macedonia che sfilavano davanti a lei salutandola allegramente: cocomeri, banane, pesche, mandarini.
Un kiwi gigante le porse un piatte di piccoli kiwi, sorridendo; probabilmente si trattava di cannibalismo sotto qualche punto di vista, ma pareva non saperlo.
-Ohè!- esclamò lei tirandogli un calcio e facendolo fracassare contro una banana, -mi fa schifo la frutta, tutta, ogni tipo, ogni sorta! E poi, se della frutta mi offre altra frutta, non dovrebbe essere cannibalismo?-
In tutta risposta i frutti animati presero a mordersi fra di loro, mentre Fabio arrivava su un motorino portando con sè un cammello, entrambi dotati di casco, e imboccavano una strada rialzata che in realtà era l'arcobaleno; poi attorno a Ginevra apparvero tanti flaconi di detersivo, cantando in coro: -chicchichicchi pulisce più di chanteclear, ahaaah!-, tanto per dimostrare come ai giorni nostri la pubblicità riesca ad arrivare ovunque, anche nei sogni.
-Certo che questo sogno fa proprio schifo- commentò la fiorentina amaramente prendendo uno dei flaconi canterini, giusto per constatare se fosse pieno e valesse la pena portarselo a casa.
-E' pure vuoto. Delusione totale- Ginevra.
-E' il sogno della tua mente, oh, ma datti fuoco- rispose il flacone offeso.
-Che è tutta 'sta confidenza, Diana babbana- esclamò Ginevra lanciandolo lontano, non tollerando quell'atteggiamento da un detersivo; i suoi compagni fuggirono spaventati, e anche della frutta animata non vi era rimasta traccia: la fiorentina era sola, nella piccola radura che stava sognando, rischiarata da un sole che sembrava tanto un limone, contornato da delle nuvolette di zucchero filato.
-Vada per le nuvolette zuccherose- constatò fissando il cielo, -ma quel limone lassù mi disgusta-.
-Non è che tu sia esattamente una bellezza per gli occhi- limone solare (nome assegnato per non doverlo chiamare sole-limone).
-Se vengo lì ti pesto!- lo minacciò Ginevra.
-E che fai? Voli? Non farmi ridere!- limone solare.
-Se avessi una red bull, quella mette le ali!- si innervosì Ginevra desiderando ardentemente una lattina della bibita in questione.
-Anche tante malattie ancora da scoprire- annunciò una voce alle sue spalle.
La fiorentina iniziò a girarsi a rallentatore, dicendo annoiata: -so che ora devo voltarmi a vedere chi sei, ma mi costa una fatica immane, diana!-
Quando si fu girata, con tanto di esclamazioni e felicitazioni da parte dei fans, e potè vedere chi aveva parlato, decise che avrebbe preso qualche cura per non sognare più di notte, ammesso che ne esistessero; pensò anche che Simone ne facesse frequentemente uso per evitare di sognare ogni notte teschi, scheletri e demoni, anche se a lui quelle cose in fondo piacevano.
-Chi sei tu?- chiese.
-Non è ovvio? A te chi sembro?-
-A me sembri me... cioè, mi sembri io, tu; OH ANDIAMO NON CI RIESCO A DIRLO MA HAI CAPITO!- Ginevra.
La figura era identica a Ginevra, la sua copia, ma totalmente avvolta dell'aura nera, e sembrava lei stessa fatta di ombra o di qualcosa che la fiorentina identificò come petrolio solidificato me relativamente fumogeno; prova che quando avevano spiegato gli stati di aggregazione della materia a scuola, lei era in bagno. A srotolare per terra i rotoli di carta igienica.
-Capelli, abiti, lineamenti del viso... sei me, ma nera. Non sarai mica mia cugina afrihana?- Ginevra.
-Perchè, in Africa hai una cugina identica a te?- domandò di rimando l'altra.
-Macchè, era solo un'apoteosi- Ginevra.
-Solo io posso scendere al cielo e diventare un Dio- affermò Cesare facendosi il gradasso, mentre da dietro Bruto e Cassio sventolavano uno striscione con su scritto "Fidati, Idi Di Marzo coming soon".
-Ipotesi, caso mai; l'apoteosi è un'altra cosa. Ad ogni modo, io sono GwenApple- GwenApple.
-L'ho già sentito da qualche parte!- esclamò Ginevra pensierosa, fissando negli occhi totalmente bianchi quella figura che risplendeva di fiamme nere, che per qualche strano motivo le richiamava alla mente una gift animata gotica creata da qualcuno che non aveva idea di cosa fosse un computer; come i programmatori di facebook, insomma.
-Sai perchè stai sognando tutto ciò?- chiese GwenApple sorridendo con la solita espressione da "Ginevra pervvvversa e malvvvagia".
-Non mi piace l'idea che esista qualcuno identico a me. Comunque no, e vorrei svegliarmi se non chiedo troppo- Ginevra.
-Questo non è un semplice sogno, sei in una specie di trance- GwenApple.
-Ma trans ci sei te!- Ginevra.
-Oh, andiamo, ok, dato che per te è difficile definirlo in altri modi, questo è un sogno- GwenApple.
-Che mente geniale, eh!- Ginevra.
-La tua! E' la tua mente all'opera qui!- esclamò GwenApple, prima di aggiungere facendosi seria: -oltre a un pizzico di manipolizzazione mentale dell'Un-.
-L'Un?- Ginevra.
-Esatto, la seconda divinità. La Maremma è la terza, ed è anche nemica tua e dei tuoi compagni- GwenApple.
-Questo me lo ricordavo- mentì Ginevra; -ma l'Un che c'entra?-
-Io per qualche assurdo motivo di uno scrittore senza talento c'entro sempre, anche quando preferirei starmene per i fatti miei- affermò una figura che emetteva luce propria, impedendo così di vedere il suo aspetto, facendosi avanti accanto a GwenApple da dietro un albero di liquirizia.
-Perchè finora non ti avevo notato, con tutta quella luce che ti adorna?- Ginevra.
-Ero in risparmio energetico- spiegò l'Un.
-Capisco- Ginevra.
-Questo lo dici ora, ma aspetta, che il bello delle spiegazioni deve ancora venire- Un.
-Ho portato il ds, fate pure- annunciò GwenApple tirandosi in disparte sotto un mandarino gigante.
La seconda divinità si rivolse allora a Ginevra, mettendola a sedere, a proprio agio, su di un riccio morto, accuratamente ribaltato; lei si adagiò invece ai piedi di un obelisco, come aveva fatto tempo prima nella villa materna della fiorentina.
-Ma te li porti dietro per fare scena, gli obelischi?- Ginevra.
-Mi piacerebbe, ma non sono ancora stati inventati gli obelischi portatili. Ricordati che per certi versi questo è un sogno, e probabilmente la tua mente mi associa ad un obelisco dopo l'ultima volta che ci siamo visti- Un.
-Da allora non ti sei più fatto sentire, bel tipo che sei- Ginevra.
-Non avevo il tuo numero di cellulare- si giustificò l'Un.
-Da quando ad una divinità serve un mezzo tecnologico per contattare gli alleati? Potevi usare la via dei sogni, come stai facendo ora- Ginevra.
-Hai idea di quanto mi costi lo scatto alla risposta se uso mezzi come quello di adesso? Ad ogni modo, bella definizione "la via dei sogni", ci faccio un libro- Un.
-Sono seria, e anche seccata- Ginevra.
-Dei due stati d'animo sono propenso a dare per scientificamente attendibile il secondo- Un; ma in realtà anche la seconda divinità si era fatta seria; -hai ragione ragazza- disse reggendosi il luminoso volto con una mano, -ma è proprio per questo che ora sono qui, per semplificarti la vita-.
Spoiler
Il mattino ha l'oro in bocca, e non solo quello (Chapter 22)Ginevra si porto le mani dietro la testa, tentando in qualche modo di assumere una posizione che facesse capire che era attenta al discorso; ma riuscì solo a capire che doveva lavarsi i capelli al più presto, prima che iniziassero a germogliare.
-Semplificarmi la vita, dici? Metti da "opzioni di gioco" la mia vita in modalità "facile"? Perchè finora era settata su "overdose di avventure stancanti pur non facendo nulla e di rivelazioni"- Ginevra.
-Qualcosa del genere. Sai, in questo momento nella realtà tu hai tirato un bel pugno nello stomaco alla Morte- Un.
-Così Simone impara, male non gli fa. Certamente data la mia bellezza aveva cercato di molestarmi nel sonno- Ginevra.
-Forse. "Forse" non per la presunta molestia, ma per il fatto che una legnata ogni tanto non gli può fare che bene. Ma tu, sempre nella realtà, stai creando scompiglio avvolta dalle fiamme del Setussebuhodillo, il potere che io stesso ho scelto di donarti in quanto predestinata- Un.
-Allora mi sveglio e metto a posto le cose, non pensavo di essere anche sonnambula- Ginevra.
-Non lo sei infatti- Un.
-Bello!- esclamò Ginevra, sinceramente contenta, e, presa la lista dei suoi difetti (quaranta pagine e mezza) sbarrò la voce "sonnambulismo" nella quattordicesima pagina.
-Perchè quel difetto era nella quattordicesima pagina?- domandò l'Un curioso.
-Sono quei difetti che vengono fuori solo a Natale, come la "quattordicesima" che spetta gli impiegati- Ginevra.
-Ah, va bene- Un.
-Ma scherzo, secondo te metto in ordine e catalogo tutti i miei difetti?- rise lei mostrandogli la prima pagina, dove era annotata la voce "disordinata".
-Forse la De Agostini con quella lista farà una raccolta in più uscite, una di quelle serie inutili del tipo "costruisci il tuo bisonte robot che ti fa la spesa e ti legge le favolette prima di addormentarti". Solo, molto più lunga- Un.
-Veniamo al punto- Ginevra.
La seconda divinità indicò un punto a terra.
-Dai, seriamente; e poi, allora ci siamo già al punto- Ginevra.
-Benissimo. Come ti ho detto, tu non sei sonnambula, ma il tuo corpo e la tua coscienza sono ora totalmente fuori controllo, dominati dal Setussebuhodillo. Sei una macchina per uccidere attualmente, insomma. Questo perchè hai usato troppo sconsideratamente la tua forza i giorni passati, contro i Demoderatori- Un.
-Cosa avrei dovuto fare? Farmi uccidere?- fece di rimando Ginevra seccata.
-Questo no; hai agito d'impulso, come al tuo solito, e dopotutto i risultati non sono stati neanche troppo negativi se andiamo a tirare le somme- Un.
-Ho sconfitto Letizia, la terza demoderatrice, già- si ricordò Ginevra prendendo un sacco contenente denaro e optando per l'idea di tirare davvero le somme alla divinità.
-Il fatto è che non hai ancora domato il potere delle oscure fiamme del Setussebuhodillo; se lo farai, episodi del genere non si ripeteranno e la tua persona non dovrà più subire ripercussioni per quella forza spaventosa che possiedi in quanto predestinata- Un.
-Che devo fare, dimmelo che facciamo prima- Ginevra.
La seconda divinità indicò GwenApple, che imprecava perchè evidentemente il gioco che stava affrontando al ds era molto difficile; poi si scoprì che era "Giulia passione pisolino tranquillo", in cui dovevi semplicemente far addormentare la protagonista dondolando un'amaca.
-Lei è la personificazione del tuo potere, la fonte che ti dà energia quando usi il Setussebuhodillo. Per questo ti assomiglia, per questo è identica a te, anche se avvolta di fiamme nere- Un.
-Cosa faccio, le offro un tè per far tornare la pace nella realtà?- Ginevra.
-Devi solo convincerla a placare la tua persona. E' solo un sogno dopotutto, male che vada ci prendi qualche mazzata "onirica"- Un.
-Che? Onicosa? Onix, il pokèmon?- Ginevra.
-Lascia perdere, e va' a parlare con GwenApple- Un.
Ginevra si avviò, pensando che se avesse avuto a portata di mano una scatola di cioccolatini tutto sarebbe stato più facile, anche se probabilmente non avrebbe resistito alla tentazione di mangiarseli prima di poterli offrire alla personificazione del suo potere per rabbonirsela.
Notoriamente la realtà è più dura rispetto ai sogni: in quel momento stava sperimentando la veridicità del detto la Morte, che evitava agilmente i colpi della fiorentina invasata, mentre la Ginevra cosciente era impegnata nel sogno. Per un pelo evitò di prendere in faccia il tronco di un albero sradicato.
-Sciagurata!- gli urlò contro Simone, -a parte il fatto che in quest'area collinare alberi fino a dieci secondi fa non ce n'erano, momento in cui hai iniziato a lanciarmeli contro; e poi, così favorisci la deforestazione!-
Il viso della Ginevra sonnambula si deformò in quello che doveva essere un sorriso, sotto gli occhi vitrei.
-Si che mi piacciono le cose oscure e che sono la Morte... ma quell'espressione mi congela le vene- Simone; e dato che la Morte mentiva raramente, le vene iniziarono davvero a congelarsi, e si ritrovò ad essere una sorta di tunica-sorbetto che reggeva la falce. La fiorentina avvolta dalle fiamme nere sferrò un calcio, la Morte lo parò con la falce ma evidentemente non si aspettava tutta quella potenza e l'arma volò via; un po' come quando giochi a pokèmon e il tuo mostro d'erba riceve un "brutto colpo" in battaglia da uno di tipo fuoco, oltre vari danni istantanei hai già perso gli altri cinque pokèmon in squadra, ma non lo sai ancora.
Il danno psicologico per Simone fu più o meno pari a quello dell'allenatore che avesse raggiungo una simile consapevolezza.
-Opporca, la falce!- Morte; e mentre l'arma volteggiava in aria a rallentatore, lui corse e si gettò facendo da barriera fra lei e il terreno, gridando: -l'ho appena lucidata, si sporcheràààà!"
Con somma gioia potè stringerla a sè, ferendosi con la lama, ma non si era sporcata e tanto gli bastava per essere felice.
-Dannazione, quel colpo era il Calcio Canecamion, se non lo paravo chi me pagava la fisioterapia per un anno- commentò amaramente la Morte.
Poi vide Ginevra che lo sovrastava minacciosa preparando qualche altro attacco micidiale.
-Ehm- fece in tono di scusa, -magari mi fanno lo sconto simpatia, dai-.
-Pugno Schiacciafiorai- tuonò la ragazza spaccando in due la collina con un pugno e aprendo una crepa abbastanza ampia per farci cadere dentro numerosi bambini il giorno successivo, che non sarebbero stati più ritrovati dalle autorità del posto.
Dato che non era deciso nè a ferire la compagna se a farsi massacrare inerme, la Morte optò per la soluzione migliore, ovvero darsela a gambe di fronte a tutta quella inaudita violenza.
-Di ucciderla non mi va, ma neanche farsi uccidere è una grande idea; Riccardo, Riccardo, mi serve un piano, una strategia, muoviti e pensa qualcosa!- gridò correndo verso il sacco a pelo dell'amico; ma questi stava ancora dormendo beatamente.
-Svegliati, svegliati, arriva!- continuò imperterrito, una volta arrivato da lui, prendendolo a calci.
-Chi... la Nina, la Pinta e la Santa Maria?- domandò l'altro svegliandosi controvoglia.
-Ho detto "arriva", non "arrivano", è una sola!- Simone.
-Scelgo la Pinta allora- Riccardo.
-Veramente ora come ora ci servirebbe la Santa Maria per fermare quella ragazza impazzita; si accettano suggerimenti che non comportino ferite dolorose da parte mia- Simone.
-Ah, ma dici riguardo Ginevra... scava una buca, mettici qualche fioraio sul fondo e attendi che ci cada dentro- Riccardo.
-Pensi che possa funzionare?- Simone.
-Ovviamente no, a quest'ora poi dove li trovi dei fiorai e una buca già scavata?- Riccardo.
-Fatto, fatto, continua la spiegazione!- lo incitò la Morte reggendo fra le mani tre fiorai legati e gettando via una pala sporca di terra; alle sue spalle c'era già una voragine preparata in fretta e furia.
-Ti ho detto che non funziona, scherzavo, non prendere seriamente tutto quello che dico, soprattutto quando sono stato appena svegliato per un numero di volte consecutive indefinite all'interno della stessa nottata- Riccardo.
-E allora cosa faccio?- Simone.
-Temporeggia- concluse l'amico riaddormentandosi.
La Morte si girò stringendo la falce, con Ginevra che da lontano gli faceva segno di venire da lei; un invito che non prometteva nulla di buono.
-Si però la prossima volta io dormo e tu temporeggi; e guarda che me lo ricordo- concluse Simone rassegnato.
-Semplificarmi la vita, dici? Metti da "opzioni di gioco" la mia vita in modalità "facile"? Perchè finora era settata su "overdose di avventure stancanti pur non facendo nulla e di rivelazioni"- Ginevra.
-Qualcosa del genere. Sai, in questo momento nella realtà tu hai tirato un bel pugno nello stomaco alla Morte- Un.
-Così Simone impara, male non gli fa. Certamente data la mia bellezza aveva cercato di molestarmi nel sonno- Ginevra.
-Forse. "Forse" non per la presunta molestia, ma per il fatto che una legnata ogni tanto non gli può fare che bene. Ma tu, sempre nella realtà, stai creando scompiglio avvolta dalle fiamme del Setussebuhodillo, il potere che io stesso ho scelto di donarti in quanto predestinata- Un.
-Allora mi sveglio e metto a posto le cose, non pensavo di essere anche sonnambula- Ginevra.
-Non lo sei infatti- Un.
-Bello!- esclamò Ginevra, sinceramente contenta, e, presa la lista dei suoi difetti (quaranta pagine e mezza) sbarrò la voce "sonnambulismo" nella quattordicesima pagina.
-Perchè quel difetto era nella quattordicesima pagina?- domandò l'Un curioso.
-Sono quei difetti che vengono fuori solo a Natale, come la "quattordicesima" che spetta gli impiegati- Ginevra.
-Ah, va bene- Un.
-Ma scherzo, secondo te metto in ordine e catalogo tutti i miei difetti?- rise lei mostrandogli la prima pagina, dove era annotata la voce "disordinata".
-Forse la De Agostini con quella lista farà una raccolta in più uscite, una di quelle serie inutili del tipo "costruisci il tuo bisonte robot che ti fa la spesa e ti legge le favolette prima di addormentarti". Solo, molto più lunga- Un.
-Veniamo al punto- Ginevra.
La seconda divinità indicò un punto a terra.
-Dai, seriamente; e poi, allora ci siamo già al punto- Ginevra.
-Benissimo. Come ti ho detto, tu non sei sonnambula, ma il tuo corpo e la tua coscienza sono ora totalmente fuori controllo, dominati dal Setussebuhodillo. Sei una macchina per uccidere attualmente, insomma. Questo perchè hai usato troppo sconsideratamente la tua forza i giorni passati, contro i Demoderatori- Un.
-Cosa avrei dovuto fare? Farmi uccidere?- fece di rimando Ginevra seccata.
-Questo no; hai agito d'impulso, come al tuo solito, e dopotutto i risultati non sono stati neanche troppo negativi se andiamo a tirare le somme- Un.
-Ho sconfitto Letizia, la terza demoderatrice, già- si ricordò Ginevra prendendo un sacco contenente denaro e optando per l'idea di tirare davvero le somme alla divinità.
-Il fatto è che non hai ancora domato il potere delle oscure fiamme del Setussebuhodillo; se lo farai, episodi del genere non si ripeteranno e la tua persona non dovrà più subire ripercussioni per quella forza spaventosa che possiedi in quanto predestinata- Un.
-Che devo fare, dimmelo che facciamo prima- Ginevra.
La seconda divinità indicò GwenApple, che imprecava perchè evidentemente il gioco che stava affrontando al ds era molto difficile; poi si scoprì che era "Giulia passione pisolino tranquillo", in cui dovevi semplicemente far addormentare la protagonista dondolando un'amaca.
-Lei è la personificazione del tuo potere, la fonte che ti dà energia quando usi il Setussebuhodillo. Per questo ti assomiglia, per questo è identica a te, anche se avvolta di fiamme nere- Un.
-Cosa faccio, le offro un tè per far tornare la pace nella realtà?- Ginevra.
-Devi solo convincerla a placare la tua persona. E' solo un sogno dopotutto, male che vada ci prendi qualche mazzata "onirica"- Un.
-Che? Onicosa? Onix, il pokèmon?- Ginevra.
-Lascia perdere, e va' a parlare con GwenApple- Un.
Ginevra si avviò, pensando che se avesse avuto a portata di mano una scatola di cioccolatini tutto sarebbe stato più facile, anche se probabilmente non avrebbe resistito alla tentazione di mangiarseli prima di poterli offrire alla personificazione del suo potere per rabbonirsela.
Notoriamente la realtà è più dura rispetto ai sogni: in quel momento stava sperimentando la veridicità del detto la Morte, che evitava agilmente i colpi della fiorentina invasata, mentre la Ginevra cosciente era impegnata nel sogno. Per un pelo evitò di prendere in faccia il tronco di un albero sradicato.
-Sciagurata!- gli urlò contro Simone, -a parte il fatto che in quest'area collinare alberi fino a dieci secondi fa non ce n'erano, momento in cui hai iniziato a lanciarmeli contro; e poi, così favorisci la deforestazione!-
Il viso della Ginevra sonnambula si deformò in quello che doveva essere un sorriso, sotto gli occhi vitrei.
-Si che mi piacciono le cose oscure e che sono la Morte... ma quell'espressione mi congela le vene- Simone; e dato che la Morte mentiva raramente, le vene iniziarono davvero a congelarsi, e si ritrovò ad essere una sorta di tunica-sorbetto che reggeva la falce. La fiorentina avvolta dalle fiamme nere sferrò un calcio, la Morte lo parò con la falce ma evidentemente non si aspettava tutta quella potenza e l'arma volò via; un po' come quando giochi a pokèmon e il tuo mostro d'erba riceve un "brutto colpo" in battaglia da uno di tipo fuoco, oltre vari danni istantanei hai già perso gli altri cinque pokèmon in squadra, ma non lo sai ancora.
Il danno psicologico per Simone fu più o meno pari a quello dell'allenatore che avesse raggiungo una simile consapevolezza.
-Opporca, la falce!- Morte; e mentre l'arma volteggiava in aria a rallentatore, lui corse e si gettò facendo da barriera fra lei e il terreno, gridando: -l'ho appena lucidata, si sporcheràààà!"
Con somma gioia potè stringerla a sè, ferendosi con la lama, ma non si era sporcata e tanto gli bastava per essere felice.
