La Morte arrivò all'entrata principale della piazza senza incontrare nessun altro individuo dell'interessante calibro del precedente; entrata sbarrata da un cartello posto in mezzo alla via che recitava: "vietato l'accesso ai non addetti all'esecuzione".
-Ci stanno sopra quattro tonnellate di polvere, forse non è più valido questo avviso- pensò ad alta voce. La sola propagazione sonora di quelle parole fece sì che le molecole del cartello rimaste ancora intatte si disgregassero all'istante, ed esso si polverizzasse.
-Perfetto- accordò Simone varcando l'entrata, e nel farlo si rese conto che nell'arcata gotica sopra di essa era stato scritto con sangue di babbuino: "Memento Mori; frase latina che inizialmente può trarre in inganno, perchè pare significare "ricordati di quelli che non sono biondi", ma che in realtà sta per "ricordati che devi morire".
-Iniziamo bene, proprio bene- mormorò procedendo verso l'interno.
Fu allora che vide l'enorme fontana al centro dello spazio aperto, sulla cui cima era stata posta una scultura raffigurante omino bianco cento più, che poi in realtà è un omino nero, ma nessuno si è mai sforzato di chiedersene il perchè; era così anche in passato, quando Calimero veniva pagato, nelle trasmissioni pubblicitarie, per guardare una lavatrice, impugnare un fustino di detersivo ed esclamare "Avaaa come lavaa", e i bambini capivano immediatamente la truffa, perchè Calimero restava comunque un pulcino nero e probabilmente quando tornava a casa dopo il servizio pubblicitario non era da escludere che si facesse la doccia con il petrolio (erano ancora lontani i tempi di crisi, e i combustibili fossili li davano via per pochi spiccioli).
Ad ogni modo, lasciando da parte queste interessanti conversazioni, nella fontana scorrevano costantemente flussi di chinotto, e fu solo per mantenere un certo decoro che Simone non ci si tuffò dentro. Sulla sinistra c'era il patibolo delle esecuzioni, con tatto di macchina fotografica fissata ad un asse di legno. Negli anni più fiorenti dell'esercizio della messa a morte, probabilmente mentre il boio giustiziava il poveretto, gli veniva scattata una foto, così poi la si poteva ritirare quando si scendeva dal patibolo; un po' come i volti dei bambini terrorizzati che vengono immortalati sulle montagne russe del Canada. Stranamente, però, lì nessuno poi andava a ritirare la foto, che venivano accatastate in una cesta e lasciate a marcire.
La Morte si grattò la barba, che non si tagliava da settimane, più per pigrizia che per dimenticanza, nel constatare che sul capitolo era stato collocato un trono.
Perchè solo lei poteva decidere di porre il suo trono su un patibolo, con accanto un televisore da venti miliardi di pollici (molte dita erano state sacrificate per misurare le dimensioni dello schermo) e il volante di mario kart per Wii gettato in un angolo.
-Chi osa entrare nel mio regno?- tuonò una voce che aveva conosciuto fin troppo bene.
-E chi osa pretendere che la Morte chieda il permesso per farlo?- rispose Simone; ma faceva solo il gradasso, perchè lentamente arretrava. E l'attrazione della fontana al chinotto era ancora grande, anche dopo aver visto il patibolo: quello per lui era il paese delle meraviglie.
La figura si alzò dal trono e schioccando le dita scomparve, per riapparire in una frazione di secondo alle spalle della Morte. Potete chiamarlo teletrasporto, se volete, ma scientificamente è latecnicastranacheschiccandoleditatipermettediscomparirequiperpoiriapparirelì.
-Chi diavolo...- imprecò la Morte voltandosi verso la figura mentre riappariva accanto a lei.
-Death The Robb, Regina dei Regni Neri-.
-Vabè- fece scettico Simone nel voltarsi, ed eseguendo un gesto eloquente della mano che stava per "eh, che esagerata!", -"fruttivendola" come titolo sarebbe anche troppo pomposo-
-Chi sei tu per dirlo, un falegname?- lo sfidò lei squadrandolo dall'alto in basso, sempre con l'espressione accigliata.
-Tu... non ricordi?- le chiese turbato Simone osservando i suoi lineamenti, i lunghi e fluenti capelli viola, l'armatura opaca e ammaccata, probabilmente la stessa che indossava quattro anni prima.
-Ricordare? Ricordare cosa?- Roberta.
-Quattro anni fa eri la mia morte in seconda! Dai, sono Simone! Eravamo amici e...- provò a spiegare la Morte; ma con una velocità sorprendente la Regina dei Regni Neri lo colpì alla spalla con una lunga frusta nera, sul cui manico era stato impresso a fuoco "Made in Acireale".
