
Il banner l'ha fatto Ginevra tanto tempo e fa, e quindi la ringrazierete come si deve prostrandovi ai suoi piedi ogni volta che ne avrà voglia; siccome è buona, i primi dieci che lo faranno avranno uno sconto al benzinaio di fiducia e diventeranno moderatori*.
Potrei stravolgere i capitoli in qualsiasi momento, potrei cambiare il banner, in futuro potrei addirittura inserire una terza parte della storia per quanto è lunga, potrei rompermi le mani scrivendo tutto al computer, potrei perdere le idee, potrei non avere voglia, potrei voler rileggere per dieci giorni un capitolo fintanto che non sia perfetto, potrei dover io stesso rileggere TUTTO per far quadrare le imprecisioni.
Ma ricordatevi che le Cronache crescono insieme a voi, quindi finchè voi le leggerete andrà tutto bene.
Saranno sempre graditi commenti, critiche, insulti alla mia persona
Capitoli rilasciati
Spoiler
Chapter 1
Brothers' war, again! 2 - Le diecimila lame del Ventargento
Brothers' war, again! 2 Ends - La falce spezzata
La partenza per l'ultima meta
Oltre il portale
Divisi! La trappola della Terza Divinità
Divisi! 2 - Tortellini in brodo
Divisi! 3 - L'ululato del lupo
Divisi! 4 - Il Regno di Tenebra
Brothers' war, again! 2 - Le diecimila lame del Ventargento
Spoiler
Chapter 2-Finalmente si torna alla nostra resa dei conti!- esordì Ventargento Sor Bellucci rialzandosi da terra.
-Sì, ma che dobbiamo stare fermi trenta episodi neanche va bene però- obiettò la Morte imitandolo.
-Eh, le scrivi tu le Cronache, mica lo zio Tom- Ventargento.
-Se così non fosse, gli avrei già bruciato la capanna- Simone.
-Possibile che io sia famoso per "la capanna dello zio Tom" e non per "l'idroscafo dello zio Tom"?- si lagnò lo zio Tom.
Il luogotenente si mise pronto per scagliarsi all'attacco, brillando d'argento per la rifrazione solare delle lame che l'avvolgevano.
-Sto arrivando!- Ventargento Sor Bellucci.
-E' la tattica giusta sbandierarlo ai quattro venti, vedrai che prima o poi mi colpirai di sorpresa- Simone.
-Non devi preoccuparti, non mettere in dubbio che io riesca a colpirti, non deludo mai i miei fan- Ventargento.
-Non hai fan- dissero dei fan, ma non suoi ovviamente.
-Non hai detto che era la resa dei conti? Stavo preparando i sette e trenta- Simone.
-Perchè, è già l'ora di cena?- Ventargento.
-Attacca, va'- rinunciò la Morte, scuotendo la testa.
Il numero uno dei demoderatori si scagliò su di lui con le dieci lame che prima della trasformazione erano le dita delle mani, e la Morte fece roteare la falce per cercare di fermarle tutte; ottimista com'era sperava anche di fermarle non una alla volta, bensì tutte assieme; una la colpì alla gamba.
-Argh! Addio torneo di calcetto- esclamò Simone.
-Vedi di prendere la cosa sul serio, o non avrai l'occasione di partecipare più ad alcun torneo di calcetto!- esclamò irato il luogotenente tirandogli una spallata. Le spade del suo corpo si conficcarono nella tunica della Morte, che gridò di dolore mentre si inzuppava un po' ovunque di rosso, che con suo sommo dispiacere non era il colore in voga quell'anno, o almeno la perdita di sangue avrebbe comportato qualche vantaggio estetico.
-Karitori-ki, numero che non mi ricordo: "Giro Giro tondo, falcia il mondo!"-
Sette falci spirituali fuoriuscirono dal terrendo circondando entrambi, e sempre su entrambi si abbatterono, ma ferirono solo il luogotenente mente su colui che le aveva evocate non produssero effetti, se non quello di lasciar cadere dei volantini pubblicitari di Lidl, di quelli che recitano: "vieni a fare la spesa con tutta la famiglia e quattro zii: comprano quindici fustini di detersivo per camion, il quindicesimo è in omaggio!"
Alessio Sor Bellucci fu costretto ad arretrare di qualche passo, ma alla fin fine decise che poteva permetterselo.
-Questo è barare!- protestò.
La Morte sorrise mentre estraeva i resti delle tante lame del nemico che si erano spezzate nel contrasto rimanendo dolorosamente conficcate nel suo corpo; usciva sangue come in quelle fontanelle a motore dove l'acqua non finisce mai, sembrava venire riassorbito dal terreno per poter tornare a guizzare fuori alla prossima ferita. I vampiri di Twilight stavano nascosti dietro un albero travestiti da palle da basket, attendendo il banchetto.
-Barare? Questo è il mio potere, sono i poteri di Morte. Che dovrei fare, lanciarti zolle raccolte da terra?- Morte.
-Provaci e te ne pentirai- lo minacciarono le zolle.
-Mi è preso un accidente quando ho visto quelle falci, ma hai usato la stessa tecnica la scorsa volta che ci siamo visti sulla Collina del Pianto. La stessa tecnica non funziona mai due volte- Ventargento Sor Bellucci.
In quell'istante alle sue spalle apparvero altre tre falci grandi quanto lui, che lo colpirono in pieno creando una discreta esplosione.
-Forse è vero- accordò Simone; -tuttavia non potevi sapere che il numero di falci che Karitori-ki genera sono proporzionali alle puntate di Beautiful-.
-Ovvero?- ansimò il luogotenente rimettendosi in piedi.
-Infinite. Ne posso creare quante mi pare e piace. O comunque sempre tre in più di quelle che tu puoi immaginare- Morte.
-Prima o poi sarai stremato e non potrai crearne più- Ventargento Sor Bellucci.
-A questo penso io, se non ti spiace- concluse la Morte alzando la falce verso il cielo; -Karitori-ki, numero Nove...-
-Ma quanti assi nella manica ha? Ha comprato la tunica di un polipo se mette un asso in ogni manica- Ventargento.
-Karitori-ki, numero Nove: Skele-Skele Gine!- concluse la tecnica la Morte, ignorandolo.
Dalla terra emersero due scheletri palesemente femminili (non per via anatomica, ma perchè avevano dei deliziosi fiocchetti in testa) con lunghe ragnatele intrecciate al posto di quelli che sarebbero dovuti essere i capelli; alla Morte richiamarono la figura di Ginevra, certo non in carne come la controparte ancora vivente.
-Sche... scheletri a forma di Ginevra? Ma che diavolo...- protestò il luogotenente mentre le Ginevre scheletriche lo costringevano a terra tenendolo bloccato per i polsi.
-Prova a liberarti- lo sfidò Simone.
-L'avrei già fatto, ti pare? Che disgraziato, hai usato gli scheletri perchè non possono essere feriti dalle mie lame!- Ventargento Sor Bellucci.
-Certo, sarebbe stata una buona strategia, non ci ho minimamente pensato prima di usare questa tecnica. E' la prima volta che la uso, ma pare funzioni comunque. Ho creato questa tecnica di bloccaggio dopo essere partito dalla mia magione con Riccardo per recuperare Ginevra, dato che i pensieri di entrambi erano focalizzati su di lei in quei giorni, il risultato è stato che invece di generare scheletri a forma di Spider-man mi sono usciti quelli- spiegò la Morte.
-Perchè volevi farli di Spider-man?- chiese il luogotenente.
-Beh, perchè fossero agili e utilizzassero le ragnatele certo non come capelli- disse indicando gli scheletri, -ma come arma-.
-Ho piacere che non ti siano usciti come volevi- Ventargento Sor Bellucci.
-Guardo il lato positivo: per crearli spendo tanta energia quanto sono alti; non essendo certo la mia amica fiorentina la più alta del mondo, posso rigenerarli quanto mi pare- Morte.
-Tsk-.
Ventargento Sor Bellucci digrignò i denti e tutte le lame del suo corpo furono sparate verso l'esterno; le Ginevre scheletriche furono polverizzate, come gran parte degli alberi del giardino del duca di Corvosanto.
La Morte portò d'istinto la lama della falce quasi sul viso, gridando velocemente: -Karitori-ki, numero Otto: "scrigno di Pandora"!-
L'enorme scrigno apparve davanti a lui, alto quanto un palazzo, e subì la forza del colpo nemico venendo spezzato in minuscoli frammenti, col professor Layton in cima che diceva: -non me lo ricordavo tanto grosso-.
Passata la furia dell'imprevisto contrattacco, Simone abbassò la falce con l'espressione di un clandestino rimandato nel proprio paese per il non avere il permesso di soggiorno.
-Che c'è?- lo schernì Alessio mentre sul suo corpo stavano già ricrescendo tutte le lame perdute fino a quel momento, -sei contrariato perchè le cose non sono andate come prevedevi? Pensavi che il terzo più forte dopo la dea della Maremma non riuscisse a massacrare due scheletri "alla Ginevra"?-
-Le lame ricrescono- osservò Simone senza ascoltarlo.
-Sei stato in coma mentale tre minuti per arrivare a una conclusione tanto ovvia?- rise di gusto il luogotenente.
"Se ricrescono è inutile" pensò la Morte (costretta a pensare per non essere presa in giro verbalmente dall'avversario), "e non posso nè continuare a distruggergliele all'infinito nè attaccarlo frontalmente rischiando di finire infilzato".
Suo fratello levò contro di lui la mano sinistra, dicendo: -è davvero inutile pensare a come fermarmi. Non puoi farcela. Darkwarn, 90%!-
La saetta d'azzurro sbiadito s'infranse sulla spalla destra della Morte, che latrò qualche maledizione poco decente sulla vita sessuale dell'avversario. Senza riuscire più a reggere la falce con quel braccio ferito, decise di lasciarlo penzolare mentre impugnava l'arma con la sinistra.
-Non sarà lo stesso, l'efficacia del tuo stile di combattimento ora diminuirà. Non sei mancino- Ventargento Sor Bellucci.
-Mi sta venendo voglia di sputarti, 'sta zitto un attimo!- Morte.
-Era un 90% di darkwarn abbondante. Se ne avessi sparato una quantità maggiore il contraccolpo avrebbe ferito anche me- spiegò l'avversario.
-Beh, il pokèmon Aron con l'abilità testadura evita i contraccolpi; tu possiedi una simile abilità, potevi rischiare- ironizzò la Morte.
-Avrò anche la testa dura, sarò anche passato dalla parte del nemico, ma finalmente posso sconfiggerti. Sei a pezzi, pieno di sangue (si fa per dire, di certo ti scorre più sul vestito che nelle vene), stanco, e con un braccio inutilizzabile- Ventargento Sor Bellucci.
La Morte rise di gusto, ma era una risata priva di allegria.
-E' vero! Sei forte, dannatamente forte, probabilmente anche più di me ora!- Simone.
La falce brillò nella sua mano, e la terra iniziò a tremare mentre diceva: -ricordi? come da bambini! Sempre in competizione, ciascuno sicuro di essere migliore dell'altro. Fu quando apparve ScivoloAnanas sul palmo della mia mano che tu decidesti di diventare moderatore. Ero fiero di te, i moderatori sono l'orgoglio del mondo che difendevi!-
-Smettila! Non ti è mai importato niente di quello che facevo, mai un saluto, per innumerevoli lunghi anni! Che razza di fratello sei?- Ventargento Sor Bellucci.
Nessuno dei due se ne rendeva conto, ma stavano urlando tutti e due, dopo aver mantenuto i nervi saldi per un'intera battaglia. Ecco cosa accade a combattere per ciò in cui si crede senza aver prima fatto colazione. Non preferireste dei deliziosi cereali Cheerios?
Mentre l'ape dei Cheerios sfidava le eleganti piccoli prostitute rivali di Miel Pops, la Morte si scagliò contro il luogotenente.
-Lo so! Lo so! Credi sia solo questo? Credi che non sappia di essere stato tutto tranne che un bravo fratello? Ho anche lasciato morire la mia Morte in seconda molto tempo fa!- Simone.
Ventargento Sor Bellucci, primo Demod, parò il colpo stupefatto, rispondendo e chiedendo contemporaneamente: -Roberta dai capelli violati?-
-Sì, quella coi capelli viola!- Simone.
-Era... l'orgoglio delle Morti del Nero Consiglio. Te l'avevano affidata per proteggerla, per perfezionarla, per allenarla, per quello che vuoi, non per farla uccidere!- Ventargento.
-Sta zitto, traditore! Lo so! E' per questo che mi odio! Karitori-ki, NUMERO UNO!-
Emotivamente, per il luogotenente fu come se per un secondo avesse visto un camion investire la collezione di manga che aveva in casa. In casa c'erano anche la madre, la sorellina, e tutti i suoi peluches, ma ciò era ininfluente, perchè i manga sarebbero stati distrutti.
-Ma sei completamente fuori di testa!- gridò, come ricordandosi davvero solo in quel momento che il suo avversario prima di essere la Morte, prima di essere anche solo un avversario, era suo fratello, quello con cui progettava le mine per far saltare il camioncino del latte quando passava in prossimità della loro vecchia casa di campagna, -quel colpo esige come prezzo la vita del possessore della falce, e uccide indistintamente qualsiasi avversario!-
Senza perdere un istante, comprendendo di tenere non solo alla propria vita, ma anche a quella del pescarese, Ventargento Sor Bellucci spalancò le braccia esclamando: -Le diecimila lame del Ventargento!-
-Sì, ma che dobbiamo stare fermi trenta episodi neanche va bene però- obiettò la Morte imitandolo.
-Eh, le scrivi tu le Cronache, mica lo zio Tom- Ventargento.
-Se così non fosse, gli avrei già bruciato la capanna- Simone.
-Possibile che io sia famoso per "la capanna dello zio Tom" e non per "l'idroscafo dello zio Tom"?- si lagnò lo zio Tom.
Il luogotenente si mise pronto per scagliarsi all'attacco, brillando d'argento per la rifrazione solare delle lame che l'avvolgevano.
-Sto arrivando!- Ventargento Sor Bellucci.
-E' la tattica giusta sbandierarlo ai quattro venti, vedrai che prima o poi mi colpirai di sorpresa- Simone.
-Non devi preoccuparti, non mettere in dubbio che io riesca a colpirti, non deludo mai i miei fan- Ventargento.
-Non hai fan- dissero dei fan, ma non suoi ovviamente.
-Non hai detto che era la resa dei conti? Stavo preparando i sette e trenta- Simone.
-Perchè, è già l'ora di cena?- Ventargento.
-Attacca, va'- rinunciò la Morte, scuotendo la testa.
Il numero uno dei demoderatori si scagliò su di lui con le dieci lame che prima della trasformazione erano le dita delle mani, e la Morte fece roteare la falce per cercare di fermarle tutte; ottimista com'era sperava anche di fermarle non una alla volta, bensì tutte assieme; una la colpì alla gamba.
-Argh! Addio torneo di calcetto- esclamò Simone.
-Vedi di prendere la cosa sul serio, o non avrai l'occasione di partecipare più ad alcun torneo di calcetto!- esclamò irato il luogotenente tirandogli una spallata. Le spade del suo corpo si conficcarono nella tunica della Morte, che gridò di dolore mentre si inzuppava un po' ovunque di rosso, che con suo sommo dispiacere non era il colore in voga quell'anno, o almeno la perdita di sangue avrebbe comportato qualche vantaggio estetico.
-Karitori-ki, numero che non mi ricordo: "Giro Giro tondo, falcia il mondo!"-
Sette falci spirituali fuoriuscirono dal terrendo circondando entrambi, e sempre su entrambi si abbatterono, ma ferirono solo il luogotenente mente su colui che le aveva evocate non produssero effetti, se non quello di lasciar cadere dei volantini pubblicitari di Lidl, di quelli che recitano: "vieni a fare la spesa con tutta la famiglia e quattro zii: comprano quindici fustini di detersivo per camion, il quindicesimo è in omaggio!"
Alessio Sor Bellucci fu costretto ad arretrare di qualche passo, ma alla fin fine decise che poteva permetterselo.
-Questo è barare!- protestò.
La Morte sorrise mentre estraeva i resti delle tante lame del nemico che si erano spezzate nel contrasto rimanendo dolorosamente conficcate nel suo corpo; usciva sangue come in quelle fontanelle a motore dove l'acqua non finisce mai, sembrava venire riassorbito dal terreno per poter tornare a guizzare fuori alla prossima ferita. I vampiri di Twilight stavano nascosti dietro un albero travestiti da palle da basket, attendendo il banchetto.
-Barare? Questo è il mio potere, sono i poteri di Morte. Che dovrei fare, lanciarti zolle raccolte da terra?- Morte.
-Provaci e te ne pentirai- lo minacciarono le zolle.
-Mi è preso un accidente quando ho visto quelle falci, ma hai usato la stessa tecnica la scorsa volta che ci siamo visti sulla Collina del Pianto. La stessa tecnica non funziona mai due volte- Ventargento Sor Bellucci.
In quell'istante alle sue spalle apparvero altre tre falci grandi quanto lui, che lo colpirono in pieno creando una discreta esplosione.
-Forse è vero- accordò Simone; -tuttavia non potevi sapere che il numero di falci che Karitori-ki genera sono proporzionali alle puntate di Beautiful-.
-Ovvero?- ansimò il luogotenente rimettendosi in piedi.
-Infinite. Ne posso creare quante mi pare e piace. O comunque sempre tre in più di quelle che tu puoi immaginare- Morte.
-Prima o poi sarai stremato e non potrai crearne più- Ventargento Sor Bellucci.
-A questo penso io, se non ti spiace- concluse la Morte alzando la falce verso il cielo; -Karitori-ki, numero Nove...-
-Ma quanti assi nella manica ha? Ha comprato la tunica di un polipo se mette un asso in ogni manica- Ventargento.
-Karitori-ki, numero Nove: Skele-Skele Gine!- concluse la tecnica la Morte, ignorandolo.
Dalla terra emersero due scheletri palesemente femminili (non per via anatomica, ma perchè avevano dei deliziosi fiocchetti in testa) con lunghe ragnatele intrecciate al posto di quelli che sarebbero dovuti essere i capelli; alla Morte richiamarono la figura di Ginevra, certo non in carne come la controparte ancora vivente.
-Sche... scheletri a forma di Ginevra? Ma che diavolo...- protestò il luogotenente mentre le Ginevre scheletriche lo costringevano a terra tenendolo bloccato per i polsi.
-Prova a liberarti- lo sfidò Simone.
-L'avrei già fatto, ti pare? Che disgraziato, hai usato gli scheletri perchè non possono essere feriti dalle mie lame!- Ventargento Sor Bellucci.
-Certo, sarebbe stata una buona strategia, non ci ho minimamente pensato prima di usare questa tecnica. E' la prima volta che la uso, ma pare funzioni comunque. Ho creato questa tecnica di bloccaggio dopo essere partito dalla mia magione con Riccardo per recuperare Ginevra, dato che i pensieri di entrambi erano focalizzati su di lei in quei giorni, il risultato è stato che invece di generare scheletri a forma di Spider-man mi sono usciti quelli- spiegò la Morte.
-Perchè volevi farli di Spider-man?- chiese il luogotenente.
-Beh, perchè fossero agili e utilizzassero le ragnatele certo non come capelli- disse indicando gli scheletri, -ma come arma-.
-Ho piacere che non ti siano usciti come volevi- Ventargento Sor Bellucci.
-Guardo il lato positivo: per crearli spendo tanta energia quanto sono alti; non essendo certo la mia amica fiorentina la più alta del mondo, posso rigenerarli quanto mi pare- Morte.
-Tsk-.
Ventargento Sor Bellucci digrignò i denti e tutte le lame del suo corpo furono sparate verso l'esterno; le Ginevre scheletriche furono polverizzate, come gran parte degli alberi del giardino del duca di Corvosanto.
La Morte portò d'istinto la lama della falce quasi sul viso, gridando velocemente: -Karitori-ki, numero Otto: "scrigno di Pandora"!-
L'enorme scrigno apparve davanti a lui, alto quanto un palazzo, e subì la forza del colpo nemico venendo spezzato in minuscoli frammenti, col professor Layton in cima che diceva: -non me lo ricordavo tanto grosso-.
Passata la furia dell'imprevisto contrattacco, Simone abbassò la falce con l'espressione di un clandestino rimandato nel proprio paese per il non avere il permesso di soggiorno.
-Che c'è?- lo schernì Alessio mentre sul suo corpo stavano già ricrescendo tutte le lame perdute fino a quel momento, -sei contrariato perchè le cose non sono andate come prevedevi? Pensavi che il terzo più forte dopo la dea della Maremma non riuscisse a massacrare due scheletri "alla Ginevra"?-
-Le lame ricrescono- osservò Simone senza ascoltarlo.
-Sei stato in coma mentale tre minuti per arrivare a una conclusione tanto ovvia?- rise di gusto il luogotenente.
"Se ricrescono è inutile" pensò la Morte (costretta a pensare per non essere presa in giro verbalmente dall'avversario), "e non posso nè continuare a distruggergliele all'infinito nè attaccarlo frontalmente rischiando di finire infilzato".
Suo fratello levò contro di lui la mano sinistra, dicendo: -è davvero inutile pensare a come fermarmi. Non puoi farcela. Darkwarn, 90%!-
La saetta d'azzurro sbiadito s'infranse sulla spalla destra della Morte, che latrò qualche maledizione poco decente sulla vita sessuale dell'avversario. Senza riuscire più a reggere la falce con quel braccio ferito, decise di lasciarlo penzolare mentre impugnava l'arma con la sinistra.
-Non sarà lo stesso, l'efficacia del tuo stile di combattimento ora diminuirà. Non sei mancino- Ventargento Sor Bellucci.
-Mi sta venendo voglia di sputarti, 'sta zitto un attimo!- Morte.
-Era un 90% di darkwarn abbondante. Se ne avessi sparato una quantità maggiore il contraccolpo avrebbe ferito anche me- spiegò l'avversario.
-Beh, il pokèmon Aron con l'abilità testadura evita i contraccolpi; tu possiedi una simile abilità, potevi rischiare- ironizzò la Morte.
-Avrò anche la testa dura, sarò anche passato dalla parte del nemico, ma finalmente posso sconfiggerti. Sei a pezzi, pieno di sangue (si fa per dire, di certo ti scorre più sul vestito che nelle vene), stanco, e con un braccio inutilizzabile- Ventargento Sor Bellucci.
La Morte rise di gusto, ma era una risata priva di allegria.
-E' vero! Sei forte, dannatamente forte, probabilmente anche più di me ora!- Simone.
La falce brillò nella sua mano, e la terra iniziò a tremare mentre diceva: -ricordi? come da bambini! Sempre in competizione, ciascuno sicuro di essere migliore dell'altro. Fu quando apparve ScivoloAnanas sul palmo della mia mano che tu decidesti di diventare moderatore. Ero fiero di te, i moderatori sono l'orgoglio del mondo che difendevi!-
-Smettila! Non ti è mai importato niente di quello che facevo, mai un saluto, per innumerevoli lunghi anni! Che razza di fratello sei?- Ventargento Sor Bellucci.
Nessuno dei due se ne rendeva conto, ma stavano urlando tutti e due, dopo aver mantenuto i nervi saldi per un'intera battaglia. Ecco cosa accade a combattere per ciò in cui si crede senza aver prima fatto colazione. Non preferireste dei deliziosi cereali Cheerios?
Mentre l'ape dei Cheerios sfidava le eleganti piccoli prostitute rivali di Miel Pops, la Morte si scagliò contro il luogotenente.
-Lo so! Lo so! Credi sia solo questo? Credi che non sappia di essere stato tutto tranne che un bravo fratello? Ho anche lasciato morire la mia Morte in seconda molto tempo fa!- Simone.
Ventargento Sor Bellucci, primo Demod, parò il colpo stupefatto, rispondendo e chiedendo contemporaneamente: -Roberta dai capelli violati?-
-Sì, quella coi capelli viola!- Simone.
-Era... l'orgoglio delle Morti del Nero Consiglio. Te l'avevano affidata per proteggerla, per perfezionarla, per allenarla, per quello che vuoi, non per farla uccidere!- Ventargento.
-Sta zitto, traditore! Lo so! E' per questo che mi odio! Karitori-ki, NUMERO UNO!-
Emotivamente, per il luogotenente fu come se per un secondo avesse visto un camion investire la collezione di manga che aveva in casa. In casa c'erano anche la madre, la sorellina, e tutti i suoi peluches, ma ciò era ininfluente, perchè i manga sarebbero stati distrutti.
-Ma sei completamente fuori di testa!- gridò, come ricordandosi davvero solo in quel momento che il suo avversario prima di essere la Morte, prima di essere anche solo un avversario, era suo fratello, quello con cui progettava le mine per far saltare il camioncino del latte quando passava in prossimità della loro vecchia casa di campagna, -quel colpo esige come prezzo la vita del possessore della falce, e uccide indistintamente qualsiasi avversario!-
Senza perdere un istante, comprendendo di tenere non solo alla propria vita, ma anche a quella del pescarese, Ventargento Sor Bellucci spalancò le braccia esclamando: -Le diecimila lame del Ventargento!-
Brothers' war, again! 2 Ends - La falce spezzata
Spoiler
Chapter 3La Morte non capì molto di quello che accadde; non che fosse la prima volta che Simone non riuscisse a comprendere qualcosa: ad esempio, sul forum, all'epoca del passaggio ad ipb3 non era riuscito a capire come Fabio fosse riuscito, al 90% del processo completato, a farlo tornare indietro fino al 20% senza toccare nulla, con molti testimoni presenti. E il passaggio era riuscito lo stesso, nonostante Fabio non credesse nè in Dio nè nella provvidenza divina.
Ecco, in questo caso più o meno lo stupore fu lo stesso.
Tutto era diventato d'argento attorno a lui, con un vento feroce che lo sferzava; se avesse venduto qualsiasi cosa durante quell'offensiva, sarebbe diventato ricco, ammesso che riuscisse a spacciarla per autentico argento. Poi le diecimila lame, che avrebbero potuto ucciderlo facilmente (provando che, volendo, con un po' di impegno, si può uccidere anche la Morte), avevano colpito tutte assieme la falce, che aveva smesso di brillare e non era riuscita a lanciare il suo attacco più potente. A casa, comunque, voi non fatelo, dato che i personaggi di questo racconto si sono allenati per farsi male con stile.