-Dannazione, quel colpo era il Calcio Canecamion, se non lo paravo chi me pagava la fisioterapia per un anno- commentò amaramente la Morte.
Poi vide Ginevra che lo sovrastava minacciosa preparando qualche altro attacco micidiale.
-Ehm- fece in tono di scusa, -magari mi fanno lo sconto simpatia, dai-.
-Pugno Schiacciafiorai- tuonò la ragazza spaccando in due la collina con un pugno e aprendo una crepa abbastanza ampia per farci cadere dentro numerosi bambini il giorno successivo, che non sarebbero stati più ritrovati dalle autorità del posto.
Dato che non era deciso nè a ferire la compagna se a farsi massacrare inerme, la Morte optò per la soluzione migliore, ovvero darsela a gambe di fronte a tutta quella inaudita violenza.
-Di ucciderla non mi va, ma neanche farsi uccidere è una grande idea; Riccardo, Riccardo, mi serve un piano, una strategia, muoviti e pensa qualcosa!- gridò correndo verso il sacco a pelo dell'amico; ma questi stava ancora dormendo beatamente.
-Svegliati, svegliati, arriva!- continuò imperterrito, una volta arrivato da lui, prendendolo a calci.
-Chi... la Nina, la Pinta e la Santa Maria?- domandò l'altro svegliandosi controvoglia.
-Ho detto "arriva", non "arrivano", è una sola!- Simone.
-Scelgo la Pinta allora- Riccardo.
-Veramente ora come ora ci servirebbe la Santa Maria per fermare quella ragazza impazzita; si accettano suggerimenti che non comportino ferite dolorose da parte mia- Simone.
-Ah, ma dici riguardo Ginevra... scava una buca, mettici qualche fioraio sul fondo e attendi che ci cada dentro- Riccardo.
-Pensi che possa funzionare?- Simone.
-Ovviamente no, a quest'ora poi dove li trovi dei fiorai e una buca già scavata?- Riccardo.
-Fatto, fatto, continua la spiegazione!- lo incitò la Morte reggendo fra le mani tre fiorai legati e gettando via una pala sporca di terra; alle sue spalle c'era già una voragine preparata in fretta e furia.
-Ti ho detto che non funziona, scherzavo, non prendere seriamente tutto quello che dico, soprattutto quando sono stato appena svegliato per un numero di volte consecutive indefinite all'interno della stessa nottata- Riccardo.
-E allora cosa faccio?- Simone.
-Temporeggia- concluse l'amico riaddormentandosi.
La Morte si girò stringendo la falce, con Ginevra che da lontano gli faceva segno di venire da lei; un invito che non prometteva nulla di buono.
-Si però la prossima volta io dormo e tu temporeggi; e guarda che me lo ricordo- concluse Simone rassegnato.
Spoiler
Andiamo a conoscere Sua Eccellenza! (Chapter 23)Nell'impolverata e semivuota mente di Ginevra, intanto, il sogno continuava: la fiorentina era arrivata dalla sua copia oscura avvolta dalle fiamme nere e cercava rapidamente di sfogliare a mente il suo vocabolario linguistico per le occasioni importanti, al fine di trovare le parole adatte.
-Beh?- fece GwenApple alzando gli occhi dal ds.
-Coccodrillo arrosticino falce Simone è stupido!- esclamò Ginevra tutto d'un fiato.
La personificazione del Setussebuhodillo assunse l'espressione di chi ha appena visto le torri gemelle fare un attentato a due aerei iracheni.
-Ehm, sono le parole maggiormente cariche di significato che io conosca- Ginevra.
-Tipo "coccodrillo"?- GwenApple.
La fiorentina ripensò a quando, da piccola, stava per prendersi a botte con un alligatore ed era poi stata fermata dall'associazione dei ninja destinati alla protezione degli animali feroci, ora sciolta da diversi anni, e rispose: -non puoi capire-.
-Se c'è altro che vuoi dire, avrei una partita da terminare al ds- GwenApple.
-Questo è il mio sogno, e se io non voglio sognare il tuo nintendo ds dovrai ascoltarmi per forza!- esclamò Ginevra. La console sparì dalle mani di GwenApple, che disse seccata: -Ah, grazie tante! Sperando che ci fosse il salvataggio automatico-.
-L'Un mi ha spiegato una parte della faccenda. Ok, forse l'ha anche spiegata tutta, ma non lo ascoltavo più, la luce propria che emette mi fa venire il mal di testa- Ginevra.
GwenApple incrociò le braccia davanti al petto, sussurrando: -Hai battuto Leviatan Leti perchè hai usato il mio potere. Ti ho sempre dato la forza necessaria per cavartela, nei limiti di quello che mi è possibile. Non c'è stata una volta in cui tu non abbia potuto contare su ScivoloAnanas...-
-Ma l'avrò usato si e no tre volte!- protestò Ginevra.
-... e non ho mai sentito un "grazie" da parte tua- concluse lei senza ascoltarla.
-Sì, è vero, però me lo sarò scordato come sempre, e non lo sapevo che eri una cosa viva dalle sembianze identiche alle mie- Ginevra.
-Una cosa viva? Come potrebbe il tuo potere non essere vivo se lo usi in battaglia?- GwenApple.
-Ma allora il potere di Simone è morto se lui hai poteri di Morte, scusa?- Ginevra.
-Saranno fatti suoi- GwenApple.
-Ti stimo- Simone, comparendo per appoggiare GwenApple.
-Zitto e sparisci- intervenne prontamente Ginevra, cacciando Simone dal sogno. GwenApple tentò di riprendere il discorso, dicendo: -ho questo aspetto perchè siamo in un sogno e tu hai bisogno di punti di riferimento. Sono il Setussebuhodillo, ma non puoi usarmi come un giocattolo e partire all'attacco gridando il mio nome e rompendo tutto-.
-Però così togli tutto il divertimento dalle battaglie- Ginevra.
-Non è che abbia tutti i torti- s'intromise l'Un che stava origliando il discorso.
-E non appoggiarla, anche tu!- GwenApple.
-Ok, ok...- Un.
Ginevra decise che i limiti della sua attenzione stavano nuovamente cedendo e che, se era vero che nel frattempo nella realtà stava picchiando Simone, forse era meglio sbrigarsi prima di ucciderlo.
-Hai ragione- ammise al suo potere, -sono sempre stata maleducata, dopotutto la Morte tratta con rispetto la sua falce, quasi come se fosse una compagna. Grazie per avermi sempre dato la tua forza e, se vuoi...-
-Se puoi, se vuoi, parla con meee, parlami di teeee, io ti ascolteròòò- Eros Ramazzotti in cerca di attenzione.
-... stupido sogno. Dicevo, se vuoi continua a darmi forza, perchè senza non posso combattere la dea della Maremma- Ginevra.
-Ok, amici come prima- GwenApple.
-Giurin Giurello?- Ginevra.
L'altra acconsentì, e le due intrecciarono i mignoli delle rispettive mani destre.
-Devi anche concedermi una partita a dama però- GwenApple.
-Devo scappare, mia nonna sta male- mentì Ginevra.
-Allora la prossima volta- GwenApple.
-Hai una nonna?- chiese la seconda divinità rivolta a Ginevra con espressione scettica.
-Solo per occasioni come questa- Ginevra.
-Capisco- Un.
Mentre tutto iniziava a diventare sfocato e la frutta parlante, con gioia della fiorentina, moriva agonizzante, lei fece appena in tempo a chiedere all'Un: -ah, aspetta, aspetta, cos'è che dobbiamo fare? Non abbiamo una meta!-
-Certo, ve l'ho rubata io, ah! Metaaa!- giocatore di rugby.
-Sai bene da te che la Maremma vuole dominare il mondo, e non potete permetterglielo. Cioè, volendo potete, ma poi sono fatti vostri. Dì a Riccardo di portarvi dal Duca di Corvosanto- Un.
-Che cos'è, un luna park?- Ginevra.
-Sì, sì. proprio quello. Addio- Un.
-Ok, allora glielo dico- Ginevra.
In realtà era una bugia, ma detta a fin di bene, perchè altrimenti Ginevra non avrebbe mai riferito come destinazione quel luogo. Vi chiederete perchè, ma non ve lo dico, tra l'altro mi si sta scaricando la penna.
La fiorentina fece appena in tempo a dire l'ultima parola, che il sogno terminò.
La Morte era riuscita a immobilizzare la fiorentina con il potere di Karitori-ki, la falce mietianime, e si apprestava a stordirla con una bella bastonata, dicendole: -niente di personale, ma questo potrebbe fare un po' male-.
Proprio allora gli occhi bianchi di Ginevra ripresero vita e lei gli urlò contro: -O che tu fai, non si tramortiscono le donne!-
-Donne?- gli urlò contro Simone mostrando le ferite che aveva addosso, -potrei chiamare donne un branco di tigri affamate, ma non te!-
-Liberami, dai, mi dà noia non potermi muovere- Ginevra.
-Pensavo di dover fare i salti mortali per farti tornare in te, invece meglio così- concluse la Morte liberandola dall'incantesimo di immobilizzazione e gettando via una chiave inglese e una sega elettrica capace di dividere in due un ponte.
-Ehi, ma cosa volevi farci con quelli!- esclamò lei vendo quegli attrezzi.
-Io? Quelli? Li ho trovati sulla collina, non ne so nulla- Simone.
-Ma se sopra c'è il tuo nome scritto con il pennarello indelebile- Ginevra.
-Ci sono un sacco di Simoni al mondo- Simone.
-Certo, soprattutto in un'area disabitata immagino- Ginevra.
-Suvvia, torniamo da Riccardo, mi racconterai per strada come hai fatto a domare i tuoi poteri- Simone.
-Ma tu come fai a saperlo?- chiese stupita Ginevra.
-Sapere cosa?- chiese a sua volta lui bruciando con lo sguardo il foglietto di istruzioni che nascondeva dietro la schiena, quello che gli aveva dato Riccardo sui poteri di ScivoloAnanas; la cosa sensazionale è che lo bruciò con lo sguardo pur avendolo dietro la schiena, dando prova di abili doti di contorsionista.
-Niente, andiamo. Ma perchè sei sveglio tu, ho fatto tanto casino?- Ginevra.
La Morte fissò il territorio circostante, che sembrava recare il segno della devastazione di una guerra.
-Ho il sonno leggero- concluse.
-Mmh, e così hai incontrato di nuovo l'Un...- ricapitolava Riccardo mentre i tre facevano colazione; era ormai l'alba, e del gruppo era quello più fresco e riposato, dato che era stato anche l'unico a dormire decentemente.
-Strana roba sogno la notte, eh sì- ammise Ginevra.
-Fai gli incubi per le schifezze che mangi- affermò Simone.
-Mangio solo roba sana e naturale- si difese lei mostrando la sua marmotta glassata allo spiedo.
-Fai come Riccardo, ha detto no al colesterolo e sì a Valsoia- Simone.
-Ma a me Valsoia non ha mai chiesto nulla, e il colesterolo è una brava persona- Ginevra.
-Come no!- Simone.
-Problemi?- gli chiese aggressivo il colesterolo, che aveva voglia di litigare.
-A me quella marmotta fa venire l'acquolina in bocca!- Riccardo.
-Non darle corda! Oltre all'acquolina in bocca ti fa venire ventiquattro squadre di calcio di batteri diversi- Simone.
-A Riccardo la faccio assaggiare, a te no- Ginevra.
-Comunque- continuò Riccardo riprendendo il discorso; -dov'eravamo rimasti?-
-Alla marmotta glassata- Ginevra.
-All'Un- Simone.
-A Mirko- Giulia Coco.
-Ah, già, il sogno di Ginevra. Quindi l'Un si è messo in contatto con te per aiutarti a comprendere il Setussebuhodillo, e ti ha dato anche una destinazione per fortuna- Riccardo.
-Mi pare strano che qualcuno come lei abbia pensato di chiedere alla seconda divinità un'informazione utile come la prossima destinazione- Simone.
-Destinazione Piovarolo!- esclamò Ginevra iniziando a giocare con quello che rimaneva della carcassa della marmotta.
-Non si gioca con il cibo!- Riccardo.
Ginevra vide che dietro di lei alcuni bambini morti di fame aspettavano con ansia i resti della loro colazione, e tirò loro ciò che restava della marmotta dicendo: -ok, potete averla voi-.
-Dio ti benedica- bambini affamati.
-Sì, due volte- Dio.
-Ecco cosa vuol dire essere atei- commentò sarcastico Simone.
-Riccardo, la Morte mi prende in giro perchè ho una religione diversa dalla sua- si lamentò Ginevra.
-Deplorevole- musulmano.
-Intollerabile- confuciano.
-Abruzzese, per di più- buddista.
-La tua non è una religione, sei atea!- Simone.
-Lo senti?- chiese Ginevra facendo finta di essere triste, rivolta a Riccardo.
La Morte estrasse la falce.
Ginevra si avvolse di fiamme nere.
Gli appartenenti alle altre tre religioni sfoderarono gli striscioni preparandosi a fare il tifo per uno dei due individui sconosciuti visti per la prima volta appena quattro secondi prima.
-Non è con la violenza che si risolvono le cose- Riccardo.
-Saperlo prima...- Hitler.
-Riccardo, dove si trova questo dannato Duca di Corvosanto, che mi sta già antipatico prima di conoscerlo?- chiese Simone.
-Preventivato- lo accusò Ginevra.
-Mi stupisce che lo sappia solo io- Riccardo.
-Ecco, questa frase io non la pronuncerò mai- Ginevra.
-Non ho ancora trovato qualcosa che tu non sappia- Simone.
-Mi prendi in giro?- Ginevra.
-Decisamente diceva a me. Il Duca vive in un piccolo ducato...- Riccardo.
-Ahaha, vive in una moneta!- Ginevra.
La Morte gli puntò la falce alla gola e disse all'amico con disinvoltura: -continua-.
-... a qualche chilometro da qui. In effetti tutta questa zona collinare della Toscana circonda il suo territorio. Quello che non capisco è perchè è lì che dobbiamo andare- Riccardo.
La Morte gli mise una mano sulla spalla dicendo: -in tutta sincerità, dall'inizio di questa avventura, cos'è che abbiamo avuto chiaro, a parte che la Maremma sia nostra nemica?-
-Solo lo scopo, di doverla fermare- rise lui.
-Esatto, campa oggi che viene domani- Simone.
-Attacca l'asino dove vuole il padrone- Ginevra.
-Alì Babà e i quaranta ladroni- Riccardo.
La fiorentina e la Morte lo fissarono come se fosse un lebbroso; in verità la prima alla parola "babà" aveva iniziato a guardarsi intorno alla ricerca del dolce citato.
-Che ho detto?- chiese Riccardo preoccupato.
-Dimmi, l'hai già dato l'esame universitario sui proverbi?- Simone.
-Non ancora, perchè?- Riccardo.
-Studia a fondo per quell'esame- rispose lui mettendosi in cammino con la falce in spalle. L'amico lo seguì.
Ginevra intanto era rimasta indietro, e ora li rincorreva, desiderando di vedere le facce che i due avrebbero fatto una volta che lei gli avesse mostrato il frutto delle sue ricerche: i "Barbababà", dei babà colorati con la barba, capaci di cambiare forma a piacimento. Queste ed altre simili prelibatezze culinarie riserva la Toscana.
-Beh?- fece GwenApple alzando gli occhi dal ds.
-Coccodrillo arrosticino falce Simone è stupido!- esclamò Ginevra tutto d'un fiato.
La personificazione del Setussebuhodillo assunse l'espressione di chi ha appena visto le torri gemelle fare un attentato a due aerei iracheni.
-Ehm, sono le parole maggiormente cariche di significato che io conosca- Ginevra.
-Tipo "coccodrillo"?- GwenApple.
La fiorentina ripensò a quando, da piccola, stava per prendersi a botte con un alligatore ed era poi stata fermata dall'associazione dei ninja destinati alla protezione degli animali feroci, ora sciolta da diversi anni, e rispose: -non puoi capire-.
-Se c'è altro che vuoi dire, avrei una partita da terminare al ds- GwenApple.
-Questo è il mio sogno, e se io non voglio sognare il tuo nintendo ds dovrai ascoltarmi per forza!- esclamò Ginevra. La console sparì dalle mani di GwenApple, che disse seccata: -Ah, grazie tante! Sperando che ci fosse il salvataggio automatico-.
-L'Un mi ha spiegato una parte della faccenda. Ok, forse l'ha anche spiegata tutta, ma non lo ascoltavo più, la luce propria che emette mi fa venire il mal di testa- Ginevra.
GwenApple incrociò le braccia davanti al petto, sussurrando: -Hai battuto Leviatan Leti perchè hai usato il mio potere. Ti ho sempre dato la forza necessaria per cavartela, nei limiti di quello che mi è possibile. Non c'è stata una volta in cui tu non abbia potuto contare su ScivoloAnanas...-
-Ma l'avrò usato si e no tre volte!- protestò Ginevra.
-... e non ho mai sentito un "grazie" da parte tua- concluse lei senza ascoltarla.
-Sì, è vero, però me lo sarò scordato come sempre, e non lo sapevo che eri una cosa viva dalle sembianze identiche alle mie- Ginevra.
-Una cosa viva? Come potrebbe il tuo potere non essere vivo se lo usi in battaglia?- GwenApple.
-Ma allora il potere di Simone è morto se lui hai poteri di Morte, scusa?- Ginevra.
-Saranno fatti suoi- GwenApple.
-Ti stimo- Simone, comparendo per appoggiare GwenApple.
-Zitto e sparisci- intervenne prontamente Ginevra, cacciando Simone dal sogno. GwenApple tentò di riprendere il discorso, dicendo: -ho questo aspetto perchè siamo in un sogno e tu hai bisogno di punti di riferimento. Sono il Setussebuhodillo, ma non puoi usarmi come un giocattolo e partire all'attacco gridando il mio nome e rompendo tutto-.
-Però così togli tutto il divertimento dalle battaglie- Ginevra.
-Non è che abbia tutti i torti- s'intromise l'Un che stava origliando il discorso.
-E non appoggiarla, anche tu!- GwenApple.
-Ok, ok...- Un.
Ginevra decise che i limiti della sua attenzione stavano nuovamente cedendo e che, se era vero che nel frattempo nella realtà stava picchiando Simone, forse era meglio sbrigarsi prima di ucciderlo.
-Hai ragione- ammise al suo potere, -sono sempre stata maleducata, dopotutto la Morte tratta con rispetto la sua falce, quasi come se fosse una compagna. Grazie per avermi sempre dato la tua forza e, se vuoi...-
-Se puoi, se vuoi, parla con meee, parlami di teeee, io ti ascolteròòò- Eros Ramazzotti in cerca di attenzione.
-... stupido sogno. Dicevo, se vuoi continua a darmi forza, perchè senza non posso combattere la dea della Maremma- Ginevra.
-Ok, amici come prima- GwenApple.
-Giurin Giurello?- Ginevra.
L'altra acconsentì, e le due intrecciarono i mignoli delle rispettive mani destre.
-Devi anche concedermi una partita a dama però- GwenApple.
-Devo scappare, mia nonna sta male- mentì Ginevra.
-Allora la prossima volta- GwenApple.
-Hai una nonna?- chiese la seconda divinità rivolta a Ginevra con espressione scettica.
-Solo per occasioni come questa- Ginevra.
-Capisco- Un.
Mentre tutto iniziava a diventare sfocato e la frutta parlante, con gioia della fiorentina, moriva agonizzante, lei fece appena in tempo a chiedere all'Un: -ah, aspetta, aspetta, cos'è che dobbiamo fare? Non abbiamo una meta!-
-Certo, ve l'ho rubata io, ah! Metaaa!- giocatore di rugby.
-Sai bene da te che la Maremma vuole dominare il mondo, e non potete permetterglielo. Cioè, volendo potete, ma poi sono fatti vostri. Dì a Riccardo di portarvi dal Duca di Corvosanto- Un.
-Che cos'è, un luna park?- Ginevra.
-Sì, sì. proprio quello. Addio- Un.
-Ok, allora glielo dico- Ginevra.
In realtà era una bugia, ma detta a fin di bene, perchè altrimenti Ginevra non avrebbe mai riferito come destinazione quel luogo. Vi chiederete perchè, ma non ve lo dico, tra l'altro mi si sta scaricando la penna.
La fiorentina fece appena in tempo a dire l'ultima parola, che il sogno terminò.
La Morte era riuscita a immobilizzare la fiorentina con il potere di Karitori-ki, la falce mietianime, e si apprestava a stordirla con una bella bastonata, dicendole: -niente di personale, ma questo potrebbe fare un po' male-.
Proprio allora gli occhi bianchi di Ginevra ripresero vita e lei gli urlò contro: -O che tu fai, non si tramortiscono le donne!-
-Donne?- gli urlò contro Simone mostrando le ferite che aveva addosso, -potrei chiamare donne un branco di tigri affamate, ma non te!-
-Liberami, dai, mi dà noia non potermi muovere- Ginevra.
-Pensavo di dover fare i salti mortali per farti tornare in te, invece meglio così- concluse la Morte liberandola dall'incantesimo di immobilizzazione e gettando via una chiave inglese e una sega elettrica capace di dividere in due un ponte.
-Ehi, ma cosa volevi farci con quelli!- esclamò lei vendo quegli attrezzi.
-Io? Quelli? Li ho trovati sulla collina, non ne so nulla- Simone.
-Ma se sopra c'è il tuo nome scritto con il pennarello indelebile- Ginevra.
-Ci sono un sacco di Simoni al mondo- Simone.
-Certo, soprattutto in un'area disabitata immagino- Ginevra.
-Suvvia, torniamo da Riccardo, mi racconterai per strada come hai fatto a domare i tuoi poteri- Simone.
-Ma tu come fai a saperlo?- chiese stupita Ginevra.
-Sapere cosa?- chiese a sua volta lui bruciando con lo sguardo il foglietto di istruzioni che nascondeva dietro la schiena, quello che gli aveva dato Riccardo sui poteri di ScivoloAnanas; la cosa sensazionale è che lo bruciò con lo sguardo pur avendolo dietro la schiena, dando prova di abili doti di contorsionista.
-Niente, andiamo. Ma perchè sei sveglio tu, ho fatto tanto casino?- Ginevra.
La Morte fissò il territorio circostante, che sembrava recare il segno della devastazione di una guerra.
-Ho il sonno leggero- concluse.
-Mmh, e così hai incontrato di nuovo l'Un...- ricapitolava Riccardo mentre i tre facevano colazione; era ormai l'alba, e del gruppo era quello più fresco e riposato, dato che era stato anche l'unico a dormire decentemente.