-Argh!- esclamò lui premendosi la spalla con una mano.
-Amico? Non ricordo di aver mai avuto nessun amico!- gridò Roberta con occhi privi di qualsiasi espressione; difatti non era brava in matematica, ma negli occhi di tanto in tanto potevi scorgere l'apparire di un'incognita: una x, o una y se eri fortunato.
-Tu dovresti essere morta! Io ti ho visto morire, e anche Pasqualino Sinagoga ti ha... vabè che lui non ci vede tanto, però insomma, eravamo pure in due a far da testimoni...-
Una seconda frustata alla gamba sinistra lo costrinse in ginocchio, e suggerì che magari parlare non era la cosa più saggia da fare per il momento.
-Io sono morta. O almeno lo sono stata. Per qualche tempo, giusto quello necessario alla mia anima per rigenerarsi- Roberta.
-Sì, ma... come?- chiese l'altro dolorosamente.
-Sono sempre stata più furba di te: prima di recarci in battaglia contro il Monarca Noob, Desi l'Abbreviatrice, pensai di spezzare la mia anima in due parti...- Roberta.
-E l'hai scritta su un dvd, così poi in caso di ripristino avevi la copia di sicurezza...- Simone.
-Idiota! Creando un horcrux! Ho diviso la mia anima in due parti per non rischiare di morire... per sempre, diciamo- Roberta.
-Io ti stimo, sappilo- le disse Voldemort facendo il prestigiatore con le sue sette anime frammentate, da cui trassero l'omonimo film con Will Smith "Sette anime", in cui però poi la trama fu modificata e resa leggermente più sdolcinata.
-Un... horcrux. Pensare che non me ne ero neppure accorto...- Simone.
-Eh, grazie, stavi giocando a Farmville, non ti sei neanche accorto che stavo per far saltare in aria la casa- Roberta.
La Morte pensò ai suoi poveri campi coltivati a girasoli, che ormai probabilmente erano tutti marciti, ma cercò di distrarsi dicendo: -Non sapevo che fossi in grado di spingerti a spezzare la tua anima. Quando lo imparasti?-
-Ma se ogni santa mattina mi svegliavi alle sei per vantarti di quanto eri bravo nel creare gli horcrux, mia nascondevi le anime dei tuoi dipendenti in mezzo ai biscotti per farmele cadere nel latte!- Roberta.
-E se dessi la colpa a... ehm, Pasqualino Sinagoga?- Simone.
-Incolpi sempre quel povero santo d'un poveraccio- Roberta.
-Ma lui lo sa che gli voglio bene, e poi deve pur guadagnarselo lo stipendio- si giustificò Simone.
In quel momento, nel mondo reale, vicino a Firenze, nella magione della Morte, in cucina, vicino le scale, quattro passi dopo il lavello, longitudine sessantacinque latitudine ottantaquattro nord, Pasqualino Sinagoga stava preparando gli spaghetti alle vongole, pensando che Simone non si era fatto sentire neppure una volta da quando era partito, nè si era scomodato a chiedergli l'indirizzo per un'eventuale cartolina. Ammesso che fosse normale chiedere l'indirizzo della propria dimora a un dipendente.
-Mi fischiano le orecchie- disse rivolto alle vongole, con serietà.
-Staranno parlando del tuo stipendio, da qualche parte- gli risposero le vongole.
-Stipendio?- fece dubbioso Pasqualino, senza capire, -una volta mia madre mi fece qualche domanda al riguardo, e si stupì molto quando le dissi che non ne avevo mai sentito parlare. Ah, i genitori, i genitori...-
-E dunque- riprese il discorso il predestinato dall'Un, -anche se eri morta, l'altra parte della tua anima ti permise di sopravvivere e tornare in vita-.
-Mi rigenerai dopo qualche mese, sulle Pedobear Mountains. Non potevo tornare nel mondo reale, perchè non ero in grado di aprire i portali dimensionali. Nessuno me l'ha mai insegnato, e occorre troppa energia per crearne uno sufficientemente grande da collegare questo mondo al nostro. Aspettarti? Potevo fare solo quello. Quattro anni ho aspettato, e li ho trascorsi in solitudine. Dato che mi annoiavo ho ridotto in schiavitù il Regno di Tenebra, del quale avevo già sentito parlare e mi aveva affascinato- Roberta.
La ragazza mostrò il palmo della mano rivolto verso l'alto, su sui galleggiava una sfera purpurea di energia vivissima.