Karitori-ki si spezzò nella stretta sconsiderata del proprietario, mentre Simone restava in piedi ad osservare suo fratello che cadeva in ginocchio; non era ferito, ma il potere rilasciato dalla forma finale di demoderatore era sparito, e lui era tornato ad essere l'Alessio di sempre, quello demente, traditore e aspiratore di "c".
Neanche una gran bellezza, ma era una questione relativa; più che altro non si scoprì mai perchè fosse caduto a terra quello con meno ferite e l'altro invece, che aveva usato mezzo milione di tecniche, era rimasto in piedi. Forse in realtà aveva delle calamite nelle scarpe e sotto il giardino del Duca di Corvosanto c'era una miniera di ferro, e in questo modo riusciva a non cadere.
Simone corse da lui, per quel che poteva permettersi di correre, con la tunica lacerata, piena di sangue, cosa che gli fece pensare che invece di marrone avrebbe dovuto comprarla direttamente rossa, ma dato che era tirchio e che quella che indossava attualmente costava meno il risultato era stato scontato. Senza pensarci due volte tirò un calcio in testa ad Alessio, che si portò le mani al capo biascicando lamenti.
-Ahia, ma cos'è, sei scemo?- mormorò.
-Io? Lo chiedi a me? Chi dovrebbe essere lo scemo, se potevi vincere facilmente ormai? Perchè non mi hai ammazzato?- Simone.
-Simò...- Alessio.
-Cosa?- Simone.
-Stai piangendo- Alessio.
-BUHAHAHAHAHHAHAH- mondo in coro. Se bevi San Pellegrino sei fuori dal coro, quindi non fai parte del mondo e ritieniti escluso da questa risata generale.
-Dovevi per forza dirlo così ad alta voce?- Simone.
-No, no...- rispose lui inoltrando sms a tutta la rubrica per rovinargli la reputazione; -ops, credito esaurito-.
-Anche io sono esaurito, perchè non mi hai ucciso? Non dire che l'hai fatto per salvarti, perchè o colpivi me, o colpivi la falce, comunque ti saresti salvato dato che l'attacco numero uno di Karitori-ki non sarebbe mai partito. La falce e il possessore sono collegati, lo sai- Simone.
-Vero, potevo colpire te e non la falce... così mi sarei salvato e in più ti avrei ucciso- ammise Alessio.
-E perchè diavolo hai distrutto la mia amata falce allora? Riposi in pace, nei secoli dei secoli!- esclamò la Morte abbassando lo sguardo mentre le lacrime cadevano a terra ad innaffiare l'erba massacrata dalle lame di Alessio (una bella immagine, se ci pensate, ma voi non ci pensate ovviamente); -perchè non mi hai ucciso...-
-Beh, non ci ho pensato- Alessio.
-E dovrei crederci?- Simone.
-Ginevra ci crederebbe- Alessio.
-Mi stai dando della Ginevra?- Simone.
-Non mi permetterei mai- Alessio.
-Ehi!- si lagnò Ginevra per telefono.
-Ti stiamo elogiando!- mentirono entrambi.
-Ah, ok- rispose lei credendoci, lusingata.
Il luogotenente della Maremma si alzò in piedi un po' ammaccato.
-Maremma, non Maremma, sei sempre mio fratello, no? Però non ci avevo pensato. Cioè, ci ho pensato dopo. Le questioni personali che abbiamo alle spalle sono spiacevoli, certo, ma eravamo addirittura arrivati a farci la guerra- Alessio.
-Le raccomandazioni contano- rispose Simone sorridendo.
-Non è quello. E' che, beh, ho capito tutto quando ci siamo urlati contro quelle cose- Alessio.
La Morte chinò lo sguardo sulla lama spezzata, come se già non lo ascoltasse più.
-Era quasi nuova...- mormorò.
-Ancora? Ma mi stai ascoltando?- Alessio.
-Eh, ah, sì- Morte.
-Eh + ah = EAH!- esclamò Leenk del forum imitando Link.
-Abbiamo fatto entrambi degli errori. Tu non sei stato certo il migliore dei fratelli, ma io ho fatto di peggio. Forse il peggio è stato non ucciderti ora che ne avevo la possibilità, ma questo lo vedremo in seguito- spiegò strappandosi dalla veste il simbolo che indicava il suo rango di luogotenente (niente di incredibilmente affascinante, il disegnino di un bambino felice che diceva "Luogotenente della Maremma, entra nel club"); -io mi sono alleato con il nemico-.
-Credevo ci tenessi a far dominare il mondo alla Maremma- Simone.
-Amen, a me importava ucciderti, e ora non ho più niente a che vedere con lei. A Ginevra, poi, le ho rovinato l'infanzia, sono stato un padre da quattro soldi- Alessio.
-Rovinato l'infanzia? Diciamo che io ti ho dato una mano, allora; io, assieme a Riccardo. Ma ad ogni modo, se la sarebbe rovinata da sola, sembra la campionessa mondiale in questo sport- Simone.
-L'attacco che ho usato, il Ventargento dalle diecimila lame...- iniziò a spiegare Alessio.
-Veramente, anche se ero un po' in estasi diabolica quando lo hai usato, si chiamava "le diecimila lame del ventargento"- Simone.
-... si, comunque, dicevo, quell'attacco è come il pulsante eject di un aereo- Alessio.
-Ovvero, ti fa fare un salto col paracadute senza ritorno?- Simone.
-No. Se usi un pulsante simile, perdi l'aereo. In questo caso, si perdono tutti i propri poteri- Alessio.
-Insomma, non sei più un demoratore- Simone.
-Già, ma non sono neanche un moderatore. Sono solo Alessio- Alessio.
-Non dirlo come se fosse la prima di settecento puntate di un cartone animato che si vuole seguire con passione. Non è poco. E poi, senza la falce, neanche io posso combattere- Simone.
-Certo che l'Un ti ha dato un potere comprato dai cinesi; se si rompe l'arma, è inutilizzabile- Alessio.
-Veramente sul libretto di istruzioni c'era scritto che Karitori-ki era indistruttibile...- Simone.
-Tu lompi falce fatta in Cina, lei non tolna più com'ela plima- spiegò un cinese.
-I cinesi fanno di peggio; ma allora, come ho fatto a rompertela?- Alessio.
-Che ne so; come se io ti chiedessi, "come ha fatto Giulia Coco ad avere dei fidanzati"?- Simone.
-Ma non ti illustra le cronache quella povera ragazza che stai sempre a torturare?- Alessio.
-E' anche sottopagata, se è per questo, ma lasciamo perdere- Simone.
-Veramente ne riparliamo in privato- Giulia Coco spuntando da dietro una roccia del giardino.
Vedendola per un istante in qualità di comparsa, l'ex luogotenente della Maremma si chiese se cinquecentonovantanove dei fidanzati di Giulia soffrissero di miopia acuta e il rimanente fosse parte del gruppo dei Tokio Hotel.
-Mi dispiace di averti incolpato per la morte di Roberta; in realtà so come sono andati i fatti, non... - provò a dire Alessio.
La Morte lo fulminò con lo sguardo.
-Dicevo- cambiò immediatamente discorso lui, -ti auguro di sconfiggere la Maremma, e comunque un giorno ci affronteremo di nuovo perchè questo lo reputo un pareggio-.
-Tu non vieni? In quattro saremo più forti!- Simone.
-Ti ricordo che ora io e te siamo praticamente disabili- Alessio.
-Ah, già- Simone.
Alessio de Bellucci prese il cellulare e se lo portò all'orecchio.
-Cosa fai ora?- chiese Simone.
-Sicuramente non un piercing artigianale, chiamo la Maremma e le dico che mi licenzio- Alessio.
Dopo mezzo minuto di una chiamata alquanto turbolenta, gettò a terra il cellulare.
-Beh?- Simone.
-Non mi passa lo stipendio questo mese- Alessio.
-Ma se facendo l'elemosina davanti alla villa del Duca hai guadagnato una fortuna!- si spazientì Simone.
-Sì, e trasformandomi le lame hanno bucato tutte le banconote, grazie tante- Alessio.
-Spacciale per soldi atlantidesi- suggerì la Morte.
Senza ascoltarlo, Alessio iniziò a salire su un albero, rischiando di rompersi il collo otto volte, ed era solo un piccolo arbusto di mezzo metro.
-E ora che fai?- chiese Simone.
-Bird-watching- spiegò Alessio.
-In un giardino e da un arbusto di mezzo metro?- Simone.
-Alessio, c'è un luogo e un momento per ogni cosa, ma non ora- Professor Rowan masticando un Turtwig.
-To', un'allodola!- esclamò l'amico sull'albero indicando lontano.
-Allora, non vieni davvero?- insistette la Morte.
Alessio de Bellucci si voltò a guardarlo seduto su un ramo dell'albero.
-Fino a mezz'ora fa ero uno dei migliori guerrieri al servizio della Maremma. Pensi che ora possa venire a spasso con te come se niente fosse accaduto?- Alessio.
-Tranquillo, la gente non penserà male- Simone.
-Troppo tardi- lo avvertì un servitore che passava di lì.
L'ex luogotenente sficcò dal tronco dell'albero la sua spada Stray, dicendo: -Ah, ecco dov'era finita, meno male che è ancora intera almeno questa-, poi la puntò contro il fratello.
-ora sono un guerriero senza capitano, un mercenario- Alessio.
-Come su flyff, abbiamo qualcosa in comune- Simone.
-Su flyff io ero quello che cura, come si chiamava?- Alessio.
-Sfigaplayer- Simone.
-No, "assist"- Alessio.
-Eh, un po' di assistenza ti ci vorrebbe- Simone.
-Un giorno, ci affronteremo di nuovo e non sarà una partita a briscola...- Alessio.
-Oh- fece Simone deluso gettando il mazzo di carte.
-... e questa volta il vincitore sarà uno solo!- Alessio.
-Ne resterà soltanto uno!- Highlander l'immortale.
-Uno vivrà, l'altro cadrà- Capo dei Transformers.
-Ti sei fissato ormai- rispose la Morte girando sui tacchi, ovvero posando a terra un paio di scarpe coi tacchi, salendoci sopra e iniziando a girare su se stesso.
-Riguardo il passato... - tentò di finire chinando lo sguardo; ma Simone saltò sull'albero, gli ficcò una pietra, una talpa e i tacchi in bocca mormorando: -Basta con questa storia, perdonami e io ti perdonerò. Questo è quanto, ed è quanto basta-
Poi saltò giù e corse verso l'entrata della villa del Duca di Corvosanto, mentre il fratello Alessio era alle prese con il servitore che gli aveva creato dei problemi poco prima.
-Scenda da lì- lo esortò quello.
-No- rispose secco Alessio.
-Dai- servitore.
-No- Alessio.
-Guarda cos'ho?- lo tentò mostrandogli un action figure di Rukia, tratta direttamente dal manga di bleach.
L'ex luogotenente iniziò a sbavare creando una piccola cascata di saliva, ma non si mosse.
-Ce l'ho già. E poi, che vuoi?- Alessio.
-Devi pagare i danni del macello che avete combinato- servo.
-Mettili sul conto della Dea della Maremma- Alessio.
Poi pensò alla Maremma che riceveva quell'avviso di pagamento e al suo esercito che gli si presentava sotto casa per ammazzarlo.
-No, meglio di no- si corresse.
-Allora paga tu! Il suo occhio si estende per miglia e miglia- servo.
Alessio de Bellucci saltò giù dall'albero pensando a Sauron che ordinava una lente a contatto dall'ottico, e all'ottico che si impiccava la sera stessa; lanciò le banconote guadagnate (o forse sarebbe il caso di dire "supplicate") quel giorno al servo, esclamando: -Prendi, basteranno!-
-Sono tutte bucate!- protestò il servo.
-Io non bado alla loro vita, se si drogano fatti loro-; poi entrò dalla stessa porta della villa che aveva preso la Morte, dopo aver provato ad usarne altre tre e aver sbattuto violentemente la testa scoprendo che erano solo porte dipinte.
-Non finisce qui!- gli urlò dietro il servo. Poi fissò le banconote bucate, pensando che l'ultima volta che era stato ad Atlantide ne aveva viste di identiche; quindi in fondo il consiglio di Simone di spacciarle per tali rivolto al fratello non era del tutto da ignorare.
Ecco, in questo caso più o meno lo stupore fu lo stesso.
Tutto era diventato d'argento attorno a lui, con un vento feroce che lo sferzava; se avesse venduto qualsiasi cosa durante quell'offensiva, sarebbe diventato ricco, ammesso che riuscisse a spacciarla per autentico argento. Poi le diecimila lame, che avrebbero potuto ucciderlo facilmente (provando che, volendo, con un po' di impegno, si può uccidere anche la Morte), avevano colpito tutte assieme la falce, che aveva smesso di brillare e non era riuscita a lanciare il suo attacco più potente. A casa, comunque, voi non fatelo, dato che i personaggi di questo racconto si sono allenati per farsi male con stile.
Karitori-ki si spezzò nella stretta sconsiderata del proprietario, mentre Simone restava in piedi ad osservare suo fratello che cadeva in ginocchio; non era ferito, ma il potere rilasciato dalla forma finale di demoderatore era sparito, e lui era tornato ad essere l'Alessio di sempre, quello demente, traditore e aspiratore di "c".
Neanche una gran bellezza, ma era una questione relativa; più che altro non si scoprì mai perchè fosse caduto a terra quello con meno ferite e l'altro invece, che aveva usato mezzo milione di tecniche, era rimasto in piedi. Forse in realtà aveva delle calamite nelle scarpe e sotto il giardino del Duca di Corvosanto c'era una miniera di ferro, e in questo modo riusciva a non cadere.
Simone corse da lui, per quel che poteva permettersi di correre, con la tunica lacerata, piena di sangue, cosa che gli fece pensare che invece di marrone avrebbe dovuto comprarla direttamente rossa, ma dato che era tirchio e che quella che indossava attualmente costava meno il risultato era stato scontato. Senza pensarci due volte tirò un calcio in testa ad Alessio, che si portò le mani al capo biascicando lamenti.
-Ahia, ma cos'è, sei scemo?- mormorò.
-Io? Lo chiedi a me? Chi dovrebbe essere lo scemo, se potevi vincere facilmente ormai? Perchè non mi hai ammazzato?- Simone.
-Simò...- Alessio.
-Cosa?- Simone.
-Stai piangendo- Alessio.
-BUHAHAHAHAHHAHAH- mondo in coro. Se bevi San Pellegrino sei fuori dal coro, quindi non fai parte del mondo e ritieniti escluso da questa risata generale.
-Dovevi per forza dirlo così ad alta voce?- Simone.
-No, no...- rispose lui inoltrando sms a tutta la rubrica per rovinargli la reputazione; -ops, credito esaurito-.
-Anche io sono esaurito, perchè non mi hai ucciso? Non dire che l'hai fatto per salvarti, perchè o colpivi me, o colpivi la falce, comunque ti saresti salvato dato che l'attacco numero uno di Karitori-ki non sarebbe mai partito. La falce e il possessore sono collegati, lo sai- Simone.
-Vero, potevo colpire te e non la falce... così mi sarei salvato e in più ti avrei ucciso- ammise Alessio.
-E perchè diavolo hai distrutto la mia amata falce allora? Riposi in pace, nei secoli dei secoli!- esclamò la Morte abbassando lo sguardo mentre le lacrime cadevano a terra ad innaffiare l'erba massacrata dalle lame di Alessio (una bella immagine, se ci pensate, ma voi non ci pensate ovviamente); -perchè non mi hai ucciso...-
-Beh, non ci ho pensato- Alessio.
-E dovrei crederci?- Simone.
-Ginevra ci crederebbe- Alessio.
-Mi stai dando della Ginevra?- Simone.
-Non mi permetterei mai- Alessio.
-Ehi!- si lagnò Ginevra per telefono.
-Ti stiamo elogiando!- mentirono entrambi.
-Ah, ok- rispose lei credendoci, lusingata.
Il luogotenente della Maremma si alzò in piedi un po' ammaccato.
-Maremma, non Maremma, sei sempre mio fratello, no? Però non ci avevo pensato. Cioè, ci ho pensato dopo. Le questioni personali che abbiamo alle spalle sono spiacevoli, certo, ma eravamo addirittura arrivati a farci la guerra- Alessio.
-Le raccomandazioni contano- rispose Simone sorridendo.
-Non è quello. E' che, beh, ho capito tutto quando ci siamo urlati contro quelle cose- Alessio.
La Morte chinò lo sguardo sulla lama spezzata, come se già non lo ascoltasse più.
-Era quasi nuova...- mormorò.
-Ancora? Ma mi stai ascoltando?- Alessio.
-Eh, ah, sì- Morte.
-Eh + ah = EAH!- esclamò Leenk del forum imitando Link.
-Abbiamo fatto entrambi degli errori. Tu non sei stato certo il migliore dei fratelli, ma io ho fatto di peggio. Forse il peggio è stato non ucciderti ora che ne avevo la possibilità, ma questo lo vedremo in seguito- spiegò strappandosi dalla veste il simbolo che indicava il suo rango di luogotenente (niente di incredibilmente affascinante, il disegnino di un bambino felice che diceva "Luogotenente della Maremma, entra nel club"); -io mi sono alleato con il nemico-.
-Credevo ci tenessi a far dominare il mondo alla Maremma- Simone.
-Amen, a me importava ucciderti, e ora non ho più niente a che vedere con lei. A Ginevra, poi, le ho rovinato l'infanzia, sono stato un padre da quattro soldi- Alessio.
-Rovinato l'infanzia? Diciamo che io ti ho dato una mano, allora; io, assieme a Riccardo. Ma ad ogni modo, se la sarebbe rovinata da sola, sembra la campionessa mondiale in questo sport- Simone.
-L'attacco che ho usato, il Ventargento dalle diecimila lame...- iniziò a spiegare Alessio.
-Veramente, anche se ero un po' in estasi diabolica quando lo hai usato, si chiamava "le diecimila lame del ventargento"- Simone.
-... si, comunque, dicevo, quell'attacco è come il pulsante eject di un aereo- Alessio.
-Ovvero, ti fa fare un salto col paracadute senza ritorno?- Simone.
-No. Se usi un pulsante simile, perdi l'aereo. In questo caso, si perdono tutti i propri poteri- Alessio.
-Insomma, non sei più un demoratore- Simone.
-Già, ma non sono neanche un moderatore. Sono solo Alessio- Alessio.
-Non dirlo come se fosse la prima di settecento puntate di un cartone animato che si vuole seguire con passione. Non è poco. E poi, senza la falce, neanche io posso combattere- Simone.
-Certo che l'Un ti ha dato un potere comprato dai cinesi; se si rompe l'arma, è inutilizzabile- Alessio.
-Veramente sul libretto di istruzioni c'era scritto che Karitori-ki era indistruttibile...- Simone.
-Tu lompi falce fatta in Cina, lei non tolna più com'ela plima- spiegò un cinese.
-I cinesi fanno di peggio; ma allora, come ho fatto a rompertela?- Alessio.
-Che ne so; come se io ti chiedessi, "come ha fatto Giulia Coco ad avere dei fidanzati"?- Simone.
-Ma non ti illustra le cronache quella povera ragazza che stai sempre a torturare?- Alessio.
-E' anche sottopagata, se è per questo, ma lasciamo perdere- Simone.
-Veramente ne riparliamo in privato- Giulia Coco spuntando da dietro una roccia del giardino.
Vedendola per un istante in qualità di comparsa, l'ex luogotenente della Maremma si chiese se cinquecentonovantanove dei fidanzati di Giulia soffrissero di miopia acuta e il rimanente fosse parte del gruppo dei Tokio Hotel.
-Mi dispiace di averti incolpato per la morte di Roberta; in realtà so come sono andati i fatti, non... - provò a dire Alessio.
La Morte lo fulminò con lo sguardo.
-Dicevo- cambiò immediatamente discorso lui, -ti auguro di sconfiggere la Maremma, e comunque un giorno ci affronteremo di nuovo perchè questo lo reputo un pareggio-.
-Tu non vieni? In quattro saremo più forti!- Simone.
-Ti ricordo che ora io e te siamo praticamente disabili- Alessio.
-Ah, già- Simone.
Alessio de Bellucci prese il cellulare e se lo portò all'orecchio.
-Cosa fai ora?- chiese Simone.
-Sicuramente non un piercing artigianale, chiamo la Maremma e le dico che mi licenzio- Alessio.
Dopo mezzo minuto di una chiamata alquanto turbolenta, gettò a terra il cellulare.
-Beh?- Simone.
-Non mi passa lo stipendio questo mese- Alessio.
-Ma se facendo l'elemosina davanti alla villa del Duca hai guadagnato una fortuna!- si spazientì Simone.
-Sì, e trasformandomi le lame hanno bucato tutte le banconote, grazie tante- Alessio.
-Spacciale per soldi atlantidesi- suggerì la Morte.
Senza ascoltarlo, Alessio iniziò a salire su un albero, rischiando di rompersi il collo otto volte, ed era solo un piccolo arbusto di mezzo metro.
-E ora che fai?- chiese Simone.
-Bird-watching- spiegò Alessio.
-In un giardino e da un arbusto di mezzo metro?- Simone.
-Alessio, c'è un luogo e un momento per ogni cosa, ma non ora- Professor Rowan masticando un Turtwig.
-To', un'allodola!- esclamò l'amico sull'albero indicando lontano.
-Allora, non vieni davvero?- insistette la Morte.
Alessio de Bellucci si voltò a guardarlo seduto su un ramo dell'albero.
-Fino a mezz'ora fa ero uno dei migliori guerrieri al servizio della Maremma. Pensi che ora possa venire a spasso con te come se niente fosse accaduto?- Alessio.
-Tranquillo, la gente non penserà male- Simone.
-Troppo tardi- lo avvertì un servitore che passava di lì.
L'ex luogotenente sficcò dal tronco dell'albero la sua spada Stray, dicendo: -Ah, ecco dov'era finita, meno male che è ancora intera almeno questa-, poi la puntò contro il fratello.
-ora sono un guerriero senza capitano, un mercenario- Alessio.
-Come su flyff, abbiamo qualcosa in comune- Simone.
-Su flyff io ero quello che cura, come si chiamava?- Alessio.
-Sfigaplayer- Simone.
-No, "assist"- Alessio.
-Eh, un po' di assistenza ti ci vorrebbe- Simone.
-Un giorno, ci affronteremo di nuovo e non sarà una partita a briscola...- Alessio.
-Oh- fece Simone deluso gettando il mazzo di carte.
-... e questa volta il vincitore sarà uno solo!- Alessio.
-Ne resterà soltanto uno!- Highlander l'immortale.
-Uno vivrà, l'altro cadrà- Capo dei Transformers.
-Ti sei fissato ormai- rispose la Morte girando sui tacchi, ovvero posando a terra un paio di scarpe coi tacchi, salendoci sopra e iniziando a girare su se stesso.
-Riguardo il passato... - tentò di finire chinando lo sguardo; ma Simone saltò sull'albero, gli ficcò una pietra, una talpa e i tacchi in bocca mormorando: -Basta con questa storia, perdonami e io ti perdonerò. Questo è quanto, ed è quanto basta-
Poi saltò giù e corse verso l'entrata della villa del Duca di Corvosanto, mentre il fratello Alessio era alle prese con il servitore che gli aveva creato dei problemi poco prima.
-Scenda da lì- lo esortò quello.
-No- rispose secco Alessio.
-Dai- servitore.
-No- Alessio.
-Guarda cos'ho?- lo tentò mostrandogli un action figure di Rukia, tratta direttamente dal manga di bleach.
L'ex luogotenente iniziò a sbavare creando una piccola cascata di saliva, ma non si mosse.
-Ce l'ho già. E poi, che vuoi?- Alessio.
-Devi pagare i danni del macello che avete combinato- servo.
-Mettili sul conto della Dea della Maremma- Alessio.
Poi pensò alla Maremma che riceveva quell'avviso di pagamento e al suo esercito che gli si presentava sotto casa per ammazzarlo.
-No, meglio di no- si corresse.
-Allora paga tu! Il suo occhio si estende per miglia e miglia- servo.
Alessio de Bellucci saltò giù dall'albero pensando a Sauron che ordinava una lente a contatto dall'ottico, e all'ottico che si impiccava la sera stessa; lanciò le banconote guadagnate (o forse sarebbe il caso di dire "supplicate") quel giorno al servo, esclamando: -Prendi, basteranno!-
-Sono tutte bucate!- protestò il servo.
-Io non bado alla loro vita, se si drogano fatti loro-; poi entrò dalla stessa porta della villa che aveva preso la Morte, dopo aver provato ad usarne altre tre e aver sbattuto violentemente la testa scoprendo che erano solo porte dipinte.
-Non finisce qui!- gli urlò dietro il servo. Poi fissò le banconote bucate, pensando che l'ultima volta che era stato ad Atlantide ne aveva viste di identiche; quindi in fondo il consiglio di Simone di spacciarle per tali rivolto al fratello non era del tutto da ignorare.
La partenza per l'ultima meta
Spoiler
Chapter 4Nella stanza dell'accoglienza del duca di Corvosanto, sua Santità Tommaso Giovanni Corvino era indaffarato a montare il portale dimensionale per le terre di ACL, affinchè Ginevra potesse usarlo per andare a fermare il piano di conquista della Maremma. Tuttavia, mentre il duca stava sudando sette camicie d'oro anche solo nel fissare un chiodo col martello in mano, la fiorentina si era seduta sulla sua poltrona a limarsi le unghie. Queste ultime avevano iniziato a ribellarsi dopo aver capito che lei le avrebbe limate fino a scorticarsi a sangue tutto il corpo fino ai piedi.
-Com'è difficile, dovevo leggere su Yahoo Answer se qualcuno aveva risolto questo problema delle unghie prima di provarci da sola- Ginevra.
-Sarebbe stato meglio- accordarono le unghie.
Entrò allora la Morte con gran foga, portando sulle spalle una gran foca, che richiamava per certi versi Ginevra, per altri Veronica di mattina appena svegliata; nel raggiungere il tavolo dove sedeva Ginevra, calpestò prima il duca, poi il portale quasi finito, rompendolo. Rotto era comunque più bello di prima.
-Ehi, giovane, non sono uno zerbino, sono il capo spirituale, materiale e maiale di questo ducato!- Tommaso.
-Ma soprattutto maiale, sta sempre a mangiare- Ginevra.
-Eh, mi ricorda tanto qualcuno, vero Ginevra?- la apostrofò la Morte.