-Strana roba sogno la notte, eh sì- ammise Ginevra.
-Fai gli incubi per le schifezze che mangi- affermò Simone.
-Mangio solo roba sana e naturale- si difese lei mostrando la sua marmotta glassata allo spiedo.
-Fai come Riccardo, ha detto no al colesterolo e sì a Valsoia- Simone.
-Ma a me Valsoia non ha mai chiesto nulla, e il colesterolo è una brava persona- Ginevra.
-Come no!- Simone.
-Problemi?- gli chiese aggressivo il colesterolo, che aveva voglia di litigare.
-A me quella marmotta fa venire l'acquolina in bocca!- Riccardo.
-Non darle corda! Oltre all'acquolina in bocca ti fa venire ventiquattro squadre di calcio di batteri diversi- Simone.
-A Riccardo la faccio assaggiare, a te no- Ginevra.
-Comunque- continuò Riccardo riprendendo il discorso; -dov'eravamo rimasti?-
-Alla marmotta glassata- Ginevra.
-All'Un- Simone.
-A Mirko- Giulia Coco.
-Ah, già, il sogno di Ginevra. Quindi l'Un si è messo in contatto con te per aiutarti a comprendere il Setussebuhodillo, e ti ha dato anche una destinazione per fortuna- Riccardo.
-Mi pare strano che qualcuno come lei abbia pensato di chiedere alla seconda divinità un'informazione utile come la prossima destinazione- Simone.
-Destinazione Piovarolo!- esclamò Ginevra iniziando a giocare con quello che rimaneva della carcassa della marmotta.
-Non si gioca con il cibo!- Riccardo.
Ginevra vide che dietro di lei alcuni bambini morti di fame aspettavano con ansia i resti della loro colazione, e tirò loro ciò che restava della marmotta dicendo: -ok, potete averla voi-.
-Dio ti benedica- bambini affamati.
-Sì, due volte- Dio.
-Ecco cosa vuol dire essere atei- commentò sarcastico Simone.
-Riccardo, la Morte mi prende in giro perchè ho una religione diversa dalla sua- si lamentò Ginevra.
-Deplorevole- musulmano.
-Intollerabile- confuciano.
-Abruzzese, per di più- buddista.
-La tua non è una religione, sei atea!- Simone.
-Lo senti?- chiese Ginevra facendo finta di essere triste, rivolta a Riccardo.
La Morte estrasse la falce.
Ginevra si avvolse di fiamme nere.
Gli appartenenti alle altre tre religioni sfoderarono gli striscioni preparandosi a fare il tifo per uno dei due individui sconosciuti visti per la prima volta appena quattro secondi prima.
-Non è con la violenza che si risolvono le cose- Riccardo.
-Saperlo prima...- Hitler.
-Riccardo, dove si trova questo dannato Duca di Corvosanto, che mi sta già antipatico prima di conoscerlo?- chiese Simone.
-Preventivato- lo accusò Ginevra.
-Mi stupisce che lo sappia solo io- Riccardo.
-Ecco, questa frase io non la pronuncerò mai- Ginevra.
-Non ho ancora trovato qualcosa che tu non sappia- Simone.
-Mi prendi in giro?- Ginevra.
-Decisamente diceva a me. Il Duca vive in un piccolo ducato...- Riccardo.
-Ahaha, vive in una moneta!- Ginevra.
La Morte gli puntò la falce alla gola e disse all'amico con disinvoltura: -continua-.
-... a qualche chilometro da qui. In effetti tutta questa zona collinare della Toscana circonda il suo territorio. Quello che non capisco è perchè è lì che dobbiamo andare- Riccardo.
La Morte gli mise una mano sulla spalla dicendo: -in tutta sincerità, dall'inizio di questa avventura, cos'è che abbiamo avuto chiaro, a parte che la Maremma sia nostra nemica?-
-Solo lo scopo, di doverla fermare- rise lui.
-Esatto, campa oggi che viene domani- Simone.
-Attacca l'asino dove vuole il padrone- Ginevra.
-Alì Babà e i quaranta ladroni- Riccardo.
La fiorentina e la Morte lo fissarono come se fosse un lebbroso; in verità la prima alla parola "babà" aveva iniziato a guardarsi intorno alla ricerca del dolce citato.
-Che ho detto?- chiese Riccardo preoccupato.
-Dimmi, l'hai già dato l'esame universitario sui proverbi?- Simone.
-Non ancora, perchè?- Riccardo.
-Studia a fondo per quell'esame- rispose lui mettendosi in cammino con la falce in spalle. L'amico lo seguì.
Ginevra intanto era rimasta indietro, e ora li rincorreva, desiderando di vedere le facce che i due avrebbero fatto una volta che lei gli avesse mostrato il frutto delle sue ricerche: i "Barbababà", dei babà colorati con la barba, capaci di cambiare forma a piacimento. Queste ed altre simili prelibatezze culinarie riserva la Toscana.
Spoiler
Il Duca di Corvosanto (Chapter 24)Erano le dieci del mattino successivo alla lotta contro i Demod quando i tre arrivarono nei pressi del Ducato di Corvosanto; ci avrebbero impiegato anche meno volendo, ma Riccardo era il più vecchio dei tre ed iniziava a sentire gli acciacchi della vecchiaia, costringendo i suoi compagni a frequenti soste per via della prostata.
E non aveva neppure 20 anni ancora.
-Oioi, vedo le recinzioni di un ducato in lontananza- annunciò Ginevra.
-Come fai a distinguere le recinzioni di un ducato da delle normalissime recinzioni?- chiese curioso Riccardo.
-Non le distinguo infatti- rispose lei indicando un cartello, -ho solo letto quello-.
Si trattava di un cartello stradale, un triangolo di pericolo che recava disegnate delle recinzioni con sopra un corvo con l'aureola; una scritta recitava: "Attenzione, territorio di Corvosanto a metri 100".
-Ah ecco- Riccardo, -beh, siamo arrivati, dov'è Simone?-
-L'abbiamo perso per strada, si è fermato a un'edicola- Ginevra.
-A comprare cosa?- Riccardo.
-Che ne so, sarà quello stupido fumetto giapponese della gente in nero che si prende a katanate con nomi assurdi- Ginevra.
-Ah, bleach- Riccardo.
-Sì, quello col nome impronunciabile, stupidi giapponesi- Ginevra.
-Veramente il nome è inglese, mi pare significhi "varichina"- Riccardo.
-Tu sciocca fiorentina, io uccidele te con tecniche zen- cinese.
-Stavamo parlando di giapponesi, non di cinesi- Riccardo.
-Tanto sono tutti uguali- Ginevra.
-Un giorno potrebbe capitarti di doverli distinguere- Riccardo.
-Sono certa che non accadrà mai- fece sicura quella prima di notare una biforcazione del sentiero, con ogni nuova via presidiata da due individui uguali e una scritta a terra "promozione dell'enciclopedia Cinesi Come Noi, distingui il cinese dal giapponese e avrai trovato il sentiero giusto!".
-Beh veramente la bandiera del Giappone è diversa da quella della Cina- Riccardo.
-Ma queste risposte le leggi su Topolino?- chiese a fiorentina prendendo a calci indistintamente sia il cinese che il giapponese e costringendo a forza i due sentieri a ricombaciare violando ogni regola della natura, della fisica e della logica.
-Tanto unificazione paesi coming soon- sentenziò il cinese prima di essere bistrattato.
-Pensavo che Topolino fosse fallito, invece proprio ieri in televisione hanno fatto vedere l'ennesimo trabiccolo "tuo in quattro settimane". Trabiccolo che tra l'altro ogni volta si smonta subito, sempre che tu riesca a montarlo con le istruzioni scritte in norvegese antico- Riccardo.
-Quattro settimane per montarlo, due ore per romperlo- Ginevra.
I due arrivarono all'entrata di un enorme giardino, presidiata da due uomini vestiti di armature nere con l'effige di un corvo con l'aureola raffigurata sugli scudi e la parte anteriore delle protezioni pettorali; quando si accorsero di loro, sfoderarono le spade, senza rendersi conto che erano fatte di polistirolo.
-Chi osa avvicinarsi alle santissime terre del Duca- esclamò uno dei due, quello che sembrava il più sveglio.
-Ginevra Ciardi- rispose Ginevra.
-Il nome non mi dice nulla- guardia.
-E beh se sei un ignorante non...- fece per ribattere lei, ma Riccardo le si parò davanti dicendo: -siamo pellegrini che vengono a rendere omaggio al duca, chiediamo umilmente di essere ammessi alla sua presenza-.
-Pensavo di essere una predestinata che cerca di salvare il mondo, questo è uno shock per me- Ginevra.
-Pellegrini, dici? Mi sembra plausibile, ne arrivano a decine ogni giorno per visitare Sua Santità- guardia.
La guardia meno sveglia scrutò Ginevra e Riccardo con un'espressione inebetita, e disse al compagno: -a me non sembrano pellegrini-.
La fiorentina mostrò una bottiglia di aranciata San Pellegrino, annunciando: -ma cosa dici, guarda, "la bevo e sono felice"-.
"La guardia più stupida a quanto pare è anche più sveglia della prima... le cose si mettono male" pensò Riccardo; tuttavia la guardia che aveva parlato per prima prese dalle mani a Ginevra l'aranciata mostrandola al compagno.
-Non vedi che hanno anche l'aranciata San Pellegrino? Mi sembrano degli affidabilissimi pellegrini- prima guardia.
-Mah, sarà...- seconda guardia.
-Forse che non sembro affidabile? Mi pare strano- commentò Ginevra genuinamente pensierosa mentre evocava il Demonio picchiettandosi le dita della mano destra sulla fronte.
-Allora, se è tutto a posto, noi passeremmo...- osò Riccardo.
-Andate pure- concluse la prima guardia rinfoderando la spada, imitata poi dalla seconda.
-Aspetta, non mi hanno ridato l'aranciata!- esclamò Ginevra seguendo Riccardo che aveva già oltrepassato l'entrata.
-Ma lascia stare- Riccardo.
-Eh sì, come quegli ottanta centesimi di San Pietroburgo che Simone ti deve ancora ridare- Ginevra.
-Era Bologna- Riccardo.
-Sempre in Finlandia sta!- Ginevra.
-Ti farò un corso di geografia molto presto- Riccardo.
Proprio quando erano riusciti a passare, arrivò correndo la Morte, reggendo in mano il manga gi bleach, e si trovò la strada sbarrata dalle due guardie.
-Eccone un altro, e tu chi sei ora?- prima guardia.
-Io sto con loro due- si giustificò Simone.
-Può darsi, ha anche il saio da pellegrino- seconda guardia.
-Tutto made in Italy- Simone.
La prima guardia si voltò verso Ginevra, dubbiosa sul fatto che il "io sto con loro due" si riferisse ad un'ipotetica relazione sentimentale con l'uomo e la donna passati poco prima, chiedendole: -sta con voi questo qui?-
La fiorentina fissò pensierosa la Morte.
La Morte pregò mentalmente che non lo facesse.
Ginevra lo fece.
-No- rispose.
-Dopo facciamo i conti- la minacciò Simone sguainando la falce da dietro le spalle.
-Tanto ho portato la calcolatrice- rispose lei sfrontata, indicando Riccardo.
-Mi ritengo lusingato e al contempo irritato- Riccardo.
-E' armato, ha una falce!- esclamarono le guardie sfoderando le spade di polistirolo.
-Una signora falce- li corresse la Morte, -e si chiama Karitori-ki. Ora farete amicizia con lei-.
Così, mentre Simone restava indietro trattenuto dalle guardie, Ginevra e Riccardo continuarono a percorrere la distanza che li separava dalla dimora del duca, distanza che li convinse di quanto quella personalità fosse ricca oltre ogni immaginazione: solo il giardino contava dodici piscine, centoventi fontane d'oro massiccio, la cui acqua conteneva polvere d'oro purissima e veniva ricondotta al punto di emissione da tubi d'oro, animali di ogni paese, fra i quali tirannosauri, e soprattutto cesti di caramelle alla frutta e confetti ovunque.
-Non ci credo, caramelle gratis!- esclamò felice la fiorentina.
-Notevole, anche dinosauri. Questo duce dev'essere un pezzo grosso- Riccardo.
-Nel senso che è grasso?- Ginevra.
-Nel senso che deve contare molto- Riccardo.
-Quindi è anche un matematico- Ginevra.
-Lascia perdere- Riccardo.
-Sì, ci avevo pensato- Ginevra.
Mentre camminavano, si fece loro incontro quella che sembrava una gigantesca melanzana viola con numerose cicatrici sul mento e il viso allungato: era Gekko Moria, ex membro della Flotta dei Sette e possessore di Thriller Bark, la gigantesca nave pirata infestata da zombie, nel Triangolo Florian.
-Che mi venga un colpo... Gekko Moria!- Riccardo.
-Se non è lui mi appresto a colpirti come richiesto- gli disse Ginevra.
-Kishishishi- rise sguaiatamente quello, -non pensate a me come il mostro che avete conosciuto in One Piece, ora sono solo l'umile maggiordomo del duca- Gekko Moria.
-Mai letto, mai visto, mai sentito. Evidentemente questo capitolo è dedicato a manga assurdi e osceni, passaparola- Ginevra.
-Il maggiordomo del Duca di Corvosanto è un essere così potente?- Riccardo.
-Non è tanto quello, piuttosto la paga è buona, anche se gli zombie qui scarseggiano, ma non si può avere tutto dalla vita. Venite, vi porto dal duca- Gekko Moria.
-Mi interesserebbe sapere di più sul tuo conto mentre camminiamo- Riccardo.
-Interesserebbe solo a lui, non prendertela se non ti concederò la benchè minima attenzione- Ginevra.
Gekko Moria alzò le mani al cielo camminando, dalle quali scaturirono alcuni pipistrelli neri esplosivi.
-Ops, ci ho perso la mano con quei cosi- si scusò, -ad ogni modo mi sorprende che dei pellegrini non conoscano il Duca di Corvosanto, Sua Santissima Eminenza Tommaso Giovanni Corvino-.
-Ma non sarà "Nonno", l'utente del forum? Anche lui si chiama Tommaso- Ginevra.
-Forse, ma lascialo parlare- Riccardo.
-Il Duca ha un'enorme influenza politica e religiosa sul suo territorio, che con il tempo è diventato un vero e proprio stato all'interno della Toscana- continuò il maggiordomo.
-Stiamo stravolgendo la geografia, ma vabè- Riccardo.
-Non potremmo stravolgere educazione fisica? E se si tratta della stessa materia, mi scuso in anticipo- Ginevra.
Il professore di educazione fisica di Ginevra apparve da dietro un albero d'oro e la fissò minacciandola con lo sguardo.
-Faremo i conti a settembre- sibilò.
-Aiuto!- esclamò Ginevra saltando in groppa a Moria, che neanche se ne accorse per quanto era piccola rispetto a lui.
-Nondimeno, il Duca è la massima autorità religiosa qui, oltre che capo di stato. Il suo volere regge le anime e le vite dei sudditi e dei fedeli che si recano da lui- Moria.
-Premesso che siete indietro di almeno trecento anni rispetto allo sviluppo del resto del mondo, perchè si chiama "Duca di Corvosanto"?- Riccardo.
-Riccardo, capisco la tua curiosità, ma non è che siamo a Superquark e stai facendo le domande a Piero Angelo- Ginevra.
-O forse si?- Piero Angela.
-Mi ritengo offeso- Roberto Giacobbo.
-"Corvosanto"- spiegò il maggiordomo, -deriva sia dal cognome di Sua Eminenza Tommaso Giovanni, per l'appunto "Corvino", misto alla santità del suo potere ecclesiastico; in secondo luogo, lui detiene tutto questo potere proprio perchè gli è stato donato da un dio, apparso sotto le spoglie, o forse è il caso di dire "le penne", di un corvo con un'aureola in testa-
-Che divinità tarocca- commentò Ginevra.
-Non è il caso di offenderla- le sussurrò Riccardo.
Moria la scagliò a terra dicendole: -allora va a piedi, bestemmiatrice-.
-Mi sembri Simone se fai così- Ginevra.
-Ad ogni modo siamo arrivato, questo è il castello di Corvosanto, logicamente solo una villa estiva del duca, e anche la più piccola delle cinquantasei che possiede- Moria.
-Ecco perchè esiste il terzo mondo- Riccardo.
-Non ho mai capito bene quale fosse il secondo e neanche perchè si lamentino così tanto, dopotutto anche il terzo è un ottimo posto in classifica- Ginevra.
-Sì, ma sono solo tre i mondi in questione- Riccardo.
-Ah, ma allora sono sfigati, a meno che non credano nell'esistenza dei mondi e degli universi paralleli- Ginevra.
-Al mio tre la assaliamo- sussurrò un africano alla sua tribù.
-Siamo arrivati davanti il portone di un castello immenso e neppure ce ne siamo accorti, ma ormai non mi stupisco più di nulla- commentò amaramente Riccardo.
-Il mio nuovo scopo nella vita è riuscire a stupirti, ora- Ginevra.
-Se vuoi raggiungerlo comportati seriamente per quindici secondi- Riccardo.
-Non ne sono capace, ammetto i miei limiti e rinuncio- Ginevra.
Gekko Moria attirò la loro attenzione rubandogli le ombre tagliandole via dai loro corpi con delle enormi forbici gialle, ma poi gliele restituì perchè in fondo era una brava persona, o non avrebbe comunque saputo cosa farsene.
-Ora entriamo, vi faccio strada verso la Sala dell'Accoglienza- disse.
I due lo seguirono, senza pensare che mancava l'inquietante presenza della Morte, dato che Simone era rimasto indietro.
E non aveva neppure 20 anni ancora.
-Oioi, vedo le recinzioni di un ducato in lontananza- annunciò Ginevra.
-Come fai a distinguere le recinzioni di un ducato da delle normalissime recinzioni?- chiese curioso Riccardo.
-Non le distinguo infatti- rispose lei indicando un cartello, -ho solo letto quello-.
Si trattava di un cartello stradale, un triangolo di pericolo che recava disegnate delle recinzioni con sopra un corvo con l'aureola; una scritta recitava: "Attenzione, territorio di Corvosanto a metri 100".
-Ah ecco- Riccardo, -beh, siamo arrivati, dov'è Simone?-
-L'abbiamo perso per strada, si è fermato a un'edicola- Ginevra.
-A comprare cosa?- Riccardo.
-Che ne so, sarà quello stupido fumetto giapponese della gente in nero che si prende a katanate con nomi assurdi- Ginevra.
-Ah, bleach- Riccardo.
-Sì, quello col nome impronunciabile, stupidi giapponesi- Ginevra.
-Veramente il nome è inglese, mi pare significhi "varichina"- Riccardo.
-Tu sciocca fiorentina, io uccidele te con tecniche zen- cinese.
-Stavamo parlando di giapponesi, non di cinesi- Riccardo.
-Tanto sono tutti uguali- Ginevra.
-Un giorno potrebbe capitarti di doverli distinguere- Riccardo.
-Sono certa che non accadrà mai- fece sicura quella prima di notare una biforcazione del sentiero, con ogni nuova via presidiata da due individui uguali e una scritta a terra "promozione dell'enciclopedia Cinesi Come Noi, distingui il cinese dal giapponese e avrai trovato il sentiero giusto!".
-Beh veramente la bandiera del Giappone è diversa da quella della Cina- Riccardo.
-Ma queste risposte le leggi su Topolino?- chiese a fiorentina prendendo a calci indistintamente sia il cinese che il giapponese e costringendo a forza i due sentieri a ricombaciare violando ogni regola della natura, della fisica e della logica.
-Tanto unificazione paesi coming soon- sentenziò il cinese prima di essere bistrattato.
-Pensavo che Topolino fosse fallito, invece proprio ieri in televisione hanno fatto vedere l'ennesimo trabiccolo "tuo in quattro settimane". Trabiccolo che tra l'altro ogni volta si smonta subito, sempre che tu riesca a montarlo con le istruzioni scritte in norvegese antico- Riccardo.
-Quattro settimane per montarlo, due ore per romperlo- Ginevra.
I due arrivarono all'entrata di un enorme giardino, presidiata da due uomini vestiti di armature nere con l'effige di un corvo con l'aureola raffigurata sugli scudi e la parte anteriore delle protezioni pettorali; quando si accorsero di loro, sfoderarono le spade, senza rendersi conto che erano fatte di polistirolo.
-Chi osa avvicinarsi alle santissime terre del Duca- esclamò uno dei due, quello che sembrava il più sveglio.
-Ginevra Ciardi- rispose Ginevra.
-Il nome non mi dice nulla- guardia.
-E beh se sei un ignorante non...- fece per ribattere lei, ma Riccardo le si parò davanti dicendo: -siamo pellegrini che vengono a rendere omaggio al duca, chiediamo umilmente di essere ammessi alla sua presenza-.
-Pensavo di essere una predestinata che cerca di salvare il mondo, questo è uno shock per me- Ginevra.
-Pellegrini, dici? Mi sembra plausibile, ne arrivano a decine ogni giorno per visitare Sua Santità- guardia.
La guardia meno sveglia scrutò Ginevra e Riccardo con un'espressione inebetita, e disse al compagno: -a me non sembrano pellegrini-.
La fiorentina mostrò una bottiglia di aranciata San Pellegrino, annunciando: -ma cosa dici, guarda, "la bevo e sono felice"-.
"La guardia più stupida a quanto pare è anche più sveglia della prima... le cose si mettono male" pensò Riccardo; tuttavia la guardia che aveva parlato per prima prese dalle mani a Ginevra l'aranciata mostrandola al compagno.
-Non vedi che hanno anche l'aranciata San Pellegrino? Mi sembrano degli affidabilissimi pellegrini- prima guardia.
-Mah, sarà...- seconda guardia.
-Forse che non sembro affidabile? Mi pare strano- commentò Ginevra genuinamente pensierosa mentre evocava il Demonio picchiettandosi le dita della mano destra sulla fronte.
-Allora, se è tutto a posto, noi passeremmo...- osò Riccardo.
-Andate pure- concluse la prima guardia rinfoderando la spada, imitata poi dalla seconda.
-Aspetta, non mi hanno ridato l'aranciata!- esclamò Ginevra seguendo Riccardo che aveva già oltrepassato l'entrata.
-Ma lascia stare- Riccardo.
-Eh sì, come quegli ottanta centesimi di San Pietroburgo che Simone ti deve ancora ridare- Ginevra.
-Era Bologna- Riccardo.