-E' incredibile l'oscurità che permea questi luoghi. I loro effetti sono portentosi. Inoltre, dopo quattro anni, posso sconfiggere chiunque sulla pista degli aceri di mario kart wii, alla faccia tua- aggiunse indicando il televisore e il volante di mario kart che stavano sul patibolo.
La Morte si rialzò in piedi, fissandola amareggiata.
-Roberta...-
-Mi hai lasciato morire, tu!- Roberta.
-Pensi che non mi sia portato lo scrupolo sulle spalle in questi ultimi anni?- chiese la Morte, tralasciando di citare la festa della gioiosa liberazione tenuta dopo la morte della ragazza per commemorarne l'evento.
-No, non lo penso- rispose Roberta.
-Se non fossi ancora dispiaciuto, avrei bloccato quei colpi di frusta, non ti pare?- Simone.
-E come? Avverto l'energia dispersa dalla tua falce. Karitori-ki è rotta, sarai stato a piangerci sopra tre giorni- Roberta.
-Una falce si ripara, ma il passato non posso ripararlo- Simone.
-La frase ti è uscita da una confezione di barrette kinder?- Roberta.
-Parla più forte, diamine, non ti sento!- disse Simone masticando rumorosamente dieci barrette kinder nello stesso momento.
-Ci rivediamo all'inferno- lo disprezzò il dentista di famiglia.
La Morte si avvicinò alla sua ex morte in seconda.
-Ti avevo detto che ti avrei salvata. Sei stata tu a non volerlo- Simone.
-Sì, ma cavolo, che ne sapevo che poi mi lasciavi morire davvero! Io volevo fare bella figura- Roberta.
-Ora vuoi combattere, non è vero? Sono giorni che incontro solo vecchi amici e parenti che vogliono combattere, tanto- Simone.
La Regina dei Regni Neri strinse la frusta.
-Non vorrei farlo, preferirei perdonarti. Ma chi utilizza anche solo per una volta un horcrux subisce la Corruzione, eccetto un appartenente al Consiglio delle Grandi Morti, che possono farne uso come delle caramelle. Anche io sono diventata un essere corrotto- Roberta.
-In effetti l'energia che emani puzza leggermente di zolfo- constatò Simone.
-Basta con questi pregiudizi! Sempre a dire "ah, sei corrotto, ah puzzi di zolfo allora!- si lamentò il diavolo, mentre andava a vestire Prada.
-Quello che non si lava sei tu!- disse Roberta; ma a Simone, non al diavolo, per lui non c'era bisogno.
La Morte ripensò a una frase significativa che aveva sentito poco tempo prima.
"In verità vi dico: uno di voi vi tradirà". No, quella era stata pronunciata durante una cena, ma era avvenuta troppo tempo prima.
"Non si falciano i bambini! Dovete giocare tutti assieme. Non fare il prepotente, Simone". No, sempre troppo tempo fa; quando da piccolo la madre gli aveva sequestrato la prima falce giocattolo, che si illuminava un po' come "sapientino", esclamando però "bravooo!" se uccidevi qualcuno, e non quando azzeccavi l'abbinamento di un coniglio con la sua carota.
"Se un oggetto è sporco, tornerà fuori più pulito che al momento della fabbricazione. Se un tuo amico è indemoniato o corrotto..."
-Puoi farlo tornare buono!- concluse la Morte esclamando la fine del pensiero ad alta voce.
-Mi sa che l'unico neurone che avevi ha saputo del 2012 e ha preferito bruciare le tappe piuttosto che rimanere ancora qualche anno con te prima della fine del mondo- mormorò Roberta.
Simone indicò un punto indefinito alle spalle della ragazza.
-Guarda, l'uomo invisibile!- gridò con una faccia entusiasta, per apparire più convincente.
-Dove, dove?!- si girò lei freneticamente per realizzare il sogno della sua vita.
Con molta poca grazia e un sorriso da assassino stampato sul volto, la Morte sollevò Roberta da terra con tutta l'armatura.
-E' fatta di carta o sei diventata anoressica?- le chiese correndo dalla parte opposta del patibolo portandosela dietro.
-Ma sei impazzito?! Mettimi giù e mi limiterò a decapitarti sul patibolo a colpi di frusta!- lo minacciò Roberta.
-Dimmi com'è la temperatura, poi, che un tuffo anche io me lo faccio volentieri. Ah, e tappati il naso- concluse lui senza badare a ciò che quella le gridava indietro di rimando, terrorizzata; qualcosa come "non ti ricordi il video su facebook dove ero in giardino, in piscina? Ho rischiato di affogare, non so nuotare!".
E la gettò nella fontana.