-Non capisco di che parli- fece lei dopo aver deciso di lasciare in pace le unghie, bollate ormai come causa persa, e aver iniziato a trangugiare confetti al gusto fioraio.
-Cosa mi sono perso?- chiese Simone.
-Guarda che tu ti sei perso, io e Riccardo siamo venuti qui tranquillamente a parlare col duca. Ti devi sempre distinguere- Ginevra.
-Non è vero- contestò lui felice di essere l'unico ad avere la tunica in quella stanza, mentre gli altri avevano magliette (lei) e strani abiti regali (il duca).
-Te lo spiego in tre parole: tradimento, Maremma, ACL- Ginevra.
-E cosa dovrei capire dopo questa brillante spiegazione?- Simone.
-Sei incontentabile. In pratica, la Maremma vuole conquistare Animalcrossinglife, noi potevamo fermarla perchè il duca aveva il cristallo dello scorpione, l'unico modo per accedere al monte Founder, dove risiede l'Essere. Poi c'è stato un colpo di scena, è arrivata la Maremma, il duca ci ha traditi, la Maremma prende il cristallo, pietrifica Riccardo, mi scaglia contro il muro e fugge aprendo un mortale- Ginevra.
-Un mortale? Ha squartato una persona?- Simone.
Ho sbagliato, era "portale"; poi il duca ci è rimasto un po' male perchè mi stavo mettendo a piangere e ora sta aprendo un altro portale per noi- Ginevra.
-Mi stupisco di te, i sei ricordata tutto per filo e per segno; anche se in fondo sono cose accadute nell'ultimo quarto d'ora- Simone.
Ginevra mostrò delle scritte sui palmi delle mani gridando entusiasta: -Ah! Fregato! Avevo le copiette!-. Poi strinse a pugno le mani, le fissò mezz'ora pensando a chissa' cosa, e li levò al cielo gridando: -ho i pugni nelle mani!-.
Mentre lei sfidava a combattere un Machamp, Simone la lasciò perdere e notò solo allora il duca per terra.
-Che fai lì?- chiese.
-Ma se mi hai calpestato tu!- Tommaso Giovanni.
-E il portale che stavi facendo si è rotto- Simone.
-Anche quella è colpa tua!- duca.
-Si, vabè, mettetemi al rogo e facciamo prima! Ma qui sapete cos'è la carta dei diritti umani?- Simone.
Ginevra mostrò una carta stracciata dove aveva messo alcuni confetti da portare via, e chiese: -per caso era questa? Tanto ormai non te la ridò, i confetti vengono prima di tutto-.
-Perderai ogni cosa, anche i confetti- Voldemort.
-Li perdo perchè me li mangio- Ginevra.
Poi la Morte fissò la statua di Riccardo, dove dei vandali si erano divertiti a disegnare i personaggi di animalcrossing con la vernice.
-Maledetti vandali...- Simone.
-Essì- acconsentì Ginevra nascondendo dietro la schiena un barattolo di vernice.
-... e maledetta Maremma! Come si fa a farlo tornare vivo? Anche se così quasi quasi lo metto davanti la porta di casa per spaventare i ladri- Simone.
-Bisogna sconfiggere la Maremma- Ginevra.
-Ah, ma allora è facile- Simone.
-Sì, due volte. Neanche ci ha fatti quasi muovere, poteva vedersi un film comodamente mentre ci sconfiggeva- Ginevra.
-Perchè siete scarsi- Simone.
-E tu ti sei fatto picchiare da Alessio- Ginevra.
-Come lo sai?- Simone.
Ginevra indicò una finestra grande quanto una tv al plasma.
-Da lì si vedeva tutto- spiegò.
-Lo finiamo questo portale, o vogliamo girare "uomini e donne" nella mia villa, oggi?- duca.
-Lei sarebbe la donna?- fece scettico Simone.
-Badachie!- Ginevra.
-Qualcuno, orsù, m'aiuti a rimontarlo, anche perchè l'avete rotto voi- duca.
-Io? Per una volta che non ho fatto niente?- si lamentò Ginevra, e nel dirlo cadde a terra, causò un terremoto dall'altra parte del mondo e distrusse la Cina.
-Sei una cosa assurda- esclamò Simone, e dato che stava egocentricamente snobbando gli altri fissando il soffitto, non si capì se stesse dicendo a Tommaso Giovanni o alla fiorentina.
-Grazie, modestamente- si sentì chiamata in causa lei.
-Non era un complimento- Simone.
-Come sei cafone. Cafone e senza cuore- Tommaso.
-Ha ragione il Tommaso Cretino- Ginevra.
-E' "Corvino"- Tommaso.
-Ma se lui vi ha consegnato alla Maremma!- protestò la Morte.
-Don't worry, be happy- duca.
-No woman, no cry- Ginevra.
-Si, va bene- concluse Simone avvicinandosi di nuovo alla statua di Riccardo, che sembrava guardarlo dicendo "metti in firma il banner del torneo di mario kart".
-No, tanto lo sai che non ce lo metto- fece Simone a mezza voce, parlando da solo.
-Stai parlando ad una statua, e io sono strana eh- disse Ginevra provando a fare l'elicottero tipo Rayman, che non è quello del film "l'uomo della pioggia", bensì la melanzana di Ubisoft.
La Morte posò una mano sulla spalla dell'amico pietrificato, mormorando: -ti farò tornare come prima, in qualche modo. Forse-.
-Vabè- constatò Ginevra rivolgendosi al duca, -ormai la testa gli ha fatto tilt-.
-Eh? Cosa?- chiese il duca di Corvosanto sfogliando una rivista di Playboy.
-Ma un ecclesiastico può fare queste cose?- chiese Ginevra.
Tommaso Giovanni iniziò a rotolarsi per terra senza riuscire a fermarsi, investendo la mobilia e ciò che restava del portale, facendo diverse combo.
-Ho fatto una battuta senza rendermene conto- Ginevra.
-Non l'ho neanche sentita, ma tanto non avrei riso comunque- Simone.
-Vabè, stava leggendo Playboy, non sapevo che un sacerdote di ventesimo livello come lui potesse farlo- Ginevra.
La Morte iniziò a rotolarsi a terra con il duca, e Ginevra si censurò gli occhi perchè non era una bella scena da vedere.
Dopo aver riacquistato un po' di contegno, sua Santità Tommaso Giovanni disse: -bene, il portale ora-.
-E se invece di inseguire la Maremma andassimo alla ricerca di Nemo?- Ginevra.
-Quel pesce l'hanno già ritrovato- Simone.
-Ma non è vero- Ginevra.
-Si invece- protestò Nemo.
-Tanto sei stato adottato- lo schernì Ginevra.
Il piccolo pesce pagliaccio corse via piangendo.
-Dicevo, il portale- duca.
La Morte fissò i due pezzi della lama spezzata di Karitori-ki.
-Qualcuno ha dell'attack?- chiese.
-E' finito- rispose Ginevra senza riuscire a scollare il corpo dal muro.
-Ma non ti si può lasciare un secondo da sola. Vabè ormai ti confondi con la tappezzeria- Simone.
-Sentite, mocciosi...- iniziò il duca inquietandosi.
-Che vuol dire "moccioso"?- domandò Ginevra scollandosi dal muro e in parte facendolo crollare.
-Non lo so, ma lascialo parlare- Simone.
-... prima che mi distruggiate la villa, lo volete o no il passaggio dimensionale? Non ci devo mica andare io a fermare la terza divinità per salvare il vostro amico di pietra e ventimila mondi minacciati- duca.
-Quest'uomo è grasso- concluse Ginevra.
-Dai, ti do una mano a montare il portale- propose Simone, con l'intenzione di mettersi a bighellonare non appena Tommaso si fosse girato un attimo.
-No- concluse il duca, -io amo gli sprechi. Venga portato un nuovo portale!-
Arrivarono dei servitori che recavano i segni di innumerevoli frustate, portando sulle spalle un enorme portale ovale, che poi era una cornice rotonda di mattonelle di oro bianco con un buco enorme nel mezzo.
-Ma perchè non l'hai fatto portare prima?- Ginevra.
-Perchè prima non c'era qualcosa da sprecare- spiegò il duca; poi si rivolse ai vassalli e disse loro: -ora mangiate ciò che resta del vecchio portale-.
I maeriali di scarto vennero portati nelle cucine.
La Morte si avvicinò al portale, delusa.
-Sì, ma è spento- obiettò mettendo una mano nell'enorme apertura, -guarda, riesce da dietro-.
-In linguaggio umano si dice "spento"- duca.
-In linguaggio toscano si dice "è una sola"- Ginevra.
-Accendiamolo, allora- Simone.
-ScimScem, oggi stai avendo una dopo l'altra una serie di idee geniali che cambieranno il mondo- Ginevra.
-La prima sarebbe ucciderti- Simone.
-Non lo so come si accende- duca.
-Ma se il portale è tuo!- Simone.
-Vabè, se è per questo in garage ho anche una collezione di jet privati ma non li so guidare- duca.
-Me ne regali uno?- Ginevra.
-Prenditelo- duca.
-Non ora- concluse la Morte rendendo triste e contrariata la fiorentina; poi studiò il portale dimensionale da vicino, accorgendosi che su un lato vi era scritto "username" e "password", con degli spazi vuoti da riempire.
-Ho capito, bisogna fare il log in per entrare- Simone.
-Ma non ci siamo mai andati prima d'ora- Ginevra.
-E se provassimo con "scorpion"? Mica se ne accorge- Simone.
-Non sappiamo la password- Ginevra.
-Sarà "picio"- Simone.
Mentre prendevano in considerazione l'idea di smontare il portale e manometterlo con la forza bruta, entrò dalla porta qualcuno che non era un servitore, il primo segnale che il 2012 era ormai vicino.
-Pare che vi siate intoppati prima ancora di arrivare ad ACL. Di questo passo fallirete miseramente nel...- ma non riuscì a finire la frase, perchè Tommaso gli aveva tirato in faccia un salmone, tanto per sprecare ancora qualcosa, esclamando: -Aleeee!-
La Morte e Ginevra si fissarono a guardarlo; lei come al solito non aveva capito subito chi fosse e l'aveva scambiato per un hippie.
-Babbo?- Ginevra.
-Fratello?- Simone.
-Pinocchio!- Geppetto.
-Alejandro! Fernando! Roberto!- Lady Gaga.
-Sì, ci sono- Roberto Giacobbo.
La fiorentina si avvicinò lentamente al padre con il volto indecifrabile.
-Ora ci scappano le botte- sussurrò il duca alla Morte.
-Cinque euro su Ginevra- Simone.
-Andata- accettò il duca.
-Ciaaao, babbo!- esclamò la fiorentina abbracciando Alessio.
-Io... mi dispiace- rispose Alessio incapace di dire altro, ricambiando la stretta e rischiando di ucciderla, perchè è scientificamente provato che anche solo con un "batti il cinque" il fiorentino in questione ti manda all'ospedale.
-Di che? E' un po' che non ci vediamo- Ginevra.
-Ma se lo ricorderà che lui stava con i cattivi e che ha cercato di ucciderla?- duca.
-Ora piango- Simone.
Alla fine capirono tutti che Ginevra l'aveva abbracciato perchè su una spalla di Alessio c'era una mosca, e la fiorentina aveva sentito l'impulso di acchiapparla quanto l'avrebbe sentito un gatto.
-Quindi hai cambiato idea?- chiese Simone alla new entry, nel senso che era stato l'ultimo ad entrare nella stanza.
-Cielo, cielo- esclamò lui alzando le mani al cielo, -sono l'unico ad essere già stato ad Animalcrossinglife, le conosco quelle terre. Sarò la vostra guida-.
-Siamo di nuovo in tre- Ginevra.
-Perchè? Chi è il terzo dopo me e Alessio?- Simone.
-Ti uccido!- Ginevra.
-Non iniziate da subito, o mi verrà l'emicrania- li pregò Alessio avvicinandosi al portale verso la parte con gli spazi da riempire.
-Cioè, un cranio emo?- Ginevra.
-Allora... username: Tia; password: Sinnai. Dovrebbe andare- Alessio.
-No che non... -Simone
Il portale si attivò; come una finestra su un altro mondo, mostrava una zona rocciosa incontaminata.
-... andrà- finì la frase Simone deluso.
-Ho fatto in modo che ci conduca direttamente sulle Pedobear Mountains, la catena montuosa dove si erge il monte Founder- Alessio.
-Perfetto, andiamo- concluse Simone mentre seguiva Ginevra che, emozionata alla vista del portale attivo, ci si era tuffata dentro compiendo acrobazie.
-Un momento solo, ragazzo- duca.
-Che c'è?- chiese la Morte voltandosi a fissarlo.
-Un paio di giorni fa ho avvertito una violazione delle leggi naturali, non troppo lontano da qui. Roba grossa, una inversione di secondo livello mi pare- duca.
Simone lo fissò dritto negli occhi.
-Dove vuoi arrivare?- chiese.
-E' un reato molto grave, per una Morte. Non che mi importi più di tanto, ma se l'ho avvertito io, lo avranno avvertito anche chi sai tu- duca.
-Ecco, arrivano!- Fabio.
-Non sta parlando nè dei Mangiamorte nè di Voldemort. Ad ogni modo, Tommaso Giovanni, so che lo verranno a sapere. Ho fermato la morte naturale di Ginevra Ciardi, e sono fatti miei. L'unica fortuna nella disgrazie è che lei è viva ora, e che la rottura di Karitori-ki impedirà che mi trovino subito. Aveva il gps accesso tutto il tempo e non me ero resto conto- Morte.
-Indubbiamente sono fatti tuoi. Ti darò una cosa prima di andare- duca.
Sua Santità tirò fuori da una tasca del suo abito un piccolo pupazzetto di duskull, e lo porse a Simone, che lo accettò volentieri perchè per quelle cose ci andava matto.
-Oddio, che bello, lo metto sul comodino- Morte.
-Quando sarai nei guai, non avendo più una falce da usare, basterà che tu usi quello. Buona fortuna- duca.
La Morte attraversò il portale mentre la sua frase di risposta, "grazie vecchio", echeggiava ancora nella villa del duca.
Tommaso Giovanni, rimasto solo, tornò a sedersi sulla poltrona con il suo Milotic terrorizzato, la servitù decimata, mezza villa a pezzi, e un giardino dissodato da quei due teppisti di Simone e Alessio, che avevano sentito il bisogno di prendersi a botte proprio sotto casa sua; roba da prenderli a secchiate d'acqua.
-Ah- sospirò accendendo un sigaro fucsia dopo aver gettato a terra il resto del pacco che lo conteneva, pur di sprecare qualcosa; -beata gioventù-.
-Com'è difficile, dovevo leggere su Yahoo Answer se qualcuno aveva risolto questo problema delle unghie prima di provarci da sola- Ginevra.
-Sarebbe stato meglio- accordarono le unghie.
Entrò allora la Morte con gran foga, portando sulle spalle una gran foca, che richiamava per certi versi Ginevra, per altri Veronica di mattina appena svegliata; nel raggiungere il tavolo dove sedeva Ginevra, calpestò prima il duca, poi il portale quasi finito, rompendolo. Rotto era comunque più bello di prima.
-Ehi, giovane, non sono uno zerbino, sono il capo spirituale, materiale e maiale di questo ducato!- Tommaso.
-Ma soprattutto maiale, sta sempre a mangiare- Ginevra.
-Eh, mi ricorda tanto qualcuno, vero Ginevra?- la apostrofò la Morte.
-Non capisco di che parli- fece lei dopo aver deciso di lasciare in pace le unghie, bollate ormai come causa persa, e aver iniziato a trangugiare confetti al gusto fioraio.
-Cosa mi sono perso?- chiese Simone.
-Guarda che tu ti sei perso, io e Riccardo siamo venuti qui tranquillamente a parlare col duca. Ti devi sempre distinguere- Ginevra.
-Non è vero- contestò lui felice di essere l'unico ad avere la tunica in quella stanza, mentre gli altri avevano magliette (lei) e strani abiti regali (il duca).
-Te lo spiego in tre parole: tradimento, Maremma, ACL- Ginevra.
-E cosa dovrei capire dopo questa brillante spiegazione?- Simone.
-Sei incontentabile. In pratica, la Maremma vuole conquistare Animalcrossinglife, noi potevamo fermarla perchè il duca aveva il cristallo dello scorpione, l'unico modo per accedere al monte Founder, dove risiede l'Essere. Poi c'è stato un colpo di scena, è arrivata la Maremma, il duca ci ha traditi, la Maremma prende il cristallo, pietrifica Riccardo, mi scaglia contro il muro e fugge aprendo un mortale- Ginevra.
-Un mortale? Ha squartato una persona?- Simone.
Ho sbagliato, era "portale"; poi il duca ci è rimasto un po' male perchè mi stavo mettendo a piangere e ora sta aprendo un altro portale per noi- Ginevra.
-Mi stupisco di te, i sei ricordata tutto per filo e per segno; anche se in fondo sono cose accadute nell'ultimo quarto d'ora- Simone.
Ginevra mostrò delle scritte sui palmi delle mani gridando entusiasta: -Ah! Fregato! Avevo le copiette!-. Poi strinse a pugno le mani, le fissò mezz'ora pensando a chissa' cosa, e li levò al cielo gridando: -ho i pugni nelle mani!-.
Mentre lei sfidava a combattere un Machamp, Simone la lasciò perdere e notò solo allora il duca per terra.
-Che fai lì?- chiese.
-Ma se mi hai calpestato tu!- Tommaso Giovanni.
-E il portale che stavi facendo si è rotto- Simone.
-Anche quella è colpa tua!- duca.
-Si, vabè, mettetemi al rogo e facciamo prima! Ma qui sapete cos'è la carta dei diritti umani?- Simone.
Ginevra mostrò una carta stracciata dove aveva messo alcuni confetti da portare via, e chiese: -per caso era questa? Tanto ormai non te la ridò, i confetti vengono prima di tutto-.
-Perderai ogni cosa, anche i confetti- Voldemort.
-Li perdo perchè me li mangio- Ginevra.
Poi la Morte fissò la statua di Riccardo, dove dei vandali si erano divertiti a disegnare i personaggi di animalcrossing con la vernice.
-Maledetti vandali...- Simone.
-Essì- acconsentì Ginevra nascondendo dietro la schiena un barattolo di vernice.
-... e maledetta Maremma! Come si fa a farlo tornare vivo? Anche se così quasi quasi lo metto davanti la porta di casa per spaventare i ladri- Simone.
-Bisogna sconfiggere la Maremma- Ginevra.
-Ah, ma allora è facile- Simone.
-Sì, due volte. Neanche ci ha fatti quasi muovere, poteva vedersi un film comodamente mentre ci sconfiggeva- Ginevra.
-Perchè siete scarsi- Simone.
-E tu ti sei fatto picchiare da Alessio- Ginevra.
-Come lo sai?- Simone.
Ginevra indicò una finestra grande quanto una tv al plasma.
-Da lì si vedeva tutto- spiegò.
-Lo finiamo questo portale, o vogliamo girare "uomini e donne" nella mia villa, oggi?- duca.
-Lei sarebbe la donna?- fece scettico Simone.
-Badachie!- Ginevra.
-Qualcuno, orsù, m'aiuti a rimontarlo, anche perchè l'avete rotto voi- duca.
-Io? Per una volta che non ho fatto niente?- si lamentò Ginevra, e nel dirlo cadde a terra, causò un terremoto dall'altra parte del mondo e distrusse la Cina.
-Sei una cosa assurda- esclamò Simone, e dato che stava egocentricamente snobbando gli altri fissando il soffitto, non si capì se stesse dicendo a Tommaso Giovanni o alla fiorentina.
-Grazie, modestamente- si sentì chiamata in causa lei.
-Non era un complimento- Simone.
-Come sei cafone. Cafone e senza cuore- Tommaso.
-Ha ragione il Tommaso Cretino- Ginevra.
-E' "Corvino"- Tommaso.
-Ma se lui vi ha consegnato alla Maremma!- protestò la Morte.
-Don't worry, be happy- duca.
-No woman, no cry- Ginevra.
-Si, va bene- concluse Simone avvicinandosi di nuovo alla statua di Riccardo, che sembrava guardarlo dicendo "metti in firma il banner del torneo di mario kart".
-No, tanto lo sai che non ce lo metto- fece Simone a mezza voce, parlando da solo.
-Stai parlando ad una statua, e io sono strana eh- disse Ginevra provando a fare l'elicottero tipo Rayman, che non è quello del film "l'uomo della pioggia", bensì la melanzana di Ubisoft.
La Morte posò una mano sulla spalla dell'amico pietrificato, mormorando: -ti farò tornare come prima, in qualche modo. Forse-.
-Vabè- constatò Ginevra rivolgendosi al duca, -ormai la testa gli ha fatto tilt-.
-Eh? Cosa?- chiese il duca di Corvosanto sfogliando una rivista di Playboy.
-Ma un ecclesiastico può fare queste cose?- chiese Ginevra.
Tommaso Giovanni iniziò a rotolarsi per terra senza riuscire a fermarsi, investendo la mobilia e ciò che restava del portale, facendo diverse combo.
-Ho fatto una battuta senza rendermene conto- Ginevra.
-Non l'ho neanche sentita, ma tanto non avrei riso comunque- Simone.
-Vabè, stava leggendo Playboy, non sapevo che un sacerdote di ventesimo livello come lui potesse farlo- Ginevra.
La Morte iniziò a rotolarsi a terra con il duca, e Ginevra si censurò gli occhi perchè non era una bella scena da vedere.
Dopo aver riacquistato un po' di contegno, sua Santità Tommaso Giovanni disse: -bene, il portale ora-.
-E se invece di inseguire la Maremma andassimo alla ricerca di Nemo?- Ginevra.
-Quel pesce l'hanno già ritrovato- Simone.
-Ma non è vero- Ginevra.
-Si invece- protestò Nemo.
-Tanto sei stato adottato- lo schernì Ginevra.
Il piccolo pesce pagliaccio corse via piangendo.
-Dicevo, il portale- duca.
La Morte fissò i due pezzi della lama spezzata di Karitori-ki.
-Qualcuno ha dell'attack?- chiese.
-E' finito- rispose Ginevra senza riuscire a scollare il corpo dal muro.
-Ma non ti si può lasciare un secondo da sola. Vabè ormai ti confondi con la tappezzeria- Simone.
-Sentite, mocciosi...- iniziò il duca inquietandosi.
-Che vuol dire "moccioso"?- domandò Ginevra scollandosi dal muro e in parte facendolo crollare.
-Non lo so, ma lascialo parlare- Simone.
-... prima che mi distruggiate la villa, lo volete o no il passaggio dimensionale? Non ci devo mica andare io a fermare la terza divinità per salvare il vostro amico di pietra e ventimila mondi minacciati- duca.
-Quest'uomo è grasso- concluse Ginevra.
-Dai, ti do una mano a montare il portale- propose Simone, con l'intenzione di mettersi a bighellonare non appena Tommaso si fosse girato un attimo.
-No- concluse il duca, -io amo gli sprechi. Venga portato un nuovo portale!-
Arrivarono dei servitori che recavano i segni di innumerevoli frustate, portando sulle spalle un enorme portale ovale, che poi era una cornice rotonda di mattonelle di oro bianco con un buco enorme nel mezzo.
-Ma perchè non l'hai fatto portare prima?- Ginevra.
-Perchè prima non c'era qualcosa da sprecare- spiegò il duca; poi si rivolse ai vassalli e disse loro: -ora mangiate ciò che resta del vecchio portale-.
I maeriali di scarto vennero portati nelle cucine.
La Morte si avvicinò al portale, delusa.
-Sì, ma è spento- obiettò mettendo una mano nell'enorme apertura, -guarda, riesce da dietro-.
-In linguaggio umano si dice "spento"- duca.
-In linguaggio toscano si dice "è una sola"- Ginevra.
-Accendiamolo, allora- Simone.
-ScimScem, oggi stai avendo una dopo l'altra una serie di idee geniali che cambieranno il mondo- Ginevra.
-La prima sarebbe ucciderti- Simone.
-Non lo so come si accende- duca.
-Ma se il portale è tuo!- Simone.
-Vabè, se è per questo in garage ho anche una collezione di jet privati ma non li so guidare- duca.
-Me ne regali uno?- Ginevra.
-Prenditelo- duca.
-Non ora- concluse la Morte rendendo triste e contrariata la fiorentina; poi studiò il portale dimensionale da vicino, accorgendosi che su un lato vi era scritto "username" e "password", con degli spazi vuoti da riempire.
-Ho capito, bisogna fare il log in per entrare- Simone.
-Ma non ci siamo mai andati prima d'ora- Ginevra.
-E se provassimo con "scorpion"? Mica se ne accorge- Simone.
-Non sappiamo la password- Ginevra.
-Sarà "picio"- Simone.
Mentre prendevano in considerazione l'idea di smontare il portale e manometterlo con la forza bruta, entrò dalla porta qualcuno che non era un servitore, il primo segnale che il 2012 era ormai vicino.
-Pare che vi siate intoppati prima ancora di arrivare ad ACL. Di questo passo fallirete miseramente nel...- ma non riuscì a finire la frase, perchè Tommaso gli aveva tirato in faccia un salmone, tanto per sprecare ancora qualcosa, esclamando: -Aleeee!-
La Morte e Ginevra si fissarono a guardarlo; lei come al solito non aveva capito subito chi fosse e l'aveva scambiato per un hippie.
-Babbo?- Ginevra.
-Fratello?- Simone.
-Pinocchio!- Geppetto.
-Alejandro! Fernando! Roberto!- Lady Gaga.
-Sì, ci sono- Roberto Giacobbo.
La fiorentina si avvicinò lentamente al padre con il volto indecifrabile.
-Ora ci scappano le botte- sussurrò il duca alla Morte.
-Cinque euro su Ginevra- Simone.
-Andata- accettò il duca.
-Ciaaao, babbo!- esclamò la fiorentina abbracciando Alessio.
-Io... mi dispiace- rispose Alessio incapace di dire altro, ricambiando la stretta e rischiando di ucciderla, perchè è scientificamente provato che anche solo con un "batti il cinque" il fiorentino in questione ti manda all'ospedale.
-Di che? E' un po' che non ci vediamo- Ginevra.
-Ma se lo ricorderà che lui stava con i cattivi e che ha cercato di ucciderla?- duca.
-Ora piango- Simone.
Alla fine capirono tutti che Ginevra l'aveva abbracciato perchè su una spalla di Alessio c'era una mosca, e la fiorentina aveva sentito l'impulso di acchiapparla quanto l'avrebbe sentito un gatto.