-Sempre in Finlandia sta!- Ginevra.
-Ti farò un corso di geografia molto presto- Riccardo.
Proprio quando erano riusciti a passare, arrivò correndo la Morte, reggendo in mano il manga gi bleach, e si trovò la strada sbarrata dalle due guardie.
-Eccone un altro, e tu chi sei ora?- prima guardia.
-Io sto con loro due- si giustificò Simone.
-Può darsi, ha anche il saio da pellegrino- seconda guardia.
-Tutto made in Italy- Simone.
La prima guardia si voltò verso Ginevra, dubbiosa sul fatto che il "io sto con loro due" si riferisse ad un'ipotetica relazione sentimentale con l'uomo e la donna passati poco prima, chiedendole: -sta con voi questo qui?-
La fiorentina fissò pensierosa la Morte.
La Morte pregò mentalmente che non lo facesse.
Ginevra lo fece.
-No- rispose.
-Dopo facciamo i conti- la minacciò Simone sguainando la falce da dietro le spalle.
-Tanto ho portato la calcolatrice- rispose lei sfrontata, indicando Riccardo.
-Mi ritengo lusingato e al contempo irritato- Riccardo.
-E' armato, ha una falce!- esclamarono le guardie sfoderando le spade di polistirolo.
-Una signora falce- li corresse la Morte, -e si chiama Karitori-ki. Ora farete amicizia con lei-.
Così, mentre Simone restava indietro trattenuto dalle guardie, Ginevra e Riccardo continuarono a percorrere la distanza che li separava dalla dimora del duca, distanza che li convinse di quanto quella personalità fosse ricca oltre ogni immaginazione: solo il giardino contava dodici piscine, centoventi fontane d'oro massiccio, la cui acqua conteneva polvere d'oro purissima e veniva ricondotta al punto di emissione da tubi d'oro, animali di ogni paese, fra i quali tirannosauri, e soprattutto cesti di caramelle alla frutta e confetti ovunque.
-Non ci credo, caramelle gratis!- esclamò felice la fiorentina.
-Notevole, anche dinosauri. Questo duce dev'essere un pezzo grosso- Riccardo.
-Nel senso che è grasso?- Ginevra.
-Nel senso che deve contare molto- Riccardo.
-Quindi è anche un matematico- Ginevra.
-Lascia perdere- Riccardo.
-Sì, ci avevo pensato- Ginevra.
Mentre camminavano, si fece loro incontro quella che sembrava una gigantesca melanzana viola con numerose cicatrici sul mento e il viso allungato: era Gekko Moria, ex membro della Flotta dei Sette e possessore di Thriller Bark, la gigantesca nave pirata infestata da zombie, nel Triangolo Florian.
-Che mi venga un colpo... Gekko Moria!- Riccardo.
-Se non è lui mi appresto a colpirti come richiesto- gli disse Ginevra.
-Kishishishi- rise sguaiatamente quello, -non pensate a me come il mostro che avete conosciuto in One Piece, ora sono solo l'umile maggiordomo del duca- Gekko Moria.
-Mai letto, mai visto, mai sentito. Evidentemente questo capitolo è dedicato a manga assurdi e osceni, passaparola- Ginevra.
-Il maggiordomo del Duca di Corvosanto è un essere così potente?- Riccardo.
-Non è tanto quello, piuttosto la paga è buona, anche se gli zombie qui scarseggiano, ma non si può avere tutto dalla vita. Venite, vi porto dal duca- Gekko Moria.
-Mi interesserebbe sapere di più sul tuo conto mentre camminiamo- Riccardo.
-Interesserebbe solo a lui, non prendertela se non ti concederò la benchè minima attenzione- Ginevra.
Gekko Moria alzò le mani al cielo camminando, dalle quali scaturirono alcuni pipistrelli neri esplosivi.
-Ops, ci ho perso la mano con quei cosi- si scusò, -ad ogni modo mi sorprende che dei pellegrini non conoscano il Duca di Corvosanto, Sua Santissima Eminenza Tommaso Giovanni Corvino-.
-Ma non sarà "Nonno", l'utente del forum? Anche lui si chiama Tommaso- Ginevra.
-Forse, ma lascialo parlare- Riccardo.
-Il Duca ha un'enorme influenza politica e religiosa sul suo territorio, che con il tempo è diventato un vero e proprio stato all'interno della Toscana- continuò il maggiordomo.
-Stiamo stravolgendo la geografia, ma vabè- Riccardo.
-Non potremmo stravolgere educazione fisica? E se si tratta della stessa materia, mi scuso in anticipo- Ginevra.
Il professore di educazione fisica di Ginevra apparve da dietro un albero d'oro e la fissò minacciandola con lo sguardo.
-Faremo i conti a settembre- sibilò.
-Aiuto!- esclamò Ginevra saltando in groppa a Moria, che neanche se ne accorse per quanto era piccola rispetto a lui.
-Nondimeno, il Duca è la massima autorità religiosa qui, oltre che capo di stato. Il suo volere regge le anime e le vite dei sudditi e dei fedeli che si recano da lui- Moria.
-Premesso che siete indietro di almeno trecento anni rispetto allo sviluppo del resto del mondo, perchè si chiama "Duca di Corvosanto"?- Riccardo.
-Riccardo, capisco la tua curiosità, ma non è che siamo a Superquark e stai facendo le domande a Piero Angelo- Ginevra.
-O forse si?- Piero Angela.
-Mi ritengo offeso- Roberto Giacobbo.
-"Corvosanto"- spiegò il maggiordomo, -deriva sia dal cognome di Sua Eminenza Tommaso Giovanni, per l'appunto "Corvino", misto alla santità del suo potere ecclesiastico; in secondo luogo, lui detiene tutto questo potere proprio perchè gli è stato donato da un dio, apparso sotto le spoglie, o forse è il caso di dire "le penne", di un corvo con un'aureola in testa-
-Che divinità tarocca- commentò Ginevra.
-Non è il caso di offenderla- le sussurrò Riccardo.
Moria la scagliò a terra dicendole: -allora va a piedi, bestemmiatrice-.
-Mi sembri Simone se fai così- Ginevra.
-Ad ogni modo siamo arrivato, questo è il castello di Corvosanto, logicamente solo una villa estiva del duca, e anche la più piccola delle cinquantasei che possiede- Moria.
-Ecco perchè esiste il terzo mondo- Riccardo.
-Non ho mai capito bene quale fosse il secondo e neanche perchè si lamentino così tanto, dopotutto anche il terzo è un ottimo posto in classifica- Ginevra.
-Sì, ma sono solo tre i mondi in questione- Riccardo.
-Ah, ma allora sono sfigati, a meno che non credano nell'esistenza dei mondi e degli universi paralleli- Ginevra.
-Al mio tre la assaliamo- sussurrò un africano alla sua tribù.
-Siamo arrivati davanti il portone di un castello immenso e neppure ce ne siamo accorti, ma ormai non mi stupisco più di nulla- commentò amaramente Riccardo.
-Il mio nuovo scopo nella vita è riuscire a stupirti, ora- Ginevra.
-Se vuoi raggiungerlo comportati seriamente per quindici secondi- Riccardo.
-Non ne sono capace, ammetto i miei limiti e rinuncio- Ginevra.
Gekko Moria attirò la loro attenzione rubandogli le ombre tagliandole via dai loro corpi con delle enormi forbici gialle, ma poi gliele restituì perchè in fondo era una brava persona, o non avrebbe comunque saputo cosa farsene.
-Ora entriamo, vi faccio strada verso la Sala dell'Accoglienza- disse.
I due lo seguirono, senza pensare che mancava l'inquietante presenza della Morte, dato che Simone era rimasto indietro.
Spoiler
Storm clauds because of the crystal (Chapter 25)Sua Santità Duca di Corvosanto era occupata nello svolgersi della quarta colazione mattutina, quella delle dieci e un quarto; i camerieri recavano nella sala dell'accoglienza vassoi su vassoi di varie prelibatezze.
-Le sue lumache, signore- cameriere.
-Le sue brioches benedette con l'acqua santa, eminenza- cameriere.
-Gradisca questo pregiato vino versato nel Santo Graal, Sua Santità- cameriere.
-I suoi marshmallows all'uva passa- cameriere.
Il duca Tommaso Giovanni Corvino prese per i capelli l'ultimo inserviente che aveva parlato.
-Sei nuovo tu, vero?- chiese brusco ma con autorità.
-S-sì signore- rispose quello terrorizzato, pensando che forse quei dolci non si addicessero alla persona in questione.
Il duca prese il piatto e lo lanciò fuori dalla finestra, urlando impazzito: -che gusti son questi? Uva passa in casa mia? Accetto solo marshmallows al gusto di ostriche, corri!-
-Subito!- esclamò il cameriere fuggendo via.
-Ah- mormorò il duca rimettendosi comodo sulla poltrona imbottita su cui sedeva, -che gusti, che ideali di bellezza!-
-Oh che tempi, o che costumi!- Cicerone.
-Le donne, i cavalier, l'armi e l'amori!- Ariosto.
-Avete finito voi due di prendermi per i fondelli?- li apostrofò Tommaso Giovanni.
Arrivò l'ennesimo cameriere porgendo un vassoio di argento, che fu benevolmente preso dal duca e poggiato sul tavolo, affinchè vi ci si potesse specchiare mentre mangiava; un altro vassallo arrivò per porgergli alcuni libri.
-Cosa gradisce leggere oggi, magnificenza vostra? Il Corano? La Bibbia? Le avventure di Tom Sawyer, forse?- chiese.
-Una religione vale l'altra, e gli altri riterranno giusto il testo sacro ch'io deciderò di leggere loro. Prendo Tom Sawyer comunque- rispose il duca.
-Ecco, sì dà il caso che non sia esattamente un libro ecclesiastico...- si scusò il vassallo.
-Non contrariarmi, e va' a comprare anche topolino in edicola. Anzi, compra tutta l'edicola, che ne possiedo solo quarantotto- duca.
Il vassallo si avviò verso l'uscita per esaudire i desideri del duca, che nel frattempo coccolava il suo Milotic, l'animale domestico, e discorreva con Hello Kitty, seduta anch'essa al tavolo, di alcune importanti argomentazioni estetiche.
-Quindi, tesoro, ritieni che un fiocchetto nero si addica alla mia tunica vescovile di pari colore? O forse è meglio che vi risalti del bianco?- Duca.
La gatta di peluche non rispose, forse perchè era un peluche, ma l'evento è ancora oggetto di studi.
-E' mai possibile ce con te non si possa tenere un discorso? Cosa c'è che non va in me, perchè non parli?- duca.
Hello Kitty scrisse sul tavolo con delle lumache prese da un vassoio (che continuavano a fuggire in tutte le direzioni e perciò la scritta fu leggibile per uno spazio di tempo pari a un secondo): "non è colpa mia se non mi disegnano la bocca".
-Che cosa indecente! Privata della libertà del linguaggio! Sono il duca di Corvosanto, e pagherò qualsiasi somma alla tua disegnatrice per farti avere una bocca!- esclamò convinto il duca.
-Lodevole Sua Santità, lodevolissima idea- approvò Gekko MOria facendosi avanti attraversando l'uscio della stanza dell'accoglienza.
-Moria caro, mi chiedevo dove fossi finito, è quasi l'ora del massaggio ai piedi di Milotic- duca.
-Mio signore, quel pokèmon non ha piedi, è un pesce- si scusò Moria; ma quello rispose: -se sono io a volerlo, da oggi li avrà-.
-E se fosse per sempreee?- Biagio Antonacci.
-Mi stupirei!- rispose prontamente il duca.
Il cantante uscì continuando a cantare allegramente la sua canzone: -perchè quando mi rubii, e mi stacchi dal mondoo, sale forte l'umoreee, e l'amore va in solee-.
-Mio signore, dei pellegrini chiedono udienza- Moria.
-Tutto avrei chiesto, soprattutto vedendo ora queste cose da mangiare, tranne che udienza- Ginevra.
-E' orario di colazione...- Duca.
-E' quasi sempre orario di colazione qui, la mattina. Con uno spazio di dieci minuti fra l'una e l'altra- insistette l'ex membro della Flotta dei Sette.
-... è tuttavia non sarebbe bello avere una stanza dell'accoglienza dove ci si rifiuta di accogliere. Venite avanti figlioli, vi benedico nel nome di Corvosanto- concluse il duca.
"Se c'è Corvosanto ci sarà pure Lontra Bestemmiatrice da qualche parte" pensò Ginevra.
Riccardo s'inchinò dicendo: -illustrissimo Tommaso Giovanni, sono Riccardo e in realtà i pellegrini li ho sempre visti solo da lontano-.
-Non sei un pellegrino?! TRADIMENTO!- Ginevra.
-Zitta e vedi d'inchinarti anche tu, non possiamo permetterci di inimicarci uno come lui- Riccardo.
-No che non mi inchino, è un ecclesiastico venduto e...- fece per dire la fiorentina, ma Riccardo gli tirò una ginocchiata su una gamba scusandosi anticipatamente per la scortesia, e ottenne due vantaggi dall'azione: fece inchinare la ragazza e al contempo le impedì di proferire ulteriori parole blasfeme.
-Ugh, si vede che sei lo stratega di Simone- Ginevra.
-In verità- parlò il duca di Corvosanto sovrastando le loro voci, -non avete per nulla l'aspetto di pellegrini. Ditemi tranquillamente chi siete-; poi si rivolse alla servitù gridando: -e voi, lavativi, portate confetti, confetti, di tutti i colori!-
-Non si potrebbe avere del latte?- chiese Ginevra.
-Del latte? E perchè mai?- duca.
-Forse perchè è colazione?- chiese ironicamente Riccardo scoprendo l'acqua calda, che poi non brevettò e gli venne rubata.
-Il latte fa bene, il latte conviene, a tutte le ore e a tutte le età!- esclamò la fiorentina, poi si mise a correre per tutta la stanza gridando "bevete più lààà, bevete più latte latte latte!"
-Non capisco se questo sia un suo consueto attacco di follia o una pubblicità alla Parmalat- Riccardo.
-No, beh, noi, ma ti pare, non ne sappiamo nulla- disse convinto il presidente della Parmalat allungando una banconota alla fiorentina, sussurrandole in un orecchio: -tieni, con questa comprati tanti bei fiorai-.
-Non avete udito? La ragazza vuole del latte, correte a comprare una mandria di mucche, qui non si bada a spese!- duca.
-Non ci sono più vassalli, eminenza, li ha mandati a procurarle una quantità industriale di confetti- Moria.
-Vero. Quando torneranno, prima delle mucche, li manderò a comprare altri servitori, in modo che ci sia sempre qualcuno ad ascoltare e provvedere ai miei voleri- duca.
Poi Tommaso Giovanni tornò a fissare Riccardo e Ginevra con sguardo assente.
-E voi chi siete?- chiese.
-Ma se ci siamo appena presentati!- Riccardo.
-Questo ha i corvisanti nel cervello!- Ginevra.
-Ah già... dicevate di non essere pellegrini. Chi siete dunque?- duca.
-Gekko Moria, il suo maggiordomo- rispose Moria.
-Chiedevo ai nuovi arrivati, non a te- duca.
-Volevo solo un po' di attenzione- si lamentò quello.
-Io non te lo dico chi sono, mia mamma non vuole- fece Ginevra, pensando che ora sua madre era finita in un'altra dimensione e che comunque se fosse stata lì avrebbe cercato di ucciderla.
-Siamo due predestinati della Seconda Divinità; per me, però, è un lavoretto part-time, perchè lavoro per la Morte- Riccardo.
-Per la Morte? Ha così poco stile quella, sgradevole alla vista...- duca.
-Se ora ci fosse Simone, farebbe un macello- Ginevra.
-A proposito, dov'è finito lui?- Riccardo.
-Dopo lo cerchiamo- mentì Ginevra.
In quel mentre entrarono in fila i servitori portando pentole piene di confetti di tutti i colori; il duca prese un confetto rosa e lo offrì alla fiorentina, dicendo: -gradisce, deliziosa ragazza?-
-"Deliziosa... ragazza"?- ripetè incredulo Riccardo cercando di capire quale dei due termini fosse il più errato.
-Hai i corvi anche sugli occhi?- gli rispose Ginevra in malo modo, -è rosa, mi fa schifo il rosa!-
Tommaso Giovanni corse a piangere dal suo Milotic gridando sconvolto: -hai sentito, piccino? Un così bel colore denigrato e disprezzato, non riesco a trattenere le lacrime-.
-L'hai fatto rimanere male- la sgridò Riccardo.
-Posso prendermeli da sola i confetti- rispose Ginevra allungando la mano verso una pentola; ma siccome il contenitore era tenuto dal vassallo troppo in alto per la sua modesta statura, fu costretta a spingere il servitore fino al tavolo e a saltare sopra quest'ultimo per arrivare ai confetti.
-Ti serve una mano?- Riccardo.
-Badachie ai fatti tuoi- Ginevra.
-Parole senza senso anche per te- Riccardo.
-Sarà il nostro segreto- rispose lei facendogli l'occhiolino.
-Ok, ora ho paura- Riccardo.
Alla fine la fiorentina riuscì a raggiungere la pentola, ma si accorse che era piena d'oro, e che dalla finestra arrivava un brillante arcobaleno "made in toscany" a poggiarsi su di essa.
-Che scherzo è questo? Oro? Volevo i confetti!- esclamò infuriata.
Un folletto irlandese balzò fuori dal contenitore e iniziò a ballarle in testa, dicendo: -questa è la pentola alla fine dell'arcobaleno, sciocca-. La fiorentina lanciò fuori dalla villa folletto, pentola, oro e servitore (quest'ultimo ci andò di mezzo senza avere una colpa precisa) esclamando: -ma porca l'Irlanda!-
Il duca nel frattempo si era ricomposto e messo a sedere sulla poltrona, a fumare la pipa.
-Il fumo uccide- Riccardo.
-Anche io- Ginevra.
-Quoto- Giorgio Faletti, autore del romanzo "io uccido", a sua volta sequel del celebre libro "io charmander".
-Lasciateli morire in pace i fumatori. Ad ogni modo, venite per conto dell'Un, la seconda divinità della Triade, capisco, capisco- duca.
-In effetti mi ha detto solo di venire qui, ma non cosa fare una volta arrivati; tu devi essere la chiave di tutto- Riccardo.
-Un passepartout, insomma- Ginevra.
-Certo ragazzi, certo- acconsentì il duca mangiando confetti voracemente, -vedete, io non sono solo famoso in questo mondo come ecclesiasta e capo di stato del Ducato di Corvosanto, ho discreti contatti anche con l'altro-.
-L'altro mondo? Ma allora conosci la Morte- Ginevra.
-Non mi riferisco al Regno degli Inferi, per carità, è così brutto- disse Tommaso Giovanni scuotendo la testa, poi estrasse quello che sembrava un foglio da un cassetto del tavolo e lo posò su di esso. Era una mappa, o meglio, una cartina.
-Hai gettato il cibo per terra, che spreco, se non fossi schizzinosa lo mangerei io- disse Ginevra, e neanche aveva finito a pronunciare quelle parole che già stava mangiando gli avanzi.
-Contegno, ti prego- supplicò Riccardo.
-Orsù ragazza, ho gente pagata per mangiare i miei avanzi, non bado mica a spese. Osserva questa cartina piuttosto- duca.
-Illustra il terreno dove si pratica la caccia al fioraio? Altrimenti non mi interessa- Ginevra.
-Il duca sorrise dicendo: -non conosco questa usanza di cui parli, ma ti ho detto che non bazzico solo questo mondo. Ho discreti contatti con Animalcrossinglife-.
-Ma le Terre di Animalcrossinglife, anche noto come Regno di ACL, non erano solo una leggenda?- Riccardo.
-Essì, sta a vedere che Simone scriveva milleottocento pagine per un forum e alla fine si scopriva che questi era solo una leggenda- duca.
-Simone o il forum?- Riccardo.
-Io- disse Ginevra in un attacco di protagonismo.
-Oh suvvia, è ovvio che esista il Regno di Animalcrossinglife. Mai sentito parlare della Guerra dei Noob, combattuta un millennio fa?- duca.
-No... però quando ho visto nei ricordi della Morte, c'era un luogo dove vivevano dei Troll Truzzi, quindi può darsi che si tratti dello stesso cui accenni tu- Riccardo.
-"Noob" mi ricorda qualcosa, tipo uno slogan "Purogelo for president", però no- Ginevra.
Il duca si portò una mano in viso e assumendo la leggendaria posa del "facepalm", socchiudendo gli occhi, sussurrò: -gioventù bruciata-.
-Vecchiaia delirante- risposero loro in coro.
-Volete farmi credere che l'Un non vi ha detto niente del collegamento fra la Dea della Maremma e Animalcrossinglife?- chiese il duca stupito-
-Diciamo che Ginevra è il tramite tra i predestinati e l'Un, quindi mi pare ovvio che ci troviamo sette volte su due in vicolo cieco- Riccardo.
-Ho visto l'Un due volte in vita mia, sempre quando accade qualcosa di brutto, non sono mica visite di piacere- Ginevra.
-Allora vi spiego tutto io- duca.
-Ecco, lo sapevo- disse Ginevra sconsolata temendo una nuova lunghissima spiegazione.
-Vi dirò qual è lo scopo ultimo della Dea della Maremma, cosa c'entra il regno di ACL in tutto ciò, e soprattutto cos'ho in frigo- duca.
-Bello!- Ginevra.
-Mi sfugge l'importanza dell'ultimo punto, ma va bene- Riccardo.
I due predestinati si accomodarono su delle sedie d'oro libere nella sala dell'accoglienza, mentre la Morte, ormai data per dispersa da entrambi, aveva altri problemi a cui badare.
-Le sue lumache, signore- cameriere.
-Le sue brioches benedette con l'acqua santa, eminenza- cameriere.
-Gradisca questo pregiato vino versato nel Santo Graal, Sua Santità- cameriere.
-I suoi marshmallows all'uva passa- cameriere.
Il duca Tommaso Giovanni Corvino prese per i capelli l'ultimo inserviente che aveva parlato.
-Sei nuovo tu, vero?- chiese brusco ma con autorità.
-S-sì signore- rispose quello terrorizzato, pensando che forse quei dolci non si addicessero alla persona in questione.
Il duca prese il piatto e lo lanciò fuori dalla finestra, urlando impazzito: -che gusti son questi? Uva passa in casa mia? Accetto solo marshmallows al gusto di ostriche, corri!-
-Subito!- esclamò il cameriere fuggendo via.