-Quindi hai cambiato idea?- chiese Simone alla new entry, nel senso che era stato l'ultimo ad entrare nella stanza.
-Cielo, cielo- esclamò lui alzando le mani al cielo, -sono l'unico ad essere già stato ad Animalcrossinglife, le conosco quelle terre. Sarò la vostra guida-.
-Siamo di nuovo in tre- Ginevra.
-Perchè? Chi è il terzo dopo me e Alessio?- Simone.
-Ti uccido!- Ginevra.
-Non iniziate da subito, o mi verrà l'emicrania- li pregò Alessio avvicinandosi al portale verso la parte con gli spazi da riempire.
-Cioè, un cranio emo?- Ginevra.
-Allora... username: Tia; password: Sinnai. Dovrebbe andare- Alessio.
-No che non... -Simone
Il portale si attivò; come una finestra su un altro mondo, mostrava una zona rocciosa incontaminata.
-... andrà- finì la frase Simone deluso.
-Ho fatto in modo che ci conduca direttamente sulle Pedobear Mountains, la catena montuosa dove si erge il monte Founder- Alessio.
-Perfetto, andiamo- concluse Simone mentre seguiva Ginevra che, emozionata alla vista del portale attivo, ci si era tuffata dentro compiendo acrobazie.
-Un momento solo, ragazzo- duca.
-Che c'è?- chiese la Morte voltandosi a fissarlo.
-Un paio di giorni fa ho avvertito una violazione delle leggi naturali, non troppo lontano da qui. Roba grossa, una inversione di secondo livello mi pare- duca.
Simone lo fissò dritto negli occhi.
-Dove vuoi arrivare?- chiese.
-E' un reato molto grave, per una Morte. Non che mi importi più di tanto, ma se l'ho avvertito io, lo avranno avvertito anche chi sai tu- duca.
-Ecco, arrivano!- Fabio.
-Non sta parlando nè dei Mangiamorte nè di Voldemort. Ad ogni modo, Tommaso Giovanni, so che lo verranno a sapere. Ho fermato la morte naturale di Ginevra Ciardi, e sono fatti miei. L'unica fortuna nella disgrazie è che lei è viva ora, e che la rottura di Karitori-ki impedirà che mi trovino subito. Aveva il gps accesso tutto il tempo e non me ero resto conto- Morte.
-Indubbiamente sono fatti tuoi. Ti darò una cosa prima di andare- duca.
Sua Santità tirò fuori da una tasca del suo abito un piccolo pupazzetto di duskull, e lo porse a Simone, che lo accettò volentieri perchè per quelle cose ci andava matto.
-Oddio, che bello, lo metto sul comodino- Morte.
-Quando sarai nei guai, non avendo più una falce da usare, basterà che tu usi quello. Buona fortuna- duca.
La Morte attraversò il portale mentre la sua frase di risposta, "grazie vecchio", echeggiava ancora nella villa del duca.
Tommaso Giovanni, rimasto solo, tornò a sedersi sulla poltrona con il suo Milotic terrorizzato, la servitù decimata, mezza villa a pezzi, e un giardino dissodato da quei due teppisti di Simone e Alessio, che avevano sentito il bisogno di prendersi a botte proprio sotto casa sua; roba da prenderli a secchiate d'acqua.
-Ah- sospirò accendendo un sigaro fucsia dopo aver gettato a terra il resto del pacco che lo conteneva, pur di sprecare qualcosa; -beata gioventù-.
Oltre il portale
Spoiler
Chapter 5Il portale si riaprì sulla vasta distesa rocciosa che i tre avevano osservato dalla villa del duca di Corvosanto; macigni, massi, montagne e geodude che si estendevano a perdita d'occhio. Il primo a toccare terra fu Alessio, seguito dalla Morte, e in terza posizione, con tanto di medaglia di bronzo, Ginevra, che però riuscì a rimanere incastrata nel portale.
-Brr- fece la Morte stringendosi nella tunica, -fa un freddo della miseria-
-Ma se fa un caldo che mi sto sfiatando- disse Alessio gettando via un maglione pesante con sopra disegnato un lupo.
-E quello chi te l'ha fatto?- Morte.
-Il duca, perchè diceva che avrebbe fatto freddo- Alessio.
-Volevo un maglione con un teschio sopra- Morte.
-I tuoi gusti sono raccapriccianti- Alessio.
Simone raccolse da terra un teschio di bufalo e con un po' di nastro adesivo se lo attaccò sulla tunica.
-Bellissimo- affermò tentando di convincersi da solo.
-Beh, no- Alessio.
-Fammi una foto che la metto su deviantart, questa è arte- Simone.
-Lui è più bravo di me, sono un fallito- ammise Picasso iniziando a regalare i suoi quadri ai piccioni.
La Morte si guardò intorno come se cercasse disperatamente un calorifero.
-Fa freddo, Dio, fa freddo- Simone.
-Eh- Dio.
-Sì genio, se ti sposti dal reparto frigoriferi fai un favore al mondo- Alessio.
-Ah- mormorò la Morte spostandosi da una zona circondata da frigoriferi sul cui arco d'entrata in pietra era stato inciso: "reparto frigoriferi".
-Però non è che sia utile una cosa simile su montagne disabitate- Simone.
-Infatti se ci fai caso sono tutti modelli vecchi- Alessio.
-Eh sì, vanno a carbone- Simone.
-Frigoriferi che vanno a carbone? Mi sfugge qualcosa- Alessio.
-Strano in effetti- mormorò Simone pensando ad una macchina che si basava sul caldo delle fiamme per fare fresco tutto attorno.
-Sarà meglio abituarsi a simili bizzarrie, qui non siamo nel nostro mondo- Alessio.
-Questa è Narnia- Simone.
-No, questa è Sparta- Leonida.
-Veramente sono le terre di ACL, ma contenti voi- concluse Alessio voltandosi a fissare il portale; fu allora che vide Ginevra incastrata per la vita che fissava a terra costruendo un castello di saliva.
-Ma sei ancora lì, benedetta figliola- Alessio.
-E che schifo, soprattutto- esclamò disgustato Simone osservando con una sorta di fascino oscura il castello di saliva.
Alessio afferrò la figlia per un braccio tirandola verso l'esterno del portale, ma quella restava incastrata.
-Mi hai fatto cadere il campanile del mio castello di saliva, non sono una lumaca che sbava a reazione, ora ci vorrà un po' di tempo per rifarlo- protestò Ginevra.
-Nngh, è incastrata- Alessio.
-Ma i castelli hanno il campanile?- Simone.
-Con la nuova riforma la Gelmini toglie i soldi alle scuole per costruire i campanili nei castelli, non lo sapevi?- Ginevra.
-Non lo sapevo- ammise Simone.
-Non è vero, infatti- spiegò Ginevra.
-Questo lo vedremo- Gelmini.
Alessio iniziò a tirare con tutta la forza e il braccio di Ginevra emise un rumore poco rassicurante.
-Ehm, mi si sta staccando il braccio- li avvertì la ragazza.
-Perfetto, così stasera avremo qualcosa da mangiare- Simone.
-Ma col cavolo, è il mio braccio- Ginevra.
-Va bene, lo cucinerò con il cavolo se credi. Ti daremo la parte più grande, non lamentarti sempre- Simone.
-Affare fatto- Ginevra.
-Ok, mi sto seccando, ora vi aiuto- Simone.
-No, lascia stare, l'ho sbloccata...- provò a dire Alessio; ma la Morte aveva tirato violentemente il fiorentino per una gamba, il quale a sua volta tirava Ginevra per il braccio. La conclusione fu che lei fu scagliata via e si schiantò sulla cima di una montagna.
-Sarà viva?- chiese scettica la Morte.
Ginevra scese dalla montagna scivolando per un pendio ripido al 90% su di uno skateboard, e mostrò loro un nido che conteneva quattro uova.
-Le ho trovate lassù- spiegò, -buonee-.
-E lo skate?- Morte.
-L'ho rubato a Ben Ten- Ginevra.
-E dovremmo crederci?- Alessio.
La fiorentina indicò con un cenno un ragazzo pieno di sangue vestito di verde sulla cima della montagna, che armeggiava con un orologio da polso dal quale uscivano mostri dall'aspetto ancor più terrificante dei nuovi pokèmon di quinta generazione.
-Pare sia vero- azzardò Simone.
-E se fosse Link?- Alessio.
-Nooo, Link nooooo- urlò impazzito Leenk arrampicandosi come un forsennato fino alla cima della montagna impugnando la maschera di Majora che aveva comprato sul ponte per Terabithia.
-Sarebbe ora di muoversi- Alessio.
-Perchè, dove dobbiamo andare?- Ginevra.
-A salvare il mondo, forse?- Morte.
-Senza fare merenda è un po' impossibile, forse?- Ginevra.
-Faremo merenda a missione compiuta- si intromise Alessio ponendosi nel mezzo affinchè il pescarese e la fiorentina non si uccidessero a vicenda.
-Morirò di fame, lo sento- si lamentò lei.
-Fai come i cammelli, fatti una gobba e mettici le sostanze nutritive d'emergenza- Simone.
-Ce l'ho già ma non si vede- Ginevra.
Simone e Alessio si guardarono negli occhi spaventati.
-Stavo scherzando- Ginevra.
Una volta messisi d'accordo su quelle questioni prive di alcuna importanza, i tre si avviarono lungo l'unico sentiero che c'era sulle montagne. Il cartello iniziale era a forma di orso, e recitava: "Pedobear Mountains, siate i benvenuti"; e poi, sotto, in piccolo, "sconti per gruppi di bambine di età inferiore ai 12 anni".
-Ok, almeno la strada è giusta. Voglio dire, il monte Founder sarà da queste parti- Simone.
-Penso di sì- Alessio.
-Come sarebbe a dire "penso"? Non eri la nostra guida?- Simone.
-Risponde la segreteria telefonica di Alessio De' Bellucci: in questo momento non possiamo rispondervi, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico- Alessio.
Ginevra urlò a gran voce "BEEEEP" dentro un orecchio a Simone usando un megafono, provocando la sua ira.
-Ma sei stupida o cosa?- Morte.
-Io sono l'addetta al segnale acustico- Ginevra.
-Ottimo lavoro, figliola- Alessio.
-Grazie babbo- Ginevra.
-Babbo, sono un bambino vero!- Pinocchio.
-Pensare che avevo comprato il legno dai cinesi!- Geppetto.
-Sì, ma la fata è made in Italy- fata turchina.
-Voglio tornare a casa- fece la Morte disperata.
-Contando che a casa hai lasciato tutto in mano a Pasqualino Sinagoga, quando tornerai la ritroverai dipinta di rosa- Ginevra.
-Non è vero, non è vero- urlò la Morte piangendo.
Alessio prese entrambi per i capelli, gettò in un burrone Geppetto, Pinocchio e la fata, e fece per avviarsi; ma Geppetto era ancora vivo dopo la caduta e gli urlò dietro: -questa me la paghi, Alessio De' Bellucci, anche perchè lo sgabello di legno non me l'hai più pagato-.
-Don't call my name, don't call my name... mastroggeppettoooh!- Alessio.
-I'm not your babe, i'm not your babe... Giuliacocoooh!- Mirko.
Con enorme fatica il gruppo riuscì a percorrere quindici metri prima di fermarsi nuovamente.
-Perfetto, ci mancava il bivio- ululò Alessio esasperato.
-Stavolta andiamo a destra- Ginevra.
-Prendo la moneta a tre facce?- propose Simone.
Senza attendere una risposta, lanciò la moneta, che cadde sulla terza faccia.
-E ora?- volle sapere Alessio.
-Si va diritti- spiegò Ginevra schiantandosi contro il cartello posto sul bivio e provocando una frana finendo contro la montagna di fronte.
-Fermala, prima che si uccida!- Alessio.
-Ma no, vediamo se inizia a scavare un tunnel, testarda com'è non accetterà mai l'idea di non poter proseguire per quella strada- Simone.
-Le monete a tre facce sono insidiose- Alessio.
-Almeno abbiamo scoperto che c'era un cartello- disse Simone raccogliendo l'oggetto indicatore che era stato travolto da Ginevra, la quale intanto aveva iniziato a prendere a testate la montagna pur di poter proseguire il cammino.
-Che dice il cartello?- chiese il fratello.
-"Regno di Tenebra" a sinistra; "Fabio's house" a destra- rispose il pescarese.
-Fabio's house?- Alessio.
-Vabè, sicuramente si tratta del Monte Founder. Cos'è il Regno di Tenebra?- Simone.
-E' una delle tre grandi parti in cui è diviso questo mondo, ma non fa parte delle Terre di Animalcrossinglife. Secoli fa ci viveva la più grande potenza oscura di tutti i tempi, ora è disabitata e... ma dove vai?- Alessio.
-Bello, bellissimo, ci faccio un salto, ci rivediamo dall'admin lassù sulla Montagna Comesichiama- Simone
-Non dire sciocchezze- gli gridò dietro Alessio, -la nostra missione è più importante! Non siamo turisti!- Alessio.
-Ma è il Regno di Tenebra, e non me lo perdo neppure se mi offri tutti i quarantamila volumi di bleach- Simone.
-Te li do, li ho tutti! Beh, tutti quelli usciti fino ad ora, almeno- Alessio.
-Ho detto di no- Simone.
La Morte scomparve alla prima svolta del sentiero, a sinistra del bivio, e Alessio in breve tempo non riuscì più a vederlo mentre si allontanava.
-Sciocco- commentò pensieroso, -si dice che ora lì ci abiti una forza maligna persino superiore alla generalessa BrendaBrodo... -
-Dove va Simone?- chiese Ginevra riavvicinandosi con un violento mal di testa.
-A quel paese, ecco dove- rispose lui prendendo la strada a destra.
-Allora ci vado anche io una volta buona, dato che un sacco di gente mi ci manda. E poi mi dispiace non poter prendere in giro Simone anche solo per pochi secondi- Ginevra.
-No, noi andiamo da scorpion, l'Essere- Alessio.
-Sembra così noiosa, come cosa. Speriamo almeno che la Maremma non l'abbia ancora ucciso- Ginevra.
Alessio sorrise alla figlia.
-Se è ancora come era un tempo, fidati, non muore facilmente- disse.
-Vedremo- lo sfidò Ginevra impugnando un fucile.
-Noi dobbiamo proteggerlo, non ucciderlo- tentò di spiegarle lui; ma ormai negli occhi della fiorentina brillava una luce malsana. Sarebbe stato meglio se le avessero concesso di fare merenda, prima di mettersi in viaggio.
-Brr- fece la Morte stringendosi nella tunica, -fa un freddo della miseria-
-Ma se fa un caldo che mi sto sfiatando- disse Alessio gettando via un maglione pesante con sopra disegnato un lupo.
-E quello chi te l'ha fatto?- Morte.
-Il duca, perchè diceva che avrebbe fatto freddo- Alessio.
-Volevo un maglione con un teschio sopra- Morte.
-I tuoi gusti sono raccapriccianti- Alessio.
Simone raccolse da terra un teschio di bufalo e con un po' di nastro adesivo se lo attaccò sulla tunica.
-Bellissimo- affermò tentando di convincersi da solo.
-Beh, no- Alessio.
-Fammi una foto che la metto su deviantart, questa è arte- Simone.
-Lui è più bravo di me, sono un fallito- ammise Picasso iniziando a regalare i suoi quadri ai piccioni.
La Morte si guardò intorno come se cercasse disperatamente un calorifero.
-Fa freddo, Dio, fa freddo- Simone.
-Eh- Dio.
-Sì genio, se ti sposti dal reparto frigoriferi fai un favore al mondo- Alessio.
-Ah- mormorò la Morte spostandosi da una zona circondata da frigoriferi sul cui arco d'entrata in pietra era stato inciso: "reparto frigoriferi".
-Però non è che sia utile una cosa simile su montagne disabitate- Simone.
-Infatti se ci fai caso sono tutti modelli vecchi- Alessio.
-Eh sì, vanno a carbone- Simone.
-Frigoriferi che vanno a carbone? Mi sfugge qualcosa- Alessio.
-Strano in effetti- mormorò Simone pensando ad una macchina che si basava sul caldo delle fiamme per fare fresco tutto attorno.
-Sarà meglio abituarsi a simili bizzarrie, qui non siamo nel nostro mondo- Alessio.
-Questa è Narnia- Simone.
-No, questa è Sparta- Leonida.
-Veramente sono le terre di ACL, ma contenti voi- concluse Alessio voltandosi a fissare il portale; fu allora che vide Ginevra incastrata per la vita che fissava a terra costruendo un castello di saliva.
-Ma sei ancora lì, benedetta figliola- Alessio.
-E che schifo, soprattutto- esclamò disgustato Simone osservando con una sorta di fascino oscura il castello di saliva.
Alessio afferrò la figlia per un braccio tirandola verso l'esterno del portale, ma quella restava incastrata.
-Mi hai fatto cadere il campanile del mio castello di saliva, non sono una lumaca che sbava a reazione, ora ci vorrà un po' di tempo per rifarlo- protestò Ginevra.
-Nngh, è incastrata- Alessio.
-Ma i castelli hanno il campanile?- Simone.
-Con la nuova riforma la Gelmini toglie i soldi alle scuole per costruire i campanili nei castelli, non lo sapevi?- Ginevra.
-Non lo sapevo- ammise Simone.
-Non è vero, infatti- spiegò Ginevra.
-Questo lo vedremo- Gelmini.
Alessio iniziò a tirare con tutta la forza e il braccio di Ginevra emise un rumore poco rassicurante.
-Ehm, mi si sta staccando il braccio- li avvertì la ragazza.
-Perfetto, così stasera avremo qualcosa da mangiare- Simone.
-Ma col cavolo, è il mio braccio- Ginevra.
-Va bene, lo cucinerò con il cavolo se credi. Ti daremo la parte più grande, non lamentarti sempre- Simone.
-Affare fatto- Ginevra.
-Ok, mi sto seccando, ora vi aiuto- Simone.
-No, lascia stare, l'ho sbloccata...- provò a dire Alessio; ma la Morte aveva tirato violentemente il fiorentino per una gamba, il quale a sua volta tirava Ginevra per il braccio. La conclusione fu che lei fu scagliata via e si schiantò sulla cima di una montagna.
-Sarà viva?- chiese scettica la Morte.
Ginevra scese dalla montagna scivolando per un pendio ripido al 90% su di uno skateboard, e mostrò loro un nido che conteneva quattro uova.
-Le ho trovate lassù- spiegò, -buonee-.
-E lo skate?- Morte.
-L'ho rubato a Ben Ten- Ginevra.
-E dovremmo crederci?- Alessio.
La fiorentina indicò con un cenno un ragazzo pieno di sangue vestito di verde sulla cima della montagna, che armeggiava con un orologio da polso dal quale uscivano mostri dall'aspetto ancor più terrificante dei nuovi pokèmon di quinta generazione.
-Pare sia vero- azzardò Simone.
-E se fosse Link?- Alessio.
-Nooo, Link nooooo- urlò impazzito Leenk arrampicandosi come un forsennato fino alla cima della montagna impugnando la maschera di Majora che aveva comprato sul ponte per Terabithia.
-Sarebbe ora di muoversi- Alessio.
-Perchè, dove dobbiamo andare?- Ginevra.
-A salvare il mondo, forse?- Morte.
-Senza fare merenda è un po' impossibile, forse?- Ginevra.
-Faremo merenda a missione compiuta- si intromise Alessio ponendosi nel mezzo affinchè il pescarese e la fiorentina non si uccidessero a vicenda.
-Morirò di fame, lo sento- si lamentò lei.
-Fai come i cammelli, fatti una gobba e mettici le sostanze nutritive d'emergenza- Simone.
-Ce l'ho già ma non si vede- Ginevra.
Simone e Alessio si guardarono negli occhi spaventati.
-Stavo scherzando- Ginevra.
Una volta messisi d'accordo su quelle questioni prive di alcuna importanza, i tre si avviarono lungo l'unico sentiero che c'era sulle montagne. Il cartello iniziale era a forma di orso, e recitava: "Pedobear Mountains, siate i benvenuti"; e poi, sotto, in piccolo, "sconti per gruppi di bambine di età inferiore ai 12 anni".
-Ok, almeno la strada è giusta. Voglio dire, il monte Founder sarà da queste parti- Simone.
-Penso di sì- Alessio.
-Come sarebbe a dire "penso"? Non eri la nostra guida?- Simone.
-Risponde la segreteria telefonica di Alessio De' Bellucci: in questo momento non possiamo rispondervi, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico- Alessio.
Ginevra urlò a gran voce "BEEEEP" dentro un orecchio a Simone usando un megafono, provocando la sua ira.
-Ma sei stupida o cosa?- Morte.
-Io sono l'addetta al segnale acustico- Ginevra.
-Ottimo lavoro, figliola- Alessio.
-Grazie babbo- Ginevra.
-Babbo, sono un bambino vero!- Pinocchio.
-Pensare che avevo comprato il legno dai cinesi!- Geppetto.
-Sì, ma la fata è made in Italy- fata turchina.
-Voglio tornare a casa- fece la Morte disperata.
-Contando che a casa hai lasciato tutto in mano a Pasqualino Sinagoga, quando tornerai la ritroverai dipinta di rosa- Ginevra.
-Non è vero, non è vero- urlò la Morte piangendo.
Alessio prese entrambi per i capelli, gettò in un burrone Geppetto, Pinocchio e la fata, e fece per avviarsi; ma Geppetto era ancora vivo dopo la caduta e gli urlò dietro: -questa me la paghi, Alessio De' Bellucci, anche perchè lo sgabello di legno non me l'hai più pagato-.
-Don't call my name, don't call my name... mastroggeppettoooh!- Alessio.
-I'm not your babe, i'm not your babe... Giuliacocoooh!- Mirko.
Con enorme fatica il gruppo riuscì a percorrere quindici metri prima di fermarsi nuovamente.
-Perfetto, ci mancava il bivio- ululò Alessio esasperato.
-Stavolta andiamo a destra- Ginevra.
-Prendo la moneta a tre facce?- propose Simone.
Senza attendere una risposta, lanciò la moneta, che cadde sulla terza faccia.
-E ora?- volle sapere Alessio.
-Si va diritti- spiegò Ginevra schiantandosi contro il cartello posto sul bivio e provocando una frana finendo contro la montagna di fronte.
-Fermala, prima che si uccida!- Alessio.
-Ma no, vediamo se inizia a scavare un tunnel, testarda com'è non accetterà mai l'idea di non poter proseguire per quella strada- Simone.
-Le monete a tre facce sono insidiose- Alessio.
-Almeno abbiamo scoperto che c'era un cartello- disse Simone raccogliendo l'oggetto indicatore che era stato travolto da Ginevra, la quale intanto aveva iniziato a prendere a testate la montagna pur di poter proseguire il cammino.
-Che dice il cartello?- chiese il fratello.
-"Regno di Tenebra" a sinistra; "Fabio's house" a destra- rispose il pescarese.
-Fabio's house?- Alessio.
-Vabè, sicuramente si tratta del Monte Founder. Cos'è il Regno di Tenebra?- Simone.
-E' una delle tre grandi parti in cui è diviso questo mondo, ma non fa parte delle Terre di Animalcrossinglife. Secoli fa ci viveva la più grande potenza oscura di tutti i tempi, ora è disabitata e... ma dove vai?- Alessio.
-Bello, bellissimo, ci faccio un salto, ci rivediamo dall'admin lassù sulla Montagna Comesichiama- Simone
-Non dire sciocchezze- gli gridò dietro Alessio, -la nostra missione è più importante! Non siamo turisti!- Alessio.
-Ma è il Regno di Tenebra, e non me lo perdo neppure se mi offri tutti i quarantamila volumi di bleach- Simone.
-Te li do, li ho tutti! Beh, tutti quelli usciti fino ad ora, almeno- Alessio.
-Ho detto di no- Simone.
La Morte scomparve alla prima svolta del sentiero, a sinistra del bivio, e Alessio in breve tempo non riuscì più a vederlo mentre si allontanava.
-Sciocco- commentò pensieroso, -si dice che ora lì ci abiti una forza maligna persino superiore alla generalessa BrendaBrodo... -
-Dove va Simone?- chiese Ginevra riavvicinandosi con un violento mal di testa.
-A quel paese, ecco dove- rispose lui prendendo la strada a destra.
-Allora ci vado anche io una volta buona, dato che un sacco di gente mi ci manda. E poi mi dispiace non poter prendere in giro Simone anche solo per pochi secondi- Ginevra.
-No, noi andiamo da scorpion, l'Essere- Alessio.
-Sembra così noiosa, come cosa. Speriamo almeno che la Maremma non l'abbia ancora ucciso- Ginevra.
Alessio sorrise alla figlia.
-Se è ancora come era un tempo, fidati, non muore facilmente- disse.
-Vedremo- lo sfidò Ginevra impugnando un fucile.
-Noi dobbiamo proteggerlo, non ucciderlo- tentò di spiegarle lui; ma ormai negli occhi della fiorentina brillava una luce malsana. Sarebbe stato meglio se le avessero concesso di fare merenda, prima di mettersi in viaggio.
Divisi! La trappola della Terza Divinità
Spoiler
Chapter 6Ginevra iniziava a pentirsi di non aver preso il sentiero a sinistra del bivio, dato che quello di destra sembrava voler circoscrivere tutto il mondo. Sul fatto di andare a destra, però, Dante non aveva voluto sentir ragioni.
-Non arriveremo mai- Ginevra.
-E' importante il viaggio, non la meta- Alessio.
-Maaaai direee, maiii- piccione che costruiva la statua della libertà nel celeberrimo film "Fievel va in America", primo degli ottocento film di animazione sul famoso topo; tanto per citare i successivi che hanno riscosso più successo: "Fievel e il Burkina Faso", "Fievel scopre il fuoco sotto il mare", "Fievel conquista la Cambogia senza farlo apposta".
-Qua a terra ci sono un sacco di topic da spostare- disse la fiorentina indicando dei topi morti qua e là sulla loro strada.
-Ci sono i moderatori per... ma aspetta, sono topi, non topic!- Alessio.
-Ci hai creduto, faccia di velluto!- Ginevra.
-Se fossimo a casa ti scaraventerei in camera tua sena cena, in qualità di genitore- Alessio.
-Se fossimo a casa avrei già scaraventato io la cena in camera mia e mi ci sarei rinchiusa spontaneamente- Ginevra.