-Ah- mormorò il duca rimettendosi comodo sulla poltrona imbottita su cui sedeva, -che gusti, che ideali di bellezza!-
-Oh che tempi, o che costumi!- Cicerone.
-Le donne, i cavalier, l'armi e l'amori!- Ariosto.
-Avete finito voi due di prendermi per i fondelli?- li apostrofò Tommaso Giovanni.
Arrivò l'ennesimo cameriere porgendo un vassoio di argento, che fu benevolmente preso dal duca e poggiato sul tavolo, affinchè vi ci si potesse specchiare mentre mangiava; un altro vassallo arrivò per porgergli alcuni libri.
-Cosa gradisce leggere oggi, magnificenza vostra? Il Corano? La Bibbia? Le avventure di Tom Sawyer, forse?- chiese.
-Una religione vale l'altra, e gli altri riterranno giusto il testo sacro ch'io deciderò di leggere loro. Prendo Tom Sawyer comunque- rispose il duca.
-Ecco, sì dà il caso che non sia esattamente un libro ecclesiastico...- si scusò il vassallo.
-Non contrariarmi, e va' a comprare anche topolino in edicola. Anzi, compra tutta l'edicola, che ne possiedo solo quarantotto- duca.
Il vassallo si avviò verso l'uscita per esaudire i desideri del duca, che nel frattempo coccolava il suo Milotic, l'animale domestico, e discorreva con Hello Kitty, seduta anch'essa al tavolo, di alcune importanti argomentazioni estetiche.
-Quindi, tesoro, ritieni che un fiocchetto nero si addica alla mia tunica vescovile di pari colore? O forse è meglio che vi risalti del bianco?- Duca.
La gatta di peluche non rispose, forse perchè era un peluche, ma l'evento è ancora oggetto di studi.
-E' mai possibile ce con te non si possa tenere un discorso? Cosa c'è che non va in me, perchè non parli?- duca.
Hello Kitty scrisse sul tavolo con delle lumache prese da un vassoio (che continuavano a fuggire in tutte le direzioni e perciò la scritta fu leggibile per uno spazio di tempo pari a un secondo): "non è colpa mia se non mi disegnano la bocca".
-Che cosa indecente! Privata della libertà del linguaggio! Sono il duca di Corvosanto, e pagherò qualsiasi somma alla tua disegnatrice per farti avere una bocca!- esclamò convinto il duca.
-Lodevole Sua Santità, lodevolissima idea- approvò Gekko MOria facendosi avanti attraversando l'uscio della stanza dell'accoglienza.
-Moria caro, mi chiedevo dove fossi finito, è quasi l'ora del massaggio ai piedi di Milotic- duca.
-Mio signore, quel pokèmon non ha piedi, è un pesce- si scusò Moria; ma quello rispose: -se sono io a volerlo, da oggi li avrà-.
-E se fosse per sempreee?- Biagio Antonacci.
-Mi stupirei!- rispose prontamente il duca.
Il cantante uscì continuando a cantare allegramente la sua canzone: -perchè quando mi rubii, e mi stacchi dal mondoo, sale forte l'umoreee, e l'amore va in solee-.
-Mio signore, dei pellegrini chiedono udienza- Moria.
-Tutto avrei chiesto, soprattutto vedendo ora queste cose da mangiare, tranne che udienza- Ginevra.
-E' orario di colazione...- Duca.
-E' quasi sempre orario di colazione qui, la mattina. Con uno spazio di dieci minuti fra l'una e l'altra- insistette l'ex membro della Flotta dei Sette.
-... è tuttavia non sarebbe bello avere una stanza dell'accoglienza dove ci si rifiuta di accogliere. Venite avanti figlioli, vi benedico nel nome di Corvosanto- concluse il duca.
"Se c'è Corvosanto ci sarà pure Lontra Bestemmiatrice da qualche parte" pensò Ginevra.
Riccardo s'inchinò dicendo: -illustrissimo Tommaso Giovanni, sono Riccardo e in realtà i pellegrini li ho sempre visti solo da lontano-.
-Non sei un pellegrino?! TRADIMENTO!- Ginevra.
-Zitta e vedi d'inchinarti anche tu, non possiamo permetterci di inimicarci uno come lui- Riccardo.
-No che non mi inchino, è un ecclesiastico venduto e...- fece per dire la fiorentina, ma Riccardo gli tirò una ginocchiata su una gamba scusandosi anticipatamente per la scortesia, e ottenne due vantaggi dall'azione: fece inchinare la ragazza e al contempo le impedì di proferire ulteriori parole blasfeme.
-Ugh, si vede che sei lo stratega di Simone- Ginevra.
-In verità- parlò il duca di Corvosanto sovrastando le loro voci, -non avete per nulla l'aspetto di pellegrini. Ditemi tranquillamente chi siete-; poi si rivolse alla servitù gridando: -e voi, lavativi, portate confetti, confetti, di tutti i colori!-
-Non si potrebbe avere del latte?- chiese Ginevra.
-Del latte? E perchè mai?- duca.
-Forse perchè è colazione?- chiese ironicamente Riccardo scoprendo l'acqua calda, che poi non brevettò e gli venne rubata.
-Il latte fa bene, il latte conviene, a tutte le ore e a tutte le età!- esclamò la fiorentina, poi si mise a correre per tutta la stanza gridando "bevete più lààà, bevete più latte latte latte!"
-Non capisco se questo sia un suo consueto attacco di follia o una pubblicità alla Parmalat- Riccardo.
-No, beh, noi, ma ti pare, non ne sappiamo nulla- disse convinto il presidente della Parmalat allungando una banconota alla fiorentina, sussurrandole in un orecchio: -tieni, con questa comprati tanti bei fiorai-.
-Non avete udito? La ragazza vuole del latte, correte a comprare una mandria di mucche, qui non si bada a spese!- duca.
-Non ci sono più vassalli, eminenza, li ha mandati a procurarle una quantità industriale di confetti- Moria.
-Vero. Quando torneranno, prima delle mucche, li manderò a comprare altri servitori, in modo che ci sia sempre qualcuno ad ascoltare e provvedere ai miei voleri- duca.
Poi Tommaso Giovanni tornò a fissare Riccardo e Ginevra con sguardo assente.
-E voi chi siete?- chiese.
-Ma se ci siamo appena presentati!- Riccardo.
-Questo ha i corvisanti nel cervello!- Ginevra.
-Ah già... dicevate di non essere pellegrini. Chi siete dunque?- duca.
-Gekko Moria, il suo maggiordomo- rispose Moria.
-Chiedevo ai nuovi arrivati, non a te- duca.
-Volevo solo un po' di attenzione- si lamentò quello.
-Io non te lo dico chi sono, mia mamma non vuole- fece Ginevra, pensando che ora sua madre era finita in un'altra dimensione e che comunque se fosse stata lì avrebbe cercato di ucciderla.
-Siamo due predestinati della Seconda Divinità; per me, però, è un lavoretto part-time, perchè lavoro per la Morte- Riccardo.
-Per la Morte? Ha così poco stile quella, sgradevole alla vista...- duca.
-Se ora ci fosse Simone, farebbe un macello- Ginevra.
-A proposito, dov'è finito lui?- Riccardo.
-Dopo lo cerchiamo- mentì Ginevra.
In quel mentre entrarono in fila i servitori portando pentole piene di confetti di tutti i colori; il duca prese un confetto rosa e lo offrì alla fiorentina, dicendo: -gradisce, deliziosa ragazza?-
-"Deliziosa... ragazza"?- ripetè incredulo Riccardo cercando di capire quale dei due termini fosse il più errato.
-Hai i corvi anche sugli occhi?- gli rispose Ginevra in malo modo, -è rosa, mi fa schifo il rosa!-
Tommaso Giovanni corse a piangere dal suo Milotic gridando sconvolto: -hai sentito, piccino? Un così bel colore denigrato e disprezzato, non riesco a trattenere le lacrime-.
-L'hai fatto rimanere male- la sgridò Riccardo.
-Posso prendermeli da sola i confetti- rispose Ginevra allungando la mano verso una pentola; ma siccome il contenitore era tenuto dal vassallo troppo in alto per la sua modesta statura, fu costretta a spingere il servitore fino al tavolo e a saltare sopra quest'ultimo per arrivare ai confetti.
-Ti serve una mano?- Riccardo.
-Badachie ai fatti tuoi- Ginevra.
-Parole senza senso anche per te- Riccardo.
-Sarà il nostro segreto- rispose lei facendogli l'occhiolino.
-Ok, ora ho paura- Riccardo.
Alla fine la fiorentina riuscì a raggiungere la pentola, ma si accorse che era piena d'oro, e che dalla finestra arrivava un brillante arcobaleno "made in toscany" a poggiarsi su di essa.
-Che scherzo è questo? Oro? Volevo i confetti!- esclamò infuriata.
Un folletto irlandese balzò fuori dal contenitore e iniziò a ballarle in testa, dicendo: -questa è la pentola alla fine dell'arcobaleno, sciocca-. La fiorentina lanciò fuori dalla villa folletto, pentola, oro e servitore (quest'ultimo ci andò di mezzo senza avere una colpa precisa) esclamando: -ma porca l'Irlanda!-
Il duca nel frattempo si era ricomposto e messo a sedere sulla poltrona, a fumare la pipa.
-Il fumo uccide- Riccardo.
-Anche io- Ginevra.
-Quoto- Giorgio Faletti, autore del romanzo "io uccido", a sua volta sequel del celebre libro "io charmander".
-Lasciateli morire in pace i fumatori. Ad ogni modo, venite per conto dell'Un, la seconda divinità della Triade, capisco, capisco- duca.
-In effetti mi ha detto solo di venire qui, ma non cosa fare una volta arrivati; tu devi essere la chiave di tutto- Riccardo.
-Un passepartout, insomma- Ginevra.
-Certo ragazzi, certo- acconsentì il duca mangiando confetti voracemente, -vedete, io non sono solo famoso in questo mondo come ecclesiasta e capo di stato del Ducato di Corvosanto, ho discreti contatti anche con l'altro-.
-L'altro mondo? Ma allora conosci la Morte- Ginevra.
-Non mi riferisco al Regno degli Inferi, per carità, è così brutto- disse Tommaso Giovanni scuotendo la testa, poi estrasse quello che sembrava un foglio da un cassetto del tavolo e lo posò su di esso. Era una mappa, o meglio, una cartina.
-Hai gettato il cibo per terra, che spreco, se non fossi schizzinosa lo mangerei io- disse Ginevra, e neanche aveva finito a pronunciare quelle parole che già stava mangiando gli avanzi.
-Contegno, ti prego- supplicò Riccardo.
-Orsù ragazza, ho gente pagata per mangiare i miei avanzi, non bado mica a spese. Osserva questa cartina piuttosto- duca.
-Illustra il terreno dove si pratica la caccia al fioraio? Altrimenti non mi interessa- Ginevra.
-Il duca sorrise dicendo: -non conosco questa usanza di cui parli, ma ti ho detto che non bazzico solo questo mondo. Ho discreti contatti con Animalcrossinglife-.
-Ma le Terre di Animalcrossinglife, anche noto come Regno di ACL, non erano solo una leggenda?- Riccardo.
-Essì, sta a vedere che Simone scriveva milleottocento pagine per un forum e alla fine si scopriva che questi era solo una leggenda- duca.
-Simone o il forum?- Riccardo.
-Io- disse Ginevra in un attacco di protagonismo.
-Oh suvvia, è ovvio che esista il Regno di Animalcrossinglife. Mai sentito parlare della Guerra dei Noob, combattuta un millennio fa?- duca.
-No... però quando ho visto nei ricordi della Morte, c'era un luogo dove vivevano dei Troll Truzzi, quindi può darsi che si tratti dello stesso cui accenni tu- Riccardo.
-"Noob" mi ricorda qualcosa, tipo uno slogan "Purogelo for president", però no- Ginevra.
Il duca si portò una mano in viso e assumendo la leggendaria posa del "facepalm", socchiudendo gli occhi, sussurrò: -gioventù bruciata-.
-Vecchiaia delirante- risposero loro in coro.
-Volete farmi credere che l'Un non vi ha detto niente del collegamento fra la Dea della Maremma e Animalcrossinglife?- chiese il duca stupito-
-Diciamo che Ginevra è il tramite tra i predestinati e l'Un, quindi mi pare ovvio che ci troviamo sette volte su due in vicolo cieco- Riccardo.
-Ho visto l'Un due volte in vita mia, sempre quando accade qualcosa di brutto, non sono mica visite di piacere- Ginevra.
-Allora vi spiego tutto io- duca.
-Ecco, lo sapevo- disse Ginevra sconsolata temendo una nuova lunghissima spiegazione.
-Vi dirò qual è lo scopo ultimo della Dea della Maremma, cosa c'entra il regno di ACL in tutto ciò, e soprattutto cos'ho in frigo- duca.
-Bello!- Ginevra.
-Mi sfugge l'importanza dell'ultimo punto, ma va bene- Riccardo.
I due predestinati si accomodarono su delle sedie d'oro libere nella sala dell'accoglienza, mentre la Morte, ormai data per dispersa da entrambi, aveva altri problemi a cui badare.
Nuvole di tempesta per il Cristallo
Spoiler
Brothers' war again! - Il numero uno di tutti i Demod (Chapter 26)Il principale problema che aveva impedito a Simone di trovarsi nella sala dell'accoglienza con i suoi amici era costituito dalle guardie; non che a batterle ci fosse voluto molto, ma poi lo avevano invitato a giocare con i lego, un invito che non si poteva rifiutare a cuor leggero.
-Ho quasi finito di montare la torre!- prima guardia.
-Dammi un mattoncino nero, grosso però- Simone.
-Quelli neri li hai presi tutti tu- protestò la seconda guardia.
-Ecco, l'ho finito!- concluse Simone facendo due passi indietro per ammirare il Nero Cancello di Mordor fatto coi lego a grandezza naturale. Le guardie spalancarono la bocca ammaliati e rimasero in quella posizione per almeno venticinque minuti, tanto che alcune rondini fecero il nido sul loro palato.
-Se muovete questa levetta qui escono gli orchi caricati a molla, è uno spettacolo- spiegò la Morte; poi fissò l'orologio e, accorgendosi che si era trattenuto anche troppo a lungo, aggiunse: -ops, devo scappare, gli altri mi stanno aspettando-.
In realtà non lo aspettava nessuno, però si mise a correre lo stesso attraversando in fretta e furia i giardini fino ad arrivare alla grande villa del duca; se qualche inserviente, insospettito forse da un tizio vestito di una tunica marrone e armato di falce, per quanto Simone si stupisse di come la gente potesse insospettirsi per simili insignificanti particolari, tentava di fermarlo, la Morte si limitava a falciarlo. Lungo la strada ci prese la mano e, arrivato davanti il portone dai battenti d'oro e le rifiniture in diamante, aveva decimato la servitù della magione.
Sull'uscio stava seduto un mendicante, con il volto basso e un santino del duca di Corvosanto nella mano sinistra, con su scritto "pace e bene e confetti".
-Dammi qualcosa- ingiunse il mendicante.
-Voi barboni diventate ogni giorno più diretti, una volta prima della richiesta di denaro c'era almeno un mezzo giro di parole- Simone.
-Me ne sono scordato- ammise il mendicante.
-Magari potrei regalarti un biglietto di sola andata per l'altro mondo in anticipo- disse la Morte prendendo una pergamena nera e leggendola con gli occhi; -dimmi nome e cognome e ti dirò quando saresti deceduto per cause naturali, qui ho segnate tutte le morti previste per il prossimo secolo, mi porto sempre il lavoro da casa se sono in viaggio-.
Il mendicante si alzò in piedi sorridendo.
-Il mio nome dici? Sicuro di non saperlo?- chiese, e alzò bene il viso affinchè la Morte potesse riconoscerlo.
Simone si sfilò occhiali, li pulì con la tunica (che però non era il candore fatto vestito, e quindi l'azione fu più o meno irrilevante), li inforcò nuovamente e mise a fuoco la figura.
-Alessio! Non mi aspettavo di trovarti qui, traditore- Simone.
-Alessio De' Bellucci, Luogotenente della Maremma, prego! La massima carica dopo la terza divinità in persona e la generalessa Brenda Brodo, sorella maggiore della tua compagna Ginevra; nonchè tuo ex fratello- Alessio.
La Morte fissò il cielo notando delle nuvole nere molto poco promettenti che si avvicinavano da ovest.
-Se non mi rispiegavi tutto non eri contento, ah?- sospirò senza guardare in volto il fratello.
-Pensi che uno solo dei lettori se le ricordasse, quelle cose?- Alessio.
-Contando che in tutto saranno tre, potrebbero darsi manforte a vicenda; e ti ho detto che non sei più mio fratello- Simone.
-Infatti ho detto "ex fratello"!- Alessio.
-Non l'avevo sentito- Simone.
-Amplifon ftw- Alessio.
La Morte strinse la falce, schernendo il fiorentino dicendo: -sei caduto così in basso da travestirti da mendicante-.
-In basso dici?- chiese il luogotenente mostrando il piattino con le offerte dei passanti, dove erano posate numerose banconote da cinquanta euro.
-Tutti quei soldi?!- Simone.
-Questa villa è frequentata da molti ricconi, il duca stesso quando fa l'elemosina regala direttamente delle macchine- spiegò Alessio indicando una Ferrari nuova di zecca parcheggiata a dieci metri da lì, sulla quale aveva già fatto disegnare un enorme lupo azzurro lungo le fiancate.
-Vero. Ma perchè sei qui?- Simone.
-A quanto pare- spiegò Alessio assumendo un'aria pensierosa, -il duca di Corvosanto possiede qualcosa che ci interessa. Forse informazioni, forse un'arma, neanche io so bene cosa; l'unica cosa di cui sono a conoscenza è che ha a che fare con le Terre di ACL-.
La Morte restò turbata da quelle parole e per un attimo la falce le tremò nella mano.
-Le... Terre di ACL? La Dea della Maremma ha intenzione di mettere a soqquadro anche quel mondo?- Simone.
-E che cosa ne so io- Alessio.
-Ma sei il suo luogotenente, no? Dovresti sapere almeno perchè combatti!- Simone.
-Lo so perchè combatto!- esclamò il luogotenente pestando a terra il piede e generando così un'onda durto che fece arretrare la Morte di mezzo metro; -combatto per la Maremma, con la prossima divinità che governerà questo mondo, e forse anche quello di ACL, alla luce dei fatti! Ma soprattutto...-
Alessio si avvicinò fino a poter fissare la Morte negli occhi, e terminare così la sua frase a effetto.
-... combatto perchè mi ha dato la forza per sconfiggerti- Alessio.
-Solo questo?- chiese Simone sorridendo mentre iniziava a sedersi; -perfetto, allora non vale la pena di venire alle armi-.
-Alzati, maledizione, sono venuto qui per ucciderti- Alessio.
-Col cavolo, non ho fatto colazione, stanotte non ho dormito, i miei compagni sono dal duca e io sono rimasto indietro. E vuoi anche combattere? Non ho mica le batterie duracell- Simone.
Il luogotenente a quelle parole afferrò il coniglio rosa delle batterie, che per pure caso passava di lì, e glielo tirò.
-Ecco, ora le hai- disse.
La Morte sospirò mentre il coniglio cercava di divincolarsi dalla sua stretta.
-Ale, non sono bravo a fingere. Io non ti odio, e prima di essere il luogotenente di quella Maremma maiala, resti sempre mio fratello. Non posso ucciderti- Simone.
-Ormai non potresti riuscirci neanche se lo volessi. Se ora andassi ad uccidere i tuoi amici, combatteresti?- Alessio.
La Morte si rialzò controvoglia e risvegliò la falce dicendo: -Falcia la sua anima, Karitori-ki-.
-Tieni così tanto a quei due, Simby Fragolino?- chiese Alessio prendendo posizione.
-Sei morto- concluse l'altro.
Nella sala dell'accoglienza, Riccardo camminava pensieroso avanti e indietro, in stato di catalessi come la protagonista di Paranormal Activity di notte quando era posseduta dal demone, mentre Ginevra andava su un'altalena d'oro massiccio, che era stata fatta montare nella stanza dal duca appositamente per lei. Erano i risultati dell'attenta spiegazione di Tommaso Giovanni sui due compagni, ed evidentemente avevano effetti diversi in base alla persona. O all'interesse della persona. Che poi è la stessa cosa.
-E così, la Maremma non mira solo a questo mondo, ma anche alle Terre di ACL- diceva Riccardo ad alta voce.
-Sempre più in altooo- urlava Ginevra sull'altalena sforzandosi di compiere un giro a 360° nonostante il suo peso.
-E' così, mio caro ragazzo. Ma non credere che ACL sia indifesa, lì risiedono individui con enormi poteri- duca.
-Eh, sì, i giornalisti e i collaboratori- fece scettico Riccardo.
-Please, Noe98, save the world!- Ginevra.
-Mi riferisco alla stirpe divina: i moderatori, che vestono l'azzurro del cielo, e che vivono vicini ad esso. Anche se quel colore ha così poco stile...- duca.
-Ma i mod non sono diventati Decaduti al servizio della Maremma?- Riccardo.
-Tutti hanno bisogno di un lavoretto part-time per sbarcare il lunario- duca.
-Lo sbarco sulla Luna- Ginevra.
-Lo sbarco della Luna era un fake, e ho le prove- affermò sicuro Roberto Giacobbo mostrando la foto di un gattopardo.
-Ad ogni modo, non tutti i moderatori sono diventati demoderatori (ovvero il passaggio da mod a demod), o ACL non esisterebbe già più- duca.
-Fino a quattro minuti fa neanche sapevamo che esistesse, e ACL mi richiama alla mente una marca di cibo per cani- Ginevra.
-Eh? E come?- Riccardo.
-"ACL": "Ai Cani Lavativi"- Ginevra.
-I cani del tuo agriturismo, insomma- Riccardo.
-Tali e quali alla loro padrona, ma non dirlo a Mufasa- Ginevra
-Premesso che io non capisca cosa c'entri il padre di Simba, la Maramma non può attuare i suoi piani, perchè le manca qualcosa- duca.
-Oddio, è castrata?- chiese preoccupata la fiorentina.
-Diomio, no, che cosa volgare odono le mie sante orecchie!- esclamò Tommaso Giovanni; poi chiamò un servitore e gli ordinò: -presto, delle orecchie di riserva!-
-Orecchiette al sugo o in brodo?- servitore.
-Vattene o ti cresimo! Pensare che fui io a battezzarti- duca.
-Cos'è che manca alla Maremma?- Riccardo.