-Ho predetto ciò: accadrà- Nostradamus.
-Non ci voleva un profeta, è già accaduto un sacco di volte. Ti sarai sicuramente basato su quelle per formulare la profezia. Nostradamus stalker!- Ginevra.
I due sorpassarono un valico fra due montagne e si ritrovarono inaspettatamente (ma solo perchè non erano accorti, dal momento che di avvisi lungo il tragitto ce n'erano anche troppi) in un'enorme arena vuota dove le uniche uscite, a meno che uno non fosse in grado di saltare cinquanta metri in altezza come se niente fosse, erano quella alle loro spalle (dalla quale erano entrati) e un'altra di fronte a loro dall'altra parte dello spiazzo.
-Scommetto che qui ci organizzano sei giorni alla settimana le sagre culinarie, e oggi che siamo venuti noi niente-si lamentò Ginevra.
-Ho il sospetto che siamo nei guai- osservò Alessio.
Mentre il fiorentino pronunciava queste parole, un enorme masso sbarrò loro l'accesso da dove erano appena entrati.
-Dieci punti a favore della tua teoria- Ginevra.
Un secondo masso crollò di fronte ai due bloccando anche la seconda ed ultima uscita, il che voleva dire "game over, restate qui".
-Ok, ora sono cavoli. Ho poche volte ragione, e ogni volta che mi accorgo di essere nel giusto è sempre quando prevedo qualcosa di spiacevole. Come quando sei nata tu- concluse Alessio.
-Comunque non sono cavoli, sono rocce. Lo so non tanto perchè riesco a distinguere l'una e l'altra cosa, ma per l'odore. I cavoli potremmo mangiarli e riuscire a scappare, le rocce no- Ginevra.
-Non mi stupirei nel vederti mangiare anche le rocce, se è per questo. Ad ogni modo, dai un'occhiata in giro e dimmi se vedi delle vie di fuga- Alessio.
La fiorentina notò un sacco di frecce verdi con sotto scritto "Exit", e le lanciò via per nascondere le prove.
-No, non le vedo- mentì.
-Ti ho visto- Alessio.
-Non hai le prove- continuò tranquillamente Ginevra cercando di staccarsi di dosso una freccia segnalatrice che le era rimasta incastrata fra i capelli.
-Oh, andiamo, che patetico quadretto famigliare!- esclamò una voce dal centro dell'arena.
-Non si può neanche più litigare. Icchè voi, fatti vedere- Ginevra.
-Dignene- Alessio.
-Parlate in modo comprensibile, grazie- narratore fugace.
Si fece avanti la figura di BrendaBrodo, che qualcuno di voi ricorderà come sorella di Ginevra, Generalessa della Terza Divinità e tante altre cose interessanti che ora non mi vengono in mente.
-E' Brenda! Sta indietro, sono armato!- gridò Alessio raccogliendo un sasso da terra perchè gli era faticoso impugnare la spada.
-Sì, mi lapidi?- lo schernì Brenda.
-Dai, Ale, finchè Brenda Ciardi vaaaa, lasciala andareeeee, finchè Brenda Ciardi vaaaa, non la lapidareeeee- Ginevra.
-Tsk, questa è una trappola vero?- Alessio.
-Brillante deduzione luogotenente, o credevi si trattasse della tua festa di non compleanno a sorpresa?- si complimentò la Maremma spuntando fuori da dietro la Generalessa e battendo le mani facendo onomatopeicamente "clap clap".
-La... la Dea della Maremma in persona- Alessio.
-Ti sta battendo le mani, Ale- fece contenta Ginevra; e prese a recitare la filastrocca: -se la Maremma è felice tu lo sai batti le mani!-
Tutti e quattro batterono le mani al ritmo della canzoncina demenziale.
-Ancora una volta!- Ginevra.
E di nuovo l'applauso.
-Si fa il replay!- Ginevra.
Ad Alessio iniziavano a prendere fuoco le mani siccome le batteva reggendo ancora il sasso.
-Chi batte è gay!- concluse Ginevra; -Ah, Alessio e la Maremma sono gay!-
-L'intermezzo divertente era d'obbligo. Tuttavia ora morirete- annunciò la Dea della Maremma posando una mano sulla spalla di Brenda; -ci pensi tu qui?- le chiese.
-Li batto ad occhi chiusi- rispose BrendaBrodo.
-Perfetto. Del resto, ci mancherebbe altro- concluse la Maremma svanendo all'improvviso.
-Speriamo li chiuda davvero, così, se mi ricordo dov'erano le vie di fuga anche senza i segnali, scappiamo- Ginevra.
-No- fece Alessio sorridendo, -nessuno scappa a Brenda detta "Brodo", la cacciatrice. E' il braccio destro della Terza Divinità-.
-Perchè, quello che ho visto attaccato al corpo della Maremma era finto?- Ginevra.
-Nel senso che lei è la Generalessa, è la più forte dopo la Maremma- Alessio.
-Sempre fortunati noi, oh! Simone starà giocando al gioco dell'oca con gli ermellini!- Ginevra.
BrendaBrodo indicò i due foderi che aveva attaccati alla cintura e ne estrasse due lunghe spade sulle cui else erano raffigurati dei tortellini.
-Ucciderò prima te, traditore!- esclamò rivolta ad Alessio.
-Non ho nulla da ribattere! Fatti sotto se vuoi- accordò lui estraendo Stray dai pantaloni dal momento che il fodero l'aveva perso da tempo.
-Ma scusa, non ti tagli le gambe se la metti nei pantaloni senza protezione?- chiese Ginevra.
Il padre gli indicò le gambe squartate ribattendo: -neanche poco, sai?-
Prima che partisse all'attacco, Ginevra decise che non gli era stata ancora sufficientemente d'intralcio, e disse nell'intento di rimediare all'istante: -Ale, lo so che hai perso i tuoi poteri massacrando Simone-
-Pareggio, pareggio, è stato un pareggio!- protestò la Morte intromettendosi a distanza, perchè aveva il servizio "no limits" della wind, grazie al quale puoi chiamare su Giove spendendo un centesimo al minuto se i suoi anelli girano nel verso giusto in quel momento.
-Lo so, ma fintanto che ho una spada qualcosa posso fare. Mentre distraggo Brenda, tu scappa e corri verso il Monte Founder. Manca poco ormai alla nostra destinazione- Alessio.
-Posso combattere contro Brenda!- Ginevra.
-Secondo me no- Brenda.
-Tu devi vedertela con qualcuno ancora più forte di tua sorella, il destino di due mondi è nelle tue mani, anche se nel dirlo mi viene la depressione- Alessio.
-Ridicolo, la Maremma sta andando ad uccidere l'Essere!- esclamò Brenda mirando al collo di Alessio con una delle due spade.
La lama seghettata di Stray parò il colpo, e il cozzare delle due lame generò scintille.
-La Maremma non ha idea di che tipo sia Fabio- Alessio.
-Fabio sarebbe il nome, in lingua umana, dell'Essere?- Brenda.
-Esattamente, deriva dall'aramaico anglosassone, le leggendaria lingua del forum- Alessio.
-Leggendaria nel senso che non esiste e mi stai prendendo in giro, immagino- Brenda.
-Anche questo è esatto- Alessio.
-Ma se io la parlo vuol dire che esiste no? "Azkul is on the table"- Ginevra.
Il padre e la sorella però continuavano a combattere ignorandola, e lei urlò loro contro: -oh, e quando parlo voglio essere ascoltata!-
-Se vuoi lo farò io- propose un vecchio sordo che passava di lì.
-Mi sei inutile!- gli rispose lei lanciandolo via, e probabilmente quel vecchio sordo fu il primo ad arrivare al Monte Fouder, battendo sul tempo persino la Maremma. I viaggi via aerea sono sempre i più rapidi.
BrendaBrodo intanto si era fermata un attimo perchè cadendo a terra s'era sbucciata un ginocchio.
-Malemalemalemale, fa male!- Brenda.
-Vuoi un po' d'acqua ossigenata?- Alessio.
-Sputaci sopra, è un rimedio naturale testato da me- Ginevra.
-Testato su chi?- fece Alessio scettico.
-Su dei bambini morti dopo alcuni giorni per uno strano virus. Non capii bene perchè la vicenda finì in quel modo- Ginevra.
-Tieni la tua saliva lontana da me, badachie!- esclamò Brenda alzandosi in piedi e lavando una spada al cielo, con somme proteste del cielo che rivoleva la spada.
-BrendaBrodo Style, "Mangia la minestrina"!- urlò.
Alessio finì inghiottito fino alla vita da una pozza di sabbie mobili fatte di minestra che si era aperta all'improvviso sotto di lui.
-Oh no, i quadrettini all'uovo li odio- Alessio.
-Che potere è mai questo? Fa venire fame!- Ginevra.
Brenda le mostrò una delle due spade, col simbolo del tortellino inciso sull'elsa, spiegando: -questo è il potere della Generalessa della Maremma, posso usare qualsiasi attacco con il potere del Brodo, della Minestra e di altri elementi culinari. Tuo padre è spacciato-.
-Maledizione- imprecò Alessio capendo che divincolandosi sarebbe solo sprofondato più velocemente.
-Divincolandoti sprofondi solo più velocemente!- Brenda.
-Ma non hai letto la frase sopra la tua? L'avevo già capito!- Alessio.
-Melius abundare quam deficere- Brenda.
-Et carpe diem- accordò Ginevra addentando una carpa; poi capì che se non avesse aiutato Alessio quello sarebbe morto, e gridò: -Setussebuhodillo!- e si lanciò verso la pozza di minestra assassina.
-Cosa diavolo hai intenzione di fare?- Brenda.
-No, non... !- Alessio.
-Pugno schiacciafiorai!- tuonò Ginevra colpendo con un pugno la bade dell'arena; le sabbie mobili di minestra schizzarono in aria, seguite da Alessio che urlava felice: -sto volandooo!-
Cinque secondi e quarantadue decimi dopo, Brenda, Ginevra e Alessio erano ricoperti di quadrettini all'uovo, ma almeno il fiorentino era salvo; le fiamme nere di Ginevra si spensero mentre diceva: -dai, non si può prendere sul serio questo racconto se ci picchiamo a colpi di pasta e di fiorai-.
-Gra... grazie Gine- fece Alessio rialzandosi.
-Niente, il conto alla fine del romanzo- Ginevra.
-Ah, allora al momento del pagamento ci manca ancora tanto- si sentì sollevato Alessio.
-Noooooo, ditemi che è un incubo- esclamò Ginevra prendendo a testate il terreno alla notizia che aveva evidentemente ancora troppe pagine da leggere.
-Se fai così Simone si offende, eh- Alessio.
-E ti riblocco su msn- concluse Simone facendo passare dall'ipotesi alla concretezza le parole di Alessio.
-Noooooo, anche questo- continuò Ginevra avendo ormai aperto una voragine dalla quale uscivano via volando diglett impazziti e fossili di cormorani del PaleozenoFocetinodico, un'era del passato che ho inventato al momento in cui i dinosauri floddavano con Roberta Arnò ad AnimalCrossingLife.
BrendaBrodo li fissò con occhi in cui lampeggiava la scritta "killer mode".
-Per avermi sporcato di pasta il vestito, siete morti!- annunciò.
-Non arriveremo mai- Ginevra.
-E' importante il viaggio, non la meta- Alessio.
-Maaaai direee, maiii- piccione che costruiva la statua della libertà nel celeberrimo film "Fievel va in America", primo degli ottocento film di animazione sul famoso topo; tanto per citare i successivi che hanno riscosso più successo: "Fievel e il Burkina Faso", "Fievel scopre il fuoco sotto il mare", "Fievel conquista la Cambogia senza farlo apposta".
-Qua a terra ci sono un sacco di topic da spostare- disse la fiorentina indicando dei topi morti qua e là sulla loro strada.
-Ci sono i moderatori per... ma aspetta, sono topi, non topic!- Alessio.
-Ci hai creduto, faccia di velluto!- Ginevra.
-Se fossimo a casa ti scaraventerei in camera tua sena cena, in qualità di genitore- Alessio.
-Se fossimo a casa avrei già scaraventato io la cena in camera mia e mi ci sarei rinchiusa spontaneamente- Ginevra.
-Ho predetto ciò: accadrà- Nostradamus.
-Non ci voleva un profeta, è già accaduto un sacco di volte. Ti sarai sicuramente basato su quelle per formulare la profezia. Nostradamus stalker!- Ginevra.
I due sorpassarono un valico fra due montagne e si ritrovarono inaspettatamente (ma solo perchè non erano accorti, dal momento che di avvisi lungo il tragitto ce n'erano anche troppi) in un'enorme arena vuota dove le uniche uscite, a meno che uno non fosse in grado di saltare cinquanta metri in altezza come se niente fosse, erano quella alle loro spalle (dalla quale erano entrati) e un'altra di fronte a loro dall'altra parte dello spiazzo.
-Scommetto che qui ci organizzano sei giorni alla settimana le sagre culinarie, e oggi che siamo venuti noi niente-si lamentò Ginevra.
-Ho il sospetto che siamo nei guai- osservò Alessio.
Mentre il fiorentino pronunciava queste parole, un enorme masso sbarrò loro l'accesso da dove erano appena entrati.
-Dieci punti a favore della tua teoria- Ginevra.
Un secondo masso crollò di fronte ai due bloccando anche la seconda ed ultima uscita, il che voleva dire "game over, restate qui".
-Ok, ora sono cavoli. Ho poche volte ragione, e ogni volta che mi accorgo di essere nel giusto è sempre quando prevedo qualcosa di spiacevole. Come quando sei nata tu- concluse Alessio.
-Comunque non sono cavoli, sono rocce. Lo so non tanto perchè riesco a distinguere l'una e l'altra cosa, ma per l'odore. I cavoli potremmo mangiarli e riuscire a scappare, le rocce no- Ginevra.
-Non mi stupirei nel vederti mangiare anche le rocce, se è per questo. Ad ogni modo, dai un'occhiata in giro e dimmi se vedi delle vie di fuga- Alessio.
La fiorentina notò un sacco di frecce verdi con sotto scritto "Exit", e le lanciò via per nascondere le prove.
-No, non le vedo- mentì.
-Ti ho visto- Alessio.
-Non hai le prove- continuò tranquillamente Ginevra cercando di staccarsi di dosso una freccia segnalatrice che le era rimasta incastrata fra i capelli.
-Oh, andiamo, che patetico quadretto famigliare!- esclamò una voce dal centro dell'arena.
-Non si può neanche più litigare. Icchè voi, fatti vedere- Ginevra.
-Dignene- Alessio.
-Parlate in modo comprensibile, grazie- narratore fugace.
Si fece avanti la figura di BrendaBrodo, che qualcuno di voi ricorderà come sorella di Ginevra, Generalessa della Terza Divinità e tante altre cose interessanti che ora non mi vengono in mente.
-E' Brenda! Sta indietro, sono armato!- gridò Alessio raccogliendo un sasso da terra perchè gli era faticoso impugnare la spada.
-Sì, mi lapidi?- lo schernì Brenda.
-Dai, Ale, finchè Brenda Ciardi vaaaa, lasciala andareeeee, finchè Brenda Ciardi vaaaa, non la lapidareeeee- Ginevra.
-Tsk, questa è una trappola vero?- Alessio.
-Brillante deduzione luogotenente, o credevi si trattasse della tua festa di non compleanno a sorpresa?- si complimentò la Maremma spuntando fuori da dietro la Generalessa e battendo le mani facendo onomatopeicamente "clap clap".
-La... la Dea della Maremma in persona- Alessio.
-Ti sta battendo le mani, Ale- fece contenta Ginevra; e prese a recitare la filastrocca: -se la Maremma è felice tu lo sai batti le mani!-
Tutti e quattro batterono le mani al ritmo della canzoncina demenziale.
-Ancora una volta!- Ginevra.
E di nuovo l'applauso.
-Si fa il replay!- Ginevra.
Ad Alessio iniziavano a prendere fuoco le mani siccome le batteva reggendo ancora il sasso.
-Chi batte è gay!- concluse Ginevra; -Ah, Alessio e la Maremma sono gay!-
-L'intermezzo divertente era d'obbligo. Tuttavia ora morirete- annunciò la Dea della Maremma posando una mano sulla spalla di Brenda; -ci pensi tu qui?- le chiese.
-Li batto ad occhi chiusi- rispose BrendaBrodo.
-Perfetto. Del resto, ci mancherebbe altro- concluse la Maremma svanendo all'improvviso.
-Speriamo li chiuda davvero, così, se mi ricordo dov'erano le vie di fuga anche senza i segnali, scappiamo- Ginevra.
-No- fece Alessio sorridendo, -nessuno scappa a Brenda detta "Brodo", la cacciatrice. E' il braccio destro della Terza Divinità-.
-Perchè, quello che ho visto attaccato al corpo della Maremma era finto?- Ginevra.
-Nel senso che lei è la Generalessa, è la più forte dopo la Maremma- Alessio.
-Sempre fortunati noi, oh! Simone starà giocando al gioco dell'oca con gli ermellini!- Ginevra.
BrendaBrodo indicò i due foderi che aveva attaccati alla cintura e ne estrasse due lunghe spade sulle cui else erano raffigurati dei tortellini.
-Ucciderò prima te, traditore!- esclamò rivolta ad Alessio.
-Non ho nulla da ribattere! Fatti sotto se vuoi- accordò lui estraendo Stray dai pantaloni dal momento che il fodero l'aveva perso da tempo.
-Ma scusa, non ti tagli le gambe se la metti nei pantaloni senza protezione?- chiese Ginevra.
Il padre gli indicò le gambe squartate ribattendo: -neanche poco, sai?-
Prima che partisse all'attacco, Ginevra decise che non gli era stata ancora sufficientemente d'intralcio, e disse nell'intento di rimediare all'istante: -Ale, lo so che hai perso i tuoi poteri massacrando Simone-
-Pareggio, pareggio, è stato un pareggio!- protestò la Morte intromettendosi a distanza, perchè aveva il servizio "no limits" della wind, grazie al quale puoi chiamare su Giove spendendo un centesimo al minuto se i suoi anelli girano nel verso giusto in quel momento.
-Lo so, ma fintanto che ho una spada qualcosa posso fare. Mentre distraggo Brenda, tu scappa e corri verso il Monte Founder. Manca poco ormai alla nostra destinazione- Alessio.
-Posso combattere contro Brenda!- Ginevra.
-Secondo me no- Brenda.
-Tu devi vedertela con qualcuno ancora più forte di tua sorella, il destino di due mondi è nelle tue mani, anche se nel dirlo mi viene la depressione- Alessio.
-Ridicolo, la Maremma sta andando ad uccidere l'Essere!- esclamò Brenda mirando al collo di Alessio con una delle due spade.
La lama seghettata di Stray parò il colpo, e il cozzare delle due lame generò scintille.
-La Maremma non ha idea di che tipo sia Fabio- Alessio.
-Fabio sarebbe il nome, in lingua umana, dell'Essere?- Brenda.
-Esattamente, deriva dall'aramaico anglosassone, le leggendaria lingua del forum- Alessio.
-Leggendaria nel senso che non esiste e mi stai prendendo in giro, immagino- Brenda.
-Anche questo è esatto- Alessio.
-Ma se io la parlo vuol dire che esiste no? "Azkul is on the table"- Ginevra.
Il padre e la sorella però continuavano a combattere ignorandola, e lei urlò loro contro: -oh, e quando parlo voglio essere ascoltata!-
-Se vuoi lo farò io- propose un vecchio sordo che passava di lì.
-Mi sei inutile!- gli rispose lei lanciandolo via, e probabilmente quel vecchio sordo fu il primo ad arrivare al Monte Fouder, battendo sul tempo persino la Maremma. I viaggi via aerea sono sempre i più rapidi.
BrendaBrodo intanto si era fermata un attimo perchè cadendo a terra s'era sbucciata un ginocchio.
-Malemalemalemale, fa male!- Brenda.
-Vuoi un po' d'acqua ossigenata?- Alessio.
-Sputaci sopra, è un rimedio naturale testato da me- Ginevra.
-Testato su chi?- fece Alessio scettico.
-Su dei bambini morti dopo alcuni giorni per uno strano virus. Non capii bene perchè la vicenda finì in quel modo- Ginevra.
-Tieni la tua saliva lontana da me, badachie!- esclamò Brenda alzandosi in piedi e lavando una spada al cielo, con somme proteste del cielo che rivoleva la spada.
-BrendaBrodo Style, "Mangia la minestrina"!- urlò.
Alessio finì inghiottito fino alla vita da una pozza di sabbie mobili fatte di minestra che si era aperta all'improvviso sotto di lui.
-Oh no, i quadrettini all'uovo li odio- Alessio.
-Che potere è mai questo? Fa venire fame!- Ginevra.
Brenda le mostrò una delle due spade, col simbolo del tortellino inciso sull'elsa, spiegando: -questo è il potere della Generalessa della Maremma, posso usare qualsiasi attacco con il potere del Brodo, della Minestra e di altri elementi culinari. Tuo padre è spacciato-.
-Maledizione- imprecò Alessio capendo che divincolandosi sarebbe solo sprofondato più velocemente.
-Divincolandoti sprofondi solo più velocemente!- Brenda.
-Ma non hai letto la frase sopra la tua? L'avevo già capito!- Alessio.
-Melius abundare quam deficere- Brenda.
-Et carpe diem- accordò Ginevra addentando una carpa; poi capì che se non avesse aiutato Alessio quello sarebbe morto, e gridò: -Setussebuhodillo!- e si lanciò verso la pozza di minestra assassina.
-Cosa diavolo hai intenzione di fare?- Brenda.
-No, non... !- Alessio.
-Pugno schiacciafiorai!- tuonò Ginevra colpendo con un pugno la bade dell'arena; le sabbie mobili di minestra schizzarono in aria, seguite da Alessio che urlava felice: -sto volandooo!-
Cinque secondi e quarantadue decimi dopo, Brenda, Ginevra e Alessio erano ricoperti di quadrettini all'uovo, ma almeno il fiorentino era salvo; le fiamme nere di Ginevra si spensero mentre diceva: -dai, non si può prendere sul serio questo racconto se ci picchiamo a colpi di pasta e di fiorai-.
-Gra... grazie Gine- fece Alessio rialzandosi.
-Niente, il conto alla fine del romanzo- Ginevra.
-Ah, allora al momento del pagamento ci manca ancora tanto- si sentì sollevato Alessio.
-Noooooo, ditemi che è un incubo- esclamò Ginevra prendendo a testate il terreno alla notizia che aveva evidentemente ancora troppe pagine da leggere.
-Se fai così Simone si offende, eh- Alessio.
-E ti riblocco su msn- concluse Simone facendo passare dall'ipotesi alla concretezza le parole di Alessio.
-Noooooo, anche questo- continuò Ginevra avendo ormai aperto una voragine dalla quale uscivano via volando diglett impazziti e fossili di cormorani del PaleozenoFocetinodico, un'era del passato che ho inventato al momento in cui i dinosauri floddavano con Roberta Arnò ad AnimalCrossingLife.
BrendaBrodo li fissò con occhi in cui lampeggiava la scritta "killer mode".
-Per avermi sporcato di pasta il vestito, siete morti!- annunciò.
Divisi! 2 - Tortellini in brodo
Spoiler
Chapter 7Ginevra tentò di ripulirsi i vestiti secondo il logico criterio del rotolarsi nel fango (dimostrazione scientifica di indubbia attendibilità secondo la quale se sei sporco e ti rotoli nel fango ne esci pulito; recenti studi effettuati da scienziati più radicali hanno avuto l'ardire di far presente che forse è invece la dimostrazione che sei una persona dalle dubbie facoltà intellettive e che ne uscirai fuori peggio di prima), poi si avvicinò al padre soddisfatta.
-Non azzardarti a toccarmi, che mi sporchi di fango- le intimò Alessio.
-Ma se sei già cosparso di pasta- Ginevra.
-Si ma la pasta per lo meno è commestibile- Alessio.
-Tu credi? Guarda che quella era pasta marcata "Rik e Rok"- Brenda.
-Ma quell'azienda fa di tutto, dentifrici, cereali, patatine, pasta, arcipelaghi...- Ginevra.
Alessio De' Bellucci annuì tanto per dare a vedere che in quel discorso era partecipe, mentre si massaggiava le gambe semi atrofizzate per l'attacco precedente.
-Non mi direte che ora c'è un altro capitolo su questo scontro- le supplicò Alessio.
-Ok, non te lo dico- Ginevra.
-Dato che muori dalla voglia di concludere la cosa, ti accontento subito!- esclamò la Generalessa, leggermente offesa, ripartendo all'attacco con entrambe le spade.
-Speriamo che Stray sia più resistente della falce di Simone- mormorò Alessio stringendo la spada dalla lama seghettata.
-Contando che l'avrà comprata ad una svendita, dato che è tirchio, io lo darei per assodato- lo rassicurò Ginevra; poi fissò il terreno e lo minacciò dicendo: -e mentre diamo ciò per assodato, darò te per dissodato!-
-Provaci!- la sfidò il terreno.
-Vuoi litigare, grullo?- Ginevra.
-Ginevra finiscila, ho già abbastanza di cui preoccuparmi senza che ti ci metta anche tu- la rimproverò Alessio parando l'attacco di Brenda e arretrando di qualche passo per la forza d'urto.
-Sì, babbo- accordò la fiorentina. Poi però ripensò al fatto che il padre avesse tentato più volte di ucciderla in diversi modi, in passato, e disse: -no, ma aspetta, "si babbo" un corno!-
-Eh, lo so, capita- accordò un corno della Cornovaglia, splendente ritrovo per la villeggiatura in cui potete portare a passeggio i mufloni anche nei parchi pubblici.
La generalessa della Maremma affondò una spada nella spalla del fiorentino, che gridò di dolore insultando le tradizioni africane. Si accasciò a terra con l'arma ancora nella sua carne, senza che la nemica dimostrasse interesse a riprendersela.
-Mannaggia tutte le vuvuzela dell'Africa!- imprecò Alessio.
-Dai, non bestemmiare- Ginevra.
-Pensavi davvero di battermi, sottoposto? Sei solo un luogotenente. Anzi, eri- Brenda.
-Non capirò mai le gerarchie militari, ma vorrei diventare sergente maggiore caporalessa giraffa di Comeana quando tornerò a casa- Ginevra. Poi vide il padre che cadeva in ginocchio, e aggiunse: -se tornerò a casa-.
-Quel grado non esiste- Brenda.
-Allora rivoluzionerò il mondo. No, troppa fatica, divento fruttivendola e faccio prima, così schiavizzerò la frutta. E' il nuovo sogno della mia vita e lo resterà fino ad almeno domani mattina- Ginevra.
-I fruttivendoli devono anche assaggiarla la loro merce- Brenda.
-Viva i disoccupati, dunque- Ginevra.
-Non... finisce così- mugolò Alessio tentando di rialzarsi mentre si strappava via dalla spalla la spada della nemica e la gettava lontano.
-Uh, bel lancio, dovevi dedicarti al lancio del giavellotto invece di fare carriera per la Maremma- Brenda.
-Io ho definitivamente trovato il mio futuro nel lancio del Lancillotto- si vantò Ginevra lanciando in aria il cavaliere spagnolo, che sembrava anche abbastanza accondiscendente.
-Intanto ora hai una spada in meno- affermò Alessio.
-Basta e avanza per farti a pezzi. Se mi fosse davvero servita credi che ti avrei permesso di lanciarla via?- Brenda.
-Tu non...- provò a ribattere Alessio pur di avere ragione, ma la generalessa gli puntò l'altra lama alla gola dicendo: -BrendaBrodo Style: "Polenta dell'energia spenta"-
In un attimo l'ex luogotenente si trovò imprigionato nella stretta di un'enorme polenta che avrebbe fatto morire di indigestione anche ottanta rinoceronti.
-Disgraziata- mormorò Alessio.
-Ops, non puoi più muoverti- confermò Brenda prima di sferrare il colpo di grazia, -dopotutto c'è voluto anche meno tempo del previsto. E volevate affrontare la Maremma in persona? Come, raccontandole le barzellette?-
-Sicuramente non le avrei fatte raccontare a mia figlia- rispose Alessio sorridendo, -e morirò in pace con la coscienza, perchè ho risanato i legami con mia figlia e mio fratello, anche se per poco tempo. Salutami la Maremma maiala-.
-Muori, traditore!- Brenda.
-FERMI TUTTI, COLPO DI SCENA!- gridò Ginevra da qualche metro di distanza.
Alessio e Brenda si voltarono a fissarla, contrariati per il fatto che avesse rovinato un momento così importante.
-Riesci a stare zitta quattro secondi? Il tempo di ammazzarlo, neanche tanto ti chiedo!- si lamentò Brenda.
La fiorentina aveva raccolto l'altra spada della sorella maggiore che poco prima suo padre aveva lanciato via, e indicò il simbolo del tortellino inciso sull'elsa.
-Dopotutto non puoi mica uccidermi il babbo così. Poi, contando che lui è amico dello scrittore, ti pare che lo lascerebbe morire così nel racconto?- Ginevra.
-Il fatto che anche Roberta sia morta e che Riccardo sia paralizzato in forma di statua praticamente per tutta la vita, mi sta facendo pensare al peggio- affermò Alessio in una smorfia di dolore dovuta alla pressione della polenta sulle numerose ferite.
-Che vuoi fare con quella spada? Se me la rompi ti uccido. Vabè, dopo tuo padre ti spetterebbe la medesima sorte, ma se rompi anche la spada ti faccio davvero tanto male- Brenda.
-Mi chiedevo- fece Ginevra reggendo la spada, -tu riesci a far uscire un sacco di bella roba da mangiare con queste armi. Indubbiamente è il tuo potere, ma se ci provassi anche io?-
-Lascia quella spada immediatamente- urlò Brenda perdendo interesse per Alessio, che si sentì ferito nel profondo da questa cosa perchè non è carino che uno dimostri tanto impegno nel volerti uccidere e al primo evento insolito cambia idea senza tenere conto dei sentimenti della persona che doveva essere uccisa, e lanciandosi contro la fiorentina.
-Proviamo, dai, se funziona si fa finalmente merenda, anzi, pranzo merenda e cena in una volta. Se fallisco, morirei in ogni caso. Com'è che dicevi tu? "BrendaBrodo Style"?- Ginevra.
-Ferma, farai un danno irreversibile!- Brenda.
-Oh, avrò detto quella frase diecimila volta quand'era piccola, fidati, non si fermerà- Alessio.
-Non mi ricordo, al diavolo. Ginevra Ciardi Style: "Tortellini in brodo"!-
La spada che stringeva la fiorentina più giovane delle due iniziò a brillare, e dal cielo presero a cadere tortellini giganti grandi come palloni da calcio.
-Ecco, lo sapevo, non puoi controllare i poteri altrui!- Brenda.
-E' l'attacco più bello che io abbia mai scagliato, e mette fame- constatò Ginevra; poi un tortellino le cadde accanto causando un'esplosione tanto forte che lasciò un cratere nel punto di impatto.
-Ecco, questo è strano- Alessio.
-Forse sono piccanti, ma di certo non saranno facili da mandare giù- affermò convinta Ginevra mentre spalancava voracemente la bocca, decisa ad assaggiarne uno a tutti i costi nonostante l'effetto esplosivo.
-Strano? Ovvio che è strano! Questa tecnica non massacra sia chi la usa sia chi la subisce, di solito!- rispose Brenda usando la sua velocità per schivarli uno dopo l'altro.
-Ehi, ehi, aiuto! Io non posso evitarli, sono paralizzato dalla polenta!- esclamò Alessio; non aveva finito di dirlo, che un tortellino in brodo gli cadde in testa, tramortendolo con una violenta esplosione.
-Bene, alla fine uno è andato all'altro mondo lo stesso- disse Brenda felice.
-Oh no, volevo salvarlo e temo di averlo ucciso io- esclamò Ginevra iniziando a sfogliare il "catalogo dei padri 2010", già decisa a sceglierne uno nuovo, possibilmente che non avesse prestato servizio per il nemico.
-Che... che male alla testa- biascicò il fiorentino mettendosi a sedere; -ah... ma un attimo, riesco a muovermi, e non sento più le ferite del combattimento. Sono morto o qualcuno mi ha fatto recuperare i punti salute con pozione max.?-
Poi si accorse che attorno a lui non c'era niente; e non c'era davvero niente, tutto era bianco, in tutte le direzioni, a perdita d'occhio.
Era seduto sul nulla, ma non cadeva.
-Dev'essere una demo di Pokèmon Bianco- si convinse lui, -se quella di Pokèmon Nero è identica a questa, ma tutta nera, Simone vorrebbe provarla. Anzi, probabilmente sarà stato lui a svilupparla.,
-Nessuna demo- rispose una voce indistinta.
-Sento le voci, devo proprio essere morto- Alessio.
Fu allora che vide apparire davanti a lui una sagoma indistinta, che via via si andava facendo più nitida.
-Non dirmelo. Se l'Un, la seconda divinità- Alessio.
-Temo di deluderti, ma non lo sono-.
La voce era maschile, quindi a rigor di logica quell'individuo, a meno che non si trattasse di Moira Orfei o di Platinette, doveva essere maschio. Solo in un secondo momento il fiorentino si accorse delle bianche ali, della muscolatura possente, della tagliateste che impugnava nella mano destra, e dell'aura di un profondo blu che lo avvolgeva da capo a piedi, anche se non erano distinguibili nè gli uni nè gli altri.
-Io... ti conosco. Credo- Alessio.
-Sì, mi conosci-.
-Sei anche venuto a casa mia in incognito quando Ginevra era piccola, per trattare di affari... sei Elvis! Elvis l'Inquisitore!- Alessio.
-Dopo ti faccio un autografo. Ad ogni modo, non ti trovi in errore, sono Elvis, uno degli Admin delle Terre di ACL, prescelto dall'Essere per erigermi al di sopra degli altri e...- si mise a spiegare Elvis.
-Si, ho capito, non serve che mi racconti anche la vita di tua zia Clorinda- Alessio.
Elvis si mise a fissare una foto incorniciata di sua zia, sospirando amareggiato. Si ricompose, e dopo essersi asciugato le lacrime, proseguì.
-Non credevo che saresti più tornato in questo mondo, De' Bellucci. Il tuo tradimento è stato un peccato, eri oggetto della stima di tutti i tuoi fratelli qui... non è servito a molto che io venissi da te, anni fa, per tentare di farti cambiare idea, perchè dopotutto...- Elvis.
L'Inquisitore lo fissò dritto negli occhi nel terminare la frase, ed era uno sguardo difficile da sostenere.
-...eri un valido moderatore-.
-Valido, valido, validissimo!- esclamò l'inviato di Striscia la Notizia.
-Non posso cancellare quello che ho fatto- rispose semplicemente Alessio.
-Io sì: apri il topic, selezioni il messaggio e poi "cancella"- Elvis.
-Sono morto, Elvis? Per ricevere la visita dell'Inquisitore, secondo solo all'Essere, mi pare il minimo- Alessio.
-No, non sei morto. E comunque in questo momento io non mi trovo ad AnimalCrossingLife, bensì in altri luoghi, dei quali non ti è concesso sapere- Elvis.
-Quindi questa visione è dovuta alla botta che ho preso?- Alessio.
-Diciamo che il tuo cervello è come il server del nostro dominio: ogni tanto va down, si disattiva. Il tortellino esplosivo che hai preso in testa ti ha dato una mano, comunque- Elvis.
-Sai della Maremma e del suo piano di conquista, non è vero?- chiese il fiorentino.
L'amministratore sorrise mentre si faceva un panino al prosciutto, tagliando quest'ultimo con la tagliateste; prova del fatto che una tagliateste oltre a decapitare la gente è ottima anche per affettare gli insaccati.
-Guarda che prima di lasciarci eri moderatore, non un intervistatore. Comunque sì, lo so- Elvis.
-E sai anche della nostra battaglia contro BrendaBrodo, la Generalessa- Alessio.
-so anche questo- rispose l'altro, che intanto aveva finito di prepararsi il panino.
-Se solo avessi ancora i miei poteri...- Alessio.
-Non quelli da Demod, voglio sperare- Elvis.
-No, quelli "originali" intendo. Quelli che avevo un tempo, quando ero qui- Alessio.
-Guarda la tua spada, ragazzo- Elvis.
Il fiorentino fissò Stray, la sua arma, ricordandosi solo in quel momento che la stava ancora impugnando; ma non si era accorto che da un po' la stava stringendo con tutta la sua forza, perchè si agitava forsennatamente, come se volesse sottrarsi alla stretta del proprietario, fuggire via.
-Cosa diavolo...- disse Alessio, che iniziava a non capirci definitivamente più niente.
-Se un moderatore un tempo scelto dal Founder, che è l'Essere, torna ad AnimalCrossingLife, non importa se sia stato un demod, non importa chi ha servito, come non importa se abbia tradito. Se la sua anima è quella che un tempo ricevette i poteri, resta un moderatore, e i suoi poteri risorgono- Elvis.
-Cavolo, non lo sapevo- Alessio.
-Ma è scritto nel contratto! Perchè diavolo nessuno legge mai il contratto?- Elvis.
Alessio fissò la spada avvertendo la sua forza.
-Ho usato Stray come un semplice oggetto per troppo tempo- ammise amaramente.
-Beh, io devo aprire una nuova sezione, ci stavo pensando da tempo sai? Che ne dici di una "Purogelo Zone" dove lui possa scrivere delle utili guide per Super Carlo?- Elvis.
-Penso che l'affluenza iniziale non sarà granchè, ma è un'ottima idea. Con un po' di propaganda, andrà benone, Purogelo non è il tipo che crea fastidi se gli spieghi le cose. Come faccio a tornare indietro dalle altre due fiorentine?- domandò Alessio.
-Aspetta, che cosa hai detto su Purogelo?- Elvis.
-Niente, me ne pentivo mentre lo stavo dicendo ma ormai era troppo tardi per tornare indietro nel discorso. Mi vergogno di me stesso- Alessio.
-Ad ogni modo, per tornare indietro devi pensare a Giulia Coco- spiegò Elvis.
-In effetti qui si sta benissimo, davvero- Alessio.
-Scherzavo ragazzo; non esiste al mondo un'azione che richieda un simile prezzo- Elvis.
Brenda stava facendo cessare la pioggia di tortellini quando avvertì un brusco cambiamento in quel nemico alle sue spalle che credeva di aver ucciso.
-Ma cosa diavolo... sei ancora vivo? E la paralisi da polenta dov'è finita?- Brenda.
-Ale, sei vivo!- esclamò felice Ginevra mentre Brenda le toglieva di mano la spada per evitare che ora desse vita ad una mitragliatrice di polpette assassine.
Alessio avanzò lentamente mentre una leggera patina azzurra iniziava ad avvolgere i suoi abiti.
-Non possiamo far diventare le Cronache una storia incentrata sul nostro combattimento, BrendaBrodo. Hai fatto bene a riprenderti anche l'altra spada, una sola ti sarebbe stata utile quanto una forchetta per tagliare un'anguria in un ristorante cinese- Alessio.
-Non essere arrogante solo perchè sei un po' più azzurro di prima, ex luogotenente!- Brenda.
-Soplattutto non insultale mio listolante- cinese.
Ginevra intanto aveva fatto amicizia con due formiche, e si era seduta a terra accanto a loro esclamando: -questa volta seguitò lo scontro dall'inizio alla fine senza distrarmi-.
Poi vide poco distante una barchetta di carta.
-No, non posso crederci!- urlò impazzita correndo ad abbracciarla; -Dio benedica l'artigiano cartaiolo che l'ha fatta, è una barchetta di carta!-
-Non azzardarti a toccarmi, che mi sporchi di fango- le intimò Alessio.
-Ma se sei già cosparso di pasta- Ginevra.
-Si ma la pasta per lo meno è commestibile- Alessio.
-Tu credi? Guarda che quella era pasta marcata "Rik e Rok"- Brenda.
-Ma quell'azienda fa di tutto, dentifrici, cereali, patatine, pasta, arcipelaghi...- Ginevra.
Alessio De' Bellucci annuì tanto per dare a vedere che in quel discorso era partecipe, mentre si massaggiava le gambe semi atrofizzate per l'attacco precedente.
-Non mi direte che ora c'è un altro capitolo su questo scontro- le supplicò Alessio.
-Ok, non te lo dico- Ginevra.
-Dato che muori dalla voglia di concludere la cosa, ti accontento subito!- esclamò la Generalessa, leggermente offesa, ripartendo all'attacco con entrambe le spade.
-Speriamo che Stray sia più resistente della falce di Simone- mormorò Alessio stringendo la spada dalla lama seghettata.
-Contando che l'avrà comprata ad una svendita, dato che è tirchio, io lo darei per assodato- lo rassicurò Ginevra; poi fissò il terreno e lo minacciò dicendo: -e mentre diamo ciò per assodato, darò te per dissodato!-
-Provaci!- la sfidò il terreno.
-Vuoi litigare, grullo?- Ginevra.
-Ginevra finiscila, ho già abbastanza di cui preoccuparmi senza che ti ci metta anche tu- la rimproverò Alessio parando l'attacco di Brenda e arretrando di qualche passo per la forza d'urto.
-Sì, babbo- accordò la fiorentina. Poi però ripensò al fatto che il padre avesse tentato più volte di ucciderla in diversi modi, in passato, e disse: -no, ma aspetta, "si babbo" un corno!-
-Eh, lo so, capita- accordò un corno della Cornovaglia, splendente ritrovo per la villeggiatura in cui potete portare a passeggio i mufloni anche nei parchi pubblici.
La generalessa della Maremma affondò una spada nella spalla del fiorentino, che gridò di dolore insultando le tradizioni africane. Si accasciò a terra con l'arma ancora nella sua carne, senza che la nemica dimostrasse interesse a riprendersela.
-Mannaggia tutte le vuvuzela dell'Africa!- imprecò Alessio.
-Dai, non bestemmiare- Ginevra.
-Pensavi davvero di battermi, sottoposto? Sei solo un luogotenente. Anzi, eri- Brenda.
-Non capirò mai le gerarchie militari, ma vorrei diventare sergente maggiore caporalessa giraffa di Comeana quando tornerò a casa- Ginevra. Poi vide il padre che cadeva in ginocchio, e aggiunse: -se tornerò a casa-.
-Quel grado non esiste- Brenda.
-Allora rivoluzionerò il mondo. No, troppa fatica, divento fruttivendola e faccio prima, così schiavizzerò la frutta. E' il nuovo sogno della mia vita e lo resterà fino ad almeno domani mattina- Ginevra.
-I fruttivendoli devono anche assaggiarla la loro merce- Brenda.
-Viva i disoccupati, dunque- Ginevra.
-Non... finisce così- mugolò Alessio tentando di rialzarsi mentre si strappava via dalla spalla la spada della nemica e la gettava lontano.
-Uh, bel lancio, dovevi dedicarti al lancio del giavellotto invece di fare carriera per la Maremma- Brenda.
-Io ho definitivamente trovato il mio futuro nel lancio del Lancillotto- si vantò Ginevra lanciando in aria il cavaliere spagnolo, che sembrava anche abbastanza accondiscendente.
-Intanto ora hai una spada in meno- affermò Alessio.
-Basta e avanza per farti a pezzi. Se mi fosse davvero servita credi che ti avrei permesso di lanciarla via?- Brenda.
-Tu non...- provò a ribattere Alessio pur di avere ragione, ma la generalessa gli puntò l'altra lama alla gola dicendo: -BrendaBrodo Style: "Polenta dell'energia spenta"-
In un attimo l'ex luogotenente si trovò imprigionato nella stretta di un'enorme polenta che avrebbe fatto morire di indigestione anche ottanta rinoceronti.
-Disgraziata- mormorò Alessio.
-Ops, non puoi più muoverti- confermò Brenda prima di sferrare il colpo di grazia, -dopotutto c'è voluto anche meno tempo del previsto. E volevate affrontare la Maremma in persona? Come, raccontandole le barzellette?-
-Sicuramente non le avrei fatte raccontare a mia figlia- rispose Alessio sorridendo, -e morirò in pace con la coscienza, perchè ho risanato i legami con mia figlia e mio fratello, anche se per poco tempo. Salutami la Maremma maiala-.
-Muori, traditore!- Brenda.
-FERMI TUTTI, COLPO DI SCENA!- gridò Ginevra da qualche metro di distanza.
Alessio e Brenda si voltarono a fissarla, contrariati per il fatto che avesse rovinato un momento così importante.
-Riesci a stare zitta quattro secondi? Il tempo di ammazzarlo, neanche tanto ti chiedo!- si lamentò Brenda.
La fiorentina aveva raccolto l'altra spada della sorella maggiore che poco prima suo padre aveva lanciato via, e indicò il simbolo del tortellino inciso sull'elsa.
-Dopotutto non puoi mica uccidermi il babbo così. Poi, contando che lui è amico dello scrittore, ti pare che lo lascerebbe morire così nel racconto?- Ginevra.
-Il fatto che anche Roberta sia morta e che Riccardo sia paralizzato in forma di statua praticamente per tutta la vita, mi sta facendo pensare al peggio- affermò Alessio in una smorfia di dolore dovuta alla pressione della polenta sulle numerose ferite.
-Che vuoi fare con quella spada? Se me la rompi ti uccido. Vabè, dopo tuo padre ti spetterebbe la medesima sorte, ma se rompi anche la spada ti faccio davvero tanto male- Brenda.
-Mi chiedevo- fece Ginevra reggendo la spada, -tu riesci a far uscire un sacco di bella roba da mangiare con queste armi. Indubbiamente è il tuo potere, ma se ci provassi anche io?-
-Lascia quella spada immediatamente- urlò Brenda perdendo interesse per Alessio, che si sentì ferito nel profondo da questa cosa perchè non è carino che uno dimostri tanto impegno nel volerti uccidere e al primo evento insolito cambia idea senza tenere conto dei sentimenti della persona che doveva essere uccisa, e lanciandosi contro la fiorentina.
-Proviamo, dai, se funziona si fa finalmente merenda, anzi, pranzo merenda e cena in una volta. Se fallisco, morirei in ogni caso. Com'è che dicevi tu? "BrendaBrodo Style"?- Ginevra.
-Ferma, farai un danno irreversibile!- Brenda.
-Oh, avrò detto quella frase diecimila volta quand'era piccola, fidati, non si fermerà- Alessio.
-Non mi ricordo, al diavolo. Ginevra Ciardi Style: "Tortellini in brodo"!-
La spada che stringeva la fiorentina più giovane delle due iniziò a brillare, e dal cielo presero a cadere tortellini giganti grandi come palloni da calcio.
-Ecco, lo sapevo, non puoi controllare i poteri altrui!- Brenda.
-E' l'attacco più bello che io abbia mai scagliato, e mette fame- constatò Ginevra; poi un tortellino le cadde accanto causando un'esplosione tanto forte che lasciò un cratere nel punto di impatto.
-Ecco, questo è strano- Alessio.
-Forse sono piccanti, ma di certo non saranno facili da mandare giù- affermò convinta Ginevra mentre spalancava voracemente la bocca, decisa ad assaggiarne uno a tutti i costi nonostante l'effetto esplosivo.
-Strano? Ovvio che è strano! Questa tecnica non massacra sia chi la usa sia chi la subisce, di solito!- rispose Brenda usando la sua velocità per schivarli uno dopo l'altro.
-Ehi, ehi, aiuto! Io non posso evitarli, sono paralizzato dalla polenta!- esclamò Alessio; non aveva finito di dirlo, che un tortellino in brodo gli cadde in testa, tramortendolo con una violenta esplosione.
-Bene, alla fine uno è andato all'altro mondo lo stesso- disse Brenda felice.
-Oh no, volevo salvarlo e temo di averlo ucciso io- esclamò Ginevra iniziando a sfogliare il "catalogo dei padri 2010", già decisa a sceglierne uno nuovo, possibilmente che non avesse prestato servizio per il nemico.
-Che... che male alla testa- biascicò il fiorentino mettendosi a sedere; -ah... ma un attimo, riesco a muovermi, e non sento più le ferite del combattimento. Sono morto o qualcuno mi ha fatto recuperare i punti salute con pozione max.?-
Poi si accorse che attorno a lui non c'era niente; e non c'era davvero niente, tutto era bianco, in tutte le direzioni, a perdita d'occhio.
Era seduto sul nulla, ma non cadeva.
-Dev'essere una demo di Pokèmon Bianco- si convinse lui, -se quella di Pokèmon Nero è identica a questa, ma tutta nera, Simone vorrebbe provarla. Anzi, probabilmente sarà stato lui a svilupparla.,
-Nessuna demo- rispose una voce indistinta.
-Sento le voci, devo proprio essere morto- Alessio.
Fu allora che vide apparire davanti a lui una sagoma indistinta, che via via si andava facendo più nitida.
-Non dirmelo. Se l'Un, la seconda divinità- Alessio.
-Temo di deluderti, ma non lo sono-.
La voce era maschile, quindi a rigor di logica quell'individuo, a meno che non si trattasse di Moira Orfei o di Platinette, doveva essere maschio. Solo in un secondo momento il fiorentino si accorse delle bianche ali, della muscolatura possente, della tagliateste che impugnava nella mano destra, e dell'aura di un profondo blu che lo avvolgeva da capo a piedi, anche se non erano distinguibili nè gli uni nè gli altri.
-Io... ti conosco. Credo- Alessio.
-Sì, mi conosci-.
-Sei anche venuto a casa mia in incognito quando Ginevra era piccola, per trattare di affari... sei Elvis! Elvis l'Inquisitore!- Alessio.
-Dopo ti faccio un autografo. Ad ogni modo, non ti trovi in errore, sono Elvis, uno degli Admin delle Terre di ACL, prescelto dall'Essere per erigermi al di sopra degli altri e...- si mise a spiegare Elvis.
-Si, ho capito, non serve che mi racconti anche la vita di tua zia Clorinda- Alessio.
Elvis si mise a fissare una foto incorniciata di sua zia, sospirando amareggiato. Si ricompose, e dopo essersi asciugato le lacrime, proseguì.
-Non credevo che saresti più tornato in questo mondo, De' Bellucci. Il tuo tradimento è stato un peccato, eri oggetto della stima di tutti i tuoi fratelli qui... non è servito a molto che io venissi da te, anni fa, per tentare di farti cambiare idea, perchè dopotutto...- Elvis.
L'Inquisitore lo fissò dritto negli occhi nel terminare la frase, ed era uno sguardo difficile da sostenere.
-...eri un valido moderatore-.
-Valido, valido, validissimo!- esclamò l'inviato di Striscia la Notizia.
-Non posso cancellare quello che ho fatto- rispose semplicemente Alessio.
-Io sì: apri il topic, selezioni il messaggio e poi "cancella"- Elvis.
-Sono morto, Elvis? Per ricevere la visita dell'Inquisitore, secondo solo all'Essere, mi pare il minimo- Alessio.
-No, non sei morto. E comunque in questo momento io non mi trovo ad AnimalCrossingLife, bensì in altri luoghi, dei quali non ti è concesso sapere- Elvis.
-Quindi questa visione è dovuta alla botta che ho preso?- Alessio.
-Diciamo che il tuo cervello è come il server del nostro dominio: ogni tanto va down, si disattiva. Il tortellino esplosivo che hai preso in testa ti ha dato una mano, comunque- Elvis.
-Sai della Maremma e del suo piano di conquista, non è vero?- chiese il fiorentino.
L'amministratore sorrise mentre si faceva un panino al prosciutto, tagliando quest'ultimo con la tagliateste; prova del fatto che una tagliateste oltre a decapitare la gente è ottima anche per affettare gli insaccati.
-Guarda che prima di lasciarci eri moderatore, non un intervistatore. Comunque sì, lo so- Elvis.
-E sai anche della nostra battaglia contro BrendaBrodo, la Generalessa- Alessio.
-so anche questo- rispose l'altro, che intanto aveva finito di prepararsi il panino.
-Se solo avessi ancora i miei poteri...- Alessio.
-Non quelli da Demod, voglio sperare- Elvis.
-No, quelli "originali" intendo. Quelli che avevo un tempo, quando ero qui- Alessio.
-Guarda la tua spada, ragazzo- Elvis.
Il fiorentino fissò Stray, la sua arma, ricordandosi solo in quel momento che la stava ancora impugnando; ma non si era accorto che da un po' la stava stringendo con tutta la sua forza, perchè si agitava forsennatamente, come se volesse sottrarsi alla stretta del proprietario, fuggire via.
-Cosa diavolo...- disse Alessio, che iniziava a non capirci definitivamente più niente.
-Se un moderatore un tempo scelto dal Founder, che è l'Essere, torna ad AnimalCrossingLife, non importa se sia stato un demod, non importa chi ha servito, come non importa se abbia tradito. Se la sua anima è quella che un tempo ricevette i poteri, resta un moderatore, e i suoi poteri risorgono- Elvis.