-A parte l'assistenza sanitaria, l'unico oggetto che permette di accedere al Monte Founder- duca.
-Il Monte Founder... non è il luogo dove risiede l'essere, che creò ACL?- Riccardo.
-Riccardo tu rendi indisponente la gente, prima dici di non sapere nulla, poi dimostri di conoscere l'argomento meglio dell'altro interlocutore- Ginevra.
-Sì, il divino scorpion risiede lì- gli diede ragione Tommaso ignorando la ragazza.
-Fabio? Ma stiamo scherzando, cosa può volere la Maremma da uno che canta "ciuff ciuff" in webcam?- Ginevra.
-E che bestemmia ed è un pedobear, per di più- Riccardo.
-Scusate, io avrei una reputazione eh, e parlerò solo in presenza del mio avvocato. O di Simone. Meglio Simone, è più facilmente reperibile al cellulare- Fabio.
-Essendo un avvocato, mi sento chiamato in causa- Purogelo.
-Bene, portatemi in cella- Fabio.
-Le guardie del corpo di sua Santità Duca di Corvosanto gettarono via gli intrusi per permettere al discorso di proseguire; il discorso proseguì, all'incrocio non vide la macchina che arrivava da destra e tornò a farsi benedire.
-Ascoltate, ragazzi miei- continuò il duca assaporando il fumo del suo sigaro "Chanson De Roland", una marca che rendeva furiosi gli acquirenti chiamanti Orlando, -la Dea della Maremma vuole questo mondo, non lo metto in dubbio, ma prima ancora il suo desiderio di conquista si posa su ACL. Come potrebbe conquistare quel regno, con l'admin in circolazione? Ha intenzione di ucciderlo, per non avere rivali alla sua altezza sulla propria strada. Anche io agirei così in effetti al posto suo- duca.
-Insomma, se toglie il "pezzo grosso" di mezzo e in seguito si occupa dei moderatori e dei predestinati, il gioco è fatto per lei- Riccardo.
-Ma noi non siamo i predestinati? Forse dovremmo fermarla- Ginevra.
-I miei tornei di Mario Kart sul forum sono in pericolo, dobbiamo fermarla a tutti i costi- Riccardo.
-Quanta determinazione giovani, quanta determinazione. Forse potreste anche farcela, perchè senza il Cristallo dello Scorpione la Maremma non può violare le difese del Monte Founder, neanche se usasse la piena forza dei suoi poteri- duca.
-Sarebbe la chiave di casa di Fabio, quel cristallo...- Ginevra.
-Ma chissà dove si trova e quanti pericoli dovremo affrontare per trovarla- commentò amaramente Riccardo mandando un sms alla madre dicendo di non aspettarlo per le prossime ventotto cene.
Il duca indicò il caminetto in un angolo.
-Sta là sopra- disse.
-Che cosa?- Ginevra.
-Come sarebbe a dire "che cosa"? Il Cristallo dello Scorpione, ovvio!- duca.
-Wtf? Un simile artefatto sul caminetto?- Riccardo.
-Questo è un artefact! Altro che artattack- Ginevra.
Riccardo corse al caminetto e sollevò il piccolo oggetto che su trovava a proprio agio nel palmo della sua mano: uno scorpione di cristallo blu dall'aspetto prezioso.
-Mi sono uscite cose migliori dalle merendine Kinder e Ferrero- Ginevra.
-Tipo i magotti?- Riccardo.
-No, i magicanti e i tre elementi, "l'acqua vince il fuoco, il fuoco brucia il legno, il legno vince l'acqua e questo è il giocooo"- cantò Ginevra.
-Che voce soave nel tuo canto, fiorentina!- duca.
-Allora, ehm, non è che potremmo prendere il Cristallo per tenerlo al sicuro?- chiese Riccardo a Sua Santità Tommaso Giovanni.
-Sarà al sicuro se lo tieni tu, Riccardo, io lo romperei subito, da piccola riuscii a far cadere Ercolino Sempre in Piedi- Ginevra.
Il duca sorrise benevolo sulla sua poltrona accarezzando Milotic.
-Io lo uso come fermacarte quel coso, a che mi serve!- duca.
-Ma come, lo usa come un comune fermacarte nonostante sia così importante?- Riccardo.
-A parte il fatto che "importante" è un attributo relativamente soggettivo, perchè io non ho mai detto di tenere alla sicurezza di questo mondo o a quella di Animalcrossinglife. E poi, devi ammettere che è esteticamente sgradevole alla vista- duca.
-Io come chiave di accesso al Monte Founder mi aspettavo una statua di Igor alta quindici metri- Ginevra.
-Pratica da portare appesa alla cintura- duca.
-Igor? E chi è?- Riccardo.
-Il cane di Fabio- Ginevra.
-Come fai a dire con sicurezza chi sia il padrone e chi il cane?- Riccardo.
-In effetti non ci avevo mai pensato; mistero della fede, o dell'infedele, volendo- Ginevra.
-Beh allora, Vostra Eminenza Duca di Corvosanto, noi ce ne andiamo- Riccardo.
Tommaso Giovanni si alzò dal seggio, nonostante gli sforzi dovuti al fatto che la sua pancia si era incastrata fra la poltrona e il tavolo; disse: -oh, beh, in effetti non potete andarvene, sapete?-
-Giusto, prima si pranza!- Ginevra.
-E perchè no?- chiese Riccardo stringendo nella mano il Cristallo dello Scorpione, come se dovesse cadergli da un momento all'altro; poi accadde l'impensabile, anche se forse, avendolo io pensato per poterlo scrivere, impensabile non era.
In una nuvola verde come i rigogliosi campi toscani in primavera, apparve alta e risoluta la bellissima figura femminile della Dea della Maremma, stringendo, nonostante fosse una donna, un'enorme ascia a doppia lama che i suoi nemici conoscevano come Toscan Axe.
-Oh Tommy caro, certo che ce ne hai messo di tempo- disse posando sul duca i suoi occhi magnetici.
-Beh- concluse Tommaso Giovanni poggiando una mano sulla spalla della dea, -mi chiedi perchè non potete andarvene e portarvi via il cristallo? Perchè lei è arrivata prima di voi-.
-Ho quasi finito di montare la torre!- prima guardia.
-Dammi un mattoncino nero, grosso però- Simone.
-Quelli neri li hai presi tutti tu- protestò la seconda guardia.
-Ecco, l'ho finito!- concluse Simone facendo due passi indietro per ammirare il Nero Cancello di Mordor fatto coi lego a grandezza naturale. Le guardie spalancarono la bocca ammaliati e rimasero in quella posizione per almeno venticinque minuti, tanto che alcune rondini fecero il nido sul loro palato.
-Se muovete questa levetta qui escono gli orchi caricati a molla, è uno spettacolo- spiegò la Morte; poi fissò l'orologio e, accorgendosi che si era trattenuto anche troppo a lungo, aggiunse: -ops, devo scappare, gli altri mi stanno aspettando-.
In realtà non lo aspettava nessuno, però si mise a correre lo stesso attraversando in fretta e furia i giardini fino ad arrivare alla grande villa del duca; se qualche inserviente, insospettito forse da un tizio vestito di una tunica marrone e armato di falce, per quanto Simone si stupisse di come la gente potesse insospettirsi per simili insignificanti particolari, tentava di fermarlo, la Morte si limitava a falciarlo. Lungo la strada ci prese la mano e, arrivato davanti il portone dai battenti d'oro e le rifiniture in diamante, aveva decimato la servitù della magione.
Sull'uscio stava seduto un mendicante, con il volto basso e un santino del duca di Corvosanto nella mano sinistra, con su scritto "pace e bene e confetti".
-Dammi qualcosa- ingiunse il mendicante.
-Voi barboni diventate ogni giorno più diretti, una volta prima della richiesta di denaro c'era almeno un mezzo giro di parole- Simone.
-Me ne sono scordato- ammise il mendicante.
-Magari potrei regalarti un biglietto di sola andata per l'altro mondo in anticipo- disse la Morte prendendo una pergamena nera e leggendola con gli occhi; -dimmi nome e cognome e ti dirò quando saresti deceduto per cause naturali, qui ho segnate tutte le morti previste per il prossimo secolo, mi porto sempre il lavoro da casa se sono in viaggio-.
Il mendicante si alzò in piedi sorridendo.
-Il mio nome dici? Sicuro di non saperlo?- chiese, e alzò bene il viso affinchè la Morte potesse riconoscerlo.
Simone si sfilò occhiali, li pulì con la tunica (che però non era il candore fatto vestito, e quindi l'azione fu più o meno irrilevante), li inforcò nuovamente e mise a fuoco la figura.
-Alessio! Non mi aspettavo di trovarti qui, traditore- Simone.
-Alessio De' Bellucci, Luogotenente della Maremma, prego! La massima carica dopo la terza divinità in persona e la generalessa Brenda Brodo, sorella maggiore della tua compagna Ginevra; nonchè tuo ex fratello- Alessio.
La Morte fissò il cielo notando delle nuvole nere molto poco promettenti che si avvicinavano da ovest.
-Se non mi rispiegavi tutto non eri contento, ah?- sospirò senza guardare in volto il fratello.
-Pensi che uno solo dei lettori se le ricordasse, quelle cose?- Alessio.
-Contando che in tutto saranno tre, potrebbero darsi manforte a vicenda; e ti ho detto che non sei più mio fratello- Simone.
-Infatti ho detto "ex fratello"!- Alessio.
-Non l'avevo sentito- Simone.
-Amplifon ftw- Alessio.
La Morte strinse la falce, schernendo il fiorentino dicendo: -sei caduto così in basso da travestirti da mendicante-.
-In basso dici?- chiese il luogotenente mostrando il piattino con le offerte dei passanti, dove erano posate numerose banconote da cinquanta euro.
-Tutti quei soldi?!- Simone.
-Questa villa è frequentata da molti ricconi, il duca stesso quando fa l'elemosina regala direttamente delle macchine- spiegò Alessio indicando una Ferrari nuova di zecca parcheggiata a dieci metri da lì, sulla quale aveva già fatto disegnare un enorme lupo azzurro lungo le fiancate.
-Vero. Ma perchè sei qui?- Simone.
-A quanto pare- spiegò Alessio assumendo un'aria pensierosa, -il duca di Corvosanto possiede qualcosa che ci interessa. Forse informazioni, forse un'arma, neanche io so bene cosa; l'unica cosa di cui sono a conoscenza è che ha a che fare con le Terre di ACL-.
La Morte restò turbata da quelle parole e per un attimo la falce le tremò nella mano.
-Le... Terre di ACL? La Dea della Maremma ha intenzione di mettere a soqquadro anche quel mondo?- Simone.
-E che cosa ne so io- Alessio.
-Ma sei il suo luogotenente, no? Dovresti sapere almeno perchè combatti!- Simone.
-Lo so perchè combatto!- esclamò il luogotenente pestando a terra il piede e generando così un'onda durto che fece arretrare la Morte di mezzo metro; -combatto per la Maremma, con la prossima divinità che governerà questo mondo, e forse anche quello di ACL, alla luce dei fatti! Ma soprattutto...-
Alessio si avvicinò fino a poter fissare la Morte negli occhi, e terminare così la sua frase a effetto.
-... combatto perchè mi ha dato la forza per sconfiggerti- Alessio.
-Solo questo?- chiese Simone sorridendo mentre iniziava a sedersi; -perfetto, allora non vale la pena di venire alle armi-.
-Alzati, maledizione, sono venuto qui per ucciderti- Alessio.
-Col cavolo, non ho fatto colazione, stanotte non ho dormito, i miei compagni sono dal duca e io sono rimasto indietro. E vuoi anche combattere? Non ho mica le batterie duracell- Simone.
Il luogotenente a quelle parole afferrò il coniglio rosa delle batterie, che per pure caso passava di lì, e glielo tirò.
-Ecco, ora le hai- disse.
La Morte sospirò mentre il coniglio cercava di divincolarsi dalla sua stretta.
-Ale, non sono bravo a fingere. Io non ti odio, e prima di essere il luogotenente di quella Maremma maiala, resti sempre mio fratello. Non posso ucciderti- Simone.
-Ormai non potresti riuscirci neanche se lo volessi. Se ora andassi ad uccidere i tuoi amici, combatteresti?- Alessio.
La Morte si rialzò controvoglia e risvegliò la falce dicendo: -Falcia la sua anima, Karitori-ki-.
-Tieni così tanto a quei due, Simby Fragolino?- chiese Alessio prendendo posizione.
-Sei morto- concluse l'altro.
Nella sala dell'accoglienza, Riccardo camminava pensieroso avanti e indietro, in stato di catalessi come la protagonista di Paranormal Activity di notte quando era posseduta dal demone, mentre Ginevra andava su un'altalena d'oro massiccio, che era stata fatta montare nella stanza dal duca appositamente per lei. Erano i risultati dell'attenta spiegazione di Tommaso Giovanni sui due compagni, ed evidentemente avevano effetti diversi in base alla persona. O all'interesse della persona. Che poi è la stessa cosa.
-E così, la Maremma non mira solo a questo mondo, ma anche alle Terre di ACL- diceva Riccardo ad alta voce.
-Sempre più in altooo- urlava Ginevra sull'altalena sforzandosi di compiere un giro a 360° nonostante il suo peso.
-E' così, mio caro ragazzo. Ma non credere che ACL sia indifesa, lì risiedono individui con enormi poteri- duca.
-Eh, sì, i giornalisti e i collaboratori- fece scettico Riccardo.
-Please, Noe98, save the world!- Ginevra.
-Mi riferisco alla stirpe divina: i moderatori, che vestono l'azzurro del cielo, e che vivono vicini ad esso. Anche se quel colore ha così poco stile...- duca.
-Ma i mod non sono diventati Decaduti al servizio della Maremma?- Riccardo.
-Tutti hanno bisogno di un lavoretto part-time per sbarcare il lunario- duca.
-Lo sbarco sulla Luna- Ginevra.
-Lo sbarco della Luna era un fake, e ho le prove- affermò sicuro Roberto Giacobbo mostrando la foto di un gattopardo.
-Ad ogni modo, non tutti i moderatori sono diventati demoderatori (ovvero il passaggio da mod a demod), o ACL non esisterebbe già più- duca.
-Fino a quattro minuti fa neanche sapevamo che esistesse, e ACL mi richiama alla mente una marca di cibo per cani- Ginevra.
-Eh? E come?- Riccardo.
-"ACL": "Ai Cani Lavativi"- Ginevra.
-I cani del tuo agriturismo, insomma- Riccardo.
-Tali e quali alla loro padrona, ma non dirlo a Mufasa- Ginevra
-Premesso che io non capisca cosa c'entri il padre di Simba, la Maramma non può attuare i suoi piani, perchè le manca qualcosa- duca.
-Oddio, è castrata?- chiese preoccupata la fiorentina.
-Diomio, no, che cosa volgare odono le mie sante orecchie!- esclamò Tommaso Giovanni; poi chiamò un servitore e gli ordinò: -presto, delle orecchie di riserva!-
-Orecchiette al sugo o in brodo?- servitore.
-Vattene o ti cresimo! Pensare che fui io a battezzarti- duca.
-Cos'è che manca alla Maremma?- Riccardo.
-A parte l'assistenza sanitaria, l'unico oggetto che permette di accedere al Monte Founder- duca.
-Il Monte Founder... non è il luogo dove risiede l'essere, che creò ACL?- Riccardo.
-Riccardo tu rendi indisponente la gente, prima dici di non sapere nulla, poi dimostri di conoscere l'argomento meglio dell'altro interlocutore- Ginevra.
-Sì, il divino scorpion risiede lì- gli diede ragione Tommaso ignorando la ragazza.
-Fabio? Ma stiamo scherzando, cosa può volere la Maremma da uno che canta "ciuff ciuff" in webcam?- Ginevra.
-E che bestemmia ed è un pedobear, per di più- Riccardo.
-Scusate, io avrei una reputazione eh, e parlerò solo in presenza del mio avvocato. O di Simone. Meglio Simone, è più facilmente reperibile al cellulare- Fabio.
-Essendo un avvocato, mi sento chiamato in causa- Purogelo.
-Bene, portatemi in cella- Fabio.
-Le guardie del corpo di sua Santità Duca di Corvosanto gettarono via gli intrusi per permettere al discorso di proseguire; il discorso proseguì, all'incrocio non vide la macchina che arrivava da destra e tornò a farsi benedire.
-Ascoltate, ragazzi miei- continuò il duca assaporando il fumo del suo sigaro "Chanson De Roland", una marca che rendeva furiosi gli acquirenti chiamanti Orlando, -la Dea della Maremma vuole questo mondo, non lo metto in dubbio, ma prima ancora il suo desiderio di conquista si posa su ACL. Come potrebbe conquistare quel regno, con l'admin in circolazione? Ha intenzione di ucciderlo, per non avere rivali alla sua altezza sulla propria strada. Anche io agirei così in effetti al posto suo- duca.
-Insomma, se toglie il "pezzo grosso" di mezzo e in seguito si occupa dei moderatori e dei predestinati, il gioco è fatto per lei- Riccardo.
-Ma noi non siamo i predestinati? Forse dovremmo fermarla- Ginevra.
-I miei tornei di Mario Kart sul forum sono in pericolo, dobbiamo fermarla a tutti i costi- Riccardo.
-Quanta determinazione giovani, quanta determinazione. Forse potreste anche farcela, perchè senza il Cristallo dello Scorpione la Maremma non può violare le difese del Monte Founder, neanche se usasse la piena forza dei suoi poteri- duca.
-Sarebbe la chiave di casa di Fabio, quel cristallo...- Ginevra.
-Ma chissà dove si trova e quanti pericoli dovremo affrontare per trovarla- commentò amaramente Riccardo mandando un sms alla madre dicendo di non aspettarlo per le prossime ventotto cene.
Il duca indicò il caminetto in un angolo.
-Sta là sopra- disse.
-Che cosa?- Ginevra.
-Come sarebbe a dire "che cosa"? Il Cristallo dello Scorpione, ovvio!- duca.
-Wtf? Un simile artefatto sul caminetto?- Riccardo.
-Questo è un artefact! Altro che artattack- Ginevra.
Riccardo corse al caminetto e sollevò il piccolo oggetto che su trovava a proprio agio nel palmo della sua mano: uno scorpione di cristallo blu dall'aspetto prezioso.
-Mi sono uscite cose migliori dalle merendine Kinder e Ferrero- Ginevra.
-Tipo i magotti?- Riccardo.
-No, i magicanti e i tre elementi, "l'acqua vince il fuoco, il fuoco brucia il legno, il legno vince l'acqua e questo è il giocooo"- cantò Ginevra.
-Che voce soave nel tuo canto, fiorentina!- duca.
-Allora, ehm, non è che potremmo prendere il Cristallo per tenerlo al sicuro?- chiese Riccardo a Sua Santità Tommaso Giovanni.
-Sarà al sicuro se lo tieni tu, Riccardo, io lo romperei subito, da piccola riuscii a far cadere Ercolino Sempre in Piedi- Ginevra.
Il duca sorrise benevolo sulla sua poltrona accarezzando Milotic.
-Io lo uso come fermacarte quel coso, a che mi serve!- duca.
-Ma come, lo usa come un comune fermacarte nonostante sia così importante?- Riccardo.
-A parte il fatto che "importante" è un attributo relativamente soggettivo, perchè io non ho mai detto di tenere alla sicurezza di questo mondo o a quella di Animalcrossinglife. E poi, devi ammettere che è esteticamente sgradevole alla vista- duca.
-Io come chiave di accesso al Monte Founder mi aspettavo una statua di Igor alta quindici metri- Ginevra.
-Pratica da portare appesa alla cintura- duca.
-Igor? E chi è?- Riccardo.
-Il cane di Fabio- Ginevra.
-Come fai a dire con sicurezza chi sia il padrone e chi il cane?- Riccardo.
-In effetti non ci avevo mai pensato; mistero della fede, o dell'infedele, volendo- Ginevra.
-Beh allora, Vostra Eminenza Duca di Corvosanto, noi ce ne andiamo- Riccardo.
Tommaso Giovanni si alzò dal seggio, nonostante gli sforzi dovuti al fatto che la sua pancia si era incastrata fra la poltrona e il tavolo; disse: -oh, beh, in effetti non potete andarvene, sapete?-
-Giusto, prima si pranza!- Ginevra.
-E perchè no?- chiese Riccardo stringendo nella mano il Cristallo dello Scorpione, come se dovesse cadergli da un momento all'altro; poi accadde l'impensabile, anche se forse, avendolo io pensato per poterlo scrivere, impensabile non era.
In una nuvola verde come i rigogliosi campi toscani in primavera, apparve alta e risoluta la bellissima figura femminile della Dea della Maremma, stringendo, nonostante fosse una donna, un'enorme ascia a doppia lama che i suoi nemici conoscevano come Toscan Axe.
-Oh Tommy caro, certo che ce ne hai messo di tempo- disse posando sul duca i suoi occhi magnetici.
-Beh- concluse Tommaso Giovanni poggiando una mano sulla spalla della dea, -mi chiedi perchè non potete andarvene e portarvi via il cristallo? Perchè lei è arrivata prima di voi-.
Spoiler
The Rise of Maremma (Chapter 27; capitolo conclusivo prima parte)Il luogotenente della Dea della Maremma Alessio De' Bellucci cadde nuovamente su un ginocchio, con il sangue che zampillava fuori dalle numerose ferite e soprattutto, dal suo orgoglio ferito (una frase ad effetto, anche se normalmente gli orgogli non perdono sangue, a meno che non si tratti solo di un pregiudizio, e in questo caso direi "Orgoglio e Pregiudizio!"); la Morte reggeva a fatica la falce, il cappuccio tagliato via da un fendente dell'avversario era ormai stato dato per disperso dal proprietario, mentre sul petto si apriva una lunga ferita che univa la spalla destra al fianco sinistro.
-Massì, perchè ascoltare Gandhi, usate la violenza dai, diventate carne da macello!- si lamentò un vecchio sputando a terra, disapprovando l'atteggiamento dei due giovani.
Simone si appoggiò sulla falce scaricando su di essi i 3 chili che pesava.
-Sei diventato forte- acconsentì sorridendo.
-Stupido- rispose Alessio rialzandosi nonostante la fatica, -questo non è niente-.
-Tra poco inizierò a farti ferite più profonde- Morte.
-Non temo la tua falce- Alessio.
-La mancanza di paura può essere controproducente- Morte.
-Mia figlia ti prenderà in giro se dici frasi così profonde- Alessio.