-Cavolo, non lo sapevo- Alessio.
-Ma è scritto nel contratto! Perchè diavolo nessuno legge mai il contratto?- Elvis.
Alessio fissò la spada avvertendo la sua forza.
-Ho usato Stray come un semplice oggetto per troppo tempo- ammise amaramente.
-Beh, io devo aprire una nuova sezione, ci stavo pensando da tempo sai? Che ne dici di una "Purogelo Zone" dove lui possa scrivere delle utili guide per Super Carlo?- Elvis.
-Penso che l'affluenza iniziale non sarà granchè, ma è un'ottima idea. Con un po' di propaganda, andrà benone, Purogelo non è il tipo che crea fastidi se gli spieghi le cose. Come faccio a tornare indietro dalle altre due fiorentine?- domandò Alessio.
-Aspetta, che cosa hai detto su Purogelo?- Elvis.
-Niente, me ne pentivo mentre lo stavo dicendo ma ormai era troppo tardi per tornare indietro nel discorso. Mi vergogno di me stesso- Alessio.
-Ad ogni modo, per tornare indietro devi pensare a Giulia Coco- spiegò Elvis.
-In effetti qui si sta benissimo, davvero- Alessio.
-Scherzavo ragazzo; non esiste al mondo un'azione che richieda un simile prezzo- Elvis.
Brenda stava facendo cessare la pioggia di tortellini quando avvertì un brusco cambiamento in quel nemico alle sue spalle che credeva di aver ucciso.
-Ma cosa diavolo... sei ancora vivo? E la paralisi da polenta dov'è finita?- Brenda.
-Ale, sei vivo!- esclamò felice Ginevra mentre Brenda le toglieva di mano la spada per evitare che ora desse vita ad una mitragliatrice di polpette assassine.
Alessio avanzò lentamente mentre una leggera patina azzurra iniziava ad avvolgere i suoi abiti.
-Non possiamo far diventare le Cronache una storia incentrata sul nostro combattimento, BrendaBrodo. Hai fatto bene a riprenderti anche l'altra spada, una sola ti sarebbe stata utile quanto una forchetta per tagliare un'anguria in un ristorante cinese- Alessio.
-Non essere arrogante solo perchè sei un po' più azzurro di prima, ex luogotenente!- Brenda.
-Soplattutto non insultale mio listolante- cinese.
Ginevra intanto aveva fatto amicizia con due formiche, e si era seduta a terra accanto a loro esclamando: -questa volta seguitò lo scontro dall'inizio alla fine senza distrarmi-.
Poi vide poco distante una barchetta di carta.
-No, non posso crederci!- urlò impazzita correndo ad abbracciarla; -Dio benedica l'artigiano cartaiolo che l'ha fatta, è una barchetta di carta!-
Divisi! 3 - L'ululato del lupo
Spoiler
Chapter 8Il sole era ormai al tramonto e l'arena sulle Pedobear Mountains iniziava a riempirsi di cupe ombre; sarebbe stato uno spettacolo inquietante se non ci fosse stata Ginevra che giocava con la barchetta di carta in un piccolo canale cantando allegramente: -finchè la barca vaaa, lasciala andareeee-. Suo padre Alessio De' Bellucci impugnava Stray, alto dinanzi la generalessa BrendaBrodo, con i vestiti azzurri che moderavano chi li osservasse, una qualità propria solo degli indumenti dei moderatori per semplificare le loro mansioni.
Su Ginevra, comunque, non dimostravano di funzionare.
-Non mi sento affatto moderata- disse rivolta agli abiti del padre.
-Ma stai parlando con i miei vestiti?- Alessio.
-Non intrometterti babbo, è una cosa fra me e loro- Ginevra.
-Il bello è che ci crede- Brenda.
Poi, senza preavviso, il fiorentino vibrò un colpo di spada che costrinse la generalessa a pararlo con entrambe le spade.
-Si, ma avvisa, Diana!- Brenda.
-Era per creare un po' di suspence. Ad ogni modo, ora per parare un mio colpo leggero sei stata costretta a usare tutte e due le armi- Alessio.
-Riflesso incondizionato- si giustificò Brenda.
-Condizionatore dentato- affermò Ginevra mostrando un condizionatore settato su meno quaranta gradi con due file di denti acuminati sulla parte anteriore.
-Sì!- accolse la sfida Yugioh, -rispondo al condizionatore dentato con guardiano celtico!-
-Avete finito di farmi l'eco, pezzenti?- Brenda.
-Enti, enti, entiii- Ginevra.
-Si?- chiesero gli enti della foresta de "Il Signore degli Anelli", giungendo al richiamo.
-Qui si insulta la mia persona!...- esclamò la generalessa alzando le spade contro il nemico.
-Eh, alla buon'ora, te ne sei accorta- Alessio.
-... BrendaBrodo Style: "dove c'è Barilla, c'è casa!"- concluse Brenda.
A terra, vicino al fiorentino, iniziarono ad apparire diversi pezzi di pasta cruda della Barilla, e Brenda ringraziò il fatto che Ginevra fosse troppo impegnata con quella barchetta di carta per andare a mangiarli. Comunque, la particolare situazione che imponeva il dover scegliere tra il cibo e il divertimento stava producendo nella ragazza assai profonde turbe psichiche.
-Che indecisione, che indecisione!- esclamava Ginevra struggendosi nell'animo e fissando ora la barchetta, ora la pasta.
Alessio raccolse un pezzo di rigatone crudo osservandolo pensieroso.
-Che spreco. Un attacco che viene lanciato unicamente per umiliare i più poveri e bisognosi- commentò.
-Sarà, ma almeno pasta gratis!- affermò un gruppo di barboni poco lontano mentre raccoglievano penne e spaghetti in abbondanza. Poi il moderatore avvertì qualcosa che si avvicinava velocemente alla sua testa e spiccò un salto all'indietro appena in tempo per osservare un'abitazione che si schiantava nel punto esatto dove si trovava un istante prima.
-Che razza di trucco è mai questo?- chiese stupito.
Ginevra mostrò una scatoletta nera, spiegando: -c'è un doppio fondo, e quando dico "magia, l'oggetto è scomparso!" in verità non è sparito ma è andato a finire nel doppio fondo-.
-Io intendevo l'attacco- Alessio.
-Ma perchè le mie magie da quattro soldi non interessano a nessuno?- si lamentò la fiorentina. Poi scosse la scatola magica e uno pterodattilo scappò fuori starnutendo. -Ehi, ma questo è normale che accada?- chiese fra sè e sè riflettendo sugli ultimi trucchi di magia preistorica che aveva visto eseguire ultimamente dai fantasmi dei puffi lebbrosi che andavano a trovarla tutte le notti.
-Se permettete, vi spiego l'attacco- provò titubante Brenda; -Si chiama "dove c'è Barilla, c'è casa", no? Vuol dire che nei punti dove ho fatto spuntare la pasta c'è anche una casa pronta a collassare sul nemico-.
-Il prossimo attacco quale sarà, "mega sfoglia di Giovanni Rana"?- Ginevra.
-Non mi piego alle offerte del vostro scrittore senza talento- Giovanni Rana.
-Io ho una barchetta di carta- gli disse Ginevra mostrandogli la barchetta molto orgogliosa.
-Non ci credo, una barchetta di carta! Stupenda!- esclamò lui incredulo.
-Più tardi dovrò capire cos'ha di speciale quella barchetta- affermò Alessio correndo verso la generalessa, cercando di evitare i pezzi di pasta a terra e le relative case che cadevano su di essi con fragore frantumandoli; i barboni, poco lontano da lì, erano già stati sotterrati dalle macerie, sollevando il comune dal poco dignitoso incarico di farli sgombrare con la forza.
-Perchè riesce a schivarle? Prima non era così veloce! Nessuno può essere più veloce di una casa che cade, maledizione!- Brenda.
Stray si schiantò contro la spada che Brenda reggeva nella mano sinistra, spezzandola, con sommo disappunto (e un pizzico di incredulità) della generalessa.
-Non... COSA?!- Brenda.
-E una è andata- confermò Alessio facendo un passo indietro.
-Tsk- rispose Brenda lanciando via elsa e manico ormai inutilizzabili, -ho pur sempre l'altra, e mi basta e avanza-.
Il tono della voce, ad ogni modo, non era quello di chi creda fermamente nelle sue stesse affermazioni.
-Abbiamo lavorato insieme diversi anni, figlia mia. Non ti andrebbe di arrenderti?- propose Alessio.
-Ah!- fece lei sprezzante, ridendo rumorosamente, -io ucciderò sia te che mia sorella minore!-
-Ma risparmia la mia barchetta, ti prego- la supplicò Ginevra.
-Capisco- concluse Alessio abbassando lo sguardo sulla sua spada dentellata, -in questo caso, se non vuoi farci raggiungere il Monte Founder, dovremo prima toglierti di mezzo-.
La spada si illuminò di luce azzurra e iniziò a fremere.
-Oddio, ma è partita la vibrazione? Alessio credo tu abbia la spada in modalità silenziosa!- Ginevra.
-Ulula, Stray!-
Dalla punta della lama scattò un enorme filamento luminose, che si raccolse a terra, contorcendosi, fino a formare la figura di un lupo, un lupo azzurro di pura energia; volendo lo si sarebbe potuto utilizzare in una stanza buia per illuminarla a giorno, risparmiando sulla luce elettrica o sulla cera delle candele. Diversi agenti di borsa ritengono che le cere di candela saranno più costose di un viaggio alle Hawaii entro il 2560.
-Il lupo azzurrooo, lupo feliceee, il lupo azzurrooo, posto feliceee- canticchiò Ginevra ricordandosi il famoso show televisivo della sua infanzia e storpiandolo come al solito per l'occasione.
-Qualcuno mi ha rubato il patronus- Harry Potter.
-Tanto il cerbiatto era più bello- lo consolò Piton evocando un dugongo argenteo, il suo patrono estivo, dato che gli incantesimi erano ormai diventati intercambiabili a piacimento.
-E quella bestia sarebbe il tuo asso nella manica?- lo schernì Brenda preparandosi al contrattacco.
-Ne ho altri- rispose Alessio estraendo da una manica dell'azzurro vestito un asso di cuori ed uno di picche. Quest'ultimo, a detta di Ginevra, conosciuta per essere malvvvvagia e pervvvversa, era un po' pornografico.
-Vediamo chi è il migliore; BrendaBrodo Style: "mulino bianco"!- Brenda.
Dietro la generalessa sorse un enorme mulino che di certo non era rosso, segno che a volte con un po' di impegno simili edifici venivano edificati in un istante, anche senza manodopera. Le pale iniziarono a vorticare furiosamente, alzando un vento imponente e Alessio fu costretto a conficcare la lama dell'arma a terra per rimanere sul posto.
-I capelli, mi si sfasciano i capelli- si lamentò.
-Tutti e tre?- gli chiese Ginevra scherzosamente mentre volava via stringendo la barchetta di carta per proteggerla dalla tormenta.
-Il tuo lupo sarà spazzato via! Gloria alla Maremma!- esclamò invasata Brenda con i capelli mossi dal vento.
-La tua ignoranza mi sconvolge- annunciò il fiorentino mentre il lupo che aveva evocato correva verso la generalessa senza minimamente avvertire la resistenza delle folate; prima che lei se ne rendesse conto e avesse l'opportunità di fermarlo con la spada, quello la colpì in pieno con una poderosa testata, cui seguì un'esplosione che ridusse in cenere il mulino dietro di loro. Fu quella la fine del mulino bianco e di tutte le bizzarre merendine parlanti che lo abitavano, nonchè di Capitan Pennuto, dei Flauti e i loro amici ostrogoti.
Alessio si avvicinò alla zona dell'impatto mentre rinfoderava la spada e il fumo si diradava.
-Era da troppo tempo che Stray non aveva una preda da ghermire. Inoltre, per tua informazione, un essere di energia pura non risente dei fenomeni fisici- Alessio.
-It's vero, it's very real- accordò Einstein elaborando la nuova teoria della relatività delle folate di vento, oggi ancora oggetto di studi contraddittori.
-Lupo azzurro usa bottintesta, è superefficace!- gridò Ginevra finendo addosso al padre piombando giù dal cielo.
-Tu dov'eri finita?- Alessio.
-Me ne ero volata via con quella bufera, oioia- Ginevra.
Il moderatore la mise a terra gentilmente, che nella sue visione delle cose equivaleva a scaraventarla a faccia in giù.
-Il fumo si dirada- annunciò lui.
-Il fumo uccide- aggiunse Ginevra.
Una volta che il velo grigio si fu diradato, poterono vedere il corpo della Generalessa riverso a terra, con la spada ancora stretta in pugno, ricoperto di cenere e sangue; Alessio indicò a Ginevra l'uscita dell'arena di fronte a loro, ancora sbarrata dall'enorme masso.
-Ti spiacerebbe abbatterlo con il Setussebuhodillo?- chiese alla figlia.
-Mi fa fatiha- rispose quella.
-Ti sequestro la barchetta di carta- la minacciò lui.
-Lo sto già togliendo, non vedi?- le urlò di rimando Ginevra, che era già arrivata laggiù.
Il corpo di BrendaBrodo fu percosso da un fremito.
-Non... non ce la farete- biascicò.
-Lo stanno dicendo dall'inizio dell'avventura, ormai me ne sto convincendo anche io; ma ora ho ritrovato i miei poteri e... - Alessio.
La generalessa sorrise, ma senza allegria. Strano per una persona che è appena stata massacrata da un lupo emesso dal padre.
-Tu lo sai, eri il suo luogotenente. La Maremma è un dio. La Maremma è "il" dio. Un dio non può essere sconfitto- Brenda.
-Se nessuno ci prova come facciamo a saperlo con certezza- Alessio.
-Capirete troppo tardi... cosa può fare lei... la Maremma- Brenda.
-Ci si vede in giro, generalessa- la salutò lui iniziando ad avviarsi verso l'uscita, che era stata sgombrata da Ginevra con l'aiuto di alcuni esperti in demolizioni attirati con false promesse.
-Perchè non mi uccidi, pazzo? Quanto ti ricapita una simile occasione?- Brenda.
Fingendo di ignorare l'ironia della frase, Alessio controllò il suo bollettino delle occasioni favorevoli, rispondendo: -ricapita, ricapita-.
-Ti disprezzo, padre- Brenda.
Alessio si voltò a fissarla con lo sguardo cupo.
-Dato che mi disprezzi, pagateli tu gli studi in Germania facendo i crostini alla Gufaia dalle 15 alle 23 ogni giorno per sette giorni alla settimana. E, ad ogni modo, un moderatore placa le minacce...-
Si voltò a fissare il sole che spariva dietro una montagna con la testa da orso, uno dei tanti fenomeni paranormali delle Pedobear Mountains.
-... ma non uccide se non è necessario- concluse.
E se ne andò, mentre la generalessa perdeva i sensi e iniziava a sognare di essere in un minestrone dove le facevano compagnia Capitan Findus che scuoteva la testa tristemente e la Dea della Maremma che la accusava di essere una fallita.
Su Ginevra, comunque, non dimostravano di funzionare.
-Non mi sento affatto moderata- disse rivolta agli abiti del padre.
-Ma stai parlando con i miei vestiti?- Alessio.
-Non intrometterti babbo, è una cosa fra me e loro- Ginevra.
-Il bello è che ci crede- Brenda.
Poi, senza preavviso, il fiorentino vibrò un colpo di spada che costrinse la generalessa a pararlo con entrambe le spade.
-Si, ma avvisa, Diana!- Brenda.
-Era per creare un po' di suspence. Ad ogni modo, ora per parare un mio colpo leggero sei stata costretta a usare tutte e due le armi- Alessio.
-Riflesso incondizionato- si giustificò Brenda.
-Condizionatore dentato- affermò Ginevra mostrando un condizionatore settato su meno quaranta gradi con due file di denti acuminati sulla parte anteriore.
-Sì!- accolse la sfida Yugioh, -rispondo al condizionatore dentato con guardiano celtico!-
-Avete finito di farmi l'eco, pezzenti?- Brenda.
-Enti, enti, entiii- Ginevra.
-Si?- chiesero gli enti della foresta de "Il Signore degli Anelli", giungendo al richiamo.
-Qui si insulta la mia persona!...- esclamò la generalessa alzando le spade contro il nemico.
-Eh, alla buon'ora, te ne sei accorta- Alessio.
-... BrendaBrodo Style: "dove c'è Barilla, c'è casa!"- concluse Brenda.
A terra, vicino al fiorentino, iniziarono ad apparire diversi pezzi di pasta cruda della Barilla, e Brenda ringraziò il fatto che Ginevra fosse troppo impegnata con quella barchetta di carta per andare a mangiarli. Comunque, la particolare situazione che imponeva il dover scegliere tra il cibo e il divertimento stava producendo nella ragazza assai profonde turbe psichiche.
-Che indecisione, che indecisione!- esclamava Ginevra struggendosi nell'animo e fissando ora la barchetta, ora la pasta.
Alessio raccolse un pezzo di rigatone crudo osservandolo pensieroso.
-Che spreco. Un attacco che viene lanciato unicamente per umiliare i più poveri e bisognosi- commentò.
-Sarà, ma almeno pasta gratis!- affermò un gruppo di barboni poco lontano mentre raccoglievano penne e spaghetti in abbondanza. Poi il moderatore avvertì qualcosa che si avvicinava velocemente alla sua testa e spiccò un salto all'indietro appena in tempo per osservare un'abitazione che si schiantava nel punto esatto dove si trovava un istante prima.
-Che razza di trucco è mai questo?- chiese stupito.
Ginevra mostrò una scatoletta nera, spiegando: -c'è un doppio fondo, e quando dico "magia, l'oggetto è scomparso!" in verità non è sparito ma è andato a finire nel doppio fondo-.
-Io intendevo l'attacco- Alessio.
-Ma perchè le mie magie da quattro soldi non interessano a nessuno?- si lamentò la fiorentina. Poi scosse la scatola magica e uno pterodattilo scappò fuori starnutendo. -Ehi, ma questo è normale che accada?- chiese fra sè e sè riflettendo sugli ultimi trucchi di magia preistorica che aveva visto eseguire ultimamente dai fantasmi dei puffi lebbrosi che andavano a trovarla tutte le notti.
-Se permettete, vi spiego l'attacco- provò titubante Brenda; -Si chiama "dove c'è Barilla, c'è casa", no? Vuol dire che nei punti dove ho fatto spuntare la pasta c'è anche una casa pronta a collassare sul nemico-.
-Il prossimo attacco quale sarà, "mega sfoglia di Giovanni Rana"?- Ginevra.
-Non mi piego alle offerte del vostro scrittore senza talento- Giovanni Rana.
-Io ho una barchetta di carta- gli disse Ginevra mostrandogli la barchetta molto orgogliosa.
-Non ci credo, una barchetta di carta! Stupenda!- esclamò lui incredulo.
-Più tardi dovrò capire cos'ha di speciale quella barchetta- affermò Alessio correndo verso la generalessa, cercando di evitare i pezzi di pasta a terra e le relative case che cadevano su di essi con fragore frantumandoli; i barboni, poco lontano da lì, erano già stati sotterrati dalle macerie, sollevando il comune dal poco dignitoso incarico di farli sgombrare con la forza.
-Perchè riesce a schivarle? Prima non era così veloce! Nessuno può essere più veloce di una casa che cade, maledizione!- Brenda.
Stray si schiantò contro la spada che Brenda reggeva nella mano sinistra, spezzandola, con sommo disappunto (e un pizzico di incredulità) della generalessa.
-Non... COSA?!- Brenda.
-E una è andata- confermò Alessio facendo un passo indietro.
-Tsk- rispose Brenda lanciando via elsa e manico ormai inutilizzabili, -ho pur sempre l'altra, e mi basta e avanza-.
Il tono della voce, ad ogni modo, non era quello di chi creda fermamente nelle sue stesse affermazioni.
-Abbiamo lavorato insieme diversi anni, figlia mia. Non ti andrebbe di arrenderti?- propose Alessio.
-Ah!- fece lei sprezzante, ridendo rumorosamente, -io ucciderò sia te che mia sorella minore!-
-Ma risparmia la mia barchetta, ti prego- la supplicò Ginevra.
-Capisco- concluse Alessio abbassando lo sguardo sulla sua spada dentellata, -in questo caso, se non vuoi farci raggiungere il Monte Founder, dovremo prima toglierti di mezzo-.
La spada si illuminò di luce azzurra e iniziò a fremere.
-Oddio, ma è partita la vibrazione? Alessio credo tu abbia la spada in modalità silenziosa!- Ginevra.
-Ulula, Stray!-
Dalla punta della lama scattò un enorme filamento luminose, che si raccolse a terra, contorcendosi, fino a formare la figura di un lupo, un lupo azzurro di pura energia; volendo lo si sarebbe potuto utilizzare in una stanza buia per illuminarla a giorno, risparmiando sulla luce elettrica o sulla cera delle candele. Diversi agenti di borsa ritengono che le cere di candela saranno più costose di un viaggio alle Hawaii entro il 2560.
-Il lupo azzurrooo, lupo feliceee, il lupo azzurrooo, posto feliceee- canticchiò Ginevra ricordandosi il famoso show televisivo della sua infanzia e storpiandolo come al solito per l'occasione.
-Qualcuno mi ha rubato il patronus- Harry Potter.
-Tanto il cerbiatto era più bello- lo consolò Piton evocando un dugongo argenteo, il suo patrono estivo, dato che gli incantesimi erano ormai diventati intercambiabili a piacimento.
-E quella bestia sarebbe il tuo asso nella manica?- lo schernì Brenda preparandosi al contrattacco.
-Ne ho altri- rispose Alessio estraendo da una manica dell'azzurro vestito un asso di cuori ed uno di picche. Quest'ultimo, a detta di Ginevra, conosciuta per essere malvvvvagia e pervvvversa, era un po' pornografico.
-Vediamo chi è il migliore; BrendaBrodo Style: "mulino bianco"!- Brenda.
Dietro la generalessa sorse un enorme mulino che di certo non era rosso, segno che a volte con un po' di impegno simili edifici venivano edificati in un istante, anche senza manodopera. Le pale iniziarono a vorticare furiosamente, alzando un vento imponente e Alessio fu costretto a conficcare la lama dell'arma a terra per rimanere sul posto.
-I capelli, mi si sfasciano i capelli- si lamentò.
-Tutti e tre?- gli chiese Ginevra scherzosamente mentre volava via stringendo la barchetta di carta per proteggerla dalla tormenta.
-Il tuo lupo sarà spazzato via! Gloria alla Maremma!- esclamò invasata Brenda con i capelli mossi dal vento.
-La tua ignoranza mi sconvolge- annunciò il fiorentino mentre il lupo che aveva evocato correva verso la generalessa senza minimamente avvertire la resistenza delle folate; prima che lei se ne rendesse conto e avesse l'opportunità di fermarlo con la spada, quello la colpì in pieno con una poderosa testata, cui seguì un'esplosione che ridusse in cenere il mulino dietro di loro. Fu quella la fine del mulino bianco e di tutte le bizzarre merendine parlanti che lo abitavano, nonchè di Capitan Pennuto, dei Flauti e i loro amici ostrogoti.
Alessio si avvicinò alla zona dell'impatto mentre rinfoderava la spada e il fumo si diradava.
-Era da troppo tempo che Stray non aveva una preda da ghermire. Inoltre, per tua informazione, un essere di energia pura non risente dei fenomeni fisici- Alessio.
-It's vero, it's very real- accordò Einstein elaborando la nuova teoria della relatività delle folate di vento, oggi ancora oggetto di studi contraddittori.
-Lupo azzurro usa bottintesta, è superefficace!- gridò Ginevra finendo addosso al padre piombando giù dal cielo.
-Tu dov'eri finita?- Alessio.
-Me ne ero volata via con quella bufera, oioia- Ginevra.
Il moderatore la mise a terra gentilmente, che nella sue visione delle cose equivaleva a scaraventarla a faccia in giù.
-Il fumo si dirada- annunciò lui.
-Il fumo uccide- aggiunse Ginevra.
Una volta che il velo grigio si fu diradato, poterono vedere il corpo della Generalessa riverso a terra, con la spada ancora stretta in pugno, ricoperto di cenere e sangue; Alessio indicò a Ginevra l'uscita dell'arena di fronte a loro, ancora sbarrata dall'enorme masso.
-Ti spiacerebbe abbatterlo con il Setussebuhodillo?- chiese alla figlia.
-Mi fa fatiha- rispose quella.
-Ti sequestro la barchetta di carta- la minacciò lui.
-Lo sto già togliendo, non vedi?- le urlò di rimando Ginevra, che era già arrivata laggiù.
Il corpo di BrendaBrodo fu percosso da un fremito.
-Non... non ce la farete- biascicò.
-Lo stanno dicendo dall'inizio dell'avventura, ormai me ne sto convincendo anche io; ma ora ho ritrovato i miei poteri e... - Alessio.
La generalessa sorrise, ma senza allegria. Strano per una persona che è appena stata massacrata da un lupo emesso dal padre.
-Tu lo sai, eri il suo luogotenente. La Maremma è un dio. La Maremma è "il" dio. Un dio non può essere sconfitto- Brenda.
-Se nessuno ci prova come facciamo a saperlo con certezza- Alessio.
-Capirete troppo tardi... cosa può fare lei... la Maremma- Brenda.
-Ci si vede in giro, generalessa- la salutò lui iniziando ad avviarsi verso l'uscita, che era stata sgombrata da Ginevra con l'aiuto di alcuni esperti in demolizioni attirati con false promesse.
-Perchè non mi uccidi, pazzo? Quanto ti ricapita una simile occasione?- Brenda.
Fingendo di ignorare l'ironia della frase, Alessio controllò il suo bollettino delle occasioni favorevoli, rispondendo: -ricapita, ricapita-.
-Ti disprezzo, padre- Brenda.
Alessio si voltò a fissarla con lo sguardo cupo.
-Dato che mi disprezzi, pagateli tu gli studi in Germania facendo i crostini alla Gufaia dalle 15 alle 23 ogni giorno per sette giorni alla settimana. E, ad ogni modo, un moderatore placa le minacce...-
Si voltò a fissare il sole che spariva dietro una montagna con la testa da orso, uno dei tanti fenomeni paranormali delle Pedobear Mountains.