-Ginevra? Ci finirà lei in qualcosa di profondo, tipo una buca di otto metri, se mi prenderà in giro- ribattè la Morte, pensando che comunque si stava vantando a vanvera dato che la fiorentina lo prendeva in giro in continuazione anche se respirava, e si trovava ancora molti metri sul livello del mare rispetto alla voragine in cui sarebbe dovuto stare.
Il luogotenente impugnò la sua spada, la cui elsa recava l'effige di un lupo azzurro e la cui lama era seghettata con quelle che sembravano delle piccole scaglie metalliche lungo il filo.
-Quella spada fa un male cane!- disse Simone indicando l'arma.
-La mia Stray è costruita per essere selvaggiamente letale, e comunque anche io ho visto falci rompersi contro il cotone!- Alessio.
-Ne parlerò col fornitore se la mia Karitori-ki dovesse rompersi- Simone.
Poi pensò di essere stato indelicato, prese la falce e le disse: -Mannò, piccina, noi staremo insieme per sempre-.
Alessio si scagliò all'attacco brandendo la sua Stray, urlando: -ridicola Morte!-
Simone parò il colpo con la falce rispondendo: -Padre di famiglia insulso-.
-C'è posta per voi!- Maria De Filippi.
-Dopo!- le rispose Alessio.
-Ho cambiato account!- le disse la Morte.
-Ma è posta cartacea!- protestò quella.
-Allora dai qua, che la uso quest'inverno per il camino e risparmio sulla legna- fece Simone prendendo le lettere e ficcandosele sotto la tunica; il luogotenente approfittò della distrazione per fargli volare via la falce di mano.
-Oh, ma che diavolo!- imprecò Simone.
-Se ti distrai, morirai- Alessio.
La Morte rise di gusto andando a raccogliere Karitori-ki e a comprare il giornale da un ragazzino con la sacca verde che ne vendeva lì vicino (a quanto pareva nessuno aveva paura di quei due individui che combattevano).
-Uccidere la Morte? Sounds interesting!- Simone.
-Non sottovalutarmi troppo- Alessio.
-Ormai ho visto come combatti, non c'è da preoccuparsi; ti facevo più forte per il grado che rivesti. Probabilmente la Maremma dà in omaggio le cariche dell'esercito con i pacchetti di caramelle- Simone.
-"Ti facevo più forte per il tuo grado"? Che sono, un termometro che mi giudichi in base alla temperatura?- Alessio.
-Non è quello che intendevo- Simone.
-Sdrammatizzavo. C'è qualcosa che ho tenuto nascosta a tutti, tranne che alla mia signora- Alessio.
-Hai una relazione con la Maremma? Non vedo come possa influenzare le sorti del duello, però ora ho capito perchè non hai protestato per il fatto che tua moglie sia stata esiliata in un'altra dimensione- Simone.
-Ma al diavolo Veronica e un'ipotetica relazione con la dea!- esclamò il fiorentino.
Si scoprì la spalla sinistra, dove era tatuato in carattere "comic sans ms" il numero "1".
Per chi non lo avesse capito è un colpo di scena.
-Tu... maledetto cheater schifoso- Simone.
-Esatto. Io sono diventato luogotenente, ho fatto carriera in fretta al servizio della terza divinità, ma prima ero (e lo sono ancora del resto) il numero uno di tutti i Decaduti, il migliore! Anche Veronica quando maremmadigievolveva in PyroVeronica perdeva in quarantacinque secondi contro di me, un guinnes world record!- Alessio.
Gli mostrò anche la medaglia del guinnes world record, su cui era incisa una dedica che recitava: "Ad Alessio con affetto, che vinse PyroVeronica in quarantacinque secondi battendo il precedente record dell'Uomo Tigre".
-Questo vuol dire che anche tu, come Letizia e Veronica, sei un demod, e che conoscevi l'Essere, il divino scorpion, un tempo...- Morte.
-Vorrei poter dire di no, ma è così- ammise Alessio.
-Ma perchè siete passati alla parte del nemico? Cioè, io di solito li stimo i cattivi, e sono decisamente più interessanti e affascinanti, ma la Dea della Maremma rasenta un'ipotetica divinità del terzo mondo- Simone.
Il luogotenente lanciò lontano la spada, poi alzò al cielo il braccio sinistro e il numero uno tatuato si illuminò d'argento.
-Tu, che getti lontano la tua spada in questo modo, non potrai mai usare davvero i suoi poteri, perchè non la rispetti- Simone.
-Sembri mio nonno, e l'è toshano anche lui. Mi hai chiesto perchè sono passato dalla parte della Dea? Per il potere! Alessio De' Bellucci, Signore e Numero Uno dei Demoderatori, maremmadigievolveee!- Alessio.
-Oddio, ma perchè si trasforma? Mica volevo offenderlo- pensò Simone ad alta voce.
Mentre l'avversario era avvolto di una nube grigia e faceva tremare la terra con l'energia rilasciata, il ragazzo che vendeva i giornali si avvicinò alla Morte.
-Ehm, signore...- ragazzo.
-Te l'ho già comprato il giornale, neanche ho fatto in tempo a leggerlo, non me ne serve un altro. Che c'è?- rispose brusco Simone mentre con una mano reggeva la falce e con l'altra si soffiava rumorosamente il naso, ora che aveva alcuni secondi per poterlo fare, e resistere fino a quel momento aveva rasentato l'inverosimile.
-Pensa di poterlo battere? Dopotutto è luogotenente e anche il primo dei leggendari demod...- ragazzo.
La Morte fissò la falce. Pensò che il ragazzo che vendeva i giornali fosse un fan di suo fratello, e pensò anche di ucciderlo per il nervoso, ma si trattenne.
-Non lo so- rispose.
-Ma io le ho lette tutte le cronache! Se muore non saranno più così belle- ragazzo.
-Adesso sì che mi piaci, ragazzino che vende i giornali vicino a luoghi pericolosi dove non passa nessuno, ma temo che solo tu la pensi così. Tu e Dante Alighieri- Morte.
-Ma Dante è morto da tempo- ragazzo.
Si aprì una voragine infernale vicino al ragazzo, dalla quale uscì il protagonista di Dante's Inferno indicando in malo modo il giovane con la sua falce infuocata mentre cavalcava Gerione.
-Fail- commentò la Morte osservando la scena senza sentirsi veramente partecipe.
-E chi può dirlo, magari Dante non è mai morto!- Roberto Giacobbo.
-Signore- insinuò il ragazzo, -non è che lei non lo uccide subito solo perchè è suo fratello?-
Il simbolo di ScivoloAnanas sulla mano di Simone iniziò a brillare a intermittenza.
-Ops, è partita la freccia a destra- Simone.
-Ma è come un segnalatore delle autovetture? E poi, perchè evita la domanda?- ragazzo.
La Morte diede ottanta centesimi al ragazzo, dicendo: -sono fatti miei. Questi soldi portali a Riccardo se dovessi vedere il luogotenente ergersi sulla mia carcassa-.
-Solo 80 centesimi?- ragazzo.
-Quanto vuoi che costi a Bologna l'accesso al bagno pubblico?- Simone.
-Nel 2011 ci sarà un piccolo aumento, fino a quindici euro- sindaco di Bologna.
-Addio meeting per quanto mi riguarda- concluse Simone avvicinandosi alla nube di fumo che si stava diradando.
Prima che potesse anche solo cercare con lo sguardo suo fratello, avvertì una vibrazione accanto a lui, e il braccio che reggeva la falce, il destro, si squarciò di lato con un guizzo di sangue; la Morte sgranò gli occhi, voltandosi a guardare dietro di lei.
-Lento. Troppo lento-.
Il luogotenente era ricoperto di lame argentate ovunque, lungo la schiena, sul petto, gli stessi capelli si erano drizzati in pericolosi strumenti di morte acuminati; non una sola parte del suo corpo era scoperta, tranne il volto, i cui occhi erano diventati di un freddo color acciaio. Le dita delle mani erano spade lunghe mezzo metro, dieci in tutto; evitare dieci di quei cosi sarebbe stato più difficile che trovare la valle incantata con i dinosauri per avere le foglie stella. Nelle mutande, visto il resto del corpo, meglio non sapere cos'era successo.
-Cosa diavolo ti ha fatto la Maremma? Sei diventato una lama vivente- fece la Morte cupa.
-Una lama? Doveva essere morto stecchito!- Izma de "Le follie dell'imperatore".
-Eh già, strano- Kronk.
-Non "lama", lama! Cioè sì, è uguale, ma diverso!- Simone.
-Ah beh, naturalmente- acconsentirono quelli senza capire che la differenza tra l'animale e l'arma affilata era ben più evidente di quelle parole confuse.
-Dillo che è incredibilmente affascinante- fece il luogotenente ignorando gli altri.
-Cavolo, sì- ammise l'altro invidioso.
-Sto per ucciderti, ex fratello. Contro la mia forma demod a piena potenza non hai scampo. Ventargento Sor Bellucci sta arrivando!- luogotenente.
-Massì, perchè ascoltare Gandhi, usate la violenza dai, diventate carne da macello!- si lamentò un vecchio sputando a terra, disapprovando l'atteggiamento dei due giovani.
Simone si appoggiò sulla falce scaricando su di essi i 3 chili che pesava.
-Sei diventato forte- acconsentì sorridendo.
-Stupido- rispose Alessio rialzandosi nonostante la fatica, -questo non è niente-.
-Tra poco inizierò a farti ferite più profonde- Morte.
-Non temo la tua falce- Alessio.
-La mancanza di paura può essere controproducente- Morte.
-Mia figlia ti prenderà in giro se dici frasi così profonde- Alessio.
-Ginevra? Ci finirà lei in qualcosa di profondo, tipo una buca di otto metri, se mi prenderà in giro- ribattè la Morte, pensando che comunque si stava vantando a vanvera dato che la fiorentina lo prendeva in giro in continuazione anche se respirava, e si trovava ancora molti metri sul livello del mare rispetto alla voragine in cui sarebbe dovuto stare.
Il luogotenente impugnò la sua spada, la cui elsa recava l'effige di un lupo azzurro e la cui lama era seghettata con quelle che sembravano delle piccole scaglie metalliche lungo il filo.
-Quella spada fa un male cane!- disse Simone indicando l'arma.
-La mia Stray è costruita per essere selvaggiamente letale, e comunque anche io ho visto falci rompersi contro il cotone!- Alessio.
-Ne parlerò col fornitore se la mia Karitori-ki dovesse rompersi- Simone.
Poi pensò di essere stato indelicato, prese la falce e le disse: -Mannò, piccina, noi staremo insieme per sempre-.
Alessio si scagliò all'attacco brandendo la sua Stray, urlando: -ridicola Morte!-
Simone parò il colpo con la falce rispondendo: -Padre di famiglia insulso-.
-C'è posta per voi!- Maria De Filippi.
-Dopo!- le rispose Alessio.
-Ho cambiato account!- le disse la Morte.
-Ma è posta cartacea!- protestò quella.
-Allora dai qua, che la uso quest'inverno per il camino e risparmio sulla legna- fece Simone prendendo le lettere e ficcandosele sotto la tunica; il luogotenente approfittò della distrazione per fargli volare via la falce di mano.
-Oh, ma che diavolo!- imprecò Simone.
-Se ti distrai, morirai- Alessio.
La Morte rise di gusto andando a raccogliere Karitori-ki e a comprare il giornale da un ragazzino con la sacca verde che ne vendeva lì vicino (a quanto pareva nessuno aveva paura di quei due individui che combattevano).
-Uccidere la Morte? Sounds interesting!- Simone.
-Non sottovalutarmi troppo- Alessio.
-Ormai ho visto come combatti, non c'è da preoccuparsi; ti facevo più forte per il grado che rivesti. Probabilmente la Maremma dà in omaggio le cariche dell'esercito con i pacchetti di caramelle- Simone.
-"Ti facevo più forte per il tuo grado"? Che sono, un termometro che mi giudichi in base alla temperatura?- Alessio.
-Non è quello che intendevo- Simone.
-Sdrammatizzavo. C'è qualcosa che ho tenuto nascosta a tutti, tranne che alla mia signora- Alessio.
-Hai una relazione con la Maremma? Non vedo come possa influenzare le sorti del duello, però ora ho capito perchè non hai protestato per il fatto che tua moglie sia stata esiliata in un'altra dimensione- Simone.
-Ma al diavolo Veronica e un'ipotetica relazione con la dea!- esclamò il fiorentino.
Si scoprì la spalla sinistra, dove era tatuato in carattere "comic sans ms" il numero "1".
Per chi non lo avesse capito è un colpo di scena.
-Tu... maledetto cheater schifoso- Simone.
-Esatto. Io sono diventato luogotenente, ho fatto carriera in fretta al servizio della terza divinità, ma prima ero (e lo sono ancora del resto) il numero uno di tutti i Decaduti, il migliore! Anche Veronica quando maremmadigievolveva in PyroVeronica perdeva in quarantacinque secondi contro di me, un guinnes world record!- Alessio.
Gli mostrò anche la medaglia del guinnes world record, su cui era incisa una dedica che recitava: "Ad Alessio con affetto, che vinse PyroVeronica in quarantacinque secondi battendo il precedente record dell'Uomo Tigre".
-Questo vuol dire che anche tu, come Letizia e Veronica, sei un demod, e che conoscevi l'Essere, il divino scorpion, un tempo...- Morte.
-Vorrei poter dire di no, ma è così- ammise Alessio.
-Ma perchè siete passati alla parte del nemico? Cioè, io di solito li stimo i cattivi, e sono decisamente più interessanti e affascinanti, ma la Dea della Maremma rasenta un'ipotetica divinità del terzo mondo- Simone.
Il luogotenente lanciò lontano la spada, poi alzò al cielo il braccio sinistro e il numero uno tatuato si illuminò d'argento.
-Tu, che getti lontano la tua spada in questo modo, non potrai mai usare davvero i suoi poteri, perchè non la rispetti- Simone.
-Sembri mio nonno, e l'è toshano anche lui. Mi hai chiesto perchè sono passato dalla parte della Dea? Per il potere! Alessio De' Bellucci, Signore e Numero Uno dei Demoderatori, maremmadigievolveee!- Alessio.
-Oddio, ma perchè si trasforma? Mica volevo offenderlo- pensò Simone ad alta voce.
Mentre l'avversario era avvolto di una nube grigia e faceva tremare la terra con l'energia rilasciata, il ragazzo che vendeva i giornali si avvicinò alla Morte.
-Ehm, signore...- ragazzo.
-Te l'ho già comprato il giornale, neanche ho fatto in tempo a leggerlo, non me ne serve un altro. Che c'è?- rispose brusco Simone mentre con una mano reggeva la falce e con l'altra si soffiava rumorosamente il naso, ora che aveva alcuni secondi per poterlo fare, e resistere fino a quel momento aveva rasentato l'inverosimile.
-Pensa di poterlo battere? Dopotutto è luogotenente e anche il primo dei leggendari demod...- ragazzo.
La Morte fissò la falce. Pensò che il ragazzo che vendeva i giornali fosse un fan di suo fratello, e pensò anche di ucciderlo per il nervoso, ma si trattenne.
-Non lo so- rispose.
-Ma io le ho lette tutte le cronache! Se muore non saranno più così belle- ragazzo.
-Adesso sì che mi piaci, ragazzino che vende i giornali vicino a luoghi pericolosi dove non passa nessuno, ma temo che solo tu la pensi così. Tu e Dante Alighieri- Morte.
-Ma Dante è morto da tempo- ragazzo.
Si aprì una voragine infernale vicino al ragazzo, dalla quale uscì il protagonista di Dante's Inferno indicando in malo modo il giovane con la sua falce infuocata mentre cavalcava Gerione.
-Fail- commentò la Morte osservando la scena senza sentirsi veramente partecipe.
-E chi può dirlo, magari Dante non è mai morto!- Roberto Giacobbo.
-Signore- insinuò il ragazzo, -non è che lei non lo uccide subito solo perchè è suo fratello?-
Il simbolo di ScivoloAnanas sulla mano di Simone iniziò a brillare a intermittenza.
-Ops, è partita la freccia a destra- Simone.
-Ma è come un segnalatore delle autovetture? E poi, perchè evita la domanda?- ragazzo.
La Morte diede ottanta centesimi al ragazzo, dicendo: -sono fatti miei. Questi soldi portali a Riccardo se dovessi vedere il luogotenente ergersi sulla mia carcassa-.
-Solo 80 centesimi?- ragazzo.
-Quanto vuoi che costi a Bologna l'accesso al bagno pubblico?- Simone.
-Nel 2011 ci sarà un piccolo aumento, fino a quindici euro- sindaco di Bologna.
-Addio meeting per quanto mi riguarda- concluse Simone avvicinandosi alla nube di fumo che si stava diradando.
Prima che potesse anche solo cercare con lo sguardo suo fratello, avvertì una vibrazione accanto a lui, e il braccio che reggeva la falce, il destro, si squarciò di lato con un guizzo di sangue; la Morte sgranò gli occhi, voltandosi a guardare dietro di lei.
-Lento. Troppo lento-.
Il luogotenente era ricoperto di lame argentate ovunque, lungo la schiena, sul petto, gli stessi capelli si erano drizzati in pericolosi strumenti di morte acuminati; non una sola parte del suo corpo era scoperta, tranne il volto, i cui occhi erano diventati di un freddo color acciaio. Le dita delle mani erano spade lunghe mezzo metro, dieci in tutto; evitare dieci di quei cosi sarebbe stato più difficile che trovare la valle incantata con i dinosauri per avere le foglie stella. Nelle mutande, visto il resto del corpo, meglio non sapere cos'era successo.
-Cosa diavolo ti ha fatto la Maremma? Sei diventato una lama vivente- fece la Morte cupa.
-Una lama? Doveva essere morto stecchito!- Izma de "Le follie dell'imperatore".
-Eh già, strano- Kronk.
-Non "lama", lama! Cioè sì, è uguale, ma diverso!- Simone.
-Ah beh, naturalmente- acconsentirono quelli senza capire che la differenza tra l'animale e l'arma affilata era ben più evidente di quelle parole confuse.
-Dillo che è incredibilmente affascinante- fece il luogotenente ignorando gli altri.
-Cavolo, sì- ammise l'altro invidioso.
-Sto per ucciderti, ex fratello. Contro la mia forma demod a piena potenza non hai scampo. Ventargento Sor Bellucci sta arrivando!- luogotenente.
L'ascesa della Maremma
Spoiler
La Dea della Maremma avanzò lungo la stanza avvolta dallo stesso bagliore che Ginevra aveva visto adornare l'Un, ma meno intenso, e più tendente al verde; i suoi abiti erano verdi anch'essi, di una tonalità molto chiara, e i lunghi capelli corvini le ricadevano lungo i fianchi. Forse erano i suoi capelli la causa dell'alleanza con il duca di Corvosanto, per via del termine "corvino", se avrò abbastanza fondi aprirò un'inchiesta al riguardo.
La terza divinità brandiva l'enorme ascia a doppia lama con una sola mano, nonostante qualunque altro essere umano avrebbe avuto necessità di usarle entrambe e nel caso di Ginevra sarebbe stato necessario richiedere l'assistenza per gli invalidi. I servitori lanciarono via le pentole di confetti e fuggirono impazziti, mentre il duca rifletteva se fosse dignitoso metterseli a mangiare per terra, tanto erano buoni; il servo più coraggioso chiese alla Maremma se sarebbe rimasta a pranzo.
-Oggi abbiamo dell'ottimo manzo- azzardò il vassallo.
-Toscano?- chiese la dea.
-Li importiamo dalla Palestina, veramente, c'è la svendita negli ultimi tempi- vassallo.
-Che schifo, vattene o quello che resterà di te potrà essere confuso con le interiora di un manzo. Un manzo toscano- Maremma.
Ginevra indicò il nemico esclamando: -la Maremma maiala!-
Riccardo le si gettò addosso gridando: -non è il caso!-
-Lasciami, è l'occasione giusta per farla finita una volta per tutte- Ginevra.
-Tutte per una volta, una volta per tutte!- tre moschettieri.
La Dea della Maremma rise mettendosi l'ascia in spalla, che evidentemente doveva avere un rinforzo in amianto sotto la veste per poterne tollerare il peso.
-Piccola fiorentina insulsa, se riesci anche solo a farmi un graffio ti pago gli studi a Londra- Maremma.
-Secondo te mi sforzo di viaggiare e andare a vivere a Londra? O forse ti sembro una che studia?- Ginevra.
-Nessuno è perfetto- Riccardo.
-Beh, parliamone- fece scettico il Duca osservando se stesso in uno specchio di cristallo e d'oro.
-Duca di Corvosanto, sei un traditore! Credevamo che tu fossi dalla nostra parte!- Riccardo.
-Buffone!- Ginevra.
-Ma Gine, tu hai mangiato tutto quello che ti ha offerto- obbiettò Riccardo.
-Non badiamo a queste piccolezze- Ginevra.
-Allora lo ammetti tu stessa che sei bassa- ironizzò la Maremma.
Il duca alzò le mani per chiedere il silenzio mentre faceva rientrare il suo milotic nella pokèball.
-Traditore avete detto? Mi piace! Ad ogni modo, premesso che i buoni abbiano così poco fascino, io non ho mai detto di essere vostro alleato- duca.
-E' colpa tua- disse Ginevra a Riccardo.
-E perchè?- Riccardo.
-Non lo so- Ginevra.
-Tommaso Giovanni sapeva che sareste arrivati qui nel santo ducato; quello che non sapevo è che aveva già ritrovato il Cristallo dello Scorpione- Maremma.
-Alla mia età non posso mica ricordarmi dove metto ogni singolo fermacarte, scusa!- si lamentò con voce triste il duca.
-Dov'è Simone quando serve?- Ginevra.
-Gli avevo detto di restare entro il mio campo visivo...- Riccardo.
La Dea della Maremma volse lo sguardo oltre una finestra nel dire: -probabilmente siete troppo limitati per accorgervene, ma avverto due energie discretamente elevate che si scontrano non troppo lontano da qui-.
-Sicuramente se la starà prendendo con delle formiche indifese quel bullo- Ginevra.
-Indifese?- fece Riccardo mentre le formiche lo catturavano e se lo trascinavano via verso l'uscita.
-Oddio, ferme, rapitelo dopo che c'è un discorso importante in atto- Ginevra.
-Se la sta vedendo contro il mio luogotenente- Maremma.
-Che poi una volta era anche mio padre, ma l'ho perso di vista o è scaduta la garanzia, non ricordo bene- Ginevra.
-Dovremo vedercela noi con la terza divinità, Simone non farà in tempo- Riccardo.
-Come al solito- Ginevra.
-E per fortuna, quell'individuo è privo di stile- disse il duca mangiando un confetto rosso; -bleah, paprika; che gusti son questi-.
-Ha ordinato di comprare tutti i gusti esistenti e tre inventati da noi- protestò un servo.
-Quali sarebbero quelli inventati?- duca.
-Confetto viola al gusto di Gengar, bianco al sudario iracheno, e blu puffo- servo.
-Sicuro che il blu sia al gusto di puffo?- chiese il duca reggendosi la cerniera dei pantaloni.
-Ecco... sì e no, ma non dica nulla, ci sono i bambini- servo.
-Sento che mi si sta bloccando la crescita- Ginevra.
La Dea della Maremma avanzò verso Riccardo, dicendo: -dammelo-.
-Wooooo, le rivelazioni hot della Maremma!- Ginevra.
-Che volgarità, che volgarità- duca.
-Bello, tutto molto bello- Roberta cercando disperatamente, ma con convinzione, l'uomo invisibile.
-In effetti se specifichiamo i complementi oggetto siamo tutti più felici- Riccardo.
-Suvvia, mi riferisco al Cristallo dello Scorpione; dammelo e vi spezzerò il collo senza farvi soffrire- Maremma.
-Mi sfugge il passaggio in cui non si prova dolore- Riccardo.
-Quanta generosità hanno gli dei, mi commuovo- pianse il duca prendendo un fazzoletto ricamato dai prestigiosi ricamatori di fazzoletti di Costantinopoli.
-Accetta diamine, è un affare!- gridò Ginevra all'amico.
Riccardo si portò le mani dietro alla schiena, poi mostrò i pugni dicendo: -alla mano di papà, dove sta, qui o qua?-
-Fu così che la nostra possibilità di vittoria salì al 50%- Ginevra.
-Che indecisione... la mano destra, dai- Maremma.
-Eh no, mi dispiace- sorrise Riccardo mostrando il palmo vuoto.
-In effetti ci vuole coraggio a sbagliare, c'è anche la coda dello scorpione che esce fuori dal pugno sinistro- duca; ma Ginevra non li seguiva più, troppo intenta a fissare una macchia sul soffitto.
La dea levò l'ascia contro il predestinato.
-Dammi quel cristallo- ordinò.
-Non sai perdere- Riccardo.
-Anche se combatteste insieme, anche se foste in dieci, non avreste possibilità contro di me- Maremma.
-Vediamo come te la cavi contro il potere ancestrale- la sfidò Riccardo iniziando a emanare luce bianca.
-Vuole trasformarsi nell'angelo con i libri alla cintura- Ginevra.
-Ve l'hanno mai detto che i vostri poteri sono più ridicoli dei Tokyo Hotel? Quel ragazzo dev'essere pazzo- commentò il duca riferendosi al bolognese.
La Dea della Maremma si limitò a picchiettare il dito con disinvoltura sulla spalla di Riccardo, per quattro volte, mentre questi iniziava a trasformarsi; ogni volta che toccava il suo corpo mormorava una parola, per una frase finale che suonò come: -un, due, tre... stella-.
Pronunciando il vocabolo "stella", al posto del terzo predestinato restò una sua statua di pietra a grandezza naturale.
-Oh... mio dio in cui non credo- Ginevra.
-Ti riferisci alla macchia sul soffitto o al fatto che Riccardo sia diventato una statua da giardino poco aggraziata?- duca.
-La macchia mi ha cambiato la vita ma...- disse la fiorentina avanzando fino a sfiorare quello che fino a pochi secondi prima era Riccardo, -lui era mio amico-.
-Il tuo amico credeva di poter sfiorare un dio solo per essere riuscito a sconfiggere la seconda demoderatrice PyroVeronica? Quanta arroganza!- esclamò la Maremma raccogliendo da terra il Cristallo dello Scorpione; -gliel'ho fatto cadere di mano e probabilmente neppure se n'è accorto, i vostri movimenti, i vostri sensi, sono talmente inferiori da sembrarmi tanti piccoli Purogeli-.
-Ah, si? E io esco da questo topic, addio- Purogelo.
Ginevra fissò l'espressione dell'amico pietrificato, il sorriso sicuro che aveva preceduto l'inizio di quella trasformazione mai compiuta, che non avrebbe mai potuto portare a termine.
Si voltò a fissare la dea con gli occhi velati.
-Ti ucciderò per questo. Setussebuhodillo!- Ginevra.
Le fiamme nere l'avvolsero mentre si scagliava contro il nemico, che tuttavia restò fermo. Ginevra colpì la dea in pieno viso, ma un soffio di vento le avrebbe fatto più danni probabilmente.
-Dovevo prendere Actimel!- gridò prima di essere scagliata contro la parete, con un impatto tanto forte da dissolvere le fiamme nere.
-Due dei miei migliori demod sconfitti da voi... grazie che i Maya prevedono la fine del mondo fra due anni- concluse la Dea della Maremma aprendo un portale con un cenno della mano. La fiorentina riuscì a rialzarsi usando un crick per la macchina che aveva rubato al duca, lo provava il fatto che fosse d'oro massiccio. Nonostante fosse solo stata sbattuta al muro, il colpo era stato spaventoso.
-Perchè... non mi uccidi?- chiese ansimando.
La terza divinità si voltò a fissarla prima di attraversare il portale; con la mano destra scorreva il manico della Toscan Axe.
-Altri che valgono molto più di te ho da uccidere, predestinata. Voi non siete un problema, in fondo mi sbagliavo- rispose; poi attraverò il passaggio dimensionale che si richiuse dietro di lei.
E nella stanza scese il silenzio.
Il duca di Corvosanto si rimise a sedere sulla sua comoda poltrona, fumando con disinvoltura dalla sua pipa.
-Ah, bel guaio- disse.
-Bel guaio? Ha ucciso Riccardo! Ucciderà anche l'admin di Acl e conquisterà due mondi! Per colpa tua- disse Ginevra con odio.
-Non dare a me la colpa della tua debolezza, ho solo perso un fermacarte, posso comprartene un altro su ebay quando vuoi- duca.
-Ma a me serviva quello!- Ginevra.
-Sei troppo difficile, fino a un momento fa neppure sapevi della sua esistenza. La Maremma è una vecchia amica di famiglia, da piccola giocavamo con gli aquiloni insieme. Beh, per la verità a me piaceava rincorrerli, ci hanno fatto anche un libro, "il cacciatore di aquiloni". Poi i miei genitori decisero che non dovevamo più frequentarci. Aveva iniziato a dare fuoco ai giochi degli altri bambini, e da grande ora è diventata una dea che vuole conquistare i mondi, eccetera, eccetera, e tanta altra roba noiosa che solo a voi può interessare- duca.
Tommaso Giovanni si avvicinò alla statua di pietra di Riccardo.
-Eh- sospirò.
-Che tecnica era quella?- chiese la fiorentina.
-Quella con cui l'ha pietrificato? E' il potere della Maremma, ogni divinità ne ha uno in verità; l'Un ad esempio governa l'Arte del Pedobear, la usò a casa tua per farti fuggire da tuo padre. Questo è l'"Un-Due-Tre stella toscano"- duca.
-Quando ci giocavo da piccola nessuno è mai diventato di pietra- Ginevra.
-Ne sei sicura? E tutti gli gnomi da giardino? Secondo te la gente li compra così?- duca.
-E' vero! Ma allora una volta erano vivi, nono sono dei semplici pupazzi...- Ginevra.
-Esattamente. Ad ogni modo, questa è la tecnica della Maremma, basta toccare prima tre volte l'avversario, e alla quarta diventa di pietra. Per sempre- duca.
-Ennò per sempre- protestò Ginevra.
-In effetti hai ragione, ma potresti considerarlo morto per evitare spiacevoli ripercussioni emotive- duca.
-Come si fa a farlo tornare com'era prima?- Ginevra.
-Usa una mia foto, shock anafilattico e via la roccia- Giulia Coco.
-Dai, seriamente, lo so che le tue foto sciolgono i sassi- Ginevra.
-Metti la statua vicino allo Yeti e preghi il dio Azteco Queztalcoatl. Testato personalmente, riporta in vita la gente pietrificata- Giacobbo.
-Questo mi piace di più, è anche più facile da realizzare- Ginevra.
-Sì, peccato che non esistano nè lo Yeti nè Queztalcoatl. Io credo solo nei Corvisanti- duca.
-Zitto! Zitto!- urlò Giacobbo correndo via mentre piangeva.
-Ad ogni modo, Riccardo tornerà in vita solo se la Maremma verrà sconfitta- duca.
Ginevra fissò la statua dell'amico.
-Puoi aprire un portale per Animalcrossinglife?- chiese.
-Ho soldi, tesori, grazie divine all'occorrenza; posso fare tutto quello che vuoi- duca.
-Puoi battere un fiore a prato fiorito? Puoi far diventare famosa la sezione della star road sul forum?- Ginevra.
-Toglierei obiettivi decenti da raggiungere a buona parte dell'umanità- concluse il duca facendosi portare da un servo la prima uscita del nuovo fascicolo mensile "monta anche tu un portale dimensionale, ma fatti assistere da un adulto!"
Ginevra si avvicinò ad una finestra, in parte triste, in parte rianimata dalla nuova speranza.
Si poteva aprire un altro portale. Non tutto era perduto.
-Dov'è quel dannato pescarese nell'unico momento in cui davvero potrebbe servirmi- mormorò.
La terza divinità brandiva l'enorme ascia a doppia lama con una sola mano, nonostante qualunque altro essere umano avrebbe avuto necessità di usarle entrambe e nel caso di Ginevra sarebbe stato necessario richiedere l'assistenza per gli invalidi. I servitori lanciarono via le pentole di confetti e fuggirono impazziti, mentre il duca rifletteva se fosse dignitoso metterseli a mangiare per terra, tanto erano buoni; il servo più coraggioso chiese alla Maremma se sarebbe rimasta a pranzo.
-Oggi abbiamo dell'ottimo manzo- azzardò il vassallo.
-Toscano?- chiese la dea.
-Li importiamo dalla Palestina, veramente, c'è la svendita negli ultimi tempi- vassallo.
-Che schifo, vattene o quello che resterà di te potrà essere confuso con le interiora di un manzo. Un manzo toscano- Maremma.
Ginevra indicò il nemico esclamando: -la Maremma maiala!-
Riccardo le si gettò addosso gridando: -non è il caso!-
-Lasciami, è l'occasione giusta per farla finita una volta per tutte- Ginevra.
-Tutte per una volta, una volta per tutte!- tre moschettieri.
La Dea della Maremma rise mettendosi l'ascia in spalla, che evidentemente doveva avere un rinforzo in amianto sotto la veste per poterne tollerare il peso.
-Piccola fiorentina insulsa, se riesci anche solo a farmi un graffio ti pago gli studi a Londra- Maremma.
-Secondo te mi sforzo di viaggiare e andare a vivere a Londra? O forse ti sembro una che studia?- Ginevra.
-Nessuno è perfetto- Riccardo.
-Beh, parliamone- fece scettico il Duca osservando se stesso in uno specchio di cristallo e d'oro.
-Duca di Corvosanto, sei un traditore! Credevamo che tu fossi dalla nostra parte!- Riccardo.
-Buffone!- Ginevra.
-Ma Gine, tu hai mangiato tutto quello che ti ha offerto- obbiettò Riccardo.
-Non badiamo a queste piccolezze- Ginevra.
-Allora lo ammetti tu stessa che sei bassa- ironizzò la Maremma.
Il duca alzò le mani per chiedere il silenzio mentre faceva rientrare il suo milotic nella pokèball.
-Traditore avete detto? Mi piace! Ad ogni modo, premesso che i buoni abbiano così poco fascino, io non ho mai detto di essere vostro alleato- duca.
-E' colpa tua- disse Ginevra a Riccardo.
-E perchè?- Riccardo.
-Non lo so- Ginevra.
-Tommaso Giovanni sapeva che sareste arrivati qui nel santo ducato; quello che non sapevo è che aveva già ritrovato il Cristallo dello Scorpione- Maremma.
-Alla mia età non posso mica ricordarmi dove metto ogni singolo fermacarte, scusa!- si lamentò con voce triste il duca.
-Dov'è Simone quando serve?- Ginevra.
-Gli avevo detto di restare entro il mio campo visivo...- Riccardo.
La Dea della Maremma volse lo sguardo oltre una finestra nel dire: -probabilmente siete troppo limitati per accorgervene, ma avverto due energie discretamente elevate che si scontrano non troppo lontano da qui-.
-Sicuramente se la starà prendendo con delle formiche indifese quel bullo- Ginevra.
-Indifese?- fece Riccardo mentre le formiche lo catturavano e se lo trascinavano via verso l'uscita.
-Oddio, ferme, rapitelo dopo che c'è un discorso importante in atto- Ginevra.
-Se la sta vedendo contro il mio luogotenente- Maremma.
-Che poi una volta era anche mio padre, ma l'ho perso di vista o è scaduta la garanzia, non ricordo bene- Ginevra.
-Dovremo vedercela noi con la terza divinità, Simone non farà in tempo- Riccardo.
-Come al solito- Ginevra.
-E per fortuna, quell'individuo è privo di stile- disse il duca mangiando un confetto rosso; -bleah, paprika; che gusti son questi-.
-Ha ordinato di comprare tutti i gusti esistenti e tre inventati da noi- protestò un servo.
-Quali sarebbero quelli inventati?- duca.
-Confetto viola al gusto di Gengar, bianco al sudario iracheno, e blu puffo- servo.
-Sicuro che il blu sia al gusto di puffo?- chiese il duca reggendosi la cerniera dei pantaloni.
-Ecco... sì e no, ma non dica nulla, ci sono i bambini- servo.
-Sento che mi si sta bloccando la crescita- Ginevra.
La Dea della Maremma avanzò verso Riccardo, dicendo: -dammelo-.
-Wooooo, le rivelazioni hot della Maremma!- Ginevra.
-Che volgarità, che volgarità- duca.
-Bello, tutto molto bello- Roberta cercando disperatamente, ma con convinzione, l'uomo invisibile.
-In effetti se specifichiamo i complementi oggetto siamo tutti più felici- Riccardo.
-Suvvia, mi riferisco al Cristallo dello Scorpione; dammelo e vi spezzerò il collo senza farvi soffrire- Maremma.
-Mi sfugge il passaggio in cui non si prova dolore- Riccardo.
-Quanta generosità hanno gli dei, mi commuovo- pianse il duca prendendo un fazzoletto ricamato dai prestigiosi ricamatori di fazzoletti di Costantinopoli.
-Accetta diamine, è un affare!- gridò Ginevra all'amico.
Riccardo si portò le mani dietro alla schiena, poi mostrò i pugni dicendo: -alla mano di papà, dove sta, qui o qua?-
-Fu così che la nostra possibilità di vittoria salì al 50%- Ginevra.
-Che indecisione... la mano destra, dai- Maremma.
-Eh no, mi dispiace- sorrise Riccardo mostrando il palmo vuoto.
-In effetti ci vuole coraggio a sbagliare, c'è anche la coda dello scorpione che esce fuori dal pugno sinistro- duca; ma Ginevra non li seguiva più, troppo intenta a fissare una macchia sul soffitto.
La dea levò l'ascia contro il predestinato.
-Dammi quel cristallo- ordinò.
-Non sai perdere- Riccardo.
-Anche se combatteste insieme, anche se foste in dieci, non avreste possibilità contro di me- Maremma.
-Vediamo come te la cavi contro il potere ancestrale- la sfidò Riccardo iniziando a emanare luce bianca.
-Vuole trasformarsi nell'angelo con i libri alla cintura- Ginevra.
-Ve l'hanno mai detto che i vostri poteri sono più ridicoli dei Tokyo Hotel? Quel ragazzo dev'essere pazzo- commentò il duca riferendosi al bolognese.
La Dea della Maremma si limitò a picchiettare il dito con disinvoltura sulla spalla di Riccardo, per quattro volte, mentre questi iniziava a trasformarsi; ogni volta che toccava il suo corpo mormorava una parola, per una frase finale che suonò come: -un, due, tre... stella-.
Pronunciando il vocabolo "stella", al posto del terzo predestinato restò una sua statua di pietra a grandezza naturale.
-Oh... mio dio in cui non credo- Ginevra.
-Ti riferisci alla macchia sul soffitto o al fatto che Riccardo sia diventato una statua da giardino poco aggraziata?- duca.
-La macchia mi ha cambiato la vita ma...- disse la fiorentina avanzando fino a sfiorare quello che fino a pochi secondi prima era Riccardo, -lui era mio amico-.
-Il tuo amico credeva di poter sfiorare un dio solo per essere riuscito a sconfiggere la seconda demoderatrice PyroVeronica? Quanta arroganza!- esclamò la Maremma raccogliendo da terra il Cristallo dello Scorpione; -gliel'ho fatto cadere di mano e probabilmente neppure se n'è accorto, i vostri movimenti, i vostri sensi, sono talmente inferiori da sembrarmi tanti piccoli Purogeli-.
-Ah, si? E io esco da questo topic, addio- Purogelo.
Ginevra fissò l'espressione dell'amico pietrificato, il sorriso sicuro che aveva preceduto l'inizio di quella trasformazione mai compiuta, che non avrebbe mai potuto portare a termine.
Si voltò a fissare la dea con gli occhi velati.
-Ti ucciderò per questo. Setussebuhodillo!- Ginevra.
Le fiamme nere l'avvolsero mentre si scagliava contro il nemico, che tuttavia restò fermo. Ginevra colpì la dea in pieno viso, ma un soffio di vento le avrebbe fatto più danni probabilmente.
-Dovevo prendere Actimel!- gridò prima di essere scagliata contro la parete, con un impatto tanto forte da dissolvere le fiamme nere.
-Due dei miei migliori demod sconfitti da voi... grazie che i Maya prevedono la fine del mondo fra due anni- concluse la Dea della Maremma aprendo un portale con un cenno della mano. La fiorentina riuscì a rialzarsi usando un crick per la macchina che aveva rubato al duca, lo provava il fatto che fosse d'oro massiccio. Nonostante fosse solo stata sbattuta al muro, il colpo era stato spaventoso.
-Perchè... non mi uccidi?- chiese ansimando.
La terza divinità si voltò a fissarla prima di attraversare il portale; con la mano destra scorreva il manico della Toscan Axe.
-Altri che valgono molto più di te ho da uccidere, predestinata. Voi non siete un problema, in fondo mi sbagliavo- rispose; poi attraverò il passaggio dimensionale che si richiuse dietro di lei.
E nella stanza scese il silenzio.
Il duca di Corvosanto si rimise a sedere sulla sua comoda poltrona, fumando con disinvoltura dalla sua pipa.
-Ah, bel guaio- disse.
-Bel guaio? Ha ucciso Riccardo! Ucciderà anche l'admin di Acl e conquisterà due mondi! Per colpa tua- disse Ginevra con odio.
-Non dare a me la colpa della tua debolezza, ho solo perso un fermacarte, posso comprartene un altro su ebay quando vuoi- duca.
-Ma a me serviva quello!- Ginevra.
-Sei troppo difficile, fino a un momento fa neppure sapevi della sua esistenza. La Maremma è una vecchia amica di famiglia, da piccola giocavamo con gli aquiloni insieme. Beh, per la verità a me piaceava rincorrerli, ci hanno fatto anche un libro, "il cacciatore di aquiloni". Poi i miei genitori decisero che non dovevamo più frequentarci. Aveva iniziato a dare fuoco ai giochi degli altri bambini, e da grande ora è diventata una dea che vuole conquistare i mondi, eccetera, eccetera, e tanta altra roba noiosa che solo a voi può interessare- duca.
Tommaso Giovanni si avvicinò alla statua di pietra di Riccardo.
-Eh- sospirò.
-Che tecnica era quella?- chiese la fiorentina.
-Quella con cui l'ha pietrificato? E' il potere della Maremma, ogni divinità ne ha uno in verità; l'Un ad esempio governa l'Arte del Pedobear, la usò a casa tua per farti fuggire da tuo padre. Questo è l'"Un-Due-Tre stella toscano"- duca.
-Quando ci giocavo da piccola nessuno è mai diventato di pietra- Ginevra.
-Ne sei sicura? E tutti gli gnomi da giardino? Secondo te la gente li compra così?- duca.
-E' vero! Ma allora una volta erano vivi, nono sono dei semplici pupazzi...- Ginevra.
-Esattamente. Ad ogni modo, questa è la tecnica della Maremma, basta toccare prima tre volte l'avversario, e alla quarta diventa di pietra. Per sempre- duca.
-Ennò per sempre- protestò Ginevra.
-In effetti hai ragione, ma potresti considerarlo morto per evitare spiacevoli ripercussioni emotive- duca.
-Come si fa a farlo tornare com'era prima?- Ginevra.
-Usa una mia foto, shock anafilattico e via la roccia- Giulia Coco.
-Dai, seriamente, lo so che le tue foto sciolgono i sassi- Ginevra.
-Metti la statua vicino allo Yeti e preghi il dio Azteco Queztalcoatl. Testato personalmente, riporta in vita la gente pietrificata- Giacobbo.
-Questo mi piace di più, è anche più facile da realizzare- Ginevra.
-Sì, peccato che non esistano nè lo Yeti nè Queztalcoatl. Io credo solo nei Corvisanti- duca.
-Zitto! Zitto!- urlò Giacobbo correndo via mentre piangeva.
-Ad ogni modo, Riccardo tornerà in vita solo se la Maremma verrà sconfitta- duca.
Ginevra fissò la statua dell'amico.
-Puoi aprire un portale per Animalcrossinglife?- chiese.
-Ho soldi, tesori, grazie divine all'occorrenza; posso fare tutto quello che vuoi- duca.
-Puoi battere un fiore a prato fiorito? Puoi far diventare famosa la sezione della star road sul forum?- Ginevra.
-Toglierei obiettivi decenti da raggiungere a buona parte dell'umanità- concluse il duca facendosi portare da un servo la prima uscita del nuovo fascicolo mensile "monta anche tu un portale dimensionale, ma fatti assistere da un adulto!"
Ginevra si avvicinò ad una finestra, in parte triste, in parte rianimata dalla nuova speranza.
Si poteva aprire un altro portale. Non tutto era perduto.
-Dov'è quel dannato pescarese nell'unico momento in cui davvero potrebbe servirmi- mormorò.


Connettiti
Registrati







Torna Su