-... ma non uccide se non è necessario- concluse.
E se ne andò, mentre la generalessa perdeva i sensi e iniziava a sognare di essere in un minestrone dove le facevano compagnia Capitan Findus che scuoteva la testa tristemente e la Dea della Maremma che la accusava di essere una fallita.
Divisi! 4 - Il Regno di Tenebra
Spoiler
Ora, i più attenti fra di voi si saranno chiesti: "la Morte che fine ha fatto?", e meritano una lode rispetto ai restanti che continuavano a farsi i complessi mentali sul fatto che la barchetta di carta di Ginevra fosse rimasta intatta sotto l'ira dei più malsani fenomeni atmosferici mentre le loro si strappano come se niente fosse. I primi seguano ora la strada a sinistra di quel famoso bivio che Alessio Simone e Ginevra avevano incontrato poco dopo il loro arrivo ad Animalcrossinglife, i secondi un corso per costruire barchette di carta a prova di tutto.
La Morte correva per quello stretto sentiero montano e si chiedeva se teschi ed ossa umane che giacevano a terra fossero stati messi lì per bellezza o piuttosto come monito di qualcosa; i suoi gusti in fatto di arredamento montano suggerivano la prima opzione.
-Contando la fortuna che mi ritrovo, Ginevra e Alessio avranno la strada cosparsa di fiori che conduce all'allegro mondo dei Fimbles, o all'albero azzurro- disse parlando da solo mentre correva.
Notò dopo qualche secondo un cartello con su scritto: "benvenuti nel Regno di Tenebra, vietato portare la luce" e un gruppo di esponenti dell'illuminismo che ai suoi piedi ragionavano su come riuscire a disperdere quelle tenebre dell'ignoranza con la luce della ragione.
-Signori- si fermò ad avvertirli Simone, -con tutto il rispetto, questa non è la tenebra che oscura la mente, ma la malvagità vera e propria-.
-E lei, egregio individuo che si crede di essere la Morte, come può dirlo con accettabile criterio?- fece uno scettico; non aveva neanche finito di esporre le sue rimostranze, che dal terreno emerse una mano nera artigliata che gli staccò una gamba portandosela sotto con sè.
-Irrazionale!- esclamò uno.
-Profondamente avverso ad ogni ragionevole dimostrazione!- gli diede ragione un altro.
-Questa è una prova sufficiente?- domandò Simone, ma erano già fuggiti tutti, alcuni reggendo lo zoppo. Anche il cartello se l'era data a gambe.
La Morte si voltò a fissare la notte eterna che avvolgeva quelle terre (perchè in terre simili c'è sempre una notte eterna o qualche inspiegabile evento o catastrofe post nucleare che impedisce di vedere cosa ti sta tendendo un agguato dietro l'angolo per poi mangiarti), e in lontananza scorse una piccola città che si confondeva nelle tenebre.
-Notte, buio, disperazione. Illuministi che se la danno a gambe con la loro ragione illuminata. Che spettacolo meraviglioso, questo è il posto dove vorrei vivere!- esclamò felice.
-Forse era bello un tempo, ma ora non più- fece una voce triste alle sue spalle.
-Perchè?- fece la Morte scettica voltandosi a guardare il suo interlocutore; ma non trovò occhi, nè un volto, solo un'ombra. Un'ombra vivente.
Da questa scena fu poi tratto il film "l'alba delle ombre viventi", della durata di quindici secondi contando i titoli di coda, perchè dopo i primi tre secondi in cui spuntava l'alba le ombre non avevano più modo d'esistere. Fu un colossal, e lo prova il fatto che ancora oggi venga fatto vedere nelle scuole per ciechi dell'Oklahoma (che non è una città del gioco per wii "Okami").
L'ombra alzò al cielo quelle che dovevano essere le mani, spiegando: -un tempo il regno di tenebra, che fu creato dall'Essere al momento dell'inizio dei tempi, anche se per sbaglio perchè probabilmente ubriaco, si alleò con le Terre di ACL nel fermare le orde di noob-.
-E' cosa buona e giusta- Simone.
-Indubbiamente, ma i secoli passarono, e ora da quattro lunghi anni, dato che qui ogni ora per noi è lunga quando una decade, dopo un interminabile periodo di felice anarchia, è stato conquistato da un essere terribile- ombra.
-Zio Paperone?- Simone.
-Questa donna, ahimè, perchè di una donna si tratta...- ombra.
-Sei un'ombra un po' maschilista, eh- Simone.
-... si è proclamata Regina dei Regni Neri, ed è il simbolo di morte e distruzione. Oltre che di perversione- concluse l'ombra ignorandolo.
-Nah, secondo me è una brava persona da come l'hai descritta, vado a incontrarla. E poi non mi va che un simile nobile regno venga schiavizzato. Non da una donna, almeno- Simone.
-Io ero l'ombra maschilista, eh?- ombra.
-Nobile regno? No, spiegami, cosa c'è di nobile in un mucchio di scheletri, non morti e zombie?- domandò un illuminista.
-Ma tu e i tuoi amici non ve ne eravate andati?- gli gridò contro la Morte; poi, ignorando quanto aveva detto l'ombra, continuò: -Come posso riconoscere questo essere demoniaco?-
L'ombra indicò la città sulla collina che Simone, nonostante la miopia, aveva già notato.
-Era la capitale mille anni fa, ed è così anche oggi, solo che non ci sono ancora i pulmini per le visite turistiche. Se vuoi incontrare la regina dei regni neri, vai nella città di Halloween- ombra.
-Jack è il re del campo di zucche, nanana- canticchiò Simone mettendosi in cammino allegramente come se quella fosse una scampagnata.
Poi arrivò la frase che non avrebbe mai voluto sentire.
-Aspetta! Come fare a riconoscerla, mi avevi chiesto? I capelli viola non sono all'ordine del giorno neanche qui!- gli giunse la voce dell'ombra da dietro le spalle.
La Morte si fermò più velocemente di quanto si impegnasse al gioco di "un-due-tre stella" quando viene pronunciata l'ultima parola della frase che costituisce la base del divertimento, e si voltò a fissare quell'essere con gli occhi sgranati.
-Ca... capelli viola?- mormorò.
La Morte si voltò a fissare la città di Halloween, su quella collina che ora gli sembrava irraggiungibile, neanche sotto ci fosse una tartaruga gigante, rigorosamente nera, che la spostasse.
-Regina dei regni neri... arrivata qui quattro anni fa... capelli viola- ripassò mentalmente i dati a sua disposizione, senza riuscire ad afferrare la consapevolezza che gli punzecchiava la mente e poi scappava via.
-Inizi a parlare da sola, Morte?- le chiese l'ombra, sinceramente preoccupata.
-No, io... un momento, come fai a sapere che sono la Morte?- Simone.
-Se non fossimo capace di riconoscerla noi, da queste parti! E poi c'è scritto dietro il mantello- spiegò lei.
Simone si tolse un momento la tunica per leggere sul retro "Scimby, la Morte Pucciosa" con la strana calligrafia di Ginevra, che spaziava a momenti dal rango di arte sublime a quello di scarabocchio.
-Quando ci rincontriamo la uccido- annunciò.
-E se vedi il cuore sul cappuccio cosa le fai allora?- ombra.
-La uccido, la resuscito, poi la torturo e la riuccido- concluse la Morte rimettendosi in cammino verso la città di Halloween. Naturalmente il cappuccio dopo le ultime battaglie non avrebbe dovuto esserci, ma se vi dicessi che era ricresciuto da solo perchè quello era un abito magico voi non potreste provare il contrario.
-Aspetta, prima di andartene dimmi il tuo profilo su facebook che ti aggiungo!- gli urlò dietro l'ombra.
-La luce del monitor ti disperderebbe, non puoi usare un computer- si udì in risposta la voce già lontana di Simone.
L'ombra abbassò lo sguardo tristemente.
-Sì, però perchè me lo dicono tutti senza un minimo di tatto?- si chieste con le lacrime agli occhi.
L'ingresso della cittadina era costituito da un cancello nero tutto arrugginito tenuto in piedi probabilmente dalla grazia divina di qualche divinità pagana molto volenterosa e amante dell'oscurità.
-Non guardare me- disse Ade, il dio greco degli inferi, mentre portava a spasso Cerbero a fare i bisogni, tenuto per il guinzaglio; -non sono io a tenerlo in piedi-.
-Uhm- meditò la Morte perplessa, -ma chi allora?-.
Toccò il cancello per aprirlo, ma quello cadde a terra con un cigolio sinistro, seguito da tutta la cinta muraria.
-Spero sia assicurato, se qualcuno mi chiede i danni addio pensione- Simone.
-Tanto non ti ha visto nessuno- lo rassicurò Ade.
-Tu si però- Simone.
Ade gli fece l'occhiolino cercando di sembrare complice, riuscendo invece solo a sembrare strabico, dicendo: -se non ci si aiuta fra colleghi-.
-Zeus ti benedica- lo ringraziò Simone entrando nella città.
Ammesso che "città" potesse essere definito un cumulo di macerie, palazzi e abitazioni pericolanti e fontane d'arte contemporanea che, anche se come nuove, erano prive di qualsivoglia senso del gusto estetico. In giro erano appesi dei volantini che raffiguravano la città com'era secoli prima, e sotto scritto "visita ora il regno del terrore, e spendi l'ultimo fine settimana della tua vita con la tua famiglia! Sconti per anziani, bambini e non-morti!"
-Odio la falsa pubblicità- commentò amaramente la Morte strappandone uno, accartocciandolo e iniziando a palleggiarci. La sua abilità calcistica si protrasse in via eccezionale fino al quarto palleggio consecutivo, forse perchè lì Simone era convinto di giocare in casa (anche se si trovava all'aperto), nel suo ambiente ideale.
-Vediamo se c'è qualcuno qui, vivo o morto che sia. Mi servono informazioni- decise la Morte, che si era ormai adattata alla piacevole sensazione di parlare ad alta voce, da sola, senza nessun criterio specifico.
Vide che poco lontano c'era un bambino scheletrico (non nel senso che fosse malnutrito: era proprio uno scheletro) che giocava a boomerang con una costola, probabilmente sua dal momento che nello sterno si vedeva che una di esse era assente.
-Ehi, bambino... - esordì la Morte.
-No, non ci vengo dietro al cespuglio con te, neanche se mi offri una caramella al limone- lo anticipò il bambino.
-... mi occorre solo sapere se in questa città c'è qualcuno che sappia aggiustare una falce- Morte. La sua adorata arma infatti era ancora rotta da quando lui e suo fratello si erano amorevolmente quasi ammazzati a vicenda.
-E cosa mi dai in cambio dell'informazione?- bambino.
La Morte avrebbe preferito rispondergli "è già tanto se in cambio ti lascio in vita", ma dato che il fatto che quel bambino fosse già morto rendeva vane le sue minacce, estrasse da una tasca della tunica delle carte di colore rosa e gliele porse.
-Non ci credo!- esclamò quello felice lanciando via la costola, che colpì un palazzo facendolo cadere in pezzi e dando così il via ad una reazione a catena spaventosa che distrusse mezzo centro abitato ("abitato" per modo di dire), segno che la passione sfrenata per le carte da gioco uccide, -i cavalli di Bella Sara!-
-Erano per Alessio, ma non posso farci niente, gli comprerò un cuscino verde che esclama "yoshiii" quando lo abbracci. In effetti forse avrei dovuto prendergli quello fin dall'inizio- Morte.
Il bambino indicò la fine della via in cui si trovavano.
-Questa strada porta alla piazza principale della città, la piazza del patibolo, perchè fino a duecento anni fa era che lì che si tenevano le pubbliche esecuzioni. Veramente ci si tenevano anche i matrimoni, ma alla fine sempre di uccidersi si tratta, solo che nelle esecuzioni la morte è imposta dall'esterno. Ovviamente il patibolo era solo un luogo di divertimento, perchè siamo tutti morti qui- bambino.
-Tocchiamo ferro, va'!- esclamò Simone, e in realtà si per scongiurare la mala sorte si toccò in mezzo alle gambe perchè il primo ferro che aveva a portata di mano era lì. Indossava mutande di ferro, non è come avete pensato. Perchè, ammettetelo, lo avete pensato.
-Beh, in quella piazza c'è una grande fontana, chiamata "Fontana Omino Bianco Cento Più". Se una cosa è rotta, getti i pezzi lì dentro e torna integra. Se un oggetto è sporco, tornerà fuori più pulito che al momento della fabbricazione. Se un tuo amico è indemoniato o corrotto, puoi farlo tornare buono se...- bambino.
-Eh, ho capito, basta così. Se solo avessi con me...- fece la Morte pensierosa cercando di immaginarsi cosa avrebbe tratto maggior vantaggio da un bel tuffo in quella fontana, a cosa poter migliorare; -gettarci Giulia Coco, eh sì, quello sarebbe utile...- Morte.
-No, no, pazzo!- esclamò il bambino spingendo indietro Simone, colto da un improvviso momento di pazzia, -ci sono due cose che la fontana Omino Bianco Cento Più non può fare: invertire la Morte e migliorare o rendere umana Giulia Coco! Ce lo insegnano dalle scuole elementari, fin da bambini!-
-Perfetto, errore mio, grazie di tutto. Gilgamesh ti benedica- fece Simone allontanandosi rapidamente da quel piccolo schizofrenico; e la sua mente nel frattempo pensava "tanto Gilgamesh non esiste".
Il bambino si era seduto a terra e, scorrendo le figurine di Bella Sara come se fosse in trance, continuava a ripetere: -Giulia Coco... Giulia Coco... Giulia Coco...-
La Morte correva per quello stretto sentiero montano e si chiedeva se teschi ed ossa umane che giacevano a terra fossero stati messi lì per bellezza o piuttosto come monito di qualcosa; i suoi gusti in fatto di arredamento montano suggerivano la prima opzione.
-Contando la fortuna che mi ritrovo, Ginevra e Alessio avranno la strada cosparsa di fiori che conduce all'allegro mondo dei Fimbles, o all'albero azzurro- disse parlando da solo mentre correva.
Notò dopo qualche secondo un cartello con su scritto: "benvenuti nel Regno di Tenebra, vietato portare la luce" e un gruppo di esponenti dell'illuminismo che ai suoi piedi ragionavano su come riuscire a disperdere quelle tenebre dell'ignoranza con la luce della ragione.
-Signori- si fermò ad avvertirli Simone, -con tutto il rispetto, questa non è la tenebra che oscura la mente, ma la malvagità vera e propria-.
-E lei, egregio individuo che si crede di essere la Morte, come può dirlo con accettabile criterio?- fece uno scettico; non aveva neanche finito di esporre le sue rimostranze, che dal terreno emerse una mano nera artigliata che gli staccò una gamba portandosela sotto con sè.
-Irrazionale!- esclamò uno.
-Profondamente avverso ad ogni ragionevole dimostrazione!- gli diede ragione un altro.
-Questa è una prova sufficiente?- domandò Simone, ma erano già fuggiti tutti, alcuni reggendo lo zoppo. Anche il cartello se l'era data a gambe.
La Morte si voltò a fissare la notte eterna che avvolgeva quelle terre (perchè in terre simili c'è sempre una notte eterna o qualche inspiegabile evento o catastrofe post nucleare che impedisce di vedere cosa ti sta tendendo un agguato dietro l'angolo per poi mangiarti), e in lontananza scorse una piccola città che si confondeva nelle tenebre.
-Notte, buio, disperazione. Illuministi che se la danno a gambe con la loro ragione illuminata. Che spettacolo meraviglioso, questo è il posto dove vorrei vivere!- esclamò felice.
-Forse era bello un tempo, ma ora non più- fece una voce triste alle sue spalle.
-Perchè?- fece la Morte scettica voltandosi a guardare il suo interlocutore; ma non trovò occhi, nè un volto, solo un'ombra. Un'ombra vivente.
Da questa scena fu poi tratto il film "l'alba delle ombre viventi", della durata di quindici secondi contando i titoli di coda, perchè dopo i primi tre secondi in cui spuntava l'alba le ombre non avevano più modo d'esistere. Fu un colossal, e lo prova il fatto che ancora oggi venga fatto vedere nelle scuole per ciechi dell'Oklahoma (che non è una città del gioco per wii "Okami").
L'ombra alzò al cielo quelle che dovevano essere le mani, spiegando: -un tempo il regno di tenebra, che fu creato dall'Essere al momento dell'inizio dei tempi, anche se per sbaglio perchè probabilmente ubriaco, si alleò con le Terre di ACL nel fermare le orde di noob-.
-E' cosa buona e giusta- Simone.
-Indubbiamente, ma i secoli passarono, e ora da quattro lunghi anni, dato che qui ogni ora per noi è lunga quando una decade, dopo un interminabile periodo di felice anarchia, è stato conquistato da un essere terribile- ombra.
-Zio Paperone?- Simone.
-Questa donna, ahimè, perchè di una donna si tratta...- ombra.
-Sei un'ombra un po' maschilista, eh- Simone.
-... si è proclamata Regina dei Regni Neri, ed è il simbolo di morte e distruzione. Oltre che di perversione- concluse l'ombra ignorandolo.
-Nah, secondo me è una brava persona da come l'hai descritta, vado a incontrarla. E poi non mi va che un simile nobile regno venga schiavizzato. Non da una donna, almeno- Simone.
-Io ero l'ombra maschilista, eh?- ombra.
-Nobile regno? No, spiegami, cosa c'è di nobile in un mucchio di scheletri, non morti e zombie?- domandò un illuminista.
-Ma tu e i tuoi amici non ve ne eravate andati?- gli gridò contro la Morte; poi, ignorando quanto aveva detto l'ombra, continuò: -Come posso riconoscere questo essere demoniaco?-
L'ombra indicò la città sulla collina che Simone, nonostante la miopia, aveva già notato.
-Era la capitale mille anni fa, ed è così anche oggi, solo che non ci sono ancora i pulmini per le visite turistiche. Se vuoi incontrare la regina dei regni neri, vai nella città di Halloween- ombra.
-Jack è il re del campo di zucche, nanana- canticchiò Simone mettendosi in cammino allegramente come se quella fosse una scampagnata.
Poi arrivò la frase che non avrebbe mai voluto sentire.
-Aspetta! Come fare a riconoscerla, mi avevi chiesto? I capelli viola non sono all'ordine del giorno neanche qui!- gli giunse la voce dell'ombra da dietro le spalle.
La Morte si fermò più velocemente di quanto si impegnasse al gioco di "un-due-tre stella" quando viene pronunciata l'ultima parola della frase che costituisce la base del divertimento, e si voltò a fissare quell'essere con gli occhi sgranati.
-Ca... capelli viola?- mormorò.
La Morte si voltò a fissare la città di Halloween, su quella collina che ora gli sembrava irraggiungibile, neanche sotto ci fosse una tartaruga gigante, rigorosamente nera, che la spostasse.
-Regina dei regni neri... arrivata qui quattro anni fa... capelli viola- ripassò mentalmente i dati a sua disposizione, senza riuscire ad afferrare la consapevolezza che gli punzecchiava la mente e poi scappava via.
-Inizi a parlare da sola, Morte?- le chiese l'ombra, sinceramente preoccupata.
-No, io... un momento, come fai a sapere che sono la Morte?- Simone.
-Se non fossimo capace di riconoscerla noi, da queste parti! E poi c'è scritto dietro il mantello- spiegò lei.
Simone si tolse un momento la tunica per leggere sul retro "Scimby, la Morte Pucciosa" con la strana calligrafia di Ginevra, che spaziava a momenti dal rango di arte sublime a quello di scarabocchio.
-Quando ci rincontriamo la uccido- annunciò.
-E se vedi il cuore sul cappuccio cosa le fai allora?- ombra.
-La uccido, la resuscito, poi la torturo e la riuccido- concluse la Morte rimettendosi in cammino verso la città di Halloween. Naturalmente il cappuccio dopo le ultime battaglie non avrebbe dovuto esserci, ma se vi dicessi che era ricresciuto da solo perchè quello era un abito magico voi non potreste provare il contrario.
-Aspetta, prima di andartene dimmi il tuo profilo su facebook che ti aggiungo!- gli urlò dietro l'ombra.
-La luce del monitor ti disperderebbe, non puoi usare un computer- si udì in risposta la voce già lontana di Simone.
L'ombra abbassò lo sguardo tristemente.
-Sì, però perchè me lo dicono tutti senza un minimo di tatto?- si chieste con le lacrime agli occhi.
L'ingresso della cittadina era costituito da un cancello nero tutto arrugginito tenuto in piedi probabilmente dalla grazia divina di qualche divinità pagana molto volenterosa e amante dell'oscurità.
-Non guardare me- disse Ade, il dio greco degli inferi, mentre portava a spasso Cerbero a fare i bisogni, tenuto per il guinzaglio; -non sono io a tenerlo in piedi-.
-Uhm- meditò la Morte perplessa, -ma chi allora?-.
Toccò il cancello per aprirlo, ma quello cadde a terra con un cigolio sinistro, seguito da tutta la cinta muraria.
-Spero sia assicurato, se qualcuno mi chiede i danni addio pensione- Simone.
-Tanto non ti ha visto nessuno- lo rassicurò Ade.
-Tu si però- Simone.
Ade gli fece l'occhiolino cercando di sembrare complice, riuscendo invece solo a sembrare strabico, dicendo: -se non ci si aiuta fra colleghi-.
-Zeus ti benedica- lo ringraziò Simone entrando nella città.
Ammesso che "città" potesse essere definito un cumulo di macerie, palazzi e abitazioni pericolanti e fontane d'arte contemporanea che, anche se come nuove, erano prive di qualsivoglia senso del gusto estetico. In giro erano appesi dei volantini che raffiguravano la città com'era secoli prima, e sotto scritto "visita ora il regno del terrore, e spendi l'ultimo fine settimana della tua vita con la tua famiglia! Sconti per anziani, bambini e non-morti!"
-Odio la falsa pubblicità- commentò amaramente la Morte strappandone uno, accartocciandolo e iniziando a palleggiarci. La sua abilità calcistica si protrasse in via eccezionale fino al quarto palleggio consecutivo, forse perchè lì Simone era convinto di giocare in casa (anche se si trovava all'aperto), nel suo ambiente ideale.
-Vediamo se c'è qualcuno qui, vivo o morto che sia. Mi servono informazioni- decise la Morte, che si era ormai adattata alla piacevole sensazione di parlare ad alta voce, da sola, senza nessun criterio specifico.
Vide che poco lontano c'era un bambino scheletrico (non nel senso che fosse malnutrito: era proprio uno scheletro) che giocava a boomerang con una costola, probabilmente sua dal momento che nello sterno si vedeva che una di esse era assente.
-Ehi, bambino... - esordì la Morte.
-No, non ci vengo dietro al cespuglio con te, neanche se mi offri una caramella al limone- lo anticipò il bambino.
-... mi occorre solo sapere se in questa città c'è qualcuno che sappia aggiustare una falce- Morte. La sua adorata arma infatti era ancora rotta da quando lui e suo fratello si erano amorevolmente quasi ammazzati a vicenda.
-E cosa mi dai in cambio dell'informazione?- bambino.
La Morte avrebbe preferito rispondergli "è già tanto se in cambio ti lascio in vita", ma dato che il fatto che quel bambino fosse già morto rendeva vane le sue minacce, estrasse da una tasca della tunica delle carte di colore rosa e gliele porse.
-Non ci credo!- esclamò quello felice lanciando via la costola, che colpì un palazzo facendolo cadere in pezzi e dando così il via ad una reazione a catena spaventosa che distrusse mezzo centro abitato ("abitato" per modo di dire), segno che la passione sfrenata per le carte da gioco uccide, -i cavalli di Bella Sara!-
-Erano per Alessio, ma non posso farci niente, gli comprerò un cuscino verde che esclama "yoshiii" quando lo abbracci. In effetti forse avrei dovuto prendergli quello fin dall'inizio- Morte.
Il bambino indicò la fine della via in cui si trovavano.
-Questa strada porta alla piazza principale della città, la piazza del patibolo, perchè fino a duecento anni fa era che lì che si tenevano le pubbliche esecuzioni. Veramente ci si tenevano anche i matrimoni, ma alla fine sempre di uccidersi si tratta, solo che nelle esecuzioni la morte è imposta dall'esterno. Ovviamente il patibolo era solo un luogo di divertimento, perchè siamo tutti morti qui- bambino.
-Tocchiamo ferro, va'!- esclamò Simone, e in realtà si per scongiurare la mala sorte si toccò in mezzo alle gambe perchè il primo ferro che aveva a portata di mano era lì. Indossava mutande di ferro, non è come avete pensato. Perchè, ammettetelo, lo avete pensato.
-Beh, in quella piazza c'è una grande fontana, chiamata "Fontana Omino Bianco Cento Più". Se una cosa è rotta, getti i pezzi lì dentro e torna integra. Se un oggetto è sporco, tornerà fuori più pulito che al momento della fabbricazione. Se un tuo amico è indemoniato o corrotto, puoi farlo tornare buono se...- bambino.
-Eh, ho capito, basta così. Se solo avessi con me...- fece la Morte pensierosa cercando di immaginarsi cosa avrebbe tratto maggior vantaggio da un bel tuffo in quella fontana, a cosa poter migliorare; -gettarci Giulia Coco, eh sì, quello sarebbe utile...- Morte.
-No, no, pazzo!- esclamò il bambino spingendo indietro Simone, colto da un improvviso momento di pazzia, -ci sono due cose che la fontana Omino Bianco Cento Più non può fare: invertire la Morte e migliorare o rendere umana Giulia Coco! Ce lo insegnano dalle scuole elementari, fin da bambini!-
-Perfetto, errore mio, grazie di tutto. Gilgamesh ti benedica- fece Simone allontanandosi rapidamente da quel piccolo schizofrenico; e la sua mente nel frattempo pensava "tanto Gilgamesh non esiste".
Il bambino si era seduto a terra e, scorrendo le figurine di Bella Sara come se fosse in trance, continuava a ripetere: -Giulia Coco... Giulia Coco... Giulia Coco...-
* Restrizioni potrebbero essere applicate nel caso in cui scorpion fosse di malumore; per i casi particolari si veda: Igor fuggito, uscita di AC per 3DS prevista per il 2023, perdita delle capacità psicofisiche necessarie a fare il bagnino, possibili seguiti di Harry Potter in cui il signore oscuro non sia presente.
Il messaggio è stato modificato da Simone93: 15 mar 2012 - 06:35
Aggiornato il 5/11 fino al Capitolo 7


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